ERMES RONCHI
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Nomade del Vangelo, scrittore, docente di estetica teologica, antropologo.
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IL PRIMO NUCLEO DELLA FRATERNITÀ UNIVERSALE: DUE COPPIE DI FRATELLI SILENZIOSI

Passando lungo il mare di Galilea
(il paesaggio d’acque del lago è l’ambiente naturale preferito da Gesù) vide Simone e Andrea che gettavano le reti in mare.

Pescatori che svolgono la loro attività quotidiana, ed è lì che il Maestro li incontra.

Dio si incarna nella vita,
al tempio preferisce il tempo, allo straordinario il piccolo.

Come in tutta la Bibbia: Mosè e Davide sono incontrati mentre seguono le loro greggi al pascolo.
Saul sta cercando le asine del padre.
Eliseo ara la terra con sei paia di buoi,

Levi è seduto allo sportello delle imposte…
Nulla vi è di profano nell’amorosa fatica.

E Gesù, il figlio del falegname, che si è sporcato le mani con suo padre, che sa riconoscere ogni albero dalle venature e dal profumo del legno, che si è fatto maturo e forte nella fatica quotidiana, lì ha incontrato l’esodo di Dio in cerca delle sue creature:
Dio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna,
del mio piccone,
del mio pennello,
del mio ago,
del mio cuore,
del mio pensiero» (Teilhard de Chardin)
.

Venite dietro a me vi farò diventare pescatori di uomini.
E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Neanche le recuperano, le mollano in acqua, e vanno, come Eliseo che brucia l’aratro nei solchi del campo… «in tutta la Bibbia le azioni dicono il cuore» (A. Guida).

Gesù passa e mette in moto le vite. Dove sta la sua forza?

Che cosa mancava ai quattro per convincerli a mollare tutto per un mestiere improbabile come pescare uomini?


Partire dietro a quel giovane rabbi, senza neppure sapere dove li avrebbe condotti?

Avevano il lavoro,
una casa,
una famiglia,
la salute,
la fede,
tutto il necessario,
eppure sentivano il morso di un’assenza
:
cos’è la vita?

Pescare, mangiare, dormire?
E poi di nuovo pescare, mangiare, dormire.
Tutto qua?

Sapevano a memoria le rotte del lago.
Gesù offre loro la rotta del mondo
.

Invece del piccolo cabotaggio dietro ai pesci, offre un’avventura dentro il cuore di Dio e dei figli.

Mancava un sogno, e Gesù, guaritore dei sogni, regala il sogno di cieli nuovi e terra nuova.

Gesù non spiega, loro non chiedono: e lasciati padre, barca, reti, compagni di lavoro andarono dietro a lui.

Chi ha seguito il Nazareno, ha sperimentato che
Dio riempie le reti,
riempie la vita,
moltiplica coraggio e fecondità.
Che non ruba niente e dona tutto
.
Che «rinunciare per lui è uguale a fiorire» (M. Marcolini).

Due coppie di fratelli silenziosi sono il primo nucleo della fraternità universale, il progetto di Gesù, che parlerà di Dio con il linguaggio di casa (abbà), che vorrà estendere a livello di umanità intera le relazioni familiari, che ha sperimentato così belle e generatrici: tutti figli, “fratelli tutti”.
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CAPODANNO DEI CRISTIANI

L’Avvento che ritorna è come un cambio di stagione.
Primo giorno, l’inizio.
Il capodanno dei cristiani.

Si ricomincia a camminare verso quell’attimo che ha cambiato tutta la storia, quando con il Natale Dio si tuffa nel fiume dell’umanità.

Toglietemi tutto, ma non l’incarnazione! E la gioia di ripercorrere un’altra volta tutta la vita di Gesù, con il respiro sempre nuovo che nell’anno liturgico inizia qui, con la prima domenica d’Avvento.

Ci saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle.

