🌎 ECONOMIA MONDIALE: BOCCATA DI OSSIGENO
📉 Alte aspettative
10%. Questo il livello dell’inflazione dell’Eurozona a novembre. In discesa rispetto al +10,6% di ottobre, ma soprattutto più bassa rispetto a quanto ci si attendeva (+10,4%): una novità dopo mesi di previsioni costantemente sottostimate. A contribuire a questa frenata è soprattutto il calo dei prezzi del gas, che ha più che controbilanciato il leggero aumento dell’inflazione alimentare.
Di fronte a questi numeri positivi, dal consiglio direttivo della BCE del 15 dicembre ci si aspetta ora un aumento dei tassi più contenuto rispetto a quelli passati (50 invece che 75 punti base). Anche perché proprio ieri, sull’altra sponda dell’Atlantico, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha annunciato che rallenterà il ritmo dei rialzi dei tassi. Un messaggio che ha fatto esultare Wall Street (S&P500 ha guadagnato il 3% in un solo giorno). Ma non solo.
💰Per qualche dollaro in più
I segnali di allentamento della politica monetaria americana vanno a indebolire il dollaro, ora in forte discesa dopo aver toccato i massimi degli ultimi 20 anni. Nel mese di novembre ha perso il 5% rispetto alle altre principali valute: il maggior calo mensile dal settembre 2010. Certo rimane su valori del 10% superiori a quelli di inizio anno, ma questa discesa allevia la pressione sui mercati emergenti.
Un dollaro forte rende infatti più costoso per le economie più fragili servire i propri debiti espressi in questa valuta (vedi lo Sri Lanka). E incentiva i disinvestimenti dai loro fondi obbligazionari. Dai quali nell’ultimo anno sono fuoriusciti ben 85 miliardi di dollari (il record di sempre). Un deflusso interrottosi nelle ultime settimane, proprio in virtù del calo del dollaro. Buone notizie per questi mercati arrivano però anche dalla Cina.
🔀 Plot twist
A sostenere il rally di azioni e obbligazioni nei mercati emergenti ha contribuito anche la prospettiva di un allentamento della politica “zero Covid” in Cina. Che pesa come un macigno sull’economia cinese (e quindi mondiale): il 65% della produzione industriale cinese risulta rallentata da quarantene e restrizioni.
Ieri, di fronte a proteste che non accennano a fermarsi, il funzionario responsabile della strategia cinese contro il coronavirus ha però dichiarato che la lotta alla pandemia entra "in una nuova fase" considerando la minor pericolosità della variante Omicron. In alcune zone di Guangzhou, nonostante il numero record di casi, il lockdown sarebbe stato allentato. E si segnalano distretti di Pechino dove è stato autorizzato ai positivi l'isolamento domiciliare piuttosto che la quarantena centralizzata.
Una “quarantena” in meno anche per l’economia mondiale?
👉🔴Manca poco all’inizio dei Rome MED Dialogues 2022. Da domani oltre 1000 partecipanti da più di 50 paesi si riuniscono a Roma per discutere il futuro del Mediterraneo e del Medio Oriente, l’impatto della pandemia e della guerra sulla regione, le sfide per risolvere i conflitti in corso e progettare un’epoca di sicurezza energetica e alimentare. La partecipazione in presenza è al completo, ma è ancora possibile iscriversi per assistere ai 35 panel online su: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2022/
📉 Alte aspettative
10%. Questo il livello dell’inflazione dell’Eurozona a novembre. In discesa rispetto al +10,6% di ottobre, ma soprattutto più bassa rispetto a quanto ci si attendeva (+10,4%): una novità dopo mesi di previsioni costantemente sottostimate. A contribuire a questa frenata è soprattutto il calo dei prezzi del gas, che ha più che controbilanciato il leggero aumento dell’inflazione alimentare.
Di fronte a questi numeri positivi, dal consiglio direttivo della BCE del 15 dicembre ci si aspetta ora un aumento dei tassi più contenuto rispetto a quelli passati (50 invece che 75 punti base). Anche perché proprio ieri, sull’altra sponda dell’Atlantico, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha annunciato che rallenterà il ritmo dei rialzi dei tassi. Un messaggio che ha fatto esultare Wall Street (S&P500 ha guadagnato il 3% in un solo giorno). Ma non solo.
💰Per qualche dollaro in più
I segnali di allentamento della politica monetaria americana vanno a indebolire il dollaro, ora in forte discesa dopo aver toccato i massimi degli ultimi 20 anni. Nel mese di novembre ha perso il 5% rispetto alle altre principali valute: il maggior calo mensile dal settembre 2010. Certo rimane su valori del 10% superiori a quelli di inizio anno, ma questa discesa allevia la pressione sui mercati emergenti.
