Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
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"BRUCIAMO TUTTO": DELIRI E ISTERIE FEMMINICIDE
Latte Continuo, Brigate Rozze e Staffette Parmigiane
Il nuovo ribellismo del Mulino Bianco tra covidiote, Gretine, Ultime Degenerazioni, GenderBlob e Kefiah palestinesi (quelli sì che sono patriarcato…)
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Il nuovo ribellismo del Mulino Bianco tra covidiote, Gretine, Ultime Degenerazioni, GenderBlob e Kefiah palestinesi (quelli sì che sono patriarcato…)
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Forwarded from Covid Truffa: Cronache dal virus che non c'è (Nulla Veritas)
ISTERIA PIROMANE: DONNE VIOLENTE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE 2
Ci eravamo già occupati della Casa delle donne di Jesi, le volenterose carnefici del terrore sanitario usato per imporre la propria “egemonia” politica e ideologica, che nel portone della loro sede ancora mostrano e rivendicano con orgoglio - novelle giapponesi nella giungla - l’obbligo di indossare la mascherina.
Ora invece si tratta di questo loro post su Facebook che prende spunto da una frase delirante della sorella di Giulia Cecchettin, che sembra improvvisamente diventata l’intoccabile bocca della verità, solo per il fatto di essere la sorella di una ragazza uccisa.
“Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”. Questa la frase che ancora campeggia nell’inquietante profilo Instagram di Elena Cecchettin.
Come sia possibile conciliare uno “Sportello antiviolenza” con uno slogan che è un inno alla distruzione e alla carneficina indiscriminata (“bruciamo tutto”), è un mistero. I giocolieri della semantica si affretteranno a dire che la frase non va intesa in senso letterale, ma metaforico.
Argomento irricevibile, perché sono proprio le pasdaran del femminicidio quelle che vorrebbero impedirci qualsiasi gesto o parola che non rientra nella bibbia del politicamente corretto, perché sarebbe il “brodo di coltura” dell’omofobia, dei maschi violenti, stupratori e assassini.
Questa frase invece è oggettivamente nichilista, distruttiva, minacciosa e istigatoria e se dovessimo applicare il loro zelo censorio e persecutorio - di cui portiamo ancora le ferite sanguinanti per gli anni del terrore sanitario e vaccinista - andrebbe non solo stigmatizzata, ma persino penalmente perseguita.
Ci eravamo già occupati della Casa delle donne di Jesi, le volenterose carnefici del terrore sanitario usato per imporre la propria “egemonia” politica e ideologica, che nel portone della loro sede ancora mostrano e rivendicano con orgoglio - novelle giapponesi nella giungla - l’obbligo di indossare la mascherina.
Ora invece si tratta di questo loro post su Facebook che prende spunto da una frase delirante della sorella di Giulia Cecchettin, che sembra improvvisamente diventata l’intoccabile bocca della verità, solo per il fatto di essere la sorella di una ragazza uccisa.
“Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”. Questa la frase che ancora campeggia nell’inquietante profilo Instagram di Elena Cecchettin.
Come sia possibile conciliare uno “Sportello antiviolenza” con uno slogan che è un inno alla distruzione e alla carneficina indiscriminata (“bruciamo tutto”), è un mistero. I giocolieri della semantica si affretteranno a dire che la frase non va intesa in senso letterale, ma metaforico.
Argomento irricevibile, perché sono proprio le pasdaran del femminicidio quelle che vorrebbero impedirci qualsiasi gesto o parola che non rientra nella bibbia del politicamente corretto, perché sarebbe il “brodo di coltura” dell’omofobia, dei maschi violenti, stupratori e assassini.
Questa frase invece è oggettivamente nichilista, distruttiva, minacciosa e istigatoria e se dovessimo applicare il loro zelo censorio e persecutorio - di cui portiamo ancora le ferite sanguinanti per gli anni del terrore sanitario e vaccinista - andrebbe non solo stigmatizzata, ma persino penalmente perseguita.
