Scarica i materiali verso lo sciopero generale e generalizzato del 13 dicembre: manifestazioni a Roma e Milano. In aggiornamento.
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13 dicembre sciopero generale e generalizzato: i materiali scaricabili
Scarica i materiali verso lo sciopero generale e generalizzato del 13 dicembre: manifestazioni a Roma e Milano. In aggiornamento.
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Venerdì 13 dicembre è sciopero generale: tutte le buone ragioni per aderire!
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Sono tante le ragioni che hanno portato l’USB a indire lo sciopero generale e generalizzato del prossimo 13 dicembre: uno sciopero di tutte le categorie pubbliche e private, con manifestazioni a Roma e Milano.Perché è importante aderire? Nei rinnovi contrattuali sono previsti salari che vanno ben al di sotto della soglia dell’inflazione, determinando una perdita di potere d’acquisto inimmaginabile fino a qualche anno fa, mentre i 3 euro previsti per l’aumento delle pensioni minime sono uno schiaffo in faccia a pensionate e pensionati. Gli affitti sono sempre più alti, mentre i salari sempre più bassi e di case popolari non se ne costruiscono più.Precariato, appalti, turni massacranti: in Italia si vive per lavorare! I sindacati confederali, invece, continuano a firmare accordi al ribasso, a discapito di lavoratrici e lavoratori.Il Governo Meloni ci porta alla guerra: continua a spendere sugli armamenti, mentre taglia i servizi. Non vogliamo essere complici della logica della guerra.Basta privatizzazione dei servizi pubblici, basta autonomia differenziata, basta attacchi al diritto di sciopero e, soprattutto, basta stragi di lavoratrici e lavoratori.Per tutti questi motivi è necessario scioperare il 13 dicembre.Appuntamenti:Roma ore 9:30 - Piazzale TiburtinoMilano ore 10:00 - Porta Venezia
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13 dicembre: tutte le buone ragioni per scioperare contro il Governo della guerra e del carovita
Sono tante le ragioni che hanno portato l’USB a indire lo sciopero generale e generalizzato del prossimo 13 dicembre: uno sciopero di tutte le categorie pubbliche e private, con manifestazioni a Roma e Milano.
Perché è importante aderire? Nei rinnov…
Perché è importante aderire? Nei rinnov…
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Il TAR del Lazio accoglie la richiesta di USB di sospendere l’ordinanza di precettazione di Salvini! Domani lo sciopero è generale, regolare e legittimo e durerà 24 ore anche nei trasporti. Per una volta vincono i lavoratori e vince la democrazia.È quindi smentita l’arroganza del ministro Salvini.Domani sarà una bella giornata per la democrazia.
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Usb: il TAR del Lazio sospende l’ordinanza di Salvini domani sciopero generale di 24 ore
Il TAR del Lazio accoglie la richiesta di USB di sospendere l’ordinanza di precettazione di Salvini! Domani lo sciopero è generale, regolare e legittimo e durerà 24 ore anche nei trasporti. Per una volta vincono i lavoratori e vince la democrazia.
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Dopo che a dicembre si era già espresso sospendendo l’ordinanza con la quale Salvini intendeva depotenziare lo sciopero del 13 dicembre, ora il Tar del Lazio ha pronunciato una sentenza di annullamento della stessa ordinanza, dichiarandone la illegittimità. Con la stessa ordinanza il Tar ha condannato il ministro a pagare le spese legali.A rendere illegittimo l’intervento di Salvini è stata, in sostanza, l’assenza di fattori straordinari che potessero giustificare l’azione del Ministro, soprattutto in considerazione del giudizio di regolarità dello sciopero espresso dalla Commissione di garanzia. Il potere di precettazione del Ministro può essere esercitato su segnalazione della Commissione “ovvero quando ricorrano condizioni di urgenza e necessità”, recita la sentenza, ma sono proprio queste condizioni a non essersi presentate lo scorso 13 dicembre.Va ricordato che già nel dicembre del 2023 Salvini aveva precettato uno sciopero nel settore del solo trasporto locale e che in quell’occasione il Tar non aveva riconosciuto la sospensiva. Quando poi il 28 marzo del 2024 aveva riconosciuto l’illegittimità dell’intervento del Ministro, la sentenza era risultata priva di effetti concreti, poiché lo sciopero era stato comunque depotenziato.È evidente che Salvini sia alla disperata ricerca di visibilità, anche se ultimamente con sempre meno successo. Invece di affrontare i mali strutturali del sistema dei trasporti, sempre più evidenti peraltro, si è lanciato in una crociata contro il diritto di sciopero per ingraziarsi i desiderata delle associazioni padronali. Poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, sicuramente tornerà alla carica, anche perché con i pessimi contratti che si apprestano a firmare tanto nel Tpl come nelle Ferrovie, le ragioni delle proteste aumenteranno.Sulla sua strada troverà però con ancora più determinazione la nostra organizzazione, che ha già dimostrato di poterlo contrastare efficacemente, senza lasciarsi intimidire dall’azione di un ministro che è andato molto oltre il potere di cui dispone.Unione Sindacale di Base
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Il Tar dà ragione a USB: Salvini non poteva precettare lo sciopero del 13 dicembre
Dopo che a dicembre si era già espresso sospendendo l’ordinanza con la quale Salvini intendeva depotenziare lo sciopero del 13 dicembre, ora il Tar del Lazio ha pronunciato una sentenza di annullamento della stessa ordinanza, dichiarandone la illegit…
