ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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UNA BENEDIZIONE
DI SPERANZA CONSOLANTE SU DI NOI


Luca ci offre
l'unica pagina evangelica
in cui protagoniste
sono le donne.

Due madri,
entrambe incinte
in modo «impossibile»,
sono le prime profetesse
del Nuovo Testamento
.

Sole, nessun'altra presenza,
se non quella
del mistero di Dio
pulsante nel grembo.

Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto
del tuo grembo!


Elisabetta ci insegna
la prima parola
di ogni dialogo vero
:
a chi ci sta vicino,
a chi condivide strada
e casa
,
a chi mi porta luce,
a chi mi porta
un abbraccio
,

ripeto la sua prima parola:

che tu sia benedetto!
Tu sei benedizione
scesa sulla mia vita!


Elisabetta ha introdotto
la melodia
, ha iniziato
a battere il ritmo dell'anima,
e Maria è diventata
musica e danza
,

il suo corpo è un salmo:
L'anima mia magnifica il Signore!

Da dove nasce
il canto di Maria?


Ha sentito Dio
entrare nella storia
,
venire come vita
nel grembo,

intervenire non
con le gesta spettacolari
di comandanti o eroi,
ma attraverso il miracolo
umile e strepitoso
della vita
:

una ragazza che dice sì, un'anziana che rifiorisce,

un bimbo di sei mesi
che danza di gioia
all'abbraccio delle madri
.

Viene attraverso il miracolo
di tutti quelli che
salvano vite,
in terra e in mare.

Il Magnificat è
il vangelo di Maria
,
la sua bella notizia
che raggiunge tutte
le generazioni
.

Per dieci volte ripete:
è lui che ha guardato,
è lui che fa grandi cose,
che ha dispiegato,
che ha disperso,
che ha rovesciato,
che ha innalzato,
che ha ricolmato,
che ha rimandato,
che ha soccorso,
che si è ricordato....
è lui,
per dieci volte.

La pietra d'angolo
della fede
non è quello che
io faccio per Dio, ma
quello che Dio fa per me.

La salvezza è
che lui mi ama,
non che io lo amo
.
E che io sia amato
dipende da lui,
non dipende da me.

Maria vede un Dio
con le mani impigliate
nel folto della vita.
E usa i verbi al passato,
con uno stratagemma
profetico, come se
tutto fosse già accaduto
.

Invece, è
il suo modo audace
per affermare che si farà,
con assoluta certezza,
una terra e un cielo nuovi, che il futuro di Dio è certo
quanto il passato, che
questo mondo porta un altro mondo nel grembo.

Pregare il Magnificat
è affacciarsi con lei
al balcone del futuro
.

Santa Maria,
assunta in cielo,
vittoriosa sul drago,
fa scendere su di noi una benedizione di speranza,
consolante, su tutto ciò
che rappresenta il nostro
male di vivere
:

una benedizione
sugli anni che passano,
sulle tenerezze negate,
sulle solitudini patite,
sul decadimento di
questo nostro corpo,
sulla corruzione
della morte
,
sulle sofferenze
dei volti cari,
sul nostro piccolo o
grande drago rosso,
che però non vincerà
,

perché la bellezza
e la tenerezza sono,
nel tempo e nell'eterno,
più forti della violenza
.
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UNA FESSURA APERTA SULL’OLTRE
 Lc 24,46-53

ASCENSIONE: con Cristo
anche noi a cercare un crocevia tra terra e cielo
,

una fessura aperta sull'oltre,
su ciò che dura
al di là del tramonto:

sapere che il nostro amare
non è inutile ma
sarà raccolto
goccia a goccia, come olio sacro e prezioso
.

“E alzate le mani li benediceva, e veniva portato su, in cielo”.

L'ultima immagine di Gesù sono le sue mani alzate a benedire.

Sua parola definitiva che
ci raggiunge tutti,
una in-finita,
mai finita benedizione

che si stende sulla storia, sul pane e sulle pietre, sull'uomo che cade
e su chi è ferito,
ad assicurare che la vita
è più forte delle sue ferite
.

Il mondo lo ha rifiutato e ucciso, e lui lo benedice.

