ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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PANE D’AZZURRO
Gv 6,24-35

Dopo il segno del pane,
il lago si riempie di barche e di domande. Da dove nascerà un lungo scontro verbale, nella sinagoga di Cafarnao, duro fino ad una soglia di rottura, e non solo con occasionali ascoltatori, ma proprio con i suoi discepoli.

Sarà un dialogo tra sordi, che si articola all'inizio attorno a tre domande:

1. Quando sei venuto qua? E Gesù capisce che
alla gente non interessa sapere il quando e il come, ma il perché.

E risponde senza giri di parole:
voi mi cercate perché avete mangiato,
perché pensate di avere
un tornaconto,
per la pancia piena.

Contesta la loro e la mia fede illusoria, “economica”:

io amo Dio o i suoi favori? Amo il Donatore o i suoi doni?

C'è il cuore da saziare,
che è un abisso insondabile (salmo 64,7
),
e non il ventre.

2. Cosa dobbiamo fare per essere in sintonia con Dio?
Mettersi in sintonia con Gesù: credere, fidarsi, fondarsi, affidarsi.
Al cuore della fede sta la tenace, dolcissima fiducia che l'opera di Dio è Gesù: volto alto e luminoso dell'umano,
libero come nessuno,
guaritore del disamore del mondo.

Volto vero di un Dio che viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio, come le due ali aperte di una chioccia che protegge e custodisce i suoi pulcini (Lc 13,34), con tenerezza combattiva.

3. Tu, quale opera fai perché ti crediamo?
Gesù risponde con due parole immense:
Dio dà.

Un verbo così facile,
così chiaro: dare, che racchiude il cuore di Dio. Dio dà vita.

Siamo davanti a uno dei vertici del vangelo, a uno dei nomi più belli di Dio:
Lui è nella vita,
donatore di vita.
Dalle sue mani la vita fluisce illimitata e inarrestabile.

L'opera di Dio è dare.
Dio non prende, dona. Non esige, offre.
Non pretende, colma.
Non dà pane in cambio
di potere, neppure
del potere sulle anime.

Offre qualcosa che solo può colmare le profondità della vita: “pane dal cielo”.

E qui scatta come una molla, come una freccia,
la pretesa totale,
perfino eccessiva di Gesù: io sono il pane,
io faccio vivere!

L'uomo nasce affamato,
ed è la sua fortuna.

Il bambino ha fame della madre,
gli amanti hanno fame l'uno dell'altro e poi
di un figlio che incarni
il loro amore, come
un balcone sul futuro.

E quando una famiglia è completa, dovrebbe sentirsi appagata.

E invece l'uomo sente la felicità sempre minacciata. Ed ha fame ed ha paura, desidera amici e teme tradimenti.
Ha fame di corpi e poi
di infinito;
ha fame di cielo:
cerca pane d'azzurro.

Pane non è solo un pugno di farina e acqua, ma indica tutto ciò che ci mantiene in vita.

Amore. Pace. Dignità. Energia. Libertà. Sogno. Fioritura piena del nostro essere.

Felicità. Pane ‘dal' cielo,
ma non solo: pane ‘di' cielo, composto di ciò che compone il cielo,
fatto della stessa materia di cui è fatto Dio.
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Poesia, letteratura, musica, natura e riflessione biblica da gustare in amicizia QOL LEV, con tutto il ♥️.

Summer school eco-biblica 20/22 giugno a Crespano del Grappa (Tv). Dal venerdì pomeriggio alla domenica con noi, in profondità e leggerezza. Scrivici a sentieriparola@gmail.com
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Salvare vuol dire conservare.

E nulla andrà perduto,
non un sospiro,
non una lacrima,
non un filo d'erba.
Non va perduta nessuna generosa fatica,
nessuna dolorosa pazienza,
nessun gesto di cura
per quanto piccolo
e nascosto.
Ermes Ronchi
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PENSIERI DI VANGELO,
DI BELLEZZA, DI
BONTÀ
Giovanni 6,44-51

Nessuno può venire a me
se non lo attira
il Padre mio.

Io sono il pane della vita disceso dal cielo,
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre mio.
Con che cosa ci attira
e ci seduce Dio?

Forse con la sua onnipotenza, la perfezione, l’onniscienza, l’eternità?
Per tutte queste qualità
lo puoi anche ammirare, perfino obbedire,
ma non puoi rispondere con lo slancio
di chi vuole bene.

