ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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UN SOGNO DI MATERNITÀ
E FRATERNITÀ


Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti.

Il Vangelo riparte dalla casa, dal basso: non nasconde, con molta onestà, che durante il ministero pubblico di Gesù, le relazioni con la madre e tutta la famiglia sono segnate da contrapposizioni e distanza.

Riferisce anzi uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria:

Chi è mia madre?

Parole dure che feriscono
il cuore, quasi un disconoscimento
:
donna, non ti riconosco più come mia madre...

Lei che poté generare Dio,
non riuscì a capirlo totalmente
.
La maggior familiarità non le risparmiò le maggiori incomprensioni.

Contare sul Messia come su uno della famiglia, averlo a tavola, conoscere i suoi gusti, non le rese meno difficile la via della fede.

Anche lei, come noi, pellegrina nella fede.

Gesù non contesta la famiglia, anzi vorrebbe estendere a livello di massa le relazioni calde e buone della casa, moltiplicarle all'infinito, offrire una casa a tutti, accasare tutti i figli dispersi:

Chi fa la volontà del Padre, questi è per me madre, sorella, fratello…

Un sogno di maternità, sorellanza e fraternità al quale non può abdicare.
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DIO CHIAMA E METTE
IN VIAGGIO PER FARTI
GUARITORE DEL DISAMORE


Chiamò a sé i Dodici
e prese a mandarli
ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi
.

Ogni volta che Dio ti chiama, ti mette in viaggio.

L'ha fatto con Abramo da Ur dei Caldei (alzati e va');
con il popolo in Egitto (lo condurrai fuori, nel deserto...);
con il profeta Giona (alzati e va' a Ninive);
con Israele ormai installato al sicuro nella terra promessa.

Dio viene a snidarti dalla vita stanca, dalla vita seduta; mette in moto pensieri nuovi, ti fa scoprire orizzonti che non conoscevi. Dio mette in cammino.

E camminare è un atto di libertà e di creazione, un atto di speranza e di conoscenza: è andare incontro a se stessi, scoprirsi mentre si scopre il mondo, un viaggio verso un altro mondo possibile.

Partono i discepoli a due a due. E non ad uno ad uno.
Il loro primo annuncio non è trasmesso da parole,
ma dall'eloquenza del camminare insieme, per la stessa meta.

E ordinò loro di non prendere nient'altro che un bastone. Solo un bastone a sorreggere il passo
e un amico a sorreggere il cuore.

Un elogio della leggerezza quanto mai attuale: per camminare bisogna eliminare il superfluo e andare leggeri.

Né pane né sacca né denaro, senza cose, senza neppure il necessario, solo pura umanità, contestando radicalmente il mondo delle cose e del denaro, dell'accumulo e dell'apparire.

Per annunciare un mondo altro, in cui la forza risiede nella creatività dell'umano: «l'annunciatore deve essere infinitamente piccolo, solo così l'annuncio sarà infinitamente grande» (G. Vannucci).

Entrati in una casa lì rimanete. Il punto di approdo è la casa, il luogo dove la vita nasce ed è più vera.

Il Vangelo deve essere significativo nella casa, nei giorni delle lacrime e in quelli della festa, quando il figlio se ne va, quando l'anziano perde il senno o la salute...

Entrare in casa altrui comporta percepire il mondo con altri colori, profumi, sapori, mettersi nei panni degli altri, mettere al centro non le idee ma le persone, il vivo dei volti, lasciarsi raggiungere dal dolore e dalla gioia contagiosa della carne.

Se in qualche luogo non vi ascoltassero, andatevene. Al rifiuto i discepoli non oppongono risentimenti, solo un po' di polvere scossa dai sandali:

c'è un'altra casa poco più avanti, un altro villaggio, un altro cuore.

All'angolo di ogni strada, l'infinito.

Gesù ci vuole tutti nomadi d'amore, gente che non confida nel conto in banca o nel mattone, ma nel tesoro disseminato in tutti i paesi e città: mani e sorrisi che aprono porte e ristorano cuori.

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Dio chiama e mette in viaggio per guarire la vita, per farti guaritore del disamore, laboratorio di nuova umanità.
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COSA TI É SUCCESSO
QUANDO MI HAI INCONTRATO?


Siamo nell’estremo Nord,
ai piedi dell’Ermon,
nel punto più lontano dalla sacralità di Gerusalemme,
in zona pagana.

Qui Gesù interroga i suoi,
in quello che sembra
quasi un sondaggio:

cosa dice di me la gente?

Dicono che sei un rabbi
che allarga i cuori, che sei
uno innamorato di Dio.
Che sei un profeta!
Una creatura di fuoco,
come Elia o il Battista
;
sei bocca di Dio e
bocca dei poveri.