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Dopo il fallimento del negoziato nel comparto sanità e negli enti locali, dopo la conclusione del peggior contratto possibile nelle funzioni centrali e in mancanza di stanziamenti veri, al Ministro Zangrillo non resta che la propaganda condita di quel merito i cui effetti distorsivi le lavoratrici e i lavoratori hanno già iniziato a sperimentare in questi anni.Le cose non stanno come dice il Ministro.Iniziamo dai numeri: nel 2022-2024 gli aumenti sono stati del 5,78% e non del 6,5% con una perdita del potere d’acquisto di oltre il 10%; per il 2025-2027 sono stanziate risorse per il 5,5% e non il 7,5%. Vedremo quanto sarà l’inflazione, ma a giudicare dalle prime bollette difficilmente non si avrà un’ulteriore diminuzione del salario reale. Le risorse nel Paese ci sono: lo dimostra la volontà di aumentare ancora le spese militari. Invece di spendere più soldi in armi, noi diciamo di investire nei servizi pubblici e nei salari di chi li eroga.Vale poi la pena ricordare al Ministro che più di un terzo degli aumenti erogati ai dipendenti pubblici torna allo Stato in termini di fiscalità generale.Il merito e la valutazione vengono costantemente evocati da 2008 per nascondere l’assenza di investimenti nella PA, base essenziale per il rilancio della funzione pubblica, insieme ad assunzioni che vadano oltre il turn over e ad un sistema di carriere trasparente e ancorato a criteri oggettivi, di certo non all’arbitrio del dirigente di turno.Questi temi, che da sempre caratterizzano la nostra azione sindacale, saranno al centro di un convegno che Usb sta organizzando nelle prossime settimane: un momento di confronto vero per rilanciare il ruolo e la funzione sociale della Pa.USB Pubblico Impiego
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USB Pubblico Impiego: Ministro Zangrillo, basta con il mantra del merito! Servono investimenti per rilanciare la funzione pubblica
Dopo il fallimento del negoziato nel comparto sanità e negli enti locali, dopo la conclusione del peggior contratto possibile nelle funzioni centrali e in mancanza di stanziamenti veri, al Ministro Zangrillo non resta che la propaganda condita di que…
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Le nubi gonfie di pericoli di guerra che si addensano velocemente sopra le nostre vite ci impongono di prendere posizione contro l’UE con l’elmetto.Il piano ReArm Europe presentato dalla Von der Leyen, con i suoi 800 miliardi, mette concretamente la guerra tra le soluzioni che l’UE e i governi europei si danno per rispondere alla crisi economica e industriale e alla competizione internazionale. Il pensiero è semplice e spaventoso: l’UE, per affermare il suo ruolo, deve investire sulla guerra, mettere in soffitta i diritti costituzionali, gettare alle ortiche le soluzioni diplomatiche. La pace tra i popoli, al pari degli interessi popolari, è un prodotto in perdita.L’ USB ha sempre denunciato come l’UE spingesse pericolosamente verso un’escalation bellica, per garantirsi una maggiore penetrazione sui mercati e un maggior peso politico. Era inevitabile che l’allargamento della NATO ad est sfociasse in una guerra fratricida, sanguinosa e crudelmente inutile. In politica internazionale, l’Unione Europea si è contraddistinta scegliendo sempre la parte sbagliata, quella della guerra, delle sanzioni economiche contro i popoli e dell’ingerenza armata anche attraverso forniture di armi, tanto in Ucraina come in Israele. In continuità con la resistenza e con i valori del movimento operaio siamo impegnati per il no alla guerra, per la pace tra Ucraina e Russia, contro il genocidio del popolo palestinese e per il suo diritto alla resistenza.Siamo un sindacato di lotta e il nostro no alla guerra lo abbiamo praticato bloccando l'accesso delle armi nei porti e negli aeroporti, lo abbiamo portato nelle aziende e insieme a studenti e sinceri pacifisti continuiamo a batterci nelle piazze. Non ci stupisce che alcuni tra i protagonisti politici e sindacali che hanno collaborato al tracollo economico, all’abbassamento dei salari, alla svendita del patrimonio industriale e alla privatizzazione dei servizi pubblici, chiamino la manifestazione del 15 marzo a difesa delle ambizioni egemoniche dell’Unione Europea.La manifestazione del 15 marzo pretende di portare tra i lavoratori il veleno della guerra, giustificarne i costi, la perdita di vite umane, le distruzioni, mettendo sul piatto la riconversione militare delle aziende e il rilancio dell'economia attraverso il rafforzamento “politico” dell'UE. Non convincono neanche gli equilibrismi sul piano di riarmo europeo che attraversano tanto il centro destra quanto il centro sinistra, chi preferisce chiamarlo piano di difesa, chi si barcamena chiedendo di verificare la capienza e gli equilibri con le altre spese, tutti sono platealmente concordi sulla necessità di un forte esercito europeo che dia sostanza alle ambizioni egemoniche dell’UE.Il patriottismo “europeo” si traduce nel piano di riarmo di 800 miliardi in 4 anni, che comporta un aumento annuo delle spese militari dell'1.5% per ogni paese dell’UE. Questo per l'Italia significa portare le spese militari dai 33 miliardi del 2024 a 70 miliardi l'anno entro 4 anni. Un enorme volume di denaro libero dai vincoli di bilancio, che invece rimangono per la sanità, l'istruzione, la previdenza, per il sociale e per l’intervento pubblico a difesa del tessuto produttivo. Una parte consistente di questi 800 miliardi di euro verranno sottratti al fondo di coesione, quindi a finalità sociali e gli stati europei per riarmarsi potranno utilizzare dei prestiti con la Banca Europea.Con un paese allo sfascio, con i salari e il potere di acquisto al 18° posto secondo Eurostat, riteniamo che la battaglia per la pace oggi più che mai cammina parallela alla lotta per l’aumento dei salari. La lotta per la pace si contrappone al modello bellicista e reclama l’indirizzo di risorse verso i servizi pubblici, verso una politica industriale pubblica che risponda alle necessità di infrastrutture, alla produzione di beni, strumenti e sistemi di interesse generale.
