SVEGLIATI
Nei vangeli questo verbo viene ripetuto 40 volte. Uno dei due verbi umili quotidiani per indicare la risurrezione di Gesù: si è svegliato.
Luca, Marco, Matteo prendono in prestito i verbi di ogni nostro mattino, delle nostre piccole risurrezioni quotidiane... quando ci svegliamo e riprendiamo a tessere il filo degli amori e delle gioie.
Non basta alzare le palpebre,
aprire gli occhi,
occorre svegliarci all’attenzione,
e immergerci totalmente nella realtà,
nell'essenza delle cose.
Bisogna essere ben svegli per sognare.
Diventare consapevoli, attenti,
vigili,
pronti ad accogliere
dalla Vita tutto ciò che ci verrà incontro oggi.
Nostra annunciazione.
Sentire che siamo vivi,
che non siamo travolti
da un destino ineluttabile, esterno, sconosciuto, pericoloso,
ma che siamo immersi in un oceano d'amore, come scriveGiovanni Vannucci.
"Non abbiamo bisogno di nient’altro che di uno spirito vigilante” affermavano i padri e le madri del deserto,
perché sapevano e avevano sperimentato che la vigilanza è la matrice di tutte le virtù cristiane
e da essa attingevano la forza e la sapienza per affrontare ogni avversità.
Sandro Penna: Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita...io no!
Svegliarsi dalla vita addormentata, sonnolenta, sdraiata.
Vivere in modalità sentinella: sentinella quanto manca della notte?
Siamo sentinelle che vegliano,
responsabili di tutto e di tutti,
della nostra casa comune, qui ed ora,
perché non sfuggano bellezza e giustizia e neppure una lacrima.
Facciamo i sogni a occhi aperti, a cuore aperto.
Spesso la vita accade mentre noi siamo impegnati a fare altro,
ci scorre accanto e va.
Svegliamoci, per essere fedeli alla terra, fedeli alla vita.
Nei vangeli questo verbo viene ripetuto 40 volte. Uno dei due verbi umili quotidiani per indicare la risurrezione di Gesù: si è svegliato.
Luca, Marco, Matteo prendono in prestito i verbi di ogni nostro mattino, delle nostre piccole risurrezioni quotidiane... quando ci svegliamo e riprendiamo a tessere il filo degli amori e delle gioie.
Non basta alzare le palpebre,
aprire gli occhi,
occorre svegliarci all’attenzione,
e immergerci totalmente nella realtà,
nell'essenza delle cose.
Bisogna essere ben svegli per sognare.
Diventare consapevoli, attenti,
vigili,
pronti ad accogliere
dalla Vita tutto ciò che ci verrà incontro oggi.
Nostra annunciazione.
Sentire che siamo vivi,
che non siamo travolti
da un destino ineluttabile, esterno, sconosciuto, pericoloso,
ma che siamo immersi in un oceano d'amore, come scriveGiovanni Vannucci.
"Non abbiamo bisogno di nient’altro che di uno spirito vigilante” affermavano i padri e le madri del deserto,
perché sapevano e avevano sperimentato che la vigilanza è la matrice di tutte le virtù cristiane
e da essa attingevano la forza e la sapienza per affrontare ogni avversità.
Sandro Penna: Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita...io no!
Svegliarsi dalla vita addormentata, sonnolenta, sdraiata.
Vivere in modalità sentinella: sentinella quanto manca della notte?
Siamo sentinelle che vegliano,
responsabili di tutto e di tutti,
della nostra casa comune, qui ed ora,
perché non sfuggano bellezza e giustizia e neppure una lacrima.
Facciamo i sogni a occhi aperti, a cuore aperto.
Spesso la vita accade mentre noi siamo impegnati a fare altro,
ci scorre accanto e va.
Svegliamoci, per essere fedeli alla terra, fedeli alla vita.
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ALZATI
Kum. Alzati,
mettiti diritto.
Fino a che non siamo chiamati al alzarci
non conosciamo la nostra statura.
Me se ci alziamo davvero arriva al cielo la nostra altezza (E. Dikinson).
Vita verticale.
Forza di gravità celeste non solo terrestre.
Alzati Mosè,
Alzati Giona,
Alzati Elia,
alzati mia bella e vieni...
Che gioia percepire che siamo fatti per alzarci,
e per sollevare e spingere più in là qualsiasi cielo nero sopra di noi.
Dopo ogni caduta possiamo rialzarci,
dopo ogni fallimento possiamo ricominciare, ritentare,
ripartire,
inventare cose nuove e, soprattutto,
tornare ad aver fiducia.
