ERMES RONCHI
1.76K subscribers
165 photos
20 videos
4 files
292 links
Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
Download Telegram
FESTA DEL PECCATORE
CHE HA SCOPERTO UN DIO
PIÙ GRANDE DEL SUO CUORE


Vorrei tanto conoscere
le emozioni di Matteo,
l’energia misteriosa
di quelle parole,
che cosa lo sedusse.
Ma Matteo non parla di sé,
il centro della scena
deve essere di Cristo
:

Segui Me.

E queste
parole senza perché,
questa mancanza
di ragioni,
sono la vera ragione
del discepolo
.

È la persona di Cristo
la causa, il senso,
l’orizzonte ultimo
.

È Lui il nome della forza
che fa partire
.

E se Matteo potesse rispondere, direbbe che
si è convertito a Cristo, perché ha visto Cristo convertirsi a lui,
fermarsi e girarsi
dalla sua parte;
e io ho più di Matteo,
di Cristo io ho la croce.

Direbbe che no,
non è stato un sacrificio;
mi parlerebbe del piacere
dell’essere discepolo,
del piacere del credere.

Ma l’avevo già intuito,
leggendo di quella casa
piena di festa,
di volti,
di amici,
molti

si premura di dirmi,
e peccatori,
chiamati ben prima
di essere convertiti
.

Convertiti
perché chiamati
.

Non voglio sacrifici!
La religione non è sacrificio:
guarisce la vita,
la fa risplendere
;
non è la mortificazione
che dà lode a Dio,
ma la vita piena, forte, vibrante.

Gesù mangia con me
e mi assicura che il principio
della salvezza non è
nei miei digiuni per lui,
ma nel suo mangiare
con me.

Ci guarisce fermandosi
con noi
:
la sua vicinanza
è la medicina,
il condividere vita, pane, festa, strada, sogni, comunione.

Solo la comunione dà
la felicità
,
così nel matrimonio,
così nella fede.

Voglio l’amore!
Grido di Dio e dell’uomo.

Non sono venuto
a chiamare i giusti
ma i peccatori
.

Qual è il merito
dei peccatori?
Nessuno!


Sono coloro che
non ce la fanno,
che non sono all’altezza, ma scoprono un Dio
più grande del loro cuore
.
Dio non si merita,
si accoglie.

Gesù ancora cerca
il peccatore che è in me
.
Assolvere una lista
di peccati, per quanto lunga e impressionante, non gli basta.

Vuole impadronirsi
della mia debolezza profonda.
E lì incarnarsi
.

Beata debolezza!
E io, felice d’essere debole, dimoro quietamente
nella misericordia
,
verso un Regno pieno
non di santi,
ma di peccatori perdonati,
di gente come noi
.

Quando sono debole
è allora che sono forte
.
Nessun lassismo però.

Vuoi restare nel peccato
perché abbondi la grazia?
Assurdo (Rom 6,1)
.

Ma oggi mi godo
la festa del peccatore
che ha scoperto un Dio
più grande del suo cuore
.

Solo questo
mi converte ancora.
60🔥3🥰3
TI SEGUIRÒ

La tua voce, Signore,
mi ripete:
Seguimi!”

Se tardo a risponderti,
non andare via, Signore.
Se tardo ad aprirti,
non stancarti di me
.

Ti seguirò, Signore,
purché tu voglia
allargarmi il cuore
.

Ti seguirò,
purché Tu sia più forte
delle mie paure.


Ti seguirò,
Cristo,
che sei nell’ultimo di tutti
come nel tuo vero tabernacolo
.

Cristo dei pubblicani
e degli uomini liberi,
donami un cuore capace
di condannare il peccato
e di abbracciare il peccatore
.

Che io sappia perdere tempo
con gli sbandati

anziché gratificarmi
con i devoti.

Donami uno sguardo dolce,
perché chi ha lo sguardo dolce
sarà perdonato
.

Donami di contemplare
i tuoi occhi che mi contemplano:
con tutti i miei problemi
mi contempli, lo so,
e mi ami.


I tuoi occhi sono la sorgente,
il pozzo dell’acqua viva
,
il ciglio dell’abisso:
che io mi senta amato.

Allora rinunciare per te
sarà uguale a fiorire
.

Ermes Ronchi
60🔥5🥰1
UN DIO DA PRENDERE
IN BRACCIO


Ecco l’agnello che toglie
il peccato del mondo
.

