ISPI - Geopolitica
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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌍NATO: SKY IS THE LIMIT?

✈️Tanks, thanks!
Ricordate il dibattito sull'invio di carri armati Leopard? Beh, quello era ieri. Oggi nelle capitali occidentali si sta già considerando il passo successivo: l’invio di jet da combattimento a Kiev. Un'idea scartata sin dalle prime fasi della guerra, quando l'Ucraina chiedeva alla NATO di stabilire una no-fly zone sui suoi cieli, o in alternativa i caccia per proteggersi dai bombardamenti russi.
Dopo il via libera dello scorso dicembre sui Patriot, il sistema missilistico anti-aereo più avanzato nell’arsenale americano, Biden non sembra per ora intenzionato ad aprire sugli F-16. La cui riesportazione, come per i Leopard tedeschi, necessita dell'autorizzazione del Paese di produzione.
Eppure c’è chi spera nell’ennesimo colpo di scena. E si sta già portando avanti.

🇳🇱Roma per toma
La scorsa settimana, il ministro degli Esteri olandese ha dichiarato che i Paesi Bassi prenderebbero in considerazione l’invio dei propri F-16. Con più di 4500 unità prodotte e circa 3000 in servizio, gli F-16 costituiscono uno degli aerei da combattimento più popolari al mondo. In Europa, ben sette Paesi NATO possiedono il caccia nel proprio arsenale, e almeno tre di loro sono alla ricerca di acquirenti.
Ci sarebbe una seconda opzione: inviare a Kiev aerei sovietici (come i MiG-29) ancora presenti negli arsenali dei Paesi dell'ex Patto di Varsavia, che riceverebbero in cambio F-16 americani. La proposta, portata avanti dalla Polonia fin dallo scorso marzo, era stata esclusa perché considerata troppo rischiosa. Oggi, invece, sembrerebbe l'opzione più praticabile.
Forse è per questo che alla Lockheed Martin, l’impresa americana produttrice di F-16, si stanno già preparando ad aumentare la produzione. In fondo, meglio farsi trovare preparati.

🌊Tra il dire e il fare...
Con o senza l’autorizzazione, l’invio di caccia a Kiev comporta di per sé una serie di complicazioni logistiche. In Ucraina mancano piste adatte al decollo degli F-16 e qualsiasi tentativo di costruirle sarebbe facilmente individuabile (e colpibile) dai russi. Il loro utilizzo, inoltre, richiede mesi di addestramento: se per i carri armati si prevede un periodo di diverse settimane (12 per i Leopard e 22 per gli Abrams), imparare a pilotare F-16 richiede fino a 9 mesi.
Da un punto di vista politico, poi, l’utilizzo di jet da combattimento comporta una sempre più labile linea rossa fra l’invio di armi a scopo difensivo e un coinvolgimento diretto nel conflitto, con l’annesso rischio di escalation. Washington e Berlino lo sanno, e anche per questo frenano.
Siamo davvero pronti a passare il Rubicone?

👉🇺🇦Martedì Zelensky ha rimosso dal loro incarico sei alti funzionari del suo governo, fra cui quattro viceministri, in risposta a crescenti sospetti di corruzione. Un problema non nuovo per il paese. Cosa sta succedendo? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lucraina-e-il-virus-della-corruzione-37343
🌏 ECONOMIA: GLI EMERGENTI RIEMERGONO?

💵 Qualcosa è cambiato
Un miliardo al giorno: è il valore dei capitali netti che si sono spostati dalle economie occidentali a quelle emergenti durante l’ultima settimana. Un cambio di rotta netto dopo mesi di "fughe".
Negli ultimi anni la pandemia prima, e poi le crisi energetica, alimentare e finanziaria accentuate dall’invasione dell’Ucraina, hanno ridotto le prospettive di crescita dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo, che dal 2020 hanno perso quasi il 6% del Pil rispetto ai trend pre-pandemici. Destino diverso dalle economie avanzate, che in media hanno perso il 5% nel 2020 ma hanno poi recuperato parte del terreno perduto (oggi solo –2% sotto trend).
Ora, però, in molti tornano a scommettere sulla crescita delle economie emergenti. Cos’è cambiato?