Il vangelo di Luca oggi racconta il puro segreto del mondo, nascosto nel suo silenzio più profondo.

Ci prende per mano,
ci porta fuori dalla porta di casa a guardare in alto
,
a percepire il cosmo pulsante che soffre e si contorce come una partoriente, ma per produrre vita.

Ad ogni descrizione drammatica segue infatti la speranza, dove tutto cambia: ma voi risollevatevi e alzate il capo, la liberazione è vicina.

Alzate gli occhi!

Non guardare solo alle cose immediate,
non inciampare nelle macerie che ingombrano la strada,
se non alzi la testa non scorgerai arcobaleni né squarci d’azzurro.

Uomini e donne in piedi,
a testa alta,
occhi nel futuro!


Così vede i discepoli il vangelo.
Gente dalla vita verticale e dallo sguardo profondo, dritti davanti al Signore.

Dio viene.
Giorno per giorno,
continuamente,
adesso.
Viene per farci il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi: un cuore attento e leggero.

State attenti a voi stessi,
che il cuore non diventi pesante,
affannato,
dissipato,
ubriaco di lacrime.

Proviamo tutti il morso dello sconforto per quanto accade nel mondo.
Ma io non resto a terra,
non permetterò allo scoramento di sedersi con me e di mangiare nel mio piatto.

Nessuna depressione finché conservo la testarda fedeltà all’idea che tutta la storia è, nonostante ogni smentita, un processo di salvezza.

Avvento: quattro settimane per ritrovare il vivere con attenzione e leggera sobrietà guardando lontano, guardando oltre lo stordimento assordante per scendere nell’intimo, a cercare un cuore leggero che scorga i piccoli dettagli della vita.

Basta così poco.
Quando smetteremo di offendere la vita piccola e cominceremo a stupirci per ogni minima cosa,
per ogni essere vivente?


Ci serve doppia attenzione per vegliare sul nuovo che nasce,
sui primi passi della pace anche tra di noi.
E sul grammo di luce che si posa sul muro della notte di queste guerre infinite.

Nessuna esistenza è senza un grammo di luce, e l’attesa di un Bambino ne è l’emblema supremo.

La vita è dentro l’infinito e l’infinito è dentro questa vita dove Dio viene, bello come il sogno più bello, meraviglia dell’eterno verso il quale stiamo andando.

Con l’Avvento l’eterno entra maestosamente sui nostri giorni e su noi, certi che il nostro grado di eternità si misura sull’intensità dei nostri sogni.
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VIENI!

Se ognuno dicesse a tutti e a tutto,
a Dio e ad ogni creatura
«Vieni!»


Se dicesse alla persona amata,
ma anche all'estraneo,
all'ultima stella del cielo
e al povero
«Vieni!»


Se dicesse agli uomini giusti e saggi
di cui è pieno il mondo
«Vieni!»


in questa ospitalità reciproca
troveremmo
il senso dell'avvento,
in questo non sentirsi gettati via il senso della storia.
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UNO SQUARCIO INATTESO

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre.
Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio.

Cosa è accaduto?
Il Vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria:

Giovanni è arrestato,
Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio,
i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli,
si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori,
poveri,
malati,
vedove, bambini,
pubblicani,
i preferiti da Dio
.

Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare “miracoli”.

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no.
In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.
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LA COMPASSIONE DI DIO SPEZZA LO SCHEMA BUONI/CATTIVI, MERITEVOLI O NO

Gesù, vedendo le folle ne sentì compassione”.
Tutto ciò che segue è generato dalla compassione, termine di una carica e intensità infinite: il Maestro prova dolore per il dolore del mondo, il molto dolore dell’uomo.

Gesù è la compassione, il pianto di Dio fatto carne. Piangere è amare con gli occhi.

La messe è molta...

Ciò che il suo occhio guarda non è lo sterminato accampamento umano dove ha piantato la sua tenda, vede invece molti raccolti di dolore, tante messi di paure, e greggi di pecore sfinite perché non hanno pastore.

