Tempi di Maria
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Canale di formazione, orientamento e guida spirituale all'insegna della costituzione di una piccola famiglia che desidera crescere in Cristo nel segno di Maria Immacolata.
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Jesus Maria! Caro fratello che leggi, cara sorella, a Quaresima finita resta da fare la mortificazione più grande. Davvero? Si, occorre fare la rinuncia più grande che sarà la prova della bontà del tuo percorso quaresimale: bisogna offrire a Gesù il SACRIFICIO DI ESSERE FELICI, la PENITENZA DI ESSERE LIETI! Dare a Lui la gioia di vederti felice a motivo Suo. Devi essere felice di fede, felice di fiducia, felice di amore... felice di Lui! Felice per la Sua grazia, lieto per il regalo – e che regalo! – della vita nuova che Egli ti ha donato. Devi vivere talmente di Gesù, essere talmente unito a Lui che, quando ti esamini, tu possa non trovare in te nulla di superiore, nulla di più intenso della gioia del Risorto. Sarebbe nera ingratitudine se fosse il contrario! Occorre imparare, in questo periodo di Pasqua, la DISCIPLINA DELLA GIOIA, quella vera, quella di Cristo, quella che scaturisce dalla Sua Pasqua. Bada bene: la tristezza è un grande atto di egoismo! Scommetto che non hai mai considerato la cosa da questa prospettiva, eppure è esattamente così. La tristezza schiaccia e fa ripiegare su di sé. Ogni volta che ci si chiude alla felicità, ci si chiude a Gesù! La tristezza è la misura esatta del proprio attaccamento a sé stessi: denuncia il proprio egoismo. Tu devi essere colmo di vita, di allegrezza spirituale, di certezza, di audacia e di fede! Il Signore, ai Suoi discepoli, rimprovera soprattutto queste due cose: paura e tristezza. Facciamo in modo che il buon Gesù non debba trovarle nei nostri cuori, soprattutto in questo tempo pasquale, dono di  gioia e di grazia che sgorga dal suo costato aperto per noi.
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La tradizione delle UOVA DI PASQUA affonda le sue radici nel Cristianesimo primitivo, soprattutto in Oriente, dove nell'iconografia cristiana Maria Maddalena è spesso raffigurata con in mano un uovo rosso. Secondo L'antica tradizione, dopo la Resurrezione di Cristo, si recò dall'imperatore e proclamò con coraggio che Cristo era risorto. E quando l’imperatore dubitò di lei e disse che quanto affermava era tanto impossibile quanto un uovo che diventasse rosso, l'uovo cambiò colore nella mano dell’imperatore. La storia non è una dottrina definita ma si radicò profondamente nella cultura cristiana. I primi cristiani iniziarono a colorare le uova di rosso come un modo per proclamare la Resurrezione di Gesù, come una dichiarazione visibile di ciò in cui credevano. Ciò che la maggior parte delle persone non sa è che i primi cristiani rinunciavano alle uova durante la Quaresima. Quindi, quando arrivava la Pasqua, le uova non erano solo un simbolo, erano qualcosa che le persone non mangiavano da più di 40 giorni, il che le rendeva anche parte della celebrazione, della festa. E lo stesso simbolismo è più profondo di quanto pensiamo. L'uovo rappresenta la tomba sigillata, qualcosa che dall'esterno, come la tomba appunto, appare chiuso e senza vita e che, aprendolo, diventa un riflesso della Resurrezione e della vita che emerge dalla morte che sembrava definitiva. Il colore rosso rappresenta anche il Sangue di Cristo. Quindi, è l’immagine di una nuova vita che nasce dal sacrificio che è letteralmente il messaggio della Pasqua. In alcune tradizioni cristiane, le persone si salutano a Pasqua rompendo insieme le uova rosse dicendo: “Cristo è risorto”, trasformando qualcosa di semplice in una proclamazione della Resurrezione del Signore. Quindi, ricorda: quando vedi, rompi e mangi le uova a Pasqua, non stai semplicemente ricordando una tradizione ma stai facendo una proclamazione di Fede.
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RISURREZIONE DI CRISTO: ECCO PERCHÉ NON PUOI CREDERE CHE SIA UNA INVENZIONE