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Mentre l’OCSE ha appena certificato la riduzione dei salari in Italia dal 2021 di ben il 7,2%, i rinnovi contrattuali prevedono salari abbondantemente sotto il livello dell’inflazione. Per il governo Meloni, per le centrali sindacali Cgil, Cisl e Uil e per le associazioni padronali i salari dei lavoratori devono pertanto continuare a scendere. Con i salari in questi anni sono diminuiti anche i diritti, mentre sono cresciute la ricattabilità e la precarietà del lavoro e si sono abbassate le soglie della sicurezza.E mentre le retribuzioni sono in calo, i prezzi delle tariffe dei beni essenziali e degli affitti continuano a salire. Sono milioni quelli che non riescono più a curarsi e il disagio abitativo è in forte aumento. Crescono le disuguaglianze sociali ma anche territoriali.In un Paese senza futuro, alle prese con una profonda crisi industriale, si scopre che ci sono centinaia di miliardi a disposizione del riarmo, per l’acquisto e la produzione di nuovi armamenti.L’USB dice no a queste scelte intollerabili e chiama alla mobilitazione. Il 5 aprile alle ore 14 piazza Ss. Apostoli - Roma
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Per il Salario, contro il riarmo: 5 aprile in Piazza Ss. Apostoli, Roma, ore 14:00
Mentre l’OCSE ha appena certificato la riduzione dei salari in Italia dal 2021 di ben il 7,2%, i rinnovi contrattuali prevedono salari abbondantemente sotto il livello dell’inflazione. Per il governo Meloni, per le centrali sindacali Cgil, Cisl e Uil…
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Senza dare potere ai lavoratori e ai loro rappresentanti non ci sarà mai nessun avanzamento vero in materia di sicurezza sul lavoro. Per questo è fondamentale aumentare l’agibilità degli RLS, sottrarli alla ricattabilità e alle rappresaglie dei padroni, dargli la possibilità di agire le procedure d’urgenza e favorire una loro maggiore formazione.A questo vanno aggiunti l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, una profonda riforma del sistema degli appalti, la lotta alla precarietà e il superamento della legge Bossi Fini, che vincola il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.Questi, sinteticamente, i temi rappresentati dall'Usb all'incontro tenutosi oggi a palazzo Chigi alla presenza della Presidente del Consiglio Meloni.Mentre aumentano anche nel 2024 le morti sul lavoro e le denunce per malattie professionali, da parte del governo sono state annunciati nuovi incentivi per le imprese che investono in sicurezza. In pratica, con i fondi dell’INAIL che appartengono ai lavoratori, si sosterranno quelle imprese che vorranno applicare le normative previste in materia di sicurezza del lavoro!Nell’incontro al quale erano presenti diversi ministri si è respirato, tuttavia, un clima di apparente disponibilità del governo a considerare le proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali, comprese quelle dell’USB. Per la prima volta si è registrata un’attenzione al tema del rafforzamento del ruolo degli RLS; per la prima volta il governo ha risposto di essere disponibile a ridiscutere del sistema degli appalti; e per la prima volta in materia di omicidio sul lavoro c’è stato un atteggiamento di attenzione. L’USB ha sottolineato come sia paradossale che lo stesso governo abbia introdotto di recente ben 14 nuovi reati con il famigerato decreto sicurezza, ma quando si tratta di introdurre l’omicidio sul lavoro diventa improvvisamente garantista e contrario alla penalizzazione dei fenomeni sociali.È come se i ministri fossero consapevoli che anche queste ulteriori misure – è almeno la terza volta che il governo Meloni interviene sul tema – siano destinate a non sortire alcun effetto sensibile. Ed è come se, a furia di insistere, si andasse consolidando l’idea che gli argomenti dell’USB (omicidio sul lavoro, più potere agli RLS, profonda revisione del sistema degli appalti) prima o poi dovranno essere affrontati. La lotta è ancora molto lunga ma noi non abbiamo deciso di mollare!