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PIROMANE SI, ViVi NO
Bruciare tutto, sì. Rifiutare il siero, no.
“Giulia Vive. Bruceremo tutto”. Questa la frase scritta con vernice nera, in modo indisturbato, in un palazzo di Bologna (come in altre città), proprio nel punto in cui ci sono due telecamere.
Gli articoli che riportano la foto, esaltano la scritta o ne parlano senza alcun commento negativo, anzi mettendo in una luce positiva tutte le proteste, i manifesti e gli slogan, anche quelle più violenti ed esaltati.
Al contrario, le scritte del tutto giustificate e soprattutto non violente dei ViVi, vengono criminalizzate e cancellate con il furore e il fanatismo tipico dei fondamentalisti religiosi.
Per questa scritta e altre simili, che costituiscono una vera istigazione a commettere un reato gravissimo, non verranno richieste, come per i "pericolosi" ViVi, le registrazioni delle due telecamere per identificare gli autori e non vedremo le ridicole comparsate della polizia scientifica...
Molto probabilmente tali scritte verranno lasciate sui muri per un bel pezzo, come ulteriore forma di intimidazione e "rieducazione" al suprematismo rosa, al nazifemminismo e alla cultura gender, che sono sempre strettamente connessi.
Bruciare tutto, sì. Rifiutare il siero, no.
“Giulia Vive. Bruceremo tutto”. Questa la frase scritta con vernice nera, in modo indisturbato, in un palazzo di Bologna (come in altre città), proprio nel punto in cui ci sono due telecamere.
Gli articoli che riportano la foto, esaltano la scritta o ne parlano senza alcun commento negativo, anzi mettendo in una luce positiva tutte le proteste, i manifesti e gli slogan, anche quelle più violenti ed esaltati.
Al contrario, le scritte del tutto giustificate e soprattutto non violente dei ViVi, vengono criminalizzate e cancellate con il furore e il fanatismo tipico dei fondamentalisti religiosi.
Per questa scritta e altre simili, che costituiscono una vera istigazione a commettere un reato gravissimo, non verranno richieste, come per i "pericolosi" ViVi, le registrazioni delle due telecamere per identificare gli autori e non vedremo le ridicole comparsate della polizia scientifica...
Molto probabilmente tali scritte verranno lasciate sui muri per un bel pezzo, come ulteriore forma di intimidazione e "rieducazione" al suprematismo rosa, al nazifemminismo e alla cultura gender, che sono sempre strettamente connessi.
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VENDEREMO TUTTO!
Sulla scia dell'ennesima isteria collettiva pianificata, sul cosiddetto fenomeno del femminicidio, si sta diffondendo a macchia d'olio la vendita di gadget di ogni tipo . Qui vediamo il Poster “Bruceremo tutto” di una sedicente “Militanza grafica”, al modico prezzo di 34 €.
Questi piccoli avvoltoi e speculatori non sono peggiori delle varie Case delle donne e Sportelli antiviolenza sparsi in tutta Italia, che stanno approfittando dell'ennesimo omicidio per motivi passionali, per chiedere ad ogni piè sospinto massicci finanziamenti statali (ovvero nostri soldi) per le loro strutture, ormai ridotte ad agenzie di propaganda di partito (PD e altri rimasugli sedicenti di sinistra), immigrazionismo, cultura gender, transfemminismo, cambiamenti climatici, terrorismo sanitario e la new entry "Palestina libera", luogo in cui parlare di questi temi vorrebbe dire essere incarcerati e uccisi nel giro di pochi giorni.
Sulla scia dell'ennesima isteria collettiva pianificata, sul cosiddetto fenomeno del femminicidio, si sta diffondendo a macchia d'olio la vendita di gadget di ogni tipo . Qui vediamo il Poster “Bruceremo tutto” di una sedicente “Militanza grafica”, al modico prezzo di 34 €.
