🌎 FUSIONE NUCLEARE: UNA NUOVA SPERANZA (AMERICANA)
⚛️ Sole in una scatola
Energia quasi illimitata, sicura e soprattutto pulita. Sperimentato per la prima volta dall'Unione Sovietica negli anni Cinquanta, l'uso civile della fusione nucleare è sempre parso fuori portata. Almeno fino a ieri, quando un gruppo di scienziati americani è riuscito per la prima volta a ottenere un guadagno energetico dal processo, generando più energia di quella immessa nel sistema.
Un utilizzo commerciale della fusione avrebbe tre vantaggi. Ambientale: non produce gas serra e, a differenza della fissione, non genera scorie radioattive, oltre a ridurre al minimo il rischio di disastri nucleari. Economico: gli input - deuterio e trizio - sono ampiamente disponibili. Ed energetico: secondo le stime, un bicchiere di combustibile basterebbe ad alimentare una casa per più di 800 anni.
🔌 Just in time?
Fra gli alti prezzi dell’energia e la necessità di abbandonare quanto prima i combustibili fossili, la fusione nucleare sembrerebbe proprio la boccata d’aria di cui il mondo ha bisogno. La fusione permetterebbe di rendere sostenibile un sistema elettrico che vada a sole rinnovabili, e dunque di fare a meno del 35% del gas che l’Ue utilizza oggi. 150 miliardi di metri cubi, quasi esattamente i volumi che la Russia vendeva all’Europa prima dell’inizio della crisi.
Certo, i limiti per l’utilizzo commerciale della fusione restano molti. Ma negli ultimi anni gli avanzamenti tecnologici l’hanno resa sempre più attrattiva per gli investitori, che solo nel 2021 hanno triplicato i finanziamenti al settore (da 1,5 a 4,4 miliardi di dollari).
🧲 Un piccolo passo per l’uomo
Come la corsa alla Luna degli anni Sessanta, anche oggi le nazioni si sfidano in una nuova corsa alla fusione nucleare – con qualche sorpresa. Rispetto agli USA, che puntano sul “confinamento inerziale”, in Europa continua la costruzione di ITER, che farà uso di magneti. Paradossalmente è proprio Mosca che, nonostante il conflitto in Ucraina, a novembre ha consegnato alla Francia uno dei sei magneti per il reattore.
Anche i giganti asiatici sono in lizza. A gennaio il reattore cinese EAST ha prodotto il processo di fusione più lungo al mondo (17 minuti), mentre a settembre il reattore coreano KSTAR ha raggiunto per quasi 30 secondi una temperatura 7 volte maggiore a quella del Sole.
Insomma, una gara aperta verso un traguardo per una volta comune: energia infinita, e pulita.
👉 🇺🇦 Alla Conferenza per l’Ucraina organizzata a Parigi l’imperativo è sostenere Kiev a superare l’inverno. Raccolto un miliardo di euro di aiuti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/conferenza-di-parigi-aiutare-lucraina-superare-linverno-37005
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne abbiamo parlato nell’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
⚛️ Sole in una scatola
Energia quasi illimitata, sicura e soprattutto pulita. Sperimentato per la prima volta dall'Unione Sovietica negli anni Cinquanta, l'uso civile della fusione nucleare è sempre parso fuori portata. Almeno fino a ieri, quando un gruppo di scienziati americani è riuscito per la prima volta a ottenere un guadagno energetico dal processo, generando più energia di quella immessa nel sistema.
Un utilizzo commerciale della fusione avrebbe tre vantaggi. Ambientale: non produce gas serra e, a differenza della fissione, non genera scorie radioattive, oltre a ridurre al minimo il rischio di disastri nucleari. Economico: gli input - deuterio e trizio - sono ampiamente disponibili. Ed energetico: secondo le stime, un bicchiere di combustibile basterebbe ad alimentare una casa per più di 800 anni.
🔌 Just in time?
Fra gli alti prezzi dell’energia e la necessità di abbandonare quanto prima i combustibili fossili, la fusione nucleare sembrerebbe proprio la boccata d’aria di cui il mondo ha bisogno. La fusione permetterebbe di rendere sostenibile un sistema elettrico che vada a sole rinnovabili, e dunque di fare a meno del 35% del gas che l’Ue utilizza oggi. 150 miliardi di metri cubi, quasi esattamente i volumi che la Russia vendeva all’Europa prima dell’inizio della crisi.
Certo, i limiti per l’utilizzo commerciale della fusione restano molti. Ma negli ultimi anni gli avanzamenti tecnologici l’hanno resa sempre più attrattiva per gli investitori, che solo nel 2021 hanno triplicato i finanziamenti al settore (da 1,5 a 4,4 miliardi di dollari).
🧲 Un piccolo passo per l’uomo
Come la corsa alla Luna degli anni Sessanta, anche oggi le nazioni si sfidano in una nuova corsa alla fusione nucleare – con qualche sorpresa. Rispetto agli USA, che puntano sul “confinamento inerziale”, in Europa continua la costruzione di ITER, che farà uso di magneti. Paradossalmente è proprio Mosca che, nonostante il conflitto in Ucraina, a novembre ha consegnato alla Francia uno dei sei magneti per il reattore.
Anche i giganti asiatici sono in lizza. A gennaio il reattore cinese EAST ha prodotto il processo di fusione più lungo al mondo (17 minuti), mentre a settembre il reattore coreano KSTAR ha raggiunto per quasi 30 secondi una temperatura 7 volte maggiore a quella del Sole.
Insomma, una gara aperta verso un traguardo per una volta comune: energia infinita, e pulita.
👉 🇺🇦 Alla Conferenza per l’Ucraina organizzata a Parigi l’imperativo è sostenere Kiev a superare l’inverno. Raccolto un miliardo di euro di aiuti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/conferenza-di-parigi-aiutare-lucraina-superare-linverno-37005
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne abbiamo parlato nell’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
🌏 SUMMIT UE-SUD-EST ASIATICO: COMMERCIO E NON SOLO
💰Tavolata numerosa
Primo vertice di sempre tra i 27 capi di stato e di governo dell’Ue e i loro omologhi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). Tutti presenti tranne il Myanmar, la cui giunta militare non è stata invitata per ovvie ragioni. Quella dell’ASEAN è una delle aree del mondo che avrà la più alta crescita del PIL in questo decennio, con una media annua del +5%. E abbonda anche di materie prime fondamentali per la transizione verde.
Ecco perché, nell'ambito del piano infrastrutturale Global Gateway, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha oggi annunciato un investimento da 10 miliardi di euro per lo sviluppo green, tecnologico e dei trasporti della regione. A cui si aggiungono i 20 e 15 miliardi di euro messi sul piatto dal G7 per accelerare la decarbonizzazione di Indonesia e Vietnam.
