ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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NESSUNO
CI SCIOGLIERÀ PIÙ DALL’ABBRACCIO
DELLE MANI SUE


Vangelo breve,
quattro soli versetti su
chi è Dio e chi siamo noi.

Le mie pecore ascoltano
la mia voce.


Per essere di Dio
ci vuole l’ascolto
.

Facciamo attenzione
al piccolo dettaglio:
ascoltano la mia voce,
e non le mie parole,
perché le pecore
non comprendono
la lingua del pastore.

Come il neonato che
per qualche mese ascolta
la madre riconoscendola
come unica voce
al mondo
che lo incanta
fin da subito,
pur senza capirne
il senso
.

Con il tono di voce possiamo graffiare, possiamo ferire
oppure accarezzare,
perché la voce
contiene tutto
:
affetto,
devozione,
cura,
seduzione.

L’ascolto è ospitalità
della vita
.

È l’esperienza di
Maria di Magdala
al mattino di Pasqua,

del bambino che riconosce la voce al di là della porta
e smette di piangere,
certo che la mamma
arriverà subito.

La voce è il canto amoroso dell’essere:

Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene saltando
per i monti, balzando
per le colline (Ct 2,8).


E prima ancora,
l’amato chiede il canto
della voce dell’amata:

la tua voce fammi sentire (Ct 2,14).
 
Ed ecco come continua
il vangelo:
io conosco le mie pecore.

Gesù mi parla come uno che mi vede da sempre,
dal grembo di mia madre.

Da quando ero appena
una perla di sangue
ha seguito ogni mio passo,
ha contato
ogni mio sospiro.

Perché le pecore ascoltano?
Non per costrizione,
ma perché la voce
è amica.
E per questo bellissima,
dove ha nido il futuro
.

Io do loro la vita eterna.

Che non è quella cosa interminabile e
un po’ noiosa
dalla durata indefinita
e vaga, che poco
ci interessa.

La vita eterna è
la vita dell’Eterno
;
vivere la sua vastità,
la sua intensità,
il suo legame caldo
con ogni creatura.

Il vangelo ci dà la sveglia
con una immagine di lotta:

Nessuno le strapperà
dalla mia mano
(v.28)
.

Abbiamo in mente
la parabola di Luca,
il pastore buono
che va in cerca
della pecora perduta,
la trova, se la carica
sulle spalle, e torna.

Invece per Giovanni
il pastore è un vero guerriero
, che come
il piccolo Davide
difende con la sua fionda
il gregge del padre,
da lupi e da orsi.

Le sue sono le mani forti
di un lottatore contro ladri e predatori, mani vigorose che stringono un bastone, per camminare e lottare.

E se abbiamo capito male e ci restano dei dubbi,
Gesù coinvolge il Padre:

nessuno può strapparle
dalla mano del Padre
(v.29)
.
Nessuno, mai (v.28).

Due parole perfette, assolute, senza crepe.
Nessuno,
né creature né demoni,
neppure le guerre,
nessuno ci scioglierà più dall’abbraccio
delle mani sue.


Legame forte,
non lacerabile
.
Nodo amoroso
che nulla scioglie.

L’eternità è la sua mano
che ti prende per mano
.

E beato chi sa fare volare
queste parole lontano,
verso tutti gli agnellini
minacciati del mondo
.
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VERSO LA VITA
SENZA CONFINI


Il buon pastore chiama
le sue pecore,
cia­scuna per nome
.

Io sono un chiamato,
con il mio nome unico pronunciato da lui
come nessun altro sa fare, con il mio no­me al sicuro nella sua bocca,
tutta la mia per­sona
al sicuro con lui.

E le conduce fuori.
Il nostro non è un Dio
dei recinti chiusi
ma de­gli spazi aperti,
di liberi pascoli.

E cammina davanti
ad esse
.
Non un pasto­re
di retroguardie,
ma una guida
che apre cammini e inventa strade,
è davanti e non al­le spalle.