Questi piccoli avvoltoi e speculatori non sono peggiori delle varie Case delle donne e Sportelli antiviolenza sparsi in tutta Italia, che stanno approfittando dell'ennesimo omicidio per motivi passionali, per chiedere ad ogni piè sospinto massicci finanziamenti statali (ovvero nostri soldi) per le loro strutture, ormai ridotte ad agenzie di propaganda di partito (PD e altri rimasugli sedicenti di sinistra), immigrazionismo, cultura gender, transfemminismo, cambiamenti climatici, terrorismo sanitario e la new entry "Palestina libera", luogo in cui parlare di questi temi vorrebbe dire essere incarcerati e uccisi nel giro di pochi giorni.
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CHE SIMPATICO SCHIAFFEGGIARE UN UOMO!
Questa la pubblicità di una nota azienda di comparazione prezzi online, dove il livore misandrico sprizza da ogni inquadratura (con l’umiliazione finale di essere ammonito anche da un cane).
Proviamo ad immagine la stessa gag (ma non fa ridere per nulla) al contrario, con un cassiere uomo che schiaffeggia una cliente donna: sarebbe stata subito bollata come incitamento alla violenza contro le donne e poi bandita dalla “polizia morale femminista” nel giro di qualche giorno.
Questo dimostra che a una buona porzione di donne, uomini mercenari e associazioni ad hoc (ben foraggiati e pilotati dall’alto) non sta affatto a cuore la cosiddetta parità, ma desiderano solo fomentare una guerra tra i sessi per confondere e creare scompiglio e infilarci quindi i nuovi modelli multisessuali, multirazziali e multiculturali, funzionali alle varie agende.
Le agenzie pubblicitarie, tutte in mano ai famigerati colossi finanziari / fondi di investimento, stanno facendo il loro compitino, infarcendo ogni pubblicità (in maniera forzata, senza alcun nesso logico e senza aderenza alla realtà locale) di coppie gay, bizzarri personaggi queer, drag queen, improbabili famiglie e gruppi di amici formati da asiatici, afroamericani e ispanici…
Per non parlare dei vari pipponi moralistici e propagandistici filo immigrazionisti, femministi, gay-friendly (amichevole), ecologisti, climatici, solidali, inclusivi, resilienti, ecc., ovvero tutto quel marketing pubblicitario di sfruttamento commerciale e di creazione del consenso che il colonialismo lessicale anglosassone si premura di incasellare e propalare in continuazione con termini autopromozionali quali rainbowwashing, pinkwashing, purplewashing, greenwashing, redwashing, ecc.
Questa la pubblicità di una nota azienda di comparazione prezzi online, dove il livore misandrico sprizza da ogni inquadratura (con l’umiliazione finale di essere ammonito anche da un cane).
Proviamo ad immagine la stessa gag (ma non fa ridere per nulla) al contrario, con un cassiere uomo che schiaffeggia una cliente donna: sarebbe stata subito bollata come incitamento alla violenza contro le donne e poi bandita dalla “polizia morale femminista” nel giro di qualche giorno.
Questo dimostra che a una buona porzione di donne, uomini mercenari e associazioni ad hoc (ben foraggiati e pilotati dall’alto) non sta affatto a cuore la cosiddetta parità, ma desiderano solo fomentare una guerra tra i sessi per confondere e creare scompiglio e infilarci quindi i nuovi modelli multisessuali, multirazziali e multiculturali, funzionali alle varie agende.
Le agenzie pubblicitarie, tutte in mano ai famigerati colossi finanziari / fondi di investimento, stanno facendo il loro compitino, infarcendo ogni pubblicità (in maniera forzata, senza alcun nesso logico e senza aderenza alla realtà locale) di coppie gay, bizzarri personaggi queer, drag queen, improbabili famiglie e gruppi di amici formati da asiatici, afroamericani e ispanici…
Per non parlare dei vari pipponi moralistici e propagandistici filo immigrazionisti, femministi, gay-friendly (amichevole), ecologisti, climatici, solidali, inclusivi, resilienti, ecc., ovvero tutto quel marketing pubblicitario di sfruttamento commerciale e di creazione del consenso che il colonialismo lessicale anglosassone si premura di incasellare e propalare in continuazione con termini autopromozionali quali rainbowwashing, pinkwashing, purplewashing, greenwashing, redwashing, ecc.