🚢 Do ut des
Grazie a 215 miliardi di euro di interscambio di beni, l’ASEAN è il terzo partner commerciale per l’Ue, dopo USA e Cina. Dei 10 Paesi della regione, solo Vietnam e Singapore hanno però firmato un accordo di libero scambio con Bruxelles. Troppo poco per l’Ue, che vorrebbe sbloccare le trattative con Malesia e Filippine che vanno ormai avanti rispettivamente da 12 e 7 anni. Ma anche quelle con l’Indonesia, quinta economia mondiale entro il 2030, ma “solo” 31esimo partner commerciale dell’Unione.
C’è però più di un ostacolo: Giacarta contesta all’Ue i limiti imposti sull’utilizzo di biocarburanti a base di olio di palma (di cui l’Indonesia è principale produttore al mondo). Viceversa, la Commissione poco apprezza la virata nazionalista dell’Indonesia, tra frequenti embarghi commerciali e un nuovo codice penale considerato conservativo e autoritario.
🇷🇺🇨🇳 Name and shame
C'è poi anche qualche brontolio sulla risposta dei paesi dell'ASEAN alla guerra in Ucraina, che è stata variegata. Singapore ha appoggiato le sanzioni occidentali contro la Russia, mentre Vietnam, Laos e Thailandia, che hanno stretti legami militari con Mosca, si sono astenuti alle diverse votazioni ONU di condanna. L’Ue ha quindi provato a ottenere nella dichiarazione finale del vertice una presa di posizione unanime contro Mosca. Ma senza successo.
La stessa divergenza di vedute in seno all’ASEAN si nota nei confronti di Pechino. Il peso commerciale della Cina per alcuni di questi Paesi ha portato a rimuovere dal documento finale del summit qualsiasi riferimento a Taiwan. Allo stesso tempo, però, le rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale preoccupano più di un membro ASEAN.
Quanto peseranno i soldi europei nel posizionamento strategico della regione?
👉🇺🇸 Nel frattempo, il Summit Usa-Africa in corso a Washington sta cercando di rilanciare una relazione sbiadita, su cui pesa l’influenza crescente di Russia e Cina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-rilancia-sullafrica-37013
💰Tavolata numerosa
Primo vertice di sempre tra i 27 capi di stato e di governo dell’Ue e i loro omologhi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). Tutti presenti tranne il Myanmar, la cui giunta militare non è stata invitata per ovvie ragioni. Quella dell’ASEAN è una delle aree del mondo che avrà la più alta crescita del PIL in questo decennio, con una media annua del +5%. E abbonda anche di materie prime fondamentali per la transizione verde.
Ecco perché, nell'ambito del piano infrastrutturale Global Gateway, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha oggi annunciato un investimento da 10 miliardi di euro per lo sviluppo green, tecnologico e dei trasporti della regione. A cui si aggiungono i 20 e 15 miliardi di euro messi sul piatto dal G7 per accelerare la decarbonizzazione di Indonesia e Vietnam.
🚢 Do ut des
Grazie a 215 miliardi di euro di interscambio di beni, l’ASEAN è il terzo partner commerciale per l’Ue, dopo USA e Cina. Dei 10 Paesi della regione, solo Vietnam e Singapore hanno però firmato un accordo di libero scambio con Bruxelles. Troppo poco per l’Ue, che vorrebbe sbloccare le trattative con Malesia e Filippine che vanno ormai avanti rispettivamente da 12 e 7 anni. Ma anche quelle con l’Indonesia, quinta economia mondiale entro il 2030, ma “solo” 31esimo partner commerciale dell’Unione.
C’è però più di un ostacolo: Giacarta contesta all’Ue i limiti imposti sull’utilizzo di biocarburanti a base di olio di palma (di cui l’Indonesia è principale produttore al mondo). Viceversa, la Commissione poco apprezza la virata nazionalista dell’Indonesia, tra frequenti embarghi commerciali e un nuovo codice penale considerato conservativo e autoritario.
🇷🇺🇨🇳 Name and shame
C'è poi anche qualche brontolio sulla risposta dei paesi dell'ASEAN alla guerra in Ucraina, che è stata variegata. Singapore ha appoggiato le sanzioni occidentali contro la Russia, mentre Vietnam, Laos e Thailandia, che hanno stretti legami militari con Mosca, si sono astenuti alle diverse votazioni ONU di condanna. L’Ue ha quindi provato a ottenere nella dichiarazione finale del vertice una presa di posizione unanime contro Mosca. Ma senza successo.
La stessa divergenza di vedute in seno all’ASEAN si nota nei confronti di Pechino. Il peso commerciale della Cina per alcuni di questi Paesi ha portato a rimuovere dal documento finale del summit qualsiasi riferimento a Taiwan. Allo stesso tempo, però, le rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale preoccupano più di un membro ASEAN.
Quanto peseranno i soldi europei nel posizionamento strategico della regione?
👉🇺🇸 Nel frattempo, il Summit Usa-Africa in corso a Washington sta cercando di rilanciare una relazione sbiadita, su cui pesa l’influenza crescente di Russia e Cina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-rilancia-sullafrica-37013
🌏COVID CINA: INIZIA LA CONVIVENZA
🦠 Strategia 000.000 Covid
1 milione di decessi in Cina per il Coronavirus. Questo è lo scenario pessimistico previsto nei prossimi mesi dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di fronte allo smantellamento in corso della strategia 0 Covid. Un dato impressionante che però va inquadrato rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone. Di cui 1 milione rappresenta “solo” lo 0,07%: quattro volte meno dello 0,3% della popolazione morta per Covid da inizio pandemia in Italia. Ma anche quattro volte meno dei 4 milioni di decessi per Coronavirus registrati in India.
Resta però un numero indigesto per un Paese che per anni si è vantato della sua gestione della pandemia. La quale, prendendo (con le pinze) i dati ufficiali presentati dal governo cinese, avrebbe finora causato 5235 morti.
💉 Dosare il rischio
Sempre secondo il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, Pechino potrebbe riuscire a ridurre i decessi per Covid nell’ordine dei 600mila. Ma per farlo dovrà raggiungere una copertura vaccinale con quarta dose dell’85% della popolazione. Un traguardo al momento irraggiungibile per un Paese dove meno del 40% degli ultraottantenni ha ricevuto la terza dose.
Proprio questa incapacità di immunizzare le fasce di popolazione più a rischio rappresenta la principale falla della strategia cinese contro il Coronavirus. Oltre alla minor efficacia dei vaccini cinesi: la protezione contro un decorso grave della malattia è quasi la metà rispetto a quella fornita da 3 dosi di vaccini a RNA messaggero. Che non si vogliono comprare per questioni di mancati accordi su brevetti e produzioni di vaccini.
🇨🇳 I fantasmi del natale passato
Nel frattempo, si rivivono in Cina scenari che erano diventati familiari durante i picchi pandemici in Europa. Nonostante le restrizioni vengano meno, le strade delle grandi città di svuotano per il timore di contagi e autoisolamenti.
Si materializza anche un altro grande protagonista del “nostro” 2020-2021: il panic buying di beni di consumo e medicinali, con conseguenti carenze di prodotti cruciali, tra cui i test antigenici rapidi. Tanto che vi sono stati richiami alla moderazione negli acquisti, nel consumo di medicinali e nell’accesso agli ospedali. Che sono sempre più sotto pressione con lunghe attese per l’accesso e sistemi sovraccarichi, mentre si costruiscono in emergenza nuove strutture.
