ERMES RONCHI
1.78K subscribers
167 photos
20 videos
4 files
294 links
Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
Download Telegram
SIAMO FATTI PER
UN ALTRO SOLE,
UN’ALTRA LUCE,
UN ALTRO RESPIRO


La nostra vita avanza, cammina, corre dietro a un desiderio forte che nasce da una assenza o da un vuoto, che ci chiedono di essere colmati. 

Tutto comincia con una notte buttata, con le reti vuote, con una fatica inutile.
Un gruppetto di pescatori delusi, indifferenti alla folla eccitata e al Maestro. 

Che cosa mancava ai quattro in riva al lago, per convincerli poi a lasciare barche e reti, a mettersi in cammino dietro a quello sconosciuto, senza neppure domandarsi dove li avrebbe condotti? 

Mancava un sogno.

Gesù ha sognato cieli nuovi e terra nuova per tutti, e loro lasciano il lago e trovano il mondo. 

Gesù entra scalzo nelle loro vite, con delicatezza; semplicemente prega Simone di staccarsi un po' dalla riva.

Nel momento del fallimento, quale parola ti dà più speranza?
Un comando? Un’imposizione?
Un rimprovero?
O non invece
qualcuno che ti prega? 

In quello dei pescatori intravedo i miei fallimenti, le scelte sbagliate, i miei giorni inutili.
Eppure Gesù sale sulla mia vita, a volte vuota, sulla mia barca che ho tirato in secca, e mi prega di ripartire, affidandomi ancora e sempre un nuovo grande mare. 

Sulla tua parola getterò le reti”.

Cosa spinge Pietro a fidarsi?
Non ci sono discorsi sulla barca, solo sguardi, ma per Gesù guardarti e amarti è la stessa cosa. 

Pietro in quegli occhi ha visto un amore speciale, ha sentito che la sua vita è al sicuro accanto a Gesù. Ci crede, e si lancia in quest’avventura.

Le reti si riempiono. Davanti a questa potenza e mistero, di fronte a Dio che si è avvicinato, il pescatore prende paura, e lo respinge: «Allontanati da me! Sono solo un peccatore».

Come posso stare vicino a Dio, se non sono perfetto? 

Ma la reazione di Gesù è bellissima: non dice che non è vero, non assolve Simone, non lo umilia; invece, non ci pensa già più, e lo accarezza con una sola parola: non temere.

Il peccato rimane, non viene annullato, ma non può essere il mio alibi per chiudermi al futuro. 

Non temere, anche la tua barca va bene.
D'ora in avanti resterai peccatore, ma non temere, cercherai uomini, li raccoglierai per la vita, lo farai come se fossero il tuo tesoro.

E abbandonate le barche cariche del loro piccolo tesoro, proprio nel momento in cui avrebbe più senso restare, seguono il Maestro verso un altro mare.

Senza neppure chiedersi dove li condurrà.
Sono i «futuri di cuore». Vanno dietro a lui e verso l'uomo, nella doppia direzione che sola conduce al cuore della vita.

La nostra missione è la stessa di Pietro: pescare non significa raccogliere per la morte, ma per la vita; mostrare che siamo fatti per un altro sole, un’altra luce, un altro respiro.

Allora in questa nostra «epoca delle passioni tristi» molto lavoro è da compiere, sotto il vento dello Spirito, ascoltandolo soffiare sulle nostre piccole vele.
55🔥6🙏3🥰1
STARE CON LO SPOSO:
IL VERO VOLTO DELLA FEDE


Il Vangelo ricorda e racconta il piacere del credere, il piacere della fede provato dai discepoli in quei giorni del loro libero andare.

Cristo come festa, fariseismo come penitenza.

Religione di persone, splendore d'incontri, e religione di leggi e di sospetti. Alternativa antica quanto Adamo.

La fede non è un dovere, ma il sereno godimento del giardino della vita.

Mia sposa è la vita. E i sensi sono divine tastiere (Turoldo) suonate da un Dio che mi parla anche attraverso il mio sentire.

È il Dio «sensibile al cuore» di Pascal, che nel giorno del giudizio, secondo una tradizione ebraica, chiederà a ciascuno:

perché non hai goduto di tutte le cose belle che ho creato per te? Perché non sei stato felice con le mie cose buone?

«Ti attirerò a me, ti farò mia sposa per sempre, dice il profeta Osea, parlerò al tuo cuore». Anzi: ti parlerò sul cuore. «Molti parlano; pochi parlano al cuore; uno solo ti parla sul cuore, il Dio innamorato» (L. Pozzoli).

