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Cayos Cochinos – Honduras: Garífuna contro esproprio e reality show

I Cayos Cochinos, al largo della costa dell’Honduras, sono abitati da oltre due secoli dal popolo Garifuna, comunità afro-indigena con un legame profondo con il mare e il territorio.
Come racconta ai microfoni di Radio Blackout Wilman Arzu, la svolta arriva nel 1993, quando il governo dichiara l’area riserva naturale affidandone la gestione a una fondazione privata, escludendo di fatto gli abitanti locali. Da allora, denunciano i Garifuna, si moltiplicano restrizioni alla pesca, limitazioni alla mobilità e episodi di violenza e intimidazione. Parallelamente, l’arcipelago diventa location di reality show internazionali come Supervivientes e L’Isola dei Famosi, con un impatto significativo sull’ambiente e sulla vita della comunità.
Val Susa NO TAV: nuova talpa, cantieri e tratta nazionale

La consegna in Germania della prima maxi-talpa destinata ai cantieri della Torino-Lione segna un nuovo passaggio simbolico nell’avanzamento dell’opera.
La Tunnel Boring Machine è lunga oltre 200 metri e progettata per scavare fino a 10 chilometri sotto la montagna, servirà per la realizzazione del tunnel di base.
Parallelamente, procede l’iter per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano, segmento chiave di connessione tra il tunnel internazionale e il nodo di Torino.
USA – Texas: “Antifa” in tribunale come cellula terrorista

L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che definisce “antifa” una organizzazione terroristica domestica riaccende un nodo giuridico e politico già emerso durante il suo primo mandato: negli Stati Uniti non esiste infatti un quadro legale che consenta di designare gruppi interni come terroristi, a differenza di quanto avviene per organizzazioni straniere. Esperti di politica interna sottolineano come “antifa” non sia un’organizzazione strutturata, ma una galassia fluida e decentralizzata di attivisti, priva di gerarchie, iscritti o leadership, rendendo la definizione stessa difficilmente applicabile sul piano legale.
Iran: mentre si rafforza l’ala militare il regime chiama all’unità nazionale

L’ assassinio di Larijani fa uscire di scena una figura di potenziale mediatore anche se dal punto di vista della repressione interna è stato molto attivo, sta emergendo una leadership legata ai guardiani della rivoluzione (IRGC),si rafforza quindi l’ala militare che controllava già pezzi importanti dell’economia iraniana.

Di fronte alla minaccia dell’ aggressione nel messaggio di Mojtaba Khamenei per il Newroz,il capodanno persiano, si parla del rafforzamento dell l’unità nazionale, e si sottolinea anche il significato della coincidenza di Nowruz di quest’anno con Eid al-Fitr,la festa musulmana della fine del ramadan.
La guerra come risposta alla crisi di egemonia statunitense conduce alla recessione globale

L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana .

Il mercato sta scontando la futura recessione che porterà ad un calo della domanda e dei consumi. I segnali vanno tutti nella direzione di una una recessione incombente e un atteso calo della produzione e dei consumi conseguenza degli effetti della guerra.
Invasione del Libano,Israele punta alle risorse idriche del fiume Litani

l ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’esercito ha ricevuto l’ordine di accelerare la demolizione delle abitazioni libanesi nei villaggi di prima linea vicino al confine, “in linea con il modello applicato a Rafah e Beit Hanoun nella Striscia di Gaza”, città in gran parte rase al suolo durante l’aggressione genocidaria israeliana a Gaza.

La strategia israeliana sembra puntare ad una e vera e propria pulizia etnica anche con lo svuotamento dei quartieri sciti a sud di Beirut come Dahieh, nel tentativo di isolare Hezbollah dalla sua base sociale ,ma questa strategia rischia di rafforzare il consenso al partito di dio
Contro i re e le loro guerre: 27 e 28 weekend No Kings a Roma

Il processo autoritario e guerra fondaio si combatte insieme: per questo No Kings Italy, il 27 e il 28 Marzo, raccoglie a Roma una coalizione di più di 700 realtà contro i re e le loro guerre.