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POLIZIA DI STATO (CONFUSIONALE)
L'isteria "femminicida" lava più bianco
Ciò che vediamo qui sopra non è frutto di una allucinazione o di fotomontaggio. Si tratta della pagina ufficiale Instagram della Polizia di Stato, (“OfficialPage”, scrivono loro, già proni al colonialismo lessicale anglofono).
La Polizia (con tutte le Forze dell'Ordine) era quella che picchiava, multava e inseguiva con droni, scooter da spiaggia ed elicotteri, i cittadini italiani che uscivano di casa o erano senza auto certificazione o senza mascherina o senza greenpass, mentre a pochi metri di distanza gli immigrati spacciavano indisturbati droga e vagavano liberamente per le città.
Al pari delle isteriche nazi-femministe alla ribalta in questi giorni, anche la Polizia ha pubblicato e osannato la frase terroristica di una certa Cristina Torres-Cáceres, che chiede di “distruggere tutto” e che fa il paio con l’altra ancora peggiore di “Incendiare tutto”.
A voler applicare lo zelo persecutorio e repressivo delle forze dell’ordine verso chi si opponeva e si oppone alla dittatura sanitaria e ai sieri tossici, quella pagina sarebbe da rimuovere all’istante e gli autori subito processati per istigazione a delinquere.
Ma, anche a volerlo, nessuno potrebbe farlo, visto che coloro che tengono le fila delle varie Agende globaliste, si stanno comprando uno ad uno interi corpi statali: la Prima carica dello Stato, la Magistratura, le Forze dell’ordine, i sindacati, la Confindustria, la classe politica, medica, intellettuale e persino i saltimbanchi del mondo dello spettacolo.
L'isteria "femminicida" lava più bianco
Ciò che vediamo qui sopra non è frutto di una allucinazione o di fotomontaggio. Si tratta della pagina ufficiale Instagram della Polizia di Stato, (“OfficialPage”, scrivono loro, già proni al colonialismo lessicale anglofono).
La Polizia (con tutte le Forze dell'Ordine) era quella che picchiava, multava e inseguiva con droni, scooter da spiaggia ed elicotteri, i cittadini italiani che uscivano di casa o erano senza auto certificazione o senza mascherina o senza greenpass, mentre a pochi metri di distanza gli immigrati spacciavano indisturbati droga e vagavano liberamente per le città.
Al pari delle isteriche nazi-femministe alla ribalta in questi giorni, anche la Polizia ha pubblicato e osannato la frase terroristica di una certa Cristina Torres-Cáceres, che chiede di “distruggere tutto” e che fa il paio con l’altra ancora peggiore di “Incendiare tutto”.
A voler applicare lo zelo persecutorio e repressivo delle forze dell’ordine verso chi si opponeva e si oppone alla dittatura sanitaria e ai sieri tossici, quella pagina sarebbe da rimuovere all’istante e gli autori subito processati per istigazione a delinquere.
Ma, anche a volerlo, nessuno potrebbe farlo, visto che coloro che tengono le fila delle varie Agende globaliste, si stanno comprando uno ad uno interi corpi statali: la Prima carica dello Stato, la Magistratura, le Forze dell’ordine, i sindacati, la Confindustria, la classe politica, medica, intellettuale e persino i saltimbanchi del mondo dello spettacolo.
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Forwarded from L'invasione degli ultraspot
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AUTODAFÉ FEMMINISTI E IMMIGRAZIONISTI
8 marzo Frusta della donna: nera e tatuata, sangue, urine, smagliature e anello al naso.