Un dollaro forte rende infatti più costoso per le economie più fragili servire i propri debiti espressi in questa valuta (vedi lo Sri Lanka). E incentiva i disinvestimenti dai loro fondi obbligazionari. Dai quali nell’ultimo anno sono fuoriusciti ben 85 miliardi di dollari (il record di sempre). Un deflusso interrottosi nelle ultime settimane, proprio in virtù del calo del dollaro. Buone notizie per questi mercati arrivano però anche dalla Cina.
🔀 Plot twist
A sostenere il rally di azioni e obbligazioni nei mercati emergenti ha contribuito anche la prospettiva di un allentamento della politica “zero Covid” in Cina. Che pesa come un macigno sull’economia cinese (e quindi mondiale): il 65% della produzione industriale cinese risulta rallentata da quarantene e restrizioni.
Ieri, di fronte a proteste che non accennano a fermarsi, il funzionario responsabile della strategia cinese contro il coronavirus ha però dichiarato che la lotta alla pandemia entra "in una nuova fase" considerando la minor pericolosità della variante Omicron. In alcune zone di Guangzhou, nonostante il numero record di casi, il lockdown sarebbe stato allentato. E si segnalano distretti di Pechino dove è stato autorizzato ai positivi l'isolamento domiciliare piuttosto che la quarantena centralizzata.
Una “quarantena” in meno anche per l’economia mondiale?
👉🔴Manca poco all’inizio dei Rome MED Dialogues 2022. Da domani oltre 1000 partecipanti da più di 50 paesi si riuniscono a Roma per discutere il futuro del Mediterraneo e del Medio Oriente, l’impatto della pandemia e della guerra sulla regione, le sfide per risolvere i conflitti in corso e progettare un’epoca di sicurezza energetica e alimentare. La partecipazione in presenza è al completo, ma è ancora possibile iscriversi per assistere ai 35 panel online su: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2022/
🔴 LIVE ALLE 10:00: Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella aprirà la prima giornata della conferenza annuale Rome #MED2022 Dialogues, insieme al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, al Presidente della Mauritania Mohamed Cheikh El Ghazouani, e al Presidente del Niger Mohammed Bazoum. La conferenza, organizzata da ISPI e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ogni anno raduna leader, esperti ed esponenti della società civile per discutere le sfide geopolitiche ed economiche dei paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Sono più di 1000 i partecipanti dell'ottava edizione, provenienti da oltre 60 paesi.
Tra gli oltre 200 relatori e relatrici che interverranno in 40 sessioni, saranno presenti anche il Principe Hassan Bin Talal su delega del Re di Giordania, Ramtane Lamamra, Ministro degli Affari Esteri dell’Algeria, Sameh Shoukry, Ministro degli Affari Esteri dell’Egitto, Fuad Hussein, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri dell'Iraq, e Abdullah Bou Habib, Ministro degli Affari Esteri del Libano.
🖊 Scopri il programma e registrati ora per seguire tutte le sessioni in diretta: https://med.ispionline.it/
Tra gli oltre 200 relatori e relatrici che interverranno in 40 sessioni, saranno presenti anche il Principe Hassan Bin Talal su delega del Re di Giordania, Ramtane Lamamra, Ministro degli Affari Esteri dell’Algeria, Sameh Shoukry, Ministro degli Affari Esteri dell’Egitto, Fuad Hussein, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri dell'Iraq, e Abdullah Bou Habib, Ministro degli Affari Esteri del Libano.
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🌍 UCRAINA: VENTI DI PACE?
🚪Exit strategy
“È un piano malato”, quello di Putin, ma “se davvero ha interesse a chiudere questa guerra” la porta del dialogo rimane aperta. Sono le parole pronunciate ieri da Biden, in una conferenza stampa congiunta a Washington dopo il bilaterale con Macron.
Parole forse scontate, che acquistano però un peso diverso se arrivano lo stesso giorno di un’intervista in cui Zelensky non esclude che la guerra possa “finire nei prossimi mesi”. Parole che comunque resteranno tali, a meno di un'apertura di Mosca a un dialogo costruttivo.