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Il governo annuncia nuove misure in materia di sicurezza, destinate a non produrre effetti esattamente come le precedenti
Senza dare potere ai lavoratori e ai loro rappresentanti non ci sarà mai nessun avanzamento vero in materia di sicurezza sul lavoro. Per questo è fondamentale aumentare l’agibilità degli RLS, sottrarli alla ricattabilità e alle rappresaglie dei padro…
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La Cassa di Resistenza e di lotta è l’arma collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori che non accettano di essere complici del massacro del popolo palestinese.La raccolta: https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza È il fondo che sostiene chi paga sulla propria pelle la scelta di dire NO al genocidio: i portuali che fermano le navi cariche di armi per Israele; gli operai e i lavoratori che scioperano contro la complicità del governo italiano; chi subisce precettazioni, multe e ritorsioni per aver difeso la giustizia. Ogni euro raccolto serve a supportarli negli scioperi, nei blocchi dei porti, nei boicottaggi delle merci israeliane; per le spese di trasporto in occasione degli scioperi e delle manifestazioni nazionali; per le eventuali sanzioni della "Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali".PERCHE' È NATAMentre a Gaza si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo, lo Stato italiano arma la mano degli assassini.Chi carica armi per Israele viene protetto.Chi rifiuta e intralcia il traffico di armi verso Israele, viene multato e licenziato.Chi organizza blocchi e boicottaggi viene perseguito.La repressione è dura, ma la nostra risposta deve esserlo di più.La solidarietà di classe è l’unica forza capace di spezzare l’isolamento e sostenere chi lotta.COME È FINANZIATALa Cassa vive grazie alla forza collettiva: contributi delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i settori, iscritti e non iscritti a USB; donazioni di cittadini, movimenti, associazioni; il contributo di chi non può scioperare — pensionati, lavoratori autonomi, liberi professionisti, disoccupati — che possono aderire agli SCIOPERI GENERALI versando un importo pari alla retribuzione operaia media. COME FUNZIONALa gestione dei fondi è nelle mani di un gruppo operativo nazionale, composto da 3 lavoratori del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e dell'Esecutivo nazionale confederale USB.Per ottenere il sostegno: Costituire un Comitato di Resistenza nel luogo di lavoro o territorio. Documentare azioni di lotta (blocchi, scioperi, boicottaggi). Dimostrare le sanzioni economiche subite. Presentare richiesta motivata al gruppo di lavoro nazionale. LA RESISTENZA NON SI REPRIMEI soldi raccolti andranno solo a chi subisce ritorsioni per aver scelto di stare dalla parte giusta della storia: contro il genocidio e al fianco del popolo palestinese.La Cassa è trasparente e militante: ogni contributo sarà rendicontato e ogni sostegno comunicato pubblicamente. Un euro di ciascuno diventa forza di tutti. La solidarietà non si chiede: si pratica. CASSA DI RESISTENZA – LAVORATORI CONTRO IL GENOCIDIO A GAZAUSB – Unione Sindacale di Base06 59 640 004
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Donate to CASSA DI RESISTENZA dei lavoratori contro il massacro a Gaza, organized by Unione Sindacale di Base
La Cassa di Resistenza e di lotta è l’arma collettiva delle l… Unione Sindacale di Base needs your support for CASSA DI RESISTENZA dei lavoratori contro il massacro a Gaza
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Se la Flotilla sarà attaccata dall'esercito israeliano, l'intenzione già pubblicamente annunciata dall'Unione Sindacale di Base è lanciare uno sciopero generale in deroga alle disposizioni sul preavviso minimo, sulla base dell'art. 2, comma 7, della Legge n. 146 del 1990 che stabilisce tale possibilità solo per scioperi "per la difesa dell'ordine costituzionale o per protesta contro gravi eventi lesivi dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori".Il ministro Salvini ha già annunciato lo scontro su questo punto a suon di sanzioni e precettazioni.Dobbiamo bloccare nuovamente il paese se torceranno anche un solo capello agli attivisti della global sumud flotilla e per questo dobbiamo arrivare attrezzati e non lasciarci intimidire dal governo Meloni. Per questo abbiamo lanciato una campagna di sottoscrizione popolare a cui vi chiediamo di aderire: https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza
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Aggredita la Global Sumud Flotilla: 3 ottobre sciopero generale, Israele attacca il diritto internazionale. Ora e il momento di bloccare tuttoLa Global Sumud Flotilla è stata abbordata e aggredita in mare aperto dallo Stato genocida di Israele, mentre era impegnata in una missione civile e pacifica per rompere l’assedio alla Striscia di Gaza e consegnare aiuti umanitari alla popolazione stremata.Una flotta composta da lavoratori, volontari, rappresentanti di movimenti e società civile, in navigazione con un carico di beni di prima necessità, è stata colpita da un atto di guerra contro la pace, contro l’umanità, contro il diritto internazionale. Israele, con questo atto di pirateria, viola apertamente le Convenzioni internazionali e la Carta delle Nazioni Unite, e mette a rischio la vita di cittadini di diversi paesi, impegnati a garantire un canale umanitario permanente verso Gaza.