In un primo momento Maria Maddalena e le altre donne non credettero nella risurrezione: fu necessario convincerle. Né vi credettero gli apostoli. La loro risposta era: “Sapete come sono le donne! Lavorano sempre d’immaginazione!”. Molto prima dell’avvento della psicologia scientifica, gli uomini temevano l’inganno della mente: l’incredulità moderna relativamente a tutto ciò che esce dall’ordinario non è nulla in confronto allo scetticismo con cui venne immediatamente salutata la prima notizia della risurrezione. Ciò che gli scettici d’oggigiorno dicono a proposito del racconto della risurrezione, i discepoli stessi furono i primi a dirlo: era cioè un vaneggiamento. Primi agnostici del cristianesimo, gli apostoli unanimi respinsero come un’allucinazione tutta quella storia. Doveva prodursi qualcosa di molto straordinario e un’evidenza quanto mai concreta doveva apparire a tutti quei dubbiosi, prima che vincessero la loro riluttanza a credere. Il loro scetticismo anche più dello scetticismo moderno era difficile da vincere, perché prendeva le mosse da una speranza che era andata apparentemente delusa sul Calvario: ciò era di gran lunga più difficile da guarire che non lo scetticismo dei nostri tempi, che è senza speranza. Nulla di più lontano dalla verità dell’asserzione che i seguaci del Nostro Signore Benedetto si aspettassero la risurrezione e fossero quindi pronti a credervi, cioè a consolarsi per una perdita che sembrava irreparabile. Nessun agnostico ha scritto sulla risurrezione una qualche cosa che Pietro e gli altri apostoli non avessero già in cuor loro pensato. Quando Maometto morì, Omar si precipitò fuori della tenda, con la spada in mano e dichiarò che avrebbe ucciso chiunque avesse detto che il profeta era morto. Nel caso di Cristo, troviamo una prontezza a credere che egli era morto ma una riluttanza a credere che era vivo. Chissà però che a quelli non fosse stato permesso di dubitare affinché, nei secoli a venire, i fedeli potessero non essere mai dubbiosi.

Venerabile Fulton J. Sheen, dal libro “Vita di Cristo”, Fede e Cultura, Verona 2022.
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Jesus Maria! Caro fratello, cara sorella, l'anima ha una esigenza immensa: ha bisogno nientemeno che di Dio! Il più grande errore è di credere che manchi sempre solo qualcosa, una piccola cosa per essere felici: un po' di denaro, una promozione, la guarigione da qualche malessere, il superamento di un brutto momento... ma in tal caso non si sarà mai felici perché verrà sempre un'altra malattia, un'altra attesa, un altro bisogno. È Gesù, unicamente Gesù ciò che manca se non si è felici. La felicità è già cominciata. Cara anima eletta, tu sei “contemporanea” di Cristo, sei fin d'ora partecipe della Sua vita, invitata alle Sue Beatitudini. Facciamo fatica a riconoscere il Signore quando si manifesta. Questo è il nostro problema. Non lo individuiamo e quindi… perdiamo la sua Presenza o vi attingiamo solo in minima parte. È sempre stato così, purtroppo. Dopo la Resurrezione, Gesù appare e… nessuno Lo riconosce. Maddalena lo scambia per l'ortolano. Gli occhi dei due discepoli di Emmaus sono “impediti” cosicché non Lo riconoscono. Gli apostoli, nel cenacolo, pensano di vedere un fantasma. Gesù sarà sempre, necessariamente, un Dio nascosto. Se non si manifesta, le persone dicono che si nasconde; se si manifesta, viene accusato di velarsi. No, non è facile per il Signore farsi riconoscere. Egli, in quanto Dio, sempre sorprende, sconcerta, delude in certo qual modo. Gesù è molto più grande del tuo cuore e della tua testa. Se rispondesse alla tua attesa, se fosse ciò che immagini, non sarebbe Dio, sarebbe una tua idea!
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Dice Gesù [spiegando il Padre Nostro agli apostoli]:
«“Dacci il pane nostro quotidiano”. Giorno per giorno, ora per ora. È fede. È amore. È ubbidienza. È umiltà. È speranza questo chiedere il pane di un giorno e accettarlo come è. Oggi dolce, domani amaro, molto, poco, con spezie o con cenere. Sempre quale è giusto. Lo dà Dio che è Padre. È dunque buono. Un’altra volta vi dirò dell’altro Pane, che salutare sarebbe di voler mangiare ogni giorno, e di pregare il Padre di mantenerlo. Perché guai a quel giorno e a quei luoghi dove venisse a mancare per volere d’uomini! Ora gli uomini voi vedete quanto sono potenti nelle opere loro di tenebre. Pregate il Padre che Egli difenda il suo Pane e ve lo dia. Tanto più lo dia, più le tenebre vorranno soffocare la Luce e la Vita, come in Parasceve fecero. La seconda Parasceve sarebbe senza risurrezione. Ricordatelo tutti. Se il Verbo non potrà più essere ucciso, ancor uccisa potrebbe essere la sua dottrina e spenta la libertà e la volontà, in troppi, di amarlo. Ma allora anche Vita e Luce sarebbero finite per gli uomini. E guai a quel giorno! Vi sia di esempio il Tempio. Ricordate: ho detto “è il grande Cadavere”».