Un agnellino,
un Dio che viene
non come leone ruggente,
ma come uno
che non si impone,
che chiede di essere
preso in braccio
.

Ecco l’agnello,
uno dei piccoli del gregge
che riempivano di belati
e di sangue il cortile
del santuario.

Anche l’agnello Gesù
è stato ucciso
.

Chi è il mandante?
Forse il Dio
che sta nei cieli?
Tristissima idea di Dio!


Sarebbe fare mercimonio
del suo amore,
e un amore mercenario,
che si paga,
che si compra,
è negazione d’amore.

Gesù non è venuto
a portare il perdono,
ha fatto molto di più:

è venuto
a portare se stesso,
a mettere la sua vita
dentro la vita dell’uomo
,
cuore dentro il cuore,
respiro dentro il respiro,
per sempre
.

Dio ha guardato l’umanità
e l’ha trovata smarrita
,
malata, sperduta
come agnellini
in mezzo ai lupi,
e non l’ha più sopportato.

E si è fatto uomo.
Ecco l’agnello,
ecco l’amore di Dio
mescolato a me
,
la grazia mischiata
alla mia disgrazia,
per togliere via
“quel” peccato al singolare
,

non i mille gesti sbagliati
con cui continuamente
laceriamo il tessuto del mondo,
sfilacciando la bellezza
delle persone.

Ma il peccato profondo,
la radice malata
che inquina tutto.

In una parola: il disamore.

Che è indifferenza, violenza, menzogna,
vite lacerate,
amori tossici,
grembo e matrice
di tutto il male del mondo.

Il mondo ci prova,
ma non riesce a splendere;

la terra ha tentato,
ma non ce la fa a fiorire
secondo il sogno di Dio
; gli uomini non arrivano
ad afferrare la felicità.

Allora Gesù viene,
portando la rivoluzione
della tenerezza,
mettendosi contro
una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio.

L’agnello è un “no!” gridato
al “così stanno le cose”
.

Ecco l’agnello
che toglie il disamore
.

Giovanni usa il verbo al presente,
non un verbo al futuro.

Cristo lavora adesso in me,
dentro i miei sbagli,
dentro le mie ferite di oggi.

E in che modo?
Nello stesso in cui opera
nella creazione,
come linfa di vite nei tralci.

Per vincere il buio della notte
Dio incomincia a soffiare
la luce del giorno;

per vincere il gelo
accende il suo sole,
per vincere la steppa
semina milioni di semi;

per vincere la zizzania
del campo
si prende cura della spiga.

E ci chiede di passare liberi, disarmati,
amorevoli fra le persone
.

Come lui.
Noi siamo inviati al mondo
come braccia aperte,
come fessura e feritoia
di una rivoluzione,
quella della tenerezza
e della bellezza di Dio.

Vorrei sottrarmi,
ma il mio compito è
provarci e riprovarci,
con molte cadute
e infinite riprese.
Il resto non ci compete.

Mi basterebbe riuscire,
come Giovanni l’immergitore,
a indicare,
di tanto in tanto,
una direzione,
un orizzonte,
una fessura
da cui traspaia
un barlume della bellezza
e della tenerezza di Dio,

le due sole forze
che salveranno il mondo.
64🔥6🥰1
42🔥1🥰1
DIO INTERVIENE:
non se ne sta in cielo
a farsi gli affari suoi,
ma viene sulla terra
con il Figlio, con lo Spirito,
che sono
la sua presenza tra noi.

E toglie il peccato.
 
Gesù viene come
il guaritore dell’unico peccato,
che è il disamore
.

Non da leone, o da aquila,
ma da agnello.
Inerme, è più forte
di tutti gli Erode della terra.

Viene e toglie il peccato.
 
Guardiamo bene le parole:
non è venuto ad espiare
il peccato,
ma a toglierlo, a dissolverlo
,

ad annullarlo,
a prenderlo su di sé,
a farsi carico.

Non è espiato,
ma è estirpato,

strappato via il peccato.

Link al video:
https://youtu.be/6RvA0fiNQW0?si=_LJcl38oram85XuM
40🔥4🥰1
CON TUTTO IL CUORE

Nulla vi è
di autenticamente umano
che non trovi
eco nel cuore di Dio.