L’ascensione non è
una vittoria sulla forza
di gravità, Gesù
non è salito verso l'alto,
è ‘asceso’ nel profondo degli esseri,  
è ‘disceso’ nell’intimo del creato e delle creature
.

Lui ha preso dimora nel profondo del creato,
nel rigore della pietra
come nella musica delle costellazioni: spostamento del cuore, non del corpo.

Con il suo corpo assente sottratto agli sguardi
e al nostro avido toccare, inizia la nostalgia del cielo; non lo possiamo toccare, non lo possiamo trattenere come Maria quel giorno al sepolcro, perché lui deve andare all’essenziale.

Il Maestro lascia la terra con un fallimento, se giudicato coi numeri:
delle folle osannanti rimangano solo undici uomini impauriti e poche donne tenaci e coraggiose.

Ma lui sa che nessuno
di loro lo dimenticherà,
è la sola garanzia di cui
ha bisogno, per affidare loro il suo vangelo
e il suo sogno.
Ho amato ogni cosa con l'addio” (Marina Cvetaeva).
 
Mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Gesto prolungato,
a indicare una benedizione mai terminata
, che galleggia ancora alta sul mondo
e vicinissima a me
.

Una benedizione
ha lasciato il Signore
;
una parola bella su noi.

Perché si benedice
chi ci ha fatto del bene.
E io, quale bene ho fatto
a Dio?


Eppure egli benedice
i miei sandali rotti e
i miei percorsi malandati.

Luca conclude il suo vangelo a sorpresa:
i discepoli tornarono
a Gerusalemme
con grande gioia
.
Invece d’essere tristi
perché se ne andava
il loro amico, sentono
dentro un amore che
abbraccia l'universo,
e ne sono felici:
finalmente hanno capito.

La "Chiesa in uscita"
inizia su quell’altura
,
col chiedere agli apostoli
un cambio di sguardo.

Devono passare
da un gruppo che mette
se stesso al centro,
ad una Chiesa
al servizio dell'uomo
,
della vita,
di ciò che conta davvero,
della Casa comune e
dei figli che verranno.

Benedici anche me,
Signore, che sto imparando,
che sto qualche volta camminando, come loro,
su sandali di gioia
.
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ABBIATE CORAGGIO:
IO HO VINTO IL MONDO!


C'è una speranza
per i fragili e i dubitanti
.

Io non sono un eroe,
sono il primo dei paurosi,
sono l'ultimo
dei coraggiosi
.

Ma il Signore non convoca eroi nel suo regno.
Ma uomini e donne veri
.
Che lo accolgano.

Dio non si merita
si accoglie.
Il vangelo non si conquista,
si accoglie
.

Penso alla fragilità mia
non come a un ostacolo, ma come a una opportunità
di speranza
.

Gesù non si scaglia mai
contro la fragilità, bensì
contro l'ipocrisia dei pii
e dei potenti
.

Pietro, dopo la pesca miracolosa dice a Gesù: allontanati da me
perché sono peccatore
.

Gesù ha una reazione bellissima, non dice:
Non è vero,
non sei peccatore,
non più degli altri
”,
non lo giudica,
non lo umilia,
non minimizza,
ma neppure lo assolve
.

Fa un'altra cosa.
Pronuncia una parola:
"Non temere. Tu sarai”.

Ed è il futuro che si apre,
che conta più
del presente
e di tutto il mio passato
.

D'ora in avanti tu sarai
e il bene possibile
domani, vale più
del male di ieri e di oggi
.

La tua vocazione conta
più della tua fragilità
.

Il peccato rimane,
il peccato tornerà, ma
non può essere il mio alibi
per allontanare Dio,
per evitarlo, per
non impegnarmi con Lui.

Non temere, anche
la tua barca va bene!
Anche la tua vita va bene
per il Vangelo
.
Anche la tua zattera
anche se sembra
che perda i pezzi
e faccia acqua.

Gesù rialza, dà fiducia,
conforta la vita,
ma poi la incalza:

D'ora in avanti - dice -
tu sarai”.

D'ora in avanti resterai
peccatore ma diventerai
pescatore di uomini
.

E anche la barca di chi
non ha preso nulla
può riempirsi,
per la sua parola
non per il mio talento,
per il buon seme non
per il bravo seminatore.