Possiamo ripartire dopo ogni fermata,
rinascere dopo ogni morte,
trasfigurare situazioni devastanti.
Restiamo in piedi in qualsiasi situazione,
con dignità umile e delicata.
Miti e determinati.
Alziamoci per resistere al pensiero dominante,
al main stream e conservare la capacità critica,
per non piegarci alla corrente,
al “così fan tutti",
o al "tanto non cambia nulla!”
Vivere la beatitudine degli oppositori.
Nel discorso della montagna,
le beatitudini,
il Maestro ci chiede forse questo.
Non omologarti in basso,
non allinearti al pensiero dominante,
vai contromano,
controcorrente.
Siete voi i maestri di voi stessi,
ne avete facoltà,
il regno è dentro di voi.
Non è questo il programma politico del profeta Michea, l'essenza di ciò che viene chiesto all'umanità intera?
"Praticare la giustizia,
amare teneramente
e camminare umilmente con il tuo Dio”.
Kum. Alzati,
mettiti diritto.
Fino a che non siamo chiamati al alzarci
non conosciamo la nostra statura.
Me se ci alziamo davvero arriva al cielo la nostra altezza (E. Dikinson).
Vita verticale.
Forza di gravità celeste non solo terrestre.
Alzati Mosè,
Alzati Giona,
Alzati Elia,
alzati mia bella e vieni...
Che gioia percepire che siamo fatti per alzarci,
e per sollevare e spingere più in là qualsiasi cielo nero sopra di noi.
Dopo ogni caduta possiamo rialzarci,
dopo ogni fallimento possiamo ricominciare, ritentare,
ripartire,
inventare cose nuove e, soprattutto,
tornare ad aver fiducia.
Possiamo ripartire dopo ogni fermata,
rinascere dopo ogni morte,
trasfigurare situazioni devastanti.
Restiamo in piedi in qualsiasi situazione,
con dignità umile e delicata.
Miti e determinati.
Alziamoci per resistere al pensiero dominante,
al main stream e conservare la capacità critica,
per non piegarci alla corrente,
al “così fan tutti",
o al "tanto non cambia nulla!”
Vivere la beatitudine degli oppositori.
Nel discorso della montagna,
le beatitudini,
il Maestro ci chiede forse questo.
Non omologarti in basso,
non allinearti al pensiero dominante,
vai contromano,
controcorrente.
Siete voi i maestri di voi stessi,
ne avete facoltà,
il regno è dentro di voi.
Non è questo il programma politico del profeta Michea, l'essenza di ciò che viene chiesto all'umanità intera?
"Praticare la giustizia,
amare teneramente
e camminare umilmente con il tuo Dio”.
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NESSUNO HA MAI PARLATO COSÌ
Gv 7,40-53
Bellissima l’autodifesa delle guardie:
Non l’abbiamo arrestato perchè nessuno ha mai parlato come lui!
Non è soltanto ammirazione.
Gesù, nessuno come lui,
uomo libero come nessuno,
realizzato,
compiuto, ha già contagiato le guardie.
Che trovano il coraggio e la libertà di opporsi a ordini che sentono sbagliati.
Non credete a chi dice che le parole sono soltanto parole:
le parole edificano mondi, fanno nascere sogni, trasmettono gioia.
Se dici: io ti amo,
succede molto di più che una semplice onda sonora che si sposta nell’aria.
Le parole hanno il potere di penetrare la carne, fecondarla,
renderla gravida di vita.
Le parole cambiano il mondo.
Nessuno ha mai parlato così:
Parlava della vita con parole proprie della vita, non con teorie astratte.
Non usava mai frasi fatte. Nei suoi discorsi c’erano pani, ulivi, pesci, agnelli, il lago, vedove, profumo, prendeva le cose piccole della vita e nascevano parabole infinite
e fiorivano cieli popolati da angeli e da pubblicani in festa.
Ascoltarlo era rimanere accesi, come i due camminatori di Emmaus:
non ci bruciava forse il cuore lungo la strada mentre ci parlava?
E forse non capivano granché, ma c’era un calore, una lucentezza, una profondità che toglieva il fiato, scaldava la vita.
Lui era diritto e caldo come un raggio di sole:
sì sì, no no.
Gesù parlava dell’amore con amore.
Era un uomo felice, perché ricco di immaginazione,
lo vediamo dalle parabole indimenticabili che inventa.
