🌍FRANCIA, PENSIONI: LA WATERLOO DI MACRON?
👵Déjà vu
Oggi uno sciopero nazionale sta bloccando la Francia. La ragione? L’innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni entro il 2030, dai 62 di oggi. Uno sciopero, il secondo in due settimane, che coinvolge trasporti, scuole, raffinerie. E che ricorda le manifestazioni del 2010, quando l’allora presidente Sarkozy aumentò l'età pensionabile da 60 a 62 anni.
Malgrado la questione sia fra le più politicamente esplosive, il presidente Macron avverte: i cambiamenti arriveranno. L’età pensionabile francese è fra le più basse in Europa (dove la media è di 65 anni) e le modifiche sono fondamentali per garantire un futuro finanziariamente sostenibile al sistema pensionistico nazionale.
O almeno così sostiene il governo.
⚔️À la guerre!
Di tutt’altro parere l’opposizione di sinistra, secondo cui il presidente sarebbe più preoccupato dal bilancio di quest’anno (e soprattutto da un deficit che continua a superare il “livello di guardia” del 3% del PIL) piuttosto che da considerazioni di lungo periodo. In fondo, il rapporto fra pensionati e lavoratori in Francia non è poi così sbilanciato (un over 65 ogni 2,1 persone occupate) se lo si confronta con quello italiano (1,7), dove l’età pensionabile è però già 67 anni.
Ad alimentare le proteste inoltre non è il (forse futuro) debito del sistema pensionistico francese, bensì la decisione dell’Eliseo di non considerare altre opzioni, come la riduzione delle pensioni d’oro o l'aumento delle tasse. E di proporre invece una riforma il cui peso ricadrebbe principalmente sulla classe operaia, che inizia a lavorare prima e in media vive meno.
Un Macron che vuole tornare a politiche più liberiste, o che non vuole scontentare il suo elettorato moderato?
❓Fino all’ultimo respiro
Urgenza o meno, alzare l’età pensionabile o le tasse è un dilemma che accomuna tutto il mondo sviluppato. E se in Europa generalmente si preferisce la prima (Germania, Spagna, Paesi bassi hanno alzato a 67, il Regno Unito addirittura a 68), negli Stati Uniti Biden ha preferito salvare il maggior fondo pensionistico del paese con $36 miliardi di fondi federali anziché rivedere l'età pensionabile.
In Francia la riforma è ora nelle mani del Parlamento, dove lo scorso giugno il gruppo centrista di Macron ha però perso la sua maggioranza assoluta. E, se non appoggiato dalla destra repubblicana, il disegno di legge è destinato ad arenarsi fra i 7.000 emendamenti proposti dall’opposizione per rallentarne l'iter.
Chi vincerà, il bilancio o i sindacati?
👉🇨🇩 Papa Francesco inizia la sua visita nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, un viaggio storica per riportare al centro dell’attenzione mondiale l’Africa e i conflitti ‘dimenticati’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-papa-francesco-e-le-altre-guerre-37366
👵Déjà vu
Oggi uno sciopero nazionale sta bloccando la Francia. La ragione? L’innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni entro il 2030, dai 62 di oggi. Uno sciopero, il secondo in due settimane, che coinvolge trasporti, scuole, raffinerie. E che ricorda le manifestazioni del 2010, quando l’allora presidente Sarkozy aumentò l'età pensionabile da 60 a 62 anni.
Malgrado la questione sia fra le più politicamente esplosive, il presidente Macron avverte: i cambiamenti arriveranno. L’età pensionabile francese è fra le più basse in Europa (dove la media è di 65 anni) e le modifiche sono fondamentali per garantire un futuro finanziariamente sostenibile al sistema pensionistico nazionale.
O almeno così sostiene il governo.
⚔️À la guerre!
Di tutt’altro parere l’opposizione di sinistra, secondo cui il presidente sarebbe più preoccupato dal bilancio di quest’anno (e soprattutto da un deficit che continua a superare il “livello di guardia” del 3% del PIL) piuttosto che da considerazioni di lungo periodo. In fondo, il rapporto fra pensionati e lavoratori in Francia non è poi così sbilanciato (un over 65 ogni 2,1 persone occupate) se lo si confronta con quello italiano (1,7), dove l’età pensionabile è però già 67 anni.
Ad alimentare le proteste inoltre non è il (forse futuro) debito del sistema pensionistico francese, bensì la decisione dell’Eliseo di non considerare altre opzioni, come la riduzione delle pensioni d’oro o l'aumento delle tasse. E di proporre invece una riforma il cui peso ricadrebbe principalmente sulla classe operaia, che inizia a lavorare prima e in media vive meno.
Un Macron che vuole tornare a politiche più liberiste, o che non vuole scontentare il suo elettorato moderato?
❓Fino all’ultimo respiro
Urgenza o meno, alzare l’età pensionabile o le tasse è un dilemma che accomuna tutto il mondo sviluppato. E se in Europa generalmente si preferisce la prima (Germania, Spagna, Paesi bassi hanno alzato a 67, il Regno Unito addirittura a 68), negli Stati Uniti Biden ha preferito salvare il maggior fondo pensionistico del paese con $36 miliardi di fondi federali anziché rivedere l'età pensionabile.
In Francia la riforma è ora nelle mani del Parlamento, dove lo scorso giugno il gruppo centrista di Macron ha però perso la sua maggioranza assoluta. E, se non appoggiato dalla destra repubblicana, il disegno di legge è destinato ad arenarsi fra i 7.000 emendamenti proposti dall’opposizione per rallentarne l'iter.
Chi vincerà, il bilancio o i sindacati?
👉🇨🇩 Papa Francesco inizia la sua visita nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, un viaggio storica per riportare al centro dell’attenzione mondiale l’Africa e i conflitti ‘dimenticati’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-papa-francesco-e-le-altre-guerre-37366
🌍 UE: NEW DEAL, OLD MONEY
🇪🇺 Serve aiuto (di Stato)
“Garantire parità di condizioni a livello globale e all'interno del mercato unico”. Questi sono gli obiettivi del nuovo Piano industriale Green Deal presentato oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La concorrenza mondiale nello sviluppo delle tecnologie green si sta intensificando: non ci sono solo i 369 miliardi di dollari dell’Inflation Reduction Act (IRA) americano, ma anche i 280 miliardi di investimenti nel settore annunciati dalla Cina, e i 140 del Giappone.
In questo contesto, la Commissione propone nuovi target per il 2030 per la capacità industriale europea, una riduzione degli oneri normativi (come l’eliminazione delle gare d’appalto) per le nuove tecnologie e un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato fino al dicembre 2025. I relativi dettagli verranno presentati al Consiglio europeo della settimana prossima, che si preannuncia teso.
❌ Idi di marzo del mercato unico?
Già prima che gli USA annunciassero i loro sussidi verdi, le norme sugli aiuti di Stato erano state attenuate in risposta alla pandemia (marzo 2020) e alla guerra in Ucraina (marzo 2022). Allentamenti “temporanei" che iniziano a sembrare un'abitudine persistente. Inevitabile che di fronte alla nuova proposta della Commissione si sia alzato un coro di Stati membri contrari.
Nelle scorse settimane, 13 Stati membri (Italia inclusa) hanno presentato lettere o non paper indirizzate a Palazzo Berlaymont in cui esprimono i timori di squilibri nel mercato unico in favore di Francia e Germania (destinatarie del 77% degli aiuti di Stato approvati nell'ambito dell'attuale quadro temporaneo). La stessa disparità di vedute è interna alla Commissione: da una parte Breton (francese) dall’altra Vestager (danese), Dombrovskis (lettone) e Timmermans (olandese).
💶 Rebranding
Consapevole della difficoltà di conciliare le diverse sensibilità in campo, la Commissione ha rilanciato l’idea di un Fondo europeo per la sovranità con cui anche gli Stati con meno spazio fiscale possano sovvenzionare le proprie industrie verdi. Peccato che non ci siano dettagli sulle dimensioni di tale fondo o tempistiche più specifiche del “prima dell’estate” annunciato oggi. Inoltre, Germania, Paesi Bassi, e gli altri “frugali” si sono già opposti a nuovo debito comune.
Di conseguenza, ancora una volta si riciclerà liquidità esistente. I fondi prescelti per il Piano industriale Green Deal sono quelli di REPowerEU: 220 miliardi di euro di prestiti non richiesti inizialmente stanziati nell'ambito del Next Generation EU, poi reindirizzati per l’affrancamento dall’energia russa e ora rispolverati per rispondere all’IRA.
