♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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L'isola delle Correnti è una piccola isola tondeggiante della Sicilia, sulla costa ionica, situata nel territorio del comune di Portopalo, estesa per circa 10000 m² con un'altezza massima di 4 m sul livello del mare.

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È collegata alla terraferma tramite un braccio artificiale, distrutto varie volte dalle onde del mare.

Quando la bassa marea trasforma l'isola in una penisola, essa rappresenta l'estremo meridionale dell'isola siciliana, geograficamente più a sud di Tunisi e più a nord di Hammamet.

Sull'isoletta si erge un faro, dove decenni fa alloggiava il farista con la sua famiglia, di forma rettangolare, con davanti un ampio piazzale. Il faro è anch'esso in fase di decadimento, essendo da anni in disuso.

Sull'isolotto cresce poca flora, ma vi abbondano piantine di porro selvatico, capperi e altri arbusti tipici della macchia mediterranea.

Dal 1987 l'isoletta è stata inclusa nel piano regolatore dei parchi e riserve naturali, per la presenza di vegetazione costiera con biocenosi alofile e psammofile relitte.

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La Riserva Naturale Orientata Capo Gallo, distante appena 12 km dal Teatro Massimo in pieno centro città, è da considerarsi un luogo di conservazione della natura in situ, un serbatoio di biodiversità ed un assortimento di habitat prioritari.

L’isolamento geografico dovuto anche alla morfologia estrema di alcuni versanti, la vicinanza o l’intimo contatto con il mare, i substrati calcarei tipici della piattaforma panormide e altre peculiarità, hanno consentito la selezione di micro-climi altamente specializzati ospitanti specie di grandissimo interesse fitogeografico o elevato valore faunistico che rendono la Riserva stessa meta d’interesse scientifico da parte di studiosi di tutto il mondo.

Clima mite tipico delle aree costiere del Mediterraneo, paesaggi mirabili, endemismi puntiformi ed esclusivi, in una sola accezione “elevata naturalità a due passi dalla città”, forse è questa la magia della Riserva Naturale Orientata Capo Gallo.

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Scrivendo dei bei tempi di Ferragosto mi sono ricordato le mie storie preferite che scaturiscono dalla festa speciale di ogni anno che si festeggiavano a metà agosto a Messina ovviamente prima del Covid19

Sono costantemente sorpreso e grato per la ricchezza dell'Italia e in particolare della storia della Sicilia che mi regala le storie più affascinanti.

Ci sono così tante immagini, personaggi ricorrenti e collegamenti da creare attraverso la cronologia della storia a volte è come suonare sussurri cinesi.

Ma a volte, come appassionato di storia, sono in grado di creare collegamenti ed evidenziare qualcosa che non è sempre noto a tutti. E questa è la parte più eccitante della vita in Italia. La storia che vive, respira e ti svela i segreti.

I pezzi d'arte ceramica più originali in Sicilia che suscitano il maggior interesse da parte dei visitatori sono i disegni delle teste moresche, che consistono in coppie di vasi, tazze o giare che raffigurano una donna dalla pelle chiara e un uomo dai tratti spiccatamente nordafricani.

La maggior parte degli stranieri è perplessa da questa coppia stravagante, che è spesso il fulcro di molti balconi e giardini squisitamente curati in tutta l'isola.

Dietro questa coppia c'è un intrigante mix di mitologia e storia siciliana.

Esistono molte versioni del loro racconto ma a Messina si celebrano i giganti di Mata e Grifone insieme alle celebrazioni religiose dedicate alla Vergine Maria, patrona della città. Le effigi dei Giganti sono orgogliosamente esposte davanti al municipio di Messina per la maggior parte del mese di agosto.

Mata era la figlia di un nobile messinese che attirò l'attenzione di Grifone, un generale dell'esercito invasore. Grifone aveva appena guidato l'esercito che conquistò la città di Messina. Promettendo il suo eterno amore per Mata, chiese la sua mano in matrimonio, che fu concessa con l'intesa che Grifone si sarebbe convertito al cattolicesimo, cosa che fece. Poi i due divennero regnanti dell'antica Messina.

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Il 21 settembre 1990 il giudice Rosario Livatino veniva ucciso dalla mafia.

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Rosario Angelo Livatino nasce a Canicattì (Ag) il 3 ottobre 1952. Il padre Vincenzo era laureato in legge e lavorava all’esattoria comunale, sua mamma era Rosalia Corbo. Studente modello sin dalle scuole elementari, conclude tutte le scuole con il massimo dei voti. Dopo il Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, dove il 9 luglio 1975, all’età di 22 anni, consegue la laurea con il massimo dei voti e la lode.

