♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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"L'Isola che non c'è" esiste ed è in Sicilia: dove scoprire i resti dell'antica Ferdinandea.

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#Palermo #Storia #Curiosità
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📍PALERMO

Panorama di #MONDELLO da #MONTEGALLO.

La riserva di MONTE GALLO comprende una area di quasi 586 ettari ed è costituita essenzialmente dal Monte Gallo, un massiccio carbonatico, formatosi decine di milioni di anni or sono fra il periodo Mesozoico e l'Eocene medio.

Il Monte Gallo termina in un promontorio, denominato Capo Gallo, sul quale è situato un faro che ne segnala la posizione.

Il promontorio si trova nella zona nord-occidentale di Palermo e separa i due golfi di #MONDELLO e #Sferracavallo, che ospitano gli omonimi quartieri #marinari della città.

📸© Ligotti Luigi

#spiaggia #palermo #storia #arte #museo #sicilia #sicily

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La struttura a completamento del paesaggio, incorona l'alto e scosceso cono montuoso su cui si inerpica il paese. Collocato nel punto più alto (610 m. s.l.m.) del rilievo che funge da spartiacque tra i torrenti  Tallarita e Mazzarà. La sua posizione elevata consente di dominare visivamente la costa tirrenica da Tindari a Milazzo fino alle montagne più interne risalendo il corso dei torrenti.

Sulle origini non si hanno molte notizie poiché l'unico documento sarebbe uno scritto del 1154 del geografo Idris che parla di una fortezza medievale. Ma certamente si sa che nella prima metà del 1300 si sono svolte azioni militari per il possesso e sappiamo che vi soggiornarono l'ammiraglio Ruggero di Lauria, il Re Federico II ed altri personaggi fino alla metà del XVII secolo. Nella seconda guerra mondiale verrà utilizzato come luogo di avvistamento.

Dal punto di vista fisico è delimitato da una cinta muraria e rocce che ne costituivano la difesa naturale. Tramite un sentiero tortuoso vi si accede da sud (partendo dal paese si inerpica per 100 metri) presentando una pianta irregolare con strettezze su cui si affacciano parti di cinta muraria merlata e un muro con finestre poste ad intervalli regolari (con un vicino bastione cilindrico). Nel cortile sono presenti 2 cisterne di diversa grandezza : la più piccola quasi integra in quanto ha mantenuto la copertura con volte a botte. Ad est insieme alle tracce del muro perimetrale si nota un bastione quadrangolare, mentre a sud troviamo resti di una torre rettangolare.

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L'archivio storico comunale di Palermo è un edificio che conserva gli archivi dell'amministrazione comunale di Palermo, che contengono documenti a partire dalla fine del XIII secolo fino al 1957

La struttura si trova nell'ex convento Agostiniano della chiesa di San Nicolò da Tolentino, edificato nel XVII secolo e situato al civico 157 di via Maqueda, a Palermo

Nel 1866 l'edificio venne adibito all'uso di vari uffici e istituzioni, tra cui l'archivio comunale, che venne inizialmente collocato prima nella Sala degli Abbaini e nella Sala Rettangolare. Il primo archivista fu Fedele Pollaci Nuccio (dal 1866 fino alla sua morte nel 1901).

Il nucleo centrale dell'archivio è costituito dalla sala Damiani Almeyda, progettata nel 1881, e terminata nel 1885 dall'architetto Giuseppe Damiani Almeyda, già progettista del Teatro Politeama, e considerata un capolavoro di ingegneria per la sua struttura ricavata nel complesso di un antico convento. Per isolarla dall'umidità, creata da una vena d'acqua che scorre nelle sue fondamenta, il progettista realizzò delle intercapedini.