🇺🇸 America first
Nelle ultime settimane i mercati mondiali hanno fatto il pieno di buone notizie. Sul fronte europeo, l’inverno mite e gli stoccaggi pieni hanno calmato i prezzi sui mercati energetici. Mentre negli Stati Uniti il Pil nel quarto trimestre del 2022 è cresciuta a un buon +2,9% su base annua e l’inflazione di dicembre è scesa al 6,5%.
Con i prezzi in calo e crescita migliore del previsto, i mercati vedono dietro l’angolo la fine delle politiche restrittive della Fed. Politiche che nel 2022 hanno portato al rialzo dei tassi d’interesse di tutto l’Occidente, e dunque fatto rientrare capitali dall’estero. Il conseguente apprezzamento del dollaro ha inoltre aggravato la bilancia dei pagamenti nelle economie più fragili, il cui debito è spesso denominato in valuta americana.
Approfittando della congiuntura favorevole Messico, Ungheria, Turchia e altri 11 Paesi emergenti hanno subito lanciato ampie vendite di obbligazioni, raccogliendo $41 miliardi da inizio gennaio.

🇨🇳 Effetto domino
E poi c’è la Cina, la cui riapertura nel “dopo zero Covid” fa ben sperare per la ripresa della domanda mondiale, allontanando il timore di una recessione nel corso del 2023 e trainando il flusso di capitali in uscita dalle economie più avanzate (72% del miliardo al giorno che rientra).
Purtroppo, mentre le economie emergenti beneficiano della reazione a catena stimolata da Pechino, i Paesi a basso reddito (ovvero le economie più povere) continuano a risentire dell’aumento dei livelli di debito e dei contraccolpi della crisi energetica europea.
Insomma, un inizio 2023 promettente, anche se con prudenza. E con le economie più fragili destinate a rimanere sempre più indietro. Chi le salverà?

👉 🎙️ L’invio di carri armati dai paesi occidentali cambieranno le sorti della guerra in Ucraina? Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-conseguenze-dellarrivo-dei-carri-armati-ucraina-37347
🌏 PAKISTAN: CRISI TOTALE 

🇵🇰 Attacco alla moschea 
Almeno 45 morti e 150 feriti. Questo è il bilancio, ancora parziale, dell’attacco kamikaze di oggi alla moschea della città di Peshawar, nel Pakistan nordoccidentale, vicino al confine con l’Afghanistan. L'esplosione è avvenuta nel pieno delle preghiere pomeridiane, con l’edificio quasi al colmo della sua capienza di 300 persone. I fedeli appartenevano per lo più alle forze dell’ordine, poiché il luogo di culto è ubicato all’interno di un complesso di polizia della città. 
Non si tratta di un caso isolato: nell’ultimo anno, gli attacchi terroristici nella regione (due terzi dei ben 262 avvenuti in Pakistan nel 2022) sono cresciuti del 52%. E circa la metà dei decessi è rappresentato da membri delle forze dell’ordine.  

💲 Spillover effects 
L’attacco di oggi non è ancora stato rivendicato. In molti puntano il dito contro il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), un gruppo armato comunemente noto come Talebani pakistani per la sua affinità ideologica con i Talebani afghani, autore del 57% degli attacchi terroristici avvenuti nel paese lo scorso anno.  
Sin dalla sua formazione nel 2007, il TTP si è ribellato allo Stato pakistano, chiedendo un'imposizione più severa delle leggi islamiche. Con il ritorno al potere dei Talebani afghani nell’agosto 2021, il paese confinante è tornato a essere un terreno fertile per il terrorismo locale e transnazionale. Il TTP si è così rinforzato e il numero di attacchi si è impennato. Dopo un calo durato sei anni, gli attentati sono tornati a crescere, soprattutto dopo novembre, quando un temporaneo cessate il fuoco concordato a giugno tra Islamabad e TTP è stato revocato. 