Lunedì il Commissario Gentiloni ha detto "non possiamo usare gli stessi soldi per 25 obiettivi diversi”. Ne è sicuro?
👉🇲🇲 Due anni dopo il colpo di stato in Myanmar la giunta militare reprime ogni dissenso, col sostegno di paesi terzi e all’ombra di interessi economici occulti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/myanmar-due-anni-dal-golpe-37386
🇪🇺 Serve aiuto (di Stato)
“Garantire parità di condizioni a livello globale e all'interno del mercato unico”. Questi sono gli obiettivi del nuovo Piano industriale Green Deal presentato oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La concorrenza mondiale nello sviluppo delle tecnologie green si sta intensificando: non ci sono solo i 369 miliardi di dollari dell’Inflation Reduction Act (IRA) americano, ma anche i 280 miliardi di investimenti nel settore annunciati dalla Cina, e i 140 del Giappone.
In questo contesto, la Commissione propone nuovi target per il 2030 per la capacità industriale europea, una riduzione degli oneri normativi (come l’eliminazione delle gare d’appalto) per le nuove tecnologie e un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato fino al dicembre 2025. I relativi dettagli verranno presentati al Consiglio europeo della settimana prossima, che si preannuncia teso.
❌ Idi di marzo del mercato unico?
Già prima che gli USA annunciassero i loro sussidi verdi, le norme sugli aiuti di Stato erano state attenuate in risposta alla pandemia (marzo 2020) e alla guerra in Ucraina (marzo 2022). Allentamenti “temporanei" che iniziano a sembrare un'abitudine persistente. Inevitabile che di fronte alla nuova proposta della Commissione si sia alzato un coro di Stati membri contrari.
Nelle scorse settimane, 13 Stati membri (Italia inclusa) hanno presentato lettere o non paper indirizzate a Palazzo Berlaymont in cui esprimono i timori di squilibri nel mercato unico in favore di Francia e Germania (destinatarie del 77% degli aiuti di Stato approvati nell'ambito dell'attuale quadro temporaneo). La stessa disparità di vedute è interna alla Commissione: da una parte Breton (francese) dall’altra Vestager (danese), Dombrovskis (lettone) e Timmermans (olandese).
💶 Rebranding
Consapevole della difficoltà di conciliare le diverse sensibilità in campo, la Commissione ha rilanciato l’idea di un Fondo europeo per la sovranità con cui anche gli Stati con meno spazio fiscale possano sovvenzionare le proprie industrie verdi. Peccato che non ci siano dettagli sulle dimensioni di tale fondo o tempistiche più specifiche del “prima dell’estate” annunciato oggi. Inoltre, Germania, Paesi Bassi, e gli altri “frugali” si sono già opposti a nuovo debito comune.
Di conseguenza, ancora una volta si riciclerà liquidità esistente. I fondi prescelti per il Piano industriale Green Deal sono quelli di REPowerEU: 220 miliardi di euro di prestiti non richiesti inizialmente stanziati nell'ambito del Next Generation EU, poi reindirizzati per l’affrancamento dall’energia russa e ora rispolverati per rispondere all’IRA.
Lunedì il Commissario Gentiloni ha detto "non possiamo usare gli stessi soldi per 25 obiettivi diversi”. Ne è sicuro?
👉🇲🇲 Due anni dopo il colpo di stato in Myanmar la giunta militare reprime ogni dissenso, col sostegno di paesi terzi e all’ombra di interessi economici occulti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/myanmar-due-anni-dal-golpe-37386
🌍TASSI: LA RINCORSA DELLA BCE
🏦Fatto 30...
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti, portandoli al 2,5%. Una decisione che non sorprende, almeno non quanto il segnale dato da Lagarde di voler continuare con i rialzi anche il prossimo marzo. Una scelta, seppur già anticipata, molto diversa da quella della Fed, che da ieri ha diminuito l’entità dei rialzi.
La decisione di non cambiare rotta della Bce ha diverse ragioni. La prima: Francoforte ha iniziato la sua stretta sui tassi in ritardo rispetto a Fed e Bank of England, e ora si ritrova a “rincorrere”. Inoltre a gennaio il quadro macroeconomico dell’Eurozona era ancora incerto. Da un lato, un’economia che rallenta ma cresce (+0,1% nello scorso trimestre), un mercato del lavoro solido e prezzi energetici in discesa. Dall'altro un'inflazione core – quella che esclude i prezzi più volatili come cibo e energia ancora alta (5,2%) e lontana dal target del 2%.
Così Francoforte tira dritto.
🪂 Soft landing?
Evitare di apparire incerti e attendere altri dati: sembra questa la strategia adottata dalla Bce in vista dell’annunciato rialzo di marzo. Che però potrebbe rivelarsi rischioso. Tassi troppo elevati possono provocare una riduzione degli investimenti eccessiva, con conseguenze negative (ma soprattutto evitabili) sulla ripresa economica europea.
A complicare ulteriormente le cose c’è la natura stessa dell’Eurozona. Con 20 bilanci statali autonomi sotto una stessa moneta, la politica monetaria della Bce non può limitarsi a guardare il tasso d’inflazione medio, ma contempla anche un difficile gioco di equilibri interni, in cui le economie più indebitate sono anche le più esposte alle tensioni sui titoli di stato.
Francoforte riuscirà a non ripetere gli errori del 2011?
🪙L’altra faccia della medaglia
Nel frattempo, mentre USA e Canada sembrano favorire la strada della ripresa economica, in Regno Unito sembrano più falchi della BCE, e continuano i rialzi dei tassi malgrado l’economia sia in recessione. Insomma, di fronte a una ripresa incerta, in Occidente c’è chi scommette al rialzo e chi al ribasso.
Una scommessa che dipende da due variabili fuori dal controllo delle banche centrali: Cina ed energia. Le riaperture cinesi significano più crescita, e la crescita trascina la domanda mondiale. Ma anche l’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia dipenderanno anche dall’offerta, ovvero dalle decisioni dell’OPEC (sul petrolio) e dalle necessità europee per riempire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno senza Russia.
In un mondo così incerto, chi avrà ragione: i falchi o le colombe?
👉🇬🇧Nel Regno Unito il settore pubblico è in sciopero, ma il premier Rishi Sunak non cede e paese si prepara a un lungo braccio di ferro. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/regno-unito-sciopero-generale-37399
🏦Fatto 30...
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti, portandoli al 2,5%. Una decisione che non sorprende, almeno non quanto il segnale dato da Lagarde di voler continuare con i rialzi anche il prossimo marzo. Una scelta, seppur già anticipata, molto diversa da quella della Fed, che da ieri ha diminuito l’entità dei rialzi.
La decisione di non cambiare rotta della Bce ha diverse ragioni. La prima: Francoforte ha iniziato la sua stretta sui tassi in ritardo rispetto a Fed e Bank of England, e ora si ritrova a “rincorrere”. Inoltre a gennaio il quadro macroeconomico dell’Eurozona era ancora incerto. Da un lato, un’economia che rallenta ma cresce (+0,1% nello scorso trimestre), un mercato del lavoro solido e prezzi energetici in discesa. Dall'altro un'inflazione core – quella che esclude i prezzi più volatili come cibo e energia ancora alta (5,2%) e lontana dal target del 2%.
Così Francoforte tira dritto.
🪂 Soft landing?
Evitare di apparire incerti e attendere altri dati: sembra questa la strategia adottata dalla Bce in vista dell’annunciato rialzo di marzo. Che però potrebbe rivelarsi rischioso. Tassi troppo elevati possono provocare una riduzione degli investimenti eccessiva, con conseguenze negative (ma soprattutto evitabili) sulla ripresa economica europea.
A complicare ulteriormente le cose c’è la natura stessa dell’Eurozona. Con 20 bilanci statali autonomi sotto una stessa moneta, la politica monetaria della Bce non può limitarsi a guardare il tasso d’inflazione medio, ma contempla anche un difficile gioco di equilibri interni, in cui le economie più indebitate sono anche le più esposte alle tensioni sui titoli di stato.
Francoforte riuscirà a non ripetere gli errori del 2011?
🪙L’altra faccia della medaglia
Nel frattempo, mentre USA e Canada sembrano favorire la strada della ripresa economica, in Regno Unito sembrano più falchi della BCE, e continuano i rialzi dei tassi malgrado l’economia sia in recessione. Insomma, di fronte a una ripresa incerta, in Occidente c’è chi scommette al rialzo e chi al ribasso.