È un’aggressione che riguarda tutti e tutte noi.Riguarda il principio stesso della libertà dei popoli, della solidarietà e della giustizia internazionale.Riguarda il nostro ordine costituzionale, che all’articolo 11 ripudia la guerra e fonda la Repubblica sulla pace e sulla cooperazione tra i popoli.Quando uno Stato, come Israele, colpisce una missione civile umanitaria riconosciuta e sostenuta da decine di organizzazioni in tutto il mondo, viola la sovranità morale e politica dell’Italia e dell’intera comunità internazionale.Per questo la risposta non può che essere immediata.Non è un fatto estero, è un atto che ci chiama direttamente in causa.È necessario mobilitarsi da subito, in ogni città, in ogni luogo di lavoro, nelle strade e nei porti.L’USB proclama la mobilitazione immediata e lo sciopero generale per il 3 ottobre.Da questo momento chiamiamo ogni lavoratore e lavoratrice, ogni cittadino e cittadina, ogni organizzazione democratica e solidale a bloccare tutto: produzione, logistica, trasporti, scuola, servizi, in segno di protesta contro il crimine di guerra commesso da Israele e contro la complicità dei governi occidentali, Italia compresa, che continuano a fornire armi e sostegno politico al regime sionista.Difendere la Global Sumud Flotilla significa difendere la libertà, la pace, la dignità del lavoro e dei popoli.Significa dire basta al genocidio in Palestina e pretendere la fine immediata dell’assedio, dell’occupazione, delle forniture militari, del commercio con Israele.L’Italia deve interrompere ogni collaborazione militare ed economica con lo Stato di Israele, chiudere i porti alle navi che commerciano con esso, sospendere gli accordi industriali e fermare l’economia di guerra.È tempo di alzare la testa e scegliere da che parte stare:con chi bombarda i civili o con chi lotta per liberarli?Noi stiamo con la Flotilla, con Gaza, con il popolo palestinese, con chi costruisce la pace.Blocchiamo tutto. Il 3 ottobre sarà sciopero generale.
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Aggredita la Global Sumud Flotilla: 3 ottobre sciopero generale, Israele attacca il diritto internazionale. Ora e il momento di…
Aggredita la Global Sumud Flotilla: 3 ottobre sciopero generale, Israele attacca il diritto internazionale. Ora e il momento di bloccare tutto
La Global Sumud Flotilla è stata abbordata e aggredita in mare aperto dallo Stato genocida di Israele, men…
La Global Sumud Flotilla è stata abbordata e aggredita in mare aperto dallo Stato genocida di Israele, men…
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L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB, riunito oggi a Roma, indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il giorno 29 novembre.La data sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate in programma a Roma per il prossimo 1° novembre al Teatro Italia.Al centro dello sciopero c’è la questione del salario sul quale l’USB invita a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno tutti contraddetto l’esigenza unanimemente riconosciuta di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni.Non è accettabile che si continui ad allungare l’età pensionabile che va invece riportata a 62 anni: in Italia si lavoro troppo e con salari da fame. È insopportabile che milioni di pensionati siano condannati ad una vecchiaia di povertà assoluta.A pagare devono essere le banche, che hanno incassato extraprofitti e stanno affamando il paese, approvando interventi veri ben diversi dalle iniziative ipocrite inserite nella legge di Bilancio. Le tariffe dei beni e servizi essenziali vanno messe sotto regime controllato.Invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare.Sulla Piattaforma contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni, l’USB lancia un piano di mobilitazione per tutto il mese di novembre e propone ai movimenti sociali e alle realtà indipendenti di costruire una grande mobilitazione nazionale per il sabato 29 novembre. È ora di riprendere la pratica del Blocchiamo tutto, utilizzata efficacemente in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla, per fermare la corsa al riarmo e costruire un nuovo futuro. Esecutivo Nazionale Confederale USB
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Lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra sarà il 28 novembre
L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB, riunito oggi a Roma, indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il …
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La mancata convergenza della CGIL sullo sciopero del 28 novembre promosso da USB e da altre organizzazioni sta suscitando un dibattito privo di fondamento. Al di là di qualche “pontiere” che tenta di accreditarsi come mediatore generoso, la realtà è che pochi stanno riflettendo davvero sul significato politico di questa scelta della CGIL, che per USB appare del tutto coerente con le differenze di linea e di impostazione ormai evidenti.USB ha proclamato lo sciopero generale e la manifestazione nazionale del 28 e 29 novembre sulla base di un mandato vincolante espresso dall’assemblea nazionale dei propri quadri e delegati riunitasi a Roma il 1° novembre, che ha approvato una piattaforma di lotta chiara, dettagliata e radicale. Allo stesso modo, la CGIL ha definito la propria linea e convocato lo sciopero generale per il 12 dicembre a seguito della propria assemblea nazionale.La