La sua risposta è un dolore che lo prende alle viscere. E chiama i dodici e lo affida loro:

dovranno preservare,
custodire,
salvare la compassione,
il con-patire,
il meno zuccheroso dei sentimenti
.

Salvarlo e seminarlo nel mondo, attraverso sei azioni:
predicate,
guarite,
risuscitate,
sanate,
liberate e donate
.

La missione è duplice: predicare e guarire la vita, o almeno prendersene cura.

E il rapporto è sbilanciato, uno a cinque. Cinque opere per guarire, una per narrare.

Per proclamare che Dio è così, si prende cura e guarisce. Dio è vicino a te, con amore.

Forse ci saremmo aspettati una risposta più risolutiva al dolore delle folle, un soccorso più efficiente: perché il Signore soccorre la fragilità dell’uomo con la fragilità di altri uomini, anziché con la sua onnipotenza?

Perché Lui interviene per i suoi figli, attraverso gli altri suoi figli.

La risposta di Gesù alla sofferenza del mondo sono io.
Dio salva attraverso persone” (R. Guardini).

Pregate il Signore della messe perché mandi operai… e capisco:

manda me, Signore,
come operaio della compassione,
raccoglitore di dolore.
Manda me come lavoratore della pietà,
mietitore di sofferenza
.

Manda me,
a mangiare pane di pianto con chi piange,
a bere calici di lacrime con chi soffre,
a lottare con tutti contro il male
.

Manda me, Signore,
con mani che sostengono e accarezzano,
con parole che fasciano il cuore
.

La compassione di Dio spezza lo schema buoni/cattivi, meritevoli o no.
Posa due binari sui quali andare oltre i deserti aridi del paradigma buono/cattivo: sono le mani della pietà e le labbra della preghiera, che rendono l’amore cristiano ciò che deve essere, un amore sempre meno selettivo.

Ogni figlio di Dio che ha bevuto alla Fonte Amorosa della vita, merita di bere un sorso al mio piccolo ruscello.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Scandalo e bellezza: Dio non aspetta di essere riamato, intanto ama.
Non attende di essere ricambiato, intanto dona.

Gesù è il racconto di questo Dio inedito,
passione di compassione,
annuncio che solo un amore senza condizioni può generare amanti senza condizioni.
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NOSTRA SORELLA DELL’ARCOBALENO
 
Maria è la prima della lunga carovana dell’umanità.
E noi che  immacolati non siamo, camminiamo dietro a lei, nostra prima sorella.

Porrò inimicizia tra il serpente e la donna. Che potenza!
Ostilità tra la donna che ama la vita e il serpente che ama il suo contrario.

Adamo ed Eva la vita l’hanno appena fallita, e Dio, contro ogni evidenza, li chiama solennemente nemici del male.
Stupendo: io sarò ferito e sporcato dal male, ma non sarò mai amico suo!

E sento ancora: Tu le insidierai il calcagno, ma lei ti schiaccerà la testa.
Il serpente, il male ti raggiunge da dietro, è un passato che talvolta ritorna e fa molto male, ma è in basso, non arriva al cuore dell’uomo, non è davanti a te, non è il tuo orizzonte
 
Adamo ed Eva escono dal paradiso portando con sé un germe di vittoria: schiaccerai la testa del serpente.
Puoi vincere!

In noi c’è un pezzettino di Dio luminoso, c’è in noi una stella sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla (Ch. Bobin).
 
L’angelo Gabriele se ne vola via da Zaccaria, sbattendo le ali sulla sua incredulità, e atterra  in un paesino assolato e sconosciuto, in una casa qualunque, fra pentole e telai.

È il vangelo delle prime volte: è la prima volta che Dio si rivolge ad una donna.
Che la creatura ha l’ultima parola nel dialogo con il cielo. È la prima volta di una parola mai udita: sei piena di grazia! Il tuo nome è: amata-per-sempre.