Ma questo non è
che il preludio di ciò che
davvero importa sapere
al maestro:

e voi?

Dopo due anni e mezzo
passati in giro con Gesù
il cerchio si stringe:

voi, ora, adesso,
chi dite che io sia?

Voi dalle barche abbandonate,
voi che camminate con me
da anni, voi amici
che ho scelto a uno a uno,
cosa sono io per voi?


Provocazione che
mi raggiunge in pieno:

chi sono io per te?


Per rispondere occorre
chiudere tutti i libri.

Cosa ti è successo
quando mi hai incontrato,
cosa è cambiato in te?

Ma perché io
gli vado dietro?

Perché loro gli andavano dietro?


Per essere felici.
Per una vita più piena,
accesa, vibrante;
lanciata in avanti,
attorno, in alto.

Una vita dove
gli altri problemi
vengono dopo.


Gesù non ha bisogno
della risposta mia o
di Pietro per sapere
se è più bravo
degli altri rabbini, 
lui vuole sapere
se siamo innamorati,
se gli abbiamo aperto
il cuore.


Tu, Signore, sei uno
che inquieta
e non lascia in pace;
sei gioia e rimorso.

Impossibile per noi
amarti senza sentire
una mano dentro
prenderci le viscere.


Gesù non era
l’atteso messia potente,
lui insegnava il perdono e
l’amore ai nemici;
quasi un anti-messia.

E invece Pietro dichiara:
tu sei il messia,
sei mano di Dio,
sei la sua carezza di libertà.

Sei figlio del Dio vivente,
colui che fa viva la vita
e la fa fiorire,
sei fontana da cui sgorga
vita inesauribile
.
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NEGLI INVISIBILI, L’ETERNO
Lc 16, 19-31

 
C'era una volta un ricco...
e un povero alla sua porta:
inizio da favola antica.

Il ricco è senza nome,
il povero ha il nome
dell’amico di Gesù, Lazzaro.

Uno è vestito di piaghe,
l'altro di porpora.
Uno è sul tetto del mondo,
l’altro è in fondo alla scala.

I due protagonisti si incrociano
ma non si incontrano,
tra loro c’è un abisso.

È questo il mondo sognato
da Dio per i suoi figli?


Un Dio che non è mai nominato nella parabola, eppure è lì.

Non abita i riflessi della porpora ma le piaghe di un povero; non c'è posto per lui dentro il palazzo.

Forse il ricco è perfino un devoto, osserva i dieci comandamenti,
e prega: “o Dio tendi l'orecchio alla mia supplica”,
mentre è sordo al lamento del povero.

Lo scavalca ogni giorno come
si fa con una pozzanghera
.

Di fermarsi, di toccarlo
neppure l'idea:
il povero Lazzaro è invisibile, nient'altro che un'ombra fra i cani.

Attenzione agli invisibili
attorno a noi,
vi si rifugia l'Eterno
.

Tra noi e voi è posto
un grande abisso
”,
in terra come in cielo,
dice Abramo.

Il ricco poteva colmare il baratro che lo separava dal povero, e invece l'ha ratificato e reso eterno.  

Che cosa scava grandi fossati tra noi, o innalza muri e ci separa?  

Il ricco non ha fatto del male al povero, non lo ha aggredito o scacciato.

Fa qualcosa di peggio:
non lo fa esistere,
lo riduce a un rifiuto,
uno scarto, un nulla.
Semplicemente Lazzaro non c'era, invisibile ai suoi pensieri.

E lo uccideva ogni volta
che lo scavalcava
.

Nessuno ha il diritto di ridurre a nulla l’altro.
Il sangue del male,
la linfa oscura è l’indifferenza,
il lasciare intatto l'abisso fra le persone.

Invece «il primo miracolo è accorgersi che l'altro esiste» (S. Weil), e provare a colmare l'abisso di ingiustizia che ci separa.

Nella seconda parte della parabola la scena si sposta dal tempo all’eternità.

Morì il povero e fu portato nel seno di Abramo, morì il ricco e fu sepolto negli inferi.

L'eternità inizia quaggiù, sarà la lenta maturazione delle nostre scelte senza cuore. Mentre l'inferno è, in fondo, la dichiarazione che è possibile fallire la vita.

Perché il ricco è condannato?

Per la ricchezza, i bei vestiti, la buona tavola? No, Dio non è moralista; a Dio stanno a cuore i suoi figli.

Il peccato del ricco è l’abisso con Lazzaro, neppure un gesto, una briciola, una parola.

Tre verbi sono assenti nella storia del ricco: vedere, fermarsi, toccare. Mancano, e tra le persone si scavano abissi, si innalzano muri.

Questo è il comportamento che san Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio:
chi non ama è omicida (1 Gv 3,15).