Una scommessa che dipende da due variabili fuori dal controllo delle banche centrali: Cina ed energia. Le riaperture cinesi significano più crescita, e la crescita trascina la domanda mondiale. Ma anche l’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia dipenderanno anche dall’offerta, ovvero dalle decisioni dell’OPEC (sul petrolio) e dalle necessità europee per riempire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno senza Russia.
In un mondo così incerto, chi avrà ragione: i falchi o le colombe?
👉🇬🇧Nel Regno Unito il settore pubblico è in sciopero, ma il premier Rishi Sunak non cede e paese si prepara a un lungo braccio di ferro. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/regno-unito-sciopero-generale-37399
🌎 USA-CINA: LA TENSIONE VOLA
🎈 Il pallone della discordia
Si sa, le tensioni a volte arrivano in modo in aspettato. In questo caso, dai cieli del Montana. Il Pentagono ha dichiarato nel pomeriggio di ieri di aver identificato un pallone-spia in volo in Canada e sopra strutture militari sensibili nello stato americano. Secondo le autorità, con alte probabilità il particolare dirigibile ha scopi di spionaggio, ma si è esclusa l’opzione di colpirlo militarmente per evitare di colpire persone al suolo con i detriti.
È difficile vedere nello “spy-balloon” una minaccia concreta: non con l’ampia copertura di sorveglianza satellitare da cui la Cina già gode. E da parte sua, Pechino ha invitato a mantenere sangue freddo e ha spiegato che si tratta di un dirigibile civile per il monitoraggio meteorologico andato fuori rotta. Ma questa circostanza ha già creato uno strappo in un momento delicato.
🇨🇳 Non ti parlo più
È di questo pomeriggio la notizia che il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha rinviato un’imminente (e molto attesa) visita in Cina, per, come si riporta, evitare che l’incidente del dirigibile monopolizzi le trattative. Nel viaggio, previsto per il 5 e 6 febbraio, Blinken doveva incontrare il ministro degli esteri Qin Gang e probabilmente lo stesso Xi Jinping.
La visita sarebbe stata la prima in Cina di un membro dell’amministrazione Biden, facendo seguito all’incontro bilaterale tra Joe Biden e Xi ai margini del G20 di novembre, in cui si era parlato della necessità di “gestire la competizione” tra i due paesi. Il passaggio del pallone-spia, insomma, fa saltare un viaggio che mirava alla stabilizzazione dei rapporti e getta nuove ombre su un rapporto già teso per troppi dossier caldi.
💻 Un filo sottile
Tra i punti più insidiosi nel rapporto tra le due potenze spicca quello del commercio, con la serie di decisioni prese dall’amministrazione Biden da ottobre per bloccare gli export di semiconduttori verso la Cina. Una scelta poi ripresa da Olanda e Giappone, che hanno fiancheggiato gli USA nella “guerra dei chip”. O quello strategico, con il crescente impegno statunitense nell’Indo Pacifico. Va in questo senso l’accordo, annunciato giovedì scorso, per aumentare la presenza militare nelle Filippine acquisendo accesso a quattro ulteriori basi militari e riprendere pattugliamenti congiunti nelle acque circostanti nel Mar Cinese meridionale. Per non dimenticare la crisi di agosto con la visita della speaker della camera USA Nancy Pelosi a Taiwan, che ha innescato esercitazioni militari cinesi nelle acque vicino all’isola.
Insomma, mentre il decoupling tra le due potenze, in corso da tempo, è qui per restare, e la competizione è ormai evidente. E il canale di dialogo, su cui Washington e Pechino sembravano investire per non perdere il controllo della situazione, scricchiola sempre di più.
👉 🇺🇦🇪🇺 I vertici UE oggi sono stati a Kiev per dimostrare che il sostegno all’Ucraina “è più forte che mai”. Ma sul processo di adesione Bruxelles frena: “Nessuna scorciatoia”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/leuropa-kiev-37414
🎈 Il pallone della discordia
Si sa, le tensioni a volte arrivano in modo in aspettato. In questo caso, dai cieli del Montana. Il Pentagono ha dichiarato nel pomeriggio di ieri di aver identificato un pallone-spia in volo in Canada e sopra strutture militari sensibili nello stato americano. Secondo le autorità, con alte probabilità il particolare dirigibile ha scopi di spionaggio, ma si è esclusa l’opzione di colpirlo militarmente per evitare di colpire persone al suolo con i detriti.
È difficile vedere nello “spy-balloon” una minaccia concreta: non con l’ampia copertura di sorveglianza satellitare da cui la Cina già gode. E da parte sua, Pechino ha invitato a mantenere sangue freddo e ha spiegato che si tratta di un dirigibile civile per il monitoraggio meteorologico andato fuori rotta. Ma questa circostanza ha già creato uno strappo in un momento delicato.
🇨🇳 Non ti parlo più
È di questo pomeriggio la notizia che il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha rinviato un’imminente (e molto attesa) visita in Cina, per, come si riporta, evitare che l’incidente del dirigibile monopolizzi le trattative. Nel viaggio, previsto per il 5 e 6 febbraio, Blinken doveva incontrare il ministro degli esteri Qin Gang e probabilmente lo stesso Xi Jinping.
La visita sarebbe stata la prima in Cina di un membro dell’amministrazione Biden, facendo seguito all’incontro bilaterale tra Joe Biden e Xi ai margini del G20 di novembre, in cui si era parlato della necessità di “gestire la competizione” tra i due paesi. Il passaggio del pallone-spia, insomma, fa saltare un viaggio che mirava alla stabilizzazione dei rapporti e getta nuove ombre su un rapporto già teso per troppi dossier caldi.
💻 Un filo sottile
Tra i punti più insidiosi nel rapporto tra le due potenze spicca quello del commercio, con la serie di decisioni prese dall’amministrazione Biden da ottobre per bloccare gli export di semiconduttori verso la Cina. Una scelta poi ripresa da Olanda e Giappone, che hanno fiancheggiato gli USA nella “guerra dei chip”. O quello strategico, con il crescente impegno statunitense nell’Indo Pacifico. Va in questo senso l’accordo, annunciato giovedì scorso, per aumentare la presenza militare nelle Filippine acquisendo accesso a quattro ulteriori basi militari e riprendere pattugliamenti congiunti nelle acque circostanti nel Mar Cinese meridionale. Per non dimenticare la crisi di agosto con la visita della speaker della camera USA Nancy Pelosi a Taiwan, che ha innescato esercitazioni militari cinesi nelle acque vicino all’isola.
Insomma, mentre il decoupling tra le due potenze, in corso da tempo, è qui per restare, e la competizione è ormai evidente. E il canale di dialogo, su cui Washington e Pechino sembravano investire per non perdere il controllo della situazione, scricchiola sempre di più.
👉 🇺🇦🇪🇺 I vertici UE oggi sono stati a Kiev per dimostrare che il sostegno all’Ucraina “è più forte che mai”. Ma sul processo di adesione Bruxelles frena: “Nessuna scorciatoia”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/leuropa-kiev-37414
🌎
🎈 Coast to coast
I sommozzatori della Marina statunitense stanno recuperando le parti del pallone aerostatico cinese abbattuto sabato scorso. In attesa di risposte, la Casa Bianca ribadisce l’inaccettabilità dell’intrusione, mentre Pechino passa velocemente da un iniziale rammarico alla minaccia di ritorsioni: Washington ha esagerato. Il pallone, ad uso civile, era stato deviato dal maltempo.
Per niente d’accordo al Pentagono, dove avvertono: la flotta di palloni spia cinesi opera su tutti i continenti, e altri palloni sono già stati individuati nei cieli di Taiwan, così come in America Latina la settimana scorsa. Fatto confermato dall'aeronautica militare colombiana, che però aveva escluso qualsiasi minaccia per la sicurezza nazionale.
🇨🇳
Spia o no, la popolazione americana ha sperimentato per la prima volta da molto tempo una sfida tangibile (e visibile) alla sicurezza nazionale. L’impatto mediatico della vicenda è stato tale da focalizzare l'attenzione, americana e mondiale, sul programma cinese per i veicoli “più leggeri dell'aria”. Considerati obsoleti dopo l’avvento dei satelliti, ma che potrebbero oggi avere un ritrovato utilizzo, forse anche militare.
