ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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L’ACQUA ATTENTA
ALLA SETE DELL’ALTRO

Chi ama padre o madre
più di me,
non è degno di me;
chi ama figlio o figlia
più di me,
non è degno di me


Un Dio che pretende
di essere amato
più di padre e madre,
più di figli e fratelli,
che sembra andare
contro le leggi del cuore.

Ma la fede
per essere autentica
deve conservare un nucleo sovversivo e scandaloso,
il «morso del più»
(Luigi Ciotti), un andare controcorrente e oltre
rispetto alla logica umana.

Non è degno di me.
Per tre volte rimbalza
dalla pagina questa
affermazione dura
del Vangelo.

Ma chi è degno del Signore? Nessuno,
perché il suo è amore incondizionato,
amore che anticipa,
senza clausole.

Un amore così
non si merita, si accoglie.

Chi avrà perduto
la propria vita
per causa mia,
la troverà!


Perdere la vita
per causa mia non significa affrontare il martirio.

Una vita si perde
come si spende un tesoro: investendola, spendendola per una causa grande.

Il vero dramma
per ogni persona umana è
non avere niente,
non avere nessuno
per cui valga la pena
mettere in gioco o
spendere la propria vita.

Chi avrà perduto, troverà.
Noi possediamo
veramente solo ciò che
abbiamo donato ad altri,
come la donna di Sunem
della Prima Lettura, che
dona al profeta Eliseo
piccole porzioni di vita,
piccole cose:

un letto, un tavolo,
una sedia, una lampada
e riceverà in cambio
una vita intera, un figlio.
E la capacità di amare
di più.

A noi, forse spaventati
dalle esigenze di Cristo,
dall’impegno di dare la vita,
di avere una causa che
valga più di noi stessi,
Gesù aggiunge
una frase dolcissima:

Chi avrà dato
anche solo un bicchiere
d’acqua fresca,
non perderà
la sua ricompensa
.

Il dare tutta la vita o anche solo una piccola cosa,
la croce e il bicchiere d’acqua sono i due estremi di uno stesso movimento:

dare qualcosa, un po’, tutto,
perché nel Vangelo
il verbo amare si traduce
sempre con il verbo dare:
Dio ha tanto amato
il mondo da dare
suo Figlio.


Non c’è amore più grande che dare la vita!

Un bicchiere d’acqua,
dice Gesù, un gesto
così piccolo che
anche l’ultimo di noi,
anche il più povero
può permettersi.

E tuttavia un gesto
non banale, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico e fragrante: acqua fresca.

Acqua fresca deve essere,
vale a dire l’acqua buona
per la grande calura,
l’acqua attenta
alla sete dell’altro,
procurata con cura,
l’acqua migliore che hai,
quasi un’acqua affettuosa
con dentro l’eco del cuore.

Dare la vita,
dare un bicchiere
d’acqua fresca, ecco
la stupenda pedagogia
di Cristo.

Un bicchiere
d’acqua fresca se dato
con tutto il cuore
ha dentro la Croce.

Tutto il Vangelo
è nella Croce, ma
tutto il Vangelo è anche
in un bicchiere d’acqua.

Nulla è troppo piccolo
per il Signore, perché
ogni gesto compiuto
con tutto il cuore
ci avvicina all’assoluto
di Dio.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi,
a tremare o trepidare
per una creatura, ma
si traduce sempre
con un altro verbo
molto semplice,
molto concreto,
un verbo fattivo,
di mani,
il verbo dare.
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UNO SQUARCIO INATTESO

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e
della terra, perché
hai nascosto queste cose
ai sapienti e ai dotti e
le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché
così hai deciso
nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me
dal Padre mio;
nessuno conosce il Figlio
se non il Padre, e
nessuno conosce il Padre
se non il Figlio e
colui al quale il Figlio
vorrà rivelarlo»
.

Quello che mi incanta è
Gesù che si stupisce
del Padre
.
Una cosa bellissima:
il Maestro di Nazaret
che è sorpreso da un Dio
sempre più fantasioso
e inventivo nelle sue trovate
,
che spiazza tutti,
perfino suo Figlio.

