ERMES RONCHI
1.76K subscribers
165 photos
20 videos
4 files
292 links
Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
Download Telegram
21🔥1
LA NUOVA IMMAGINE DEL PADRE:LO VOGLIO!”

Il lebbroso «porterà vesti strappate, sarà velato fino al labbro superiore, starà solo e fuori» (Levitico 13,46).

Dalla bocca velata, dal volto nascosto del rifiutato esce un'espressione bellissima: «Se vuoi, puoi guarirmi».
Con tutta la discrezione di cui è capace: «Se vuoi».

E intuisco Gesù toccato da questa domanda grande e sommessa che può far cambiare il corso della storia, esattamente come è successo a Natale, poche settimane fa: tu puoi guarire il disamore del mondo.

Di quell'uomo che si sta decomponendo da vivo non conosciamo né il volto né il nome, perché è ogni uomo, sbalzato a terra dalla carovana troppo rapida e distratta del mondo.

Il rifiutato è stanco di fuggire e di gridare, e si avvicina al giovane rabbi, andando contro la legge.

Attorno a lui il vuoto, ma Gesù rimane,
non scappa,
non si scansa,
non lo manda via,
gli sta in piedi davanti e lo ascolta
.

E riafferma così che nulla vale quanto la vita.

A nome di tutti noi il lebbroso domanda:

ma qual è la volontà di Dio?
Che cosa vuole veramente Dio da questa carne sfatta, da questo corpo piagato
Che cosa vuole dall'immenso pianto del mondo?

Il profeta, bocca di Dio, ha detto: io non bevo il sangue, non mangio la carne dei vostri sacrifici.

Ma ho un dubbio, come tutti i lebbrosi, come tutti i sofferenti:
che Dio si disseti al calice delle nostre lacrime;
che voglia ancora il sacrificio delle sue creature;
che sia il dolore, accettato, a dare gloria a Dio?


Ho un dubbio, perché tanti fatti oggi insinuano, alludono che il corpo di lebbra o di dolore è ancora e sempre volontà di Dio.

Se vuoi...
Il lebbroso si appella al desiderio di Dio, alla sua volontà
.

E riceve la risposta bellissima, la pietra d'angolo su cui poggia la nuova immagine di Padre: «LO VOGLIO!»

Un verbo totale, assoluto. Dio vuole,
è coinvolto,
gli importa,
gli sta a cuore,
patisce,
urge in lui un patimento solo per me
.

Ciò che è scritto qui non è una fiaba,
funziona davvero
, funziona così.

Persone piene di Gesù oggi riescono a fare le stesse cose di Gesù, fanno miracoli.

Vanno dai nostri lebbrosi della porta accanto, barboni, tossici, prostitute, li toccano con un gesto di affetto, un sorriso, con la conseguenza che molti di loro guariscono letteralmente dal loro male, diventando a loro volta guaritori.

Succede ogni giorno, in ogni invisibile parte del mondo. Prendere il Vangelo sul serio ha dentro una potenza che cambia la vita.

Gesù tocca, e l'uomo è restituito alla famiglia, torna alle carezze.

Gesù ci chiede di partecipare al desiderio di Dio, alle carezze restituite e non ai miracoli.

O forse sì. Ci chiede di partecipare ad un solo miracolo:

avere, come il Padre, viscere di misericordia, che è la perfezione di Dio, che sarà la perfezione dell'uomo.
28👍5🔥4
SE LA FEDE DEGLI AMICI CI PRENDE IN BRACCIO

Il paralitico di Cafàrnao.
Lo invidio. Perché ha grandi amici: forti, fantasiosi, tenaci, creativi.

Sono il suo magnifico ascensore, strappano l'ammirazione del Maestro:

Gesù vista la loro fede... la loro, quella dei quattro portatori, non del paralitico.

Gesù vede e ammira una fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza di un altro.

I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani.