Non osiamo pensare a come potrebbe essere la pubblicità per assorbenti con un transgender...
8 marzo Frusta della donna: nera e tatuata, sangue, urine, smagliature e anello al naso.
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DONNE GUERRIERE SULLA PELLE DEGLI UOMINI
Cinquanta anni di nazi-femminismo e suprematismo rosa hanno partorito le donne-mostro ben descritte in questo video de “La fionda”, nel quale per la verità mancano Giorgia Meloni, Mette Frederiksen (Danimarca), Jacinda Ardern (Nuova Zelanda), Julia Gillard (Australia), Melinda Gates e Hillary Clinton (USA) e tante altre, alcune delle quali si sono distinte per un particolare sadismo durante la farsa pandemica.
Le giuste battaglie per l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna a partire dalla metà dell’ottocento (suffragio universale) e poi dagli inizi del novecento, lasciarono presto il posto ad un delirio di onnipotenza al femminile da far accapponare la pelle.
Per decenni si è propalata la teoria, sessista al contrario, che la donna è più sensibile, più capace, più intelligente dell’uomo; si è insistito sugli uguali diritti delle donne e non sugli uguali doveri; si è data l’immagine di una donna sempre vittima, sempre innocente e sempre scusabile; l’uguaglianza predicata è stata sempre a senso unico e non contemplava l’uguaglianza nelle cose sgradevoli, tipo lavori di fatica o la leva obbligatoria.
La donna è stata rinchiusa in una gigantesca riserva culturale protetta, un immenso ghetto sociale dove magnificare le mirabili gesta femminili: donne artiste, donne scienziate, donne ribelli, donne politiche; il cinema delle donne, la letteratura delle donne, la salute delle donne, il lavoro delle donne, il potere delle donne; mostre fotografiche al femminile, rassegne cinematografiche al femminile, ecc.
Ovviamente non si celebra mai un corrispettivo al maschile, non si fanno ad esempio rassegne sul “cinema degli uomini”. Per non parlare poi delle recenti e micidiali conquiste “colorate”: quote rosa, telefono rosa, panchine rosa, codice rosso e il recentissimo "reato di femminicidio". Il risultato non poteva essere che quello, devastante, che vediamo oggi.
Cinquanta anni di nazi-femminismo e suprematismo rosa hanno partorito le donne-mostro ben descritte in questo video de “La fionda”, nel quale per la verità mancano Giorgia Meloni, Mette Frederiksen (Danimarca), Jacinda Ardern (Nuova Zelanda), Julia Gillard (Australia), Melinda Gates e Hillary Clinton (USA) e tante altre, alcune delle quali si sono distinte per un particolare sadismo durante la farsa pandemica.
Le giuste battaglie per l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna a partire dalla metà dell’ottocento (suffragio universale) e poi dagli inizi del novecento, lasciarono presto il posto ad un delirio di onnipotenza al femminile da far accapponare la pelle.
Per decenni si è propalata la teoria, sessista al contrario, che la donna è più sensibile, più capace, più intelligente dell’uomo; si è insistito sugli uguali diritti delle donne e non sugli uguali doveri; si è data l’immagine di una donna sempre vittima, sempre innocente e sempre scusabile; l’uguaglianza predicata è stata sempre a senso unico e non contemplava l’uguaglianza nelle cose sgradevoli, tipo lavori di fatica o la leva obbligatoria.
La donna è stata rinchiusa in una gigantesca riserva culturale protetta, un immenso ghetto sociale dove magnificare le mirabili gesta femminili: donne artiste, donne scienziate, donne ribelli, donne politiche; il cinema delle donne, la letteratura delle donne, la salute delle donne, il lavoro delle donne, il potere delle donne; mostre fotografiche al femminile, rassegne cinematografiche al femminile, ecc.