Cosa è accaduto?
Il Vangelo ha appena riferito
un periodo di insuccessi,
tira una brutta aria:

Giovanni è arrestato,
Gesù è contestato duramente
dai rappresentanti del tempio,
i villaggi attorno al lago,
dopo la prima ondata
di entusiasmo e di miracoli,
si sono allontanati.

Ed ecco che,
in quell’aria di sconfitta,
si apre davanti a Gesù
uno squarcio inatteso
,
un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia:

Padre, ti benedico,
ti rendo lode,
ti ringrazio,
perché ti sei rivelato
ai piccoli
.

Il posto vuoto dei grandi
lo riempiono i piccoli:
pescatori,
poveri,
malati,
vedove, bambini,
pubblicani,
i preferiti da Dio
.

Gesù non se l’aspettava
e si stupisce della novità
;
la meraviglia lo invade
e lo senti felice.

Scopre l’agire di Dio,
come prima sapeva scoprire,
nel fondo di ogni persona, angosce e speranze,
e per loro
sapeva inventare
come risposta
parole e gesti di vita
,
quelli che l’amore
ci fa chiamare “miracoli”.

Hai rivelato queste cose
ai piccoli…

di quali cose si tratta?


Un piccolo, un bambino
capisce subito l’essenziale:
se gli vuoi bene o no
.

In fondo è questo
il segreto semplice
della vita.
Non ce n’è un altro,
più profondo.
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SIMBOLO DEL FUTURO
CHE GIÀ ABITA IN NOI


Vidi una donna
vestita di sole,
una donna che
stava per generare
.

Ed è un'immagine bellissima
che si riferisce a Maria
,
ma anche
a tutta
la chiesa
incamminata, anzi

a ciascuno di noi incamminato.

Immagine di ciò che
dovremmo tutti tentare
di essere,
di ciò che già siamo
almeno come verità incipiente,
simbolo del futuro che
già abita in noi:

una donna vestita di sole
generante e pronta a
lottare contro il male
.

Siamo tutti chiamati
a riconoscerci
in questa creatura ammantata
di luce
, per essere a nostra volta creature solari,
luminose, vestite di luce;

in questa donna incinta, per essere creature generanti vita,
capaci di sostenere,
di consolare, perfino
di moltiplicare la vita
intorno a noi.

La chiesa non si pone
come primo obiettivo
quello di insegnare,
o di pregare,
o di organizzare,
ma di generare vita.

La pastorale è un atto generativo (cfr. Gal 4,19) e
il cristiano è
un rigenerato
,
nuova creatura,
non un sapiente
o un filosofo o un asceta.

(Dal libro “Donna
di frontiera,
porta dell’umano
)

Ermes Ronchi
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E sabato 2 agosto
avremo con noi
l’amico europarlamentare, già direttore di Avvenire,
Marco Tarquinio!!
Vi aspetto!
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IMPARATE
DAL MIO CUORE


Cristo si impara
imparandone il cuore,
cioè il modo di amare.

Il cuore non è un maestro
fra gli altri, é
IL MAESTRO DELLA VITA.

Inizia, allora,
il discepolato del cuore,
per noi,
discepoli sapienti e dotti,
che corriamo il rischio
di restare degli analfabeti
del cuore
.

Burocrati delle regole
e analfabeti del cuore.
Perché DIO
non è un concetto,
non è una regola
o una disciplina,
è IL CUORE DOLCE E FORTE DELLA VITA.

E troverete ristoro.
Ristoro dell’esistenza
è un cuore mite
, senza
violenza e senza inganno,
una creatura in pace
e senza presunzione
, che
diffonde un senso di ristoro
nell’arsura del vivere.

Il mio giogo è dolce
e il mio peso leggero
.

Come può il giogo
essere un ideale
per l’uomo moderno,
geloso di ogni più piccola
porzione di libertà,
per l’uomo che
nell’ultimo secolo
ha lottato proprio
per scrollarsi di dosso
tutti i gioghi?