Non pastore che rimprovera e ammonisce per farsi seguire,
ma uno che precede
e seduce con il suo andare,
che af­fascina con il suo esempio: pastore di fu­turo.

E troveranno pascolo: Gesù promette
a chi va con lui
un di più di vita,
un centuplo di fratelli
e case e campi.

Promette di far fiorire
la vita.
Io sono la porta.

Cristo è soglia spalancata che immette nella terra dell'amore leale,
più forte della morte
(chi entra attraverso di me si troverà in salvo);
più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire).

Sono venuto perché abbiano la vita e l'ab­biano in abbondanza.

Per me, una delle fra­si
più solari del Vangelo;
è la frase della mia fede,
quella che mi rigenera
ogni volta che l'ascolto: sono venuto perché abbiate la vita piena, abbondante, gioiosa.

Non solo la vita necessaria, non solo quel minimo senza il quale la vita
non è vita,
ma la vita esu­berante, magnifica, eccessiva;

vita che rompe gli argini
e tracima e feconda,
uno scialo di vita,
che profuma di amore,
di libertà e di coraggio.

Così è Dio:
manna non per un giorno
ma per quarant'anni
nel deserto,
pane per 5.000 persone,

pelle di primavera
per dieci lebbrosi,
pietra rotolata via
per Laz­zaro,

cento fratelli per chi
ha lasciato la ca­sa,
perdono per 70 volte 7, vaso di nardo
per 300 denari.

In una sola piccola parola
è sintetizzato ciò che oppone Gesù a tutti gli altri, ciò che ren­de incompatibili il pastore e il ladro.

La pa­rola immensa e breve è «vita».

Parola che pul­sa sotto tutte le parole sacre,
cuore del Van­gelo,
parola indimenticabile.

Cristo non è ve­nuto a pretendere ma ad offrire, non chiede niente,
dona tutto.

Vocazione di Gesù,
e di o­gni uomo, è di essere nella vita datore di vita.

«Gesù non è venuto a portare una teoria re­ligiosa, un sistema di pensiero.
Ci ha comu­nicato vita
ed ha creato in noi l'anelito verso più grande vita» (G. Vannucci)
.

Allora urge cambiare
il riferimento di fondo
della nostra fede:

non è il peccato dell'uomo il movente della storia
di Dio con noi,
ma l'offerta di più vita.

L'asse attorno al quale ruota, danza il Vangelo
è la pienezza di vita,
da parte di un Dio
che un verso bellissimo
di Centore canta così: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori!».
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Lunedi 19 MAGGIO 2025 ore 18.30 Chiostro di S. Maria del Cengio
SAVE THE DATE!!

Cari amici, Casa dei sentieri vi invita all'incontro “Scienza e Spiritualità: oltre il dialogo”.

Con me sarà in dialogo FEDERICO FAGGIN,
il geniale inventore dei microchip e touchscreen.

Ulteriori info: https://smariadelcengio.it/casa-dei-sentieri.
Vi aspettiamo!
p. Ermes
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Santa Maria,
donna missionaria
,
concedi alla tua Chiesa
il gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle
del verbo mandare,
le radici della sua primordiale vocazione.

Aiutala a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che,
apparendo agli albori
della rivelazione neotestamentaria
accanto a lui,
il grande missionario di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita.

Quando essa si attarda all’interno delle sue tende dove non giunge
il grido dei poveri,
dalle il coraggio di uscire dagli accampamenti.

Quando viene tentata
di pietrificare la mobilità del suo domicilio,
rimuovila dalle sue apparenti sicurezze.

Quando si adagia
sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua
vita sedentaria.

Mandata da Dio per la salvezza del mondo,
la Chiesa è fatta
per camminare,
non per sistemarsi.

Nomade come te,
mettile nel cuore
una grande passione
per l’uomo.