Maria Valtorta, L'Evangelo come mi è stato rivelato, vol. X, cap. 630, § 24.
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«QUELLE PIAGHE!… Che dolore vederle!», dice Giacomo.
«Sì. Perché non le hai cancellate? A Lazzaro non rimasero segni… Sono una… un rimprovero quelle Piaghe! Gridano con voce tremenda! Sono più folgoranti e paurose dei fulmini del Sinai», dice Bartolomeo.
«Gridano la nostra viltà. Perché noi fuggimmo mentre le ricevevi…», dice Filippo.
«E più si guardano e più la coscienza rimprovera e rinfaccia viltà, stoltezza, incredulità», dice Tommaso.
«Per la nostra pace e quella di questo popolo peccatore, poiché sei morto e risorto per il perdono del mondo, cancella quelle accuse al mondo, o Signore!», prega Andrea.
«Esse sono la Salute del mondo. In esse è la Salute. Le ha aperte il mondo che odia, ma l’Amore ne ha fatto Medicina e Luce. Per esse fu inchiodata la Colpa. Per esse furono sospesi e sorretti tutti i peccati degli uomini perché il fuoco dell’Amore li consumasse sul vero Altare. Quando l’Altissimo prescrisse a Mosè l’arca e l’altare del profumo, non li volle forati da anelli per essere elevati e portati dove voleva il Signore? Io pure forato. Sono più di arca e altare. Sono ben più di arca e d’altare. Ho bruciato il profumo della mia carità per Dio e per il prossimo, e ho portato il peso di tutte le iniquità del mondo. E il mondo deve ricordare questo. Per ricordare cosa esso è costato a un Dio. Per ricordare come lo ha amato un Dio. Per ricordare cosa producono le colpe. Per ricordare che non vi è che in Uno la salvezza: in Colui che hanno trafitto. Se il mondo non vedesse rosseggiare le mie Piaghe, in verità presto dimenticherebbe che per le sue colpe un Dio si è immolato, dimenticherebbe che sono veramente morto nel più atroce dei tormenti, dimenticherebbe quale è il balsamo per le sue ferite. Qui è il balsamo. Venite e baciate. Ogni bacio è un aumento di purificazione e di grazia per voi. In verità vi dico che purificazione e grazia non sono sufficienti mai, perché il mondo consuma ciò che il Cielo infonde, e occorre compensare col Cielo e i suoi tesori le rovine del mondo. Io sono il Cielo. Tutto il Cielo è in Me, e i celesti tesori fluiscono dalle aperte Piaghe», risponde Gesù.