Amerai, dice Gesù,
usando un verbo al futuro,
come una azione
mai conclusa
.

Amare non è un dovere, ma
una necessità per vivere.

Cosa devo fare, domani,
per essere ancora vivo?
Tu amerai.

Cosa farò
anno dopo anno?
Tu amerai.

E l'umanità,
il suo destino,
la sua storia?
Solo questo:
l'uomo amerà.
Ed è detto tutto.

Qui gettiamo uno sguardo
sulla fede ultima di Gesù:
lui crede nell’amore,
si fida dell'amore,
fonda il mondo su di esso.

Amerai Dio con tutto il cuore.

Non significa ama Dio esclusivamente e nessun altro,
ma amalo senza mezze misure.

E vedrai che resta del cuore,
anzi cresce e si dilata,
per amare

il marito,
il figlio, la moglie,
l'amico, il povero.

Dio non è geloso,
non ruba il cuore,
lo dilata.
63🔥10❤‍🔥2🥰2🙏2
CI PORTA IN SPALLA

Lui prende per mano
ciascuno di noi
,
ci solleva,
ci accompagna,
addirittura,
ci porta in spalla,
se vede la debolezza
del nostro incedere.

Ognuno di noi
interessa a Dio
quanto un figlio
.

Ogni volta
che siamo deboli,
stanchi, vinti dal peccato,
diventiamo
punto d'interesse
,
luogo di convergenza
per Dio che
ci vuole incontrare

per farci risuscitare,

per darci quella mano
che ci solleva e
riaccendere i motori
che si sono spenti

perché il nostro cammino
possa essere spedito,
gioioso, rinnovato.

Con Dio
pur passando per l'inverno
è sempre primavera,
sempre tempo
di fioriture nuove
,
di cammini inediti,
di progetti inesplorati,
di vita rinnovata.

Ermes Ronchi
76🔥3🥰2👏2
53🔥3
41🙏4
GESÙ, FUORI DAGLI SCHEMI ANCHE PER I SUOI PARENTI

Da sud, dalla Giudea,
arriva una commissione d'inchiesta di teologi.

Dalle colline di Galilea
scendono invece i suoi,
per portarselo via.

Sembra una manovra a tenaglia contro quel sovversivo,
quel maestro fuori regola,
fuorilegge, che ha fatto
di Cafarnao
il suo quartier generale
,

di dodici ragazzi
che sentono ancora di pesce
il suo esercito,

di una parola che guarisce
la sua arma
.

È la seconda volta
che il clan di Gesù
scende da Nazaret al lago,

questa volta hanno portato
anche la madre;
vengono a prenderselo:


È fuori di sé, è impazzito.

Sta dicendo e facendo
cose sopra le righe
,
contro il senso comune,
contro la logica semplice
di Nazaret
:
sinagoga,
bottega e famiglia.
53🔥4🙏4
É QUI.
IN ALTO SILENZIO
E CON PICCOLE COSE

Mt 4, 12-23

Due luoghi opposti fanno
da fondale a questo Vangelo:
il deserto aspro di Macheronte
e il lago sereno della verde Galilea.

Giovanni è in carcere
ma la Parola non è imprigionata,
e vola sulle frontiere.

Gesù andò ad abitare a Cafarnao, presso il mare”.

Il lago di Galilea è il suo l’orizzonte geografico preferito,
questo orizzonte d’acqua
ispira in Lui scelte,

parabole, miracoli, riti,
parole come nascere
dall’acqua e dallo Spirito;
metafore:
vi farò pescatori di uomini”.

L’acqua contiene un intero vocabolario di salvezza.
Gesù andò ad abitare
nella Galilea delle genti,
terra di frontiera,
attraversata da ogni esercito
e da tutti i mercanti,
ponte naturale verso il mondo.

Inizia dalla periferia d’Israele
e non da Gerusalemme,
perché per una legge
sociologica universale
il centro conserva e
i margini innovano.

E inizia su rive che sanno di vento, di vele spiegate, di partenze.

Come Gesù, il cristiano è di casa nelle terre di frontiera,
là dove ci sono improvvisi soffi
di Spirito che aprono strade,
dove c’è bisogno di innalzare
le bandiere della pace.

La Chiesa nasce lì,
sulla prima luce che spunta,
diventando, per tutti,
per ogni naufrago,
terra di approdo,
pontile dove attraccare.