Vergine gestante come te, additale la geografia della sofferenza.

Madre itinerante
come te,
riempila di tenerezza
verso tutti i bisognosi.

E fa’ che di nient’altro
sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti tu
con i pastori,
con Simeone,
con i magi d’Oriente,
e con mille altri anonimi personaggi
che attendevano
la redenzione.

Santa Maria,
donna missionaria,
noi ti imploriamo
per tutti coloro che
avendo avvertito,
più degli altri,
il fascino struggente
di quella icona che ti raffi-
gura accanto a Cristo, l’inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare
il Vangelo in terre lontane.

Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo.
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Poesia, letteratura, musica, natura e riflessione biblica da gustare in amicizia QOL LEV, con tutto il ♥️.

Summer school eco-biblica 20/22 giugno a Crespano del Grappa (Tv). Dal venerdì pomeriggio alla domenica con noi, in profondità e leggerezza. Scrivici a sentieriparola@gmail.com
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AMATEVI
GLI UNI GLI ALTRI
IN RECIPROCITÀ


Leggi questo brano
e ti pare la culla dove
è teneramente custodita l'essenza del cristianesimo.

Tutto inizia da un fatto:
tu sei amato (come il Padre ha amato, così io ho amato), da cui consegue un altro fatto:

ogni essere vivente respira non soltanto aria,
ma amore e comunità (rimanete nel mio amore).

Se questo respiro cessa, non vive, e tutto converge verso una meta dolce e amica: questo vi ho detto perché la gioia vostra sia piena, perché giunga al colmo.

L'amore è un nome che brucia su tutte le labbra,
e la gioia è un attimo immenso.
Ma Gesù indica
le condizioni per dimorarvi: osservate i miei comandamenti.

Roba grossa.
Questione che riempie
o svuota la vita.

L'amore è da prendere
sul serio,
ne va della nostra gioia.

Anzi, ognuno di noi vi sta giocando, consapevole o no, la partita della propria eternità.

Io però faccio fatica a seguirlo:
l'amore è sempre
così poco,
così a rischio,
così fragile.

Faccio fatica perfino a capire in cosa consista l'amore vero,
dove si mescola tutto: passione, tenerezza, lacrime, paure, sorrisi, sogni e impegno concreto.

L'amore è sempre meravigliosamente complicato e sempre imperfetto, cioè incompiuto.

Sempre artigianale,
e come ogni lavoro artigianale chiede mani, tempo, cura, regole:
se osserverete i miei comandamenti,
rimarrete nel mio amore
.

Ma come, Signore,
chiudi dentro i comandamenti l'unica cosa che non si può comandare, l'amore?

Mi scoraggi:
il comandamento è regola, costrizione, sanzione.
Un guinzaglio che mi strattona.
L'amore invece
è libertà, creatività.
É divina follia!

Gesù non chiede semplicemente di amare, no! Non gli basta.
Ci sono anche amori violenti e disperati,
amori tossici, e lui vuole
di più: amatevi gli uni gli altri in reciprocità,
in un faccia a faccia che
si prende cura dell'altro
.

Non si ama l'umanità in generale, si amano le persone singolarmente,
ad una ad una.

E poi scrive la parola che fa la differenza: amatevi come io vi ho amato.

Lo specifico del cristiano non è amare, questo lo fanno in tanti e in tanti modi.
Ma è amare come Cristo, che cinge un asciugamano e lava i piedi di chi ama, cioè tutti.

Che non manda via nessuno;
che se lo ferisco,
mi guarda e mi ama.

Come lui si è fatto canale dell'amore del Padre,
così ognuno si farà canale libero perché l'amore circoli nel corpo del mondo.

Se ti chiudi,
in te e attorno a te qualcosa muore, e la prima cosa a morire è la gioia.

Chi ti ama davvero?
Non certo chi ti riempie di coccole.
L'amore vero è quello
che ti spinge,
ti incalza,ti obbliga
a diventare tanto, infinitamente tanto,
a diventare il meglio di te (Rainer Maria Rilke
).