Era un uomo felice perché non gli interessava indottrinare nessuno,
voleva i suoi
pensatori e poeti della vita. E perfino le guardie.
Era uomo talmente pieno e realizzato,
che i suoi discepoli dissero: un uomo così
non può essere che Dio.
Gv 7,40-53
Bellissima l’autodifesa delle guardie:
Non l’abbiamo arrestato perchè nessuno ha mai parlato come lui!
Non è soltanto ammirazione.
Gesù, nessuno come lui,
uomo libero come nessuno,
realizzato,
compiuto, ha già contagiato le guardie.
Che trovano il coraggio e la libertà di opporsi a ordini che sentono sbagliati.
Non credete a chi dice che le parole sono soltanto parole:
le parole edificano mondi, fanno nascere sogni, trasmettono gioia.
Se dici: io ti amo,
succede molto di più che una semplice onda sonora che si sposta nell’aria.
Le parole hanno il potere di penetrare la carne, fecondarla,
renderla gravida di vita.
Le parole cambiano il mondo.
Nessuno ha mai parlato così:
Parlava della vita con parole proprie della vita, non con teorie astratte.
Non usava mai frasi fatte. Nei suoi discorsi c’erano pani, ulivi, pesci, agnelli, il lago, vedove, profumo, prendeva le cose piccole della vita e nascevano parabole infinite
e fiorivano cieli popolati da angeli e da pubblicani in festa.
Ascoltarlo era rimanere accesi, come i due camminatori di Emmaus:
non ci bruciava forse il cuore lungo la strada mentre ci parlava?
E forse non capivano granché, ma c’era un calore, una lucentezza, una profondità che toglieva il fiato, scaldava la vita.
Lui era diritto e caldo come un raggio di sole:
sì sì, no no.
Gesù parlava dell’amore con amore.
Era un uomo felice, perché ricco di immaginazione,
lo vediamo dalle parabole indimenticabili che inventa.
Era un uomo felice perché non gli interessava indottrinare nessuno,
voleva i suoi
pensatori e poeti della vita. E perfino le guardie.
Era uomo talmente pieno e realizzato,
che i suoi discepoli dissero: un uomo così
non può essere che Dio.
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ECCO IO FACCIO UN CUORE NUOVO, PER TE
Gv 8,1-11
Una trappola ben congegnata:
‘che si schieri, il maestro,
o contro Dio
o contro l’uomo’.
Gli condussero una donna... e la posero in mezzo.
Donna senza nome,
che per scribi e farisei non è una persona, è il suo peccato;
anzi è una cosa, che si prende,
si porta,
si mette di qua o di là,
dove a loro va bene.
Si può anche mettere a morte.
Sono gli integralisti che mettono Dio contro l’uomo, e la religione diventa omicida.
“Maestro, secondo te, è giusto uccidere...?”
Quella donna ha sbagliato, ma la sua uccisione sarebbe ben più grave del peccato che vogliono punire.
Gesù si chinò e scriveva col dito per terra...:
e ci invita, quando
tutti attorno gridano,
a una pausa,
a tacere,
a mettersi ai piedi
non di un codice penale
ma del mistero della persona.
“Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei”.
Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento legale con una battuta sola, con parole definitive e così vere che nessuno può ribattere.
E se ne andarono tutti.
Allora Gesù si alza,
ad altezza del cuore della donna,
ad altezza degli occhi,
per esserle più vicino;
si alza con tutto il rispetto dovuto a un principe,
e la chiama ‘donna’,
come farà con sua madre:
Nessuno ti ha condannata?
Neanch’io lo faccio.
Eccolo il maestro vero,
che non s’impalca a giudice,
che non condanna e neppure assolve,
fa un’altra cosa:
le consegna il futuro che serve pervivere.
Va’ e d’ora in poi non peccare più:
ha fiducia in lei,
spera in lei,
vede in noi il santo prima del peccatore.
Il Signore sa sorprendere ancora una volta il nostro cuore fariseo:
non chiede alla donna di confessare il peccato,
non di espiarlo,
neppure le domanda se è pentita.
È una figlia a rischio della vita, e tanto basta a Colui che è venuto non per giudicare ma per salvare.
La prima legge di Dio è che ogni suo figlio viva!
Non si interessa di rimorsi, ma di futuro: infatti non le domanda da dove viene, ma dove è diretta;
non le chiede conto del suo passato,
ma del suo domani.
E intinge la penna,
come uno scriba sapiente, nella luce e non nelle ombre di quella creatura con il suo inconfondibile colpo d’ala.