La data, infatti, cade in concomitanza con la manifestazione No Kings U.S.A., che il 28 di Marzo lanciano una mobilitazione diffusa nel paese contro le politiche di Trump, l’imperialismo in Medio Oriente e l’invasione dell’ICE nei territori.
SUL REFERENDUM E OLTRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

“Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia” è il titolo che racchiude l’intento del comunicato di Immigrital, realtà di giovani di origine migrante e operaia che si mobilita contro il razzismo sistemico, istituzionale e relazionale, da cui siamo partiti per ragionare sul contesto sociale e istituzionale Italiano che precede e persiste il referendum sulla giustizia.

Il No popolare, schiacciante con due milioni di elettori in più per il no, ha visto un’affluenza al 59%, un picco nuovo di attivazione che ha bocciato la campagna elettorale governativa ancora più che la riforma. È un duro colpo contro il governo Meloni, ma è difficile definirlo una vittoria sociale su tutti i fronti.
Iran. Terra bruciata
A più di tre settimane dall’inizio dell’attacco israelo-statunitense all’Iran, il presidente statunitense Donald Trump ha giocato con scarso sccesso la carta di scaricare sugli alleati NATO e sull’UE la riapertura dello stretto di Hormuz.
Una guerra iniziata con attacchi contro obiettivi militari e di sicurezza ha fatto il salto di qualità: con la distruzione sistematica delle infrastrutture civili da cui dipendono 90 milioni di persone. Elettricità. Acqua. Ospedali. Le condizioni fondamentali della vita stessa.
In Iran e nell’isola di Khārk continuano i bombardamenti.
Sullo sfondo i negoziati mediati da Pakistan, Emirati ed Egitto. Realtà o farsa?
Ne abbiamo parlato con Ahmad Rafat, giornalista iraniano

Ascolta la diretta:

https://radioblackout.org/2026/03/iran-terra-bruciata/
Logistica. Verso una stretta sul diritto di sciopero?
La Commissione di Garanzia sugli scioperi l’11 marzo ha deciso di estendere alla logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di applicazione. Una pronuncia tutt’altro che tecnica, una scelta politica precisa, quella di attaccare ulteriormente le lotte di lavorator*, che in questi anni hanno ottenuto miglioramenti importanti sia sul piano salariale che delle condizioni di lavoro.
Ne abbiamo parlato con Antonio Amoroso della Cub Trasporti

Ascolta la diretta:

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Niscemi. Via le basi della guerra! Corteo il 28 marzo
“Il 28 marzo alle ore 15 scendiamo in piazza a Niscemi, la città del MUOS, per una manifestazione contro la guerra e contro l’uso delle basi militari degli Stati Uniti in Italia.
Nel cuore della sughereta di Niscemi si trovano la NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) e il MUOS (Mobile User Objective System): due installazioni militari della US Navy, operative ogni giorno dell’anno e destinate esclusivamente alle comunicazioni militari statunitensi.
Da qui passano ogni giorno i segnali che coordinano operazioni militari, missioni e guerre in diversi teatri del mondo. Non sono strutture simboliche o passive e nemmeno strumenti di difesa: sono nodi operativi della macchina bellica statunitense.
Questo significa una cosa molto semplice: gli Stati Uniti fanno comodamente la guerra da casa nostra.”
Ne abbiamo parlato con Antonio Rampolla, movimento No Muos

Ascolta la diretta:

https://radioblackout.org/2026/03/niscemi-via-le-basi-della-guerra-corteo-il-28-marzo/
No ai treni di guerra!