M. Valtorta, Opera Maggiore, volume X, cap 630, §§ 4-5.
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Jesus Maria! Caro amico e fratello, cara amica e sorella, affidati al Signore Gesù in ogni dettaglio della tua vita. Confida in Lui, appoggiati su di Lui: «Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia» (Geremia 17, 7). Tutto, PROPRIO TUTTO ciò che accade si inserisce in un disegno di bene per coloro che Lo amano: «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Romani 8, 28). Invece di cercare di analizzare le complessità di questo disegno, concentra le tue energie sull’affidarti a Cristo e sul ringraziarlo in ogni momento. Nulla va sprecato quando cammini vicino a Lui. Anche i tuoi errori e i tuoi peccati possono essere trasformati in qualcosa di buono attraverso la Sua grazia trasformatrice. Anche se ancora non vedi la luce, credi e proclama: «Ho sperato: ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto dalla fossa della morte, dal fango della palude. I miei piedi ha stabilito sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi» (Salmo 39 [40], 2-3). Alla fine, lo sperimenterai e ne gioirai: Dio ti solleverà dal fango e ti porterà nella Sua meravigliosa luce. Vivi come se questo miracolo già fosse avvenuto perché noi siamo nel tempo ma Dio è fuori dal tempo e la sua Parola è verità eterna; nel momento in cui viene pronunciata, essa è già compiuta perché Dio non può fallire nel suo verbo. Avendo sacrificato la Sua stessa vita per te, puoi fidarti del Signore Gesù in ogni aspetto della tua vita. Se il tuo pensiero si discosta da questa logica, stanne certo: non è Dio che si inganna, sei tu che sbagli nei tuoi ragionamenti… E chiedi a Gesù e Maria la forza di essere fedele. Sempre. A qualsiasi prezzo. Non lamentarti. Ringrazia. Sempre. Per tutto. Dio sia benedetto! Non pensare troppo, non perderti nei ragionamenti. Vivi. Offri. Loda l’Altissimo. Allora sarai vero discepolo, vera discepola del Maestro.
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Credo che la moltiplicazione delle corone del Rosario, insieme alla consacrazione al Cuore immacolato di Maria, sia la pratica essenziale di avvicinamento alla grande prova e superamento della stessa. Vanno insieme, perché l'aspirante figlio non può che manifestare e confermare la propria volontà di consacrazione con la perseveranza di questa preghiera. È con i Rosari che ci mettiamo sotto Maria e con i Rosari Lei opera in noi e per mezzo di noi, ottenendo la salvezza delle anime. Il Rosario deve diventare strumento istintivo (e istintivamente efficace) di partecipazione e servizio, come di crescita e difesa. Quel “salvare, salvare, salvare”, vero e più alto scopo del nostro soggiorno terreno di cristiani, per me si espleta principalmente con la moltiplicazione delle corone, che costituisce la nostra concreta collaborazione con Gesù, per Maria, che provvederà alla nostra stessa santificazione. E se qualcuno ha provato fasi di aridità e difficoltà nella preghiera, anche con silenzi pesanti e apparente inefficacia che dura per diversi giorni, credo che abbia sperimentato una forma temperata di quanto dovrà venire... perché ci si abitui già da adesso a pregare il Rosario ad oltranza nel silenzio, nel buio e contro ogni speranza, certi che sia comunque la cosa giusta da fare e che alla fine ci condurrà fuori dall'incubo, tra le braccia della Mamma Trionfatrice. Questo canale è provvidenziale, perché centrato sull'essenziale della salvezza nella difficile e pericolosa unicità di questi tempi. Sono veramente i Tempi di Maria: oltre alla frequenza dei Sacramenti, la quotidianità della Parola di Dio e la pratica del digiuno, serve consacrarsi a Maria e servirla con i Rosari. Niente sembra impossibile come riuscire, crogioli di miserie che siamo, a far parte veramente del piccolo resto di Maria, per servire Gesù nel momento più buio della storia. Ma l'impossibile è la specialità dell'Onnipotente. Gloria a Dio e alla sua e nostra Regina (Riflessione di un fratello nella fede).
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https://youtu.be/n0rCyHZihsc?si=l9lm5WFrIPMFyCsW

