ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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L’AMORE AFFAMATO DI CURE

Alcuni farisei vanno da Gesù per metterlo alla prova.
Quello che gli chiedono è risaputo:

É lecito a un marito ripudiare la moglie?

Chiaro che sì, la tradizione, avallata dalla Parola di Dio, lo permetteva.

Gesù prende subito le distanze e dice:
cosa vi ha ordinato Mosè?

Da buon ebreo, avrebbe invece dovuto dire
che cosa ci ha comandato Mosè?

Mosè ha permesso l’atto di ripudio’.

Ebbene, Gesù prende le distanze anche da Mosè e sottolinea: “per la durezza del vostro cuore egli scrisse questa norma”.

Afferma così qualcosa di enorme:
La legge che noi diciamo di Dio non sempre riflette la sua volontà. E per questo non ha valore assoluto.

Gesù non si ferma a redigere altre norme,
non gli interessa regolamentare la vita,
ma rinnovarla
;

custodire il fuoco,
non venerare la cenere
.

Come bambini che non comprendono, ci prende per mano e ci accompagna nei territori di Dio e del suo sogno iniziale:

all’inizio Dio li fece maschio e femmina,
per questo l’uomo lascerà il padre e la madre
e i due diventeranno una carne sola
.

Il sogno di Dio è che i due si cerchino, si trovino, si amino; che diventino e rimangano uno.

Allora uno più uno uguale a uno.

L’uomo non separi quello che Dio ha congiunto.

Questo è il suo nome:Dio congiunge’.

E il nome biblico del nemico dell’amore è esattamente l’opposto: colui che separa, il divisore, il diavolo.

Allora il problema non è ripudio o non ripudio,
separarsi o meno,
ma è alla radice:

si tratta della manutenzione,
tenace,
del sogno,
perché l’amore è fragile
e affamato di cure
.

Se non ti impegni a fondo per le tue relazioni,
se non dai loro tempo,
se non le custodisci con fedeltà,
con timore e tremore,
le hai già ripudiate nel tuo cuore.
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INCONTRO CON SIMONE CRISTICCHI
A S. MARIA DEL CENGIO


Cari amici,
oggi 28 febbraio sarà con noi l’amico Simone Cristicchi, per un incontro previsto dalle 16 alle 17 circa.
Non sarà un concerto, ma un’intervista-racconto dell’uomo e dell’artista, con qualche canzone.

Una cosa tra amici, semplice e accogliente, in cui dare a Simone ascolto e gratitudine per ciò che trasmette.

Non ci sarà la diretta fb, ma condivideremo la registrazione.
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MAESTRI NELL’ARTE DELLA FIDUCIA E DELLO STUPORE

Portavano dei bambini a Gesù perché li toccasse.
Ma i discepoli li rimproverarono.
Al vedere questo, Gesù
si indignò
.

L’indignazione è un sentimento proprio dei profeti davanti all’ingiustizia o all’idolatria;

è la reazione di Gesù per la profanazione del tempio (Gv 2,14).

Qui reagisce allo stesso modo, perché i bambini sono cosa sacra:

a chi è come loro appartiene il regno di Dio.

Chi è come loro?

I bambini non sono più buoni degli adulti, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore.

Loro sì sanno vivere
come i gigli del campo
e gli uccelli del cielo,


sanno giocare tutto il giorno come i delfini, incuriositi da ciò che porterà loro,
facili al sorriso e all’abbraccio.

Il bambino fino ai 12 anni non ha obblighi verso la Legge, è ai margini, non ha riti da osservare, e Gesù lo addita a modello!

Prima la persona e poi la legge!

Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino che si rialza da terra.

Prendendoli fra le braccia li benediceva: perché nei loro occhi il sogno di Dio brilla non contaminato ancora.
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PORTATORI DI UN TESORO BUONO

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, e non ti accorgi della trave che c’è nel tuo?


Noi pensiamo che la trave sia sempre negli occhi di qualcun altro,
un potente,
una nazione,
un potere occulto,
un collega,
e che nel nostro occhio ci sia al massimo una pagliuzza,
una responsabilità da niente.

Perché guardi la pagliuzza?

Un motivo c’è:
chi non vuole bene a se stesso, vede solo male attorno, vive una sindrome da accerchiamento.

Chi non sta bene con sé, sta male anche con gli altri.

Un occhio che viene da un cuore che non è in pace, vede solo occhi malati, moltiplica pagliuzze alzando travi davanti al sole.

L’occhio buono è invece come lucerna accesa, diffonde luce.

Colui che è riconciliato con la sua radice profonda, guarda con sguardo benedicente,
limpido,
includente
.

L’occhio cattivo emana oscurità, diffonde amore per l’ombra. E nascono le guerre.

