ERMES RONCHI
1.77K subscribers
165 photos
20 videos
4 files
293 links
Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
Download Telegram
NOSTRA SORELLA DELL’ARCOBALENO
 
Maria è la prima della lunga carovana dell’umanità.
E noi che  immacolati non siamo, camminiamo dietro a lei, nostra prima sorella.

Porrò inimicizia tra il serpente e la donna. Che potenza!
Ostilità tra la donna che ama la vita e il serpente che ama il suo contrario.

Adamo ed Eva la vita l’hanno appena fallita, e Dio, contro ogni evidenza, li chiama solennemente nemici del male.
Stupendo: io sarò ferito e sporcato dal male, ma non sarò mai amico suo!

E sento ancora: Tu le insidierai il calcagno, ma lei ti schiaccerà la testa.
Il serpente, il male ti raggiunge da dietro, è un passato che talvolta ritorna e fa molto male, ma è in basso, non arriva al cuore dell’uomo, non è davanti a te, non è il tuo orizzonte
 
Adamo ed Eva escono dal paradiso portando con sé un germe di vittoria: schiaccerai la testa del serpente.
Puoi vincere!

In noi c’è un pezzettino di Dio luminoso, c’è in noi una stella sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla (Ch. Bobin).
 
L’angelo Gabriele se ne vola via da Zaccaria, sbattendo le ali sulla sua incredulità, e atterra  in un paesino assolato e sconosciuto, in una casa qualunque, fra pentole e telai.

È il vangelo delle prime volte: è la prima volta che Dio si rivolge ad una donna.
Che la creatura ha l’ultima parola nel dialogo con il cielo. È la prima volta di una parola mai udita: sei piena di grazia! Il tuo nome è: amata-per-sempre.

L’angelo aggiunge: Dio è con te. Parola che avrebbe dovuto mettere in guardia la ragazza, perché con quelle parole nella Bibbia Dio convoca ad una avventura ardua come una sfida.
Maria, avrai un figlio, tuo e di Dio. Gli darai nome Gesù.

Da ragazza matura e intelligente, Maria obbietta e argomenta, vuole capire: dimmi come avverrà!

E l’angelo:
viene l’infinito nel tuo sangue, la luce che ha generato gli universi si aggrappa al tuo seno.

Cosa importa il come!

E tuttavia Gabriele resta lì, a spiegare:
evoca lo Spirito come era sulle acque dell’origine,
come era la sua nube che scendeva nel deserto,
e la invita a pensare in grande, più in grande che può.

Fidati, sarà Dio a trovare il come.

E se noi siamo qui oggi, se possiamo dirci cristiani è per la fede, la libertà e il coraggio  di questa ragazzina che ha detto: sono qui,
Tu sei il Dio dell’alleanza,
e io sarò l’alleata del Dio delle alleanze
.
Dove tu andrai
anch’io andrò,
il tuo sogno sarà il mio sogno
.

Forse a Maria torna in mente il legame forte tra Ruth e Noemi, o forse è la voce dell’umanità, che invece di dare sempre la colpa a qualcuno, prova a dire: sì, io credo al futuro perché tu sei con me.

Tu hai inventato l’arcobaleno come segno d’alleanza con le creature, e io sarò un piccolo arcobaleno, di pace e di abbracci.

Anche il nostro “sì” può  cambiare il mondo;
tutti noi possiamo segnare nascite sul libro della vita,
e tracciare arcobaleni sul calendario della storia.
 
19
18🙏5
Anche il nostro sì può cambiare una porzione di mondo

https://youtu.be/Ta_mSSw4zEM
10
DIO SALVA PER LA PURA GIOIA DI VEDERE UN FIGLIO CAMMINARE LIBERO NEL SOLE

Il paralitico di Cafàrnao.
Lo invidio. Perché ha grandi amici:
forti,
fantasiosi,
tenaci,
creativi.


Sono il suo magnifico ascensore, strappano l'ammirazione del Maestro:

Gesù vista la loro fede... la loro, quella dei quattro portatori, non del paralitico.
Gesù vede e ammira una fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza di un altro.