Tu sei il desiderio di Dio. Trono, anfora, pagina di Dio è il tuo cuore.

E senti come un abbraccio, prossimità assoluta, la stretta infaticata di Uno che di te non è stanco.

Allora conoscerai il tuo Signore, dice Osea: è uno sposo, con la carica emozionale, di entusiasmo, di desiderio, carnale quasi, che evoca.
Sposo e sposa sono parole che da sole non vivono, hanno bisogno l'una dell'altra.

Io ho bisogno di Dio, ma Dio ha bisogno di me.
Lui ha ancora più sete.
Dio è l'altra parte dell'uomo, l'uomo è l'altra parte di Dio.

Sposo: definizione di Gesù di una profondità mai sospettata prima.

Ma poi vengono giorni in cui lo sposo è tolto, l'amore è esiliato, l'uomo è per l'uomo Caino. Sono i nostri giorni.

E non c'è luna di miele in cui restare, devo proclamare che la vita è in pericolo, che la terra è minacciata, che sono giorni senza amore, desideri senza Sposo.

Ma anche che un altro mondo è possibile.

La terra veste abiti da guerra, un vestito troppo vecchio ormai e senza futuro, che si sogna forte ed è logoro.
Dai suoi strappi traspare solo la notte. E la morte.

Ma un altro vestito è possibile, un altro cuore, un'altra umanità.

Forse abbiamo versato vino nuovo in otri vecchi, rattoppato un cuore d’uomo troppo lacerato, uno straccio di cuore, cui siamo rimasti inutilmente attaccati.
E abbiamo sciupato e rovinato il vangelo, come vino perduto.

Altra strada non c'è che quella di un cuore nuovo.

E verrà se insisto a cercare, ad ascoltare Uno che mi parli sul cuore.

Verrà, se insisto ad amarlo. Verrà, perché il cuore si trasforma in ciò che ama. Verrà se prenderò il Vangelo come mio abito, se indosserò le beatitudini, se comporrò le mie parabole di vita, con il cuore di Cristo, con le mani.
52🔥5🥰1
29🙏10😢4
LA MAPPA

Folle esultanti lo seguivano nel suo ultimo viaggio verso Gerusalemme.
Gesù però non si esalta: voi mi seguite, ma essere miei discepoli è tutta un’altra cosa.

Il maestro li prende sul serio, con parole serie:
Se uno non mi ama più di quanto ami padre, madre, moglie, figli, fratelli, sorelle e perfino la propria vita, non può seguirmi.

Sette oggetti d’amore sono la mappa del nostro tesoro, la rotta della nostra felicità.

Ma chi può dire tra noi:
io amo te, Gesù, più di mio figlio e di mia madre?

Nel testamento don Milani si rivolge così ai ragazzi di Barbiana:
Caro Michele, cari ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste
sottigliezze
”.

Quando vedremo il volto di Dio, comprenderemo d’averlo sempre conosciuto, lui faceva parte di tutte le nostre innocenti esperienze d'amore terreno.

Il discorso di Gesù gira attorno al verbo amare di più.
Ami i tuoi cari?
Fallo più teneramente che puoi, ma ricorda che non sono l’alfa e l’omega, non cadere nell’idolatria della famiglia, invece allarga il tuo cuore oltre lo steccato di casa.

Chi è così legato ai rapporti familiari da non essere libero, fa un grave danno prima di tutto a se stesso.

Amerai Dio “con tutto il cuore” significa non avrai un cuore doppio ma semplice, unificato, senza inganni.

Tutto il cuore: nella bibbia la totalità del cuore non è l’esclusività.

Amerai Dio con tutto il cuore, ma allo stesso tempo anche il tuo prossimo.
Li amerai senza mezzi termini, perché gli amori a metà sono la negazione dell’amore.

Poi Gesù alza il tiro:
Chi non porta la propria croce... non può...

Quale croce?
Dio non riceve gloria dalla sofferenza di nessuno, anche Gesù ne avrebbe volentieri fatto a meno.

Dio non è per la sofferenza, ma per l’amore. Solo che amare costa, è passione e patimento insieme: “là dove metti il tuo cuore troverai anche le tue spine”.

Se uno non rinuncia a tutto
Parole pericolose, che a capirle bene si rivelano bellissime: non lasciarti risucchiare dalle cose; impara non ad avere di più, ma ad amare bene.

Un uomo vale quanto vale il suo cuore, e non quanto il suo conto in banca. Questo è vangelo.