Questa domenica non è una domenica come le altre nella Chiesa Cattolica. È la Domenica della Divina Misericordia, e porta con sé una promessa quasi senza precedenti: il perdono completo dei peccati e di ogni pena temporale. Ciò significa che la tua anima può essere riportata allo stato in cui si trovava al momento del Battesimo. In questo video, Ana Munley spiega nel dettaglio cos'è la Domenica della Divina Misericordia, da dove proviene, cosa Gesù ha rivelato a Santa Faustina Kowalska e come puoi effettivamente ricevere questa grazia.

p.s. Per ascoltare in italiano: icona delle impostazioni → traccia audio → seleziona italiano
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https://youtu.be/0pDTKymIZXU?si=ZENovvhl3j6HUVE0

La disperazione è una delle tentazioni più forti e uno dei peccati più ricorrenti in cui oggi i cristiani stanno cadendo. È come una gabbia spirituale in cui si vive da schiavi, da prigionieri del diavolo mentre Gesù, morto e risorto per noi, ci ha liberati. Un uomo libero che vive da schiavo? È un'assurdità! Ma sta accadendo. Dobbiamo svegliarci. Dobbiamo capire che si tratta di un veleno malefico, di un attacco al cuore della fede. Non possiamo rimanere inattivi lasciando che questa freccia avvelenata ci colpisca e ci affondi. Adesso davvero basta! Chiamiamo la disperazione col suo vero nome: è un peccato grave che offende Dio e rovina la nostra anima. O capiamo questo o è finita.
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La sola cosa che oggi può esserci di conforto è il Cristo Risorto con le Sue piaghe gloriose, passato anche Lui attraverso la morte per darci la speranza e la vita: il Cristo, cioè, della mattina di Pasqua. Risaltano, nella storia della Pasqua, le stigmate di Cristo […]. Il Cristo di cui oggi il mondo ha bisogno è il Cristo Virile, che a un mondo iniquo può mostrare i segni della vittoria nel Suo Corpo stesso, offerto in cruento sacrificio per la salvezza dell’Umanità. In questi terribili giorni non possono salvarci e confortarci i falsi dèi, immuni da affanni e dolori […]. Cosa ci insegnano le piaghe di Cristo? Ci insegnano che la vita è una lotta: che la nostra condizione di resurrezione finale è esattamente uguale alla Sua. Se non c’è una Croce nella nostra vita, non ci sarà mai una tomba vuota. Se non c’è un Venerdì Santo, non ci sarà mai una Domenica di Pasqua. Se non c’è una corona di spine, non ci sarà mai un’aureola di luce e, se non soffriamo con Lui, non risorgeremo con Lui. Il Cristo delle stigmate non ci ha dato nessuna pace che elimina le lotte, perché Dio odia la pace in coloro che sono destinati alla guerra contro il male. Le piaghe non solo ci ricordano che la vita è una guerra ma sono anche promesse di vittoria in quella guerra […]. Non pensate, quindi, che il Gesù delle stigmate e la sua vittoria sul male ci dia l’immunità dal male e dal dolore, dalla sofferenza, dalla crocifissione e dalla morte […]. Egli insegna, a un nobile esercito di sofferenti nel mondo, a sopportare il peggio che questa vita ha da offrire con coraggio e serenità e a considerare tutte le sue prove come “l’ombra della Sua mano carezzevolmente protesa su di noi” e a trasfigurare alcuni dei più grandi dolori della vita nelle più ricche conquiste della vita spirituale.

Fulton J. Sheen, da “I Personaggi della Passione”:
https://cooperatores-veritatis.org/wp-content/uploads/2025/07/fulton-sheen-i-personaggi-della-passione.pdf
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Dice Gesù: «Il miracolo non è atto comune e indispensabile per la vita nella fede. Anzi! Beati quelli che sapranno rimanere nella fede senza mezzi straordinari ad aiuto nel credere! Però neppure il miracolo è un atto così esclusivamente riserbato a tempi speciali che debba cessare col cessare di essi. Il miracolo sarà nel mondo. Sempre. E sempre più numeroso più saranno numerosi i giusti nel mondo. Quando si vedranno farsi molto scarsi i miracoli veri, si dica allora che la fede e la giustizia sono languenti. Perché ho detto: “Se avrete fede potrete smuovere le montagne”. Perché ho detto: “I segni che accompagneranno coloro che hanno vera fede in Me saranno la vittoria sui demoni e sulle malattie, sugli elementi e le insidie”. Dio è con chi lo ama. Segno di come i miei fedeli saranno in Me sarà il numero e la forza dei prodigi che faranno in Nome mio e per glorificare Iddio. Ad un mondo senza miracoli veri si potrà, senza far calunnia, dire: “Hai perduto fede e giustizia. Sei un mondo senza santi”».