I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani. Una fede che non prende su di sé i problemi d'altri non è vera fede.
Non si è cristiani solo per se stessi; siamo chiamati a portare uomini e speranze.

A credere anche se altri non credono.
A essere leali anche se altri non lo sono.
A sognare anche per chi non sa più farlo.

Sei perdonato!
Immagino la sorpresa, forse la delusione del paralitico. Sente parole che non si aspettava.

Lui, come tutti i malati, domanda la guarigione, un corpo che non lo tradisca più. Invece: figlio, ti sono perdonati i peccati.

Perdonare è nel Vangelo un verbo di moto:
si usa per la nave che salpa,
la carovana che si rimette in marcia,
l'uccello che spicca il volo,
la freccia liberata nell'aria.

Il perdono di Cristo non è un colpo di spugna sul passato, è molto di più:
un colpo di remo,
un colpo di vento nelle vele,
per il mare futuro.

É un colpo di verticalità, se si può dire così, per ogni uomo immobile nella sua barella.

Il peccato invece blocca la vita, come per Adamo che dopo il frutto proibito si rintana dietro un cespuglio, paralizzato dalla paura. Finita l'andatura eretta, finiti i sentieri nel sole!

Il peccato è come una paralisi nelle relazioni,
una contrazione,
un irrigidimento,
una riduzione del vivere.

Sei perdonato!
Senza merito,
senza espiazione,
senza condizioni.

Una doppia bestemmia, secondo i farisei. Essi dicono: Dio solo può perdonare.

E poi: Dio non perdona a questo modo, non così, non senza condizioni, non senza espiare la colpa!

E Gesù interviene:
Cosa è più facile?
Dire: i tuoi peccati ti sono perdonati,
o: alzati e cammina?


Gesù per l'unica volta nel Vangelo dice apertamente il perché del suo miracolo: lega insieme perdono e guarigione, unisce corporale e spirituale, mostra che l'uomo biblico è un'anima-corpo, un corpo-anima, un tutt'uno, senza separazioni.

E rivela che Dio salva senza porre condizione alcuna, per la pura gioia di vedere un figlio camminare libero nel sole, perché la grazia è grazia e non merito o calcolo.

Tutti si meravigliarono e lodavano Dio.

Attingere alla meraviglia, sapersi incantare per questa divina forza ascensionale che ci risana dal male che contrae e inaridisce la vita, forza che la rende verticale e la incammina verso casa. Per sentieri nel sole.
25🔥3👍1🥰1
UN PADRE CHE NON HA FIGLI DA PERDERE.
E SE NE PERDE UNO SOLO LA SUA CASA È VUOTA


Ecco la passione del pastore, quasi un inseguimento della sua pecora per steppe e pietraie.

Se noi lo perdiamo, lui non ci perde mai.
Non è la pecora smarrita a trovare il pastore, è trovata; non sta tornando all'ovile, se ne sta allontanando.

Il pastore non la punisce, è viva e tanto basta. E se la carica sulle spalle perché sia meno faticoso il ritorno.

Immagine bellissima: Dio non guarda alla nostra colpa, ma alla nostra debolezza.
Non traccia consuntivi, ma preventivi.

Dio è amico della vita: Gesù guarisce ciechi zoppi lebbrosi non perché diventino bravi osservanti, tanto meglio se accadrà, ma perché tornino persone piene, felici, realizzate, uomini finalmente promossi a uomini.

Un padre che non ha figli da perdere, e se ne perde uno solo la sua casa è vuota.
Che non punta il dito e non colpevolizza i figli spariti dalla sua vista, ma li fa sentire un piccolo grande tesoro di cui ha bisogno.

E corre e gli getta le braccia al collo e non gli importa niente di tutte le scuse che ha preparato, perché alla fedeltà del figlio preferisce la sua felicità.

L'ultima nota è una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra: vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti...

Da che cosa nasce questa felicità di Dio?
Da un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici.