Il picco pandemico in Cina è atteso per fine gennaio. Senza restrizioni draconiane, riusciranno i sistemi sanitario, economico, e politico, a resistere all’impatto?
È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi:
👉🇪🇺È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tempo-di-consiglio-europeo-37026
🦠 Strategia 000.000 Covid
1 milione di decessi in Cina per il Coronavirus. Questo è lo scenario pessimistico previsto nei prossimi mesi dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di fronte allo smantellamento in corso della strategia 0 Covid. Un dato impressionante che però va inquadrato rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone. Di cui 1 milione rappresenta “solo” lo 0,07%: quattro volte meno dello 0,3% della popolazione morta per Covid da inizio pandemia in Italia. Ma anche quattro volte meno dei 4 milioni di decessi per Coronavirus registrati in India.
Resta però un numero indigesto per un Paese che per anni si è vantato della sua gestione della pandemia. La quale, prendendo (con le pinze) i dati ufficiali presentati dal governo cinese, avrebbe finora causato 5235 morti.
💉 Dosare il rischio
Sempre secondo il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, Pechino potrebbe riuscire a ridurre i decessi per Covid nell’ordine dei 600mila. Ma per farlo dovrà raggiungere una copertura vaccinale con quarta dose dell’85% della popolazione. Un traguardo al momento irraggiungibile per un Paese dove meno del 40% degli ultraottantenni ha ricevuto la terza dose.
Proprio questa incapacità di immunizzare le fasce di popolazione più a rischio rappresenta la principale falla della strategia cinese contro il Coronavirus. Oltre alla minor efficacia dei vaccini cinesi: la protezione contro un decorso grave della malattia è quasi la metà rispetto a quella fornita da 3 dosi di vaccini a RNA messaggero. Che non si vogliono comprare per questioni di mancati accordi su brevetti e produzioni di vaccini.
🇨🇳 I fantasmi del natale passato
Nel frattempo, si rivivono in Cina scenari che erano diventati familiari durante i picchi pandemici in Europa. Nonostante le restrizioni vengano meno, le strade delle grandi città di svuotano per il timore di contagi e autoisolamenti.
Si materializza anche un altro grande protagonista del “nostro” 2020-2021: il panic buying di beni di consumo e medicinali, con conseguenti carenze di prodotti cruciali, tra cui i test antigenici rapidi. Tanto che vi sono stati richiami alla moderazione negli acquisti, nel consumo di medicinali e nell’accesso agli ospedali. Che sono sempre più sotto pressione con lunghe attese per l’accesso e sistemi sovraccarichi, mentre si costruiscono in emergenza nuove strutture.
Il picco pandemico in Cina è atteso per fine gennaio. Senza restrizioni draconiane, riusciranno i sistemi sanitario, economico, e politico, a resistere all’impatto?
È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi:
👉🇪🇺È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tempo-di-consiglio-europeo-37026
🌍 BCE: FALCHI ALLA RISCOSSA
💱La maratona dei tassi
Ieri la Bce ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti base. Dopo i due rialzi da 75 punti di settembre e ottobre, Francoforte rallenta. Ma Lagarde avverte: la stretta continuerà, e da marzo inizierà anche una riduzione dei titoli in portafoglio. Una sorta di “anti-quantitative easing”.
Una duplice mossa che ricalca la strategia della Fed. E se negli Usa la politica monetaria aggressiva sembra pagare (l’inflazione di novembre è scesa a 7,1% dal 9% di giugno), sull'altra sponda dell'Atlantico il ritorno al target del 2% sembra ancora lontano (forse nel 2025), con Paesi come l’Ungheria che a novembre hanno fatto segnare un +23% e prevedono picchi ancora più alti (+27%) nel 2023.
💶 Rubinetti chiusi
Oltre al rischio di recessione, in Europa a preoccupare è anche il nuovo quantitative tightening, ovvero la riduzione dello stock di titoli di stato detenuti dalla Bce. Annunciata ieri, l'operazione è mal vista dai paesi più indebitati (come l’Italia, dove lo spread oggi ha toccato i 220 punti), che dovranno ora collocare il nuovo debito sui mercati senza l’aiuto della banca centrale.
Un meccanismo, ridurre la liquidità per alzare i tassi, che la Fed utilizza già da un anno. Ma che in Europa potrebbe avere conseguenze spiacevoli sugli oneri di finanziamento dei paesi più indebitati. Paesi che, fra la recessione alle porte e l'aumento del debito pubblico degli anni di pandemia, devono ora fare i conti con il rischio di una nuova crisi del debito.
📈 Politiche in differita
Insomma, alle critiche dei falchi per aver agito tardi adesso si sommano quelle delle colombe per la recente stretta. Alla Bce non sembra restare che una via: annunciare pugno duro contro l’inflazione, ma tenendosi sempre pronta a rilassare la politica monetaria in caso di eccessivi contraccolpi sull’economia reale.
Christine Lagarde lo ha detto: “i tassi d’interesse dovranno ancora aumentare significativamente”. E l’attesa è che in cantiere ci siano rialzi di almeno altri 100 punti base. Il che porterebbe l’Eurozona su tassi (3,5%) comunque più bassi di quelli Fed attuali (4,5%), ma con una tempistica ben diversa.
Dopo lo sprint della Fed, la Bce sembra prepararsi a una maratona. L'economia terrà il passo?
👉🇹🇳Le elezioni in programma domenica tra appelli al boicottaggio e rischio astensione: ma a preoccupare i tunisini sono scaffali vuoti e la mancanza di generi alimentari. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tunisia-un-voto-vuoto-37035
💱La maratona dei tassi
Ieri la Bce ha alzato i tassi di interesse di altri 50 punti base. Dopo i due rialzi da 75 punti di settembre e ottobre, Francoforte rallenta. Ma Lagarde avverte: la stretta continuerà, e da marzo inizierà anche una riduzione dei titoli in portafoglio. Una sorta di “anti-quantitative easing”.
Una duplice mossa che ricalca la strategia della Fed. E se negli Usa la politica monetaria aggressiva sembra pagare (l’inflazione di novembre è scesa a 7,1% dal 9% di giugno), sull'altra sponda dell'Atlantico il ritorno al target del 2% sembra ancora lontano (forse nel 2025), con Paesi come l’Ungheria che a novembre hanno fatto segnare un +23% e prevedono picchi ancora più alti (+27%) nel 2023.
💶 Rubinetti chiusi
Oltre al rischio di recessione, in Europa a preoccupare è anche il nuovo quantitative tightening, ovvero la riduzione dello stock di titoli di stato detenuti dalla Bce. Annunciata ieri, l'operazione è mal vista dai paesi più indebitati (come l’Italia, dove lo spread oggi ha toccato i 220 punti), che dovranno ora collocare il nuovo debito sui mercati senza l’aiuto della banca centrale.
