ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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LA MAPPA

Folle esultanti lo seguivano nel suo ultimo viaggio verso Gerusalemme.
Gesù però non si esalta: voi mi seguite, ma essere miei discepoli è tutta un’altra cosa.

Il maestro li prende sul serio, con parole serie:
Se uno non mi ama più di quanto ami padre, madre, moglie, figli, fratelli, sorelle e perfino la propria vita, non può seguirmi.

Sette oggetti d’amore sono la mappa del nostro tesoro, la rotta della nostra felicità.

Ma chi può dire tra noi:
io amo te, Gesù, più di mio figlio e di mia madre?

Nel testamento don Milani si rivolge così ai ragazzi di Barbiana:
Caro Michele, cari ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste
sottigliezze
”.

Quando vedremo il volto di Dio, comprenderemo d’averlo sempre conosciuto, lui faceva parte di tutte le nostre innocenti esperienze d'amore terreno.

Il discorso di Gesù gira attorno al verbo amare di più.
Ami i tuoi cari?
Fallo più teneramente che puoi, ma ricorda che non sono l’alfa e l’omega, non cadere nell’idolatria della famiglia, invece allarga il tuo cuore oltre lo steccato di casa.

Chi è così legato ai rapporti familiari da non essere libero, fa un grave danno prima di tutto a se stesso.

Amerai Dio “con tutto il cuore” significa non avrai un cuore doppio ma semplice, unificato, senza inganni.

Tutto il cuore: nella bibbia la totalità del cuore non è l’esclusività.

Amerai Dio con tutto il cuore, ma allo stesso tempo anche il tuo prossimo.
Li amerai senza mezzi termini, perché gli amori a metà sono la negazione dell’amore.

Poi Gesù alza il tiro:
Chi non porta la propria croce... non può...

Quale croce?
Dio non riceve gloria dalla sofferenza di nessuno, anche Gesù ne avrebbe volentieri fatto a meno.

Dio non è per la sofferenza, ma per l’amore. Solo che amare costa, è passione e patimento insieme: “là dove metti il tuo cuore troverai anche le tue spine”.

Se uno non rinuncia a tutto
Parole pericolose, che a capirle bene si rivelano bellissime: non lasciarti risucchiare dalle cose; impara non ad avere di più, ma ad amare bene.

Un uomo vale quanto vale il suo cuore, e non quanto il suo conto in banca. Questo è vangelo.

Tu possiedi solo ciò che hai donato, quello nessuno mai te lo porterà via. Invece, tutto ciò che avrai trattenuto finirà per possedere te: tutto ciò che non serve pesa (Madre Teresa di Calcutta).

Hemingway ne Il vecchio e il mare racconta di un vecchio marinaio che parte con una barca nuova,
poi arriva la tempesta e deve buttare in mare tutto, pezzo dopo pezzo.
Alla fine gli rimane solo una piccola tavola rotta, che galleggia.

Ecco, se penso alla fede non trovo immagine più incisiva di questa.

Fede vera ed essenziale è chiudere gli occhi e procedere al buio (S. Giovanni della Croce), galleggiando nella tempesta, come possiamo, come sappiamo. Certi che una riva c’è, approdo ad ogni naufragio.
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IL CORAGGIO
DI UN SOGNO


Ci vuole coraggio per sognare, e non solo fantasia, per non accontentarsi del mondo così com'è.

La materia di cui sono fatti i sogni è la speranza* (Shakespeare)

Giuseppe, uomo giusto che sogna e ama, non parla ma agisce.

Cuore puro e mani callose, l'ultimo patriarca d’Israele, sigillo di una storia gravida di contraddizioni e promesse: la sua casa e i suoi sogni narrano una storia d'amore, i suoi dubbi e il cuore ferito raccontano storie di attese e di crisi.

Prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta, allora Giuseppe pensò di ripudiarla in segreto.
Di nascosto. Con l'unico modo trovato per salvare Maria.

Basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall'amore, ed ecco lo Spirito irrompere e agire.

Mentre pensava a tutto questo, arriva in sogno un angelo... Giuseppe sa ascoltare i sogni che lo abitano, sono gli stessi di Dio, che gli dice:
non temere di prendere con te Maria.

Non temere, Dio interviene sempre in favore della vita*.

Nel Vangelo di Matteo gli angeli vengono sempre per lo stesso motivo:
per annunciare la vita di Gesù,
per proteggerne la vita da Erode,
a Pasqua per annunciare che quella vita ha vinto la morte.

Giuseppe tra la legge e l’amore sceglie Maria, perché «mettere la legge prima della persona è l'essenza della bestemmia» (Simone Weil).

E così facendo diventa profeta che anticipa le scelte di Gesù, quando infrangerà la legge di Mosè per guarire il dolore dell'uomo.

Eccoli i giusti!
La nostra unica regola è l'amore; lasciate la regola ogni volta che essa contrasta con l'amore” (sorella Maria di Campello).

Maria e Giuseppe, poveri di certezze ma ricchi d'amore, aperti al mistero perché se c'è una cosa che apre la via all'assoluto questa è l'amore, luogo infinito dove arrivano angeli.

Il Vangelo per Giuseppe riporta ben quattro sogni di parole. E ogni volta è un annuncio parziale, (prendi il bambino e sua madre e fuggi...) senza un orizzonte chiaro, senza la data del ritorno.
Ma sufficiente per stringerli a sé e via in fretta verso l'Egitto, per poi riprendere la strada di casa.

È la via imperfetta dei giusti e dei profeti,
e di ogni credente.

Giuseppe parte con Maria e quel figlio che non ha generato, di cui però sarà vero padre perché lo amerà, lo farà crescere, lo farà felice, gli insegnerà ad essere uomo e a sognare l’impossibile; a credere nell'amore.

Come a Giuseppe un sogno di parole è offerto anche a noi: è il Vangelo.

E ci sono offerti angeli mandati da Dio:
portatori di belle notizie, nelle nostre case come in quella di Maria; messaggeri di sogni e progetti, come in quella di Giuseppe.

I nostri angeli non hanno ali e dividono con noi pane e amore; vivono nella nostra casa come annunciatori d'infinito: angeli che nella loro voce ci fecondano della Parola di Dio.
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OGNUNO É IL TREDICESIMO APOSTOLO

Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.

Anche tu sei chiamato ad aggiungere il tuo nome all'elenco dei dodici.

Ognuno è il tredicesimo apostolo.

ognuno scrive il suo quinto vangelo.

riceve la stessa missione dei dodici:
annunciate che il regno di Dio è vicino.

Dite: Dio è vicino; Dio è con voi, con amore.

Sentilo tu quando, non sai perché, ti avvampa il cuore (Rilke).

È Lui, il pastore buono che porta le tue insicurezze.
Non esiste alcuna scuola che insegni a diventare apostoli, perché non sono le parole, per quanto belle, che contano, ma quanta convinzione, quanta passione e stupore contengono.

L'inviato è povero.
non ha borsa né danaro,
ma ha la pace
che illumina gli occhi e
la forza che regge le mani
;
ha delle ali d'aquila.
un supplemento d'ali,
una strada verso il cielo,
e una parola capace
di rapire il cuore
.

Ognuno, come Cristo,
è crocevia di finito
e d'infinito
,
di piedi impolverati
e di ali d'aquila.
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BEATI VOI POVERI
 
Un vangelo potente e inarrivabile.
Da oltre cinquant’anni lotto con questo vangelo e mi sfugge sempre.

Le parole che cerco di allineare sono come uccellini che sbattono contro le pareti della gabbia, a dire poco più del nulla che capiamo di queste parole immense.

Sono venuto a portare il lieto annuncio ai poveri”, aveva detto nella sinagoga.

Ed eccolo qui, il miracolo:
beati voi poveri.