Poi vince il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento, dove restò dal 1° dicembre 1977 al 17 luglio 1978. Partecipa con successo al concorso in magistratura. Lo supera e va a lavorare a Caltanissetta come uditore giudiziario. Dopo qualche tempo passa al Tribunale di Agrigento, dove dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, ricopre l’incarico di Sostituto Procuratore della Repubblica.

Qui si occupa delle più delicate indagini antimafia, ma anche di criminalità comune. Si occupa anche dell’indagine che poi negli anni ’90 verrà conosciuta come la "Tangentopoli siciliana".

Mette a segno numerosi colpi contro la Mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni e combattendo la corruzione in maniera molto forte. Scopre legami tra la Mafia e la Massoneria, e per questo il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo definì "Il giudice ragazzino", purtroppo non per fargli un complimento. Livatino ed alcuni magistrati del suo gruppo furono i primi ad interrogare un ministro nel corso di un indagine.

Dal 21 agosto 1989 al 21 settembre 1990 Rosario Livatino lavorò come giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento nella sezione "misure di prevenzione".

Il giudice ha lasciato molte testimonianze della sua attività professionale di cui sono pieni gli archivi dei tribunali. I suoi interventi pubblici furono molto rari. Gli unici interventi pubblici, fuori dalle aule di giustizia , sono due e sono "Il ruolo del Giudice in una società che cambia" (1984) e "Fede e diritto" (1986). Questi discorsi costituiscono un testamento morale di Rosario Livatino.

Livatino visse abbastanza lontano dal contatto con il pubblico e non volle mai far parte di club o associazioni, qualsiasi fosse il loro genere.

Il magistrato di Canicattì fu ucciso in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena della SS 640, che collega Agrigento a Caltanissetta, mentre si recava in Tribunale senza scorta e con la sua auto privata.

Esecutori e mandanti del suo assassinio sono stati tutti individuati e condannati all’ergastolo, ma con pene ridotte per chi collaborava. Fu ucciso dalla Stidda agrigentina, un’organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra.

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Rosario Angelo Livatino oltre ad essere un uomo giusto , incorruttibile ed un ottimo magistrato, era un uomo di profonda fede cristiana. Visse tenendo sempre presenti gli insegnamenti del Vangelo e la sua vita, sin da quando era ragazzo, dimostra questo.

Nel maggio del 1993 Papa Giovanni Paolo II è in Sicilia ad Agrigento, dove incontra i fedeli nella Valle dei Templi. Prima però incontra i genitori di Rosario Livatino. Il Papa ad Agrigento definisce il giudice Livatino un "martire della giustizia e indirettamente della fede" e compie il famoso anatema contro la Mafia in cui invita gli uomini di questa organizzazione a convertirsi e a cambiare vita, in attesa, un giorno, del giudizio di Dio.

Il 4 ottobre 1995 viene fondata l’Associazione "Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino", che ha sede a Canicattì (Ag). L’Associazione si propone di tenere viva la memoria del giudice, di promuovere una cultura della legalità con incontri e dibattiti, e di avviare un processo di canonizzazione nei confronti di Rosario Livatino, visto che non è ancora incominciato.

Tra l’altro il giudice avrebbe anche compiuto un paio di miracoli, post-mortem, di cui uno riguarda una signora guarita da una grave forma di leucemia, alla quale Rosario Livatino è apparso in sogno, in abiti sacerdotali, incoraggiandola a reagire e a guarire.

Livatino è stato un uomo che alle pubbliche dichiarazioni preferiva il quotidiano impegno al tavolo di lavoro. Un lavoro scrupoloso, ostinato e senza risparmiarsi. Sul suo tavolo di lavoro egli teneva un Crocifisso e un Vangelo. Era un operatore di giustizia. Il Cristianesimo era il suo programma di vita. "STD" c’era scritto in molte parti della sua agenda, Sub Tutela Dei, cioè sotto la tutela di Dio.

La memoria di Rosario Livatino è tenuta viva non solo dall’Associazione ma anche da targhe, aule di tribunali, vie e piazze di alcune città italiane a lui intitolate.

Tra gli scritti che lo riguardano vorrei ricordare "Il piccolo giudice. Fede e Giustizia in Rosario Livatino" di Ida Abate (sua professoressa al liceo) e "Il giudice ragazzino" di Nando Dalla Chiesa, dal quale è stato tratto l’omonimo film di Alessandro Di Robilant con Giulio Scarpati e Sabrina Ferilli.

Rosario Livatino non era un cattolico bigotto ed ipocrita, ma era un cattolico che viveva la sua fede in maniera interiore e consapevole, testimoniandola con i fatti e con la vita di tutti i giorni.

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