Un meccanismo, ridurre la liquidità per alzare i tassi, che la Fed utilizza già da un anno. Ma che in Europa potrebbe avere conseguenze spiacevoli sugli oneri di finanziamento dei paesi più indebitati. Paesi che, fra la recessione alle porte e l'aumento del debito pubblico degli anni di pandemia, devono ora fare i conti con il rischio di una nuova crisi del debito.
📈 Politiche in differita
Insomma, alle critiche dei falchi per aver agito tardi adesso si sommano quelle delle colombe per la recente stretta. Alla Bce non sembra restare che una via: annunciare pugno duro contro l’inflazione, ma tenendosi sempre pronta a rilassare la politica monetaria in caso di eccessivi contraccolpi sull’economia reale.
Christine Lagarde lo ha detto: “i tassi d’interesse dovranno ancora aumentare significativamente”. E l’attesa è che in cantiere ci siano rialzi di almeno altri 100 punti base. Il che porterebbe l’Eurozona su tassi (3,5%) comunque più bassi di quelli Fed attuali (4,5%), ma con una tempistica ben diversa.
Dopo lo sprint della Fed, la Bce sembra prepararsi a una maratona. L'economia terrà il passo?
👉🇹🇳Le elezioni in programma domenica tra appelli al boicottaggio e rischio astensione: ma a preoccupare i tunisini sono scaffali vuoti e la mancanza di generi alimentari. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tunisia-un-voto-vuoto-37035
🌍CAP SUL GAS: UE SOTTO LO STESSO TETTO
✅Fumata bianca
Dopo mesi di negoziati e due riunioni ministeriali d'emergenza,oggi i Ministri dell'Energia hanno finalmente trovato un accordo sul tetto massimo al prezzo del gas.
Un’intesa resa difficile dalla natura stessa della misura. Per i 16 Paesi UE inizialmente favorevoli (tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia) la manovra è necessaria per limitare gli elevati prezzi in bolletta e, di qui, l’inflazione. Per i contrari (come Germania, Paesi Bassi e Austria) un tetto mette in discussione la volontà degli esportatori di continuare a vendere. Con il rischio di lasciare l’UE senza gas da comprare, anche se a minor prezzo.
💶Senza soffitto, senza cucina
Alla fine, però, la maggioranza si è consolidata attorno alla proposta della presidenza ceca: un tetto a 180 €/MWh in caso di superamento della soglia per tre giorni consecutivi. Una soluzione decisamente più “interventista” rispetto a quella suggerita dalla Commissione il mese scorso, che proponeva un limite di 275 €/MWh in caso di superamento per due settimane consecutive, assieme a uno scarto fra TTF e GNL asiatico di 58 euro per dieci giorni: condizioni mai verificatesi, neppure nelle peggiori settimane di agosto.
Ma il diavolo sta nei dettagli. Anche con questa proposta, quest’anno il tetto sarebbe entrato in vigore solo ad agosto, nel periodo di massima pressione sui mercati. E non avrebbe avuto grandi effetti sui prezzi medi del gas: 134 €/MWh la media dell’ultimo anno in assenza di un tetto, che sarebbe scesa a 128 €/MWh con il cap attuale.
🇪🇺Un tetto che scotta
Una soluzione di compromesso, inevitabile per convincere i Paesi “prudenti”, timorosi di perdere volumi, anche di fronte alle minacce (decisamente vuote) del Qatar. Tanto che la proposta contiene un’ulteriore concessione, che permette di sospendere il tetto in caso di "calo significativo" delle importazioni trimestrali di GNL o di un aumento del consumo di gas del 15% in un mese.
In Europa intanto continuano le diffidenze: se mai ci sarà una piattaforma di acquisto comune di gas europea, questa riguarderà solo il 5% delle importazioni totali. Così il 2022 rischia di terminare com’era cominciato: con un’Europa debole, costantemente sotto ricatto, e senza una bacchetta magica in tasca.
👉🇨🇳In Cina l’allentamento della strategia ‘zero covid’ fa aumentare i contagi. Ma è caos sui dati e a Pechino metà della popolazione sarebbe contagiata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-ritorno-al-passato-37047 🔴LIVE ORA Segui in diretta la tavola rotonda ISPI "Ucraina: Putin e la strategia del freddo": https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-putin-e-la-strategia-del-freddo#FORM
✅Fumata bianca
Dopo mesi di negoziati e due riunioni ministeriali d'emergenza,oggi i Ministri dell'Energia hanno finalmente trovato un accordo sul tetto massimo al prezzo del gas.
Un’intesa resa difficile dalla natura stessa della misura. Per i 16 Paesi UE inizialmente favorevoli (tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia) la manovra è necessaria per limitare gli elevati prezzi in bolletta e, di qui, l’inflazione. Per i contrari (come Germania, Paesi Bassi e Austria) un tetto mette in discussione la volontà degli esportatori di continuare a vendere. Con il rischio di lasciare l’UE senza gas da comprare, anche se a minor prezzo.
💶Senza soffitto, senza cucina
Alla fine, però, la maggioranza si è consolidata attorno alla proposta della presidenza ceca: un tetto a 180 €/MWh in caso di superamento della soglia per tre giorni consecutivi. Una soluzione decisamente più “interventista” rispetto a quella suggerita dalla Commissione il mese scorso, che proponeva un limite di 275 €/MWh in caso di superamento per due settimane consecutive, assieme a uno scarto fra TTF e GNL asiatico di 58 euro per dieci giorni: condizioni mai verificatesi, neppure nelle peggiori settimane di agosto.
Ma il diavolo sta nei dettagli. Anche con questa proposta, quest’anno il tetto sarebbe entrato in vigore solo ad agosto, nel periodo di massima pressione sui mercati. E non avrebbe avuto grandi effetti sui prezzi medi del gas: 134 €/MWh la media dell’ultimo anno in assenza di un tetto, che sarebbe scesa a 128 €/MWh con il cap attuale.
🇪🇺Un tetto che scotta
Una soluzione di compromesso, inevitabile per convincere i Paesi “prudenti”, timorosi di perdere volumi, anche di fronte alle minacce (decisamente vuote) del Qatar. Tanto che la proposta contiene un’ulteriore concessione, che permette di sospendere il tetto in caso di "calo significativo" delle importazioni trimestrali di GNL o di un aumento del consumo di gas del 15% in un mese.
In Europa intanto continuano le diffidenze: se mai ci sarà una piattaforma di acquisto comune di gas europea, questa riguarderà solo il 5% delle importazioni totali. Così il 2022 rischia di terminare com’era cominciato: con un’Europa debole, costantemente sotto ricatto, e senza una bacchetta magica in tasca.
👉🇨🇳In Cina l’allentamento della strategia ‘zero covid’ fa aumentare i contagi. Ma è caos sui dati e a Pechino metà della popolazione sarebbe contagiata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-ritorno-al-passato-37047 🔴LIVE ORA Segui in diretta la tavola rotonda ISPI "Ucraina: Putin e la strategia del freddo": https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-putin-e-la-strategia-del-freddo#FORM
🌍 QATARGATE: I CONFINI DELL’ETICA
🇶🇦 Tutti gli uomini della presidentessa
I mondiali sono appena finiti ma una nuova partita è iniziata tra Unione Europea e Qatar. E il campo di gioco è l’inchiesta rinominata Qatargate che, con 60 eurodeputati coinvolti, si sta rivelando il peggior scandalo di corruzione ad aver mai colpito il Parlamento Europeo. La sua presidentessa Roberta Metsola parla di “democrazia europea sotto attacco”, ma, al di là del terremoto politico, la vicenda apre seri interrogativi sulla capacità delle potenze straniere di arrivare al cuore delle istituzioni europee.