23-29 marzo settimana contro la logistica di guerra ferroviaria

A Torino
Sabato 28 marzo ore 16
presidio antimilitarista
a Porta Susa

Le ferrovie sono uno strumento per fare la guerra. Anche nelle ferrovie, un fiume di soldi pubblici vengono destinati alla guerra, sottraendoli alla sicurezza dei trasporti ed ai servizi per studenti e lavorator pendolari.
Il 19 novembre 2025 è stato pubblicato dalla Commissione Europea il pacchetto sulla mobilità militare dell'Unione, poi approvato dal Parlamento europeo a larga maggioranza il 17 dicembre successivo.
Un passo ulteriore verso una "Schengen militare".
Questa misura, insieme alla tabella di marcia per la trasformazione dell'industria della difesa dell'UE sono settori prioritari nel Libro bianco e nella Defence Readiness Roadmap 2030.
Il pacchetto ha come scopo la preparazione delle infrastrutture a dual use entro il 2027; per questo prevede 17,65 miliardi di euro proposti nell'ambito del prossimo bilancio dell'Europa (2028-2034) per la mobilità militare; circa 500 progetti hotspot e investimenti mirati per eliminare i punti di strozzatura lungo i corridoi prioritari e infine strumenti per identificare, potenziare e proteggere le infrastrutture strategiche.
Per quanto riguarda l’Italia, i progetti sono compresi nei 1,74 miliardi (oltre il 50% destinati al trasporto via ferro) previsti dal Connecting Europe Facility nell’ambito dell’Action Plan 2.0 militare europeo. Dopo le stazioni in provincia di Pisa (Tombolo e Pontedera) e di Udine (Palmanova), gli interventi sono concentrati nelle stazioni di Genova e La Spezia. In particolare il finanziamento dell’Unione Europea prevede 28.774.201,50 € erogati a RFI per lo scalo di Genova Sampierdarena- Parco Fuori Muro e 9.274.599,00 € erogati all’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure Orientale per lo scalo di La Spezia Marittima.
È interessata anche Milano Smistamento, dove sono in corso lavori per il nuovo terminal intermodale, che potrebbe assumere importanza nei traffici militari, vista la collocazione geografica (asse Reno-Alpi, vicinanza coi valichi).La linea ad alta velocità in costruzione tra Torino e Lyon è indicata come snodo nevralgico di un corridoio militare, che dovrebbe terminare a Kiev.
Dal 23 al 29 marzo l’assemblea Antimilitarista ha lanciato una settimana di informazione e lotta contro la logistica militare ferroviaria.

Ne abbiamo parlato con Tiziano Antonelli del Coordinamento antimilitarista livornese, che lo scorso 12 marzo ha partecipato alle iniziative che hanno rallentato di diverse ore un treno di munizioni diretto a Palmanova

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https://radioblackout.org/2026/03/no-ai-treni-di-guerra/
Prigioni per i richiedenti asilo. Nuovi hotspot in tutto il paese
Il governo per applicare la riforma europea del diritto di asilo vuole rendere "zona di frontiera" praticamente tutta la costa della penisola e della Sicilia.
Questo si tradurrà in centri hotspot e privazione di libertà per i richiedenti asilo in tutto il paese, a cominciare dalle città dove sono arrivate negli ultimi anni le navi delle Ong che svolgono attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, nel quadro della politica dei porti lontani condotta dal governo. Il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l'asilo prevede il "trattenimento" in frontiera, già in parte previsto dal decreto Salvini del 2018, implementando una nuova e ulteriore forma di detenzione per chi è in attesa di risposta per la propria domanda di asilo.
Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi, attivista No Cpr di Trieste

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Lo stretto di Hormuz tra commercio globale, infrastrutture e conflitti: un quadro tra geografia e storia dello sviluppo

Insieme a Fabio Cremaschini, geografo e ricercatore dell’Università degli Studi di Genova, abbiamo ricostruito la complessa mappa di attori e interessi che ruotano attorno allo stretto di Hormuz, snodo logistico cruciale per il commercio energetico globale.

Come noto, lo stretto di Hormuz è oggi al centro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. In questo approfondimento allarghiamo lo sguardo all’intera regione: un’area trasformata negli ultimi cinquant’anni da un’imponente infrastrutturazione portuale, che ne ha ridefinito profondamente il volto, accompagnando l’ascesa dei paesi del Golfo sulla scena internazionale e il crescente coinvolgimento americano.

Oggi, oltre al rischio di blocco dello stretto, sono porti e terminal petroliferi a finire nel mirino del conflitto.
I Sud si organizzano: 11 e 12 aprile assemblea a Cosenza

L’11 e 12 aprile a Cosenza si terrà un’assemblea nazionale per mettere al centro la critica al modello di sviluppo e organizzare i percorsi di lotta presenti nei territori del Sud.

Al centro del confronto c’è il rifiuto della narrazione del “sottosviluppo”, vista come una lente coloniale che nasconde un modello estrattivo costruito altrove e imposto ai territori. Dalle grandi opere alle piattaforme logistiche, fino alla riconversione bellica, il Sud viene sempre più trasformato in spazio di sfruttamento, corridoio energetico e infrastruttura funzionale agli interessi del Capitale.