Tu possiedi solo ciò che hai donato, quello nessuno mai te lo porterà via. Invece, tutto ciò che avrai trattenuto finirà per possedere te: tutto ciò che non serve pesa (Madre Teresa di Calcutta).

Hemingway ne Il vecchio e il mare racconta di un vecchio marinaio che parte con una barca nuova,
poi arriva la tempesta e deve buttare in mare tutto, pezzo dopo pezzo.
Alla fine gli rimane solo una piccola tavola rotta, che galleggia.

Ecco, se penso alla fede non trovo immagine più incisiva di questa.

Fede vera ed essenziale è chiudere gli occhi e procedere al buio (S. Giovanni della Croce), galleggiando nella tempesta, come possiamo, come sappiamo. Certi che una riva c’è, approdo ad ogni naufragio.
36🙏6🥰3🔥2
IL CORAGGIO
DI UN SOGNO


Ci vuole coraggio per sognare, e non solo fantasia, per non accontentarsi del mondo così com'è.

La materia di cui sono fatti i sogni è la speranza* (Shakespeare)

Giuseppe, uomo giusto che sogna e ama, non parla ma agisce.

Cuore puro e mani callose, l'ultimo patriarca d’Israele, sigillo di una storia gravida di contraddizioni e promesse: la sua casa e i suoi sogni narrano una storia d'amore, i suoi dubbi e il cuore ferito raccontano storie di attese e di crisi.

Prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta, allora Giuseppe pensò di ripudiarla in segreto.
Di nascosto. Con l'unico modo trovato per salvare Maria.

Basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall'amore, ed ecco lo Spirito irrompere e agire.

Mentre pensava a tutto questo, arriva in sogno un angelo... Giuseppe sa ascoltare i sogni che lo abitano, sono gli stessi di Dio, che gli dice:
non temere di prendere con te Maria.

Non temere, Dio interviene sempre in favore della vita*.

Nel Vangelo di Matteo gli angeli vengono sempre per lo stesso motivo:
per annunciare la vita di Gesù,
per proteggerne la vita da Erode,
a Pasqua per annunciare che quella vita ha vinto la morte.

Giuseppe tra la legge e l’amore sceglie Maria, perché «mettere la legge prima della persona è l'essenza della bestemmia» (Simone Weil).

E così facendo diventa profeta che anticipa le scelte di Gesù, quando infrangerà la legge di Mosè per guarire il dolore dell'uomo.

Eccoli i giusti!
La nostra unica regola è l'amore; lasciate la regola ogni volta che essa contrasta con l'amore” (sorella Maria di Campello).

Maria e Giuseppe, poveri di certezze ma ricchi d'amore, aperti al mistero perché se c'è una cosa che apre la via all'assoluto questa è l'amore, luogo infinito dove arrivano angeli.

Il Vangelo per Giuseppe riporta ben quattro sogni di parole. E ogni volta è un annuncio parziale, (prendi il bambino e sua madre e fuggi...) senza un orizzonte chiaro, senza la data del ritorno.
Ma sufficiente per stringerli a sé e via in fretta verso l'Egitto, per poi riprendere la strada di casa.

È la via imperfetta dei giusti e dei profeti,
e di ogni credente.

Giuseppe parte con Maria e quel figlio che non ha generato, di cui però sarà vero padre perché lo amerà, lo farà crescere, lo farà felice, gli insegnerà ad essere uomo e a sognare l’impossibile; a credere nell'amore.

Come a Giuseppe un sogno di parole è offerto anche a noi: è il Vangelo.

E ci sono offerti angeli mandati da Dio:
portatori di belle notizie, nelle nostre case come in quella di Maria; messaggeri di sogni e progetti, come in quella di Giuseppe.

I nostri angeli non hanno ali e dividono con noi pane e amore; vivono nella nostra casa come annunciatori d'infinito: angeli che nella loro voce ci fecondano della Parola di Dio.
37🔥8🙏5🥰1
OGNUNO É IL TREDICESIMO APOSTOLO

Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.

Anche tu sei chiamato ad aggiungere il tuo nome all'elenco dei dodici.

Ognuno è il tredicesimo apostolo.

ognuno scrive il suo quinto vangelo.

riceve la stessa missione dei dodici:
annunciate che il regno di Dio è vicino.

Dite: Dio è vicino; Dio è con voi, con amore.

Sentilo tu quando, non sai perché, ti avvampa il cuore (Rilke).

