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🌍KOSOVO-SERBIA: SFORZI DI NORMALIZZAZOINE

🔥Accordi discordanti
Un’intensa attività diplomatica sta interessando Kosovo e Serbia, in cerca di un nuovo accordo per la normalizzazione dei rapporti. Il rappresentante speciale Ue per il dialogo tra Belgrado e Pristina, Miroslav Lajcak, ha incontrato il premier kosovaro Albin Kurti e il presidente serbo Aleksandar Vucic nell’ambito di nell’ambito di negoziati che coinvolgono anche il rappresentante speciale USA e delegazioni francese, tedesca e italiana. Il quintetto occidentale sta promuovendo la cosiddetta proposta franco-tedesca, ovvero un accordo (non reso pubblico) per la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado. Secondo alcune indiscrezioni, pur senza un riconoscimento ufficiale serbo della sua ormai ex provincia, le due parti accetterebbero l’altrui integrità territoriale e si scambierebbero missioni permanenti. La Serbia smetterebbe di ostacolare l’ingresso del Kosovo nelle Nazioni Unite, e chiederebbe la creazione della Associazione dei comuni a maggioranza serba in Kosovo, prevista dagli accordi di Bruxelles del 2013, ma mai realizzata.

🇪🇺Ultimatum europeo?
In cambio, la Serbia otterrebbe un canale preferenziale nel processo di integrazione nell’Ue, iniziato più di dieci anni fa e rallentato anche dall’instabilità generata dalla questione del Kosovo.
In conferenza stampa il presidente Vucic ha detto che un muro contro muro potrebbe avere gravi ricadute per la Serbia, presentando il piano come un “ultimatum”. Più che sui contenuti della proposta, Vucic si è infatti concentrato su quali sarebbero le conseguenze qualora Belgrado non fosse disposta ad accettare la proposta di accordo: interruzione del processo di integrazione, ritiro di tutti gli investitori occidentali e isolamento politico del paese. Sebbene l’abbia presentato come ricatto, Vucic sa bene che il suo paese non può rinunciare all’Ue, principale investitore e partner commerciale di Belgrado: il 63% degli investimenti diretti stranieri provengono da paesi dell’Unione.

⚠️Maneggiare con cura
Per quanto la Serbia sia economicamente legata all’Ue, il suo principale alleato politico è la Russia. Un’ambivalenza di politica estera indigesta all’Occidente. Unico paese europeo con la Bielorussia a non aver sanzionato Mosca, la Serbia ha sempre contato sul sostegno russo per ostacolare il processo di indipendenza del Kosovo.
Ed è per questo che le tensioni tra Belgrado e Pristina preoccupano l’Occidente: per quanto la Russia non sia direttamente coinvolta, è il principale beneficiario delle tensioni balcaniche. Una preoccupazione che spiega la fretta europea di vedere siglati con un accordo gli sforzi per una definitiva normalizzazione dei rapporti tra i due paesi.
Tra economia e politica, anche i Balcani sono destinati a rimanere un fronte di instabilità in Europa?

🔴 Delle tensioni, e di un possibile accordo, tra Kosovo e Serbia parleremo domani 25 gennaio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda settimanale. Registrati e partecipa qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kosovo-serbia-verso-un-nuovo-accordo-0
🌎 BIG TECH: STRETTA IN CORSO 

🇺🇸 Mi sento (s)fortunato 
Google sotto accusa. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e otto Stati americani hanno fatto causa all’azienda di Mountain View, sostenendo che abbia usato il suo potere monopolistico sul mercato della pubblicità digitale per costringere gli inserzionisti a usare i suoi prodotti. Le loro richieste puntano allo smantellamento dell’attività pubblicitaria del colosso delle ricerche.  
Non è la prima volta che Google si trova a far i conti con le agenzie regolatrici. Nel 2020 è stata citata in giudizio, sempre dal Dipartimento di Giustizia, per la presunta soppressione della concorrenza nella ricerca su Internet. Motivo per cui è stata sanzionata anche dall’Antitrust dell’Unione europea nel 2018 con una multa da più di 4 miliardi di euro e ora attende l’esito del ricorso presentato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 
Ma non è solo Google a vivere un momento difficile. 