Ovviamente non si celebra mai un corrispettivo al maschile, non si fanno ad esempio rassegne sul “cinema degli uomini”. Per non parlare poi delle recenti e micidiali conquiste “colorate”: quote rosa, telefono rosa, panchine rosa, codice rosso e il recentissimo "reato di femminicidio". Il risultato non poteva essere che quello, devastante, che vediamo oggi.
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DALLE GIOVANI MARMOTTE AL PICCOLO CORO DELLA NATO
Pensavamo di avere visto di tutto, invece ora sappiamo che esistono pure i “Piccoli giornalisti della Nato”. L’imbarazzante quanto raccapricciante spettacolo è andato in onda ieri in occasione della riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles.
In fondo è il grande sogno dei banditi al potere di quasi tutti i paesi: avere dei benevoli e ubbidienti minorati come giornalisti che chiedano solo di “battere il cinque” e fare grasse risate di contorno.
In ogni caso, visto l’infimo livello attuale dei giornalisti, c’è veramente il rischio che i bambini possano fare domande più intelligenti…
Annalena Baerbock, ministra degli esteri dal 2021, dei Verdi, ultracovidiota e antitrumpiana di ferro, continua la sua criminale politica guerrafondaia parlando di pace e futuro dei bambini, ma preparando la guerra, in modo da abituarli al nuovo linguaggio orwelliano.
Che è lo stesso del futuro Primo ministro tedesco Friedrich Merz, avvocato, antitrumpiano, cattolico, milionario, proprietario di due aerei che pilota da solo, già presidente del Consiglio di sorveglianza di BlackRock in Germania, che possiede una robusta quota di Rheinmetall, grande produttore di armi tedesche.
Pensavamo di avere visto di tutto, invece ora sappiamo che esistono pure i “Piccoli giornalisti della Nato”. L’imbarazzante quanto raccapricciante spettacolo è andato in onda ieri in occasione della riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles.
In fondo è il grande sogno dei banditi al potere di quasi tutti i paesi: avere dei benevoli e ubbidienti minorati come giornalisti che chiedano solo di “battere il cinque” e fare grasse risate di contorno.
In ogni caso, visto l’infimo livello attuale dei giornalisti, c’è veramente il rischio che i bambini possano fare domande più intelligenti…
Annalena Baerbock, ministra degli esteri dal 2021, dei Verdi, ultracovidiota e antitrumpiana di ferro, continua la sua criminale politica guerrafondaia parlando di pace e futuro dei bambini, ma preparando la guerra, in modo da abituarli al nuovo linguaggio orwelliano.
Che è lo stesso del futuro Primo ministro tedesco Friedrich Merz, avvocato, antitrumpiano, cattolico, milionario, proprietario di due aerei che pilota da solo, già presidente del Consiglio di sorveglianza di BlackRock in Germania, che possiede una robusta quota di Rheinmetall, grande produttore di armi tedesche.
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Forwarded from Covid Truffa: finti oppositori, imbonitori, questuanti (Nulla Veritas)
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2) MISS PALEST(R)INA
(Da qui) Che Nadeen Ayoub sia nata in Palestina dobbiamo crederlo sulla fiducia, perché non ci sono fonti certe in merito. Di sicuro ha vissuto gran parte della sua vita negli USA e in Canada, prima di andare a vivere a Dubai. Una vita di stenti e rinunce, insomma, che la rende così partecipe delle sofferenze del “suo popolo”…
Si tratta in realtà del classico pollo di allevamento mondialista da usare come specchietto per le allodole per venderci il pacco della Palestina “cool”, emancipata, moderna e ovviamente “resiliente, inclusiva e a emissioni zero”...
Della Palestina costei ne sa e glie ne frega come a noi della Tasmania: nulla. Pare che abbia una laurea in letteratura e in psicologia, materie che però sembra masticare poco visto che passa la sua vita tra concorsi di bellezza e svolge l’attività di “coach in benessere, nutrizione e fitness” da cui il nome di “Miss Palestrina”.