Una fede che non prende su di sé i problemi d'altri non è vera fede. Non si è cristiani solo per se stessi; siamo chiamati a portare uomini e speranze.

A credere anche se altri non credono,
a essere leali anche se altri non lo sono,
a sognare anche per chi non sa più farlo.

“Sei perdonato!”

Immagino la sorpresa, forse la delusione del paralitico.
Sente parole che non si aspettava.

Lui, come tutti i malati, domanda la guarigione, un corpo che non lo tradisca più. Invece: figlio, ti sono perdonati i peccati.

Perdonare è nel Vangelo un verbo di moto:
si usa per la nave che salpa,
la carovana che si rimette in marcia,
l'uccello che spicca il volo,
la freccia liberata nell'aria.

Il perdono di Cristo non è un colpo di spugna sul passato, è molto di più:
un colpo di remo,
un colpo di vento nelle vele,
per il mare futuro.

É un colpo di verticalità, se si può dire così, per ogni uomo immobile nella sua barella.

Il peccato invece blocca la vita, come per Adamo che dopo il frutto proibito si rintana dietro un cespuglio, paralizzato dalla paura. Finita l'andatura eretta, finiti i sentieri nel sole!

Il peccato è come una paralisi nelle relazioni, una contrazione, un irrigidimento, una riduzione del vivere.

“Sei perdonato!”

Senza merito, senza espiazione, senza condizioni.

Una doppia bestemmia, secondo i farisei. Essi dicono: Dio solo può perdonare.

E poi: Dio non perdona a questo modo, non così, non senza condizioni, non senza espiare la colpa!

E Gesù interviene:
Cosa è più facile? Dire: i tuoi peccati ti sono perdonati, o: alzati e cammina?

Gesù per l'unica volta nel Vangelo dice apertamente il perché del suo miracolo: lega insieme perdono e guarigione, unisce corporale e spirituale, mostra che l'uomo biblico è un'anima-corpo, un corpo-anima, un tutt'uno, senza separazioni.

E rivela che Dio salva senza porre condizione alcuna, per la pura gioia di vedere un figlio camminare libero nel sole, perché la grazia è grazia e non merito o calcolo.

Tutti si meravigliarono e lodavano Dio.

Attingere alla meraviglia, sapersi incantare per questa divina forza ascensionale che ci risana dal male che contrae e inaridisce la vita, forza che la rende verticale e la incammina verso casa.
Per sentieri nel sole.
30🥰3👍2🙏2
LA FESTA DEL PECCATORE CHE HA SCOPERTO UN DIO PIÙ GRANDE DEL SUO CUORE

Un uomo, solo, seduto al banco delle imposte.
Uno sguardo che incrocia il suo, una parola sola:

Seguimi.

E Levi è naufragato in quegli occhi; il contabile abbandona, per uno sguardo, per una parola, la logica rassicurante del dare e dell'avere.

Se ne va dietro a quell'uomo, senza calcolare più nulla, senza neppure domandarsi dove sia diretto.

Il centro della scena è tutto di Cristo: Segui Me!
Queste parole senza perché, questa mancanza di ragioni, sono la vera ragione del discepolo.

È la persona di Cristo la causa, il senso, l'orizzonte ultimo.
È Lui il nome della forza che fa partire.

Levi si è «convertito» a Cristo, perché ha visto Cristo «convertirsi» a lui, fermarsi e girarsi dalla sua parte.

La vocazione non inizia con sacrifici o rinunce, essa porta innanzitutto un incremento d'umano.

Infatti la casa di Matteo, la sua vita prima solitaria, si veste di festa, si riempie di volti, di amici, molti si premura di dirmi, e peccatori, chiamati ben prima di essere convertiti.

Convertiti perché chiamati

Non voglio sacrifici!
La religione non è sacrificio: guarisce la vita, fornisce consistenza e profondità; non la mortificazione dà lode a Dio, ma la vita piena, forte, vibrante, appassionata.