La seduzione di Dio
è arrivata, a me, attraverso
lo stupore per la bellezza di Gesù:
libero come nessuno, limpido come nessuno,
che non si è fatto comprare da nessuno,
capace di amare
come nessuno mai.

Era talmente uomo
che i discepoli dissero:
un uomo così
non può che essere Dio.

Io sono il pane
disceso dal cielo,
sono il pane della vita
.

Nasce una domanda:
io di che pane mi nutro?
Noi di che cosa alimentiamo anima
e pensieri?
Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità?

Oppure stiamo nutrendoci di egoismi, intolleranze, miopie dello spirito, insensatezza del vivere, paure di tutto e di tutti?

Se diamo spazio dentro
di noi a pensieri bassi, degradati, non limpidi,
se li facciamo sedere alla nostra tavola e mangiare nel nostro piatto,
questi ci trasformeranno
a poco a poco
a loro immagine.

Se invece accogliamo pensieri di vangelo,
di bellezza, di bontà,
essi ci faranno uomini e donne della bellezza
e della bontà.

Se ci nutriamo della buona notizia del vangelo,
avremo in cuore buone notizie per chi ci incontra.

Se ci nutriamo di Cristo, egli ci trasforma in sé, dando forma al nostro modo di pensare,
di sentire, di amare.

Per esempio:
perché siamo fissati,
un po’ maniaci
della Parola?
Per aver scoperto che
nel vangelo
PUOI TROVARE E RITROVARE UN SENSO, UNA DIREZIONE,
una direttrice alla vita.
Un boccone di pane.

Se uno mangia di questo pane vivrà meglio.
Uno dei più grandi mistici del ‘900, p. Giovanni Vannucci, pregava così:

tu sei in ogni gesto di bontà,
in ogni segno di bellezza,
in ogni rinuncia
per un più grande amore.

Tu sei nel grido vittorioso del bambino che nasce,
sei nell’abbraccio
di chi ama,
sei nell’ultimo respiro
del morente”.

Goccia di luce nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.
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FARMI COMUNIONE CON LUI

Chi mangia la mia carne vivrà in eterno.

Quasi un ritmo incantatorio,
una divina monotonia,
nello stile di Giovanni,
che avanza
per cerchi concentrici
e ascendenti,
come una spirale;

come un sasso
che getti nell'acqua
e vedi i cerchi delle onde
che si allargano
sempre più.

È il discorso
più dirompente di Gesù:
mangiate la mia carne e bevete il mio sangue.

Un invito che sconcerta
amici e avversari,
e lui che ostinatamente
ne ribadisce,
per otto volte,
come in otto cerchi,
la motivazione,
sempre più chiara e diretta:

per vivere,
semplicemente vivere,
per vivere davvero
.

Altro è vivere,
altro è lasciarsi vivere.

È l'incalzante convinzione
di Gesù di possedere qualcosa che cambia
la direzione e
la qualità della vita
.

È il dono di Dio.
Il dono di Dio è
Dio che si dona
:


si dona e si perde
dentro le sue creature
come lievito dentro il pane,
come pane dentro il corpo.

«Carne,
sangue,
pane di cielo
»
indicano la totalità
della sua vicenda umana
e divina,

le sue mani di carpentiere con il profumo del legno,
le sue lacrime,
le sue passioni,
la polvere delle strade,
la casa che si riempie
di profumo,
la pietra che rotola via.
E Dio in ogni fibra.

Un pezzo di Dio in me perché io salvi
un pezzetto di Dio
nel mondo
.

Il suo invito pressante significa: mangia e bevi ogni goccia e
ogni fibra di me
.
Vivi di me!

Prendi la mia vita come
misura alta del vivere,
come lievito del tuo pane,
seme del tuo campo,
sangue delle tue vene,
allora conoscerai cosa sia
vivere davvero.

Mangiare e bere Cristo significa più che «fare la comunione» eucaristica,
è «farmi comunione con Lui».

Il Verbo si è fatto carne
perché la carne
si faccia Spirito
.

L'Eterno cerca la nostra setacciata briciola
di cielo; per poi ridarcela,
luminosa e serena
.
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PER TE VOGLIO STELLE IN CUORE,
PER CAMMINARE,
CORRERE, VOLARE


Da un mese stiamo leggendo il lungo sesto capitolo di Giovanni, quando Gesù passa,
forse in due ore,
dall'essere incoronato re,
all'essere abbandonato.