Dio è l'Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: “avete visto l'amato del mio cuore?

Sono io l'amato perduto. Dio è in cerca di me.
Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui
.
29👏2👍1🔥1
TUTTI A IMPARARE IL CUORE DI DIO

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro
:
le sue mani, dove appoggiare la stanchezza e riprendere il fiato del coraggio.

Imparate da me...
Andare da Gesù è andare a scuola di vita.
Quest'uomo senza poteri ma regale, libero come il vento, che nessuno ha mai potuto comprare o asservire e fonte di libere vite, insegna a vivere bene.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore...

Il maestro è il cuore. Andare tutti a scuola di cuore!
Tutti a imparare il cuore di Dio! Dove c'è l'alfabeto della vita.
Dio stesso non è un concetto, ma il cuore dolce e forte della vita.

Imparate da me, dal mio modo, delicato, senza violenza e senza arroganza.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero.
Un giogo: che cosa è oltre che un oggetto da museo della civiltà contadina?
Oltre il ricordo degli animali da tiro, la loro grande fatica?

É una metafora che non sentiamo amica: abbiamo fatto di tutto per scuoterceli di dosso, i gioghi.

Gesù però dice: il mio giogo, un giogo che rimane suo, non ce lo butta addosso, con il duro della vita.

Il giogo resta il suo, lui continua aggiogato allo stesso legno.

A me dice:
amico d'avventura,
siamo in due;
non sei solo
,
inchiodato alla fatica del vivere,
del prenderti cura di qualcuno.
Siamo insieme allo stesso solco, allo stesso aratro”.

Don Tonino Bello immaginava:
Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo abbracciati”.

Gesù è l'altra mia ala,
il mio ‘cireneo',
aggiogato ai miei amori, alla mia fatica,
ai miei sogni,

il vero maestro che
non dà ulteriori obblighi,
ma ulteriori ali.

Prendete il mio giogo,
cioè prendete su di voi l'antica novità del vangelo, che è ossigeno,
che non ferisce mai ciò che sta al cuore dell'uomo,
non proibisce mai ciò che all'uomo dà gioia e vita.

E coglierete
la legge profonda,
la corrente calda che scorre sotto tutte le pagine del libro dell'esistenza,
le feconda,
le colora.
E le fa profumare d'universo.
27👍3🔥1🥰1
DIO SI FA VICINO,
É QUI,
ALLA PORTA DELLA TUA DIMORA,
AD OGNI RISVEGLIO

Due voci gridano le stesse parole, nell'arsura del medesimo deserto di Giuda.

La voce gioiosa di Isaia:
Ecco, il tuo Dio viene!e la voce drammatica di quel Giovanni delle acque e del sole rovente, che ripete:
Ecco, viene uno più forte di me, ci immergerà nel turbine santo di Dio!”(Mc 1,7)

Isaia, voce del cuore:
Viene il Signore con potenza.
Ma subito specifica che è la potenza della tenerezza: tiene sul petto i piccoli agnelli e conduce pian piano le pecore madri_”.

Tenerezza di Dio, potenza possibile ad ogni uomo.

Come Isaia, vero profeta è uno che apre strade anche nel deserto, che traccia speranza anche là dove sembrava impossibile, che non si lascia omologare dal pensiero dominante.

I profeti sono creatori di strade libere, dei dirottatori. Ascoltarli è diventare come loro, costantemente in attesa, sempre insoddisfatti, cuore attratto dal richiamo di cose lontane.

I due profeti, a distanza di secoli, usano lo stesso verbo, in un eterno presente: «Dio viene».

Semplice, diretto, sicuro: viene.
Giorno per giorno, continuamente, adesso
.

Anche se non lo vedi, anche se non ti accorgi di lui, eccolo in cammino su ogni strada. Il mondo è pieno di tracce di Dio.

Viene colui che è più forte. Gesù è forte perché è l'unico che parla al cuore, l’unico che si rivolge al centro dell'umano (parlate al cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte, Isaia 40, 1-2).