Gesù mangia con Levi, mangia con me, e mi assicura che il principio della salvezza non sta nei miei digiuni per lui, bensì nel suo mangiare con me.

Ci guarisce fermandosi con noi: la sua vicinanza è la medicina, un flusso di vita che mi consegna, insieme a strade, festa, sogni, comunione.

Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.

Qual è il merito dei peccatori? Nessuno.

Sono coloro che non ce la fanno, che non sono all'altezza, ma scoprono un Dio che si è fermato a guardarli.
Dio non si merita, si accoglie.

Gesù cerca il peccatore che è in me. Non per assolvere un lungo elenco di peccati, è poca cosa, ma per impadronirsi della mia debolezza profonda.
E lì incarnarsi. Beata debolezza!

E io, felice d'essere debole, dimoro nella misericordia, che mi conduce verso un Regno pieno non di santi, ma di peccatori perdonati, di gente come me.

Quando sono debole è allora che sono forte.

Nessun lassismo però. Vuoi restare nel peccato perché abbondi la grazia? Assurdo (Rom 6,1).

Ma oggi mi godo la festa del peccatore che ha scoperto un Dio più grande del suo cuore. Solo questo mi converte ancora.
27🙏3👍2🔥2
IL GIOCO DELL’ACQUA INNAMORATA

C’è festa grande, a Cana:
il cortile è pieno di gente in quella notte di fiaccole accese, di canti e di balli.

Ci sono Gesù e sua madre e con loro la variopinta compagnia dei giovani seguaci saliti dai villaggi del lago.

L’intero Israele risuona del grido di morenti, schiavi,
lebbrosi,
e Gesù non interviene,
va ad una festa,
quasi giocando con dell’acqua e con del vino
.

Anziché asciugare lacrime, colma le coppe.
Deve esserci qualcosa di molto importante se questa è la prima pennellata del quadro della salvezza.

Il Vangelo chiama questo il “principe dei segni:
se capiamo Cana,
capiamo gran parte del Vangelo.

Giovanni non parla di miracolo. Forse ha paura che la gente corra dietro ai maghi, e Gesù non lo è:
i suoi sono segni,
frecce che indicano una direzione
,
un senso ulteriore.

Quel giorno Gesù scende nel pozzo profondo, là dove la vita inizia a battere il tempo seguendo il ritmo dell’amore.

A un certo punto della festa finisce il vino,simbolo biblico dell’amore.
L’amore è sempre così poco,
così a rischio,
così raro.

Quante volte ci viene a mancare quel “non so che” di gioia,
di passione,
di sapore per far navigare questa fragile barca che è il nostro cuore.

Mancano forse piccoli perdoni,
piccole tensioni da chiarire,
piccoli gesti di cura.
Manca il buon vino.

Anche la relazione amorosa tra l’umanità e Dio si trascina stancamente, senza più gioia.

Cosa fare?
Lo suggerisce Maria: Qualunque cosa vi dica, fatela!

Sono le sue ultime parole, poi non parlerà più: Fate il suo Vangelo, tutto, e si riempiranno le anfore.
Di un vino migliore, come assicura il maestro di tavola:

Tutti servono il vino buono all’inizio.
Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora.

A noi pare che questa sia la logica delle cose: l’entropia, la diminuzione, il decadimento progressivo, lo spegnersi del calore.

Il vangelo di Cana ci regala una visione controcorrente.

Non importa quali sono stati gli amori che hanno nutrito la tua esistenza, fecondi o sterili, stabili o lacerati, gloriosi o miseri, o forse entrambe queste cose al tempo stesso.

Quali che siano stati, un giorno Gesù se ne farà carico, anzi se ne è già fatto carico, se solo hai deposto le loro anfore di pietra davanti a Lui.

E li trasformerà in una realtà infinitamente migliore.
Con grande sorpresa mia che vedevo le cose finire e l’amore spegnersi; con grande sorpresa di tutti i commensali:
Pensavamo di avere gustato il vino migliore all’inizio,
pensavamo di averlo già finito,
quello bevuto ieri pensavamo fosse il vino migliore
.