Il giro di mazzette sembrerebbe infatti riconducibile ad alcuni funzionari e ONG vicini a Qatar e Marocco, in cerca di una sponda europea per facilitare alcuni dossier strategici per i loro Paesi in discussione all’Europarlamento. Che si è dimostrato tutt’altro che inespugnabile.
🟥 Predicare bene e razzolare male
Nel 2014, la Commissione ha adottato delle norme sulla tracciabilità delle riunioni dei commissari con i lobbisti. Queste stesse regole sono molto meno stringenti per il Parlamento Europeo, dove solo i capi commissione e i relatori sono tenuti a riferire dei loro incontri con gruppi di interesse esterni. Tra questi, poi, quelli che rappresentano interessi statali non sono obbligati a rivelare i loro legami in un registro pubblico per la trasparenza.
Chi denuncia comportamenti illeciti rischia invece di perdere il proprio posto di lavoro. Nonostante nel 2019 il Parlamento Europeo abbia votato a favore di norme comunitarie per proteggere le persone che denunciano violazioni delle leggi dei paesi dell’Unione, queste stesse regole non si applicano per i suoi membri e collaboratori.
🛢 Conflitto di interessi
Metsola ha promesso maggiori tutele per gli informatori e una maggiore trasparenza sui contatti diretti o indiretti con attori stranieri. Inoltre, è stato vietato l'ingresso all'interno dell’istituzione dei rappresentanti del Qatar. Che non ha reagito sportivamente, e ha minacciato di tagliare i rapporti dove più fa male: la cooperazione energetica.
L’Unione dipende infatti sempre più dal Qatar per le forniture di gas liquefatto. Da Doha arriva il 16% di tutte le esportazioni di GNL dirette all’Ue (meno solo che dagli USA). Non a caso, negli scorsi mesi, la capitale qatarina è diventata una sorta di meta di pellegrinaggio per molti leader europei (Macron, Scholz e Michel) in cerca di accordi per maggiori forniture.
Come altre volte in passato, l’Ue si trova chiamata a trovare un delicato equilibrio tra i propri valori di trasparenza e i suoi interessi economici. Come si assumerà queste responsabilità?
👉🇺🇸 La Commissione della Camera USA che indaga sui fatti del 6 gennaio 2021 ha raccomandato di incriminare Trump per l’assalto a Capitol Hill. Ma l’ex presidente rilancia: “Vogliono mettermi da parte”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/assalto-capitol-hill-incriminate-trump-37089
🇶🇦 Tutti gli uomini della presidentessa
I mondiali sono appena finiti ma una nuova partita è iniziata tra Unione Europea e Qatar. E il campo di gioco è l’inchiesta rinominata Qatargate che, con 60 eurodeputati coinvolti, si sta rivelando il peggior scandalo di corruzione ad aver mai colpito il Parlamento Europeo. La sua presidentessa Roberta Metsola parla di “democrazia europea sotto attacco”, ma, al di là del terremoto politico, la vicenda apre seri interrogativi sulla capacità delle potenze straniere di arrivare al cuore delle istituzioni europee.
Il giro di mazzette sembrerebbe infatti riconducibile ad alcuni funzionari e ONG vicini a Qatar e Marocco, in cerca di una sponda europea per facilitare alcuni dossier strategici per i loro Paesi in discussione all’Europarlamento. Che si è dimostrato tutt’altro che inespugnabile.
🟥 Predicare bene e razzolare male
Nel 2014, la Commissione ha adottato delle norme sulla tracciabilità delle riunioni dei commissari con i lobbisti. Queste stesse regole sono molto meno stringenti per il Parlamento Europeo, dove solo i capi commissione e i relatori sono tenuti a riferire dei loro incontri con gruppi di interesse esterni. Tra questi, poi, quelli che rappresentano interessi statali non sono obbligati a rivelare i loro legami in un registro pubblico per la trasparenza.
Chi denuncia comportamenti illeciti rischia invece di perdere il proprio posto di lavoro. Nonostante nel 2019 il Parlamento Europeo abbia votato a favore di norme comunitarie per proteggere le persone che denunciano violazioni delle leggi dei paesi dell’Unione, queste stesse regole non si applicano per i suoi membri e collaboratori.
🛢 Conflitto di interessi
Metsola ha promesso maggiori tutele per gli informatori e una maggiore trasparenza sui contatti diretti o indiretti con attori stranieri. Inoltre, è stato vietato l'ingresso all'interno dell’istituzione dei rappresentanti del Qatar. Che non ha reagito sportivamente, e ha minacciato di tagliare i rapporti dove più fa male: la cooperazione energetica.
L’Unione dipende infatti sempre più dal Qatar per le forniture di gas liquefatto. Da Doha arriva il 16% di tutte le esportazioni di GNL dirette all’Ue (meno solo che dagli USA). Non a caso, negli scorsi mesi, la capitale qatarina è diventata una sorta di meta di pellegrinaggio per molti leader europei (Macron, Scholz e Michel) in cerca di accordi per maggiori forniture.
Come altre volte in passato, l’Ue si trova chiamata a trovare un delicato equilibrio tra i propri valori di trasparenza e i suoi interessi economici. Come si assumerà queste responsabilità?
👉🇺🇸 La Commissione della Camera USA che indaga sui fatti del 6 gennaio 2021 ha raccomandato di incriminare Trump per l’assalto a Capitol Hill. Ma l’ex presidente rilancia: “Vogliono mettermi da parte”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/assalto-capitol-hill-incriminate-trump-37089
🌍MIGRANTI E AIUTI ALLO SVILUPPO: ULTIMA SPIAGGIA?
🇪🇺Minacce velate
Dazi più alti per i Paesi che non accettano i rimpatri dall’Ue. Sembra questa la direzione presa dall’UE, dopo che ieri i rappresentanti degli Stati membri hanno approvato il mandato negoziale del Consiglio per la revisione del regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG), uno schema che concede trattamenti commerciali di favore ai Paesi in via di sviluppo.
Se approvato da Parlamento e Stati membri, il nuovo SPG permetterà dal 2024 alla Commissione di revocare i trattamenti preferenziali (cioè, reimporre dazi e quote) non solo in caso di violazione dei diritti umani, come in Cambogia nel 2020, ma anche a seguito di inadempienze sulle richieste di rimpatrio emesse dai Paesi europei.