Siamo alla resa dei conti, tra guarigioni miracolose e pane che non finisce,
ma che all'improvviso sembra stancamente sfiorire.

E molti dei suoi discepoli
si tirarono indietro e non andavano più con lui.

E lo spiegano anche: questa parola è dura.
Dura lo è, perché rovescia i potenti e disperde i superbi, perché chiama a pensare in grande.

E poi la domanda seria,
che guarda in faccia la realtà:

volete andarvene anche voi?

Se ne vanno in tanti, e Gesù non tenta di fermarli. Nessun ricatto emotivo, nessuna pressione.
E lo senti proprio tutto, quel velo di tristezza.

Ma più forte ancora è l'appello alla libertà
di ciascuno:

andate o restate,
siete liberi,
ma decidetevi e scegliete!

Questa non è roba
per gente tiepida.
E dice: Io voglio vita per te, voglio libertà.

Per te voglio stelle in cuore per camminare,
correre, volare.

Dio è così: accetta anche di essere abbandonato.
Nel momento dell'insuccesso si gira verso i suoi:

ve ne andate anche voi?

A noi così attenti ai like,
a non dire cose che possono disturbare,
a contare quante persone c'erano a messa...
Davanti a noi presi dalla concupiscenza dei risultati (E. Cioran) e dei numeri sta Lui, disposto a ricominciare da zero.

Ma i numeri non sono mai un criterio evangelico.
Pietro poteva tornarsene a Betsaida, alla piccola azienda di pesca e alla barca, ma quello sarebbe stato solo soprav­vivere, uno sterile pescare, mangiare, dormire e poi
di nuovo pescare, mangiare, dormire.
Tutto qui?

Non era vivere, non di una vita piena e indistruttibile. Non c'è barca che valga
o trasporti l'eternità
del cuore.

Risposta bellissima e spiazzante, quella di Pietro:

ma da chi mai potremmo andare?
Chi ti lascia più?
Tu sprigioni vita!

E spezziamola come pane, questa risposta,
parola per parola.

Tu solo. Dio solo.
Non ho altro, nessun altro di meglio a cui affidare
la vita.

Tu solo hai parole:
Dio parla,
il cielo non è muto,
e la sua parola apre strade e nuvole, carezze
e incendi.

Le tue sono parole di vita che mi accendono,
che danno vita alla mente, perché la mente vive
di verità, e la tua verità rende liberi.

Parole che dicono la vita eterna, che donano eternità a tutto ciò che
di più bello abbiamo
nel cuore, che ci fanno viva la vita.

E la domanda per uscire dal mio credere a metà,
è questa:

Gesù sprigiona per me
un ‘di più' di vita?
Questione che rimane aperta, con l'unica certezza che ho:

dove vuoi che vada,
se non da te?
Io non me ne vado,
non ti lascio.
Tu fai viva la mia vita!
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NESSUNO
CI SCIOGLIERÀ PIÙ DALL’ABBRACCIO
DELLE MANI SUE


Vangelo breve,
quattro soli versetti su
chi è Dio e chi siamo noi.

Le mie pecore ascoltano
la mia voce.


Per essere di Dio
ci vuole l’ascolto
.

Facciamo attenzione
al piccolo dettaglio:
ascoltano la mia voce,
e non le mie parole,
perché le pecore
non comprendono
la lingua del pastore.

Come il neonato che
per qualche mese ascolta
la madre riconoscendola
come unica voce
al mondo
che lo incanta
fin da subito,
pur senza capirne
il senso
.

Con il tono di voce possiamo graffiare, possiamo ferire
oppure accarezzare,
perché la voce
contiene tutto
:
affetto,
devozione,
cura,
seduzione.

L’ascolto è ospitalità
della vita
.

È l’esperienza di
Maria di Magdala
al mattino di Pasqua,

del bambino che riconosce la voce al di là della porta
e smette di piangere,
certo che la mamma
arriverà subito.

La voce è il canto amoroso dell’essere:

Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene saltando
per i monti, balzando
per le colline (Ct 2,8).


E prima ancora,
l’amato chiede il canto
della voce dell’amata:

la tua voce fammi sentire (Ct 2,14).
 
