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Catania: concerto tributo a Franco Battiato al teatro greco romano - Eco di Sicilia
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Catania: concerto tributo a Franco Battiato al teatro greco romano - Eco di Sicilia
Il festival lirico teatri di Pietra, edizione 2021, chiuderà in bellezza il 27 settembre alle 20.30 con il concerto “Franco Battiato Tribute” dedicato a Battiato, scomparso lo scorso 18 maggio all’età di 76 anni. Appuntamento al teatro greco romano di Catania…
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🍇Tempo di mosto, tempo di mostarda! 🍮
Chi di voi la prepara e come?
Orientarsi non è semplice perché ci sono davvero tantissime ricette da diversi luoghi d’Italia.
Questa è la ricetta di mia nonna: semplicissima, gli ingredienti sono solo mosto, amido, noci a volontà e cannella.
È importante che il mosto sia di uva da vino, e non da tavola, in questo caso è un frappato. Potete aggiungere a piacere anche mandorle o altra frutta secca, e come spezie anche chiodi di garofano.
Ovviamente lo zucchero non serve perché il mosto, ridotto della metà per ebollizione, è già molto dolce.
Potete mangiarla fresca, come un budino o farla asciugare e conservarla, un po’ come la cotognata.
👉 RICETTA @sicilianicreativi
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Questa è la ricetta di mia nonna: semplicissima, gli ingredienti sono solo mosto, amido, noci a volontà e cannella.
È importante che il mosto sia di uva da vino, e non da tavola, in questo caso è un frappato. Potete aggiungere a piacere anche mandorle o altra frutta secca, e come spezie anche chiodi di garofano.
Ovviamente lo zucchero non serve perché il mosto, ridotto della metà per ebollizione, è già molto dolce.
Potete mangiarla fresca, come un budino o farla asciugare e conservarla, un po’ come la cotognata.
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È esistito eppure è quasi una leggenda: la misteriosa scomparsa del lago di Nicito di Catania.
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La ricostruzione storica dell’antico bacino lacustre è avvolta, già da lungo tempo, da un alone di mistero che fino ad oggi pervade il territorio del capoluogo etneo.
Disegno di quello che fu il lago di Nicito di Catania.
Secoli addietro, secondo le fonti storiche, la città di Catania sorgeva intorno ad una pozza d’acqua dolce che anticamente veniva soprannominata lago di Nicito.
L’origine del termine deriverebbe dal grecismo “aniketos”, che assume il significato di
invincibile o “invitto”. Un’altra ipotesi, invece, sostiene che l’appellativo alluda a papa Aniceto, salito al soglio pontificio intorno al 155 d.C.
Ad ogni modo la ricostruzione storica dell’antico bacino lacustre è avvolta, già da lungo tempo, da un alone di mistero che fino ad oggi pervade il territorio del capoluogo etneo.
Alcune testimonianze risalenti al XVII secolo riportano che divenne una vera e propria fonte di vita, propiziando la nascita di molteplici insediamenti abitativi; essendo un luogo ameno e florido, infatti, ben presto favorì una grande espansione urbanistica indirezione nord-ovest della zona territoriale.
Sappiamo, inoltre, che a ridosso di quest’area il viceré Juan de Vega pianificò la costruzione del cosiddetto “Bastione degli Infetti”. Gli storici ascrivono la progettazione del piano edilizio al 1556 e, affidandoci alla documentazione pervenuta, l’opera di fortificazione rientrava negli undici fortilizi che erano stati costruiti sotto la reggenza di Carlo V di Spagna per potenziare i confini del perimetro urbano circostante.
Malgrado le innumerevoli notizie tramandate, ad oggi non è rimasta alcuna traccia evidente del lago.
Nel diciassettesimo secolo era opinione comune credere che la pozza si fosse originata in seguito ad una funesta eruzione dell’Etna che, nel 406 a.C., avrebbe imperversato lungo le vie urbane di Catania e modificato il corso del fiume Amenano.
A giudizio di molti studiosi, dunque, questo fenomeno innescò un processo chimico che progressivamente determinò la formazione di una grande massa d’acqua a partire dalla quale si dipartivano diversi rami del fiume.
Il lago, inoltre, è ampiamente attestato anche in epoca romana; non a caso da Strabone, geografo greco, ricaviamo delle informazioni abbastanza dettagliate.
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Secoli addietro, secondo le fonti storiche, la città di Catania sorgeva intorno ad una pozza d’acqua dolce che anticamente veniva soprannominata lago di Nicito.
L’origine del termine deriverebbe dal grecismo “aniketos”, che assume il significato di
invincibile o “invitto”. Un’altra ipotesi, invece, sostiene che l’appellativo alluda a papa Aniceto, salito al soglio pontificio intorno al 155 d.C.
Ad ogni modo la ricostruzione storica dell’antico bacino lacustre è avvolta, già da lungo tempo, da un alone di mistero che fino ad oggi pervade il territorio del capoluogo etneo.