📉 Paese che vai
Sono circa 430.000 i migranti irregolari a cui ogni anno viene intimato di lasciare i paesi europei. Di questi, però, meno del 30% fa effettivamente ritorno nel proprio paese d’origine. Fra i Paesi con i tassi di ritorno più bassi si trovano molti la Costa d’Avorio (3%), Guinea (3%) e Gambia (4%). Stati che, in caso di approvazione del nuovo SPG, saranno fra i primi a perdere i privilegi commerciali.
Non solo. Secondo studi della stessa Commissione europea, l'SPG è stato uno dei principali strumenti che l’UE ha potuto mettere in campo per tentare di ridurre la povertà nei paesi partner e contribuire al loro sviluppo sostenibile, anche attraverso ratifiche di convenzioni internazionali su diritti umani e ambiente.
🥕Bastoni e carote
Con il numero di sbarchi in aumento sulle coste europee, e in particolare in Italia (100.000 quest’anno, contro gli 11.000 del 2019), c’è chi vorrebbe utilizzare anche il commercio come un'arma per ridurre le migrazioni irregolari o, come in questo caso, i loro effetti sui paesi di destinazione in Europa.
Tentativi che l’Ue fa almeno dal 2016, con l’istituzione del Trust Fund per l’Africa da 5 miliardi di euro e il finanziamento diretto o indiretto dell’apparato di contrasto alla migrazione irregolare dei paesi di origine e transito. Il rischio, tuttavia, è duplice: mettere a repentaglio il raggiungimento di altri obiettivi europei e alienarsi sul piano politico Paesi fondamentali su più fronti, come il Marocco o la Tunisia.
Non esattamente la strategia di lungo periodo per il governo delle migrazioni di cui l’Europa ha urgente bisogno.
👉🇺🇦 Volodymyr Zelensky vola a Washington per incontrare Joe Biden e parlare al Congresso Usa. Una visita cruciale per il presidente ucraino, nel suo primo viaggio all’estero dall’inizio del conflitto. Ne parliamo nel nostro ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zelensky-va-washington-37105
🇪🇺Minacce velate
Dazi più alti per i Paesi che non accettano i rimpatri dall’Ue. Sembra questa la direzione presa dall’UE, dopo che ieri i rappresentanti degli Stati membri hanno approvato il mandato negoziale del Consiglio per la revisione del regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG), uno schema che concede trattamenti commerciali di favore ai Paesi in via di sviluppo.
Se approvato da Parlamento e Stati membri, il nuovo SPG permetterà dal 2024 alla Commissione di revocare i trattamenti preferenziali (cioè, reimporre dazi e quote) non solo in caso di violazione dei diritti umani, come in Cambogia nel 2020, ma anche a seguito di inadempienze sulle richieste di rimpatrio emesse dai Paesi europei.
📉 Paese che vai
Sono circa 430.000 i migranti irregolari a cui ogni anno viene intimato di lasciare i paesi europei. Di questi, però, meno del 30% fa effettivamente ritorno nel proprio paese d’origine. Fra i Paesi con i tassi di ritorno più bassi si trovano molti la Costa d’Avorio (3%), Guinea (3%) e Gambia (4%). Stati che, in caso di approvazione del nuovo SPG, saranno fra i primi a perdere i privilegi commerciali.
Non solo. Secondo studi della stessa Commissione europea, l'SPG è stato uno dei principali strumenti che l’UE ha potuto mettere in campo per tentare di ridurre la povertà nei paesi partner e contribuire al loro sviluppo sostenibile, anche attraverso ratifiche di convenzioni internazionali su diritti umani e ambiente.
🥕Bastoni e carote
Con il numero di sbarchi in aumento sulle coste europee, e in particolare in Italia (100.000 quest’anno, contro gli 11.000 del 2019), c’è chi vorrebbe utilizzare anche il commercio come un'arma per ridurre le migrazioni irregolari o, come in questo caso, i loro effetti sui paesi di destinazione in Europa.
Tentativi che l’Ue fa almeno dal 2016, con l’istituzione del Trust Fund per l’Africa da 5 miliardi di euro e il finanziamento diretto o indiretto dell’apparato di contrasto alla migrazione irregolare dei paesi di origine e transito. Il rischio, tuttavia, è duplice: mettere a repentaglio il raggiungimento di altri obiettivi europei e alienarsi sul piano politico Paesi fondamentali su più fronti, come il Marocco o la Tunisia.
Non esattamente la strategia di lungo periodo per il governo delle migrazioni di cui l’Europa ha urgente bisogno.
👉🇺🇦 Volodymyr Zelensky vola a Washington per incontrare Joe Biden e parlare al Congresso Usa. Una visita cruciale per il presidente ucraino, nel suo primo viaggio all’estero dall’inizio del conflitto. Ne parliamo nel nostro ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zelensky-va-washington-37105
🌍 GUERRA IN UCRAINA: ARMI E FONDI ILLIMITATI?
🛬 Mr. Zelensky went to Washington
Un grazie e una richiesta, quella di avere ancora più armi. Questo è in estrema sintesi il messaggio che Zelensky ha portato ieri a Biden e al Congresso americano durante la sua rapida visita a Washington. Si trattava del primo viaggio fuori dall’Ucraina dall’inizio della guerra, e il tempismo non è casuale. Complice l’inverno, sul fronte si rischia uno stallo militare che complica i piani ucraini di riconquista.
Ma Kiev teme uno stallo anche nel supporto americano. Il 3 gennaio si insedia infatti la nuova Camera a maggioranza repubblicana, tra le cui fila più di un esponente di spicco ha dichiarato che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è finito. Proprio a loro Zelensky si è rivolto, dicendo “il vostro denaro non è beneficenza. È un investimento nella democrazia”. Investimento che Biden ha nuovamente sottoscritto.
🇺🇸 The Patriot
In occasione della visita del presidente ucraino, Biden ha annunciato un nuovo pacchetto di forniture militari per Kiev da 1,8 miliardi di dollari. In cui non si trovano i missili a lungo raggio più volte richiesti dall’Ucraina, ma compare per la prima volta un altro dei desiderata di Kiev: il sistema missilistico (difensivo) Patriot.
Il supporto americano per l’Ucraina rimane quindi solido. Non a caso Zelensky si è recato a Washington (che finora ha stanziato per Kiev 25 miliardi di aiuti militari) invece che a Bruxelles (12 miliardi di dollari stanziati). Ma anche gli Stati Uniti potrebbero faticare a tenere ancora questo ritmo: ieri Biden ha sottolineato le difficoltà dell’industria militare americana a soddisfare le commesse del Pentagono. Difficoltà che però si registrano anche sul fronte avversario.
💸 Aspettando il deficit
Ieri, in un incontro con i vertici militari russi, Putin ha ammesso pubblicamente che l’operazione militare speciale in Ucraina sta mostrando problemi militari. Comunque risolvibili, secondo il presidente russo, che promette per questa guerra finanziamenti illimitati.
A guardare il bilancio pubblico russo, lo spazio per il sostegno economico si sta riducendo ma c’è ancora. Grazie alla tassa sugli extraprofitti di Gazprom, l’avanzo di bilancio della Russia è più che quadruplicato a novembre. L’anno dovrebbe chiudersi con un deficit di bilancio del 2%, che però sarà facilmente coperto dal fondo sovrano nazionale cresciuto di 50 miliardi di dollari dall’inizio della guerra grazie alle esportazioni di petrolio e gas.