Il rabbi le dice:
Va’, esci dal tuo passato e vai verso il tuo cuore nuovo,
e porta lo stesso perdono a chiunque incontrerai.
Le scrive nel cuore la parola ‘futuro’.
Le dice:‘
‘Donna, tu sei capace di amare ancora, tu puoi amare bene, amare molto. Questo farai...’.
Gesù apre le porte delle nostre prigioni,
i prigionieri li rimette in cammino nel sole.
Lui sa bene che solo uomini e donne perdonati e amati possono seminare attorno a sé perdono e amore.
I due soli doni che non ci faranno più vittime.
Che non faranno più vittime,
né fuori né dentro di noi.
Gv 8,1-11
Una trappola ben congegnata:
‘che si schieri, il maestro,
o contro Dio
o contro l’uomo’.
Gli condussero una donna... e la posero in mezzo.
Donna senza nome,
che per scribi e farisei non è una persona, è il suo peccato;
anzi è una cosa, che si prende,
si porta,
si mette di qua o di là,
dove a loro va bene.
Si può anche mettere a morte.
Sono gli integralisti che mettono Dio contro l’uomo, e la religione diventa omicida.
“Maestro, secondo te, è giusto uccidere...?”
Quella donna ha sbagliato, ma la sua uccisione sarebbe ben più grave del peccato che vogliono punire.
Gesù si chinò e scriveva col dito per terra...:
e ci invita, quando
tutti attorno gridano,
a una pausa,
a tacere,
a mettersi ai piedi
non di un codice penale
ma del mistero della persona.
“Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei”.
Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento legale con una battuta sola, con parole definitive e così vere che nessuno può ribattere.
E se ne andarono tutti.
Allora Gesù si alza,
ad altezza del cuore della donna,
ad altezza degli occhi,
per esserle più vicino;
si alza con tutto il rispetto dovuto a un principe,
e la chiama ‘donna’,
come farà con sua madre:
Nessuno ti ha condannata?
Neanch’io lo faccio.
Eccolo il maestro vero,
che non s’impalca a giudice,
che non condanna e neppure assolve,
fa un’altra cosa:
le consegna il futuro che serve pervivere.
Va’ e d’ora in poi non peccare più:
ha fiducia in lei,
spera in lei,
vede in noi il santo prima del peccatore.
Il Signore sa sorprendere ancora una volta il nostro cuore fariseo:
non chiede alla donna di confessare il peccato,
non di espiarlo,
neppure le domanda se è pentita.
È una figlia a rischio della vita, e tanto basta a Colui che è venuto non per giudicare ma per salvare.
La prima legge di Dio è che ogni suo figlio viva!
Non si interessa di rimorsi, ma di futuro: infatti non le domanda da dove viene, ma dove è diretta;
non le chiede conto del suo passato,
ma del suo domani.
E intinge la penna,
come uno scriba sapiente, nella luce e non nelle ombre di quella creatura con il suo inconfondibile colpo d’ala.
Il rabbi le dice:
Va’, esci dal tuo passato e vai verso il tuo cuore nuovo,
e porta lo stesso perdono a chiunque incontrerai.
Le scrive nel cuore la parola ‘futuro’.
Le dice:‘
‘Donna, tu sei capace di amare ancora, tu puoi amare bene, amare molto. Questo farai...’.
Gesù apre le porte delle nostre prigioni,
i prigionieri li rimette in cammino nel sole.
Lui sa bene che solo uomini e donne perdonati e amati possono seminare attorno a sé perdono e amore.
I due soli doni che non ci faranno più vittime.
Che non faranno più vittime,
né fuori né dentro di noi.
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TU SEI LA LUCE DI OGNI ESSERE
Tu sei la luce intatta
la luce increata
che genera gli universi.
Tu sei la luce di ogni essere che viene all'esistenza.
Tu sei l'intima luce
di ognuno di noi.
Tu sei la vita
che ci libera dal male.
Tu sei la gioia mattinale della creazione
la gioia dell'alba del mondo.
A te il nostro amore e l'offerta totale del nostro essere.
p. Giovanni Vannucci
Tu sei la luce intatta
la luce increata
che genera gli universi.
Tu sei la luce di ogni essere che viene all'esistenza.
Tu sei l'intima luce
di ognuno di noi.
Tu sei la vita
che ci libera dal male.
Tu sei la gioia mattinale della creazione
la gioia dell'alba del mondo.