Così ai figli non servono cose, ma padri e madri
che diano orizzonti
e grandi ali,
per diventare il meglio di ciò che possono diventare.

Parola di Vangelo:
se ami, non sbagli.
Se ami, non fallirai la vita. Se ami, la tua vita è stata un successo, comunque.
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L’ACCOGLIENZA
FA DELLA NOSTRA ESISTENZA
UNA LITURGIA


Chi accoglie colui
che io manderò,
accoglie me.
chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato
.

Il verbo d’oro è “accogliere”.

L’accoglienza fa nascere angeli sulla terra.
Scrive la Lettera agli Ebrei:
quanti accogliendo uno sconosciuto hanno accolto angeli.

Penso al fondamento del mondo: la mamma che accoglie nel suo grembo una vita nuova.

Penso al fondamento di ogni alleanza umana,
il matrimonio, quando l’amato dice all’amata, guardandola negli occhi, tenendola per mano:
io accolgo te!
E non più “io prendo te”,
ma “io ti accolgo come
si accoglie un dono, come
si accoglie un regalo
”,
e proclama:

“tu sei la cosa più bella
che mi sia capitata, tu sei
una benedizione di Dio giunta in dono, a fare luce su questo cuore,
a fare salda questa vita.
Io ti accolgo perché tu sei per me Grazia di Dio”.

Grande verbo che fa della nostra esistenza una liturgia.

Dio non si merita, si accoglie.
Chi accoglie voi accoglie me.

Il volto di Dio inizia dal volto dell’altro.

Se hai un cuore che accoglie, anche il niente
è sufficiente,
un bicchiere d’acqua,
due spiccioli.

Perché tutto ciò che fai
con tutto il cuore ti avvicina all’assoluto di Dio
.

Perché l’uomo guarda
le apparenze, ma
Dio guarda il cuore.
E un uomo vale quanto vale il suo cuore.

Vale a dire che non conta essere docente universitario o casalinga, vedova o profeta,
prete o laico,
non conta ciò che fai, conta come lo fai.

Puoi offrire banchetti
come Zaccheo o profumare i piedi di Gesù come una peccatrice.

É l’energia, la passione,
la convinzione che metti
in ciò che fai che mette grazia d’infinito
nei tuoi gesti.
Un cuore che accoglie, altrimenti sei come una casa bella dentro,
ma con porte e finestre sprangate:

passano poveri e profeti,
e non li vedi;
passano angeli e bambini, passano stagioni e invenzioni
e non vedi niente.

Passa la vita, ti sfiora,
e se ne va.
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IL POEMA DI DIO
NEL BACIO PRIMORDIALE


Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?
Gli disse Gesù:
io sono la via, la verità e la vita.

Aveva appena detto:
Vi prenderò con me, perché dove sono io
siate anche voi
”.

C’è un luogo dove abita Qualcuno che ha desiderio e nostalgia
di noi
.
Da questo luogo
parte l’onda che smuove
la storia, una passione
che attraversa l’eternità.

È Dio stesso che dice
ad ogni suo figlio e a me:
il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.
VI PRENDERÒ CON ME:
mi piace questa
parola-collante “CON”.

“Stare con” l’amico,
stare con chi ami,
è qualcosa che basta
a salvare, a riscattare anche le giornate
più vuote.

Dice Tommaso:
Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?

Si tratta di un viaggio e
di un approdo riassunti
dal pensatore cristiano Jacques Maritain così:
non cercatemi in un luogo, ma là
dove amo e sono amato
.
Io sono la via, la verità e la vita.

Fiumi di inchiostro si sono versati su queste tre parole.
Aggiungiamo anche noi una goccia?

Gesù si presenta come via, strada, percorso che inizia, movimento
che scuote l’immobilità. Che ad ogni vita sdraiata ripete: alzati e cammina! Perché un approdo c’è.