💵 You’re fired 
Nel 2022 le cosiddette Big Tech hanno perso più di tremila miliardi di dollari di valore di mercato, di cui mille miliardi della sola Amazon. Il valore delle azioni di Meta si è più che dimezzato negli ultimi 12 mesi, quelle di Google e Microsoft hanno perso rispettivamente il 29 e il 23%. Non sorprende quindi che negli ultimi mesi queste aziende abbiano deciso forti tagli al personale. 
Sono infatti 12mila i licenziamenti annunciati da Google (6% del totale dipendenti) che si sommano agli 11mila di Meta (13%), i 10mila di Microsoft (5%) e i 18mila di Amazon (6%). Numeri che portano il conto complessivo dei licenziamenti annunciati nell’ultimo anno nell’industria tecnologica americana a più di 200mila: mai così tanti dallo scoppio della bolla delle dotcom (2000). 

🖥️ Bolla delle dotcom 2.0? 
Le coincidenze con la congiuntura che, all’inizio del millennio, decretò il fallimento di molte aziende cresciute nell’allora economia emergente di internet sono evidenti. Ora come allora, il peggioramento dei bilanci delle imprese tech avviene in aria di recessione globale e di politica monetaria restrittiva da parte della FED.  
Tuttavia, bisogna contestualizzare l’attuale ondata di licenziamenti nel contesto degli ultimi anni che, complice la pandemia, hanno visto un boom dell’economia digitale, a cui le imprese del settore hanno reagito con una crescita esponenziale delle assunzioni. Dal 2019 al settembre 2022, Amazon ha raddoppiato il numero di suoi addetti, così come Meta. Gli attuali tagli del personale rappresentano quindi una piccola porzione di questi aumenti.  
La crisi del 2000 segnò la caduta di imprese, da AOL a Yahoo!, fin ad allora considerate le padrone del web. Visto il potere di mercato delle Big Tech, è difficile che la storia si ripeta. 

🔴 Guerra delle targhe, barricate di confine, violenze con armi da fuoco. Davvero Kosovo e Serbia si avviano verso un futuro di dialogo e riconciliazione? Ne parliamo nella tavola rotonda ISPI oggi alle ore 18.00. Registrati e segui qui lo streaming: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kosovo-serbia-verso-un-nuovo-accordo-0
🌍NATO: SKY IS THE LIMIT?

✈️Tanks, thanks!
Ricordate il dibattito sull'invio di carri armati Leopard? Beh, quello era ieri. Oggi nelle capitali occidentali si sta già considerando il passo successivo: l’invio di jet da combattimento a Kiev. Un'idea scartata sin dalle prime fasi della guerra, quando l'Ucraina chiedeva alla NATO di stabilire una no-fly zone sui suoi cieli, o in alternativa i caccia per proteggersi dai bombardamenti russi.
Dopo il via libera dello scorso dicembre sui Patriot, il sistema missilistico anti-aereo più avanzato nell’arsenale americano, Biden non sembra per ora intenzionato ad aprire sugli F-16. La cui riesportazione, come per i Leopard tedeschi, necessita dell'autorizzazione del Paese di produzione.
Eppure c’è chi spera nell’ennesimo colpo di scena. E si sta già portando avanti.