L'ampia sala, supportata da grandi pilastri, ha un'altezza di 17,50 metri, un soffitto a cassettoni e le sue pareti hanno una superficie di oltre 7.000 m2 e sono rivestire interamente da scaffalature in legno contenenti documenti storici, dagli inizi del XIV secolo alla metà del XIX, riguardanti la storia della città di Palermo, libri e corrispondenze di uomini illustri che hanno legato la loro attività alla città. L'accesso alle scaffalature avviene tramite una scala a chiocciola che raggiunge le balconate, disposte tutto intorno alle scaffalature a vari livelli, consentendo la consultazione dei documenti in esse contenuti. Sulle balconate, delimitate da inferriate in artistico ferro battuto, sono anche presenti dei leggii per agevolare la consultazione dei documenti.

La lettura può anche essere fatta nella cosiddetta Sala di studio che consente una lettura della documentazione in un ambiente silenzioso e raccolto. In questo caso si possono utilizzare dei montacarichi che consentono di portare i documenti al piano terra.

Dal 1996 l'archivio comunale è diretto da Eliana Calandra.

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La Villa Mondio a Messina è una storica dimora risalente al XVI secolo, appartenente alla nobile famiglia dei Mondio, originaria della Spagna ma stabilitesi a Messina durante il XVI secolo. La famiglia ha avuto membri di spicco in vari settori, tra cui politica, religione e professioni varie. Il Palazzo Mondio ha ospitato personaggi storici come Carlo III di Borbone e Nino Bixio durante la guerra per l’Unità d’Italia, arricchendo la sua storia millenaria.

NOI come Associazione stiamo cercando di avviare un progetto per renderla fruibile a tutti e valorizzarla.

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Un nuovo tesoro riaffiora dal mare di Sicilia: un relitto risalente al VI-V secolo a.C. è stato scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo, a Ispica, insieme a quattro ancore litiche e due in ferro. La scoperta, realizzata durante una campagna di scavi subacquei condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con l’Università di Udine, aggiunge un altro tassello alla ricca storia marittima dell’isola.

Il relitto, ritrovato a sei metri di profondità sotto sabbia e massi, mostra uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, una struttura autoportante basata su incastri precisi tra le tavole. Poco distante, sono state individuate due ancore in ferro del VII secolo d.C. e quattro litiche, probabilmente risalenti a epoche preistoriche, confermando la stratificazione di traffici e insediamenti nel Mediterraneo.

L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, definendolo una prova del ruolo centrale della Sicilia negli scambi culturali e commerciali dell’antichità. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile creare un modello 3D del relitto, mentre i campioni raccolti saranno analizzati per approfondire lo studio dei materiali.

Questo progetto rientra nel Kaukana Project, nato nel 2017 e ispirato dalla visione di Sebastiano Tusa, con l’obiettivo di ricostruire e valorizzare il paesaggio sommerso tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Ancora una volta, la Sicilia si rivela un crocevia di storie, culture e scoperte che attraversano i secoli.

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"Si tratta di un fenomeno che si verifica solo nello Stretto di Messina in particolari condizioni climatiche, ovvero quando minuscole goccioline d’acqua presenti nell’aria fungono da “lente d’ingrandimento”.

La magia appare in determinati momenti della giornata come l’alba o il crepuscolo o in giornate particolarmente soleggiate.

Si tratta di un vero spettacolo di tipo ipnotico in cui è come se case, palazzi e navi fossero sospesi nel vuoto, questi vengono spesso immortalati in scatti che ancora oggi lasciano a bocca aperta. Fenomeno questo che ha dato origine a diverse leggende popolari quando la nostra terra non era una colonia del nord Italia, protagonista anche nei racconti degli scrittori delle varie epoche.

Si dice che questo fenomeno è legato alla Fata Morgana, figura della mitologia celtica.

Ma cosa dice questo mito? Morgana conosciuta come fata dell’astuzia e dell’inganno aveva la sua dimora in un castello nelle profondità dello Stretto e si divertiva a trarre in inganno chiunque volesse raggiungere la Sicilia partendo dalla Calabria.

Un giorno si trovò davanti un re arabo che arrivato in Calabria restò ammaliato dalle bellezze della Sicilia e voleva conquistarla a tutti i costi.