Maria Valtorta, Opera Maggiore, volume X, cap 634, § 8.

https://www.valtortamaria.com/operamaggiore/volume/10/dcxxxiv-ammaestramenti-agli-apostoli-e-a-numerosi-discepoli-sul-monte-tabor-marziam-consolato
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La fiducia in Dio non è mai vana, anche quando gli avvenimenti della vita precipitano fino all’imminente catastrofe. Anzi è proprio allora che bisogna avere maggiore fiducia nel Signore e non stancarsi di pregare, perché è proprio allora che Dio interviene anche con miracoli strepitosi. In certe angustie mortali che ci travolgono, il Signore vuol essere e mostrarsi unica nostra salvezza e allora proprio permette che la malizia umana irrompa contro di noi e abbia per poco il sopravvento. Ma anche allora dobbiamo confidare in Dio e solo in Dio, appellandoci alla sua misericordia per noi e per quelli che ci avversano. Bisogna chiudere gli occhi e lasciare a Lui la cura di risolvere certe situazioni tragiche e chiuse. Egli non delude mai la nostra speranza e vince da trionfatore, proprio quando i perversi avanzano con la sicurezza di avere vinto. Dobbiamo rendergli, in questi oscuri momenti della vita, una grande testimonianza di amore e di fedeltà, credendo fermamente alla sua onnipotenza e alla sua bontà.

Don Dolindo Ruotolo, dal commento al libro di Daniele.

https://www.casamarianaeditrice.it/prodotto/sacra-scrittura-vol-xvii-daniele
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La Pasqua non è solo il trionfo della vita sulla morte ma anche il trionfo della verità su ogni ombra. La pietra viene rotolata via. La tomba viene aperta. E con essa, tutto ciò che era celato comincia a venire alla luce [...]. Il mondo può minacciare. Può ferire. Può persino togliere la vita. Ma non può raggiungere l'anima che riposa in Dio. La Risurrezione lo ha già dimostrato. Colui che fu crocifisso ora vive. Colui che fu messo a tacere ora parla per sempre. E così CRISTO RIORDINA LA NOSTA PAURA: non temere gli uomini che possono toccare solo ciò che passa ma temi Dio che vede ciò che è eterno [...]. Cristo ti chiama alla luce, pienamente, senza riserve. Ti chiama a vivere senza compromessi nascosti, a parlare senza paura, ad appartenergli completamente. Non temere coloro che possono toccare solo ciò che passa. Temi piuttosto di perdere ciò che è eterno. Rimani saldo nella verità. Cammina nella luce. Proclama ciò che ti è stato donato. Nulla resterà nascosto. Egli è risorto e la Sua luce ora risplende su ogni cosa.

Vescovo Joseph Strickland, 14 aprile 2026.