L’angelo aggiunge: Dio è con te. Parola che avrebbe dovuto mettere in guardia la ragazza, perché con quelle parole nella Bibbia Dio convoca ad una avventura ardua come una sfida.
Maria, avrai un figlio, tuo e di Dio. Gli darai nome Gesù.

Da ragazza matura e intelligente, Maria obbietta e argomenta, vuole capire: dimmi come avverrà!

E l’angelo:
viene l’infinito nel tuo sangue, la luce che ha generato gli universi si aggrappa al tuo seno.

Cosa importa il come!

E tuttavia Gabriele resta lì, a spiegare:
evoca lo Spirito come era sulle acque dell’origine,
come era la sua nube che scendeva nel deserto,
e la invita a pensare in grande, più in grande che può.

Fidati, sarà Dio a trovare il come.

E se noi siamo qui oggi, se possiamo dirci cristiani è per la fede, la libertà e il coraggio  di questa ragazzina che ha detto: sono qui,
Tu sei il Dio dell’alleanza,
e io sarò l’alleata del Dio delle alleanze
.
Dove tu andrai
anch’io andrò,
il tuo sogno sarà il mio sogno
.

Forse a Maria torna in mente il legame forte tra Ruth e Noemi, o forse è la voce dell’umanità, che invece di dare sempre la colpa a qualcuno, prova a dire: sì, io credo al futuro perché tu sei con me.

Tu hai inventato l’arcobaleno come segno d’alleanza con le creature, e io sarò un piccolo arcobaleno, di pace e di abbracci.

Anche il nostro “sì” può  cambiare il mondo;
tutti noi possiamo segnare nascite sul libro della vita,
e tracciare arcobaleni sul calendario della storia.
 
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Anche il nostro sì può cambiare una porzione di mondo

https://youtu.be/Ta_mSSw4zEM
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DIO SALVA PER LA PURA GIOIA DI VEDERE UN FIGLIO CAMMINARE LIBERO NEL SOLE

Il paralitico di Cafàrnao.
Lo invidio. Perché ha grandi amici:
forti,
fantasiosi,
tenaci,
creativi.


Sono il suo magnifico ascensore, strappano l'ammirazione del Maestro:

Gesù vista la loro fede... la loro, quella dei quattro portatori, non del paralitico.
Gesù vede e ammira una fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza di un altro.

I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani. Una fede che non prende su di sé i problemi d'altri non è vera fede.
Non si è cristiani solo per se stessi; siamo chiamati a portare uomini e speranze.

A credere anche se altri non credono.
A essere leali anche se altri non lo sono.
A sognare anche per chi non sa più farlo.

Sei perdonato!
Immagino la sorpresa, forse la delusione del paralitico. Sente parole che non si aspettava.

Lui, come tutti i malati, domanda la guarigione, un corpo che non lo tradisca più. Invece: figlio, ti sono perdonati i peccati.

Perdonare è nel Vangelo un verbo di moto:
si usa per la nave che salpa,
la carovana che si rimette in marcia,
l'uccello che spicca il volo,
la freccia liberata nell'aria.

Il perdono di Cristo non è un colpo di spugna sul passato, è molto di più:
un colpo di remo,
un colpo di vento nelle vele,
per il mare futuro.

É un colpo di verticalità, se si può dire così, per ogni uomo immobile nella sua barella.

Il peccato invece blocca la vita, come per Adamo che dopo il frutto proibito si rintana dietro un cespuglio, paralizzato dalla paura. Finita l'andatura eretta, finiti i sentieri nel sole!

Il peccato è come una paralisi nelle relazioni,
una contrazione,
un irrigidimento,
una riduzione del vivere.

Sei perdonato!
Senza merito,
senza espiazione,
senza condizioni.

Una doppia bestemmia, secondo i farisei. Essi dicono: Dio solo può perdonare.