📈 Piove sul bagnato 
Alla drammatica insicurezza si somma uno scenario economico altrettanto tetro. Le riserve di valuta estera si sono dimezzate in meno di un anno, fino a 3,6 miliardi di dollari (sufficienti a coprire tre settimane di importazioni), e l’inflazione tocca il 25%. Il Pakistan rischia di fare fine dello Sri Lanka, dove proprio la mancanza di riserve estere ha provocato una grave carenza di beni di prima necessità ha portato, lo scorso maggio, al default. 
Per scongiurare un simile scenario, molto dipenderà dall’esito della visita di domani del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel Paese. In ballo c’è una tranche di aiuti da 1,1 miliardi di dollari, parte del pacchetto di salvataggio da 6 miliardi concordato nel 2019. Per ora Islamabad sta soddisfacendo le condizioni imposte dal FMI: abolizione del limite del tasso di cambio della sua valuta (poi crollata del 12% in una settimana) e aumento dei prezzi dell'energia sovvenzionata
In un Paese che ancora non si è ripreso dalle catastrofiche inondazioni di quest'estate (30 miliardi di dollari di danni), l’austerity è davvero la ricetta migliore? 

👉 🇮🇱 Il segretario di Stato americano arriva in visita in Israele e Cisgiordania in un momento in cui le violenze nei Territori occupati palestinesi segnano una nuova pericolosa escalation. E anche in Iran sale la tensione. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-sangue-su-sangue-37363
🌍FRANCIA, PENSIONI: LA WATERLOO DI MACRON?

👵Déjà vu
Oggi uno sciopero nazionale sta bloccando la Francia. La ragione? L’innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni entro il 2030, dai 62 di oggi. Uno sciopero, il secondo in due settimane, che coinvolge trasporti, scuole, raffinerie. E che ricorda le manifestazioni del 2010, quando l’allora presidente Sarkozy aumentò l'età pensionabile da 60 a 62 anni.
Malgrado la questione sia fra le più politicamente esplosive, il presidente Macron avverte: i cambiamenti arriveranno. L’età pensionabile francese è fra le più basse in Europa (dove la media è di 65 anni) e le modifiche sono fondamentali per garantire un futuro finanziariamente sostenibile al sistema pensionistico nazionale.
O almeno così sostiene il governo.

⚔️À la guerre!
Di tutt’altro parere l’opposizione di sinistra, secondo cui il presidente sarebbe più preoccupato dal bilancio di quest’anno (e soprattutto da un deficit che continua a superare il “livello di guardia” del 3% del PIL) piuttosto che da considerazioni di lungo periodo. In fondo, il rapporto fra pensionati e lavoratori in Francia non è poi così sbilanciato (un over 65 ogni 2,1 persone occupate) se lo si confronta con quello italiano (1,7), dove l’età pensionabile è però già 67 anni.
Ad alimentare le proteste inoltre non è il (forse futuro) debito del sistema pensionistico francese, bensì la decisione dell’Eliseo di non considerare altre opzioni, come la riduzione delle pensioni d’oro o l'aumento delle tasse. E di proporre invece una riforma il cui peso ricadrebbe principalmente sulla classe operaia, che inizia a lavorare prima e in media vive meno.
Un Macron che vuole tornare a politiche più liberiste, o che non vuole scontentare il suo elettorato moderato?

Fino all’ultimo respiro
Urgenza o meno, alzare l’età pensionabile o le tasse è un dilemma che accomuna tutto il mondo sviluppato. E se in Europa generalmente si preferisce la prima (Germania, Spagna, Paesi bassi hanno alzato a 67, il Regno Unito addirittura a 68), negli Stati Uniti Biden ha preferito salvare il maggior fondo pensionistico del paese con $36 miliardi di fondi federali anziché rivedere l'età pensionabile.
In Francia la riforma è ora nelle mani del Parlamento, dove lo scorso giugno il gruppo centrista di Macron ha però perso la sua maggioranza assoluta. E, se non appoggiato dalla destra repubblicana, il disegno di legge è destinato ad arenarsi fra i 7.000 emendamenti proposti dall’opposizione per rallentarne l'iter.
Chi vincerà, il bilancio o i sindacati?