differenza, dunque, non risiede nella data ma nella piattaforma: nei contenuti e negli obiettivi che ciascuna organizzazione intende portare al centro della mobilitazione. Se le piattaforme sono tanto diverse da non consentire una convergenza sulla stessa giornata, è naturale che ciò non avvenga. La straordinaria unità del 3 ottobre è stata possibile solo perché la drammaticità del genocidio in corso contro il popolo palestinese aveva imposto uno sciopero politico, fuori dagli schemi e dalle regole consuete, che l’intero Paese – oltre le sigle sindacali – ha voluto e realizzato con coraggio.Convocare il terzo sciopero generale in poco più di due mesi non è una scelta leggera, né simbolica. È una decisione che risponde a un’urgenza reale e che deve poggiare su una piattaforma precisa, capace di individuare le cause della crisi e di proporre soluzioni concrete, condivise e realizzabili. USB ha scelto di farlo partendo da una rivendicazione semplice ma decisiva: 2.000 euro netti al mese come base salariale per tutti. Una proposta di buon senso, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di avanzare finora.Per USB, ora, la priorità assoluta è costruire la più ampia riuscita possibile dello sciopero e della manifestazione nazionale del 28 e 29 novembre. Un appuntamento che rappresenta non solo una tappa di mobilitazione, ma un passaggio politico decisivo per dare voce a chi non arriva alla fine del mese, a chi lavora con salari da fame, a chi vede il proprio futuro schiacciato dalle guerre, dalle disuguaglianze e dalle scelte di un governo nemico dei lavoratori.È su questo terreno che USB concentrerà tutte le proprie energie nelle prossime settimane, con un lavoro capillare nelle fabbriche, nei servizi, nei territori, per trasformare la rabbia sociale in forza collettiva e organizzata. Perché il 28 e 29 novembre non sia solo una data sul calendario, ma un punto di svolta nella lotta per un’altra idea di Paese, fondata sul salario, sui diritti e sulla dignità del lavoro.
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C'è Sciopero e Sciopero, perché c'è piattaforma e piattaforma
La mancata convergenza della CGIL sullo sciopero del 28 novembre promosso da USB e da altre organizzazioni sta suscitando un dibattito privo di fondamento. Al di là di qualche “pontiere” che tenta di accreditarsi come mediatore generoso, la realtà è …
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Ringraziamo Roger Waters per il sostegno allo sciopero generale del 28 novembre: il musicista inglese ha inviato un video saluto musicale, visibile sui canali social del CALP e di USB nazionale.28 e 29 novembre vogliamo fermare la finanziaria di guerra del Governo Meloni, che impoverisce la popolazione per puntare sul riarmo, bloccare i rapporti con lo stato israeliano che compie un genocidio in Palestina, rimettere al centro le vere prorità del paese: i salari, fermi da 30 anni, le pensioni, i servizi pubblici ed i diritti sociali. La giornata di sciopero si articolerà su decine di piazze in tutta Italia, mentre il 29 novembre una grande manifestazione nazionale partirà da Porta San Paolo: hanno annunciato la propria partecipazione, fra gli altri, Francesca Albanese, Greta Thumberg e Thiago Avila, già presenti alla manifestazione territoriale di Genova per quanto riguarda lo sciopero. Fermiamo l'economia del riarmo e del genocidio, rompiamo tutti i rapporti e boicottiamo lo stato israeliano.
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Il saluto musicale di Roger Waters allo sciopero generale del 28 e le presenze in piazza alla manifestazione nazionale del 29
Ringraziamo Roger Waters per il sostegno allo sciopero generale del 28 novembre: il musicista inglese ha inviato un video saluto musicale, visibile sui canali social del CALP e di USB nazionale.
28 e 29 novembre vogliamo fermare la finanziaria di gu…
28 e 29 novembre vogliamo fermare la finanziaria di gu…
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Manifestazioni in più di 50 città, con centinaia di migliaia di persone che hanno protestato contro la finanziaria di guerra del governo Meloni: questo l’esito più evidente di uno sciopero generale, il terzo in soli due mesi, che ha collegato il sostegno al popolo palestinese con la rivendicazione di una diversa politica economica. Le manifestazioni più grandi si sono registrate a Milano, a Bologna e a Genova, dove in testa al corteo, assieme ai portuali, hanno sfilato Greta Thunberg e Francesca Albanese. A Roma, in piazza Montecitorio, si è organizzata la bocciatura di massa della finanziaria di guerra: l’USB ha proposto una contro finanziaria aderente al dettato costituzionale.Lavoratori dei settori pubblici e privati hanno sfilato in tutta Italia chiedendo salari che partano almeno dai duemila euro, pensioni a partire dai 62 anni e il rilancio degli investimenti pubblici per fermare la deindustrializzazione del paese.Da tutte le piazze è stato poi rilanciato l’appuntamento di domani sabato 29 alle ore 14.00 a Roma da porta San Paolo per la grande manifestazione nazionale promossa sugli stessi temi dello sciopero generale e che verrà aperta da un grande striscione: contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni – Palestina libera – rompere con Israele.Unione Sindacale di Base
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Manifestazioni in tutta Italia per lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra: sabato 29 tutte e tutti a Roma per un…