❄️L’inverno più duro
Proseguono invece gli attacchi russi a civili e infrastrutture in Ucraina. Nel tentativo di Mosca di rendere l’inverno il più duro possibile per la popolazione. Settimana scorsa a Kiev il 60% dei cittadini era senza elettricità, mentre mercoledì gli incendi divampati nel tentativo di scaldarsi hanno ucciso 9 persone in sole 24 ore. Intanto, l’OMS prevede che, a causa di freddo e mancanza di cibo, altri 3 milioni di persone potrebbero decidere di abbandonare il paese. Un quasi raddoppio rispetto agli ucraini e ucraine già all’estero.
In risposta, martedì la NATO ha promesso di aiutare Kiev a ricostruire la propria infrastruttura civile, mentre gli Usa hanno stanziato altri 53 milioni di dollari. Ma è una goccia nel mare: secondo la Commissione europea, sino a oggi la guerra ha provocato almeno €600 miliardi di danni. Una cifra equivalente a oltre tre volte l’intero PIL ucraino prebellico.
💸 Vittoria mutilata?
Anche l’Italia, per voce del Ministro degli Esteri Tajani, ha fatto sapere che “è giunta l’ora di lavorare a una pace giusta per l’Ucraina”. Già, perché i costi della guerra non sono sostenuti soltanto dai diretti interessati nel conflitto. Anzi, sommati insieme, i costi di aiuti militari, finanziari e umanitari sostenuti da Stati Uniti e paesi europei sono praticamente equivalenti a quelli che si stima abbia sostenuto la Russia (77 contro 82 miliardi di dollari).
Cui si aggiungono i costi indiretti, causati dalla crisi energetica e alimentare. Con la recessione economica alle porte in Occidente, una soluzione pacifica del conflitto converrebbe a molti Paesi. Ma, avverte Macron, “non spingeremo gli ucraini ad accettare un compromesso”.
Insomma, niente frozen conflict: questa volta l’obiettivo è una pace duratura.
👉🔴 Sta per concludersi la prima giornata dei Rome MED Dialogues 2022 organizzati dall’ISPI insieme al Ministero degli Affari Esteri e aperti stamattina dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Oltre 200 relatrici e relatori da 60 paesi si incontrano oggi e domani a Roma per discutere delle sfide geopolitiche del Mediterraneo e del Medio Oriente. Potete riguardare tutte le sessioni e seguire i lavori di domani interamente online, iscrivendovi qui: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2022/
🚪Exit strategy
“È un piano malato”, quello di Putin, ma “se davvero ha interesse a chiudere questa guerra” la porta del dialogo rimane aperta. Sono le parole pronunciate ieri da Biden, in una conferenza stampa congiunta a Washington dopo il bilaterale con Macron.
Parole forse scontate, che acquistano però un peso diverso se arrivano lo stesso giorno di un’intervista in cui Zelensky non esclude che la guerra possa “finire nei prossimi mesi”. Parole che comunque resteranno tali, a meno di un'apertura di Mosca a un dialogo costruttivo.
❄️L’inverno più duro
Proseguono invece gli attacchi russi a civili e infrastrutture in Ucraina. Nel tentativo di Mosca di rendere l’inverno il più duro possibile per la popolazione. Settimana scorsa a Kiev il 60% dei cittadini era senza elettricità, mentre mercoledì gli incendi divampati nel tentativo di scaldarsi hanno ucciso 9 persone in sole 24 ore. Intanto, l’OMS prevede che, a causa di freddo e mancanza di cibo, altri 3 milioni di persone potrebbero decidere di abbandonare il paese. Un quasi raddoppio rispetto agli ucraini e ucraine già all’estero.
In risposta, martedì la NATO ha promesso di aiutare Kiev a ricostruire la propria infrastruttura civile, mentre gli Usa hanno stanziato altri 53 milioni di dollari. Ma è una goccia nel mare: secondo la Commissione europea, sino a oggi la guerra ha provocato almeno €600 miliardi di danni. Una cifra equivalente a oltre tre volte l’intero PIL ucraino prebellico.
💸 Vittoria mutilata?
Anche l’Italia, per voce del Ministro degli Esteri Tajani, ha fatto sapere che “è giunta l’ora di lavorare a una pace giusta per l’Ucraina”. Già, perché i costi della guerra non sono sostenuti soltanto dai diretti interessati nel conflitto. Anzi, sommati insieme, i costi di aiuti militari, finanziari e umanitari sostenuti da Stati Uniti e paesi europei sono praticamente equivalenti a quelli che si stima abbia sostenuto la Russia (77 contro 82 miliardi di dollari).
Cui si aggiungono i costi indiretti, causati dalla crisi energetica e alimentare. Con la recessione economica alle porte in Occidente, una soluzione pacifica del conflitto converrebbe a molti Paesi. Ma, avverte Macron, “non spingeremo gli ucraini ad accettare un compromesso”.