Ogni comunità, un porto di terra.

Matteo ci consegna le prime parole di Gesù:
Convertitevi.

Invito che inaugura
un Vangelo di movimento:
giratevi verso la luce,
perché la luce è già qui
.

Non un’imposizione,
ma un’opportunità
per tutti di vivere meglio.

Regno di Dio significa che
un altro mondo è possibile.

Pensavamo di incontrare Dio come risultato
di una lunga marcia,
invece è Lui che viene. Gratuitamente.

Prima che io faccia qualcosa,
prima che io sia buono e degno,
io sono già amato,
così come sono,
per quello che sono.

La realtà non è solo
questo che si vede,
nel mondo c’è
una incandescenza divina
che scorre e che prima o poi
si accende ed esplode.

Un Dio diramato
dentro le vene della storia;
un Dio che è qui,
con le mani impigliate
nel folto della mia vita,
non per giudicarla ma
per farla fiorire in ogni sua forma.

Il Regno si è fatto vicino”.
Il Regno è il mondo
come Dio lo sogna,
sintesi delle speranze
e fine delle paure.

Il Regno è qui.

É qui come lievito dentro la pasta,
come primavera
dentro i nostri inverni,
come polline fecondo
dentro il nostro eden appassito.

É qui
significa che l’esito della storia sarà felice nonostante terrorismi
e crisi, arsenali nucleari
e inquinamento,
le guerre e il degrado
che ci assedia.

E se io lo credo,
non è per i segni
che riesco a scorgere
dentro il groviglio dolente
dei nostri giorni,
ma perché Dio si è impegnato.

Il Regno è qui.
Energia immensa
a cui mi abbandono,
che è sempre a mia disposizione
e a cui posso attingere
ad ogni istante.

Il Regno è qui!
Vale a dire:
Dio è all’opera
per seppellire tesori
nei campi dei cuori,
per seminare perle nel mare,
in alto silenzio
e con piccole cose.
74🔥3🥰1🙏1
1+1= COMUNITÀ
 
Le nostre comunità vivono
una stagione di stanchezze
e di sconcerto per i numeri
che calano.

Gesù no, lui custodiva
e incoraggiava
quel germoglio nascente
:
designò altri 72 e li inviò.

É il cristianesimo
ad essere in crisi? No,
è in crisi un certo modo di
intendere il cristianesimo.

Ricominciamo dal vangelo:
1. La prima parola oggi:
la messe è molta, ma
sono pochi quelli che
vi lavorano.

Lo sguardo di Gesù
vede gente bella e
dal cuore aperto
.
Persone che si prodigano ovunque senza rumore, guardando dritto.

Ma gli operai sono pochi...
forse abbiamo capito male.
Non è il numero
il problema,
il numero è un criterio
anti-evangelico
;
la vera domanda è se
noi lavoriamo a questa messe o se stiamo
alla finestra a guardare
.

Siamo noi quei settantadue inviati. Tutti.
Laici, frati, donne e uomini;
ma siamo capaci
di dire Dio?
Di dire pace?


In casa mia, nel lavoro,
con i miei amici o
in famiglia,
nelle associazioni?

Gesù non dà i dettagli dell’anno catechistico o a che orari mettere le messe; lui ci dice l’essenziale,
ci indica la consegna amorosa e contagiosa
del vangelo
,
dove la passione è
la grande assente
.

2. A due a due;
neanche il parroco o
il priore fa da solo;
ha bisogno dell’altro come
stimolo e come limite.

A due a due,
un bastone cui appoggiare la stanchezza e un amico su cui appoggiare il cuore.

Il numero due non indica
la somma di uno più uno,
ma è l’inizio della comunione,
l’avvio della comunità e
del cerchio grande, filo
doppio che non si spezza.

3. Le parole che affida ai discepoli sono semplici e poche:
pace a questa casa,
Dio è vicino.

Parole dirette.

Non si tratta di una pace generica, ma pace
a questa casa,
a questa tavola,
a questi volti
.

Pace è una parola
da riempire di gesti,
di muri da abbattere,
di perdoni chiesti e donati,
di fiducia concessa
di nuovo
,
di ascolti e abbracci.

Ripudiate l’odio. Amatevi, altrimenti vi distruggerete.
È tutto qui il vangelo.
 