https://pillarsoffaith.net/pray
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Il mondo ebbe torto e Cristo ebbe ragione […]. La grande lezione del giorno di Pasqua consiste nel fatto che un Vincitore può essere considerato sotto un duplice punto di vista: quello del mondo e quello di Dio. Secondo il mondo, Cristo quel Venerdì Santo fu sconfitto, secondo Dio Egli fu vincitore. Coloro che lo condannarono a morte, gli offrirono proprio l’occasione di cui Egli aveva bisogno. Coloro che chiusero con la pietra il sepolcro, gli offrirono proprio la porta che Egli desiderava spalancare. Il loro apparente trionfo aprì la strada alla Sua suprema vittoria. II Natale ha insegnato che il Divino sta sempre dove il mondo meno se lo aspetta. Poiché nessuno si attendeva di trovarlo avvolto in fasce e posto in una mangiatoia. La Pasqua conferma la lezione ripetendo che il Divino sta sempre dove il mondo meno se lo aspetta poiché nessuno fra quelli del mondo si attendeva che uno sconfitto sarebbe stato il vincitore, che la pietra scartata dai costruttori sarebbe divenuta testata d’angolo, che Colui che era morto sarebbe ritornato a camminare e che, ignorato, posto in un sepolcro, sarebbe diventato la nostra Risurrezione e la nostra Vita […]. La Pasqua ci offre [anche] una lezione che riguarda la nostra stessa vita. È meglio essere sconfitti agli occhi del mondo seguendo la voce della propria coscienza piuttosto che essere vincenti secondo la falsa opinione del mondo. È meglio essere vinti nella santità del vincolo matrimoniale che ottenere l’effimera vittoria del divorzio. È meglio essere vinti in mezzo a tanti figlioli, frutti dell’amore, che vincenti in un’unione volutamente sterile. È meglio essere vinti dall’amore della Croce che conseguire l’effimera vittoria del mondo che mette in croce. In conclusione è meglio essere sconfitti agli occhi del mondo dando a Dio ciò che è interamente e assolutamente nostro […]. Una sola cosa c’è al mondo che possiamo definire veramente nostra, la sola che possiamo dare a Dio, che è nostra invece che Sua, la sola che Egli non ci toglierà mai: questa cosa è la nostra volontà col suo potere di scegliere l’oggetto del suo amore. Quindi il dono più perfetto che possiamo offrire a Dio è quello della nostra volontà. Agli occhi del mondo, donarla a Dio è la suprema sconfitta che possiamo subire ma è anche la suprema vittoria che possiamo conseguire agli occhi di Dio. Nel cedergliela ci sembra di perdere tutto; la sconfitta però è il seme della vittoria […]. Cosa importa se la strada, in questa vita, sia ripida e disagevole, se la povertà di Betlemme, la solitudine della Galilea, le sofferenze della Croce siano il nostro pane? Mentre combattiamo, santamente ispirati da Colui che ha conquistato il mondo, perché mai dovremmo trattenerci dal manifestare la nostra sfida di fronte all’ipocrisia del mondo? […]. Marciando sotto la guida del Condottiero dalle cinque piaghe, fortificati dai Suoi Sacramenti, resi incrollabili dal Suo essere Verità infallibile, divinizzati dal Suo amore redentivo, non abbiamo alcun timore circa l’esito della battaglia della vita, nessun dubbio sull’epilogo della sola lotta che conta, nessun bisogno di chiederci se saremo vincitori o perdenti. Perché? Perché abbiamo già vinto, solo che la notizia non è ancora trapelata!

Fulton J. Sheen, da “Il Regno di Dio è una sfida: una guida per il Cielo” edizioni Mimep-Docete.
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https://www.youtube.com/watch?v=342cDf43JuY

Quando un’autorità civile – per quanto potente o influente possa essere – inizia a esprimersi in termini che esercitano pressioni sulla Chiesa o suggeriscono che il Successore di Pietro debba essere costretto o allineato alla volontà politica, non si tratta di una questione di poco conto. Non si tratta semplicemente di retorica. È una linea che non deve essere oltrepassata. E quando tali parole sono rivolte persino al Santo Padre, al Vaticano, come se la Chiesa fosse qualcosa da gestire, influenzare o addirittura minacciare da parte dei poteri di questo mondo, allora qualcosa è andato profondamente storto. La Chiesa non appartiene ad alcuna amministrazione. Non appartiene ad alcuna nazione. Appartiene a Gesù Cristo. E il Papa – qualunque siano i suoi punti di forza o di debolezza, qualunque siano i giudizi prudenziali che possiamo mettere in discussione – non è uno strumento politico. È il Vicario di Cristo e, l’ufficio che ricopre, non deve mai essere trattato come qualcosa su cui esercitare pressioni o piegare alla volontà degli uomini (Vescovo Joseph Strickland).
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MESSAGGIO DI NOSTRA SIGNORA REGINA DELLA PACE DI ANGUERA (14 aprile 2026).