Ma amare Dio con tutto il cuore non è cristiano;

anche ebrei e musulmani
hanno da amare Dio
con tutto il cuore
.

Amare il prossimo
come se stessi
non è ancora cristiano
,
vale anche per scribi
e dottori della legge.

Io non amerò Dio,
amerò il Padre di Gesù Cristo, l’Abbà,
lo amerò come figlio
.

Non amerò il prossimo
come me stesso,
lo amerò come Gesù
lo ama
(non quanto,
ma come,
o ne resteremmo schiacciati)

col cuore mite e umile
dell’unico che è
Figlio e fratello
.

Anch’io figlio nel Figlio,
fratello nel Fratello
.
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LA PIÙ BELLA ESPERIENZA
DI FEDE QUOTIDIANA

Amato
.
Prima che tu agisca,
prima di ogni merito,
che tu lo sappia o no,
ad ogni risveglio,
il tuo nome per Dio
è "amato"
.

Tu ci hai amati per primo,
o Dio,
e noi parliamo di te
come se ci avessi amato
per primo una volta sola.
Invece continuamente,
di giorno in giorno,
per la vita intera
Tu ci ami per primo
”(Kierkegaard)
.

Mio compiacimento
è la parola,
che contiene
l'idea di gioia
,
come se dicesse:
tu, figlio mio, mi piaci,
ti guardo e sono felice.

Si realizza quello che
Isaia aveva intuito,
l'esultanza di Dio per me,
per te
: «Come gode
lo sposo l'amata
così di te avrà gioia
il tuo Dio». (Is 62,5
)

Se ogni mattina potessi ripensare questa scena,

vedere il cielo azzurro
che si apre sopra di me
come un abbraccio
;

sentire il Padre
che mi dice
con tenerezza e forza
:
figlio mio, amato mio,
mio compiacimento
;

sentirmi come un bambino
che anche se è sollevato da terra,
anche se si trova
in una posizione instabile,
si abbandona felice
e senza timore
fra le braccia dei genitori
.

Questa sarebbe
la mia più bella,
quotidiana esperienza
di fede
.
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DALL’AFFANNO
ALLO STUPORE DI CIÒ
CHE LUI FA PER ME

Lc 10,38-42
 
Un rabbi che entra
nella casa di due donne
,
sovranamente libero
di parlare a loro
che erano le escluse,
mettendo a parte le donne,
come Gabriele,
dei più riposti segreti
del Signore.

Marta è la donna dell’accoglienza generosa,
di mani e di pane
sulla tavola per tutti.

Maria è l’accoglienza dell’ascolto,
si siede
ai piedi del maestro
e beve ogni sua parola
.

Marta corre dentro e fuori
dalla cucina
,
alimenta il fuoco,
esce in cortile e torna
a controllare le pentole;
passa e ripassa,
affaccendata per tutti
.

Maria, rapita,
ascolta Gesù.
Tutti i pregiudizi
sulle donne
saltano per aria;

per la prima volta
si rompe ogni schema,
ogni distanza formale
maestro-discepola
si infrange

come un vaso di profumo,
e l’aroma riempie la casa.

Conosciamo tutti il miracolo della prima volta.
Poi, ci si abitua.

L'eternità invece
è non abituarsi mai.

Maria ha scelto
la parte buona
,
ha iniziato
dalla parte giusta
il suo cammino con Dio:
dal tu per tu,
dal faccia a faccia.

Il primo servizio
da rendere all'amico
,
quando amico
è un nome di Dio,
è ascoltarlo,
stare con lui,
vicino col cuore
.

La casa si è riempita
di gente
e Marta teme
di non farcela
.

Allora con la libertà dell'amicizia s'interpone tra Gesù e la sorella:

dille che mi aiuti!

Gesù l'ha seguita
con gli occhi
,
ha ascoltato i rumori e
sentito l'odore del cibo,
era come se fosse stato
in cucina con lei
.