E invece no, ancora una volta, per un’ultima volta Gesù ripeterà il miracolo di Cana, trasfigurando ogni nostro amore.

Avrà conservato il vino migliore per dopo, e per i secoli dei secoli.

E questa è la speranza grande che accende ogni volta il segno di Cana, il principe dei segni!
23🔥15👍6🙏4😁2🥰1
20🔥6
L’UOMO PRIMA DEL SABATO

Gesù infrange la legge molte volte e non su punti secondari:
mette l'uomo prima del sabato,
mangia coi peccatori,
tocca gli impuri,
salva l'adultera dalla punizione...

Sono venuto a dare pieno compimento alla legge. Compimento, non osservanza.

L'obiettivo della legge antica era più bello di ciò che potevamo immaginare:

Questa legge io oggi ti do perché tu viva a lungo e sia felice.
Non perché sia più buono, più gentile, più devoto.
No: più felice e più vivo, più umano.

Che cosa compie l'umano?

Le mie braccia aperte sono appena l'inizio di un cerchio che un amore più vasto compirà" (M. Guidacci).

Pieno compimento è l'amore.
Non cadrà neppure un jota o un trattino della legge…

L'amore ha una legge piena di jota e trattini, piena di minime attenzioni: non trascurare i dettagli, non dimenticare i piccoli gesti dell'amore,
il bicchiere d'acqua fresca,
il guardarsi negli occhi,
la carezza
.

Il Cantico dei Cantici ce lo ricorda:
da un dettaglio mi sono innamorato, da come cammini...

Il vangelo invita a custodire i piccoli particolari, a godere tutti i piccoli dettagli dell'amore.
33👍3🥰2🔥1🙏1
14👍1🔥1🥰1
DOV’É AMORE OGNI CREATURA FIORISCE

A sorpresa il vangelo oggi parla più degli apostoli, che di Gesù; più di me e di ogni credente, che non del Signore. 

Non ci sono monti nel racconto di Marco, ma una mensa: apparve agli undici mentre erano a tavola. E disse loro: andate

Lui se ne va e dice ai suoi ‘andate’. Uguale. Messaggio e messaggero coincidono,
Gesù dice ciò che fa, e fa ciò che dice.

E proclamate il vangelo ad ogni creatura

A tutti, nessuno escluso. Buoni e cattivi,
schiavi o padroni. 
Anzi: annunciatelo ad ogni creatura, e quindi non solo agli esseri umani.

Tutta la creazione riceve il bene del vangelo:
il cielo,
la terra,
l’acqua,
la pietra,
l’umile santità del bosco.

Il Risorto avvolge con il suo affetto e penetra con la sua luce ogni creatura” (Laudato si’ 100) e la riconnette al Dio che  fa vivere e santifica l’universo intero. 

Il vangelo è infinito, compatibile con ogni creatura, perché ogni essere, anche il più piccolo e insignificante all’occhio umano, vive bene dove non c’è violenza e inganno.

Dov’è amore, ogni creatura trova la sua collocazione, riesce a fiorire, portando il suo misterioso contributo alla crescita del cosmo.

Chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà condannato.

Noi possiamo dire sì oppure no.
Possiamo fallire la vita o farla fiorire, perché Dio accetta anche di essere rifiutabile, come l’amore e l’amicizia.

L’invio di Gesù si chiude con cinque piccole parabole, che sono dono e impegno per tutti i discepoli di ogni tempo.

Scacceranno i demoni.
Il nostro mandato è sdemonizzare la terra, e farlo insieme a Lui, come chiediamo nel Padre Nostro: liberaci dal male, da ciò che fa morire, da ciò cha soffrire, liberaci dal grande nemico. 