A questo punto Morgana apparve all’uomo e gli promise che gli avrebbe donato quell’Isola e in quello stesso momento l’uomo era convinto di avere la Sicilia a un passo da lui, ma era solo un inganno, per raggiungerla cadde in acqua e annegò."

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Con l'arrivo dell'Epifania torna in città un'antica tradizione popolare che si rinnova ogni anno. "

U Pagghiaru" Festa che affonda le sue radici nel mondo agricolo e che si celebra ogni anno il 6 gennaio a Bordonaro.

La costruzione del “Pagghiaru” ha inizio alcuni giorni prima dell’Epifania quando un gruppo di persone, all’alba, si reca sui Monti Peloritani per raccogliere i rami e le foglie da utilizzare per la grande intelaiatura.
Nel giorno della festa, di pomeriggio, il parroco dopo aver celebrato la messa si reca in processione, seguito dai fedeli, dalla Chiesa Madre lungo via Ernesto Cianciolo in piazza Semiramide dov’è allestito il “Pagghiaru”.

Dopo aver benedetto il gigantesco albero, i concorrenti partono di corsa dal sagrato della Chiesa Madre per assaltare (“sparare”, “sparecchiare” o “tirare”) il “Pagghiaru”. Il primo che raggiunge la croce terminale è il vincitore mentre gli altri smembrano le decorazioni lanciando alla folla i doni che ricoprivano l’albero: la collettività si riappropria, così, dei suoi “frutti”, dopo che questi sono stati caricati di nuovi significati dal rito appena consumato.

A conclusione della Festa, in tarda serata, ha luogo lo spettacolo di giochi pirotecnici del “cavadduzzu e l’omu sabbaggiu” dove i personaggi, un uomo all’interno di un’intelaiatura di canne a forma di cavallo ed un altro, entrambi ricoperti di ogni genere di petardi, mortaretti e cariche esplosive, danzano ala suono di una specie di tarantella lenta mimando le fasi di una lotta.

La pantomima rituale simboleggia l’incontro dell’uomo con la natura, evidenziata con la lotta dei due personaggi e con la vittoria di chi esaurisce le cariche per ultimo.

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I Sicani.
I Sicani erano un popolo della Sicilia che, secondo la tradizione, era stanziato anticamente su gran parte dell'isola. In seguito, l'area ad est del fiume Salso, fu occupata dai Siculi, che soppiantarono i primitivi popolatori.
Il loro nome deriva dal termine greco Sikania, che indicava la Sicilia occidentale. Sono una popolazione di origine incerta, probabilmente di ceppo indoeuropeo.
Questi popoli rispettavano moltissimo le donne, che erano viste come generatrici di vita, queste erano molto gelose dei loro uomini, forse deriva da ciò la proverbiale gelosia dei siciliani. Quando in una tribù le donne erano in numero maggiore degli uomini, erano mandate a cercarsi il marito in altre tribù ed erano chiamate perciò fanciulle vaganti.
Stabilirono sull'isola e sviluppò una società basata sull'agricoltura, caratterizzata da uno stile di vita pacifico.
Erano abili artigiani, noti per la loro competenza nella produzione di ceramiche, gioielli in oro e argento e armi in rame e bronzo. Inoltre, avevano una grande passione per gli ornamenti personali e utilizzavano ossa di animali, conchiglie e pietre per creare collane, bracciali e orecchini. Costruivano dei pugnali ricurvi detti sike. Oltre alla sike che allacciavano alla cintura, i sicani usavano altre armi, erano formidabili costruttori di archi. Usavano anche un’enorme ascia di pietra molto tagliente, in grado, anche perché maneggiata dalle loro corpulente braccia, di spaccare in due una corazza. Erano soliti combattere nudi, a piedi o su cavalli che montavano senza uso di selle o parature. Non toccavano mai i cadaveri dei nemici e, per stordire gli avversari, usavano la frombola o fionda, che costruivano con un pezzo di foglia di agave e due cordicelle intrecciate di erica.