Tra Russia e Ucraina, chi si troverà per prima a corto di munizioni?
👉 🇮🇱 Benjamin Netanyahu annuncia l’accordo per un nuovo governo di coalizione: sarà l’esecutivo più a destra della storia di Israele. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-sesta-volta-di-netanyahu-37112
👉 📷 L’anno della guerra. Difficile definire questo 2022 in modo diverso. L’ISPI ripercorre quest’anno di rottura con una selezione di 12 immagini emblematiche, accompagnate dalle analisi dei nostri ricercatori: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-2022-12-immagini-le-analisi-dellispi-37104
🛬 Mr. Zelensky went to Washington
Un grazie e una richiesta, quella di avere ancora più armi. Questo è in estrema sintesi il messaggio che Zelensky ha portato ieri a Biden e al Congresso americano durante la sua rapida visita a Washington. Si trattava del primo viaggio fuori dall’Ucraina dall’inizio della guerra, e il tempismo non è casuale. Complice l’inverno, sul fronte si rischia uno stallo militare che complica i piani ucraini di riconquista.
Ma Kiev teme uno stallo anche nel supporto americano. Il 3 gennaio si insedia infatti la nuova Camera a maggioranza repubblicana, tra le cui fila più di un esponente di spicco ha dichiarato che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è finito. Proprio a loro Zelensky si è rivolto, dicendo “il vostro denaro non è beneficenza. È un investimento nella democrazia”. Investimento che Biden ha nuovamente sottoscritto.
🇺🇸 The Patriot
In occasione della visita del presidente ucraino, Biden ha annunciato un nuovo pacchetto di forniture militari per Kiev da 1,8 miliardi di dollari. In cui non si trovano i missili a lungo raggio più volte richiesti dall’Ucraina, ma compare per la prima volta un altro dei desiderata di Kiev: il sistema missilistico (difensivo) Patriot.
Il supporto americano per l’Ucraina rimane quindi solido. Non a caso Zelensky si è recato a Washington (che finora ha stanziato per Kiev 25 miliardi di aiuti militari) invece che a Bruxelles (12 miliardi di dollari stanziati). Ma anche gli Stati Uniti potrebbero faticare a tenere ancora questo ritmo: ieri Biden ha sottolineato le difficoltà dell’industria militare americana a soddisfare le commesse del Pentagono. Difficoltà che però si registrano anche sul fronte avversario.
💸 Aspettando il deficit
Ieri, in un incontro con i vertici militari russi, Putin ha ammesso pubblicamente che l’operazione militare speciale in Ucraina sta mostrando problemi militari. Comunque risolvibili, secondo il presidente russo, che promette per questa guerra finanziamenti illimitati.
A guardare il bilancio pubblico russo, lo spazio per il sostegno economico si sta riducendo ma c’è ancora. Grazie alla tassa sugli extraprofitti di Gazprom, l’avanzo di bilancio della Russia è più che quadruplicato a novembre. L’anno dovrebbe chiudersi con un deficit di bilancio del 2%, che però sarà facilmente coperto dal fondo sovrano nazionale cresciuto di 50 miliardi di dollari dall’inizio della guerra grazie alle esportazioni di petrolio e gas.
Tra Russia e Ucraina, chi si troverà per prima a corto di munizioni?
👉 🇮🇱 Benjamin Netanyahu annuncia l’accordo per un nuovo governo di coalizione: sarà l’esecutivo più a destra della storia di Israele. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-sesta-volta-di-netanyahu-37112
👉 📷 L’anno della guerra. Difficile definire questo 2022 in modo diverso. L’ISPI ripercorre quest’anno di rottura con una selezione di 12 immagini emblematiche, accompagnate dalle analisi dei nostri ricercatori: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-2022-12-immagini-le-analisi-dellispi-37104
🌏UN MONDO MALATO?
🦠 È di nuovo emergenza
A due settimane dal “liberi tutti”, la pandemia in Cina è di nuovo esplosa. Con il numero di casi vertiginosamente in aumento (37 milioni di persone potenzialmente contagiate in un solo giorno questa settimana) e gli ospedali già pieni, il Paese deve fare i conti anche con un altro problema: la diffusa carenza di medicinali.
Una carenza che comincia a essere riscontrata anche in altre parti del mondo (Europa e Usa). Dove i vaccini e la “endemizzazione” contribuiscono a mantenere i contagi da Covid sotto controllo (in Italia il 76% della popolazione ha ricevuto il booster, contro il 58% cinese), ma la ricomparsa delle infezioni batteriche stagionali ha fatto esplodere la domanda di farmaci.
Insomma, a due anni da Wuhan la “palla” sembra essere tornata alla Cina, ma le conseguenze fanno il giro del globo.
💉Problema di costo
Il problema nasce dalla dipendenza occidentale dalle industrie farmaceutiche asiatiche. Mentre i prezzi regolamentati dei medicinali in Europa sono rimasti costanti per anni, il costo dei principi attivi come il paracetamolo è aumentato del 70% solo quest’anno. E così negli ultimi 20 anni molte aziende farmaceutiche occidentali hanno abbandonato un business non più redditizio, e la produzione mondiale ha iniziato a spostarsi verso l’Asia.
Nelle ultime settimane, l’aumento della domanda mondiale e la mancanza di personale nelle regioni colpite da Covid hanno colto di sorpresa le aziende farmaceutiche. E con Cina e India che producono tra il 60% e l'80% dei principi attivi farmaceutici del mondo, i nuovi colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento sono presto sfociati in carenze globali.
🇨🇳Ancora tu
Sono bastate poche settimane nel primo inverno senza mascherine per mettere in luce le fragilità dei sistemi sanitari mondiali. La carenza di principi attivi, come quella di semiconduttori, ricorda ai decisori politici le conseguenze di una dipendenza troppo forte da pochi, grandi fornitori in luoghi lontani del globo.
La Cina, in particolare, che da parte sua dimostra invece una costante volontà di segretezza, non contribuisce a tranquillizzare il resto del mondo. Da due settimane Pechino ha smesso di comunicare il numero di nuovi casi e decessi all’Organizzazione mondiale della sanità. Cifre dubbie sono oggi diventate assenti, proprio mentre gli esperti indipendenti stimano 5.000 morti al giorno e un milione entro la fine dell’anno prossimo.
La lotta contro il virus, che nel 2020 sembrava aver ridotto i conflitti tra le grandi potenze, sembra sempre più una lotta geopolitica.
🇺🇦👉 A che punto è la guerra in Ucraina a 300 giorni dall’inizio dell’invasione russa? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-la-guerra-prima-di-natale-37134
🎄Il mondo in tasca si prende una breve pausa e torna il 9 gennaio. Stay tuned: il nostro Dossier speciale sul Mondo nel 2023 esce domani. Buone Feste!