Alcune testimonianze risalenti al XVII secolo riportano che divenne una vera e propria fonte di vita, propiziando la nascita di molteplici insediamenti abitativi; essendo un luogo ameno e florido, infatti, ben presto favorì una grande espansione urbanistica indirezione nord-ovest della zona territoriale.
Sappiamo, inoltre, che a ridosso di quest’area il viceré Juan de Vega pianificò la costruzione del cosiddetto “Bastione degli Infetti”. Gli storici ascrivono la progettazione del piano edilizio al 1556 e, affidandoci alla documentazione pervenuta, l’opera di fortificazione rientrava negli undici fortilizi che erano stati costruiti sotto la reggenza di Carlo V di Spagna per potenziare i confini del perimetro urbano circostante.
Malgrado le innumerevoli notizie tramandate, ad oggi non è rimasta alcuna traccia evidente del lago.
Nel diciassettesimo secolo era opinione comune credere che la pozza si fosse originata in seguito ad una funesta eruzione dell’Etna che, nel 406 a.C., avrebbe imperversato lungo le vie urbane di Catania e modificato il corso del fiume Amenano.
A giudizio di molti studiosi, dunque, questo fenomeno innescò un processo chimico che progressivamente determinò la formazione di una grande massa d’acqua a partire dalla quale si dipartivano diversi rami del fiume.
Il lago, inoltre, è ampiamente attestato anche in epoca romana; non a caso da Strabone, geografo greco, ricaviamo delle informazioni abbastanza dettagliate.
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Nella sua opera, la Geographia, si parla di questo “locus amoenus” come fosse una preziosa risorsa idrica dell’abitato.
Oltre a ciò lo storico riferisce che, nonostante il graduale ritiro delle acque, i terreni conservarono un grado di fertilità eccezionale permettendo uno sviluppo agricolo di ampia portata.
A tessere le lodi della “dolce pozza” fu anche Francesco Ferrara, scienziato italiano di origini catanesi, che ne decantava la bellezza descrivendo alberi maestosi, piante rigogliose e incantevoli campagne. Nel suo testo leggiamo che «In faccia eravi il Lago di Nicito formato dalle acque che vi si radunavano dalle vicine correnti; era circondato di alberi e di folte campagne sparse di vari casini dei catanesi che rendevano quella valle allegra e molto amena».
Il medesimo scrittore, nella “Storia generale dell’ Etna”, illustra pure le possibili cause della sua scomparsa raccontando che “Il torrente infuocato scorrea intanto, esso coprì il lago di Anicito, e superate le mura di Catania dopo la rovina di molti edifici andò a gettarsi nel mare entrandovi per più di un miglio”.
Era il 15 Aprile 1669 quando, dopo aver raso al suolo una miriade di centri pedemontani, la lava raggiunse la campagna a nord-est dalla città di Catania e, in breve tempo, anche la valle di Anicito.
Del tutto implacabile il flusso lavico fece breccia persino nel lago di Nicito, ricoprendolo interamente in appena sei ore.
Diversi documenti storico-topografici, inoltre, ne illustrano il profilo geomorfologico prima dell’improvvisa sparizione.
I dati rilevano una profondità che si aggirava intorno ai quindici metri e, al contempo, un perimetro dall’estensione di circa sei chilometri.
Queste caratteristiche lo rendevano perfettamente adatto ad ospitare regate navali; difatti, ne furono disputate in gran numero.
Memorabile, a tal proposito, fu la gara navale organizzata in occasione dei festeggiamenti della nascita della Madonna, che si svolse l’8 settembre 1654.
Dopo il prosciugamento del tratto lacustre, però, si aprì una querelle sulla possibile localizzazione del medesimo chiamando in causa il parere di vari ricercatori senza, tuttavia, giungere ad una verità scientifica.
Dunque, ad oggi, la memoria del tanto rinomato specchio d’acqua è solamente custodita dall’omonima via cittadina che mette in collegamento l’odierna piazza Santa Maria di Gesù con la via Plebiscito alta, conosciuta anche come “Antico Corso”.
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Oltre a ciò lo storico riferisce che, nonostante il graduale ritiro delle acque, i terreni conservarono un grado di fertilità eccezionale permettendo uno sviluppo agricolo di ampia portata.
A tessere le lodi della “dolce pozza” fu anche Francesco Ferrara, scienziato italiano di origini catanesi, che ne decantava la bellezza descrivendo alberi maestosi, piante rigogliose e incantevoli campagne. Nel suo testo leggiamo che «In faccia eravi il Lago di Nicito formato dalle acque che vi si radunavano dalle vicine correnti; era circondato di alberi e di folte campagne sparse di vari casini dei catanesi che rendevano quella valle allegra e molto amena».