Il luogo della felicità è Dio, ma il luogo di Dio sono le infinite croci degli uomini.

E aggiunge alla fine un’antitesi abbagliante: non sono i poveri il problema del mondo, ma i ricchi: guai a voi ricchi.

Sillabe sospese tra sogno e miracolo, osate, prima ancora che da Gesù, da sua madre nel canto del Magnificat: “ha saziato gli affamati di vita, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. (Lc 1,53).

Questi oracoli profetici, anzi più-che-profetici, quel “beati” che contiene pienezza,
felicità,
completezza,
grazia,
incollato a persone affamate e in lacrime,
a poveracci,
a disgraziati,
ai bastonati dalla vita,
ci obbliga a un capovolgimento di prospettiva,

a guardare la storia con gli occhi dei poveri e dei piccoli, non con quelli dei ricchi e dei potenti, altrimenti non cambierà mai niente.

E ci saremmo aspettati: “beati voi poveri perché ci sarà un capovolgimento, un’alternanza, diventerete voi i signori”. No!

Il progetto di Dio è più profondo.
C’è di mezzo il Regno dei cieli, che non è il paradiso o l’al di là, ma una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani.

Il mondo non appartiene a chi se ne impossessa o lo compra, ma a chi lo rende migliore. E non sarà reso migliore da coloro che hanno accumulato più denaro.

Beati voi...
Il vangelo più alternativo che si possa pensare,
il manifesto più stravolgente e contromano.

Eppure, al tempo stesso, senti che è amico della vita, vangelo amico.
Perché le beatitudini non sono un comandamento, un ordine da eseguire, ma il cuore dell’annuncio di Gesù: la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore,
Dio regala gioia a chi costruisce pace.

In esse è l’inizio della guarigione del cuore, perché il cuore guarito sia l’inizio della guarigione del mondo.

Guai a voi,
ricchi,
sazi,
gaudenti,
famosi
.

I quattro “guai” ci inquietano un po’, ma non sono delle maledizioni: Dio non maledice le sue creature, mai, la sua è la voce della tristezza del padre in pena per i figli che si stanno perdendo.

Guai” non suona come una minaccia, ma come il gemito dei lamenti funebri, il singhiozzo del pianto su chi appare come morto.

Guai”: e vi sento dentro il lamento di Gesù, che piange i ricchi e i sazi come coloro che si sono sbagliati su ciò che è vita e ciò che non lo è; e sono diventati gli idolatri del vuoto, gli amanti del nulla.

E gli idoli sono crudeli, spietati: divorano i loro stessi adoratori.
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IL CORAGGIO DI UN PRIMO PASSO

Ieri Gesù aveva proiettato nel cielo di Galilea un sogno e un terremoto:
beati voi poveri,
guai a voi ricchi
.

Oggi sgrana un rosario di verbi esplosivi.
Amate è il primo;
e poi fate bene,
benedite,
pregate
.

E noi pensiamo: ci sta.
Ma quello che mi scarnifica,
i quattro chiodi della crocifissione,
è l’elenco dei destinatari
.

Chi dobbiamo amare?

Amate i vostri nemici,
gli infamanti,
gli sparlatori,
coloro che vi pugnalano alle spalle.
Gli inamabili
.


Poi Gesù mi guarda negli occhi e si rivolge proprio a me:
tu porgi l’altra guancia,
tu dai anche la camicia,
tu non chiedere indietro
.

E ti costringe ad andare in cerca di quelli che vorresti invece perdere.

Questo vangelo rischia di essere un supplizio, un martirio.
Ci chiede cose impossibili, addirittura: Siate come Dio!

Nessuno riuscirà a vivere così a colpi di volontà, neppure i più bravi tra noi. Ma i verbi impossibili di Gesù descrivono l’agire di Dio.

Infatti: siate anche voi misericordiosi come il Padre.

E poi: come volete che gli uomini facciano a voi, fatelo voi a loro.