🦠 È di nuovo emergenza
A due settimane dal “liberi tutti”, la pandemia in Cina è di nuovo esplosa. Con il numero di casi vertiginosamente in aumento (37 milioni di persone potenzialmente contagiate in un solo giorno questa settimana) e gli ospedali già pieni, il Paese deve fare i conti anche con un altro problema: la diffusa carenza di medicinali.
Una carenza che comincia a essere riscontrata anche in altre parti del mondo (Europa e Usa). Dove i vaccini e la “endemizzazione” contribuiscono a mantenere i contagi da Covid sotto controllo (in Italia il 76% della popolazione ha ricevuto il booster, contro il 58% cinese), ma la ricomparsa delle infezioni batteriche stagionali ha fatto esplodere la domanda di farmaci.
Insomma, a due anni da Wuhan la “palla” sembra essere tornata alla Cina, ma le conseguenze fanno il giro del globo.
💉Problema di costo
Il problema nasce dalla dipendenza occidentale dalle industrie farmaceutiche asiatiche. Mentre i prezzi regolamentati dei medicinali in Europa sono rimasti costanti per anni, il costo dei principi attivi come il paracetamolo è aumentato del 70% solo quest’anno. E così negli ultimi 20 anni molte aziende farmaceutiche occidentali hanno abbandonato un business non più redditizio, e la produzione mondiale ha iniziato a spostarsi verso l’Asia.
Nelle ultime settimane, l’aumento della domanda mondiale e la mancanza di personale nelle regioni colpite da Covid hanno colto di sorpresa le aziende farmaceutiche. E con Cina e India che producono tra il 60% e l'80% dei principi attivi farmaceutici del mondo, i nuovi colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento sono presto sfociati in carenze globali.
🇨🇳Ancora tu
Sono bastate poche settimane nel primo inverno senza mascherine per mettere in luce le fragilità dei sistemi sanitari mondiali. La carenza di principi attivi, come quella di semiconduttori, ricorda ai decisori politici le conseguenze di una dipendenza troppo forte da pochi, grandi fornitori in luoghi lontani del globo.
La Cina, in particolare, che da parte sua dimostra invece una costante volontà di segretezza, non contribuisce a tranquillizzare il resto del mondo. Da due settimane Pechino ha smesso di comunicare il numero di nuovi casi e decessi all’Organizzazione mondiale della sanità. Cifre dubbie sono oggi diventate assenti, proprio mentre gli esperti indipendenti stimano 5.000 morti al giorno e un milione entro la fine dell’anno prossimo.
La lotta contro il virus, che nel 2020 sembrava aver ridotto i conflitti tra le grandi potenze, sembra sempre più una lotta geopolitica.
🇺🇦👉 A che punto è la guerra in Ucraina a 300 giorni dall’inizio dell’invasione russa? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-la-guerra-prima-di-natale-37134
🎄Il mondo in tasca si prende una breve pausa e torna il 9 gennaio. Stay tuned: il nostro Dossier speciale sul Mondo nel 2023 esce domani. Buone Feste!
🌍 UCRAINA, RECESSIONE E CRISI ENERGETICA: NEL 2023 VEDREMO DAVVERO LA QUIETE DOPO LE TEMPESTE? IL NOSTRO DOSSIER SUL MONDO CHE VERRÀ
Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata, imprevedibile, la bufera, con l’invasione russa dell’Ucraina che ha lasciato tutta la comunità internazionale attonita. Eppure, oggi ci sono segnali che indicano che le nubi all’orizzonte potrebbero diradarsi: l’Europa si è rifornita di approvvigionamenti di gas sufficienti a passare l’inverno; la Black Sea Grain Initiative e il calo dei prezzi del grano hanno scongiurato una crisi alimentare mondiale; l’inflazione sembra aver rallentato la propria corsa.
🔍 Sarà davvero “la quiete dopo le tempeste”? Per rispondere a questa e molte altre domande, anche quest’anno ISPI vi presenta il dossier speciale sul "Mondo nel 2023", con le previsioni sulla geopolitica e la geoeconomia dell’anno che ci aspetta.
👉 Scoprilo qui: https://essay.ispionline.it/?page_id=5542
Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata, imprevedibile, la bufera, con l’invasione russa dell’Ucraina che ha lasciato tutta la comunità internazionale attonita. Eppure, oggi ci sono segnali che indicano che le nubi all’orizzonte potrebbero diradarsi: l’Europa si è rifornita di approvvigionamenti di gas sufficienti a passare l’inverno; la Black Sea Grain Initiative e il calo dei prezzi del grano hanno scongiurato una crisi alimentare mondiale; l’inflazione sembra aver rallentato la propria corsa.
🔍 Sarà davvero “la quiete dopo le tempeste”? Per rispondere a questa e molte altre domande, anche quest’anno ISPI vi presenta il dossier speciale sul "Mondo nel 2023", con le previsioni sulla geopolitica e la geoeconomia dell’anno che ci aspetta.
👉 Scoprilo qui: https://essay.ispionline.it/?page_id=5542
ISPI
Quiete dopo le tempeste… Really? | ISPI
Torna su ispionline.it Il Mondo nel 2023 Quiete dopo le tempeste… Really? Leggi in Inglese Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata, imprevedibile, la tempesta. L’invasione russa dell’Ucraina ha lasciato tutta…
🌍 IL MONDO NEL 2023: SCOPRI I GRANDI TEMI DELLA GEOPOLITICA PER FARE UN FIGURONE ALLA CENA DI CAPODANNO
Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata la tempesta. L’invasione russa dell’Ucraina ha lasciato tutta la comunità internazionale attonita. I venti della discordia sembravano sul punto di far saltare anche i fragili equilibri fra Cina e Taiwan. I prezzi dell’energia si sono impennati, e l’inflazione è schizzata alle stelle, mentre la globalizzazione sembrava andare in frantumi.
⛅ Ma cosa ci aspetta nel 2023? Sarà davvero un anno di quiete dopo le tempeste? Per rispondere a queste e molte altre domande, anche quest’anno vi presentiamo il nostro Dossier speciale sulla geopolitica del mondo che verrà.
https://essay.ispionline.it/?page_id=5542
Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata la tempesta. L’invasione russa dell’Ucraina ha lasciato tutta la comunità internazionale attonita. I venti della discordia sembravano sul punto di far saltare anche i fragili equilibri fra Cina e Taiwan. I prezzi dell’energia si sono impennati, e l’inflazione è schizzata alle stelle, mentre la globalizzazione sembrava andare in frantumi.
⛅ Ma cosa ci aspetta nel 2023? Sarà davvero un anno di quiete dopo le tempeste? Per rispondere a queste e molte altre domande, anche quest’anno vi presentiamo il nostro Dossier speciale sulla geopolitica del mondo che verrà.
https://essay.ispionline.it/?page_id=5542
ISPI
Quiete dopo le tempeste… Really? | ISPI
Torna su ispionline.it Il Mondo nel 2023 Quiete dopo le tempeste… Really? Leggi in Inglese Dopo due anni di pandemia, il 2022 doveva essere un anno liberatorio. E invece è arrivata, imprevedibile, la tempesta. L’invasione russa dell’Ucraina ha lasciato tutta…