Non sarebbe peraltro la prima volta che palloni aerostatici cinesi attraversano lo spazio aereo americano, senza però venir mai classificati come minaccia. Almeno tre i palloni intercettati sotto l’amministrazione Trump, e due sotto quella Biden. Ma mai nessuno aveva fluttuato per giorni dal Montana – dove si trova Malmstrom, una delle tre basi americane con missili balistici intercontinentali – fino alla costa orientale.
Sarà una questione di sicurezza strategica, o frenesia mediatica, a tenere Washington sulle spine?
🇺🇸 99 Luftballons
Avvenimento di grande interesse geopolitico o grande farsa, l'incidente ha avuto conseguenze reali nei rapporti diplomatici tra Washington e Pechino. E così, è stato annullato il viaggio in Cina del Segretario di Stato americano Antony Blinken (che doveva tenersi fra ieri e oggi), dopo un G20 che aveva ravvivato le speranze di una riapertura diplomatica tra le due grandi potenze.
E le tensioni non si limitano ai rapporti bilaterali. Per Biden, criticato per aver permesso al veicolo di attraversare il Paese, l'incidente rischia di riattizzare le tensioni tra Casa Bianca e Pentagono. Per Xi, invece, la crisi con gli Stati Uniti minaccia di oscurare nuovamente il suo terzo mandato, dopo la difficile modifica della politica zero Covid e le proteste senza precedenti che hanno invaso il Paese a fine 2022.
Tanto rumore per nulla?
👉 🇹🇷 Devastante terremoto al confine tra Turchia e Siria, oltre 2300 morti. Erdogan: “Peggior disastro dal 1939”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dopo-il-terremoto-turchia-e-siria-in-ginocchio-111476
USA-CINA: PALLONI GONFIATI🎈 Coast to coast
I sommozzatori della Marina statunitense stanno recuperando le parti del pallone aerostatico cinese abbattuto sabato scorso. In attesa di risposte, la Casa Bianca ribadisce l’inaccettabilità dell’intrusione, mentre Pechino passa velocemente da un iniziale rammarico alla minaccia di ritorsioni: Washington ha esagerato. Il pallone, ad uso civile, era stato deviato dal maltempo.
Per niente d’accordo al Pentagono, dove avvertono: la flotta di palloni spia cinesi opera su tutti i continenti, e altri palloni sono già stati individuati nei cieli di Taiwan, così come in America Latina la settimana scorsa. Fatto confermato dall'aeronautica militare colombiana, che però aveva escluso qualsiasi minaccia per la sicurezza nazionale.
🇨🇳
Oggetti volanti ben identificatiSpia o no, la popolazione americana ha sperimentato per la prima volta da molto tempo una sfida tangibile (e visibile) alla sicurezza nazionale. L’impatto mediatico della vicenda è stato tale da focalizzare l'attenzione, americana e mondiale, sul programma cinese per i veicoli “più leggeri dell'aria”. Considerati obsoleti dopo l’avvento dei satelliti, ma che potrebbero oggi avere un ritrovato utilizzo, forse anche militare.
Non sarebbe peraltro la prima volta che palloni aerostatici cinesi attraversano lo spazio aereo americano, senza però venir mai classificati come minaccia. Almeno tre i palloni intercettati sotto l’amministrazione Trump, e due sotto quella Biden. Ma mai nessuno aveva fluttuato per giorni dal Montana – dove si trova Malmstrom, una delle tre basi americane con missili balistici intercontinentali – fino alla costa orientale.
Sarà una questione di sicurezza strategica, o frenesia mediatica, a tenere Washington sulle spine?
🇺🇸 99 Luftballons
Avvenimento di grande interesse geopolitico o grande farsa, l'incidente ha avuto conseguenze reali nei rapporti diplomatici tra Washington e Pechino. E così, è stato annullato il viaggio in Cina del Segretario di Stato americano Antony Blinken (che doveva tenersi fra ieri e oggi), dopo un G20 che aveva ravvivato le speranze di una riapertura diplomatica tra le due grandi potenze.
E le tensioni non si limitano ai rapporti bilaterali. Per Biden, criticato per aver permesso al veicolo di attraversare il Paese, l'incidente rischia di riattizzare le tensioni tra Casa Bianca e Pentagono. Per Xi, invece, la crisi con gli Stati Uniti minaccia di oscurare nuovamente il suo terzo mandato, dopo la difficile modifica della politica zero Covid e le proteste senza precedenti che hanno invaso il Paese a fine 2022.
Tanto rumore per nulla?
👉 🇹🇷 Devastante terremoto al confine tra Turchia e Siria, oltre 2300 morti. Erdogan: “Peggior disastro dal 1939”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dopo-il-terremoto-turchia-e-siria-in-ginocchio-111476
🌍UE-USA: RIMBALZI TRANSATLANTICI
👋 Faccia a faccia
Nuovo episodio nella saga della concorrenza mondiale per la leadership nella tecnologia green. Oggi, i ministri dell’economia francese, Bruno Le Maire, e tedesco, Robert Habeck, sono andati a Washington per incontrare la segretaria al tesoro Janet Yellen, la rappresentante del commercio Katherine Tai e la segretaria al commercio Gina Raimondo.
L’oggetto delle discussioni è sempre lo stesso: l’Inflation Reduction Act (IRA) americano. I suoi 369 miliardi di dollari in agevolazioni fiscali e sussidi per dare nuova linfa green all’industria statunitense fanno preoccupare l’Europa, che teme un’ondata di disinvestimenti a favore dell’altra sponda dell’Atlantico. Ecco, quindi, che Francia e Germania hanno deciso di portare queste preoccupazioni direttamente alla Casa Bianca, sperando in una maggiore collaborazione.
🏖 Ultima spiaggia
L’IRA è già in vigore dal 1° gennaio 2023. Ma c’è ancora spazio per l’Europa per influire sulle linee guida del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attese per marzo, che definiscono gli aspetti ancora poco chiari sull’applicazione della legge.
Il problema è che si fatica a far fronte comune sul lato europeo. Giovedì e venerdì ci si attende infatti una discussione accesa al Consiglio europeo straordinario sul Piano industriale del Green Deal presentato mercoledì scorso dalla Commissione. Tutti sono concordi sulla prevista semplificazione delle autorizzazioni per l’industria verde e sui nuovi obiettivi al 2030 per le industrie europee. Il pomo della discordia resta l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. E la soluzione di un fondo sovrano per compensare chi di aiuti ne riceverebbe pochi crea ancora più tensioni.
🔋 Tra i due litiganti...
Insomma, il botta e risposta legislativo sta portando a divisioni non solo tra i due lati dell’Atlantico, ma anche nel blocco europeo, dove si cammina sulle uova per trovare il giusto equilibrio tra evitare i disinvestimenti e innescare una guerra commerciale con Washington.
La concorrenza mondiale non resta però a guardare. La Cina ha annunciato investimenti nel settore per 280 miliardi di dollari. Ed è leader mondiale nella produzione di batterie elettriche: sei dei primi dieci produttori al mondo sono cinesi. Un dato non da poco, tenendo in conto che la batteria è il componente di più alto valore nei veicoli elettrici.
Le auto elettriche (e non) cinesi iniziano ad affacciarsi con prepotenza nel mercato europeo. Il dragone ormai tallona la Germania come secondo produttore al mondo di veicoli leggeri. Quanto a lungo l’UE può permettersi di restare a discutere?
👉🇹🇷🇸🇾 Il terremoto che ha colpito le regioni al confine tra Turchia e Siria è una catastrofe di proporzioni epocali. Sono già oltre 5000 i morti. Medici e soccorritori arrivano in Turchia da tutto il mondo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terremoto-in-siria-e-turchia-le-dimensioni-di-una-catastrofe-111978
👉🇪🇺 La pandemia e la guerra in Ucraina hanno accelerato dei trend globali che possono mettere in difficoltà il modello di crescita dell’Unione Europea. La UE è pronta ad affrontare questo nuovo mondo? Il nuovo Policy Paper di ISPI esplora quali opzioni ci siano per ripensare la governance e le politiche europee: https://www.ispionline.it/en/publication/eu-economy-fit-for-the-future-111400
👋 Faccia a faccia
Nuovo episodio nella saga della concorrenza mondiale per la leadership nella tecnologia green. Oggi, i ministri dell’economia francese, Bruno Le Maire, e tedesco, Robert Habeck, sono andati a Washington per incontrare la segretaria al tesoro Janet Yellen, la rappresentante del commercio Katherine Tai e la segretaria al commercio Gina Raimondo.