La tua vita non è un gomitolo di strade
senza capo né coda,
che gira e rigira e torna
sui suoi giri.
Nel tunnel buio,
è luce in fondo.
Nella tempesta,
ancora che salva.

Gesù è la verità, la quale a sua volta non consiste
in una serie di nozioni
da imparare,
una matematica di pensieri da fare propria.
La verità è ciò che arde” (Ch. Bobin), la verità è vivere accesi.
Gesù è cuore, mano, parola che arde, che illumina
e riscalda.

NELLA NOTTE,
È FUOCO ACCESO ALL’INDIRIZZO
DELL’ETERNO
.

Io sono la vita. La vita è tutto ciò che puoi mettere sotto questo nome
che non finisce mai.

C’è dentro il grido di Abele e il sussurro degli innamorati,
il poema primordiale
del bambino attaccato
al seno della madre e Dio che coglie con un bacio l’ultimo respiro.

DALLA SUA MANO
LA VITA FLUISCE
inesauribile e illimitata
,
fonte disponibile sempre,
a cui sempre attingere.
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LA PIÙ BELLA
PAROLA DI DIO SEI TU!


Senza il corpo di Maria
il vangelo perde corpo.

Maria è così importante
perché è il luogo
dove la divinità
incontra la corporeità,

dove lo Spirito incontra
la materialità della vita.

Come in lei così in me:
Dio viene e modifica la vita.

In Maria,
ciascuno riscopre
l'alfabeto della vita.

Riscopre se stesso
come casa,

in cui il Misericordioso
senza casa, cerca casa.

In Maria il devoto
è reso grembo
capace di tenerezza,
di commozione, di pietà
.

Bocca che si dischiude
nella lode del magnificat
.

Occhi aperti
sul dolore dell'uomo
fino a piangere
.

Udito attento
a percepire il gemito
della storia
fino a fremere.

Piedi pronti a correre
incontro all'altro
.

Mano aperta
al dono della pace.

Ci insegna infine
ad accogliere,
lettera per lettera,
la più bella parola di Dio
.

La più bella parola di Dio sei tu!

Ha fatto in te
cose meravigliose,
della tua vita
un luogo di prodigi,
dei tuoi giorni
un tempo di stupore.
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ACCOLTO E TRACIMANTE
 
Se cerchiamo la firma inconfondibile di Gesù,
il suo marchio esclusivo,
lo troviamo in queste parole.

Pochi versetti, registrati durante l’ultima cena quando,
per l’unica volta
nel vangelo,
Gesù chiama
i suoi discepoli:
Figlioli
, con un termine speciale, affettuoso,
carico di tenerezza: figliolini, bambini miei.

«Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate come
io vi ho amato
».

Parole infinite,
in cui ci addentriamo
come in punta di cuore
.

Ma perché comandarlo,
quando l’amore
non si finge,
non si mendica,
non si impone?

E perché ‘nuovo’,
se quel comando innerva già tutta la bibbia,
legge e profezia?

La Bibbia intera è
una biblioteca sull’arte
di amare. E qui
siamo forse al capitolo centrale: amatevi come
io ho amato voi.


La novità emerge dal piccolo avverbio “come”.

Gesù non dice
amate ‘quanto me’,
lui parla della qualità dell’amore.

Lo specifico del cristiano
non è amare
,
lo fanno già in molti,
sotto ogni cielo,
bensì farlo come lui.

Non quanto me,
non ci arriveremmo mai.
ma ‘come me’,
imparate dal mio stile,
dal mio modo:
lui che lava i piedi
ai discepoli
e abbraccia i bambini;

che vede uno soffrire
e prova un crampo
nel ventre,
un’unghiata sul cuore
;
che quando si commuove
va vicino e tocca,
tocca la carne,
la pelle, gli occhi.

Che non manda via nessuno mai.