Cari figli, coraggio!
Qualunque cosa accada, rimanete fedeli a Mio Figlio Gesù.
In Lui è la vostra vera liberazione e salvezza.
Non tiratevi indietro.
Allontanatevi da ogni male e servite il Signore con gioia.
Confidate in Gesù.
Egli è il vostro grande Amico e mai vi abbandonerà.
Vivete in un tempo peggiore del tempo del diluvio.
Come dissi in passato, Babele si diffonderà in ogni luogo e molti perderanno la vera fede.
State attenti.

Non vi allontanate dalla Verità.
Pregate per la Chiesa del Mio Gesù.
La grande persecuzione porterà la Chiesa al Calvario e molti consacrati si ritireranno per paura.
Voi siete del Signore e nulla dovete temere.

Avanti sul cammino che vi ho indicato!
Io sono al vostro fianco.
Datemi le vostre mani e Io vi condurrò a Colui che è la vostra unica Via, Verità e Vita.
Conosco ciascuno di voi per nome e vengo dal Cielo per chiamarvi alla conversione.
Siate docili alla Mia chiamata.
Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità.
Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta.
Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Rimanete nella pace.
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Gesù parla al tuo cuore e ti dice:
Anima amica, se si legge il mio Libro come un libro ordinario, senza venerazione, senza fede, non porterà alcuna grazia, alcun vantaggio. Io stesso, per coloro che mi avvicinavano senza fede, per tutti quelli che mi consideravano un uomo come un altro, ero un uomo come un altro. Non comunicavo loro alcuna grazia, non potevo fare alcun miracolo. Ricordi quella donna ammalata, nella folla, che cercava di avvicinarsi a me e diceva che sarebbe guarita solo se mi avesse toccato? Io sono talmente circondato, stretto, assalito dai curiosi che non riesce a raggiungermi. Poi, a un tratto, grazie a un movimento della folla, riesce a infilarsi, mi raggiunge, mi tocca. E sente un immenso benessere in tutto il corpo: è guarita! Immediatamente, io mi fermo: «Chi mi ha toccato?». La folla intuisce che deve essere accaduto qualcosa di importante. Tutti indietreggiano, tutti si scusano, tutti si difendono e quella povera donna si trova sola in mezzo al cerchio e confessa: «Sono io che l'ho toccato». Ora, cerca di capire: mi toccavano tutti, mi urtavano tutti. Nessuno era stato guarito. Una sola persona mi tocca con rispetto, con fede, con amore ed è trasformata, rinnovata, guarita. Allo stesso modo tutti prendono il Vangelo in mano, tutti lo sfogliano, lo percorrono superficialmente. Nessuno ne è nutrito, nessuno è cambiato, nessuno ha fatto un atto di fede. Sai cosa vuol dire leggere il Vangelo con fede? È la luce per la tua vita, sono Io che vengo a vivere in mezzo al mondo. Io sono sempre lo stesso: pieno di amore, discreto, non mi impongo, mi propongo, chiamo, parlo. È tanto facile comportarsi come se non si avesse udito. È così facile impormi il silenzio! E gli uomini sono sempre gli stessi: grossolani, negligenti, distratti, duri di orecchio e duri di cuore, pronti a rimproverarmi perché taccio ma trascurati nell'ascoltarmi. Il mio Vangelo ti rivela ciò che avverrà sempre: come Io mi comporto verso di te e come tu ti comporti verso di me, come mi tratti tu e come ti tratto Io. Apri il mio Vangelo e guardati: impari a vedere chi sei e cosa stai facendo. Lasciati rivelare dal mio Vangelo. Soltanto quando ti vedi nel mio Vangelo, esso ti parlerà. È uno specchio. Attraverso di esso, devi vedere te stessa! Ebbene, cosa strana, nessuno si serve così del mio Vangelo. Tu conosci la mia parabola del seminatore. Io dico che se la mia parola non trasforma, la colpa non è della semente che è feconda, viva, efficace. La colpa non è neppure del seminatore. Tutto dipende dal terreno su cui cade. Allora fai un buon esame di coscienza di coscienza e cerca di capire perché la mia parola non porta in te il frutto che dovrebbe portare e che Io attendo.
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