E il miracolo del lago
non sono le barche
riempite di pesci,
non sono neppure
le barche abbandonate
per seguire il maestro,

il miracolo grande è Gesù
che non si lascia
impressionare
dai miei difetti
,
che non è deluso
dalle mie labbra impure,
che non ha paura
dei miei peccati, ma
mi affida il Vangelo
e proprio là dove
mi ero fermato
mi fa ripartire
.

Allontanati da me
aveva detto Pietro.

E invece si allontanano sì,
ma insieme, e verso
un mare più grande
.

Allora posso dire:
Credo in te, Signore,
perché tu credi in me
.
Ti do fiducia perché
tu mi dai fiducia.
Ho speranza perché
tu hai speranza in me
.

Seguirò i tuoi passi
perché sulla mia barca
hai voluto salire
.

Gesù non cerca in me
il giusto,
l'uomo giusto
che non so se riuscirò mai
ad essere.

Cerca quella debolezza
che è in me radicale,
originaria, fontale, fatale
.

Vuole impadronirsi della
mia debolezza profonda

quella che è a monte
di tutti i miei peccati
.

E lì vuole incarnarsi
come lievito, come sole,
come fuoco, come spirito
dentro la creta, come
pace nella tempesta
.

E questo mi dà speranza
perfino in me stesso
.
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ABBRACCIATO
DAL MISTERO


Questo Dio folle
che ha amato
non solo noi,
ma tutto il creato
.

E che anch'io amo,
perché è opera
delle sue dita.

Coi suoi spazi,
le sue nuvole,
i suoi figli,
la sua dolce
e aspra bellezza.

Terra amata e paziente.
Grande giardino di Dio,
con noi suoi piccoli
"giardinieri planetari".

La Trinità è lo specchio
del mio senso ultimo
,
e dell'universo stesso.

Incamminato verso
un Padre che mi dà vita,
verso un Figlio
che mi innamora,
verso uno Spirito che
accende di comunione
le mie solitudini
.

Io mi sento piccolo ma abbracciato dal mistero,
come un bambino
col naso all'insù.

Resto saldo nel loro vento
in cui naviga
l'intero creato
che mi attende
.

Mi attende, perché
il suo nome è comunione
.

Ermes Ronchi
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IL PIÙ BEL DIALOGO
di tutta la letteratura spirituale
in tre brevissime,
fulminanti domande
rivolte a un pescatore
bagnato come un pulcino
.

E l'alba è fredda.
E Pietro trema
vicino alle braci
di quel fuocherello.

Trema per il freddo, ma
per le domande
che sono brucianti:

mi ami più di tutti?

Per tre volte lo chiede.
Tre domande
all'apparenza uguali e
invece tutte diverse

con il Signore che
si avvicina sempre di più
piano, piano a Simone.

Si incarna
nella sua misura
.
Si avvicina alla sua fatica.

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EFFUSIONE D’AMORE

Lo Spirito è l'estasi di Dio,
il debordare,
l'esondazione di
un amore cercatore
che preme, dilaga,
si apre la strada
verso il cuore dell'uomo
.

Effusione di vita.
Lo Spirito santo è
ciò che fa vivere Dio.

Dio ha donato ciò che
lo fa vivere: non vuole
che l'uomo esista
in funzione di Lui
,

ma che viva di Lui.

Non ha creato l'uomo
per reclamarne la vita, ma
per risvegliare la sorgente sommersa di tutte
le sue energie
.

Effusione ardente:
il simbolo del fuoco dice
che lo Spirito porta
in dono il bruciore
del cuore

dei discepoli di Emmaus,

l'alta temperatura
dell'anima che si oppone
all'apatia del cuore
e
della fede che ha inaridito
l'uomo e il credente d'oggi.

Ermes Ronchi
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NOI, MADRI DI VANGELO
Gv 14,15-16.23b-26
 
Con lo Spirito Santo
le parole non ce la fanno.
Lo Spirito è Dio in libertà,
e non sopporta recinti
nemmeno di parole sacre
.

Lui forza tutte le porte.

La prima porta
che abbatte
è quella sbarrata
di una casa
dove manca l’aria.

Luca ci racconta
di apostoli che ne escono
come ubriachi, fuori di sé,
storditi da una improvvisa
predazione di Dio
.