Marta, Marta, tu
ti affanni per troppe cose
”.

Gesù non contraddice
il servizio, ma l'affanno
.
Non si oppone
al suo cuore generoso,
ma ne contesta l’ansia.

E a noi ripete:
attento a un troppo
che è in agguato
,
che può ingoiarti:

troppo lavoro,
troppi desideri,
troppo correre.

Ti siedi ai piedi di Cristo
e scopri che

una cosa sola
è necessaria
”,
ed è saper distinguere
tra illusorio e permanente
,
tra effimero ed eterno.

Marta, non disperderti
nelle troppe faccende
di casa,
tu sei molto di più.

Tu puoi stare con me
in una relazione diversa
, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, sapienza, conoscenza.

Perché Gesù non cerca servitori, ma amici;
non vuole al suo seguito persone che facciano
delle cose per lui,
ma gente che gli lasci fare
delle cose dentro di sé
.

Gli occhi di Maria
sono liquidi di felicità
;

quelli di Marta,
di corse e di fatica
.

Le due sorelle tracciano
i passi della fede
di ogni credente:

passare dall'affanno
di ciò che devo fare
per Dio,
allo stupore di ciò che Lui
fa per me
,

passare da Dio
come dovere
a Dio
come ringraziamento
.

Marta e Maria
non si oppongono
,
i loro modi di amare
sono complementari
e entrambi necessari,
poli di un'unica legge:

amerai il Signore tuo Dio
e amerai il prossimo tuo
;
una sola beatitudine
in due tempi
:

beati quelli che ascoltano
la Parola, beati quelli
che la mettono in pratica
.

Una sola è la cosa
di cui c'è bisogno
” :
non vivere senza mistero,
non vivere
senza relazioni
.

Riprendi allora
il ritmo del cuore
;
abbi il coraggio di

far volare più lente
le tue ali
,
più quiete le tue mani.

Io sono Marta,
io sono Maria;

dentro di me
le due sorelle
si tengono per mano
.
 
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LA BEATITUDINE DELLA VITA

Se c'è qualcosa sulla terra
che apre la via all'assoluto,
questa cosa è
l'amore, luogo privilegiato
dove arrivano angeli.

Il cuore è la porta di Dio.
E ogni evento d'amore
è sempre decretato
dal cielo
per aprire quella porta.

L'amore ti fa uscire da te,
ti apre all'altro

e solo se hai fatto
questa esperienza
puoi capire
che cosa Dio ti chieda:

dare e ricevere amore
è ciò su cui si posa
la beatitudine della vita.


Ermes Ronchi
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LA PRIMA PAROLA
DEL RISORTO
CHE INCANTA ANCORA


Maria di Magdala
cerca colui che le ha regalato un’esperienza felice
di libertà e guarigione,
cerca il suo tesoro perduto.

Non si lascia consolare facilmente.
I segni della speranza
– la tomba aperta,
il corpo che manca –
non le parlano.

Anzi aumentano il dolore: neppure più un corpo
su cui piangere.
Persino agli angeli
rimane indifferente
.

E cerca ovunque
il corpo dell’amato
,
interroga tutti quelli
che incontra (donna, chi cerchi?).

Non cerca per fede,
cerca per amore.

Non perché crede
o spera qualcosa, ma
perché ha conservato tutto
l’amore di cui era capace
.

Come le altre donne
che si recano al sepolcro all’alba, per amore,
solo per amore,
le mani cariche di aromi,
a prendersi cura
del corpo di Gesù
,
con tutto quello che hanno,
come solo le donne sanno.

Ed ecco che quello che era
un semplice atto d’amore
si muta in un evento
,
in un avvenimento
che cambia la vita.

Colei che cerca
con tanta passione
si accorge
di essere cercata.

L’amante si accorge
di essere amata:
Maria!


E tutto esplode:
Rabbunì,
amore mio!

Ma prima, abbiamo potuto
accompagnare
passo passo
il disvelarsi della fede,
abbiamo sentito
la prima parola del Risorto,
umile, commovente,
che incanta ancora:

DONNA, PERCHÉ PIANGI?