4. Vi mando come agnelli
fra i lupi.
Senza zanne o artigli, ma
non allo sbaraglio, bensì
a mostrare il mondo
in altra luce.
Vi mando come
presenza disarmata
,
ad opporvi al male
con un "di più" di bontà.

5. Vi mando
senza, senza, senza.
Non è l’abbondanza
dei mezzi a rendere efficace l’annuncio.

Non sei un buon parroco
perché hai tanti soldi,
neanche un buon padre
di famiglia per tanto
denaro, ma perché
sei credibile,
come credente
o come padre.

6. Non salutate nessuno
per strada,
che
non vuol dire: girate a
muso duro fra la gente.

Non disperdetevi, dice Gesù, restate concentrati sulla missione, andate diritti al vostro scopo.

I settantadue vanno,
più piccoli dei piccoli,
più poveri di un povero.
Li ha messi sulla strada
che è di tutti
, che non
si ferma mai e ti porta via.

Vanno, profeti del sogno di Dio: quello di un mondo
finalmente in pace
.

Un sogno in cui
dobbiamo credere ancora, nonostante
tutte le smentite
.
 
62🙏6🔥2🥰2❤‍🔥1
DIO É VICINO

Una buona notizia apre
il Vangelo di Gesù:

Dio è all’opera qui,
tra le colline e il lago,
guaritore del male del mondo,

di questa infinita tristezza
che si cura soltanto
con un infinito amore.

La sua parola è
un invito a liberarci
,
un invito che illumina,
libera, sorride,

che ci muove dal di dentro,
che ci mette voglia
di libertà e di bellezza
.

Un invito a girarci
verso la luce, perché

la luce è già arrivata,
è già qui.

Link al video:
https://youtu.be/Ng7FP1crsUA?si=wWmJVo5NX63UKVOL
31🔥1🥰1🤔1
UN SOGNO DI MATERNITÀ
E FRATERNITÀ


Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti.

Il Vangelo riparte dalla casa,
dal basso: non nasconde,
con molta onestà,
che durante
il ministero pubblico di Gesù,
le relazioni con la madre
e tutta la famiglia
sono segnate da
contrapposizioni e distanza
.

Riferisce anzi uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria:

Chi è mia madre?

Parole dure che feriscono
il cuore, quasi
un disconoscimento
:
donna, non ti riconosco più come mia madre...

Lei che poté generare Dio,
non riuscì a capirlo totalmente
.

La maggior familiarità
non le risparmiò
le maggiori incomprensioni.

Contare sul Messia
come su uno della famiglia,
averlo a tavola,
conoscere i suoi gusti,
non le rese meno difficile
la via della fede.

Anche lei, come noi,
pellegrina nella fede
.

Gesù non contesta la famiglia,
anzi vorrebbe estendere
a livello di massa
le relazioni calde e buone
della casa
,

moltiplicarle all'infinito,
offrire una casa a tutti,
accasare tutti i figli dispersi:

Chi fa la volontà del Padre, questi è per me madre, sorella, fratello…

Un sogno di maternità, sorellanza e fraternità
al quale non può abdicare
.
56❤‍🔥3🥰3🙏3👍1
DIO ABBRACCIA L’IMPERFEZIONE DEL CAMPO

Il seminatore è la prima
di circa trenta parabole uscite
dall’immaginazione di Gesù
ed è l’unica che riportano
tutti e tre i Vangeli sinottici, l’unica con la spiegazione aggiunta.

Le parabole sono una meraviglia:
sono la caratteristica
della comunicazione di Gesù,
non un ripiego ma
la punta più alta e rifinita, geniale del suo linguaggio.

Prende storie di vita e
le fa diventare storie di cielo.

Ora, da quel pulpito galleggiante sul lago racconta
del Regno di Dio come
di un processo paziente
ma sicuro, che sarà
come un pane di frumento,
che era ai tempi un cibo di festa.

I poveri mangiavano
cereali minori:
miglio, farro, orzo.
Il frumento era il cibo della festa.

Chi ascoltava Gesù sentiva
in quelle parole
una benedizione,
una profezia di abbondanza,
però anche fatica e rischi e crisi.

E tuttavia ricordiamo che
nelle parabole il punto
determinante e sorprendente
è sempre la finale:

e davano frutto.

Davano:
lo dice all’imperfetto,
come un’azione lunga,
protratta,
che continua ancora.

Una fruttificazione
che non si è più esaurita.