👉🇨🇩 Papa Francesco inizia la sua visita nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, un viaggio storica per riportare al centro dell’attenzione mondiale l’Africa e i conflitti ‘dimenticati’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-papa-francesco-e-le-altre-guerre-37366
🌍 UE: NEW DEAL, OLD MONEY 

🇪🇺 Serve aiuto (di Stato) 
“Garantire parità di condizioni a livello globale e all'interno del mercato unico”. Questi sono gli obiettivi del nuovo Piano industriale Green Deal presentato oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La concorrenza mondiale nello sviluppo delle tecnologie green si sta intensificando: non ci sono solo i 369 miliardi di dollari dell’Inflation Reduction Act (IRA) americano, ma anche i 280 miliardi di investimenti nel settore annunciati dalla Cina, e i 140 del Giappone.  
In questo contesto, la Commissione propone nuovi target per il 2030 per la capacità industriale europea, una riduzione degli oneri normativi (come l’eliminazione delle gare d’appalto) per le nuove tecnologie e un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato fino al dicembre 2025. I relativi dettagli verranno presentati al Consiglio europeo della settimana prossima, che si preannuncia teso. 

Idi di marzo del mercato unico?
Già prima che gli USA annunciassero i loro sussidi verdi, le norme sugli aiuti di Stato erano state attenuate in risposta alla pandemia (marzo 2020) e alla guerra in Ucraina (marzo 2022). Allentamenti “temporanei" che iniziano a sembrare un'abitudine persistente. Inevitabile che di fronte alla nuova proposta della Commissione si sia alzato un coro di Stati membri contrari.  
Nelle scorse settimane, 13 Stati membri (Italia inclusa) hanno presentato lettere o non paper indirizzate a Palazzo Berlaymont in cui esprimono i timori di squilibri nel mercato unico in favore di Francia e Germania (destinatarie del 77% degli aiuti di Stato approvati nell'ambito dell'attuale quadro temporaneo). La stessa disparità di vedute è interna alla Commissione: da una parte Breton (francese) dall’altra Vestager (danese), Dombrovskis (lettone) e Timmermans (olandese). 

💶 Rebranding 
Consapevole della difficoltà di conciliare le diverse sensibilità in campo, la Commissione ha rilanciato l’idea di un Fondo europeo per la sovranità con cui anche gli Stati con meno spazio fiscale possano sovvenzionare le proprie industrie verdi. Peccato che non ci siano dettagli sulle dimensioni di tale fondo o tempistiche più specifiche del “prima dell’estate” annunciato oggi. Inoltre, Germania, Paesi Bassi, e gli altri “frugali” si sono già opposti a nuovo debito comune.  
Di conseguenza, ancora una volta si riciclerà liquidità esistente. I fondi prescelti per il Piano industriale Green Deal sono quelli di REPowerEU: 220 miliardi di euro di prestiti non richiesti inizialmente stanziati nell'ambito del Next Generation EU, poi reindirizzati per l’affrancamento dall’energia russa e ora rispolverati per rispondere all’IRA.  
Lunedì il Commissario Gentiloni ha detto "non possiamo usare gli stessi soldi per 25 obiettivi diversi”. Ne è sicuro? 