Tra tutte le altre voci solo la sua risuona in mezzo all'anima, perché ciò che conta, ciò che è vero nel cuore, fa saltare tutto un mondo di scuse e di pretesti, di conformismi e di apparenze.

Il Regno di Dio, infatti, non è stato sopraffatto dai regni dell'economia, del mercato, del denaro.

E il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri.
Lo attestano
la crescita della consapevolezza e della libertà,
il fiorire del femminile,
il rispetto di genere,
la cura per i disabili e per l'ambiente
.

La prima parola della prima riga di Marco: Inizio del vangelo di Gesù.

Si può allora iniziare di nuovo, anche là dove la vita si era arresa.

Ma da dove ripartire?
Da qui, perché solo partendo da una buona notizia si può ricominciare a vivere, a progettare, a stringere legami, e mai partendo da amarezze, da sbagli, dal male che assedia.

E per quanto di doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava gli angoli più oscuri del cuore e feconda germogli di pace.

C'è chi vede i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni vede il cammino di Dio nella polvere della strada.
E ci aiuta,
ci scuote,
ci apre gli occhi,
insinua in noi il sospetto che qualcosa di speciale sta accadendo,
qualcosa di vitale che rischiamo di perdere,
di non vedere:

Dio che si fa vicino, che è qui, dentro le cose di ogni giorno, alla porta della tua dimora, ad ogni risveglio.

Stella alla latitudine di casa tua, su cui inciampare.
23👍6🙏4❤‍🔥2🔥2
26🙏6🥰2👍1
19🙏3🥰1
A TESTA ALTA,
PER VEDERE IL SORRISO E LA DANZA DI DIO
.
PER SAPERCI AMATI.
E TANTO CI BASTA

Solo ogni tre anni, purtroppo, ritornano le parole straordinarie del piccolo e sconosciuto profeta Sofonia: Dio è felice. Felice per te.

Ogni volta la stessa emozione:esulterà di gioia per te!

Esultare è il verbo della danza.
Il profeta intuisce la danza dei cieli,
come quella di Davide davanti all’Arca,
come Miram
col tamburello al mar Rosso.
Come Giovanni nel grembo di Elisabetta,
come Maria nel Magnificat.

Tutt’intorno a te, la danza di Dio. Che crea.

Ma subito dopo, il vangelo ci mette i piedi ben piantati per terra e ci riporta diritto dentro il quotidiano, con Giovanni, il ruvido profeta, prosciugato dal sole.

Va da lui tanta gente: da Gerusalemme ci volevano giorni di cammino,.
Cosa cercano?

Le loro domande sono precise, serie:
che cosa dobbiamo fare?
A quale gancio concreto appendere la vita?

E le risposte sono chiare e serene; indicano piccole scelte possibili a tutti.
La prima:
chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha,
e chi ha da mangiare ne dia a chi ne è privo
.

L’economia dell’accumulo sostituita dall’economia del dono, lo shopping convertito in condivisione. “La conversione passa per le tasche” (Papa Francesco).

Ed entrano in scena i più amati da Luca, i poveri, quelli “che non hanno”.

Il vero problema del mondo non sono i poveri, ma i ricchi. Da loro viene il disordine: c’è abbastanza pane per tutti sulla terra, e manca per l’avidità di pochi.

A tutti il profeta ripete: hai un capitale, sono i poveri! Hai un tesoro, non sono BOT o Fondi, ma “quelli che non hanno”.

Investi in relazioni, sono il tuo patrimonio.

La seconda: Non esigete nulla più di quanto vi è stato fissato.

Allora, applicherò semplicemente l’onestà. Non quella degli altri, ma la mia, l’unica in mio potere.

E a chi ha ruoli di autorità: non maltrattate e non estorcete niente a nessuno.

Non approfittate della posizione per umiliare.

Non abusate della vostra forza per maltrattare o per far piangere.