Il trenta, il sessanta e
il cento per uno.

E qui ascolto queste immagini
di Gesù e vedo che
ne emerge una visione
del mondo emozionante:

la positività del mondo
e della Parola,
la fiducia di Gesù
in ciò che lui è venuto a portare
e in ciò che è il nostro terreno.

Questa nostra storia non è finita così com’è.
Deve ancora crescere.

La terra è un immenso grembo.
E anche il cuore
è un immenso grembo.

E intorno è tutto un seminare, germogliare, spuntare, crescere, granire, maturare.
Il Regno è visto come una spirale di vita crescente.

E allora quel seminatore che è Dio:
che diresti distratto o sprovveduto,
che spreca il seme.

E invece è il nostro Dio
che vuole abbracciare
l’imperfezione del campo.

Sassi, spine,
tratturi del gregge.
E niente é escluso.

Noi tutti siamo
da qualche parte feriti,
opachi, duri, spinosi, non finiti. Tutti!

Ma lui abbraccia
la nostra imperfezione
perché vede noi oltre noi:

ci vede
come storia incamminata,
vede primavere
nei nostri inverni
e spighe future,

contempla in noi le stelle
prima che nascano.

Noi fissiamo lo sguardo
sulle tre parti del terreno
che non producono
e abbiamo paura.

Gesù invece fissa
il suo sguardo sull’ultimo quarto,
sulla danza futura della messe.

E la danza mette in fuga la paura.

Con padre Giovanni Vannucci diciamo:
Ogni cuore è
un pugno di terra atto,
adatto, pronto a dare vita
ai tuoi semi di vita, Signore.
57🔥5🙏4🥰3👍1
Noi tutti siamo
da qualche parte feriti
,
opachi, duri, spinosi,
non finiti. Tutti!

Ma Lui abbraccia
la nostra imperfezione

perché vede noi
oltre noi.

Ci vede
come storia incamminata,
vede primavere
nei nostri inverni

e spighe future,

contempla in noi le stelle
prima che nascano
.

Link al video:
https://youtu.be/nR7xHPVbWfc?si=FdEpuqsgs3Wxq65n
32🥰3🔥2🙏1
LA LUCE VIENE ATTRAVERSO IL PANE CONDIVISO

Come mettere la lampada
sul candelabro?

Isaia suggerisce
meno parole e più gesti:
«Spezza il tuo pane»,
verbo asciutto,
concreto, fattivo.

E poi è un incalzare di gesti: «accogli in casa,
vesti il nudo,
non distogliere gli occhi.


Allora la tua luce sorgerà
come l'aurora,
la tua ferita
si rimarginerà in fretta
».

E senti l'impazienza di Dio
e dell'aurora che sorge,
della fame che grida;

senti l'urgenza
dell'uomo sofferente che
ha fretta di pane e di salute.

La luce viene
attraverso il mio pane
quando diventa pane nostro, condiviso,
e non possesso geloso.

Ma se la luce è messa
sotto al tavolo,
a che cosa serve?
A nulla.

Così noi,
se perdiamo il vangelo,
se smussiamo la Parola,
se abbiamo occhi senza luce,
allora corriamo il rischio mortale dell'insignificanza,
di non significare più nulla
per nessuno.

Io sono luce spenta quando
non evidenzio bellezza e bontà negli altri, ma mi inebrio
dei loro difetti:

allora sto spegnendo
la fiamma delle cose,

sono un cembalo che tintinna (parola di Paolo),
un trombone di latta.

Ma “chi vive secondo il vangelo è una manciata di luce in faccia al mondo” (Gigi Verdi).

Tu puoi compiere
opere di luce!
E sono quelle semplici
dei miti, dei puri,
dei giusti, dei poveri,

le opere alternative
alle scelte del mondo,
la differenza evangelica
offerta alla fioritura della vita.

Quando tu segui
come unica regola l'amore,
allora sei Luce
per chi ti incontra.

Quando due sulla terra si amano
diventano luce nel buio,
lampada ai passi di molti.

La luce non illumina se stessa,
Così ogni credente
deve ripetersi:
a partire da me, ma non per me.

Perché una religione che serva
solo a salvarsi l'anima
non è quella del Vangelo.

La luce non è un dovere,
ma il frutto naturale
in chi ha respirato Dio.