E poi: Dio non perdona a questo modo, non così, non senza condizioni, non senza espiare la colpa!

E Gesù interviene:
Cosa è più facile?
Dire: i tuoi peccati ti sono perdonati,
o: alzati e cammina?


Gesù per l'unica volta nel Vangelo dice apertamente il perché del suo miracolo: lega insieme perdono e guarigione, unisce corporale e spirituale, mostra che l'uomo biblico è un'anima-corpo, un corpo-anima, un tutt'uno, senza separazioni.

E rivela che Dio salva senza porre condizione alcuna, per la pura gioia di vedere un figlio camminare libero nel sole, perché la grazia è grazia e non merito o calcolo.

Tutti si meravigliarono e lodavano Dio.

Attingere alla meraviglia, sapersi incantare per questa divina forza ascensionale che ci risana dal male che contrae e inaridisce la vita, forza che la rende verticale e la incammina verso casa. Per sentieri nel sole.
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UN PADRE CHE NON HA FIGLI DA PERDERE.
E SE NE PERDE UNO SOLO LA SUA CASA È VUOTA


Ecco la passione del pastore, quasi un inseguimento della sua pecora per steppe e pietraie.

Se noi lo perdiamo, lui non ci perde mai.
Non è la pecora smarrita a trovare il pastore, è trovata; non sta tornando all'ovile, se ne sta allontanando.

Il pastore non la punisce, è viva e tanto basta. E se la carica sulle spalle perché sia meno faticoso il ritorno.

Immagine bellissima: Dio non guarda alla nostra colpa, ma alla nostra debolezza.
Non traccia consuntivi, ma preventivi.

Dio è amico della vita: Gesù guarisce ciechi zoppi lebbrosi non perché diventino bravi osservanti, tanto meglio se accadrà, ma perché tornino persone piene, felici, realizzate, uomini finalmente promossi a uomini.

Un padre che non ha figli da perdere, e se ne perde uno solo la sua casa è vuota.
Che non punta il dito e non colpevolizza i figli spariti dalla sua vista, ma li fa sentire un piccolo grande tesoro di cui ha bisogno.

E corre e gli getta le braccia al collo e non gli importa niente di tutte le scuse che ha preparato, perché alla fedeltà del figlio preferisce la sua felicità.

L'ultima nota è una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra: vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti...

Da che cosa nasce questa felicità di Dio?
Da un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici.

Dio è l'Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: “avete visto l'amato del mio cuore?

Sono io l'amato perduto. Dio è in cerca di me.
Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui
.
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TUTTI A IMPARARE IL CUORE DI DIO

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro
:
le sue mani, dove appoggiare la stanchezza e riprendere il fiato del coraggio.

Imparate da me...
Andare da Gesù è andare a scuola di vita.
Quest'uomo senza poteri ma regale, libero come il vento, che nessuno ha mai potuto comprare o asservire e fonte di libere vite, insegna a vivere bene.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore...

Il maestro è il cuore. Andare tutti a scuola di cuore!
Tutti a imparare il cuore di Dio! Dove c'è l'alfabeto della vita.
Dio stesso non è un concetto, ma il cuore dolce e forte della vita.

Imparate da me, dal mio modo, delicato, senza violenza e senza arroganza.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero.
Un giogo: che cosa è oltre che un oggetto da museo della civiltà contadina?
Oltre il ricordo degli animali da tiro, la loro grande fatica?

É una metafora che non sentiamo amica: abbiamo fatto di tutto per scuoterceli di dosso, i gioghi.

Gesù però dice: il mio giogo, un giogo che rimane suo, non ce lo butta addosso, con il duro della vita.

Il giogo resta il suo, lui continua aggiogato allo stesso legno.

A me dice:
amico d'avventura,
siamo in due;
non sei solo
,
inchiodato alla fatica del vivere,
del prenderti cura di qualcuno.
Siamo insieme allo stesso solco, allo stesso aratro”.