In cerca dell’ultima pecora, alle volte coraggioso come un eroe, alle volte tenero
come un innamorato.

Amore non di emozioni,
ma di mani, fattivo, di pane.

Ecco come ci obbliga
a diventare grandi
,
e accarezza e pettina
le nostre ali perché diventino più forti e possiamo spiccare il volo,
e volare lontano.

Come io ho amato voi.
Gesù usa i verbi al passato;
non parla della croce
che già si staglia
in fondo alla notte,
parla di cronaca concreta, appena vissuta,
nell’ultima cena,
quando Gesù,
nella sua creatività,
inventa gesti mai visti:

il Signore che lava i piedi nel gesto dello schiavo
o della donna,
che offre il pane
anche a Giuda,
che lo ha preso
ed è uscito.
E sprofonda nella notte.

Dio è amore che si offre
anche al traditore
,
e fino all’ultimo
lo chiama amico.

Amore reciproco:
gli uni gli altri, cioè
cominciando da chi
è vicino, occhi negli occhi,
faccia a faccia, a tu per tu.

 È la terminologia caratteristica della prima comunità cristiana.
E guai se ci fosse
un aggettivo a qualificare
chi merita il mio amore
:

È l'uomo, ogni uomo.
Perfino l'inamabile,
perfino Caino,
perfino Giuda.

Allora capisco
il comandamento
non come una imposizione,
ma come
il fondamento della storia
e il compimento
della parabola della vita
.

Se ami, non sbagli.
Se ami, non fallisci la vita.
Se ami, la tua vita è stata
un successo, comunque
.

Se ognuno di noi sarà
il racconto di un gesto
di Cristo
, diventerà canale
attraverso il quale l'amore,
come acqua che feconda,
circolerà nel mondo.
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BEATI I COSTRUTTORI,
I MURATORI,
I MANOVALI,
I CARPENTIERI
DELLA PACE
Gv 14,27-31

Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

“Vi lascio la pace”,
questo miracolo fragile continuamente infranto.

Un dono da ricercare pazientemente,
da costruire ‘artigianalmente’ (papa Francesco
),
ciascuno a piantare
la sua piccola palma
di pace nel deserto
, ciascuno con la sua minima oasi di pace
dentro le relazioni quotidiane che è chiamato a vivere.

Il quasi niente, in apparenza.
Ma se alla mia oasi si somma la tua, e poi quella di nostro fratello,
se le oasi saranno migliaia e poi milioni, conquisteranno e faranno fiorire il deserto.
Altra strada non c’è.

Vi do la mia pace, non come fa il mondo”.
Gesù non fa ai suoi un augurio, ma una constatazione, al presente; dice che la pace è lasciata, è data, “è” già qui, nelle mani nostre,
che oramai SIETE in pace con Dio, con gli uomini, con voi stessi, con il creato
.

SCENDE PACE, PIOVE PACE SUI CUORI E SUI GIORNI.

Miracolo continuamente tradito, ma continuamente rifatto.
La pace CHE NON SI COMPRA e NON SI VENDE, ma è un dono di Dio che deve diventare nostra conquista, con un artigianato paziente:
BEATI I COSTRUTTORI,
I MURATORI, I MANOVALI, I CARPENTIERI DELLA PACE.

Non come la dà il mondo, io do la pace… per la logica del mondo la pace è frutto di un equilibrio di paure, parità di forze militari o di testate nucleari, oppure come la vittoria del più forte sopra il più debole.
Non gli importa dei diritti dell’altro, anzi pensa a come strappargli via, brano a brano, altri pezzi del suo diritto, e blindare i propri privilegi. Preparando così la miccia di nuove guerre.

Gesù ha detto a Pietro: “metti via la spada”.
Dice a noi: mettete via le armi. Ma non come munizione conservate al sicuro per la prossima battaglia.