È Lui, il pastore buono che porta le tue insicurezze.
Non esiste alcuna scuola che insegni a diventare apostoli, perché non sono le parole, per quanto belle, che contano, ma quanta convinzione, quanta passione e stupore contengono.

L'inviato è povero.
non ha borsa né danaro,
ma ha la pace
che illumina gli occhi e
la forza che regge le mani
;
ha delle ali d'aquila.
un supplemento d'ali,
una strada verso il cielo,
e una parola capace
di rapire il cuore
.

Ognuno, come Cristo,
è crocevia di finito
e d'infinito
,
di piedi impolverati
e di ali d'aquila.
43🔥8🙏5🥰1
BEATI VOI POVERI
 
Un vangelo potente e inarrivabile.
Da oltre cinquant’anni lotto con questo vangelo e mi sfugge sempre.

Le parole che cerco di allineare sono come uccellini che sbattono contro le pareti della gabbia, a dire poco più del nulla che capiamo di queste parole immense.

Sono venuto a portare il lieto annuncio ai poveri”, aveva detto nella sinagoga.

Ed eccolo qui, il miracolo:
beati voi poveri.

Il luogo della felicità è Dio, ma il luogo di Dio sono le infinite croci degli uomini.

E aggiunge alla fine un’antitesi abbagliante: non sono i poveri il problema del mondo, ma i ricchi: guai a voi ricchi.

Sillabe sospese tra sogno e miracolo, osate, prima ancora che da Gesù, da sua madre nel canto del Magnificat: “ha saziato gli affamati di vita, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. (Lc 1,53).

Questi oracoli profetici, anzi più-che-profetici, quel “beati” che contiene pienezza,
felicità,
completezza,
grazia,
incollato a persone affamate e in lacrime,
a poveracci,
a disgraziati,
ai bastonati dalla vita,
ci obbliga a un capovolgimento di prospettiva,

a guardare la storia con gli occhi dei poveri e dei piccoli, non con quelli dei ricchi e dei potenti, altrimenti non cambierà mai niente.

E ci saremmo aspettati: “beati voi poveri perché ci sarà un capovolgimento, un’alternanza, diventerete voi i signori”. No!

Il progetto di Dio è più profondo.
C’è di mezzo il Regno dei cieli, che non è il paradiso o l’al di là, ma una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani.

Il mondo non appartiene a chi se ne impossessa o lo compra, ma a chi lo rende migliore. E non sarà reso migliore da coloro che hanno accumulato più denaro.

Beati voi...
Il vangelo più alternativo che si possa pensare,
il manifesto più stravolgente e contromano.

Eppure, al tempo stesso, senti che è amico della vita, vangelo amico.
Perché le beatitudini non sono un comandamento, un ordine da eseguire, ma il cuore dell’annuncio di Gesù: la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore,
Dio regala gioia a chi costruisce pace.

In esse è l’inizio della guarigione del cuore, perché il cuore guarito sia l’inizio della guarigione del mondo.

Guai a voi,
ricchi,
sazi,
gaudenti,
famosi
.

I quattro “guai” ci inquietano un po’, ma non sono delle maledizioni: Dio non maledice le sue creature, mai, la sua è la voce della tristezza del padre in pena per i figli che si stanno perdendo.

Guai” non suona come una minaccia, ma come il gemito dei lamenti funebri, il singhiozzo del pianto su chi appare come morto.

Guai”: e vi sento dentro il lamento di Gesù, che piange i ricchi e i sazi come coloro che si sono sbagliati su ciò che è vita e ciò che non lo è; e sono diventati gli idolatri del vuoto, gli amanti del nulla.

E gli idoli sono crudeli, spietati: divorano i loro stessi adoratori.
32🙏9🔥6🥰2🤷1
IL CORAGGIO DI UN PRIMO PASSO

Ieri Gesù aveva proiettato nel cielo di Galilea un sogno e un terremoto:
beati voi poveri,
guai a voi ricchi
.

Oggi sgrana un rosario di verbi esplosivi.
Amate è il primo;
e poi fate bene,
benedite,
pregate
.

E noi pensiamo: ci sta.
Ma quello che mi scarnifica,
i quattro chiodi della crocifissione,
è l’elenco dei destinatari
.

Chi dobbiamo amare?

Amate i vostri nemici,
gli infamanti,
gli sparlatori,
coloro che vi pugnalano alle spalle.
Gli inamabili
.


Poi Gesù mi guarda negli occhi e si rivolge proprio a me:
tu porgi l’altra guancia,
tu dai anche la camicia,
tu non chiedere indietro
.