Manifestazioni in più di 50 città, con centinaia di migliaia di persone che hanno protestato contro la finanziaria di guerra del governo Meloni: questo l’esito più evidente di uno sciopero generale, il terzo in soli due mesi, che ha collegato il sost…
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https://www.youtube.com/live/jjFKKbD2L4s?si=6e3qMXJ3enjG5327 Industria Nomade: la diretta dell' iniziativa USB
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Crisi, innovazione tecnologica e questione operaia
“Industria Nomade” nasce dalla necessità di leggere una fase in cui la ristrutturazione dell’industria europea sta cambiando in profondità la condizione della classe operaia. L’accorciamento delle filiere…
“Industria Nomade” nasce dalla necessità di leggere una fase in cui la ristrutturazione dell’industria europea sta cambiando in profondità la condizione della classe operaia. L’accorciamento delle filiere…
Può capitare in questa società di ritrovarsi soli al mondo a 80 anni, avere una pensione a malapena sufficiente per campare, e trovarsi a dover fronteggiare una spesa imprevista, troppo grande per le proprie finanze.Al Tufello, una nostra iscritta di 80 anni, la signora Marina, ci ha contattato a inizio dicembre: i riscaldamenti non le funzionano perché le si è rotta la caldaia. Lei infatti abita in uno dei pochi alloggi di Ater in cui il riscaldamento è autonomo, e secondo il regolamento per l'uso degli alloggi e dei servizi di Ater, la sostituzione della caldaia (dai 1.000 ai 2.000 euro di spesa) è a carico del conduttore, cioè di Marina stessa. Asia è associazione degli inquilini maggiormente rappresentativa presso l’ente gestore di Edilizia Pubblica, oltre che parte del comitato inquilini legalmente costituito, eppure non ricordiamo di aver mai potuto proporre modifiche e/o integrazioni a questo documento. Tra l'altro non sappiamo quale ufficio dell'Ente abbia redatto il regolamento, né come e quando è stato approvato, semplicemente perché sul documento non c'è scritto: nessun riferimento a delibere o determine, nulla. Ciò ci sembra già a priori una violazione delle prerogative sindacali oltre che una mancanza di trasparenza.Fatto sta che, essendo ormai in stagione invernale, avevamo scelto di intervenire lanciando una raccolta fondi. Un nostro rappresentante si è recato da Marina sabato mattina per girare questo video. Ma non abbiamo fatto in tempo a pubblicare il materiale che Marina è finita all’Ospedale, ricoverata per polmonite.Non sappiamo se Marina riuscirà a rimettersi, ma il fatto che una persona col suo reddito e della sua età sia stata al freddo fino al ricovero e non abbia ottenuto nessun aiuto da un ente come Ater, è inaccettabile.Asia-Usb denuncia questo modello di gestione degli alloggi pubblici, colpevole di non prendersi sufficientemente cura degli inquilini, spesso anziani e malati. Rimaniamo a fianco di Marina, con tutta la rabbia e l’amore del mondo.Asia-Usb RomaQui il link per la raccolta fondi a favore di Marina: https://gofund.me/278163e10
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Donate to AL FREDDO NON CI SI DEVE MORIRE, organized by Cosimino Fabio Catalano
Sottoscrizione urgente per Marina
Marina ha 80 anni, è una pensionata, è … Cosimino Fabio Catalano needs your support for AL FREDDO NON CI SI DEVE MORIRE
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Qui il link alla Cassa di Resistenza: https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza La Commissione di Garanzia sulla legge 146 ha emesso la sua prima sentenza contro gli scioperi dello scorso autunno, facendo partire una prima pesante raffica di sanzioni contro l’agitazione che è stata proclamata senza rispettare i termini di preavviso a causa dell’attacco che stava subendo la Flotilla. La delibera della CGSSE si riferisce allo sciopero generale del 3 ottobre, scattato a seguito del sequestro illegittimo operato dall’esercito israeliano nei confronti di tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che stavano cercando di raggiungere le popolazioni di Gaza, per portare loro aiuti umanitari e aprire un valico permanente di soccorso.Il governo Meloni non solo si è rifiutato di intervenire per far rispettare il diritto internazionale – le imbarcazioni sono state sequestrate infatti in acque internazionali e quindi fuori dalla giurisdizione israeliana – ma non ha ritenuto necessario di dover agire a sostegno dei cittadini italiani imbarcati, manifestando ancora una volta la totale complicità con il governo genocida di Tel Aviv. Come sappiamo i nostri concittadini, assieme al resto dell’equipaggio della Flotilla, sono stati arrestati e condotti nelle carceri israeliane, sottoposti a gravi vessazioni e violenze ed infine espulsi dopo alcuni giorni di sequestro illegittimo. Non una nota di protesta è mai partita dal nostro governo verso le autorità israeliane.Lo sciopero generale del 3 ottobre ha rappresentato un moto di indignazione popolare capace di legare l’orrore per quanto avveniva (e purtroppo ancora continua) in Palestina con lo sdegno per il comportamento complice del nostro governo. Centinaia di migliaia di persone invadevano le piazze di tutto il paese e molte attività si fermarono. La circolazione è stata paralizzata ma in molte occasioni i manifestanti hanno ricevuto gli applausi dei cittadini intrappolati nel traffico e tuttavia solidali con la protesta.Il governo ha vissuto in quei