A te il nostro amore e l'offerta totale del nostro essere.
p. Giovanni Vannucci
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DIO NON CI LASCIA SOLI MAI
Gv 8,21-30
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
Questo vangelo ci regala due perle molto importanti, raccontando l’estrema opposizione di Gesù.
La prima:
quando mi avrete inchiodato sulla croce,
allora capirete chi sono.
Abbiamo strane idee su Dio,
alcune infantili,
altre di comodo,
altre addirittura pagane.
Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ti sbagli su tutto,
sul bene,
sul male,
sulla storia.
Diceva p. Turoldo: è come abbottonare storto il primo bottone della camicia, dopo ti vengono storti tutti gli altri…
Capirete chi sono dal legno,
dai chiodi e dal sangue,
non dai miracoli.
Su quel corpo crocifisso, l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite.
Dio non scende dal legno,
quel Cristo è mio fratello
e piange con me,
entra nella morte con me.
La seconda frase:
Dio non mi lascia solo.
In ogni giorno che vivrò,
lui è con me;
anche nella valle oscura della morte.
È con me,
inchiodato a me che sono l’amata spina della sua corona,
a intrecciare
la sua vita con la mia
come il suo respiro con il mio.
Coraggio, allora,
Dio non ci lascia soli.
Per sempre!
Come passeri abbiamo
il nido nelle sue mani,
e non ci lascerà cadere.
Gv 8,21-30
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
Questo vangelo ci regala due perle molto importanti, raccontando l’estrema opposizione di Gesù.
La prima:
quando mi avrete inchiodato sulla croce,
allora capirete chi sono.
Abbiamo strane idee su Dio,
alcune infantili,
altre di comodo,
altre addirittura pagane.
Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ti sbagli su tutto,
sul bene,
sul male,
sulla storia.
Diceva p. Turoldo: è come abbottonare storto il primo bottone della camicia, dopo ti vengono storti tutti gli altri…
Capirete chi sono dal legno,
dai chiodi e dal sangue,
non dai miracoli.
Su quel corpo crocifisso, l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite.
Dio non scende dal legno,
quel Cristo è mio fratello
e piange con me,
entra nella morte con me.
La seconda frase:
Dio non mi lascia solo.
In ogni giorno che vivrò,
lui è con me;
anche nella valle oscura della morte.
È con me,
inchiodato a me che sono l’amata spina della sua corona,
a intrecciare
la sua vita con la mia
come il suo respiro con il mio.
Coraggio, allora,
Dio non ci lascia soli.
Per sempre!
Come passeri abbiamo
il nido nelle sue mani,
e non ci lascerà cadere.
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LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI
Gv 8,31-42
Disse Gesù a quelli che gli avevano creduto:
Se rimanete nella mia
parola…
Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
Gli risposero:
il nostro padre è Abramo.
Disse loro Gesù:
se foste figli di Abramo fareste le opere di Abramo.
Conoscerete il Dio che vi farà liberi.
Il segreto della libertà è in quel pezzetto di Dio che è in te.
Dio che non costringe mai.
Lui che possiede tutti i poteri per costringermi, non mi costringe.
Lo tradisco quando mi lascio prendere dalla paura di cosa diranno di me e mi accodo, cambio casacca a seconda del vento…
Noi non siamo liberi perché abbiamo paura.
Paura del giudizio degli altri, di perdere: denaro, stima, ruolo, affetti.
La verità vi farà liberi.
Più sei vero,
autentico,
non reciti,
non sei un commediante delle relazioni,
più sei libero.
É allora che porti il sapore della tua creatività, originalità, unicità!
Se vuoi essere felice devi essere coraggioso.
Gli risposero: il nostro padre è Abramo.
Magari, dice Gesù.
Abramo è il nomade
che per letto ha la sabbia del deserto,
sulla testa ha il tetto del cielo,
e come recinto l’orizzonte.
Libero di partire dalla sua terra,
di fare qualcosa che prima era impensabile,
pronto a mettersi in viaggio verso l’ignoto dietro a una promessa.
Tutte le volte che ho incontrato uomini e donne di fede, ho trovato due cose: non tanto la bontà, ma la libertà, prima di tutto.
Si sprigiona dai grandi credenti una libertà contagiosa, che rompe i legami del secondario e del superfluo.
E poi la gioia,
un lampeggiare di festa.
Che sono le figlie bellissime del coraggio di essere liberi.
Gv 8,31-42
Disse Gesù a quelli che gli avevano creduto:
Se rimanete nella mia
parola…
Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
Gli risposero:
il nostro padre è Abramo.