🇳🇱Roma per toma
La scorsa settimana, il ministro degli Esteri olandese ha dichiarato che i Paesi Bassi prenderebbero in considerazione l’invio dei propri F-16. Con più di 4500 unità prodotte e circa 3000 in servizio, gli F-16 costituiscono uno degli aerei da combattimento più popolari al mondo. In Europa, ben sette Paesi NATO possiedono il caccia nel proprio arsenale, e almeno tre di loro sono alla ricerca di acquirenti.
Ci sarebbe una seconda opzione: inviare a Kiev aerei sovietici (come i MiG-29) ancora presenti negli arsenali dei Paesi dell'ex Patto di Varsavia, che riceverebbero in cambio F-16 americani. La proposta, portata avanti dalla Polonia fin dallo scorso marzo, era stata esclusa perché considerata troppo rischiosa. Oggi, invece, sembrerebbe l'opzione più praticabile.
Forse è per questo che alla Lockheed Martin, l’impresa americana produttrice di F-16, si stanno già preparando ad aumentare la produzione. In fondo, meglio farsi trovare preparati.

🌊Tra il dire e il fare...
Con o senza l’autorizzazione, l’invio di caccia a Kiev comporta di per sé una serie di complicazioni logistiche. In Ucraina mancano piste adatte al decollo degli F-16 e qualsiasi tentativo di costruirle sarebbe facilmente individuabile (e colpibile) dai russi. Il loro utilizzo, inoltre, richiede mesi di addestramento: se per i carri armati si prevede un periodo di diverse settimane (12 per i Leopard e 22 per gli Abrams), imparare a pilotare F-16 richiede fino a 9 mesi.
Da un punto di vista politico, poi, l’utilizzo di jet da combattimento comporta una sempre più labile linea rossa fra l’invio di armi a scopo difensivo e un coinvolgimento diretto nel conflitto, con l’annesso rischio di escalation. Washington e Berlino lo sanno, e anche per questo frenano.
Siamo davvero pronti a passare il Rubicone?

👉🇺🇦Martedì Zelensky ha rimosso dal loro incarico sei alti funzionari del suo governo, fra cui quattro viceministri, in risposta a crescenti sospetti di corruzione. Un problema non nuovo per il paese. Cosa sta succedendo? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lucraina-e-il-virus-della-corruzione-37343
🌏 ECONOMIA: GLI EMERGENTI RIEMERGONO?

💵 Qualcosa è cambiato
Un miliardo al giorno: è il valore dei capitali netti che si sono spostati dalle economie occidentali a quelle emergenti durante l’ultima settimana. Un cambio di rotta netto dopo mesi di "fughe".
Negli ultimi anni la pandemia prima, e poi le crisi energetica, alimentare e finanziaria accentuate dall’invasione dell’Ucraina, hanno ridotto le prospettive di crescita dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo, che dal 2020 hanno perso quasi il 6% del Pil rispetto ai trend pre-pandemici. Destino diverso dalle economie avanzate, che in media hanno perso il 5% nel 2020 ma hanno poi recuperato parte del terreno perduto (oggi solo –2% sotto trend).
Ora, però, in molti tornano a scommettere sulla crescita delle economie emergenti. Cos’è cambiato?

🇺🇸 America first
Nelle ultime settimane i mercati mondiali hanno fatto il pieno di buone notizie. Sul fronte europeo, l’inverno mite e gli stoccaggi pieni hanno calmato i prezzi sui mercati energetici. Mentre negli Stati Uniti il Pil nel quarto trimestre del 2022 è cresciuta a un buon +2,9% su base annua e l’inflazione di dicembre è scesa al 6,5%.
Con i prezzi in calo e crescita migliore del previsto, i mercati vedono dietro l’angolo la fine delle politiche restrittive della Fed. Politiche che nel 2022 hanno portato al rialzo dei tassi d’interesse di tutto l’Occidente, e dunque fatto rientrare capitali dall’estero. Il conseguente apprezzamento del dollaro ha inoltre aggravato la bilancia dei pagamenti nelle economie più fragili, il cui debito è spesso denominato in valuta americana.
Approfittando della congiuntura favorevole Messico, Ungheria, Turchia e altri 11 Paesi emergenti hanno subito lanciato ampie vendite di obbligazioni, raccogliendo $41 miliardi da inizio gennaio.