giorni i momenti più difficili dal suo insediamento. La Meloni balbettava frasi senza senso, Tajani appariva in grande imbarazzo, il resto del governo preferiva rimanere in silenzio. Ora che l’ondata emotiva si è ridotta, è cominciata la vendetta. In diverse città, da Bergamo a Catania, da Ravenna a Torino, sono state impartite decine e decine di sanzioni individuali contro i manifestanti con migliaia di euro di multe e, a seguire, sono cominciate ad arrivare le sanzioni contro le organizzazioni sindacali. Le somme più pesanti, 20mila euro, sono per l’USB assieme alla Cgil. E la Commissione ha già fatto sapere all’USB che ne sono in arrivo altre.Bloccare il paese è una pratica che ha dimostrato di essere efficace. Il governo ha potuto sperimentare in quelle giornate tutta l’inutilità dei suoi dispositivi repressivi e dei decreti sicurezza di fronte all'espressione popolare. E si è messo paura. Non ci lasceremo intimidire dalla sua vendetta e ci prepariamo a tornare all’attacco. Ci sono mille buone ragioni per bloccare di nuovo tutto.Unione Sindacale di Base
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La Cassa di Resistenza e di lotta è l’arma collettiva delle l… Unione Sindacale di Base needs your support for CASSA DI RESISTENZA dei lavoratori contro il massacro a Gaza
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È la sicurezza il terreno scelto dalla destra per provare a superare i crescenti problemi a cui il governo Meloni non riesce a dare soluzione. La logica è quella di sfruttare a proprio favore quel senso di insicurezza crescente che, sia l’instabilità internazionale che il peggioramento delle condizioni economiche, stanno diffondendo in strati sempre più ampi della popolazione.Come sempre la destra soffia sul fuoco delle paure che vengono alimentate dal clima di incertezza e di aggravamento delle condizioni sociali e mette sul piatto un nuovo Decreto sicurezza che ha l’obiettivo di ridurre le agibilità delle proteste e di criminalizzare il dissenso.In questo modo il governo Meloni cerca di scaricare sulle piazze, e su chi solidarizza con le mobilitazioni, la responsabilità di una situazione che le sue scelte di politica internazionale e di politica economica hanno contribuito a creare. Un gioco visto già tante volte, almeno ogni volta che un governo sente crescere l’insoddisfazione e la rabbia attorno a sé e sa di non avere risposte credibili ai problemi sempre più diffusi.Questo spiega la violenza del discorso del ministro Piantedosi che ha relazionato alla Camera in merito ai fatti della manifestazione del 31 gennaio a Torino. Per il ministro i manifestanti che hanno contestato lo sgombero del centro sociale Askatasuna costituiscono una sorta di ambiente che favorisce il terrorismo e pertanto vanno colpiti e fermati. Almeno in passato provavano a fare dei distinguo, ora, senza remore, considerano tutti quelli che manifestano come un nemico da combattere.Piantedosi quindi come novello Trump in salsa italiota, che propone un altro pesantissimo provvedimento restrittivo e chiede l’impunità per le violenze, considerate di conseguenza sempre legittime, agite dalle forze dell’ordine. Non a caso, della manifestazione di Torino, si è raccontato e mostrato solo quello che tornava utile a giustificare la stretta, e si è omesso il resto delle immagini e delle cronache che avrebbero reso evidenti pestaggi molto pesanti proprio ad opera degli agenti in divisa.Tanta violenza non si respirava da parecchio tempo in Italia e il fatto che questo governo debba ricorrere a questa forma di gestione della piazza è segno che altre risposte non ne ha. E che le grandi mobilitazioni dello scorso autunno hanno messo tanta paura.Cadere nel tranello che ci stanno giocando sarebbe un errore tragico. È sulla sicurezza vera che dobbiamo sfidarli, non sul tema dell’ordine pubblico, sul quale peraltro anche l’opposizione sta facendo discorsi assai poco credibili. La sicurezza che vogliamo sono i salari più alti, il rilancio dei servizi pubblici, il superamento della precarietà, il no alla deindustrializzazione del paese. Sicurezza è più democrazia sui posti di lavoro e mettere la salute dei lavoratori prima della fame di profitto. È cura per il territorio e manutenzione dell’ambiente. Vuol dire potersi curare. Sicurezza significa meno soldi per le armi e rottura delle relazioni con paesi che disprezzano il diritto internazionale e usano la guerra per imporre il loro dominio.Se sapremo rimettere al centro, con ostinata determinazione, le grandi questioni sociali irrisolte e continuare a contrastare la corsa al riarmo, la loro stretta repressiva finirà per infrangersi contro il muro di una insoddisfazione crescente e di una opposizione vera, sempre meglio organizzata.Se invece ci lasciassimo abbindolare dalle rincorse di certa opposizione a chi ha la proposta più efficace sul tema dell’ordine pubblico (che pena e che subalternità culturale!), senza renderci conto di quali sono i fattori reali che stanno alla base della insicurezza sociale, allora si, saremmo definitivamente perduti e battuti.Piantedosi minaccia, aggredisce e si prepara a colpire. Vuole mettere paura e intimidire, ma è lui che sente il terreno cominciare a tremare sotto i suoi piedi. Con pazienza, coraggio e lucidità, prepariamoci a rispondere con le lotte e l’organizzazione sindacale e popolare indipendente alle sue aspirazioni trumpiane.…
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