Parleranno lingue nuove. Con lui sapremo dire parole di rinascita, con frasi fresche di bambino e di scoperte nostre, che sanno di mattino.

Parleranno il linguaggio della tenerezza, la lingua antica e sempre nuova che tutti capiscono, che anche i sordi odono e i ciechi vedono.

Prenderanno in mano i serpenti.
I credenti prendono in mano le cose difficili, non scappano, affrontano i problemi e si sporcano le mani impastate di terra e fango, ma anche di luce.

Imporranno le mani ai malati e questi guariranno.
Letteralmente Gesù non dice ‘guariranno’, ma ‘ne avranno bene’ (in greco: kalòs exousin): questo sarà bello per loro.

Se ti avvicini a chi soffre e tocchi la sua solitudine, forse non guarirà ma certamente sarà bello per lui, come un balsamo, come una carezza sul cuore.
18👍6🔥1🥰1
27🙏2👍1🔥1
Occhi su Gesù
 
Gesù ha cercato con cura quel brano nel rotolo: conosce bene le Scritture, ci sono mille passi che parlano di Dio, ma lui sceglie questo, dove l’umanità è definita con quattro aggettivi:
povera, prigioniera, cieca, oppressa.

Adamo è diventato così, ed è per questo che Dio diventa Adamo.

Allora chiude il libro, apre la vita, vi si immerge:
il suo programma è portare gioia,
libertà,
occhi guariti,
liberazione
.

Un messia che non impone pesi, ma li toglie; che non porta precetti, ma orizzonti.  

Luca ci racconta un’icona da stampare nel cuore.
Lo fa quasi alla moviola per farci comprendere l’estrema importanza di questo momento.

Nella sinagoga gremita Gesù si alza,
prende,
cerca con cura,
legge.

Poi arrotola il volume,
lo riconsegna,
si siede.

Tutti gli occhi sono fissi su di lui, e nel grande silenzio risuonano le prime parole ufficiali di Gesù:

oggi la parola di Isaia si realizza”.

Ed è così forte questa affermazione:
il vangelo non è una chiacchiera,
la Parola non è teoria, cambia le cose,
orienta le scelte,
è spada a due tagli.

Gesù nella proclamazione ha censurato il profeta Isaia, non legge il versetto successivo che parla di predicare la vendetta del Signore.

No, Dio non sprecherà l’eternità in vendette, nemmeno un minuto.

Tutti gli occhi erano fissi su di lui.

Lo conoscono bene quel giovane, sparito per un po’ e appena ritornato al villaggio, dov’era cresciuto a pane e lavoro, sinagoga e Thorà.

Gesù davanti a loro presenta il suo sogno
di un mondo nuovo,
senza prigionieri
né poveri,
senza occhi malati,
senza vittime
.
 
Adamo è povero più che peccatore;
è fragile prima che colpevole;
è che abbiamo le ali tarpate,
ci vediamo male e ci sbagliamo facilmente,
per questo inciampiamo.

Del vangelo mi sorprende sempre quel parlare di poveri più che di peccatori; di sofferenze più che di colpe.

Il vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione” (G. Vannucci).

La sinagoga di Nazaret si riempiva di umanità ferita e fragile, di poveri e di ultimi , diventati i principi del Regno.
E Dio che si mette alla loro destra, alla loro ombra.

A Gesù non importa se il povero o il cieco sono giusti o peccatori,
se il lebbroso meriti o no la guarigione,
se l’adultera avesse o meno buone giustificazioni per il suo gesto
.

C’è buio e dolore, sofferenza e bisogno, e tanto basta per far piaga nel cuore di Dio.

Forse Dio è stanco di solenni e austeri devoti, di eroi dell’etica, di eremiti pii e pensosi, forse vuole dei giullari alla san Francesco, felici di vivere (M. Delbrêl).

Gesù vuole prigionieri usciti dalle segrete che danzano nel sole.
26🙏3👍2🥰2🔥1
13👍5🔥3