L’assemblea vuole quindi essere un momento di coordinamento contro l’estrattivismo, la precarietà e la guerra, ma anche per rivendicare diritti concreti e risposte alle condizioni materiali degli e delle abitanti dei Sud dalla sanità alle infrastrutture, alla possibilità di restare e vivere nei propri territori.

Ne abbiamo parlato con Simone, de La Base di Cosenza.
Disuguaglianze in Italia nel contesto di guerra globale

Le disuguaglianze in Italia non sono un destino, ma il risultato di scelte politiche e rapporti di potere. Ne parliamo con Giacomo Gabbuti, ricercatore alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e curatore di Non è giusta. L’Italia delle disuguaglianze. Nell’intervento vengono smontate le narrazioni rassicuranti sul tema: mentre la ricchezza si concentra sempre più in alto, salari e condizioni di vita per una larga parte della popolazione restano fermi o peggiorano . Nell’intervista ci concentriamo su tre fronti cruciali: la dinamica dei salari e le gerarchie nel lavoro, le disuguaglianze di genere che attraversano il mercato occupazionale e la vita quotidiana, e il legame sempre più evidente tra crisi climatica e ingiustizia sociale. Un quadro che mostra come le disuguaglianze non siano solo economiche, ma strutturali e pervasive.
Palantir e il capitale europeo: chi investe?

Chi finanzia le tecnologie della sorveglianza e della guerra? Ne parliamo con Daniele Grasso, data journalist di El País e dell’ICIJ, a partire da un’inchiesta sugli investimenti europei nel colosso Palantir di Peter Thiel. Un’azienda al centro di operazioni di controllo migratorio e sistemi militari, sostenuta dall’investimento di banche, fondi pensione e grandi istituzioni finanziarie del continente, che hanno aumentato massicciamente le loro partecipazioni nonostante le accuse di violazioni dei diritti umani. Nell’intervista ci concentriamo sulle responsabilità della finanza europea, sul ruolo delle tecnologie dei dati nei dispositivi di sorveglianza e nei conflitti contemporanei, ma anche nelle istituzioni sanitarie, e sulle contraddizioni tra retorica etica e pratiche di investimento.
Cile: prigionieri Mapuche in sciopero della fame contro gli attacchi dello Stato

In Cile, cinque prigionieri politici del popolo Mapuche, detenuti nel carcere di Temuco per dei sabotaggi incendiari contro le industrie agro-forestali, sono in sciopero della fame secca da giorni per protestare contro le condizioni detentive ed il continuo attacco dello Stato cileno nei confronti delle organizzazioni Mapuche che lottano in difesa del proprio territorio.

Le famiglie dei prigionieri denunciano intimidazioni e controlli ripetuti da parte dei Carabineros durante le visite e l’assenza di qualsiasi informazione chiara e accesso reale ai dati sanitari ed allo stato di salute dei prigionieri. Le famiglie parlano apertamente di violenza istituzionale, chiedono il trasferimento immediato in una struttura ospedaliera adeguata e ribadiscono che considerano lo Stato cileno responsabile della vita dei loro familiari

Due contributi arrivati alla redazione informativa di Radio Blackout, da parte di due compagne Mapuche, con la richiesta di rompere l’isolamento della vicenda e rilanciare solidarietà e attenzione internazional
e.

Per inviare videomessaggi di sostegno: “solidarietà ed appoggio ai prigionieri politici Mapuche in sciopero della fame”: MARIOSILVAGARCIA1959 (chiocciola)
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No Kings Day. Scricchiola il trono di Trump
3100 manifestazioni in tutti gli Stati dell’Unione per il terzo No Kings Day, in cui sono scese in piazza oltre 8 milioni di persone.
Al centro l’opposizione ai rastrellamenti e alle deportazioni dell’ICE, la guerra in Iran, le politiche sessiste e patriarcali dell’amministrazione Trump.
La manifestazione centrale di è tenuta a Saint Paul nel Minnesota, dove la popolazione è riuscita a cacciare l’ICE.

Ne abbiamo parlato con Martino Mazzonis, giornalista

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