Lei si dice anche “coach umanitaria” (giro di parole per coprire il parassitismo di chi campa sulle disgrazie altrui) e “coach di salute mentale per le donna”, "emergenza" verosimile visto che nella Striscia di Gaza ormai tutte le donne (dalla pubertà in su) sembrano delle tende da campeggio o teli funerari: coperte dalla testa ai piedi, infagottate, tetre, pallide, smunte, sottomesse.
Anche in Palestina sembra insomma andare di moda il metodo Ciovid: prima ti fanno impazzire con restrizioni di ogni tipo e poi ti danno il bonus psicologo…
Il suo “team” pubblicitario “Miss Palestine” (sic!) la descrive molto "pacatamente", così:
“Ma va a fa’ zum…!” (qui la prima parte)
(Da qui) Che Nadeen Ayoub sia nata in Palestina dobbiamo crederlo sulla fiducia, perché non ci sono fonti certe in merito. Di sicuro ha vissuto gran parte della sua vita negli USA e in Canada, prima di andare a vivere a Dubai. Una vita di stenti e rinunce, insomma, che la rende così partecipe delle sofferenze del “suo popolo”…
Si tratta in realtà del classico pollo di allevamento mondialista da usare come specchietto per le allodole per venderci il pacco della Palestina “cool”, emancipata, moderna e ovviamente “resiliente, inclusiva e a emissioni zero”...
Della Palestina costei ne sa e glie ne frega come a noi della Tasmania: nulla. Pare che abbia una laurea in letteratura e in psicologia, materie che però sembra masticare poco visto che passa la sua vita tra concorsi di bellezza e svolge l’attività di “coach in benessere, nutrizione e fitness” da cui il nome di “Miss Palestrina”.
Lei si dice anche “coach umanitaria” (giro di parole per coprire il parassitismo di chi campa sulle disgrazie altrui) e “coach di salute mentale per le donna”, "emergenza" verosimile visto che nella Striscia di Gaza ormai tutte le donne (dalla pubertà in su) sembrano delle tende da campeggio o teli funerari: coperte dalla testa ai piedi, infagottate, tetre, pallide, smunte, sottomesse.
Anche in Palestina sembra insomma andare di moda il metodo Ciovid: prima ti fanno impazzire con restrizioni di ogni tipo e poi ti danno il bonus psicologo…
Il suo “team” pubblicitario “Miss Palestine” (sic!) la descrive molto "pacatamente", così:
“La decisione di Nadeen di unirsi a Miss Universo deriva da una potente missione: umanizzare i palestinesi e sfidare gli stereotipi globali, mostrare al mondo che le donne palestinesi non sono solo resilienti e belle, ma sono anche leader, innovatori e changemaker”.
“Ma va a fa’ zum…!” (qui la prima parte)
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NON C’È UMANITÀ…
Lampante esempio (qui) di linguaggio dogmatico e suprematista in salsa sindacal-femminista della Cgil, il cui sottointeso è: la vera umanità si avrà solo quando si arriverà ad imporre la superiorità delle donne sugli uomini (spacciandola come "diritti" e uguaglianza).
Che può essere declinata in modi diversi a seconda dell’Agenda che si vuole accelerare, anche se sono tutte intimamente connesse:
Non c’è vera umanità senza lotta femminista
Non c’è vera umanità senza lotta genderista
Non c’è vera umanità senza lotta ambientalista
Non c’è vera umanità senza lotta inclusivista
Non c’è vera umanità senza lotta immigrazionista
Non c’è vera umanità senza lotta scientista
Che sono tutte appendici o meglio versioni aggiornate del vecchio nucleo originario storico di “Non c’è umanità senza la dittatura del proletariato”, che però ornai è solo un fantasma concettuale, un archetipo ideologico, spesso inconsapevole, che aleggia nelle menti e ne determina il pensiero.