Una capriola che pare illogica:
ritorna al cuore,
misurati con ciò che desideri,
accosta le labbra alla sorgente del cuore
.

Sappi che il cuore è buono.
Che il tuo desiderio è buono
.

Abbiamo tutti un disperato bisogno di essere abbracciati e di essere perdonati.

Tutti desideriamo qualcuno che ci benedica,
una casa dove sentirci a casa,
e poter contare sul mantello di un amico
.

Questo darò agli altri.
Ciò che desideri per te, dallo all’altro.
Altrimenti vi sbranerete per un pugno di euro,
per una donna,
per il petrolio,
per un bonus,
per un posto al parcheggio.

L’unica strada per il sogno di cieli nuovi e terra nuova è Abele che diventa custode di Caino,

la vittima che si prende cura del violento.

Abele e Caino forzano insieme le porte del Regno.


Perdonate:
Il perdono strappa dai circoli viziosi,
spezza le coazioni a ripetere su altri ciò che hai subito,
spezza la catena della colpa e della vendetta,
spezza le simmetrie dell’odio” (Hanna Arendt)
.

Sì, io però sono un angelo imperfetto.

E allora il Vangelo propone una strategia.
Un primo passo è sempre possibile, a tutti:

il vangelo è pieno di inizi, trabocca della teologia dei germogli e del seme che spunta.

Basta il coraggio di un primo passo.
Come Dio.
Come il cuore.
Sappi che sei buono!

Questi grandi verbi di fuoco
(amate,
date,
perdonate
)
cominciano sottovoce,
in penombra,
raso terra,
nel sussurro di una voce che ha i colori dell’alba.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (Gandhi).

Cambia qualcosa di te, ma sulla misura alta del vivere.
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L’OCCHIO BUONO
COME LUCERNA ACCESA
DIFFONDE LUCE


Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, e non ti accorgi della trave che c’è nel tuo?


Noi pensiamo che la trave sia sempre negli occhi di qualcun altro,
un potente,
una nazione,
un potere occulto,
un collega,
e che nel nostro occhio ci sia al massimo una pagliuzza,
una responsabilità da niente.

Perché guardi la pagliuzza?

Un motivo c’è:
chi non vuole bene a se stesso, vede solo male attorno, vive una sindrome da accerchiamento.

Chi non sta bene con sé, sta male anche con gli altri.

Un occhio che viene da un cuore che non è in pace, vede solo occhi malati, moltiplica pagliuzze alzando travi davanti al sole.

L’occhio buono è invece come lucerna accesa, diffonde luce.

Colui che è riconciliato con la sua radice profonda, guarda con sguardo benedicente,
limpido,
includente
.

L’occhio cattivo emana oscurità, diffonde amore per l’ombra. E nascono le guerre.

Il priore dei sette monaci trappisti decapitati a Thibirine, frère Christian de Clergè, davanti all’imminenza del martirio pregava:

Signore,
disarmali e disarmaci!


Due parole assolute,
totali e sufficienti.
Vangelo puro.

Signore, disarma anche noi!
Facci ripetere,
tutti insieme,
che la guerra è
la più grande bestemmia
.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene.

Il buon tesoro del cuore: una definizione così bella, così piena di luminosa speranza, di ciò che siamo nel nostro intimo mistero:

portatori di un tesoro buono,
custodito in vasi d’argilla,
ma pieno di oro fino da distribuire
.

Anzi il primo tesoro è il nostro stesso cuore:
un uomo vale quanto vale il suo cuore (Gandhi).

La nostra vita è viva se abbiamo coltivato tesori di speranza,
di passione
per il bene possibile,
per il sorriso possibile,
per la buona politica possibile,
per una ‘casa comune’ curata e bella,
dove sia possibile
vivere meglio per tutti.

La nostra vita è viva quando ha cuore
e regala generosità,
luce,
attenzione
.
La nostra vita vive di vita donata.

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi.

Gesù ci porta a scuola dalla sapienza degli alberi. La cui legge è semplice:
vivere,
crescere,
fiorire,
fare frutto,
donarlo.