Insomma, niente frozen conflict: questa volta l’obiettivo è una pace duratura.
👉🔴 Sta per concludersi la prima giornata dei Rome MED Dialogues 2022 organizzati dall’ISPI insieme al Ministero degli Affari Esteri e aperti stamattina dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Oltre 200 relatrici e relatori da 60 paesi si incontrano oggi e domani a Roma per discutere delle sfide geopolitiche del Mediterraneo e del Medio Oriente. Potete riguardare tutte le sessioni e seguire i lavori di domani interamente online, iscrivendovi qui: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2022/
🔴 LIVE ALLE 9:00: Comincia la seconda giornata dei Rome #MED2022 Dialogues. Ogni anno, la conferenza, organizzata da ISPI e dal Ministero degli Affari Esteri, raduna leader, esperti ed esponenti della società civile per discutere delle sfide geopolitiche ed economiche dei paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Rivedi il video highlights del primo giorno, con il discorso di apertura del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, e registrati per vedere le sessioni di oggi e la cerimonia di chiusura alle 16:00, con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani.
🖊 Registrati e segui tutte le sessioni in diretta: https://med.ispionline.it/
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🌏PETROLIO: DALLA RUSSIA SENZA AMORE
🚢Misure e contromisure
Embargo e price cap. Sono queste le due misure entrate in vigore oggi e che riguardano il greggio russo. La prima, imposta dall’UE, riguarda le importazioni via mare. La seconda, imposta a livello di Paesi G7 (più l’Australia), vieta alle compagnie con sede nei paesi sanzionatori di assicurare e finanziare carichi russi verso paesi terzi, a meno che questi siano venduti ad un prezzo minore del tetto ($60 al barile, da aggiornare ogni due mesi).
L'ennesimo tentativo occidentale di ridurre una fonte di entrate per Mosca, preservando tuttavia il funzionamento dei mercati globali. Ma il Cremlino avverte: piuttosto che vendere a un prezzo imposto dai paesi occidentali, potrebbe tagliare la produzione.
📉Come si cambia
A prima vista, price cap ed embargo sembrerebbero poter assestare un forte colpo sulle finanze di Mosca. In realtà, da tempo i mercati si erano già mossi nella stessa direzione. Sanzioni o no, da mesi buona parte delle compagnie europee ha smesso di comprare greggio russo, provocando un crollo delle esportazioni verso l’Europa da 2,5 a 1,5 Mb/giorno.
In mancanza di acquirenti europei gli esportatori russi si erano rivolti ai mercati asiatici, dove sono però costretti a vendere a forte sconto ($25/$35 al barile) rispetto al Brent - il petrolio di riferimento europeo. Tanto che il prezzo del greggio russo oggi si aggira sui $62 al barile, vicinissimo al cap e ben lontano dagli 88 dollari del Brent. Tanto che c’è chi pensa che il price cap sia principalmente un segnale ai mercati, utile a convincere gli operatori che lo spread Brent-Urals resterà a lungo.
🛢L’attesa
Andamenti, quelli sul mercato petrolifero, che non interessano solo a Russia e Paesi occidentali. Dopo il rapido incontro di ieri, l’Opec ha fatto sapere che non taglierà ulteriormente la produzione per contrastare il recente calo del prezzo del greggio. Un'Opec che dunque questa volta non concede nulla a Mosca, preferendo aspettare gennaio prima di compiere la prossima mossa.
Ma se gli effetti delle sanzioni sul greggio russo si vedranno solo nei prossimi mesi, in Europa i negoziati qualche conseguenza l’hanno già avuta. Ancora una volta l’Ue si è infatti dimostrata divisa, tra oltranzisti (Polonia, baltici) e prudenti (Germania, Italia).
Così a ogni nuova sanzione viene da chiedersi a chi farà più male: al governo russo o all’unità europea?
👉 🇮🇷 In Iran i manifestanti indicono tre giorni di sciopero generale. E gli osservatori avvertono: “Anche se fosse confermata, l’abolizione del velo non fermerebbe la protesta”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-sciopero-generale-36945
👉 🎙 Dopo che un incendio nella provincia nord-occidentale dello Xinjiang ha causato diversi morti, in Cina si sono moltiplicate le proteste contro le restrizioni anti-Covid. Ma qual è la loro particolarità? E cosa possiamo aspettarci nel futuro? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-dove-portano-le-proteste-cina-36877
🚢Misure e contromisure
Embargo e price cap. Sono queste le due misure entrate in vigore oggi e che riguardano il greggio russo. La prima, imposta dall’UE, riguarda le importazioni via mare. La seconda, imposta a livello di Paesi G7 (più l’Australia), vieta alle compagnie con sede nei paesi sanzionatori di assicurare e finanziare carichi russi verso paesi terzi, a meno che questi siano venduti ad un prezzo minore del tetto ($60 al barile, da aggiornare ogni due mesi).