Don Tonino Bello immaginava:
Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo abbracciati”.

Gesù è l'altra mia ala,
il mio ‘cireneo',
aggiogato ai miei amori, alla mia fatica,
ai miei sogni,

il vero maestro che
non dà ulteriori obblighi,
ma ulteriori ali.

Prendete il mio giogo,
cioè prendete su di voi l'antica novità del vangelo, che è ossigeno,
che non ferisce mai ciò che sta al cuore dell'uomo,
non proibisce mai ciò che all'uomo dà gioia e vita.

E coglierete
la legge profonda,
la corrente calda che scorre sotto tutte le pagine del libro dell'esistenza,
le feconda,
le colora.
E le fa profumare d'universo.
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DIO SI FA VICINO,
É QUI,
ALLA PORTA DELLA TUA DIMORA,
AD OGNI RISVEGLIO

Due voci gridano le stesse parole, nell'arsura del medesimo deserto di Giuda.

La voce gioiosa di Isaia:
Ecco, il tuo Dio viene!e la voce drammatica di quel Giovanni delle acque e del sole rovente, che ripete:
Ecco, viene uno più forte di me, ci immergerà nel turbine santo di Dio!”(Mc 1,7)

Isaia, voce del cuore:
Viene il Signore con potenza.
Ma subito specifica che è la potenza della tenerezza: tiene sul petto i piccoli agnelli e conduce pian piano le pecore madri_”.

Tenerezza di Dio, potenza possibile ad ogni uomo.

Come Isaia, vero profeta è uno che apre strade anche nel deserto, che traccia speranza anche là dove sembrava impossibile, che non si lascia omologare dal pensiero dominante.

I profeti sono creatori di strade libere, dei dirottatori. Ascoltarli è diventare come loro, costantemente in attesa, sempre insoddisfatti, cuore attratto dal richiamo di cose lontane.

I due profeti, a distanza di secoli, usano lo stesso verbo, in un eterno presente: «Dio viene».

Semplice, diretto, sicuro: viene.
Giorno per giorno, continuamente, adesso
.

Anche se non lo vedi, anche se non ti accorgi di lui, eccolo in cammino su ogni strada. Il mondo è pieno di tracce di Dio.

Viene colui che è più forte. Gesù è forte perché è l'unico che parla al cuore, l’unico che si rivolge al centro dell'umano (parlate al cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte, Isaia 40, 1-2).

Tra tutte le altre voci solo la sua risuona in mezzo all'anima, perché ciò che conta, ciò che è vero nel cuore, fa saltare tutto un mondo di scuse e di pretesti, di conformismi e di apparenze.

Il Regno di Dio, infatti, non è stato sopraffatto dai regni dell'economia, del mercato, del denaro.

E il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri.
Lo attestano
la crescita della consapevolezza e della libertà,
il fiorire del femminile,
il rispetto di genere,
la cura per i disabili e per l'ambiente
.

La prima parola della prima riga di Marco: Inizio del vangelo di Gesù.

Si può allora iniziare di nuovo, anche là dove la vita si era arresa.

Ma da dove ripartire?
Da qui, perché solo partendo da una buona notizia si può ricominciare a vivere, a progettare, a stringere legami, e mai partendo da amarezze, da sbagli, dal male che assedia.

E per quanto di doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava gli angoli più oscuri del cuore e feconda germogli di pace.

C'è chi vede i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni vede il cammino di Dio nella polvere della strada.
E ci aiuta,
ci scuote,
ci apre gli occhi,
insinua in noi il sospetto che qualcosa di speciale sta accadendo,
qualcosa di vitale che rischiamo di perdere,
di non vedere:

Dio che si fa vicino, che è qui, dentro le cose di ogni giorno, alla porta della tua dimora, ad ogni risveglio.

Stella alla latitudine di casa tua, su cui inciampare.
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