👉🇲🇲 Due anni dopo il colpo di stato in Myanmar la giunta militare reprime ogni dissenso, col sostegno di paesi terzi e all’ombra di interessi economici occulti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/myanmar-due-anni-dal-golpe-37386
🌍TASSI: LA RINCORSA DELLA BCE

🏦Fatto 30...
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti, portandoli al 2,5%. Una decisione che non sorprende, almeno non quanto il segnale dato da Lagarde di voler continuare con i rialzi anche il prossimo marzo. Una scelta, seppur già anticipata, molto diversa da quella della Fed, che da ieri ha diminuito l’entità dei rialzi.
La decisione di non cambiare rotta della Bce ha diverse ragioni. La prima: Francoforte ha iniziato la sua stretta sui tassi in ritardo rispetto a Fed e Bank of England, e ora si ritrova a “rincorrere”. Inoltre a gennaio il quadro macroeconomico dell’Eurozona era ancora incerto. Da un lato, un’economia che rallenta ma cresce (+0,1% nello scorso trimestre), un mercato del lavoro solido e prezzi energetici in discesa. Dall'altro un'inflazione core – quella che esclude i prezzi più volatili come cibo e energia ancora alta (5,2%) e lontana dal target del 2%.
Così Francoforte tira dritto.

🪂 Soft landing?
Evitare di apparire incerti e attendere altri dati: sembra questa la strategia adottata dalla Bce in vista dell’annunciato rialzo di marzo. Che però potrebbe rivelarsi rischioso. Tassi troppo elevati possono provocare una riduzione degli investimenti eccessiva, con conseguenze negative (ma soprattutto evitabili) sulla ripresa economica europea.
A complicare ulteriormente le cose c’è la natura stessa dell’Eurozona. Con 20 bilanci statali autonomi sotto una stessa moneta, la politica monetaria della Bce non può limitarsi a guardare il tasso d’inflazione medio, ma contempla anche un difficile gioco di equilibri interni, in cui le economie più indebitate sono anche le più esposte alle tensioni sui titoli di stato.
Francoforte riuscirà a non ripetere gli errori del 2011?

🪙L’altra faccia della medaglia
Nel frattempo, mentre USA e Canada sembrano favorire la strada della ripresa economica, in Regno Unito sembrano più falchi della BCE, e continuano i rialzi dei tassi malgrado l’economia sia in recessione. Insomma, di fronte a una ripresa incerta, in Occidente c’è chi scommette al rialzo e chi al ribasso.
Una scommessa che dipende da due variabili fuori dal controllo delle banche centrali: Cina ed energia. Le riaperture cinesi significano più crescita, e la crescita trascina la domanda mondiale. Ma anche l’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia dipenderanno anche dall’offerta, ovvero dalle decisioni dell’OPEC (sul petrolio) e dalle necessità europee per riempire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno senza Russia.
In un mondo così incerto, chi avrà ragione: i falchi o le colombe?

👉🇬🇧Nel Regno Unito il settore pubblico è in sciopero, ma il premier Rishi Sunak non cede e paese si prepara a un lungo braccio di ferro. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/regno-unito-sciopero-generale-37399
🌎 USA-CINA: LA TENSIONE VOLA  

🎈 Il pallone della discordia  
Si sa, le tensioni a volte arrivano in modo in aspettato. In questo caso, dai cieli del Montana. Il Pentagono ha dichiarato nel pomeriggio di ieri di aver identificato un pallone-spia in volo in Canada e sopra strutture militari sensibili nello stato americano. Secondo le autorità, con alte probabilità il particolare dirigibile ha scopi di spionaggio, ma si è esclusa l’opzione di colpirlo militarmente per evitare di colpire persone al suolo con i detriti. 
È difficile vedere nello “spy-balloon” una minaccia concreta: non con l’ampia copertura di sorveglianza satellitare da cui la Cina già gode. E da parte sua, Pechino ha invitato a mantenere sangue freddo e ha spiegato che si tratta di un dirigibile civile per il monitoraggio meteorologico andato fuori rotta. Ma questa circostanza ha già creato uno strappo in un momento delicato.  