L’oggetto delle discussioni è sempre lo stesso: l’Inflation Reduction Act (IRA) americano. I suoi 369 miliardi di dollari in agevolazioni fiscali e sussidi per dare nuova linfa green all’industria statunitense fanno preoccupare l’Europa, che teme un’ondata di disinvestimenti a favore dell’altra sponda dell’Atlantico. Ecco, quindi, che Francia e Germania hanno deciso di portare queste preoccupazioni direttamente alla Casa Bianca, sperando in una maggiore collaborazione.
🏖 Ultima spiaggia
L’IRA è già in vigore dal 1° gennaio 2023. Ma c’è ancora spazio per l’Europa per influire sulle linee guida del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attese per marzo, che definiscono gli aspetti ancora poco chiari sull’applicazione della legge.
Il problema è che si fatica a far fronte comune sul lato europeo. Giovedì e venerdì ci si attende infatti una discussione accesa al Consiglio europeo straordinario sul Piano industriale del Green Deal presentato mercoledì scorso dalla Commissione. Tutti sono concordi sulla prevista semplificazione delle autorizzazioni per l’industria verde e sui nuovi obiettivi al 2030 per le industrie europee. Il pomo della discordia resta l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. E la soluzione di un fondo sovrano per compensare chi di aiuti ne riceverebbe pochi crea ancora più tensioni.
🔋 Tra i due litiganti...
Insomma, il botta e risposta legislativo sta portando a divisioni non solo tra i due lati dell’Atlantico, ma anche nel blocco europeo, dove si cammina sulle uova per trovare il giusto equilibrio tra evitare i disinvestimenti e innescare una guerra commerciale con Washington.
La concorrenza mondiale non resta però a guardare. La Cina ha annunciato investimenti nel settore per 280 miliardi di dollari. Ed è leader mondiale nella produzione di batterie elettriche: sei dei primi dieci produttori al mondo sono cinesi. Un dato non da poco, tenendo in conto che la batteria è il componente di più alto valore nei veicoli elettrici.
Le auto elettriche (e non) cinesi iniziano ad affacciarsi con prepotenza nel mercato europeo. Il dragone ormai tallona la Germania come secondo produttore al mondo di veicoli leggeri. Quanto a lungo l’UE può permettersi di restare a discutere?
👉🇹🇷🇸🇾 Il terremoto che ha colpito le regioni al confine tra Turchia e Siria è una catastrofe di proporzioni epocali. Sono già oltre 5000 i morti. Medici e soccorritori arrivano in Turchia da tutto il mondo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terremoto-in-siria-e-turchia-le-dimensioni-di-una-catastrofe-111978
👉🇪🇺 La pandemia e la guerra in Ucraina hanno accelerato dei trend globali che possono mettere in difficoltà il modello di crescita dell’Unione Europea. La UE è pronta ad affrontare questo nuovo mondo? Il nuovo Policy Paper di ISPI esplora quali opzioni ci siano per ripensare la governance e le politiche europee: https://www.ispionline.it/en/publication/eu-economy-fit-for-the-future-111400
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🇹🇷
55.000 soccorritori e 5.000 medici, tre mesi di stato di emergenza nelle 10 province colpite e soccorsi da tutto il mondo: questo il piano di aiuti messo in atto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per affrontare le conseguenze del sisma che lunedì ha colpito Turchia e Siria, provocando almeno 11 mila vittime.
Eppure, a Istanbul non mancano le critiche: i soccorsi sono troppo lenti e poco preparati ad affrontare l’emergenza. Accuse che ricordano molto quelle mosse dallo stesso Erdoğan all’ex premier Ecevit nel 1999, quando un terremoto colpì la regione turca di İzmit. Quel terremoto costò all’allora governo le elezioni del 2002, inaugurando l’ascesa politica del leader del partito d’opposizione: Erdoğan.
🗳️
E così, dopo aver fatto un mea culpa sui ritardi iniziali, il presidente turco visita in prima linea le zone terremotare. Con l'inflazione dilagante e l’aumento del costo della vita che hanno già colpito i suoi indici di gradimento, meglio arginare un'opposizione sempre più agguerrita, che lo accusa di non essersi preparato per affrontare un disastro come quello di lunedì.
A soli quattro mesi dalle prossime elezioni, le possibilità di estendere il suo governo a un terzo decennio dipenderanno molto dalla gestione dell’emergenza. Certo, il suo ruolo attivo in politica estera e i recenti afflussi di denaro russo hanno aiutato le finanze dello Stato turco, ma dall’ultima vittoria presidenziale, nel 2018, il suo partito, l’AKP, ha perso il controllo delle capitali commerciali e politiche del Paese, Istanbul e Ankara.
Basterà una risposta forte per risollevare la popolarità di Erdogan? O vedremo presto le elezioni ritardare causa emergenza?
🇸🇾
E mentre i soccorsi raggiungono le zone turche colpite dal terremoto, nessun aiuto è ancora arrivato nel Nord-Ovest della Siria. Dal 2011 sotto il controllo dei gruppi di oppositori al regime, la regione fatica a riceve aiuti umanitari a causa della forte opposizione del governo di Assad.
Nel 2020, poi, grazie al voto dell’alleata Russia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, tutti i valichi di frontiera sono stati chiusi. Fa eccezione solo il valico turco Bab al-Hawa, dove gli aiuti in transito necessitano dell’autorizzazione del governo turco e le cui strade sarebbero essere state danneggiate dal terremoto.
Stesso sisma, diverso supporto: riusciremo a separare le tensioni geopolitiche dagli aiuti umanitari?
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TURCHIA, SIRIA: POLITICIZZAZIONE DEGLI AIUTI?🇹🇷
Istanbul impreparata?55.000 soccorritori e 5.000 medici, tre mesi di stato di emergenza nelle 10 province colpite e soccorsi da tutto il mondo: questo il piano di aiuti messo in atto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per affrontare le conseguenze del sisma che lunedì ha colpito Turchia e Siria, provocando almeno 11 mila vittime.
Eppure, a Istanbul non mancano le critiche: i soccorsi sono troppo lenti e poco preparati ad affrontare l’emergenza. Accuse che ricordano molto quelle mosse dallo stesso Erdoğan all’ex premier Ecevit nel 1999, quando un terremoto colpì la regione turca di İzmit. Quel terremoto costò all’allora governo le elezioni del 2002, inaugurando l’ascesa politica del leader del partito d’opposizione: Erdoğan.
🗳️
Il sisma elettoraleE così, dopo aver fatto un mea culpa sui ritardi iniziali, il presidente turco visita in prima linea le zone terremotare. Con l'inflazione dilagante e l’aumento del costo della vita che hanno già colpito i suoi indici di gradimento, meglio arginare un'opposizione sempre più agguerrita, che lo accusa di non essersi preparato per affrontare un disastro come quello di lunedì.
A soli quattro mesi dalle prossime elezioni, le possibilità di estendere il suo governo a un terzo decennio dipenderanno molto dalla gestione dell’emergenza. Certo, il suo ruolo attivo in politica estera e i recenti afflussi di denaro russo hanno aiutato le finanze dello Stato turco, ma dall’ultima vittoria presidenziale, nel 2018, il suo partito, l’AKP, ha perso il controllo delle capitali commerciali e politiche del Paese, Istanbul e Ankara.
Basterà una risposta forte per risollevare la popolarità di Erdogan? O vedremo presto le elezioni ritardare causa emergenza?
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La politica degli aiutiE mentre i soccorsi raggiungono le zone turche colpite dal terremoto, nessun aiuto è ancora arrivato nel Nord-Ovest della Siria. Dal 2011 sotto il controllo dei gruppi di oppositori al regime, la regione fatica a riceve aiuti umanitari a causa della forte opposizione del governo di Assad.
Nel 2020, poi, grazie al voto dell’alleata Russia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, tutti i valichi di frontiera sono stati chiusi. Fa eccezione solo il valico turco Bab al-Hawa, dove gli aiuti in transito necessitano dell’autorizzazione del governo turco e le cui strade sarebbero essere state danneggiate dal terremoto.
Stesso sisma, diverso supporto: riusciremo a separare le tensioni geopolitiche dagli aiuti umanitari?