Ed ecco come continua
il vangelo:
io conosco le mie pecore.

Gesù mi parla come uno che mi vede da sempre,
dal grembo di mia madre.

Da quando ero appena
una perla di sangue
ha seguito ogni mio passo,
ha contato
ogni mio sospiro.

Perché le pecore ascoltano?
Non per costrizione,
ma perché la voce
è amica.
E per questo bellissima,
dove ha nido il futuro
.

Io do loro la vita eterna.

Che non è quella cosa interminabile e
un po’ noiosa
dalla durata indefinita
e vaga, che poco
ci interessa.

La vita eterna è
la vita dell’Eterno
;
vivere la sua vastità,
la sua intensità,
il suo legame caldo
con ogni creatura.

Il vangelo ci dà la sveglia
con una immagine di lotta:

Nessuno le strapperà
dalla mia mano
(v.28)
.

Abbiamo in mente
la parabola di Luca,
il pastore buono
che va in cerca
della pecora perduta,
la trova, se la carica
sulle spalle, e torna.

Invece per Giovanni
il pastore è un vero guerriero
, che come
il piccolo Davide
difende con la sua fionda
il gregge del padre,
da lupi e da orsi.

Le sue sono le mani forti
di un lottatore contro ladri e predatori, mani vigorose che stringono un bastone, per camminare e lottare.

E se abbiamo capito male e ci restano dei dubbi,
Gesù coinvolge il Padre:

nessuno può strapparle
dalla mano del Padre
(v.29)
.
Nessuno, mai (v.28).

Due parole perfette, assolute, senza crepe.
Nessuno,
né creature né demoni,
neppure le guerre,
nessuno ci scioglierà più dall’abbraccio
delle mani sue.


Legame forte,
non lacerabile
.
Nodo amoroso
che nulla scioglie.

L’eternità è la sua mano
che ti prende per mano
.

E beato chi sa fare volare
queste parole lontano,
verso tutti gli agnellini
minacciati del mondo
.
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VERSO LA VITA
SENZA CONFINI


Il buon pastore chiama
le sue pecore,
cia­scuna per nome
.

Io sono un chiamato,
con il mio nome unico pronunciato da lui
come nessun altro sa fare, con il mio no­me al sicuro nella sua bocca,
tutta la mia per­sona
al sicuro con lui.

E le conduce fuori.
Il nostro non è un Dio
dei recinti chiusi
ma de­gli spazi aperti,
di liberi pascoli.

E cammina davanti
ad esse
.
Non un pasto­re
di retroguardie,
ma una guida
che apre cammini e inventa strade,
è davanti e non al­le spalle.

Non pastore che rimprovera e ammonisce per farsi seguire,
ma uno che precede
e seduce con il suo andare,
che af­fascina con il suo esempio: pastore di fu­turo.

E troveranno pascolo: Gesù promette
a chi va con lui
un di più di vita,
un centuplo di fratelli
e case e campi.

Promette di far fiorire
la vita.
Io sono la porta.

Cristo è soglia spalancata che immette nella terra dell'amore leale,
più forte della morte
(chi entra attraverso di me si troverà in salvo);
più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire).

Sono venuto perché abbiano la vita e l'ab­biano in abbondanza.

Per me, una delle fra­si
più solari del Vangelo;
è la frase della mia fede,
quella che mi rigenera
ogni volta che l'ascolto: sono venuto perché abbiate la vita piena, abbondante, gioiosa.

Non solo la vita necessaria, non solo quel minimo senza il quale la vita
non è vita,
ma la vita esu­berante, magnifica, eccessiva;

vita che rompe gli argini
e tracima e feconda,
uno scialo di vita,
che profuma di amore,
di libertà e di coraggio.

Così è Dio:
manna non per un giorno
ma per quarant'anni
nel deserto,
pane per 5.000 persone,

pelle di primavera
per dieci lebbrosi,
pietra rotolata via
per Laz­zaro,

cento fratelli per chi
ha lasciato la ca­sa,
perdono per 70 volte 7, vaso di nardo
per 300 denari.

In una sola piccola parola
è sintetizzato ciò che oppone Gesù a tutti gli altri, ciò che ren­de incompatibili il pastore e il ladro.

La pa­rola immensa e breve è «vita».

Parola che pul­sa sotto tutte le parole sacre,
cuore del Van­gelo,
parola indimenticabile.