É la prima chiesa,
stremata e impaurita:
un gruppo deluso che,
barricato in casa,
si stava sfaldando e
che improvvisamente
viene rovesciato come
un guanto, e affronta
la città che uccide i profeti:

Quel Gesù che voi avete ucciso è vivo!

Parevano “ebbri”, come esagerati, fuori misura,
i folli di Dio; perché
il cristianesimo non
si diffonde per dottrine
o divieti, ma, come allora, per la consegna amorosa e contagiosa della passione per Dio
e per l’uomo
.

La seconda porta
è aperta dal salmo
tra le letture
,
con il suo registro maestoso,
una melodia
che naviga e aleggia
sul mondo
:

del tuo Spirito, Signore,
è piena la terra (Sal 103)
.


Tutta la terra, nessuna
creatura esclusa,
ne è piena
;
non solo sfiorata dal vento di Dio, ma riempita.

Anche se non è evidente,
anche se rimane gonfia
di sangue, di follia,
di guerre ovunque.

La terza porta
dello Spirito si apre
su altre cento
:
Paolo racconta di
una fiamma di fuoco
che si divide e che,
come una musica riempie
e sposa vite diverse
,

benedice la genialità e
l’unicità di ognuno
,
domanda discepoli creativi
che non ripetono
parole d’altri: liberi,
leggeri e limpidi.

“Nella grande Cattedrale
che Dio va costruendo
con le nostre persone,
ognuno di noi è
una pietra insostituibile” (G
. Vannucci).

Che opera compie
lo Spirito?

L’opera che ha realizzato con Marco, Matteo, Luca
e Giovanni:
genera evangelisti.

Ognuno di noi lo è,
col suo vangelo
da proclamare
.
E nessuno ci può sostituire
proprio là,
dove Dio ci ha posto.

La quarta porta è
spalancata dal vangelo
:
lo Spirito vi guiderà
alla verità tutta intera.

È l’umiltà di Gesù,
che non pretende
di aver detto tutto,
ma ci parla con verbi
tutti rivolti al futuro:

lo Spirito verrà, annuncerà, guiderà, parlerà.
Ricorderà cose antiche e
scoprirà cose nuove.
Lui, sommo inventore.

E pregarlo è affacciarsi
al balcone del futuro,
dove la verità,
sempre incompiuta,
cresce e matura.

Lo Spirito compie in noi l’opera stessa realizzata in santa Maria:
incarna in me la Parola,
la fa crescere, ci rende tutti e tutte madri di Dio.

Allora niente cattolici depressi! Perché
non mancherà mai il vento
al mio piccolo veliero.

Niente ansia per la rotta, perché su di noi soffia
un Vento libero
e liberante
.

E ci fa tutti
vento nel suo Vento
.
Perché il Vangelo
non è finito, è infinito,

e cresce con chi lo legge.(Gregorio Magno).

Cresce con te.
Tu ne sei madre.
🔥1910
CONQUISTA OCCHI
DI MADRE,
GUARDA CON OCCHI
DI FIGLIO:
SONO GLI UNICI CHE
VEDONO VERAMENTE!


Gesù disse al discepolo:
Ecco la tua madre

Ma le parole esatte
del Vangelo sono:
Guarda: è tua madre!

E questo verbo,
questo imperativo,
è indirizzato a ogni discepolo:

Guarda, rivolgi gli occhi,
tieni fisso lo sguardo
su Maria
.

È l'ultimo comandamento
che il Signore morente
lascia a ciascuno di noi:

Se vuoi essere discepolo,
guarda a Maria,
impara da lei,

dai suoi gesti,
dalle sue parole,
dai suoi silenzi;
lasciati educare e
formare da lei
, come fa ogni madre con i suoi figli

E ripeti il suo ascolto,
la sua lode, la sua cura,
la sua fortezza,
la sua capacità di essere madre ancora quando
un figlio muore e
un altro figlio le è dato
.

Quando tutto muore,
quando tutto si fa nero
sul Golgota, Gesù pronuncia parole di vita.

Dice "madre
Dice "figlio”.
Dice generazione e affetto e vita che riprende
a scorrere
.

Sul Calvario è Gesù che
prega un uomo e
una donna di riannodare
il filo spezzato della vita
.