🇨🇳 Effetto domino
E poi c’è la Cina, la cui riapertura nel “dopo zero Covid” fa ben sperare per la ripresa della domanda mondiale, allontanando il timore di una recessione nel corso del 2023 e trainando il flusso di capitali in uscita dalle economie più avanzate (72% del miliardo al giorno che rientra).
Purtroppo, mentre le economie emergenti beneficiano della reazione a catena stimolata da Pechino, i Paesi a basso reddito (ovvero le economie più povere) continuano a risentire dell’aumento dei livelli di debito e dei contraccolpi della crisi energetica europea.
Insomma, un inizio 2023 promettente, anche se con prudenza. E con le economie più fragili destinate a rimanere sempre più indietro. Chi le salverà?

👉 🎙️ L’invio di carri armati dai paesi occidentali cambieranno le sorti della guerra in Ucraina? Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-conseguenze-dellarrivo-dei-carri-armati-ucraina-37347
🌏 PAKISTAN: CRISI TOTALE 

🇵🇰 Attacco alla moschea 
Almeno 45 morti e 150 feriti. Questo è il bilancio, ancora parziale, dell’attacco kamikaze di oggi alla moschea della città di Peshawar, nel Pakistan nordoccidentale, vicino al confine con l’Afghanistan. L'esplosione è avvenuta nel pieno delle preghiere pomeridiane, con l’edificio quasi al colmo della sua capienza di 300 persone. I fedeli appartenevano per lo più alle forze dell’ordine, poiché il luogo di culto è ubicato all’interno di un complesso di polizia della città. 
Non si tratta di un caso isolato: nell’ultimo anno, gli attacchi terroristici nella regione (due terzi dei ben 262 avvenuti in Pakistan nel 2022) sono cresciuti del 52%. E circa la metà dei decessi è rappresentato da membri delle forze dell’ordine.  

💲 Spillover effects 
L’attacco di oggi non è ancora stato rivendicato. In molti puntano il dito contro il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), un gruppo armato comunemente noto come Talebani pakistani per la sua affinità ideologica con i Talebani afghani, autore del 57% degli attacchi terroristici avvenuti nel paese lo scorso anno.  
Sin dalla sua formazione nel 2007, il TTP si è ribellato allo Stato pakistano, chiedendo un'imposizione più severa delle leggi islamiche. Con il ritorno al potere dei Talebani afghani nell’agosto 2021, il paese confinante è tornato a essere un terreno fertile per il terrorismo locale e transnazionale. Il TTP si è così rinforzato e il numero di attacchi si è impennato. Dopo un calo durato sei anni, gli attentati sono tornati a crescere, soprattutto dopo novembre, quando un temporaneo cessate il fuoco concordato a giugno tra Islamabad e TTP è stato revocato. 

📈 Piove sul bagnato 
Alla drammatica insicurezza si somma uno scenario economico altrettanto tetro. Le riserve di valuta estera si sono dimezzate in meno di un anno, fino a 3,6 miliardi di dollari (sufficienti a coprire tre settimane di importazioni), e l’inflazione tocca il 25%. Il Pakistan rischia di fare fine dello Sri Lanka, dove proprio la mancanza di riserve estere ha provocato una grave carenza di beni di prima necessità ha portato, lo scorso maggio, al default. 
Per scongiurare un simile scenario, molto dipenderà dall’esito della visita di domani del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel Paese. In ballo c’è una tranche di aiuti da 1,1 miliardi di dollari, parte del pacchetto di salvataggio da 6 miliardi concordato nel 2019. Per ora Islamabad sta soddisfacendo le condizioni imposte dal FMI: abolizione del limite del tasso di cambio della sua valuta (poi crollata del 12% in una settimana) e aumento dei prezzi dell'energia sovvenzionata
In un Paese che ancora non si è ripreso dalle catastrofiche inondazioni di quest'estate (30 miliardi di dollari di danni), l’austerity è davvero la ricetta migliore? 