Giovanni, mangiatore di insetti, di una ascesi quasi feroce, non chiede niente di straordinario agli altri, non dice “lascia tutto e seguimi nel deserto”, ma indica cose fattibili, a chiunque:
non tenere tutto per te,
non stringere le mani ad artiglio su ciò che hai,
non rubare,
non passare nel mondo da predatore e abusatore
.

La conclusione è potente: Viene uno più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Lui “voce come rombo che grida nel deserto” fa un passo di lato, indica un Gesù più forte, e non perché si impone, ma perché parla al cuore. Sussurra, e tu lo segui.

É il più forte perché è l’unico che “battezza nel fuoco”, uno che ha acceso milioni di vite e le ha rese felici.
Questo fa di lui il più forte. E il più amato.

In questi pochi giorni che mancano al Natale, alziamo lo sguardo!

A testa alta, per vedere il sorriso e la danza di Dio.
Per saperci amati, da quel fuoco, e tanto ci basta.
23
11🙏5🔥3
9
9🔥2
13🔥3🙏2
L’ARTE DIVINA DELL’ACCOMPAGNAMENTO CHE CAMMINA AL PASSO CON NOI

Tra i testimoni che ci accompagnano al Natale appare Giuseppe, mani callose e cuore sognante, il mite che parla amando.

Dopo l'ultimo profeta dubbioso, Giovanni Battista, ora un altro credente, un giusto anche lui dubbioso e imperfetto, l'ultimo patriarca di una storia mai semplice e lineare.

Giuseppe che non parla mai, silenzioso e coraggioso, concreto e sognatore: le sorti del mondo sono affidate ai suoi sogni.
E lì sono al sicuro, perché l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio.

La sua casa è pronta, il matrimonio è già contratto, la ragazza abita i suoi pensieri, tutto racconta una storia d'amore vero con Maria.

Improvvisamente, succede: Maria si trovò incinta e Giuseppe pensò di ripudiarla in segreto, insieme a quel figlio non suo.

L'uomo “tradito” cerca comunque un modo per salvare la sua ragazza che rischia la vita come adultera; il giusto “ingannato” non cerca ritorsioni contro di lei, vuole ancora proteggerla, perché così fa chi ama.

Ripudiarla...
Ma Giuseppe è insoddisfatto della decisione presa.
Si dibatte dentro un conflitto emotivo e spirituale: da un lato l'obbligo di denuncia e dall'altro la protezione della donna amata.

A metà strada tra l'amore per la legge di Mosè: toglierai di mezzo a te il peccatore (cfr Dt 22,22), e l'amore per la ragazza di Nazaret.

E accade un secondo imprevisto, bello e sorprendente. Giuseppe ha un sogno, in cui il volto di Maria si mescola a quello degli angeli.
Prima decide, poi arriva da Dio un sogno, arriva solo dopo, senza esimerlo dalla fatica e dalla libertà:Non temere di prendere con te Maria”.

Tu vuoi già prenderla con te, solo che hai paura. Non temere di amarla, Giuseppe, chi ama non sbaglia.

Dio non interviene a risolvere i problemi con una bacchetta magica, non ci salva dai conflitti ma è con noi dentro i problemi, e opera in sinergia con la nostra testa e il nostro cuore, con l'intelligenza e l'empatia, ma insieme anche con la nostra capacità di immaginare e di ipotizzare soluzioni nuove.

È l'arte divina dell'accompagnamento, che cammina al passo con noi, verso l'unica risposta possibile: proteggere delle vite con la propria vita.

Da chi ha imparato Gesù a ribaltare la legge antica, a mettere la persona prima delle regole, se non ascoltando da Giuseppe il racconto di come si sono conosciuti con Maria, di come è stato il loro fidanzamento e poi il matrimonio, ai figli piace sentire queste storie.

Da chi ha capito il piccolo Gesù che l'amore viene prima di tutto, che è sempre un po' fuorilegge?

Maria e Giuseppe, poveri di tutto, ma Dio non ha voluto che fossero poveri d'amore, perché sarebbero stati poveri di Lui.
18🔥9👍2
15🙏1