Il Dio della vita
si interessa delle lacrime
.

Il Risorto vi si cela dentro,
non sfolgora,
non abbaglia,
nella sua voce
trema un dolore
:

non piangere, amica mia!

È lo stile inconfondibile
di Gesù
.

Il Risorto,
l’uomo degli incontri,
ricomincia gli incontri
con il suo modo unico.

Il suo primo sguardo
non cerca mai il peccato
di una persona, ma
si posa sempre sulla povertà e sulla sofferenza.

Gesù prova dolore
per il dolore dell'uomo
e se ne prende cura.

Ha passione per la passione dei suoi piccoli,
per questa urgenza
di lacrime da asciugare:
fa piaga nel suo cuore

la somma del dolore
del mondo...
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Solo Lui poteva,
nei sette demoni
di Maddalena,
intuire due angeli futuri
.

https://youtu.be/Z9UN7YEH2lg
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PAROLE PROFUMATE
DI SOLE E DI SUDORE


Una vite e un vignaiolo
:
cosa c’è di più semplice
e familiare?

Una pianta con i tralci
carichi di grappoli
;

un contadino che la cura
con le mani
che conoscono la terra
e la corteccia:

mi incanta questo ritratto che Gesù fa di sé,
di noi e del Padre
.

Dice Dio
con le semplici parole
della vita e del lavoro,
parole profumate di sole
e di sudore
.

Non posso avere paura
di un Dio così, che
mi lavora con tutto
il suo impegno,
perché io mi gonfi
di frutti succosi,
frutti di festa e di gioia
.

Un Dio che
mi sta addosso,
mi tocca,
mi conduce,
mi pota.

Un Dio che mi vuole lussureggiante.
Non puoi avere paura
di un Dio così,
ma solo sorrisi.

Io sono la vite,
quella vera.
Cristo vite,
io tralcio
.

Io e lui,
la stessa cosa
,
stessa pianta,
stessa vita,
unica radice,
una sola linfa.

Novità appassionata.
Gesù afferma
qualcosa di rivoluzionario:
Io la vite, voi i tralci.

Siamo prolungamento
di quel ceppo,
siamo composti
della stessa materia
, come
scintille di un braciere,
come gocce dell’oceano,
come il respiro nell’aria.

Gesù-vite spinge
incessantemente la linfa
verso l’ultimo mio tralcio
,
verso l’ultima gemma,
che io dorma o vegli,
e non dipende da me,
dipende da lui.

E io succhio da lui vita dolcissima e forte.

Dio che mi scorri dentro,
che mi vuoi più vivo
e più fecondo.

Quale tralcio desidererebbe
staccarsi dalla pianta?

Perché mai vorrebbe
desiderare la morte?

E il mio padre
è il vignaiolo
:
un Dio contadino,
che si dà da fare
attorno a me,
non impugna lo scettro
ma la zappa,
non siede sul trono
ma sul muretto
della mia vigna.
A contemplarm
i.
Con occhi belli
di speranza.

Ogni tralcio
che porta frutto
lo pota

perché porti più frutto
.

Potare la vite
non significa amputare, bensì togliere il superfluo
e dare forza
.

Ha lo scopo di
eliminare il vecchio
e far nascere il nuovo
.

Qualsiasi contadino lo sa:
la potatura è un dono
per la pianta
.

Così il mio Dio contadino
mi lavora,
con un solo obiettivo:
la fioritura
di tutto ciò che
di più bello e promettente
pulsa in me
.

Tra il ceppo e i tralci
della vite,
la comunione
è data dalla linfa
che sale e si diffonde
fino all’ultima punta
dell’ultima foglia
.

C’è un amore che sale
nel mondo,
che circola
lungo i ceppi
di tutte le vigne,
nei filari
di tutte le esistenze,
un amore
che si arrampica e
irrora ogni fibra
.

E l’ho percepito tante volte
nelle stagioni
del mio inverno,
nei giorni
del mio scontento.