👉 🇮🇱 Il segretario di Stato americano arriva in visita in Israele e Cisgiordania in un momento in cui le violenze nei Territori occupati palestinesi segnano una nuova pericolosa escalation. E anche in Iran sale la tensione. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-sangue-su-sangue-37363
🌍FRANCIA, PENSIONI: LA WATERLOO DI MACRON?

👵Déjà vu
Oggi uno sciopero nazionale sta bloccando la Francia. La ragione? L’innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni entro il 2030, dai 62 di oggi. Uno sciopero, il secondo in due settimane, che coinvolge trasporti, scuole, raffinerie. E che ricorda le manifestazioni del 2010, quando l’allora presidente Sarkozy aumentò l'età pensionabile da 60 a 62 anni.
Malgrado la questione sia fra le più politicamente esplosive, il presidente Macron avverte: i cambiamenti arriveranno. L’età pensionabile francese è fra le più basse in Europa (dove la media è di 65 anni) e le modifiche sono fondamentali per garantire un futuro finanziariamente sostenibile al sistema pensionistico nazionale.
O almeno così sostiene il governo.

⚔️À la guerre!
Di tutt’altro parere l’opposizione di sinistra, secondo cui il presidente sarebbe più preoccupato dal bilancio di quest’anno (e soprattutto da un deficit che continua a superare il “livello di guardia” del 3% del PIL) piuttosto che da considerazioni di lungo periodo. In fondo, il rapporto fra pensionati e lavoratori in Francia non è poi così sbilanciato (un over 65 ogni 2,1 persone occupate) se lo si confronta con quello italiano (1,7), dove l’età pensionabile è però già 67 anni.
Ad alimentare le proteste inoltre non è il (forse futuro) debito del sistema pensionistico francese, bensì la decisione dell’Eliseo di non considerare altre opzioni, come la riduzione delle pensioni d’oro o l'aumento delle tasse. E di proporre invece una riforma il cui peso ricadrebbe principalmente sulla classe operaia, che inizia a lavorare prima e in media vive meno.
Un Macron che vuole tornare a politiche più liberiste, o che non vuole scontentare il suo elettorato moderato?

Fino all’ultimo respiro
Urgenza o meno, alzare l’età pensionabile o le tasse è un dilemma che accomuna tutto il mondo sviluppato. E se in Europa generalmente si preferisce la prima (Germania, Spagna, Paesi bassi hanno alzato a 67, il Regno Unito addirittura a 68), negli Stati Uniti Biden ha preferito salvare il maggior fondo pensionistico del paese con $36 miliardi di fondi federali anziché rivedere l'età pensionabile.
In Francia la riforma è ora nelle mani del Parlamento, dove lo scorso giugno il gruppo centrista di Macron ha però perso la sua maggioranza assoluta. E, se non appoggiato dalla destra repubblicana, il disegno di legge è destinato ad arenarsi fra i 7.000 emendamenti proposti dall’opposizione per rallentarne l'iter.
Chi vincerà, il bilancio o i sindacati?

👉🇨🇩 Papa Francesco inizia la sua visita nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, un viaggio storica per riportare al centro dell’attenzione mondiale l’Africa e i conflitti ‘dimenticati’. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-papa-francesco-e-le-altre-guerre-37366
🌍 UE: NEW DEAL, OLD MONEY 

🇪🇺 Serve aiuto (di Stato) 
“Garantire parità di condizioni a livello globale e all'interno del mercato unico”. Questi sono gli obiettivi del nuovo Piano industriale Green Deal presentato oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La concorrenza mondiale nello sviluppo delle tecnologie green si sta intensificando: non ci sono solo i 369 miliardi di dollari dell’Inflation Reduction Act (IRA) americano, ma anche i 280 miliardi di investimenti nel settore annunciati dalla Cina, e i 140 del Giappone.  
In questo contesto, la Commissione propone nuovi target per il 2030 per la capacità industriale europea, una riduzione degli oneri normativi (come l’eliminazione delle gare d’appalto) per le nuove tecnologie e un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato fino al dicembre 2025. I relativi dettagli verranno presentati al Consiglio europeo della settimana prossima, che si preannuncia teso. 