🇨🇳 Non ti parlo più 
È di questo pomeriggio la notizia che il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha rinviato un’imminente (e molto attesa) visita in Cina, per, come si riporta, evitare che l’incidente del dirigibile monopolizzi le trattative. Nel viaggio, previsto per il 5 e 6 febbraio, Blinken doveva incontrare il ministro degli esteri Qin Gang e probabilmente lo stesso Xi Jinping.  
La visita sarebbe stata la prima in Cina di un membro dell’amministrazione Biden, facendo seguito all’incontro bilaterale tra Joe Biden e Xi ai margini del G20 di novembre, in cui si era parlato della necessità di “gestire la competizione” tra i due paesi. Il passaggio del pallone-spia, insomma, fa saltare un viaggio che mirava alla stabilizzazione dei rapporti e getta nuove ombre su un rapporto già teso per troppi dossier caldi.  

💻 Un filo sottile 
Tra i punti più insidiosi nel rapporto tra le due potenze spicca quello del commercio, con la serie di decisioni prese dall’amministrazione Biden da ottobre per bloccare gli export di semiconduttori verso la Cina. Una scelta poi ripresa da Olanda e Giappone, che hanno fiancheggiato gli USA nella “guerra dei chip”. O quello strategico, con il crescente impegno statunitense nell’Indo Pacifico. Va in questo senso l’accordo, annunciato giovedì scorso, per aumentare la presenza militare nelle Filippine acquisendo accesso a quattro ulteriori basi militari e riprendere pattugliamenti congiunti nelle acque circostanti nel Mar Cinese meridionale. Per non dimenticare la crisi di agosto con la visita della speaker della camera USA Nancy Pelosi a Taiwan, che ha innescato esercitazioni militari cinesi nelle acque vicino all’isola.  
Insomma, mentre il decoupling tra le due potenze, in corso da tempo, è qui per restare, e la competizione è ormai evidente. E il canale di dialogo, su cui Washington e Pechino sembravano investire per non perdere il controllo della situazione, scricchiola sempre di più. 

👉 🇺🇦🇪🇺 I vertici UE oggi sono stati a Kiev per dimostrare che il sostegno all’Ucraina “è più forte che mai”. Ma sul processo di adesione Bruxelles frena: “Nessuna scorciatoia”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/leuropa-kiev-37414
🌎 USA-CINA: PALLONI GONFIATI

🎈 Coast to coast
I sommozzatori della Marina statunitense stanno recuperando le parti del pallone aerostatico cinese abbattuto sabato scorso. In attesa di risposte, la Casa Bianca ribadisce l’inaccettabilità dell’intrusione, mentre Pechino passa velocemente da un iniziale rammarico alla minaccia di ritorsioni: Washington ha esagerato. Il pallone, ad uso civile, era stato deviato dal maltempo.
Per niente d’accordo al Pentagono, dove avvertono: la flotta di palloni spia cinesi opera su tutti i continenti, e altri palloni sono già stati individuati nei cieli di Taiwan, così come in America Latina la settimana scorsa. Fatto confermato dall'aeronautica militare colombiana, che però aveva escluso qualsiasi minaccia per la sicurezza nazionale.

🇨🇳 Oggetti volanti ben identificati
Spia o no, la popolazione americana ha sperimentato per la prima volta da molto tempo una sfida tangibile (e visibile) alla sicurezza nazionale. L’impatto mediatico della vicenda è stato tale da focalizzare l'attenzione, americana e mondiale, sul programma cinese per i veicoli “più leggeri dell'aria”. Considerati obsoleti dopo l’avvento dei satelliti, ma che potrebbero oggi avere un ritrovato utilizzo, forse anche militare.
Non sarebbe peraltro la prima volta che palloni aerostatici cinesi attraversano lo spazio aereo americano, senza però venir mai classificati come minaccia. Almeno tre i palloni intercettati sotto l’amministrazione Trump, e due sotto quella Biden. Ma mai nessuno aveva fluttuato per giorni dal Montana – dove si trova Malmstrom, una delle tre basi americane con missili balistici intercontinentali – fino alla costa orientale.
Sarà una questione di sicurezza strategica, o frenesia mediatica, a tenere Washington sulle spine?