Disse loro Gesù:
se foste figli di Abramo fareste le opere di Abramo.
Conoscerete il Dio che vi farà liberi.
Il segreto della libertà è in quel pezzetto di Dio che è in te.
Dio che non costringe mai.
Lui che possiede tutti i poteri per costringermi, non mi costringe.
Lo tradisco quando mi lascio prendere dalla paura di cosa diranno di me e mi accodo, cambio casacca a seconda del vento…
Noi non siamo liberi perché abbiamo paura.
Paura del giudizio degli altri, di perdere: denaro, stima, ruolo, affetti.
La verità vi farà liberi.
Più sei vero,
autentico,
non reciti,
non sei un commediante delle relazioni,
più sei libero.
É allora che porti il sapore della tua creatività, originalità, unicità!
Se vuoi essere felice devi essere coraggioso.
Gli risposero: il nostro padre è Abramo.
Magari, dice Gesù.
Abramo è il nomade
che per letto ha la sabbia del deserto,
sulla testa ha il tetto del cielo,
e come recinto l’orizzonte.
Libero di partire dalla sua terra,
di fare qualcosa che prima era impensabile,
pronto a mettersi in viaggio verso l’ignoto dietro a una promessa.
Tutte le volte che ho incontrato uomini e donne di fede, ho trovato due cose: non tanto la bontà, ma la libertà, prima di tutto.
Si sprigiona dai grandi credenti una libertà contagiosa, che rompe i legami del secondario e del superfluo.
E poi la gioia,
un lampeggiare di festa.
Che sono le figlie bellissime del coraggio di essere liberi.
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POSSIAMO ANCHE NOI, OGGI, COLTIVARE UNA AIUOLA DI SPERANZE
Gv 8, 51-59
“Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia”.
Abramo,
pronto all’impossibile,
a camminare per tutta la vita dietro alla promessa
di figli come stelle,
più della sabbia del mare.
Vecchio d’anni ma
non vecchio di cuore.
Si fida di Dio.
Ciò che Dio promette è perfino illogico,
ma Dio è affidabile.
E quando gli chiede
di legare il piccolo Isacco
e alzare il coltello,
è tutto incredibile,
in quel momento Dio nega le promesse di Dio,
Dio nega Dio,
c’è da impazzire:
ma Dio è affidabile.
E troverà il modo:
un angelo che ferma il coltello.
Nella vita di ciascuno Dio è affidabile. Risponde
non alle nostre richieste, ma alle sue promesse:
sarò con voi, tutti i giorni, con una vita eterna,
di una qualità indistruttibile.
Quando Abramo muore della terra di latte e miele ha acquistato solo una grotta, grande appena quanto basta per due tombe;
dei figli come stelle,
ne ha uno solo,
che ha rischiato di uccidere.
Quasi niente, eppure conserva la speranza.
Che è come una corda di gioia tesa verso il futuro,
un ponte tibetano sopra l’abisso.
Abramo esultò nella speranza:
guarda il piccolo seme presente e vede la spiga futura.
Nel suo Isacco imperfetto, vede Gesù, il figlio perfetto. Ed esulta.
Possiamo anche noi, oggi, coltivare una aiuola di speranze,
che danno gioia
(ricordate il piccolo principe: se tu arriverai alle 5 io alle 4 comincerò già ad essere felice).
Abbracci che sono mancati,
pace per me e per i miei,
e che non si lasci indietro nessuno.
Non è: io speriamo che me la cavo. La speranza è ciò che sogno per me e per il mondo, a cui mi protendo, come a un gancio in mezzo al cielo, alto e affidabile.
Ci sono tre sorelle,
fede speranza e carità.
La speranza è la virtù bambina, cammina in mezzo alle due sorelle più grandi che la tengono per mano.
Diresti che sono loro a tirarla, invece no, è la bambina che tira fede e carità, è la speranza che trascina avanti la vita.
Gv 8, 51-59
“Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia”.
Abramo,
pronto all’impossibile,
a camminare per tutta la vita dietro alla promessa
di figli come stelle,
più della sabbia del mare.
Vecchio d’anni ma
non vecchio di cuore.
Si fida di Dio.
Ciò che Dio promette è perfino illogico,
ma Dio è affidabile.
E quando gli chiede
di legare il piccolo Isacco
e alzare il coltello,
è tutto incredibile,
in quel momento Dio nega le promesse di Dio,
Dio nega Dio,
c’è da impazzire:
ma Dio è affidabile.