Idi di marzo del mercato unico?
Già prima che gli USA annunciassero i loro sussidi verdi, le norme sugli aiuti di Stato erano state attenuate in risposta alla pandemia (marzo 2020) e alla guerra in Ucraina (marzo 2022). Allentamenti “temporanei" che iniziano a sembrare un'abitudine persistente. Inevitabile che di fronte alla nuova proposta della Commissione si sia alzato un coro di Stati membri contrari.  
Nelle scorse settimane, 13 Stati membri (Italia inclusa) hanno presentato lettere o non paper indirizzate a Palazzo Berlaymont in cui esprimono i timori di squilibri nel mercato unico in favore di Francia e Germania (destinatarie del 77% degli aiuti di Stato approvati nell'ambito dell'attuale quadro temporaneo). La stessa disparità di vedute è interna alla Commissione: da una parte Breton (francese) dall’altra Vestager (danese), Dombrovskis (lettone) e Timmermans (olandese). 

💶 Rebranding 
Consapevole della difficoltà di conciliare le diverse sensibilità in campo, la Commissione ha rilanciato l’idea di un Fondo europeo per la sovranità con cui anche gli Stati con meno spazio fiscale possano sovvenzionare le proprie industrie verdi. Peccato che non ci siano dettagli sulle dimensioni di tale fondo o tempistiche più specifiche del “prima dell’estate” annunciato oggi. Inoltre, Germania, Paesi Bassi, e gli altri “frugali” si sono già opposti a nuovo debito comune.  
Di conseguenza, ancora una volta si riciclerà liquidità esistente. I fondi prescelti per il Piano industriale Green Deal sono quelli di REPowerEU: 220 miliardi di euro di prestiti non richiesti inizialmente stanziati nell'ambito del Next Generation EU, poi reindirizzati per l’affrancamento dall’energia russa e ora rispolverati per rispondere all’IRA.  
Lunedì il Commissario Gentiloni ha detto "non possiamo usare gli stessi soldi per 25 obiettivi diversi”. Ne è sicuro? 

👉🇲🇲 Due anni dopo il colpo di stato in Myanmar la giunta militare reprime ogni dissenso, col sostegno di paesi terzi e all’ombra di interessi economici occulti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/myanmar-due-anni-dal-golpe-37386
🌍TASSI: LA RINCORSA DELLA BCE

🏦Fatto 30...
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti, portandoli al 2,5%. Una decisione che non sorprende, almeno non quanto il segnale dato da Lagarde di voler continuare con i rialzi anche il prossimo marzo. Una scelta, seppur già anticipata, molto diversa da quella della Fed, che da ieri ha diminuito l’entità dei rialzi.
La decisione di non cambiare rotta della Bce ha diverse ragioni. La prima: Francoforte ha iniziato la sua stretta sui tassi in ritardo rispetto a Fed e Bank of England, e ora si ritrova a “rincorrere”. Inoltre a gennaio il quadro macroeconomico dell’Eurozona era ancora incerto. Da un lato, un’economia che rallenta ma cresce (+0,1% nello scorso trimestre), un mercato del lavoro solido e prezzi energetici in discesa. Dall'altro un'inflazione core – quella che esclude i prezzi più volatili come cibo e energia ancora alta (5,2%) e lontana dal target del 2%.
Così Francoforte tira dritto.