Cristo non è ve­nuto a pretendere ma ad offrire, non chiede niente,
dona tutto.

Vocazione di Gesù,
e di o­gni uomo, è di essere nella vita datore di vita.

«Gesù non è venuto a portare una teoria re­ligiosa, un sistema di pensiero.
Ci ha comu­nicato vita
ed ha creato in noi l'anelito verso più grande vita» (G. Vannucci)
.

Allora urge cambiare
il riferimento di fondo
della nostra fede:

non è il peccato dell'uomo il movente della storia
di Dio con noi,
ma l'offerta di più vita.

L'asse attorno al quale ruota, danza il Vangelo
è la pienezza di vita,
da parte di un Dio
che un verso bellissimo
di Centore canta così: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori!».
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Lunedi 19 MAGGIO 2025 ore 18.30 Chiostro di S. Maria del Cengio
SAVE THE DATE!!

Cari amici, Casa dei sentieri vi invita all'incontro “Scienza e Spiritualità: oltre il dialogo”.

Con me sarà in dialogo FEDERICO FAGGIN,
il geniale inventore dei microchip e touchscreen.

Ulteriori info: https://smariadelcengio.it/casa-dei-sentieri.
Vi aspettiamo!
p. Ermes
12👍4🥰2🔥1👏1
Santa Maria,
donna missionaria
,
concedi alla tua Chiesa
il gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle
del verbo mandare,
le radici della sua primordiale vocazione.

Aiutala a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che,
apparendo agli albori
della rivelazione neotestamentaria
accanto a lui,
il grande missionario di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita.

Quando essa si attarda all’interno delle sue tende dove non giunge
il grido dei poveri,
dalle il coraggio di uscire dagli accampamenti.

Quando viene tentata
di pietrificare la mobilità del suo domicilio,
rimuovila dalle sue apparenti sicurezze.

Quando si adagia
sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua
vita sedentaria.

Mandata da Dio per la salvezza del mondo,
la Chiesa è fatta
per camminare,
non per sistemarsi.

Nomade come te,
mettile nel cuore
una grande passione
per l’uomo.

Vergine gestante come te, additale la geografia della sofferenza.

Madre itinerante
come te,
riempila di tenerezza
verso tutti i bisognosi.

E fa’ che di nient’altro
sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti tu
con i pastori,
con Simeone,
con i magi d’Oriente,
e con mille altri anonimi personaggi
che attendevano
la redenzione.

Santa Maria,
donna missionaria,
noi ti imploriamo
per tutti coloro che
avendo avvertito,
più degli altri,
il fascino struggente
di quella icona che ti raffi-
gura accanto a Cristo, l’inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare
il Vangelo in terre lontane.

Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo.
🙏1612🥰2👍1🔥1
Poesia, letteratura, musica, natura e riflessione biblica da gustare in amicizia QOL LEV, con tutto il ♥️.

Summer school eco-biblica 20/22 giugno a Crespano del Grappa (Tv). Dal venerdì pomeriggio alla domenica con noi, in profondità e leggerezza. Scrivici a sentieriparola@gmail.com
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AMATEVI
GLI UNI GLI ALTRI
IN RECIPROCITÀ


Leggi questo brano
e ti pare la culla dove
è teneramente custodita l'essenza del cristianesimo.

Tutto inizia da un fatto:
tu sei amato (come il Padre ha amato, così io ho amato), da cui consegue un altro fatto:

ogni essere vivente respira non soltanto aria,
ma amore e comunità (rimanete nel mio amore).

Se questo respiro cessa, non vive, e tutto converge verso una meta dolce e amica: questo vi ho detto perché la gioia vostra sia piena, perché giunga al colmo.

L'amore è un nome che brucia su tutte le labbra,
e la gioia è un attimo immenso.
Ma Gesù indica
le condizioni per dimorarvi: osservate i miei comandamenti.

Roba grossa.
Questione che riempie
o svuota la vita.

L'amore è da prendere
sul serio,
ne va della nostra gioia.

Anzi, ognuno di noi vi sta giocando, consapevole o no, la partita della propria eternità.

Io però faccio fatica a seguirlo:
l'amore è sempre
così poco,
così a rischio,
così fragile.

Faccio fatica perfino a capire in cosa consista l'amore vero,
dove si mescola tutto: passione, tenerezza, lacrime, paure, sorrisi, sogni e impegno concreto.