Il priore dei sette monaci trappisti decapitati a Thibirine, frère Christian de Clergè, davanti all’imminenza del martirio pregava:

Signore,
disarmali e disarmaci!


Due parole assolute,
totali e sufficienti.
Vangelo puro.

Signore, disarma anche noi!
Facci ripetere,
tutti insieme,
che la guerra è
la più grande bestemmia
.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene.

Il buon tesoro del cuore: una definizione così bella, così piena di luminosa speranza, di ciò che siamo nel nostro intimo mistero:

portatori di un tesoro buono,
custodito in vasi d’argilla,
ma pieno di oro fino da distribuire
.

Anzi il primo tesoro è il nostro stesso cuore:
un uomo vale quanto vale il suo cuore (Gandhi).

La nostra vita è viva se abbiamo coltivato tesori di speranza,
di passione
per il bene possibile,
per il sorriso possibile,
per la buona politica possibile,
per una ‘casa comune’ curata e bella,
dove sia possibile
vivere meglio per tutti.

La nostra vita è viva quando ha cuore
e regala generosità,
luce,
attenzione
.
La nostra vita vive di vita donata.

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi.

Gesù ci porta a scuola dalla sapienza degli alberi. La cui legge è semplice:
vivere,
crescere,
fiorire,
fare frutto,
donarlo.

Sono le leggi della vita reale, e coincidono con quelle della vita spirituale, con la stessa morale evangelica:

un’etica del frutto buono, della fecondità creativa, della sterilità vinta,
del gesto che fa bene davvero,
della parola che consola davvero,
del sorriso autentico
che guarisce chi è
malato di solitudine.

Martin Buber semplificava così la legge ultima della vita: “a partire da me, ma non per me”.

Il cuore del cosmo
non dice semplice sopravvivenza di sé,
ma dono di sé:
crescere e fiorire,
fare frutti e donarli
.

Come alberi forti,
come cuori buoni
.
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VUOI VIVERE DAVVERO?

Il vangelo si apre con una corsa verso Gesù:
un tale gli corse incontro.
Come chi ha fretta, chi è in ritardo e ha fame.

E non sa che sta per affrontare un grande rischio: interroga Gesù per sapere la verità su se stesso, e non sarà capace di sopportarla.

Grande rischio, ma anche grande fortuna, se qualcuno scoperchia il pozzo della nostra vita e ci mostra chi siamo davvero.

Maestro buono, è vita o no, la mia?
Domanda grandiosa.
Tutta la bibbia ruota attorno a questo:
sapere cosa è vita e cosa no.

È un appassionato,
questo giovane,
è uno convinto
,
ci crede.

E incanta Gesù, quando risponde:

tutto questo che dici l’ho sempre osservato. Ma non mi ha riempito la vita”.

Vive quella beatitudine che conosciamo tutti, dolce e amara, ma generativa:

Beati gli insoddisfatti,
gli inquieti,
perché diventeranno cercatori di tesori
”.

Ora il giovane fa un’esperienza da brivido, sente su di sé lo sguardo di Gesù, incrocia i suoi occhi amanti, può naufragarvi dentro: Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò.

Per Gesù guardare e amare sono la stessa cosa.

E se io dovessi continuare il racconto direi: adesso gli va dietro, adesso subisce l’incantamento del Signore, non resiste a quegli occhi.
Invece la conclusione del racconto va nella direzione che non ti aspetti:

Una cosa ti manca,
va’,
vendi,
dona ai poveri...


Come i veri maestri, Gesù risponde alzando l’asticella, creando visioni nuove, donando ali perché quel ragazzo possa volare più alto e più lontano.

Vuoi vivere davvero?

Sappi che la tua vita non è garantita dal tuo patrimonio economico, ma dal tuo patrimonio relazionale.

E poi vieni con me: mettiamo in tavola la vita.

E lo facciamo
per amore dei poveri,
non della povertà
.

L’ideale del maestro di Nazaret non è un pauperismo che basta a se stesso, ma riempire di volti e di nomi il cuore di ognuno.
Prima le persone,
dopo le cose.

Nel vangelo offre due sole regole circa i beni materiali, semplicissime e rivoluzionarie.
Primo, non accumulare.
Secondo, quello che hai è per condividere.
Quanto basta a capovolgere la direzione della vita.

Le bilance della felicità pesano sui loro piatti la valuta più pregiata dell’esistenza: dare e ricevere segni d’amore.

Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione:
lasciare tutto ma per avere tutto.
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Preoccupiamoci di coltivare una venerazione profonda per tutte le forze che Dio ci consegna:

forze di bontà,
di intelligenza,
di libertà,
di bellezza.


Facciamo che
queste erompano
in tutta la loro forza,
in tutta la loro bellezza,
in tutta la loro potenza
.