🇺🇸 99 Luftballons
Avvenimento di grande interesse geopolitico o grande farsa, l'incidente ha avuto conseguenze reali nei rapporti diplomatici tra Washington e Pechino. E così, è stato annullato il viaggio in Cina del Segretario di Stato americano Antony Blinken (che doveva tenersi fra ieri e oggi), dopo un G20 che aveva ravvivato le speranze di una riapertura diplomatica tra le due grandi potenze.
E le tensioni non si limitano ai rapporti bilaterali. Per Biden, criticato per aver permesso al veicolo di attraversare il Paese, l'incidente rischia di riattizzare le tensioni tra Casa Bianca e Pentagono. Per Xi, invece, la crisi con gli Stati Uniti minaccia di oscurare nuovamente il suo terzo mandato, dopo la difficile modifica della politica zero Covid e le proteste senza precedenti che hanno invaso il Paese a fine 2022.
Tanto rumore per nulla?

👉 🇹🇷 Devastante terremoto al confine tra Turchia e Siria, oltre 2300 morti. Erdogan: “Peggior disastro dal 1939”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dopo-il-terremoto-turchia-e-siria-in-ginocchio-111476
🌍UE-USA: RIMBALZI TRANSATLANTICI

👋 Faccia a faccia
Nuovo episodio nella saga della concorrenza mondiale per la leadership nella tecnologia green. Oggi, i ministri dell’economia francese, Bruno Le Maire, e tedesco, Robert Habeck, sono andati a Washington per incontrare la segretaria al tesoro Janet Yellen, la rappresentante del commercio Katherine Tai e la segretaria al commercio Gina Raimondo.
L’oggetto delle discussioni è sempre lo stesso: l’Inflation Reduction Act (IRA) americano. I suoi 369 miliardi di dollari in agevolazioni fiscali e sussidi per dare nuova linfa green all’industria statunitense fanno preoccupare l’Europa, che teme un’ondata di disinvestimenti a favore dell’altra sponda dell’Atlantico. Ecco, quindi, che Francia e Germania hanno deciso di portare queste preoccupazioni direttamente alla Casa Bianca, sperando in una maggiore collaborazione.

🏖 Ultima spiaggia
L’IRA è già in vigore dal 1° gennaio 2023. Ma c’è ancora spazio per l’Europa per influire sulle linee guida del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attese per marzo, che definiscono gli aspetti ancora poco chiari sull’applicazione della legge.
Il problema è che si fatica a far fronte comune sul lato europeo. Giovedì e venerdì ci si attende infatti una discussione accesa al Consiglio europeo straordinario sul Piano industriale del Green Deal presentato mercoledì scorso dalla Commissione. Tutti sono concordi sulla prevista semplificazione delle autorizzazioni per l’industria verde e sui nuovi obiettivi al 2030 per le industrie europee. Il pomo della discordia resta l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato. E la soluzione di un fondo sovrano per compensare chi di aiuti ne riceverebbe pochi crea ancora più tensioni.

🔋 Tra i due litiganti...
Insomma, il botta e risposta legislativo sta portando a divisioni non solo tra i due lati dell’Atlantico, ma anche nel blocco europeo, dove si cammina sulle uova per trovare il giusto equilibrio tra evitare i disinvestimenti e innescare una guerra commerciale con Washington.
La concorrenza mondiale non resta però a guardare. La Cina ha annunciato investimenti nel settore per 280 miliardi di dollari. Ed è leader mondiale nella produzione di batterie elettriche: sei dei primi dieci produttori al mondo sono cinesi. Un dato non da poco, tenendo in conto che la batteria è il componente di più alto valore nei veicoli elettrici.
Le auto elettriche (e non) cinesi iniziano ad affacciarsi con prepotenza nel mercato europeo. Il dragone ormai tallona la Germania come secondo produttore al mondo di veicoli leggeri. Quanto a lungo l’UE può permettersi di restare a discutere?