Mettete via le spese militari. Se l’Italia avesse investito di più in ospedali anziché in aerei da combattimento, quanti morti di meno…

METTETE VIA LE ARMI. Anzi: mettete via, cancellate il concetto stesso di nemico.

Si può vincere il male, ma non con un supplemento di male. UCCIDENDO IN NOI L’INIMICIZIA, e non il nemico.
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PAROLA INAUDITA:
DIO E IO SIAMO
LA STESSA VITE


La bibbia è un libro pieno
di olivi, di fichi e di viti. Pieno di uomini di cui Dio
si prende cura e dai quali riceve un vino di gioia.

Con le parole di oggi
Gesù ci comunica Dio, cose da capogiro, attraverso lo specchio delle creature più semplici.

Ci porta a scuola
in un vigneto, a lezione dalla sapienza della vite
e da un Dio contadino, profumato di sole e di terra.

All'inizio della primavera mio padre mi portava nella vigna dietro casa.
Sui tralci potati affiorava,
in punta, una goccia di linfa che tremava e luccicava
al vento di marzo.

E mi diceva: guarda,
è la vite che va in amore! C’è un amore che muove
il sole e le altre stelle,
che ascende lungo i ceppi di tutte le viti del mondo,
e l’ho visto aprire esistenze che sembravano finite,
far ripartire famiglie
che sembravano distrutte.
E perfino le mie spine
ha fatto rifiorire.

Dobbiamo salvare
la linfa di Dio,
il cromosoma divino in noi.

Che Dio sia descritto come creatore non ci sorprende, l’abbiamo sentito.
Ma Gesù afferma oggi
una cosa mai udita prima: io sono la vite, voi i tralci.
Io e voi la stessa cosa! Stesso tronco, stessa vita, unica radice, una sola linfa.

E mentre nei profeti antichi Dio appariva piantatore, coltivatore, vendemmiatore,
ma sempre altro rispetto alle viti, oggi ascoltiamo una parola inaudita:
Dio e io siamo
la stessa vite;
lui tronco, io tralcio;
lui mare, io onda;
lui fuoco, io fiamma.
Il creatore si è fatto creatura.

Dio è in me, non come padrone, ma come linfa vitale. É in me, per meglio prendersi cura di me.

Rimanete in me e io in voi.

Non è da conquistare l’unione con Dio,
è cosa di cui prendere consapevolezza:
siamo già in Dio,
ci avvolge con il suo affetto, lo respiri, lo urti!

E Dio è in noi, è qui,
è dentro, scorre nelle vene della vita.

Dio che vivi in me, nonostante tutte le distrazioni e i miei inverni,
e tutte le forze che ci trascinano via.

Ma via da lui non c'è niente.
Questa comunione precede ogni liturgia,
è energia che sale, cromosoma divino che scorre in noi.

Ed ogni tralcio che porta frutto, egli lo pota perché porti più frutto.

Il grande e coraggioso dono della potatura! Potare non è sinonimo di amputare ma di dare vita, ogni contadino lo sa.

Togliere il superfluo equivale a fare
molto frutto.

Il filo d’oro che cuce il brano e illumina ogni dettaglio è “frutto”.

Sei volte viene ribadito ribadisce, perché sia ben chiaro: il vangelo sogna mani di vendemmia e non mani perfette,
magari pulite ma vuote, che non si sono volute mischiare con la materia incandescente e macchiante della vita.

Per il vangelo la santità non risiede nella perfezione
ma nella fecondità.

Dov’è mai questa perfezione nei discepoli di Gesù, pronti alla fuga e alla bugia, duri a capire...

La morale evangelica ha la colonna sonora delle canzoni della vendemmia, di una festa sull’aia;
sogna fecondità
e non osservanze.
Più generosità, più pace, più coraggio.