Nel vertice del dolore
non sono gli uomini
che pregano Dio,
ma è Dio che prega
l'uomo
e gli dice:

Conquista occhi
di madre, guarda
con occhi di figlio:
sono gli unici che
vedono veramente!


Dio invoca l'uomo
sul Calvario, perché
l'uomo converta
lo sguardo con cui vede
il mondo e il cuore
con cui opera nel mondo
.
Perché cambi le mani con cui prende e dà la vita
e la morte.

Nel giorno del grande dolore,
noi ci aggrappiamo a Dio.
Invece sul Calvario è Dio
che si aggrappa a noi
,
a quella parte sana e
buona, a quella parte
affettuosa e forte
,
a quella porzione di fiducia,
anzi, alla cosa più forte
– istinto, energia, amore –
alla cosa più forte che
esista sulla terra,
il rapporto madre-figlio
.

Per ricostruire da li
un cammino che passi
oltre le infinite croci.

Sul Calvario, Gesù,
ci affida una vocazione.


Ai piedi della croce è
la prima cellula della
chiesa, Maria e Giovanni
.

Ciò che è detto a loro
è detto a tutta la chiesa
.

Anche a noi Gesù dice:
Ecco tuo figlio!


Lo dice a me, a te,
a ciascuno
, indicando
chiunque ci cammina
a fianco nell'esistenza:
Ecco tuo figlio!

A ciascuno ripete:
Ecco tua madre

indicando chiunque
un giorno ci abbia aiutato
a vivere, innumerevoli piccole madri nella nostra esistenza,
chiunque ancora oggi
ci sostenga nella vita.

Figlio e madre
ad ogni creatura,
questo è l'uomo di Dio
.
Figlio e madre a ogni vita,
questo è il discepolo
di Cristo.

E la nostra vocazione è
custodire, proteggere
,
prendersi cura, amare,
prendere Maria
e tutti coloro che
ti furono madre
tra le tue cose care.
Come ha fatto Giovanni.

Tutti noi abbiamo
un compito supremo:

Custodire delle vite
con la nostra vita
,
soprattutto là dove la vita langue ed è prossima
a spegnersi. (E. Canetti)
.

La nostra vocazione
è la maternità
.

È stare con Maria
accanto alle infinite croci
della terra
, dove Cristo
è ancora crocifisso
nei suoi fratelli,
per portare conforto e lavorare alla redenzione.
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IL DISCEPOLO-LUCE É
UNO CHE OGNI GIORNO
ACCAREZZA LA VITA
E RIVELA IL BELLO
DELLE PERSONE


Voi siete il sale,
voi siete la luce
.

Siete come
un istinto di vita
che penetra nelle cose,
come il sale
,
si oppone al loro degrado
e le fa durare.

Siete un istinto
di bellezza
,
che si posa
sulla superficie delle cose,
le accarezza,
come la luce
,

e non fa violenza mai,
ne rivela invece forme, colori, armonie e legami.

Così il discepolo-luce
è uno che ogni giorno
accarezza la vita e rivela
il bello delle persone
,

uno dai cui occhi emana
il rispetto amoroso
per ogni vivente
.

Voi siete il sale,
avete il compito di
preservare ciò che
nel mondo vale e merita

di durare, di opporvi
a ciò che corrompe,
di far gustare il sapore buono della vita.

Voi siete la luce del mondo.
Una affermazione
che ci sorprende, che
Dio sia luce lo crediamo;
ma credere che
anche l’uomo sia luce, che
lo sia anch’io e anche tu,
con i nostri limiti e
le nostre ombre,
questo è sorprendente
.

E lo siamo già adesso,
se respiriamo vangelo
:

la luce è il dono naturale
di chi ha respirato Dio.

Chi vive secondo
il vangelo è una manciata di luce gettata in faccia
al mondo (Luigi Verdi)
.

E non impalcandosi
a maestro o giudice,
ma con i gesti:
risplenda la vostra luce
nelle vostre opere buone
.

Sono opere di luce
i gesti dei miti, di chi
ha un cuore bambino,
degli affamati di giustizia,
dei mai arresi cercatori
di pace, i gesti
delle beatitudini,
che si oppongono a ciò che corrompe il cammino
del mondo:
violenza e denaro.