👉🇹🇷🇸🇾 Il terremoto che ha colpito le regioni al confine tra Turchia e Siria è una catastrofe di proporzioni epocali. Sono già oltre 5000 i morti. Medici e soccorritori arrivano in Turchia da tutto il mondo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terremoto-in-siria-e-turchia-le-dimensioni-di-una-catastrofe-111978

👉🇪🇺 La pandemia e la guerra in Ucraina hanno accelerato dei trend globali che possono mettere in difficoltà il modello di crescita dell’Unione Europea. La UE è pronta ad affrontare questo nuovo mondo? Il nuovo Policy Paper di ISPI esplora quali opzioni ci siano per ripensare la governance e le politiche europee: https://www.ispionline.it/en/publication/eu-economy-fit-for-the-future-111400
🌍 TURCHIA, SIRIA: POLITICIZZAZIONE DEGLI AIUTI?

🇹🇷 Istanbul impreparata?
55.000 soccorritori e 5.000 medici
, tre mesi di stato di emergenza nelle 10 province colpite e soccorsi da tutto il mondo: questo il piano di aiuti messo in atto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per affrontare le conseguenze del sisma che lunedì ha colpito Turchia e Siria, provocando almeno 11 mila vittime.
Eppure, a Istanbul non mancano le critiche: i soccorsi sono troppo lenti e poco preparati ad affrontare l’emergenza. Accuse che ricordano molto quelle mosse dallo stesso Erdoğan all’ex premier Ecevit nel 1999, quando un terremoto colpì la regione turca di İzmit. Quel terremoto costò all’allora governo le elezioni del 2002, inaugurando l’ascesa politica del leader del partito d’opposizione: Erdoğan.

🗳️ Il sisma elettorale
E così, dopo aver fatto un mea culpa sui ritardi iniziali, il presidente turco visita in prima linea le zone terremotare. Con l'inflazione dilagante e l’aumento del costo della vita che hanno già colpito i suoi indici di gradimento, meglio arginare un'opposizione sempre più agguerrita, che lo accusa di non essersi preparato per affrontare un disastro come quello di lunedì.
A soli quattro mesi dalle prossime elezioni, le possibilità di estendere il suo governo a un terzo decennio dipenderanno molto dalla gestione dell’emergenza. Certo, il suo ruolo attivo in politica estera e i recenti afflussi di denaro russo hanno aiutato le finanze dello Stato turco, ma dall’ultima vittoria presidenziale, nel 2018, il suo partito, l’AKP, ha perso il controllo delle capitali commerciali e politiche del Paese, Istanbul e Ankara.
Basterà una risposta forte per risollevare la popolarità di Erdogan? O vedremo presto le elezioni ritardare causa emergenza?

🇸🇾 La politica degli aiuti
E mentre i soccorsi raggiungono le zone turche colpite dal terremoto, nessun aiuto è ancora arrivato nel Nord-Ovest della Siria. Dal 2011 sotto il controllo dei gruppi di oppositori al regime, la regione fatica a riceve aiuti umanitari a causa della forte opposizione del governo di Assad.
Nel 2020, poi, grazie al voto dell’alleata Russia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, tutti i valichi di frontiera sono stati chiusi. Fa eccezione solo il valico turco Bab al-Hawa, dove gli aiuti in transito necessitano dell’autorizzazione del governo turco e le cui strade sarebbero essere state danneggiate dal terremoto.
Stesso sisma, diverso supporto: riusciremo a separare le tensioni geopolitiche dagli aiuti umanitari?


👉 🇺🇸 Negli Stati Uniti, Biden si rivolge al Congresso, “lo stato dell'Unione è forte”, e ai Repubblicani, “Basta combattere per il gusto di farlo, siamo qui per finire un lavoro”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-il-discorso-del-presidente-112144

🖥️ Sono ovunque: nelle nostre automobili, nei nostri telefoni e anche nelle nostre lavatrici. E, proprio per questo, dai semiconduttori dipenderà il futuro di interi paesi. Ne parliamo nel nuovo Longread di ISPI, “Il Futuro dei Microchip”. Leggilo qui: https://essay.ispionline.it/?page_id=5598