🪂 Soft landing?
Evitare di apparire incerti e attendere altri dati: sembra questa la strategia adottata dalla Bce in vista dell’annunciato rialzo di marzo. Che però potrebbe rivelarsi rischioso. Tassi troppo elevati possono provocare una riduzione degli investimenti eccessiva, con conseguenze negative (ma soprattutto evitabili) sulla ripresa economica europea.
A complicare ulteriormente le cose c’è la natura stessa dell’Eurozona. Con 20 bilanci statali autonomi sotto una stessa moneta, la politica monetaria della Bce non può limitarsi a guardare il tasso d’inflazione medio, ma contempla anche un difficile gioco di equilibri interni, in cui le economie più indebitate sono anche le più esposte alle tensioni sui titoli di stato.
Francoforte riuscirà a non ripetere gli errori del 2011?

🪙L’altra faccia della medaglia
Nel frattempo, mentre USA e Canada sembrano favorire la strada della ripresa economica, in Regno Unito sembrano più falchi della BCE, e continuano i rialzi dei tassi malgrado l’economia sia in recessione. Insomma, di fronte a una ripresa incerta, in Occidente c’è chi scommette al rialzo e chi al ribasso.
Una scommessa che dipende da due variabili fuori dal controllo delle banche centrali: Cina ed energia. Le riaperture cinesi significano più crescita, e la crescita trascina la domanda mondiale. Ma anche l’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia dipenderanno anche dall’offerta, ovvero dalle decisioni dell’OPEC (sul petrolio) e dalle necessità europee per riempire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno senza Russia.
In un mondo così incerto, chi avrà ragione: i falchi o le colombe?

👉🇬🇧Nel Regno Unito il settore pubblico è in sciopero, ma il premier Rishi Sunak non cede e paese si prepara a un lungo braccio di ferro. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/regno-unito-sciopero-generale-37399
🌎 USA-CINA: LA TENSIONE VOLA  

🎈 Il pallone della discordia  
Si sa, le tensioni a volte arrivano in modo in aspettato. In questo caso, dai cieli del Montana. Il Pentagono ha dichiarato nel pomeriggio di ieri di aver identificato un pallone-spia in volo in Canada e sopra strutture militari sensibili nello stato americano. Secondo le autorità, con alte probabilità il particolare dirigibile ha scopi di spionaggio, ma si è esclusa l’opzione di colpirlo militarmente per evitare di colpire persone al suolo con i detriti. 
È difficile vedere nello “spy-balloon” una minaccia concreta: non con l’ampia copertura di sorveglianza satellitare da cui la Cina già gode. E da parte sua, Pechino ha invitato a mantenere sangue freddo e ha spiegato che si tratta di un dirigibile civile per il monitoraggio meteorologico andato fuori rotta. Ma questa circostanza ha già creato uno strappo in un momento delicato.  

🇨🇳 Non ti parlo più 
È di questo pomeriggio la notizia che il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha rinviato un’imminente (e molto attesa) visita in Cina, per, come si riporta, evitare che l’incidente del dirigibile monopolizzi le trattative. Nel viaggio, previsto per il 5 e 6 febbraio, Blinken doveva incontrare il ministro degli esteri Qin Gang e probabilmente lo stesso Xi Jinping.  
La visita sarebbe stata la prima in Cina di un membro dell’amministrazione Biden, facendo seguito all’incontro bilaterale tra Joe Biden e Xi ai margini del G20 di novembre, in cui si era parlato della necessità di “gestire la competizione” tra i due paesi. Il passaggio del pallone-spia, insomma, fa saltare un viaggio che mirava alla stabilizzazione dei rapporti e getta nuove ombre su un rapporto già teso per troppi dossier caldi.  

💻 Un filo sottile 
Tra i punti più insidiosi nel rapporto tra le due potenze spicca quello del commercio, con la serie di decisioni prese dall’amministrazione Biden da ottobre per bloccare gli export di semiconduttori verso la Cina. Una scelta poi ripresa da Olanda e Giappone, che hanno fiancheggiato gli USA nella “guerra dei chip”. O quello strategico, con il crescente impegno statunitense nell’Indo Pacifico. Va in questo senso l’accordo, annunciato giovedì scorso, per aumentare la presenza militare nelle Filippine acquisendo accesso a quattro ulteriori basi militari e riprendere pattugliamenti congiunti nelle acque circostanti nel Mar Cinese meridionale. Per non dimenticare la crisi di agosto con la visita della speaker della camera USA Nancy Pelosi a Taiwan, che ha innescato esercitazioni militari cinesi nelle acque vicino all’isola.  
Insomma, mentre il decoupling tra le due potenze, in corso da tempo, è qui per restare, e la competizione è ormai evidente. E il canale di dialogo, su cui Washington e Pechino sembravano investire per non perdere il controllo della situazione, scricchiola sempre di più. 