Ma “figlio” è chiamato anche lui, nonostante l'inferno, anche lui figlio per sempre di un Abramo dalla dolcezza di madre: “Padre, una goccia d'acqua! Una parola sola per i miei cinque fratelli!

E invece no, perché non è la morte che converte, ma la vita.

«Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, lascia la preghiera e vai da lui. Il Dio che trovi è più sicuro del Dio che lasci (san Vincenzo de Paoli)».
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L’eternità è già cominciata adesso.

È il prolungamento
delle mie scelte di oggi
,
è la ratifica di ciò che
io ho creato
attorno a me:
abissi o abbracci,
cura o inferno.
Allora, non aspettiamo…

Il tempo di voler bene
è adesso
.

Affrettiamoci ad amare.
Le persone se ne vanno
così in fretta.

https://youtu.be/tFOnBnlGQio?si=15n89hSfkW5TuPGp
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LA SUA FIDUCIA TOTALE, INDOMABILE
NELLA CREATURA UMANA


È la svolta decisiva
del Vangelo di Luca.

Il volto trasfigurato
sul Tabor,
il volto bello diventa
il volto forte di Gesù
,
in cammino verso Gerusalemme.

E indurì il suo volto
è scritto letteralmente,
lo rese forte, deciso, risoluto.

Con il volto bello del Tabor termina la catechesi dell’ascolto: “ascoltate Lui” aveva detto la voce dalla nube.

Con il volto in cammino inizia la catechesi della sequela:
tu, seguimi”.

E per dieci capitoli
Luca racconterà
il grande viaggio
di Gesù verso
la Croce.


Il primo tratto del volto in cammino lo delinea dietro la storia
di un villaggio di Samaria
che rifiuta di accoglierlo
.

Allora Giacomo e Giovanni,
i migliori, i più vicini,
scelti a vedere
il volto bello del Tabor:

«Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li bruci tutti?»

C’è qui in gioco qualcosa
di molto importante.
Gesù spalanca le menti dei suoi amici:
mostra che non ha nulla da spartire con chi invoca fuoco e fiamme sugli altri,
fossero pure eretici o nemici, che Dio non si vendica mai.

È l’icona della libertà,
difende perfino quella
di chi non la pensa come lui
.

Difende quel villaggio per difenderci tutti.

Per lui l’uomo viene prima della sua fede, l’uomo conta più delle sue idee.

È l’uomo, e guai se ci fosse un aggettivo: samaritano o giudeo, giusto o ingiusto;
il suo obiettivo è l’uomo, ogni uomo (Turoldo).

«Andiamo in un altro villaggio!».
Ha il mondo davanti,
Lui pellegrino senza frontiere, un mondo di incontri; alla svolta di ogni sentiero di Samaria

c’è sempre una creatura da ascoltare,
una casa cui augurare pace;
ancora un cieco da guarire, un altro peccatore da perdonare,
un cuore da fasciare,

un povero cui annunciare che è il principe
del Regno di Dio
.

Il volto in cammino fa trasparire la sua fiducia totale, indomabile nella creatura umana;

se non qui, appena oltre, un cuore è pronto
per il sogno di Dio.
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SEGUIRLO È SCOPRIRE
UNA RICCHEZZA
MAI IMMAGINATA


Il primo personaggio
che entra in scena
è un generoso e dice:

Ti seguirò,
dovunque tu vada!


Gesù deve avere gioito
per lo slancio,
deve aver apprezzato l'entusiasmo giovane
di quest'uomo.

Eppure risponde:
Pensaci! Neanche un nido, neanche una tana,
solo strada, ancora strada
.

Non un posto dove
posare il capo,
se non in Dio,
quotidianamente
dipendente dal cielo
.

Così è Gesù:
nudo amore che
deve essere amato
in nuda povertà
.

Eppure, seguirlo è
scoprire una ricchezza
che mai avrei immaginato
.

É diventare ricchi,
non di cose,
di luoghi o nidi,
ma di incontri,
di opportunità,
di luce
.

Gesù non ha una casa,
ma ne trova cento

sul suo cammino,
colme di volti amici.

Le parole di Gesù
sono sempre,
anche quelle dure,
una risposta al nostro
bisogno di felicità
.

Il secondo riceve un invito diretto:

Seguimi!

E questi risponde: sì.
Solo permettimi di andare
prima a seppellire
mio padre
.

La richiesta più legittima
che si possa pensare,
dovere di figlio,
compito di umanità

Gesù replica con parole
tra le più dure del vangelo:
Lascia che i morti
seppelliscano i morti!


Parole che dicono:
è possibile essere
dei morti dentro
,
vivere una vita spenta,
una religiosità oscura, tenebrosa, intrisa di paure.

Parole dure che
sottintendono però:
segui me,
io ti darò il segreto
della vita autentica!