Infatti chi le propugna ormai nemmeno se rende conto, perché questa visione distorta e corporativa dei “diritti umani” ha radici profonde dovute a una propaganda univoca e martellante in ogni ambito sociale che va avanti da almeno mezzo secolo.
(Covid truffa, 8 marzo 2026)
Lampante esempio (qui) di linguaggio dogmatico e suprematista in salsa sindacal-femminista della Cgil, il cui sottointeso è: la vera umanità si avrà solo quando si arriverà ad imporre la superiorità delle donne sugli uomini (spacciandola come "diritti" e uguaglianza).
Che può essere declinata in modi diversi a seconda dell’Agenda che si vuole accelerare, anche se sono tutte intimamente connesse:
Non c’è vera umanità senza lotta femminista
Non c’è vera umanità senza lotta genderista
Non c’è vera umanità senza lotta ambientalista
Non c’è vera umanità senza lotta inclusivista
Non c’è vera umanità senza lotta immigrazionista
Non c’è vera umanità senza lotta scientista
Che sono tutte appendici o meglio versioni aggiornate del vecchio nucleo originario storico di “Non c’è umanità senza la dittatura del proletariato”, che però ornai è solo un fantasma concettuale, un archetipo ideologico, spesso inconsapevole, che aleggia nelle menti e ne determina il pensiero.
Infatti chi le propugna ormai nemmeno se rende conto, perché questa visione distorta e corporativa dei “diritti umani” ha radici profonde dovute a una propaganda univoca e martellante in ogni ambito sociale che va avanti da almeno mezzo secolo.
(Covid truffa, 8 marzo 2026)
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2) LE DONNE NON DEVONO VOTARE (PER DABIZZI)
Quando parliamo di Dabizzi come di un soggetto disturbato e del suo canale “Bello, onesto, emigrato Australia” come una cloaca, lo diciamo in senso letterale e non polemico.
Si capisce pure perché Dabizzi voglia trasferirsi in Oman, visto che è ancora fermo allo stadio mentale di un vecchio beduino islamico che trascina al lazzo di un cammello le sue quattro mogli nel deserto...
Ci chiediamo quante donne ci siano tra i 23 mila iscritti (molti comprati) di questa fogna a cielo aperto e come facciano a restarci dentro. Ci viene il dubbio che ad alcune piace essere trattate come minorate mentali, schiavizzate o diventare come queste...
In ogni caso queste espressioni di Suprematismo maschio, sono l'altra faccia del Suprematismo Rosa (qui) e andrebbero ambedue eradicate se qualche bandito volesse farne un programma politico.
Ormai è chiaro che Dabizzi, oltre che un nazista acclarato, è anche un pericoloso psicopatico da cui stare alla larga.
Parte1 – (Covid Truffa 19 giugno 2026)
Basterebbe eliminare il voto e la possibilità di fare politica alle donne ed il mondo cambierebbe - in meglio -in un istante. (qui)
Quando parliamo di Dabizzi come di un soggetto disturbato e del suo canale “Bello, onesto, emigrato Australia” come una cloaca, lo diciamo in senso letterale e non polemico.
Si capisce pure perché Dabizzi voglia trasferirsi in Oman, visto che è ancora fermo allo stadio mentale di un vecchio beduino islamico che trascina al lazzo di un cammello le sue quattro mogli nel deserto...
Ci chiediamo quante donne ci siano tra i 23 mila iscritti (molti comprati) di questa fogna a cielo aperto e come facciano a restarci dentro. Ci viene il dubbio che ad alcune piace essere trattate come minorate mentali, schiavizzate o diventare come queste...
In ogni caso queste espressioni di Suprematismo maschio, sono l'altra faccia del Suprematismo Rosa (qui) e andrebbero ambedue eradicate se qualche bandito volesse farne un programma politico.
Ormai è chiaro che Dabizzi, oltre che un nazista acclarato, è anche un pericoloso psicopatico da cui stare alla larga.
Parte1 – (Covid Truffa 19 giugno 2026)
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