E ti costringe ad andare in cerca di quelli che vorresti invece perdere.

Questo vangelo rischia di essere un supplizio, un martirio.
Ci chiede cose impossibili, addirittura: Siate come Dio!

Nessuno riuscirà a vivere così a colpi di volontà, neppure i più bravi tra noi. Ma i verbi impossibili di Gesù descrivono l’agire di Dio.

Infatti: siate anche voi misericordiosi come il Padre.

E poi: come volete che gli uomini facciano a voi, fatelo voi a loro.

Una capriola che pare illogica:
ritorna al cuore,
misurati con ciò che desideri,
accosta le labbra alla sorgente del cuore
.

Sappi che il cuore è buono.
Che il tuo desiderio è buono
.

Abbiamo tutti un disperato bisogno di essere abbracciati e di essere perdonati.

Tutti desideriamo qualcuno che ci benedica,
una casa dove sentirci a casa,
e poter contare sul mantello di un amico
.

Questo darò agli altri.
Ciò che desideri per te, dallo all’altro.
Altrimenti vi sbranerete per un pugno di euro,
per una donna,
per il petrolio,
per un bonus,
per un posto al parcheggio.

L’unica strada per il sogno di cieli nuovi e terra nuova è Abele che diventa custode di Caino,

la vittima che si prende cura del violento.

Abele e Caino forzano insieme le porte del Regno.


Perdonate:
Il perdono strappa dai circoli viziosi,
spezza le coazioni a ripetere su altri ciò che hai subito,
spezza la catena della colpa e della vendetta,
spezza le simmetrie dell’odio” (Hanna Arendt)
.

Sì, io però sono un angelo imperfetto.

E allora il Vangelo propone una strategia.
Un primo passo è sempre possibile, a tutti:

il vangelo è pieno di inizi, trabocca della teologia dei germogli e del seme che spunta.

Basta il coraggio di un primo passo.
Come Dio.
Come il cuore.
Sappi che sei buono!

Questi grandi verbi di fuoco
(amate,
date,
perdonate
)
cominciano sottovoce,
in penombra,
raso terra,
nel sussurro di una voce che ha i colori dell’alba.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (Gandhi).

Cambia qualcosa di te, ma sulla misura alta del vivere.
38🔥5🙏3👏2
21😇1
L’OCCHIO BUONO
COME LUCERNA ACCESA
DIFFONDE LUCE


Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, e non ti accorgi della trave che c’è nel tuo?


Noi pensiamo che la trave sia sempre negli occhi di qualcun altro,
un potente,
una nazione,
un potere occulto,
un collega,
e che nel nostro occhio ci sia al massimo una pagliuzza,
una responsabilità da niente.

Perché guardi la pagliuzza?

Un motivo c’è:
chi non vuole bene a se stesso, vede solo male attorno, vive una sindrome da accerchiamento.

Chi non sta bene con sé, sta male anche con gli altri.

Un occhio che viene da un cuore che non è in pace, vede solo occhi malati, moltiplica pagliuzze alzando travi davanti al sole.

L’occhio buono è invece come lucerna accesa, diffonde luce.

Colui che è riconciliato con la sua radice profonda, guarda con sguardo benedicente,
limpido,
includente
.

L’occhio cattivo emana oscurità, diffonde amore per l’ombra. E nascono le guerre.

Il priore dei sette monaci trappisti decapitati a Thibirine, frère Christian de Clergè, davanti all’imminenza del martirio pregava:

Signore,
disarmali e disarmaci!


Due parole assolute,
totali e sufficienti.
Vangelo puro.

Signore, disarma anche noi!
Facci ripetere,
tutti insieme,
che la guerra è
la più grande bestemmia
.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene.

Il buon tesoro del cuore: una definizione così bella, così piena di luminosa speranza, di ciò che siamo nel nostro intimo mistero:

portatori di un tesoro buono,
custodito in vasi d’argilla,
ma pieno di oro fino da distribuire
.

Anzi il primo tesoro è il nostro stesso cuore:
un uomo vale quanto vale il suo cuore (Gandhi).

La nostra vita è viva se abbiamo coltivato tesori di speranza,
di passione
per il bene possibile,
per il sorriso possibile,
per la buona politica possibile,
per una ‘casa comune’ curata e bella,
dove sia possibile
vivere meglio per tutti.

La nostra vita è viva quando ha cuore
e regala generosità,
luce,
attenzione
.
La nostra vita vive di vita donata.

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi.