Il medesimo scrittore, nella “Storia generale dell’ Etna”, illustra pure le possibili cause della sua scomparsa raccontando che “Il torrente infuocato scorrea intanto, esso coprì il lago di Anicito, e superate le mura di Catania dopo la rovina di molti edifici andò a gettarsi nel mare entrandovi per più di un miglio”.
Era il 15 Aprile 1669 quando, dopo aver raso al suolo una miriade di centri pedemontani, la lava raggiunse la campagna a nord-est dalla città di Catania e, in breve tempo, anche la valle di Anicito.
Del tutto implacabile il flusso lavico fece breccia persino nel lago di Nicito, ricoprendolo interamente in appena sei ore.
Diversi documenti storico-topografici, inoltre, ne illustrano il profilo geomorfologico prima dell’improvvisa sparizione.
I dati rilevano una profondità che si aggirava intorno ai quindici metri e, al contempo, un perimetro dall’estensione di circa sei chilometri.
Queste caratteristiche lo rendevano perfettamente adatto ad ospitare regate navali; difatti, ne furono disputate in gran numero.
Memorabile, a tal proposito, fu la gara navale organizzata in occasione dei festeggiamenti della nascita della Madonna, che si svolse l’8 settembre 1654.
Dopo il prosciugamento del tratto lacustre, però, si aprì una querelle sulla possibile localizzazione del medesimo chiamando in causa il parere di vari ricercatori senza, tuttavia, giungere ad una verità scientifica.
Dunque, ad oggi, la memoria del tanto rinomato specchio d’acqua è solamente custodita dall’omonima via cittadina che mette in collegamento l’odierna piazza Santa Maria di Gesù con la via Plebiscito alta, conosciuta anche come “Antico Corso”.
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L'amante palermitana del "Vate" D'Annunzio
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L'amante palermitana del "Vate" D'Annunzio
28 Feb 2019 Conoscere la Sicilia L’amante palermitana del “Vate” D’Annunzio. Era il 1904 quando il quarantunenne Gabriele D’Annunzio, già notissimo “tombeur de femmes”, conobbe la marchesa palermitana Alessandra Starabba di Rudinì vedova Carlotti in un salotto…
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È nato il gianduiotto che racchiude il sapore di Sicilia. «Ricetta perfetta con le migliori materie prime locali»
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È nato il gianduiotto che racchiude il sapore di Sicilia. «Ricetta perfetta con le migliori materie prime locali»
Un cioccolatino nel segno della miglior tradizione artigiana torinese ma con i gusti e i profumi dalla Sicilia. Il Tourinot bianco è l'ultima creazione di Guido Gobino, con le mandorle di varietà Tuono, tostate in laboratorio, la scorza delle arance raccolte…
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📍LEGGI LA DESCRIZIONE ⬇️
PEDARA
Adagiata sulle colline meridionali dell'Etna,
a metà strada tra il mare ed il vulcano, Pedara offre a tutti la bellezza dei suoi paesaggi.
ASSOLUTAMENTE DA VISITARE
IL Parco naturale di Monte Troina.
NICOLOSI
Il paese sorge alle pendici dell'Etna.
Ospita la sede del Parco dell'Etna.
ASSOLUTAMENTE DA VISITARE
I Monti Rossi due coni piroclastici formatisi a nord di Nicolosi,
alle pendici del vulcano Etna.
TRECASTAGNI
E' uno dei comuni che si trovano alla quota più elevata.
La particolare conformazione del territorio rende la posizione di Trecastagni particolarmente panoramica.
ASSOLUTAMENTE DA VEDERE
La Chiesa Madre di San Nicola
particolare per la sua Terrazza Panoramica.
ZAFFERANA
Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano,includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica.
ASSOLUTAMENTE DA VISITARE
La Colata Lavica del 1992
il punto in cui si fermó la colata dell'Etna.
🎥 @desireephotographer
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PEDARA
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NICOLOSI
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Ospita la sede del Parco dell'Etna.
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alle pendici del vulcano Etna.
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E' uno dei comuni che si trovano alla quota più elevata.
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ASSOLUTAMENTE DA VEDERE
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Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano,includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica.
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Damarete di Agrigento, fiera donna di Sicilia che cambiò la storia
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Damarete di Agrigento, fiera donna di Sicilia che cambiò la storia
07 Mar 2019 Siciliani Tra le donne siciliane che hanno cambiato il corso della storia, bisogna necessariamente ricordare anche la regina Damarete. Figlia di Terone di Agrigento e sposa di Gelone di Siracusa, come ci tramanda Diodoro Siculo, ebbe un ruolo…
Viticoltura eroica, dall’Etna alle Eolie: premiati dodici vini siciliani
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Viticoltura eroica, dall’Etna alle Eolie: premiati dodici vini siciliani
Sono dodici i vini siciliani premiati alla 29ª edizione del Mondial des Vins Extremes. Un concorso enologico, promosso dal Cervim, che premia la cosiddetta “viticoltura eroica”, quella legata ad una lavorazione di vigneti che crescono in condizioni ambientali…
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