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🇺🇸 Negli Stati Uniti, Biden si rivolge al Congresso, “lo stato dell'Unione è forte”, e ai Repubblicani, “Basta combattere per il gusto di farlo, siamo qui per finire un lavoro”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-il-discorso-del-presidente-112144 🖥️
Sono ovunque: nelle nostre automobili, nei nostri telefoni e anche nelle nostre lavatrici. E, proprio per questo, dai semiconduttori dipenderà il futuro di interi paesi. Ne parliamo nel nuovo Longread di ISPI, “Il Futuro dei Microchip”. Leggilo qui: https://essay.ispionline.it/?page_id=5598🌍
🇹🇷
Mentre continua a salire la conta dei morti (circa 20mila) causati dal sisma di lunedì in Turchia e Siria, non si placano le polemiche contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Due le principali accuse mosse contro di lui: lentezza nella risposta all’emergenza con aiuti inviati nelle zone terremotate dopo molte ore; scarsa preparazione all’evento imperdonabile in un Paese ad alto rischio sismico.
Specie considerando come, dopo il terremoto del 1999, fu istituita una tassa speciale permanente per l’adeguamento sismico degli edifici. Risultato: mancata trasparenza nell’uso di questi fondi (complessivamente 5 miliardi di dollari) e, in questo sisma, 6000 edifici crollati. Erdogan ha ammesso iniziali problemi nella gestione dei soccorsi, mentre ha zittito le altre critiche con arresti e censura.
🚔
La polizia turca ha arrestato 18 persone ‘colpevoli’ di post provocatori sui social. E per alcune ore l’accesso a Twitter, epicentro delle critiche contro Erdogan, è stato bloccato dal governo. Un controllo sulla rete non nuovo: a ottobre, il Parlamento turco ha approvato una legge che impone alle piattaforme social di rimuovere contenuti considerati “disinformazione” dalle autorità, pena un rallentamento della velocità dei loro servizi nel Paese.
A tre mesi dalle elezioni Erdogan non può infatti permettersi passi falsi. Durante il suo tour dell’intera zona del sisma, sta promettendo ricostruzioni a tempi record, possibili anche grazie all’estensione dei suoi poteri data dalla dichiarazione di stato di emergenza di tre mesi nelle provincie coinvolte. Ma, secondo le stime di Bloomberg servirà una spesa pubblica non indifferente per un’economia fragile come quella turca: 5,5% del PIL in due anni.
🇸🇾
Nel frattempo, i primi camion di aiuti umanitari (ma già programmati prima del terremoto per l'emergenza preesistente) sono riusciti ad arrivare nella Siria del nord, in cui sono state colpite sia le aree controllate dal governo che, nel nord-ovest, quelle sotto controllo dell’opposizione. I camion hanno attraversato il valico di frontiera di Bab al-Hawa, l’unico utilizzabile visto che tutti gli altri sono chiusi per motivi legati al veto russo in sede ONU.
Resta aperto il nodo su chi debba gestire gli aiuti. Damasco richiede che gli aiuti provenienti dall’estero vengano consegnati direttamente al governo. Il cui curriculum di corruzione fa però temere ai donatori più reticenti che gli aiuti non arrivino a destinazione. Non a caso, l’UE nello stanziare 3,5 milioni di euro in aiuti ha specificato che siano consegnati sia alle aree siriane sotto controllo governativo che a quelle in mano ai ribelli.
Prevarrà la politica o il supporto umanitario?
👉🇪🇺
TURCHIA E SIRIA: DI TERREMOTI E POLITICA🇹🇷
Ricerca di un colpevoleMentre continua a salire la conta dei morti (circa 20mila) causati dal sisma di lunedì in Turchia e Siria, non si placano le polemiche contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Due le principali accuse mosse contro di lui: lentezza nella risposta all’emergenza con aiuti inviati nelle zone terremotate dopo molte ore; scarsa preparazione all’evento imperdonabile in un Paese ad alto rischio sismico.
Specie considerando come, dopo il terremoto del 1999, fu istituita una tassa speciale permanente per l’adeguamento sismico degli edifici. Risultato: mancata trasparenza nell’uso di questi fondi (complessivamente 5 miliardi di dollari) e, in questo sisma, 6000 edifici crollati. Erdogan ha ammesso iniziali problemi nella gestione dei soccorsi, mentre ha zittito le altre critiche con arresti e censura.
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Un cinguettio di troppoLa polizia turca ha arrestato 18 persone ‘colpevoli’ di post provocatori sui social. E per alcune ore l’accesso a Twitter, epicentro delle critiche contro Erdogan, è stato bloccato dal governo. Un controllo sulla rete non nuovo: a ottobre, il Parlamento turco ha approvato una legge che impone alle piattaforme social di rimuovere contenuti considerati “disinformazione” dalle autorità, pena un rallentamento della velocità dei loro servizi nel Paese.
A tre mesi dalle elezioni Erdogan non può infatti permettersi passi falsi. Durante il suo tour dell’intera zona del sisma, sta promettendo ricostruzioni a tempi record, possibili anche grazie all’estensione dei suoi poteri data dalla dichiarazione di stato di emergenza di tre mesi nelle provincie coinvolte. Ma, secondo le stime di Bloomberg servirà una spesa pubblica non indifferente per un’economia fragile come quella turca: 5,5% del PIL in due anni.
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Oltre il confineNel frattempo, i primi camion di aiuti umanitari (ma già programmati prima del terremoto per l'emergenza preesistente) sono riusciti ad arrivare nella Siria del nord, in cui sono state colpite sia le aree controllate dal governo che, nel nord-ovest, quelle sotto controllo dell’opposizione. I camion hanno attraversato il valico di frontiera di Bab al-Hawa, l’unico utilizzabile visto che tutti gli altri sono chiusi per motivi legati al veto russo in sede ONU.
Resta aperto il nodo su chi debba gestire gli aiuti. Damasco richiede che gli aiuti provenienti dall’estero vengano consegnati direttamente al governo. Il cui curriculum di corruzione fa però temere ai donatori più reticenti che gli aiuti non arrivino a destinazione. Non a caso, l’UE nello stanziare 3,5 milioni di euro in aiuti ha specificato che siano consegnati sia alle aree siriane sotto controllo governativo che a quelle in mano ai ribelli.
Prevarrà la politica o il supporto umanitario?
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Oggi Zelensky è stato all’Europarlamento a Bruxelles, per lui una standing ovation nell’ultima tappa del tour europeo: “Vinceremo ed entreremo nell’Ue”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zelensky-in-europa-112477🌍 SIRIA E AIUTI: GIOCHI PERICOLOSI
🪢 Tira e molla
Sono salite ormai a 22 mila le vittime del terremoto che lunedì ha colpito Turchia e Siria. In Turchia gli aiuti internazionali sono entrati rapidamente in azione. In Siria, invece, anni di conflitto, un’acuta crisi umanitaria e tensioni politiche stanno ostacolando in modo significativo il loro passaggio nel nord-ovest.
Da una parte, il governo siriano insiste che tutti gli aiuti vengano distribuiti attraverso le proprie reti, impedendogli di raggiungere le aree controllate dai ribelli. Dall'altra, i donatori occidentali temono la corruzione all'interno del regime siriano e vogliono evitare che le forniture finiscano sul mercato nero.
Insomma, seppur pronto a fornire ulteriore assistenza ai terremotati siriani, l’Occidente esclude di farlo attraverso Damasco. E così Assad si rivolge altrove.
🫴 Normalizzazione in corso?
Gli Emirati Arabi Uniti sono stati fra i primi a mobilitarsi, annunciando $100 milioni di aiuti per i due paesi. Dopo la riapertura dell’ambasciata a Damasco nel 2018 e il viaggio di Bashar al-Assad negli Emirati dello scorso marzo, continuano così i segnali di normalizzazione dei rapporti fra i due paesi.
L'entità del disastro sembrerebbe poi offrire al presidente un’opportunità unica per riallacciare legami diplomatici. Con Algeria e Iraq, ma anche con paesi meno favorevoli al rientro della Siria nella Lega Araba. Fra questi l’Egitto, con il presidente Abdel Fattah al-Sisi che ha chiamato (per la prima volta) Assad, esprimendo solidarietà e offrendo aiuto. O l’Arabia Saudita, che manteneva le distanze dal regime a causa dell’alleanza con l'arcinemico Iran, ma che starebbe organizzando ponti aerei con il Qatar per consegnare aiuti.