E troverà il modo:
un angelo che ferma il coltello.
Nella vita di ciascuno Dio è affidabile. Risponde
non alle nostre richieste, ma alle sue promesse:
sarò con voi, tutti i giorni, con una vita eterna,
di una qualità indistruttibile.
Quando Abramo muore della terra di latte e miele ha acquistato solo una grotta, grande appena quanto basta per due tombe;
dei figli come stelle,
ne ha uno solo,
che ha rischiato di uccidere.
Quasi niente, eppure conserva la speranza.
Che è come una corda di gioia tesa verso il futuro,
un ponte tibetano sopra l’abisso.
Abramo esultò nella speranza:
guarda il piccolo seme presente e vede la spiga futura.
Nel suo Isacco imperfetto, vede Gesù, il figlio perfetto. Ed esulta.
Possiamo anche noi, oggi, coltivare una aiuola di speranze,
che danno gioia
(ricordate il piccolo principe: se tu arriverai alle 5 io alle 4 comincerò già ad essere felice).
Abbracci che sono mancati,
pace per me e per i miei,
e che non si lasci indietro nessuno.
Non è: io speriamo che me la cavo. La speranza è ciò che sogno per me e per il mondo, a cui mi protendo, come a un gancio in mezzo al cielo, alto e affidabile.
Ci sono tre sorelle,
fede speranza e carità.
La speranza è la virtù bambina, cammina in mezzo alle due sorelle più grandi che la tengono per mano.
Diresti che sono loro a tirarla, invece no, è la bambina che tira fede e carità, è la speranza che trascina avanti la vita.
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ABBÀ DI CIELO SQUARCIATO
Gv 10,31-42
Perché volete uccidermi?
É un incalzare di attentati.
La risposta:
perché tu bestemmi.
Hai detto che sei figlio di Dio.
Allora Gesù cita un salmo meraviglioso:
siete tutti figli di Dio,
tutti come dei (Sl 82,6).
Uno squarcio di cielo.
Tutte le religioni del mediterraneo,
fenici, egizi, greci, romani,
davano a un dio il nome di padre, il padre Giove.
Anche gli ebrei si rivolgevano a Dio chiamandolo padre.
Ma Gesù diceva Abbà, nella lingua materna, l’aramaico,
e non in quella solenne della sinagoga,
nella lingua parlata dei bambini,
non in quella dei rabbini.
Abbà è una parola carica di affetto, confidenza e gioia, per noi é dire papà, babbo…
Non quindi il pater familias dei latini, con potere di vita o di morte sui figli,
loro padrone.
Abbà è tenerezza,
la rivoluzione portata da Gesù.
La bestemmia della tenerezza che ci mette
tutti sotto il grande arcobaleno dell’amore.
Gesù non dà mai a Dio la qualifica di onnipotente, questo non c’è nel vangelo. Nella sua vita
Dio è colui che si avvicina,
si commuove,
prende per mano,
fascia le ferite,
corre incontro,
perdona,
non abbandona.
Lo troverai sempre dalla tua parte.
Non è onni-potente,
ma l’onni-amante.
Gesù sarà ucciso per questa bestemmia!
Siamo figli di questo Abbà, e io non ho il diritto di pregarlo chiamandolo padre, se a mia volta non vivo da padre e madre verso tutte le creature.
Come lui, custode della vita in tutte le sue forme; anch’io piccolo padre o madre planetari.
Chissà che oggi Gesù
non rivolga proprio a noi le bellissime parole del salmo:
davvero siete tutti come dei,
tutti come veri figli.
Gv 10,31-42
Perché volete uccidermi?
É un incalzare di attentati.
La risposta:
perché tu bestemmi.
Hai detto che sei figlio di Dio.
Allora Gesù cita un salmo meraviglioso:
siete tutti figli di Dio,
tutti come dei (Sl 82,6).
Uno squarcio di cielo.
Tutte le religioni del mediterraneo,
fenici, egizi, greci, romani,
davano a un dio il nome di padre, il padre Giove.
Anche gli ebrei si rivolgevano a Dio chiamandolo padre.
Ma Gesù diceva Abbà, nella lingua materna, l’aramaico,
e non in quella solenne della sinagoga,
nella lingua parlata dei bambini,
non in quella dei rabbini.
Abbà è una parola carica di affetto, confidenza e gioia, per noi é dire papà, babbo…
Non quindi il pater familias dei latini, con potere di vita o di morte sui figli,
loro padrone.