Allora sarai lucerna
sul lucerniere, ma
secondo le modalità
proprie della luce,
che non fa rumore
e non violenta le cose.

Le accarezza e
fa emergere il bello che è in loro.

Co­sì «noi del Vangelo»
siamo gente che ogni giorno
accarezza la vita e
ne rivela la bellezza nascosta.
54🔥4🥰3🙏1
38🔥2
L’ECONOMIA DELLA PICCOLEZZA

Quante volte non troviamo
le parole adatte per dire Dio!

E Gesù ci risponde
con le parabole.
Lo fa con parole laiche,
di casa, di orto,
di lago, di strada,
per raccontarci storie di vita.

Il vangelo di Marco riassume
il suo insegnamento
con immagini di contadini
che si affaticano
nell'arte di far nascere,
fiorire, fruttificare.

Il contadino nel vangelo è
l'anello mancante
tra l'uomo e Dio,
dove le parabole non sono semplici pretesti
per insegnare teologia e morale.

Un albero, le foglioline del fico,
il granello di senape diventano
una continua rivelazione
del divino (Laudato si'
),
una sillaba del suo messaggio.

Le cose del mondo
non sono sante perché ricevono l'acqua benedetta,
ma sono degne di riceverla
perché già benedette, santificate, e noi
camminiamo in mezzo a loro
come dentro un santuario.

Ezechiele aveva parlato
della tenerezza di un Dio giardiniere che pianta
un cedro del Libano.

Gesù va oltre:
parla di un semino di senape
con una novità tutta sua:
sceglie una pianta mai nominata
nel Primo Testamento,
nonostante fosse
di uso comune.

Gesù sceglie
l'economia della piccolezza:
mette la senape
al posto del cedro del Libano;
l'orto al posto del monte;
parlerà di Dio con l'immagine
di una chioccia con i suoi pulcini:

è il linguaggio teologico portato
al registro più umile,
a sovvertire le gerarchie.

Gli ascoltatori di Gesù
saranno rimasti sconvolti
all'idea che il Regno di Dio
ha inizi così piccoli, ma
Gesù si concentra
sulla crescita
dal minuscolo al grande,
dai più piccoli germogli
alla maturazione in pienezza.

Le sue parole contengono anche
un appello alla meraviglia:
il Regno diventa un mistero
davanti al quale stupirsi.

Prendere sul serio
l'economia della piccolezza
ci fa guardare il mondo
in un altro modo.

Ci fa cercare i re di domani
tra gli scartati di oggi,
ci fa prendere sul serio
i giovani e i bambini,
e trovare meriti là dove
l'economia della grandezza
vede solo demeriti.

Il vangelo della terra di Gesù sovverte le norme,
perché le leggi che reggono
il venire del Regno di Dio
e quelle che alimentano
la vita naturale sono
in fondo le stesse.

Spirito e realtà si abbracciano.

Il terreno produce da sé,
per energia e armonia proprie:
è nella natura della natura
essere dono e crescita.

È nella natura di Dio
essere eccedenza gratuita.
E anche in quella dell'uomo.

Dio agisce in modo positivo,
fiducioso, solare;
e non per sottrazione,
ma sempre per addizione,
per aggiunta e incremento,
con incrollabile fiducia
nei germogli.

Dalle sue parabole sboccia
una visione profetica del mondo:
la nostra storia è tutto
un seminare, germinare,
spuntare, accestire,
maturare: tutto è
fiducia incamminata.
57🔥5🥰2👍1🕊1
Per la prima volta
in tutta
la letteratura mondiale,
l’umile, il piccolo diventa protagonista del discorso
e del racconto.

Prima, nei testi classici
i poveri erano evocati
solo per essere derisi.

La rivoluzione di Gesù
è culturale: rivoluzione
nella letteratura mondiale,

introducendo per primo
il piccolo e il povero come soggetto del discorso.

Prima si parlava solo di dei,
di eroi, di imperatori, di re.
Loro erano i protagonisti.

Il Vangelo ha
protagonisti rivoluzionari
per la cultura mondiale
.
Mai prima.

E dopo è stato necessario aspettare il X secolo,
nel nostro Medioevo,
perché il povero tornasse come argomento del discorso.

E questa è
l’economia della piccolezza,
l’anima profonda
del pensiero biblico
.

Link al video:
https://youtu.be/qiCOazDSWTM
32🔥1