E vedremo le tenebre scomparire.

https://youtu.be/_gGzqw6Nj48?si=xlxiYN1tgQTMQE6U
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ADDIZIONE DI VITA

Pietro allora prese a dire a
Gesù:
Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto
e ti abbiamo seguito,
cosa avremo in cambio?


Avrai in cambio cento volte tanto, avrai cento fratelli e un cuore moltiplicato.

Il vangelo non è rinuncia, se non della zavorra
che impedisce il volo
,
la bella notizia è
una addizione di vita.

Chi prova a farlo,
solo per frammenti certo, può dire:

con gli occhi nel sole
a ogni alba io so
che rinunciare per te
è uguale a fiorire” (M. Marcolini)
.
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UN PERCORSO DI IMMENSA COMUNIONE

Dal deserto al giardino:
dal deserto di pietre e tentazioni
al giardino del sepolcro vuoto,
fresco e risplendente nell’alba:
è questo il percorso della Quaresima.

Non penitenziale, quindi, ma vitale.

Dalle ceneri sul capo, alla luce che fa risplendere la vita (2Tm1,10).

Deserto e giardino sono immagini bibliche che accompagnano la storia e i sogni di Israele, che contengono un progetto di salvezza integrale che avvolgerà e trasfigurerà ogni cosa esistente,

umanità e creature tutte, che insieme compongono l’arazzo della creazione.

Con la quaresima non ci avviamo lungo un percorso di penitenza, ma di immensa comunione:
non di sacrifici ma di germogli
.

L’uomo non è polvere o cenere, ma figlio di Dio e simile a un angelo (Eb2,7).

E la cenere posta sul capo non è segno di tristezza ma di nuovo inizio:

la ripartenza della creazione e della fecondità,
sempre e comunque, anche partendo dal quasi niente che rimane fra le mani.
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SE VUOI….

Se qualcuno vuole venire dietro a me...

Vivere una storia con lui,
ha un avvio
così leggero e liberante:
se qualcuno vuole.

Se vuoi.
Tu andrai o non andrai
con Lui,
scegli,
nessuna imposizione;
con lui
maestro degli uomini liberi,
fonte di libere vite
(D.M. Turoldo
),
se vuoi.
Ma le condizioni sono da vertigine.

La prima: rinnegare se stessi.

Un verbo pericoloso se capito male.
Rinnegarsi non significa annullarsi,
appiattirsi,
mortificare quelle cose
che ti fanno unico.

Vuol dire:
smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno.

Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi.

Martin Buber riassume così il cammino dell'uomo: «a partire da te, ma non per te».
Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce,
e accompagnarlo fino alla fine.

Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo.

La croce,
questo segno semplicissimo,
due sole linee,
lo vedi in un uccello in volo,
in un uomo a braccia aperte,
nell'aratro che incide il grembo di madre terra.

Immagine che abita gli occhi di tutti,
che pende al collo di molti,
che segna vette di monti, incroci,
campanili,
ambulanze,
che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte.
Ma il suo senso profondo è altrove.

La croce è una follia.
Un «suicidio per amore», sosteneva Alain Resnais.

Gesù parla di una croce che ormai si profila all'orizzonte e lui sa che a quell'esito lo conduce la sua passione per Dio e per l'uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce,
scegli per te qualcosa della mia vita.

Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi
e sfidare i boia pronti a uccidere l'adultera.

Il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti;
il molto tenero che si commuove per due passeri;
il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto.

Il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero;
il libero che non si è fatto comprare da nessuno;

senza nessun servo, eppure chiamato Signore;
il mite che non ha vinto nessuna battaglia e ha conquistato il mondo.

Con la croce,
con la passione,
che è appassionarsi e patire insieme.
Perché «dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite» (F. Fiorillo).
Se vuoi venire dietro a me...

Ma perché seguirlo?
Perché andargli dietro?


È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo.

Chi non l'ha patito?
Beato però chi continua, come il profeta:
nel mio cuore c'era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo.

Senza questo fuoco (roveto ardente,
lampada,
o semplice cerino
nella notte),
posso anche guadagnare il mondo
ma perderei me stesso.
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COME IL GIRASOLE

Convertitevi e credete nel Vangelo
.

Immagino la conversione come il moto del girasole,

che alza la corolla
ogni mattino
all'arrivo del sole
,
che si muove verso la luce:

«giratevi verso la luce
perché la luce è già qui
».

Credere nel Vangelo
è un atto che posso compiere ogni mattino,
ad ogni risveglio
.

Fare memoria di una bella notizia:

Dio è più vicino oggi
di ieri
,
è all'opera nel mondo,
lo sta trasformando
.

E costruire la giornata
non tenendo gli occhi bassi,
chini sui problemi da affrontare, ma
alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice:

sono con te,
non ti lascio più,
ti voglio bene!
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