👉 🇺🇦🇪🇺 I vertici UE oggi sono stati a Kiev per dimostrare che il sostegno all’Ucraina “è più forte che mai”. Ma sul processo di adesione Bruxelles frena: “Nessuna scorciatoia”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/leuropa-kiev-37414
🌎 USA-CINA: PALLONI GONFIATI

🎈 Coast to coast
I sommozzatori della Marina statunitense stanno recuperando le parti del pallone aerostatico cinese abbattuto sabato scorso. In attesa di risposte, la Casa Bianca ribadisce l’inaccettabilità dell’intrusione, mentre Pechino passa velocemente da un iniziale rammarico alla minaccia di ritorsioni: Washington ha esagerato. Il pallone, ad uso civile, era stato deviato dal maltempo.
Per niente d’accordo al Pentagono, dove avvertono: la flotta di palloni spia cinesi opera su tutti i continenti, e altri palloni sono già stati individuati nei cieli di Taiwan, così come in America Latina la settimana scorsa. Fatto confermato dall'aeronautica militare colombiana, che però aveva escluso qualsiasi minaccia per la sicurezza nazionale.

🇨🇳 Oggetti volanti ben identificati
Spia o no, la popolazione americana ha sperimentato per la prima volta da molto tempo una sfida tangibile (e visibile) alla sicurezza nazionale. L’impatto mediatico della vicenda è stato tale da focalizzare l'attenzione, americana e mondiale, sul programma cinese per i veicoli “più leggeri dell'aria”. Considerati obsoleti dopo l’avvento dei satelliti, ma che potrebbero oggi avere un ritrovato utilizzo, forse anche militare.
Non sarebbe peraltro la prima volta che palloni aerostatici cinesi attraversano lo spazio aereo americano, senza però venir mai classificati come minaccia. Almeno tre i palloni intercettati sotto l’amministrazione Trump, e due sotto quella Biden. Ma mai nessuno aveva fluttuato per giorni dal Montana – dove si trova Malmstrom, una delle tre basi americane con missili balistici intercontinentali – fino alla costa orientale.
Sarà una questione di sicurezza strategica, o frenesia mediatica, a tenere Washington sulle spine?

🇺🇸 99 Luftballons
Avvenimento di grande interesse geopolitico o grande farsa, l'incidente ha avuto conseguenze reali nei rapporti diplomatici tra Washington e Pechino. E così, è stato annullato il viaggio in Cina del Segretario di Stato americano Antony Blinken (che doveva tenersi fra ieri e oggi), dopo un G20 che aveva ravvivato le speranze di una riapertura diplomatica tra le due grandi potenze.
E le tensioni non si limitano ai rapporti bilaterali. Per Biden, criticato per aver permesso al veicolo di attraversare il Paese, l'incidente rischia di riattizzare le tensioni tra Casa Bianca e Pentagono. Per Xi, invece, la crisi con gli Stati Uniti minaccia di oscurare nuovamente il suo terzo mandato, dopo la difficile modifica della politica zero Covid e le proteste senza precedenti che hanno invaso il Paese a fine 2022.
Tanto rumore per nulla?

👉 🇹🇷 Devastante terremoto al confine tra Turchia e Siria, oltre 2300 morti. Erdogan: “Peggior disastro dal 1939”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dopo-il-terremoto-turchia-e-siria-in-ginocchio-111476