L’ho visto aprire esistenze che sembravano finite,
far ripartire famiglie
che sembravano distrutte.

E perfino le mie spine
ha fatto rifiorire
.

Siamo immersi
in un oceano d’amore
e non ce ne rendiamo conto”
(G. Vannucci)

In una sorgente
inesauribile, a cui
puoi sempre attingere,
e che non verrà mai meno.
51🙏5🥰4🔥2👏1
QUANDO ASCOLTI
il dolore dell'altro
e ti costituisci
come dimora

della sua fragilità,

tutto ti ritorna
come cura
,
come guarigione,
come energia feconda
che alimenta in te
processi generativi
e di rinascita
.

Ermes Ronchi
54🙏4🥰2
TUTTI A SERVIZIO
DI TUTTI


“Di’ che questi
miei due figli siedano
uno alla tua destra
e uno alla tua sinistra
nel tuo regno”
.

Ed ecco ancora una volta
tutta la pedagogia di Gesù,
paziente e luminosa.

Invece di arrabbiarsi
o di scoraggiarsi,
il Maestro riprende
ad argomentare,
a spiegare il suo sogno
di un mondo nuovo
.

Non sapete quello
che chiedete!


Non capite quali corde oscure andate a toccare con questa domanda, quale povero cuore,
quale povero mondo
nasce da queste fame
di potere
.

E la dimostrazione arriva immediatamente:
gli altri dieci apostoli
hanno sentito
e si indignano,
si ribellano,
unanimi nella gelosia, accomunati dalla stessa competizione
per essere i primi
.

Adesso non solo i due figli
di Zebedeo
(i boanerghes,
i figli del tuono,
irruenti e autoritari come
indica il loro soprannome), ma tutti e dodici
vengono chiamati
di nuovo da Gesù,
chiamati vicino
.

E spalanca loro
l'alternativa cristiana
:
tra voi non sia così.
I grandi della terra
dominano sugli altri,
si impongono
...

Tra voi non così!

Credono di governare
con la forza...
tra voi non è così!

Gesù prende le radici
del potere e le capovolge
al sole e all'aria:

Chi vuole diventare grande tra voi
sia il servitore di tutti.


Servizio, il nome difficile dell'amore grande.

Ma che è anche
il nome nuovo, il nome segreto della civiltà.

Anzi, è il nome di Dio.
Come assicura Gesù:

Non sono venuto
per procurarmi dei servi,
ma per essere io il servo
.

La più sorprendente,
la più rivoluzionaria di tutte
le autodefinizioni di Gesù.

Parole che danno
una vertigine:
Dio mio servitore!

Vanno a pezzi le vecchie
idee su Dio e sull'uomo:
Dio non è il padrone e
signore dell'universo
al cui trono inginocchiarsi
tremando, ma

è Lui che si inginocchia
ai piedi di ogni suo figlio,
si cinge un asciugamano
e lava i piedi,
e fascia le ferite
.

Se Dio è nostro servitore,
chi sarà nostro padrone?


L'unico modo perché
non ci siano più padroni è
essere tutti a servizio
di tutti
.

E questo non come riserva di viltà, ma come moltiplicazione di coraggio.

Gesù infatti non convoca uomini e donne incompiuti e sbiaditi, ma pienamente fioriti, regali, nobili, fieri, liberi.

Belli della bellezza
di un Dio con le mani
impigliate nel folto
della vita
,
custode che veglia,
con combattiva tenerezza, su tutto ciò che fiorisce sotto il suo sole.
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Preoccupiamoci
di coltivare
una venerazione
profonda
per tutte le forze
che Dio ci consegna:

forze di bontà,
di intelligenza,
di libertà,
di bellezza.


Facciamo che
queste erompano
in tutta la loro forza,
in tutta la loro bellezza,
in tutta la loro potenza
.

E vedremo le tenebre scomparire.

https://youtu.be/_gGzqw6Nj48?si=xlxiYN1tgQTMQE6U
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