E mi piace tanto
il Dio di Gesù,
che si affatica attorno a me perché io porti frutto,
che non impugna lo scettro ma la zappa, non siede
sul trono ma sul muretto della vigna.
A contemplarmi,
con occhi belli di speranza.
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NELLA SINFONIA DI DIO
Gv 15,9-17

Giovanni propone
una pagina in cui pare custodita l’essenza
del cristianesimo,
un canto d’amore al cuore degli insegnamenti
di Gesù
.

Musica dolcissima e profonda, ritmata sul lessico degli amanti: rimanere, amore, amare, gioia, pienezza, frutti

É la melodia della nostra fede.
Come il Padre ha amato me,
io ho amato voi
.

Di amore parliamo come
di un nostro compito.

Ma non possiamo far sgorgare amore se non ci viene prima donato.
Siamo letti di fiume che Dio trasforma in sorgenti, e che diventeranno cascata.

Rimanete nel mio amore.

Nell’amore si entra e si dimora.
Rimanete,
non andatevene,
non fuggite dall’amore
.

Credi in lui, sebbene
la sua voce possa frantumare sogni e strappare fiori nel giardino della tua anima (Gibran)
.

Gesù indica la strada
per stare dentro l’amore: osservate i miei comandamenti.
Che non sono il decalogo ma il modo di agire di Dio, colui che libera
e fonda alleanze,
che pianta la sua tenda
in mezzo al nostro accampamento
.

Resto nell’amore se faccio le cose che Dio fa.
Il brano è tutto un alternarsi di misura umana e di misura divina nell’amore.

Gesù non dice semplicemente: amate. Non basta amare,
potrebbe essere solo mero opportunismo, dipendenza, sentimentalismo, oppure una necessità storica, perché se non ci amiamo
ci distruggiamo.

Non dice neanche: amate gli altri con la misura con cui amate voi stessi.

Conosco gli sbandamenti del cuore, i testacoda
della volontà, io non sono misura a nessuno.

Dice invece:
amatevi come io
vi ho amato
.

E diventa Dio
la misura dell’amore,
musica per il cuore dell’uomo,
per stare alla pari, per dire uguaglianza e affetto
.

Non vi chiamo più servi, ma amici.
Parola dolce,
sinfonia nel cuore.

L’amicizia, qualcosa che non si impone,
non si finge,
non si mendica, che è l’incontro di due libertà.

Vi chiamo amici:
un Dio tenerissimo che non vuole stare solo
.

Amico è un nome di Dio, per noi la più bella avventura.

Amicizia è umanissimo rito e alta teologia: parla di Dio come ne parlava Gesù, e nel farlo conforta la nostra vita.

Ma perché rimanere dentro questa logica?

Tutto inizia da un fatto:
tu sei amato; ne deriva che ogni essere respira non solo aria, ma amore,
e se questo respiro cessa, non vive più.

Tutto procede ad un traguardo, dolce e fedele: per essere nella gioia!

Ecco la risposta, semplice, che cercavamo:
questo vi dico perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

L’amore ha ali di fuoco (sant’Ambrogio) che incidono di gioia il cuore.

Gioia che è
un attimo immenso
,
un sintomo grande
a dire che il tuo cammino
è buono.

Vangelo che
mi dà una certezza:
l’amore non è un sentimento, qualcosa prodotto da me o un mio desiderio, ma una realtà come un luogo,
un continente, una tenda dove ci puoi vivere dentro.

L’amore è.
Minacciato dal nostro vivere inesatto,
sottile come il respiro e possente come
le grandi acque,
l’amore è la materia
di cui è fatto Dio. Di cui sono fatti i suoi figli.
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COME UNA PREGHIERA SPONTANEA

Imparare a ringraziare
Ringraziare a oltranza,
ringraziare sempre,
ringraziare tutti.

Poiché noi viviamo
di ospitalità cosmica
.

Se non impariamo
a ringraziare, come
una preghiera spontanea,

non verrà mai la pace
con l'altro,
né l'umile piacere di vivere.

Ermes Ronchi
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