L'amore è sempre meravigliosamente complicato e sempre imperfetto, cioè incompiuto.

Sempre artigianale,
e come ogni lavoro artigianale chiede mani, tempo, cura, regole:
se osserverete i miei comandamenti,
rimarrete nel mio amore
.

Ma come, Signore,
chiudi dentro i comandamenti l'unica cosa che non si può comandare, l'amore?

Mi scoraggi:
il comandamento è regola, costrizione, sanzione.
Un guinzaglio che mi strattona.
L'amore invece
è libertà, creatività.
É divina follia!

Gesù non chiede semplicemente di amare, no! Non gli basta.
Ci sono anche amori violenti e disperati,
amori tossici, e lui vuole
di più: amatevi gli uni gli altri in reciprocità,
in un faccia a faccia che
si prende cura dell'altro
.

Non si ama l'umanità in generale, si amano le persone singolarmente,
ad una ad una.

E poi scrive la parola che fa la differenza: amatevi come io vi ho amato.

Lo specifico del cristiano non è amare, questo lo fanno in tanti e in tanti modi.
Ma è amare come Cristo, che cinge un asciugamano e lava i piedi di chi ama, cioè tutti.

Che non manda via nessuno;
che se lo ferisco,
mi guarda e mi ama.

Come lui si è fatto canale dell'amore del Padre,
così ognuno si farà canale libero perché l'amore circoli nel corpo del mondo.

Se ti chiudi,
in te e attorno a te qualcosa muore, e la prima cosa a morire è la gioia.

Chi ti ama davvero?
Non certo chi ti riempie di coccole.
L'amore vero è quello
che ti spinge,
ti incalza,ti obbliga
a diventare tanto, infinitamente tanto,
a diventare il meglio di te (Rainer Maria Rilke
).

Così ai figli non servono cose, ma padri e madri
che diano orizzonti
e grandi ali,
per diventare il meglio di ciò che possono diventare.

Parola di Vangelo:
se ami, non sbagli.
Se ami, non fallirai la vita. Se ami, la tua vita è stata un successo, comunque.
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L’ACCOGLIENZA
FA DELLA NOSTRA ESISTENZA
UNA LITURGIA


Chi accoglie colui
che io manderò,
accoglie me.
chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato
.

Il verbo d’oro è “accogliere”.

L’accoglienza fa nascere angeli sulla terra.
Scrive la Lettera agli Ebrei:
quanti accogliendo uno sconosciuto hanno accolto angeli.

Penso al fondamento del mondo: la mamma che accoglie nel suo grembo una vita nuova.

Penso al fondamento di ogni alleanza umana,
il matrimonio, quando l’amato dice all’amata, guardandola negli occhi, tenendola per mano:
io accolgo te!
E non più “io prendo te”,
ma “io ti accolgo come
si accoglie un dono, come
si accoglie un regalo
”,
e proclama:

“tu sei la cosa più bella
che mi sia capitata, tu sei
una benedizione di Dio giunta in dono, a fare luce su questo cuore,
a fare salda questa vita.
Io ti accolgo perché tu sei per me Grazia di Dio”.

Grande verbo che fa della nostra esistenza una liturgia.

Dio non si merita, si accoglie.
Chi accoglie voi accoglie me.

Il volto di Dio inizia dal volto dell’altro.

Se hai un cuore che accoglie, anche il niente
è sufficiente,
un bicchiere d’acqua,
due spiccioli.

Perché tutto ciò che fai
con tutto il cuore ti avvicina all’assoluto di Dio
.

Perché l’uomo guarda
le apparenze, ma
Dio guarda il cuore.
E un uomo vale quanto vale il suo cuore.

Vale a dire che non conta essere docente universitario o casalinga, vedova o profeta,
prete o laico,
non conta ciò che fai, conta come lo fai.

Puoi offrire banchetti
come Zaccheo o profumare i piedi di Gesù come una peccatrice.

É l’energia, la passione,
la convinzione che metti
in ciò che fai che mette grazia d’infinito
nei tuoi gesti.
Un cuore che accoglie, altrimenti sei come una casa bella dentro,
ma con porte e finestre sprangate:

passano poveri e profeti,
e non li vedi;
passano angeli e bambini, passano stagioni e invenzioni
e non vedi niente.

Passa la vita, ti sfiora,
e se ne va.
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