Sono le leggi della vita reale, e coincidono con quelle della vita spirituale, con la stessa morale evangelica:

un’etica del frutto buono, della fecondità creativa, della sterilità vinta,
del gesto che fa bene davvero,
della parola che consola davvero,
del sorriso autentico
che guarisce chi è
malato di solitudine.

Martin Buber semplificava così la legge ultima della vita: “a partire da me, ma non per me”.

Il cuore del cosmo
non dice semplice sopravvivenza di sé,
ma dono di sé:
crescere e fiorire,
fare frutti e donarli
.

Come alberi forti,
come cuori buoni
.
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SULLA CARNE DEL CUORE
Gv 3,13-17

“Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio”.

Parole da ripetere
senza stancarsi,
da incidere sulla carne
del cuore
, ogni volta
che un dubbio torna
a stendere il suo velo
di domande.

«Amare tanto»
è cosa da Dio,
ma come lui
anche noi
abbiamo bisogno
di molto amore
per vivere bene’ (J. Maritain
).

Quando amo
in me si raddoppia la vita
, aumenta la forza,
sono felice.

Ogni mio gesto di cura,
di tenerezza,
di amicizia
porta in me
la forza di Dio
,
spalanca
una finestra sull’infinito.

Quando ama l’uomo
compie gesti divini
.
Quando ama Dio compie gesti molto umani.

Ha tanto amato il mondo
da “dare
:

nel vangelo ‘amare
non è una emozione
o un fatto sentimentale,
ma si traduce sempre
con un altro verbo
semplice, asciutto, sobrio,
di mani: dare!

Generosamente, illogicamente, dissennatamente dare
.

Dio non ha mandato
il Figlio per condannare
il mondo, ma perché
il mondo sia salvato
per mezzo di lui
”.

Salvare vuol dire conservare

e niente andrà perduto:
nessun gesto d'amore,
nessuna generosa fatica,
nessuna dolorosa pazienza.

Tutto questo circola
attraverso il mondo come
una forza di vita ( Ev Ga 279);

e Dio donerà eternità
a ciò che di più bello
portiamo nel cuore
.

Al Padre non interessa
istruire processi contro di noi,
neppure per assolverci e
mostrarsi misericordioso.

La vita del credente
non è pensata a misura
di tribunale, ma
di fioritura e di abbraccio
.

Ogni volta che temiamo
condanne
,
per le ombre che
ci portiamo dietro,
siamo pagani,
non abbiamo capito nulla
della croce
.

Ogni volta invece
che siamo noi a lanciare condanne,

ritorniamo pagani,
scivoliamo fuori
dalla storia di Dio
.

La fede cristiana si fonda
sulla cosa più bella del mondo:
un atto d’amore, duplice
,
quello di Dio che
ha ‘tanto amato
da dare il Figlio
’ e
quello accaduto appena
fuori le mura di Gerusalemme,
sul Calvario.

In quel corpo straziato,
imbruttito dalla tortura,
in quel corpo che è l’eco
visibile del cuore,
che è il riflesso
di un amore folle
e scandaloso
,
bello da morirne,
lì è la bellezza
che salva il mondo
,
lo splendore di un Cristo
che ancora mi seduce.

Bella è la persona che ama,
bellissimo l’amore fino all’estremo.

La norma, la regola,
il ‘nomos’ della bellezza è sempre l’amore.

Questa è
l’esaltazione della croce,
punto d’incontro
tra Dio e il mondo
,
croce che solleva la terra,
abbassa il cielo,
raccoglie i quattro orizzonti,
è crocevia dei cuori dispersi.

Siamo eredi di un cristianesimo
che sogna i miracoli e si lamenta con Dio quando non li compie.

Guarda il miracolo vero, fissalo:
è questo Signore che sta
con le braccia allargate
.

Questo è il miracolo nuovo.