Il Vangelo è sempre
un inno alla vita
,
scoperta di bellezza,
incremento di umanità.

Gesù non cerca
eroi incrollabili
per il suo regno,
ma uomini e donne
autentici che
sappiano sceglierlo
ogni giorno di nuovo
,

che sappiano rispondere «sì», ogni volta,
come Pietro, all'unica domanda: mi vuoi bene?
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UN BAMBINO
COME PADRE
NEL CAMMINO DI FEDE


Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco.

Arrendersi all'infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell'altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol).

Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l'inedito.

Cosa sa un bambino?
La tenerezza degli abbracci, l'emozione delle corse, il vento sul viso...

Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida.

Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede.
Il bambino è il padre dell'uomo”.
(Wordsworth).

I bambini danno ordini al futuro.
E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me!
Fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino!

Vertigine del pensiero.
Il Re dei re, il Creatore, l'Eterno in un bambino?

Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).

A chi è come loro appartiene il regno di Dio.

I bambini: maestri nell'arte della fiducia e dello stupore.

Incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.

Il bambino porta la festa nel quotidiano. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.

Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio.

Il modello di fede: Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient'altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.
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Media is too big
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ASCOLTARE É UN’ARTE

che mette a disposizione
della relazione
tempo e cuore,
attenzione e
ospitalità prolungata
.

Anzi, dobbiamo
reimparare ad ascoltare
con l’orecchio di Dio
,
affinché ci sia dato
un giorno di
parlare con la parola di Dio.

L’arte dell’ascolto esige innanzitutto l’allenamento
dei muscoli dell’empatia:
parola cardine
della relazione viva.

Empatia significa

avere dentro di sé
un pathos di partecipazione,

un patire dentro,
un sentire come tue
le ferite dell’altro
,

entrando in risonanza
con lui come
le due corde di un liuto
.

L’apostolo Paolo conosce bene questa norma creativa
di comunità:

«Rallegratevi con quelli
che sono nella gioia;
piangete con quelli che
sono nel pianto» (Rm12,15)
.

E se ti mancano le lacrime,
forse puoi dire,
in umile verità:
“Stasera, amore mio,
piango con le tue lacrime”.

Ermes Ronchi
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UNO SQUARCIO INATTESO

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e
della terra, perché
hai nascosto queste cose
ai sapienti e ai dotti e
le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché
così hai deciso
nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me
dal Padre mio;
nessuno conosce il Figlio
se non il Padre, e
nessuno conosce il Padre
se non il Figlio e
colui al quale il Figlio
vorrà rivelarlo»
.

Quello che mi incanta è
Gesù che si stupisce
del Padre
.

Una cosa bellissima:
il Maestro di Nazaret
che è sorpreso da un Dio
sempre più fantasioso
e inventivo nelle sue trovate
,
che spiazza tutti,
perfino suo Figlio.

Cosa è accaduto?
Il Vangelo ha appena riferito
un periodo di insuccessi,
tira una brutta aria:

Giovanni è arrestato,
Gesù è contestato duramente
dai rappresentanti del tempio,
i villaggi attorno al lago,
dopo la prima ondata
di entusiasmo e di miracoli,
si sono allontanati.

Ed ecco che,
in quell’aria di sconfitta,
si apre davanti a Gesù
uno squarcio inatteso
,
un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia:

Padre, ti benedico,
ti rendo lode,
ti ringrazio,
perché ti sei rivelato
ai piccoli
.

Il posto vuoto dei grandi
lo riempiono i piccoli:
pescatori,
poveri,
malati,
vedove, bambini,
pubblicani,
i preferiti da Dio
.

Gesù non se l’aspettava
e si stupisce della novità
;
la meraviglia lo invade
e lo senti felice.

Scopre l’agire di Dio,
come prima sapeva scoprire,
nel fondo di ogni persona, angosce e speranze,
e per loro
sapeva inventare
come risposta
parole e gesti di vita
,
quelli che l’amore
ci fa chiamare “miracoli”.

Hai rivelato queste cose
ai piccoli…

di quali cose si tratta?


Un piccolo, un bambino
capisce subito l’essenziale:
se gli vuoi bene o no
.

In fondo è questo
il segreto semplice
della vita.
Non ce n’è un altro,
più profondo.
47🔥2🙏2🥰1
I passeri e i gigli
che lui stesso
ha contemplato
con i suoi occhi
ora sono pieni,
sono avvolti,
penetrati, riempiti,
imbevuti, intrisi
della presenza luminosa
di Cristo
.

E sono orientati
a un loro proprio
destino di pienezza
in cui siamo
coinvolti anche noi
.

Un destino di salvezza
è inscritto in ogni fibra
dell'universo
.

https://youtu.be/p2YuNN4Mi2w?si=6zs5J9Vd83vGf-_y
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