Quando due sulla terra
si amano
compiono l’opera
:
diventano luce nel buio,
lampada ai passi di molti,
piacere di vivere e
di credere
.

In ogni casa dove
ci si vuol bene,
viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita
.

Mi sembra impossibile,
da parte di Gesù, riporre
tanta stima e tanta fiducia
in queste sue creature!

In me, che lo so bene,
non sono né luce né sale.
Eppure, il vangelo
mi incoraggia
a prenderne coscienza:

Non fermarti
alla superficie di te,
al ruvido dell’argilla
di cui sei fatto
,

cerca in profondità,
verso la cella segreta
del cuore, scendi
nel tuo santuario e
troverai una lucerna accesa,
una manciata di sale
:
frammento di Dio in te.

L’umiltà della luce e
del sale: la luce
non illumina se stessa,
nessuno mangia il sale
da solo
.

Così ogni discepolo
deve apprendere
la loro prima lezione:
a partire da me,
ma non per me.

La povertà del sale
e della luce è
perdersi dentro le cose
,
senza fare rumore,
né violenza,
e risorgere con loro.

Come suggerisce il profeta Isaia: Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita (Isaia 58,8).

Non restare curvo
sulle tue storie e
sulle tue sconfitte,
chi guarda
solo a se stesso
non si illumina mai
.

Tu occupati della terra
e della città, e
la tua luce sorgerà
come un meriggio di sole
.
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SIGNORE, IL TUO SOGNO

non è fatto
di figli obbedienti
alla fatica, ma
di vigne fiorite,
di grappoli gonfi di miele
e di sole
.

Tu e io a far maturare
la vigna della storia
.

Signore,
questo mondo spesso
non mi piace:
una vendemmia di sangue.
Eppure è la Tua
e la mia casa, la Tua
piantagione preferita:
voglio impegnarmi,
io e non gli altri, senza pretendere che gli altri
si impegnino per me,
senza giudicare
,
senza accusare
chi non si impegna.

Mi impegno non
per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma
per amarlo e portarvi frutto, perchè il mondo si muove
se io mi muovo,
muta se io divento nuovo
,
si imbarbarisce se lasciamo libera la belva che è in noi.

Signore,
unifica il mio cuore,
fa’ che io non abbia
due cuori in lotta fra loro
.

Donami un cuore
semplice e integro
,
che sia con Te
maturatore di frutti,
con Te vignaiolo,
in tutte le nostre piccole
vigne segrete
, dove
ci impegnamo a rendere
meno arida la terra,
meno soli gli uomini,
meno contraddittorio
il nostro cuore
.
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LA DIROMPENTE NOVITÀ PORTATA DA GESÙ

Vi fu detto, ma io vi dico
Il coraggio del cuore,
il coraggio del sogno
di Dio
.

Fu detto: non ucciderai;
ma io vi dico:
chiunque si adira
con il proprio fratello,
chi nutre rancore è
nel suo cuore un omicida
.

Gesù va diritto al movente
delle azioni
, al laboratorio
interiore dove si formano.

L’apostolo Giovanni
afferma una cosa enorme:
Chi non ama suo fratello
è omicida” (1 Gv 3,15)
.
Chi non ama, uccide.

Il disamore non è solo
il mio lento morire,
ma è un incubatore
di omicidi
.

Chiunque si adira
con il fratello,
o gli dice pazzo,
o stupido,
è sulla linea di Caino...


Gesù mostra i primi
tre passi verso la morte:
l'ira,
l'insulto,
il disprezzo,
tre forme di omicidio
.

L'uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell'altro.

Chi gli dice pazzo
sarà destinato al fuoco della Geenna
.

Geenna non è l'inferno,
ma quel vallone,
alla periferia di Gerusalemme,
dove si bruciavano
le immondizie della città
,
da cui saliva
perennemente un fumo
acre e maleodorante.

Gesù dice:
se tu disprezzi
e insulti l’altro
tu fai spazzatura
della tua vita,
la butti nell'immondizia
;
è ben di più di un castigo,
è la tua umanità che
marcisce e va in fumo.

Custodisci il cuore perché
è la sorgente della vita
.

Custodiscilo tu, Signore,
questo fragile,
contorto,
splendido dono
che ci hai dato:
questo cuore
che è di carne,
ma che sa anche di cielo
”.
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