Gesù ha fatto miracoli sul mare, sui pesci, sui ciechi, e sui lebbrosi, ma il miracolo nuovo è
questo Dio che

non fa un miracolo per sé,
ma se ne rimane
con le braccia aperte.


Aperte al Padre
e al mondo
.
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Esaltazione della Croce - estratto dall'omelia di p. Ermes Ronchi
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CONQUISTA OCCHI
DI MADRE,
GUARDA CON OCCHI
DI FIGLIO

Gesù disse al discepolo:
Ecco la tua madre

Ma le parole esatte
del Vangelo sono:
Guarda: è tua madre!

E questo verbo,
questo imperativo,
è indirizzato a ogni discepolo:

Guarda, rivolgi gli occhi,
tieni fisso lo sguardo
su Maria
.

È l'ultimo comandamento
che il Signore morente
lascia a ciascuno di noi:

Se vuoi essere discepolo,
guarda a Maria,
impara da lei,

dai suoi gesti,
dalle sue parole,
dai suoi silenzi;
lasciati educare e
formare da lei
, come fa ogni madre con i suoi figli

E ripeti il suo ascolto,
la sua lode, la sua cura,
la sua fortezza,
la sua capacità di essere madre ancora quando
un figlio muore e
un altro figlio le è dato
.

Quando tutto muore,
quando tutto si fa nero
sul Golgota, Gesù pronuncia parole di vita.

Dice "madre
Dice "figlio”.
Dice generazione e affetto e vita che riprende
a scorrere
.

Sul Calvario è Gesù che
prega un uomo e
una donna di riannodare
il filo spezzato della vita
.

Nel vertice del dolore
non sono gli uomini
che pregano Dio,
ma è Dio che prega
l'uomo
e gli dice:

Conquista occhi
di madre, guarda
con occhi di figlio:
sono gli unici che
vedono veramente!


Dio invoca l'uomo
sul Calvario, perché
l'uomo converta
lo sguardo con cui vede
il mondo e il cuore
con cui opera nel mondo
.
Perché cambi le mani
con cui prende e dà
la vita e la morte.

Nel giorno del grande dolore,
noi ci aggrappiamo a Dio.
Invece sul Calvario è Dio
che si aggrappa a noi
,
a quella parte sana e
buona, a quella parte
affettuosa e forte
,
a quella porzione di fiducia,
anzi, alla cosa più forte
– istinto, energia, amore –
alla cosa più forte che
esista sulla terra,
il rapporto madre-figlio
.

Per ricostruire da li
un cammino che passi
oltre le infinite croci.

Sul Calvario, Gesù,
ci affida una vocazione.


Ai piedi della croce è
la prima cellula
della chiesa,
Maria e Giovanni
.

Ciò che è detto a loro
è detto a tutta la chiesa
.

Anche a noi Gesù dice:
Ecco tuo figlio!


Lo dice a me, a te,
a ciascuno
, indicando
chiunque ci cammina
a fianco nell'esistenza:
Ecco tuo figlio!

A ciascuno ripete:
Ecco tua madre

indicando chiunque
un giorno ci abbia aiutato
a vivere, innumerevoli piccole madri nella nostra esistenza,
chiunque ancora oggi
ci sostenga nella vita.

Figlio e madre
ad ogni creatura,
questo è l'uomo di Dio
.
Figlio e madre a ogni vita,
questo è il discepolo
di Cristo.

E la nostra vocazione è
custodire, proteggere
,
prendersi cura, amare,
prendere Maria
e tutti coloro che
ti furono madre
tra le tue cose care.
Come ha fatto Giovanni.

Tutti noi abbiamo
un compito supremo:

Custodire delle vite
con la nostra vita
,
soprattutto là dove la vita langue ed è prossima
a spegnersi. (E. Canetti)
.

La nostra vocazione
è la maternità
.

È stare con Maria
accanto alle infinite croci
della terra
, dove Cristo
è ancora crocifisso
nei suoi fratelli,
per portare conforto e lavorare alla redenzione.
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