Gesù ci porta a scuola dalla sapienza degli alberi. La cui legge è semplice:
vivere,
crescere,
fiorire,
fare frutto,
donarlo.

Sono le leggi della vita reale, e coincidono con quelle della vita spirituale, con la stessa morale evangelica:

un’etica del frutto buono, della fecondità creativa, della sterilità vinta,
del gesto che fa bene davvero,
della parola che consola davvero,
del sorriso autentico
che guarisce chi è
malato di solitudine.

Martin Buber semplificava così la legge ultima della vita: “a partire da me, ma non per me”.

Il cuore del cosmo
non dice semplice sopravvivenza di sé,
ma dono di sé:
crescere e fiorire,
fare frutti e donarli
.

Come alberi forti,
come cuori buoni
.
40🙏3❤‍🔥2👎1🔥1🥰1
30🙏3🥰2👍1
SULLA CARNE DEL CUORE
Gv 3,13-17

“Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio”.

Parole da ripetere
senza stancarsi,
da incidere sulla carne
del cuore
, ogni volta
che un dubbio torna
a stendere il suo velo
di domande.

«Amare tanto»
è cosa da Dio,
ma come lui
anche noi
abbiamo bisogno
di molto amore
per vivere bene’ (J. Maritain
).

Quando amo
in me si raddoppia la vita
, aumenta la forza,
sono felice.

Ogni mio gesto di cura,
di tenerezza,
di amicizia
porta in me
la forza di Dio
,
spalanca
una finestra sull’infinito.

Quando ama l’uomo
compie gesti divini
.
Quando ama Dio compie gesti molto umani.

Ha tanto amato il mondo
da “dare
:

nel vangelo ‘amare
non è una emozione
o un fatto sentimentale,
ma si traduce sempre
con un altro verbo
semplice, asciutto, sobrio,
di mani: dare!

Generosamente, illogicamente, dissennatamente dare
.

Dio non ha mandato
il Figlio per condannare
il mondo, ma perché
il mondo sia salvato
per mezzo di lui
”.

Salvare vuol dire conservare

e niente andrà perduto:
nessun gesto d'amore,
nessuna generosa fatica,
nessuna dolorosa pazienza.

Tutto questo circola
attraverso il mondo come
una forza di vita ( Ev Ga 279);

e Dio donerà eternità
a ciò che di più bello
portiamo nel cuore
.

Al Padre non interessa
istruire processi contro di noi,
neppure per assolverci e
mostrarsi misericordioso.

La vita del credente
non è pensata a misura
di tribunale, ma
di fioritura e di abbraccio
.

Ogni volta che temiamo
condanne
,
per le ombre che
ci portiamo dietro,
siamo pagani,
non abbiamo capito nulla
della croce
.

Ogni volta invece
che siamo noi a lanciare condanne,

ritorniamo pagani,
scivoliamo fuori
dalla storia di Dio
.

La fede cristiana si fonda
sulla cosa più bella del mondo:
un atto d’amore, duplice
,
quello di Dio che
ha ‘tanto amato
da dare il Figlio
’ e
quello accaduto appena
fuori le mura di Gerusalemme,
sul Calvario.

In quel corpo straziato,
imbruttito dalla tortura,
in quel corpo che è l’eco
visibile del cuore,
che è il riflesso
di un amore folle
e scandaloso
,
bello da morirne,
lì è la bellezza
che salva il mondo
,
lo splendore di un Cristo
che ancora mi seduce.

Bella è la persona che ama,
bellissimo l’amore fino all’estremo.

La norma, la regola,
il ‘nomos’ della bellezza è sempre l’amore.

Questa è
l’esaltazione della croce,
punto d’incontro
tra Dio e il mondo
,
croce che solleva la terra,
abbassa il cielo,
raccoglie i quattro orizzonti,
è crocevia dei cuori dispersi.

Siamo eredi di un cristianesimo
che sogna i miracoli e si lamenta con Dio quando non li compie.

Guarda il miracolo vero, fissalo:
è questo Signore che sta
con le braccia allargate
.

Questo è il miracolo nuovo.

Gesù ha fatto miracoli sul mare, sui pesci, sui ciechi, e sui lebbrosi, ma il miracolo nuovo è
questo Dio che

non fa un miracolo per sé,
ma se ne rimane
con le braccia aperte.


Aperte al Padre
e al mondo
.
44🙏7🔥1🥰1
Media is too big
VIEW IN TELEGRAM
Esaltazione della Croce - estratto dall'omelia di p. Ermes Ronchi
22👏2