Abbà è tenerezza,
la rivoluzione portata da Gesù.
La bestemmia della tenerezza che ci mette
tutti sotto il grande arcobaleno dell’amore.
Gesù non dà mai a Dio la qualifica di onnipotente, questo non c’è nel vangelo. Nella sua vita
Dio è colui che si avvicina,
si commuove,
prende per mano,
fascia le ferite,
corre incontro,
perdona,
non abbandona.
Lo troverai sempre dalla tua parte.
Non è onni-potente,
ma l’onni-amante.
Gesù sarà ucciso per questa bestemmia!
Siamo figli di questo Abbà, e io non ho il diritto di pregarlo chiamandolo padre, se a mia volta non vivo da padre e madre verso tutte le creature.
Come lui, custode della vita in tutte le sue forme; anch’io piccolo padre o madre planetari.
Chissà che oggi Gesù
non rivolga proprio a noi le bellissime parole del salmo:
davvero siete tutti come dei,
tutti come veri figli.
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PER UN MONDO SENZA LUPI
Gv 11, 46-56
Se quest’uomo continua così tutti gli andranno dietro!
L’istituzione religiosa sente franare il potere sotto i piedi, e decide di eliminare Gesù.
Compie molti segni,
loro li vedono.
Ha già risuscitato Lazzaro, allora decidono di eliminarlo come prova vivente.
Di miracoli ce ne sono fin troppi, nel mondo, ma non convertono proprio nessuno. Perché non è mai un fatto esterno che ci converte, ma solo ciò che viene dall’anima,
un seme dentro.
Come sono arrivati fin qui?
Gesù ha denunciato che il loro vero dio è il denaro, che vogliono rappresentare Dio
ma non sanno niente di lui.
Li ha chiamati sepolcri imbiancati;
li ha smascherati come commedianti,
innamorati delle loro poltrone fino all’omicidio e alla menzogna.
Se il popolo crede a queste parole, è la fine.
Allora Caifa, il leader,
interpreta il pensiero di tutti: è meglio che muoia!
Anzi la parola-chiave:
è conveniente per noi.
È nel nostro interesse!
Cercano, e trovano una scusa sul terreno politico: evitare una sommossa e quindi l’intervento delle legioni romane.
Ma quando mai Gesù ha predicato la guerra?
Imbrogliano perfino sul motivo della sentenza di morte, che non è quella di un rivoltoso contro l’impero, ma quella di
un pastore vero, che vede venire i lupi e non scappa.
Che muore per difendere pecore e agnelli, muore per un mondo senza lupi dove tutti sono fratelli. Dove il più grande è colui che ama di più,
e il più piccolo è il più importante di tutti.
L’infinita tenerezza di Dio.. abbracciato per sempre ad ognuno dei suoi figli.
Gv 11, 46-56
Se quest’uomo continua così tutti gli andranno dietro!
L’istituzione religiosa sente franare il potere sotto i piedi, e decide di eliminare Gesù.
Compie molti segni,
loro li vedono.
Ha già risuscitato Lazzaro, allora decidono di eliminarlo come prova vivente.
Di miracoli ce ne sono fin troppi, nel mondo, ma non convertono proprio nessuno. Perché non è mai un fatto esterno che ci converte, ma solo ciò che viene dall’anima,
un seme dentro.
Come sono arrivati fin qui?
Gesù ha denunciato che il loro vero dio è il denaro, che vogliono rappresentare Dio
ma non sanno niente di lui.
Li ha chiamati sepolcri imbiancati;
li ha smascherati come commedianti,
innamorati delle loro poltrone fino all’omicidio e alla menzogna.
Se il popolo crede a queste parole, è la fine.
Allora Caifa, il leader,
interpreta il pensiero di tutti: è meglio che muoia!
Anzi la parola-chiave:
è conveniente per noi.
È nel nostro interesse!
Cercano, e trovano una scusa sul terreno politico: evitare una sommossa e quindi l’intervento delle legioni romane.
Ma quando mai Gesù ha predicato la guerra?
Imbrogliano perfino sul motivo della sentenza di morte, che non è quella di un rivoltoso contro l’impero, ma quella di
un pastore vero, che vede venire i lupi e non scappa.
Che muore per difendere pecore e agnelli, muore per un mondo senza lupi dove tutti sono fratelli. Dove il più grande è colui che ama di più,
e il più piccolo è il più importante di tutti.
L’infinita tenerezza di Dio.. abbracciato per sempre ad ognuno dei suoi figli.
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