I Siculi.
I Siculi ("Sikeloi" dal nome del presunto re siculo "Sikelòs"), appartenenti a un popolo indoeuropeo di origine italica (protolatini)[senza fonte], raggiunsero la Sicilia attorno al XV secolo a.C. Attorno al 1000 a.C., fecero ritirare le popolazioni dei Sicani nella parte sud-occidentale della Sicilia. Diodoro Siculo riporta che le aree lasciate libere dai Sicani a seguito dell'eruzione dell'Etna furono occupate dai Siculi provenienti dalla penisola italiana e che dopo una serie di conflitti con i Sicani si giunse alla stipulazione di trattati che definivano le frontiere dei reciproci territori. Dionigi di Alicarnasso nella sua storia delle antichità romane parla dei Siculi come della prima popolazione che abitò la zona di Albalonga, dove poi sorse Roma.
Il nuovo confine territoriale fu il fiume Salso dove rimase fino all'arrivo dei Greci.
Siculo (o Sikelòs o Siculos), è il presunto Re siculo che avrebbe dato il nome al popolo Siculo e alla Sicilia (Sikelia). La sua figura nella tradizione storiografica rimane costantemente legata alla storia del popolo Siculo che dalla penisola italiana passò in Sicilia, anche nei casi in cui si suppone che il popolo non fosse di Siculi, ma di Ausoni o di Liguri, sempre dello stesso popolo, e dello stesso re si parla.

Antioco Senofaneo parla di un Siculo indistinto che sembra comparire dal nulla per dividere le genti, i Siculi dai Morgeti e dagli Itali-Enotri. Filisto di Siracusa, riportato da Dionigi di Alicarnasso dice che le genti le quali passarono dalla penisola italiana in Sicilia sarebbero state in realtà dei Liguri condotti da Sikelòs figlio di Italos. Servio dice che la città da lui chiamata "Laurolavinia" sorse dove già abitava "Siculos

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C’e qualcosa di ancestrale e terribile nella lava . Non ci pensiamo mai, la fiamma che divora e uccide.

Solo un Catanese  capisce a fondo la paura e l’amore per Etna . Per i turisti è uno spettacolo . Ma per il catanese  è qualcosa assieme familiare e inquietante, un’ansia che si cerca di nascondere o di anestetizzare con lo sguardo smagato e sornione di chi è nato in questa città.

Catania  è  città sotto il vulcano. Non c’è differenza, non c’è distanza. Ci è immersa dentro.

È il confine che manca. L’ansia viene da lì. Dalla consapevolezza che ciò che al ETNA   si è strappato con l’inganno ETNA  lo potrebbe rivolere indietro. Eruzione  non è uno scoppio d’ira, non è uno sgarbo, è il lento insinuarsi della lava  in uno spazio suo. E il Catanese   la guarda con il groppo alla gola con cui il debitore vede lo strozzino presentarsi alla sua porta per reclamare un debito.

E se non si  fermasse  più? Se decidesse di riprendersi quello che le appartiene, la città, lo spazio, di rivolere ciò che è suo? Se volesse restare, tenersi tutto? Che le si potrebbe dire mai? Hai torto? Non puoi?

Catania  è l’unica città in cui gli abitanti sono ospiti di una padrona di casa eterna e capricciosa. Una divinità generosa, ma anche piena di bizze. Ma è pur sempre una divinità, e come tutti gli dei è altera ed imperscrutabile.

E allora, quando  esplode  e la dea si manifesta e riprende possesso della sua città, gli abitanti per un attimo trattengono il respiro, pregando la Santuzza che non sia l’ultima volta. Pregando che lei magnanima alla fine restituisca loro le case, i campielli,che sono roba sua e non loro. Che si ritiri, restituendo loro Catania e doni a tutti il privilegio di viverci un giorno in più.

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