🫥 Buon viso a cattivo gioco
Significativi, poi, i recenti tentativi della Turchia, sostenuti dalla Russia e dagli Emirati, di ristabilire pieni legami diplomatici con la Siria. Principale sponsor dei ribelli dell'opposizione sunnita, Recep Tayyip Erdoğan sembrava pronto a incontrare la sua controparte siriana già prima del terremoto. Oggi, alla luce della recente tragedia, la ritirata delle forze turche in Siria in cambio della cooperazione di Damasco contro i curdi sembrerebbe un affare ancora più conveniente per Ankara.
C’è infine la questione delle sanzioni occidentali imposte al governo siriano dall’inizio della guerra civile: Assad sostiene che starebbero rallentando gli aiuti internazionali nella regione. Washington e l’Unione europea, per ora, rifiutano però le accuse ed escludono di alleviare la pressione contro il regime.
Riuscirà Assad a rompere il suo isolamento diplomatico? Ma soprattutto, riusciranno gli aiuti internazionali a raggiungere tutte le zone terremotate?
👉📊 Perché l'impatto del terremoto è stato così devastante? Quali problemi stanno affrontando i soccorsi? Ecco 6 grafici per capire costa sta accadendo in Turchia e Siria: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/6-mappe-per-capire-il-terremoto-che-ha-colpito-turchia-e-siria-112479
👉🎙 Perché è così difficile far arrivare gli aiuti in Siria? Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-perche-non-stanno-arrivando-aiuti-alla-siria-dopo-il-terremoto-112864
🪢 Tira e molla
Sono salite ormai a 22 mila le vittime del terremoto che lunedì ha colpito Turchia e Siria. In Turchia gli aiuti internazionali sono entrati rapidamente in azione. In Siria, invece, anni di conflitto, un’acuta crisi umanitaria e tensioni politiche stanno ostacolando in modo significativo il loro passaggio nel nord-ovest.
Da una parte, il governo siriano insiste che tutti gli aiuti vengano distribuiti attraverso le proprie reti, impedendogli di raggiungere le aree controllate dai ribelli. Dall'altra, i donatori occidentali temono la corruzione all'interno del regime siriano e vogliono evitare che le forniture finiscano sul mercato nero.
Insomma, seppur pronto a fornire ulteriore assistenza ai terremotati siriani, l’Occidente esclude di farlo attraverso Damasco. E così Assad si rivolge altrove.
🫴 Normalizzazione in corso?
Gli Emirati Arabi Uniti sono stati fra i primi a mobilitarsi, annunciando $100 milioni di aiuti per i due paesi. Dopo la riapertura dell’ambasciata a Damasco nel 2018 e il viaggio di Bashar al-Assad negli Emirati dello scorso marzo, continuano così i segnali di normalizzazione dei rapporti fra i due paesi.
L'entità del disastro sembrerebbe poi offrire al presidente un’opportunità unica per riallacciare legami diplomatici. Con Algeria e Iraq, ma anche con paesi meno favorevoli al rientro della Siria nella Lega Araba. Fra questi l’Egitto, con il presidente Abdel Fattah al-Sisi che ha chiamato (per la prima volta) Assad, esprimendo solidarietà e offrendo aiuto. O l’Arabia Saudita, che manteneva le distanze dal regime a causa dell’alleanza con l'arcinemico Iran, ma che starebbe organizzando ponti aerei con il Qatar per consegnare aiuti.
🫥 Buon viso a cattivo gioco
Significativi, poi, i recenti tentativi della Turchia, sostenuti dalla Russia e dagli Emirati, di ristabilire pieni legami diplomatici con la Siria. Principale sponsor dei ribelli dell'opposizione sunnita, Recep Tayyip Erdoğan sembrava pronto a incontrare la sua controparte siriana già prima del terremoto. Oggi, alla luce della recente tragedia, la ritirata delle forze turche in Siria in cambio della cooperazione di Damasco contro i curdi sembrerebbe un affare ancora più conveniente per Ankara.
C’è infine la questione delle sanzioni occidentali imposte al governo siriano dall’inizio della guerra civile: Assad sostiene che starebbero rallentando gli aiuti internazionali nella regione. Washington e l’Unione europea, per ora, rifiutano però le accuse ed escludono di alleviare la pressione contro il regime.
Riuscirà Assad a rompere il suo isolamento diplomatico? Ma soprattutto, riusciranno gli aiuti internazionali a raggiungere tutte le zone terremotate?
👉📊 Perché l'impatto del terremoto è stato così devastante? Quali problemi stanno affrontando i soccorsi? Ecco 6 grafici per capire costa sta accadendo in Turchia e Siria: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/6-mappe-per-capire-il-terremoto-che-ha-colpito-turchia-e-siria-112479
👉🎙 Perché è così difficile far arrivare gli aiuti in Siria? Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-perche-non-stanno-arrivando-aiuti-alla-siria-dopo-il-terremoto-112864
🌎 USA-CINA: PALLE (QUASI) SPAZIALI
Don’t look up
🇨🇳 🇺🇸 Continuano a volare le accuse reciproche tra Cina e Stati Uniti. Secondo il Dipartimento di Stato americano, il pallone cinese abbattuto dopo aver sorvolato per giorni i cieli del Montana (e una base qui ubicata di missili balistici intercontinentali nucleari) fa parte di un vasto programma di sorveglianza aerea da parte dell’esercito cinese in più di 40 Paesi nei cinque continenti.
Pechino smentisce, continua a sostenere si tratti di un pallone meteorologico andato fuori rotta (nonostante i molteplici sensori attivi nella raccolta di informazioni di intelligence rilevati dall’analisi statunitense dei detriti) e rilancia: gli USA hanno fatto volare palloni spia nello spazio aereo cinese più di 10 volte l'anno scorso e vi hanno condotto centinaia di sortite aeree.
Insomma, entrambi i Paesi guardano con sospetto verso l’alto.
🛸 X-Files
Complici le critiche dei repubblicani sulla lentezza dell’amministrazione Biden nel tirar giù il pallone spia, l’Air Force USA sta ora facendo un tiro al bersaglio: in tre giorni abbattuti altrettanti oggetti non identificati ad alta quota. Dei quali si conosce poco. Il Pentagono non ha rilasciato infatti alcuna informazione circa la loro origine, capacità di sorveglianza o appartenenza.
Dei veri e propri Unidentified Flying Objects in quello che sembrerebbe diventare un nuovo fronte del confronto sino-americano: il “near space”, ovvero lo spazio tra la superficie della terra e l'orbita bassa. Non a caso l’amministrazione Biden ha annunciato nuove sanzioni di divieto all’export di tecnologie americane verso alcune società cinesi nel settore dell’aviazione considerate parte dei programmi militari del Dragone.
💻 Embargo per embargo?
Le nuove sanzioni americane si sommano al ban all’export di semiconduttori americani e relativi macchinari (anche olandesi e giapponesi) verso Pechino deciso il 7 ottobre da Biden. Pechino potrebbe presto rispondere: starebbe pensando di bloccare gli export di macchinari e tecnologia utili alla produzione di pannelli solari di cui è leader al mondo. La Cina produce infatti il 97% di wafer solari al mondo e l'85% di celle fotovoltaiche. Percentuali tanto alte da rendere un eventuale embargo particolarmente costoso anche per le stesse aziende cinesi. Da qui i dubbi di Pechino.
Al di là di quella che può essere la reazione cinese, i rapporti tra le due superpotenze restano freddi. Il viaggio rimandato del Segretario di Stato americano Antony Blinken a Pechino rimane senza data.
A margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di questo weekend, a cui parteciperanno Blinken e il suo corrispettivo cinese, ci sarà il primo tentativo di ricucire lo strappo?
👉 Cresce il bilancio delle vittime del terremoto in Turchia e Siria: sfiora le 40.000 vittime. Proteste e critiche al governo turco e Erdogan fa arrestare oltre cento costruttori edili. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terremoto-critiche-al-governo-turco-114447
Don’t look up
🇨🇳 🇺🇸 Continuano a volare le accuse reciproche tra Cina e Stati Uniti. Secondo il Dipartimento di Stato americano, il pallone cinese abbattuto dopo aver sorvolato per giorni i cieli del Montana (e una base qui ubicata di missili balistici intercontinentali nucleari) fa parte di un vasto programma di sorveglianza aerea da parte dell’esercito cinese in più di 40 Paesi nei cinque continenti.
Pechino smentisce, continua a sostenere si tratti di un pallone meteorologico andato fuori rotta (nonostante i molteplici sensori attivi nella raccolta di informazioni di intelligence rilevati dall’analisi statunitense dei detriti) e rilancia: gli USA hanno fatto volare palloni spia nello spazio aereo cinese più di 10 volte l'anno scorso e vi hanno condotto centinaia di sortite aeree.
Insomma, entrambi i Paesi guardano con sospetto verso l’alto.
🛸 X-Files
Complici le critiche dei repubblicani sulla lentezza dell’amministrazione Biden nel tirar giù il pallone spia, l’Air Force USA sta ora facendo un tiro al bersaglio: in tre giorni abbattuti altrettanti oggetti non identificati ad alta quota. Dei quali si conosce poco. Il Pentagono non ha rilasciato infatti alcuna informazione circa la loro origine, capacità di sorveglianza o appartenenza.
Dei veri e propri Unidentified Flying Objects in quello che sembrerebbe diventare un nuovo fronte del confronto sino-americano: il “near space”, ovvero lo spazio tra la superficie della terra e l'orbita bassa. Non a caso l’amministrazione Biden ha annunciato nuove sanzioni di divieto all’export di tecnologie americane verso alcune società cinesi nel settore dell’aviazione considerate parte dei programmi militari del Dragone.
💻 Embargo per embargo?
Le nuove sanzioni americane si sommano al ban all’export di semiconduttori americani e relativi macchinari (anche olandesi e giapponesi) verso Pechino deciso il 7 ottobre da Biden. Pechino potrebbe presto rispondere: starebbe pensando di bloccare gli export di macchinari e tecnologia utili alla produzione di pannelli solari di cui è leader al mondo. La Cina produce infatti il 97% di wafer solari al mondo e l'85% di celle fotovoltaiche. Percentuali tanto alte da rendere un eventuale embargo particolarmente costoso anche per le stesse aziende cinesi. Da qui i dubbi di Pechino.
Al di là di quella che può essere la reazione cinese, i rapporti tra le due superpotenze restano freddi. Il viaggio rimandato del Segretario di Stato americano Antony Blinken a Pechino rimane senza data.
A margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di questo weekend, a cui parteciperanno Blinken e il suo corrispettivo cinese, ci sarà il primo tentativo di ricucire lo strappo?
👉 Cresce il bilancio delle vittime del terremoto in Turchia e Siria: sfiora le 40.000 vittime. Proteste e critiche al governo turco e Erdogan fa arrestare oltre cento costruttori edili. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terremoto-critiche-al-governo-turco-114447
🌎INFLAZIONE: MA NON DOVEVAMO NON VEDERCI PIÙ?
📉Patti chiari
+6,4%: è l’inflazione registrata a gennaio negli Stati Uniti. Un calo, il settimo da luglio, che però non raggiunge le aspettative dei mercati (6,2%). E se gli analisti avvertono che dati più alti del previsto potrebbero essere causati (anche) da modifiche metodologiche (che da quest’anno darebbero maggior peso al mercato immobiliare), sui mercati hanno già iniziato a ritararsi su un’inflazione che cala più lentamente del previsto.
Anche per questo oggi gli investitori, che nelle ultime settimane avevano iniziato ad aspettarsi un allentamento delle politiche restrittive della Fed, ricominciano a scommettere al rialzo, cioè su tassi di interesse americani che supereranno il 5%, seguiti (forse) da un taglio solo a fine anno. D’altronde alla Fed erano stati chiari: per tagliare i tassi durante l'estate una riduzione dell'inflazione è condizione necessaria, ma deve raffreddarsi anche il mercato del lavoro.
🪙L’altra faccia della moneta
Infatti un primo campanello d’allarme si era acceso già qualche settimana fa, quando il Bureau of Labor Statistics statunitense aveva annunciato ben mezzo milione di nuovi occupati solo a gennaio, raggiungendo (e superando) i livelli pre-pandemici.
Una notizia, l’aumento degli occupati, che costituisce un buon segnale di ripresa economica, ma fa anche temere le conseguenze sull’aumento dei prezzi. Con l’incremento dell’occupazione, le aziende aumentano i salari (+4,4% negli ultimi 12 mesi) per competere su un bacino di disoccupati minore. I maggiori costi di produzione vengono poi trasferiti ai consumatori, alimentando così l’inflazione.
Una spirale di salari-inflazione che rende più arduo il compito della Fed. Riuscirà la banca centrale a contenere l'aumento dei prezzi senza causare una recessione nella maggiore economia mondiale?
😃Stay positive
Nel frattempo, in Europa la tanto temuta recessione non sembra arrivare. Grazie al rallentamento dell'inflazione e al continuo calo dei prezzi del gas, il Blocco supera nuovamente le aspettative di crescita economica, che oggi la Commissione stima a +0,8% per il 2023 (+0,9% per l’Eurozona), rispetto al +0,3% della precedente previsione.
Certo, il panorama rimane ancora estremamente incerto: crescita lenta e inflazione destinata a mollare la presa sul potere d'acquisto solo gradualmente, con l’inflazione core (senza i prezzi volatili di energia e alimenti) che ancora non sembra aver raggiunto il suo picco.
Insomma, crescita meglio del previsto, ma pur sempre ridotta. Basterà per scongiurare definitivamente la recessione?
👉🇺🇦Vertice dei ministri della Difesa NATO a Bruxelles: “Offensiva di primavera è cominciata”. Tre caccia russi intercettati sulla Polonia mentre la Moldavia teme un golpe filorusso. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-loffensiva-di-primavera-114820
📉Patti chiari
+6,4%: è l’inflazione registrata a gennaio negli Stati Uniti. Un calo, il settimo da luglio, che però non raggiunge le aspettative dei mercati (6,2%). E se gli analisti avvertono che dati più alti del previsto potrebbero essere causati (anche) da modifiche metodologiche (che da quest’anno darebbero maggior peso al mercato immobiliare), sui mercati hanno già iniziato a ritararsi su un’inflazione che cala più lentamente del previsto.
Anche per questo oggi gli investitori, che nelle ultime settimane avevano iniziato ad aspettarsi un allentamento delle politiche restrittive della Fed, ricominciano a scommettere al rialzo, cioè su tassi di interesse americani che supereranno il 5%, seguiti (forse) da un taglio solo a fine anno. D’altronde alla Fed erano stati chiari: per tagliare i tassi durante l'estate una riduzione dell'inflazione è condizione necessaria, ma deve raffreddarsi anche il mercato del lavoro.
🪙L’altra faccia della moneta
Infatti un primo campanello d’allarme si era acceso già qualche settimana fa, quando il Bureau of Labor Statistics statunitense aveva annunciato ben mezzo milione di nuovi occupati solo a gennaio, raggiungendo (e superando) i livelli pre-pandemici.
Una notizia, l’aumento degli occupati, che costituisce un buon segnale di ripresa economica, ma fa anche temere le conseguenze sull’aumento dei prezzi. Con l’incremento dell’occupazione, le aziende aumentano i salari (+4,4% negli ultimi 12 mesi) per competere su un bacino di disoccupati minore. I maggiori costi di produzione vengono poi trasferiti ai consumatori, alimentando così l’inflazione.
Una spirale di salari-inflazione che rende più arduo il compito della Fed. Riuscirà la banca centrale a contenere l'aumento dei prezzi senza causare una recessione nella maggiore economia mondiale?
😃Stay positive
Nel frattempo, in Europa la tanto temuta recessione non sembra arrivare. Grazie al rallentamento dell'inflazione e al continuo calo dei prezzi del gas, il Blocco supera nuovamente le aspettative di crescita economica, che oggi la Commissione stima a +0,8% per il 2023 (+0,9% per l’Eurozona), rispetto al +0,3% della precedente previsione.
Certo, il panorama rimane ancora estremamente incerto: crescita lenta e inflazione destinata a mollare la presa sul potere d'acquisto solo gradualmente, con l’inflazione core (senza i prezzi volatili di energia e alimenti) che ancora non sembra aver raggiunto il suo picco.
Insomma, crescita meglio del previsto, ma pur sempre ridotta. Basterà per scongiurare definitivamente la recessione?
👉🇺🇦Vertice dei ministri della Difesa NATO a Bruxelles: “Offensiva di primavera è cominciata”. Tre caccia russi intercettati sulla Polonia mentre la Moldavia teme un golpe filorusso. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-loffensiva-di-primavera-114820