L'ennesimo tentativo occidentale di ridurre una fonte di entrate per Mosca, preservando tuttavia il funzionamento dei mercati globali. Ma il Cremlino avverte: piuttosto che vendere a un prezzo imposto dai paesi occidentali, potrebbe tagliare la produzione.
📉Come si cambia
A prima vista, price cap ed embargo sembrerebbero poter assestare un forte colpo sulle finanze di Mosca. In realtà, da tempo i mercati si erano già mossi nella stessa direzione. Sanzioni o no, da mesi buona parte delle compagnie europee ha smesso di comprare greggio russo, provocando un crollo delle esportazioni verso l’Europa da 2,5 a 1,5 Mb/giorno.
In mancanza di acquirenti europei gli esportatori russi si erano rivolti ai mercati asiatici, dove sono però costretti a vendere a forte sconto ($25/$35 al barile) rispetto al Brent - il petrolio di riferimento europeo. Tanto che il prezzo del greggio russo oggi si aggira sui $62 al barile, vicinissimo al cap e ben lontano dagli 88 dollari del Brent. Tanto che c’è chi pensa che il price cap sia principalmente un segnale ai mercati, utile a convincere gli operatori che lo spread Brent-Urals resterà a lungo.
🛢L’attesa
Andamenti, quelli sul mercato petrolifero, che non interessano solo a Russia e Paesi occidentali. Dopo il rapido incontro di ieri, l’Opec ha fatto sapere che non taglierà ulteriormente la produzione per contrastare il recente calo del prezzo del greggio. Un'Opec che dunque questa volta non concede nulla a Mosca, preferendo aspettare gennaio prima di compiere la prossima mossa.
Ma se gli effetti delle sanzioni sul greggio russo si vedranno solo nei prossimi mesi, in Europa i negoziati qualche conseguenza l’hanno già avuta. Ancora una volta l’Ue si è infatti dimostrata divisa, tra oltranzisti (Polonia, baltici) e prudenti (Germania, Italia).
Così a ogni nuova sanzione viene da chiedersi a chi farà più male: al governo russo o all’unità europea?
👉 🇮🇷 In Iran i manifestanti indicono tre giorni di sciopero generale. E gli osservatori avvertono: “Anche se fosse confermata, l’abolizione del velo non fermerebbe la protesta”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-sciopero-generale-36945
👉 🎙 Dopo che un incendio nella provincia nord-occidentale dello Xinjiang ha causato diversi morti, in Cina si sono moltiplicate le proteste contro le restrizioni anti-Covid. Ma qual è la loro particolarità? E cosa possiamo aspettarci nel futuro? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-dove-portano-le-proteste-cina-36877
🌍 VERTICE UE-BALCANI OCCIDENTALI: IL DIAVOLO STA NEI DETTAGLI
🛣 Rotta balcanica
Oggi si è tenuto a Tirana il vertice Unione Europea-Balcani Occidentali. Si è trattato del primo summit di questo tipo organizzato nella regione (a differenza dei precedenti, tenutisi nei Paesi Ue). Per l’occasione, Bruxelles ha schierato entrambe le sue cariche apicali, Charles Michel e Ursula von der Leyen: di questi tempi, una rarità. A loro è toccato il difficile compito di discutere, insieme ai leader dei sei Paesi balcanici, un’agenda tanto ricca quanto divisiva.
Si è infatti parlato del sostegno europeo (per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro) alla regione per far fronte agli effetti della guerra e della crisi energetica. Della liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo e delle migrazioni sulla rotta balcanica, che quest’anno ha visto 281 mila attraversamenti irregolari: +77% vs 2021. E, ovviamente, la discussione sull’adesione all’Ue.
⏳ Non ti allargare
L’allargamento dell’Ue ad Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia ha sempre avuto un’andatura altalenante, ma quest’estate ha raggiunto ritmi da montagne russe diplomatiche, con il fiasco del vertice di Bruxelles e le frustrazioni rispetto a un processo visto dai leader della regione come inconcludente, fino a, solo un mese dopo, l’avvio dei negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord.
La concretezza di questo processo, tuttavia, rimane in dubbio. Il progresso a piccolissimi passi dei paesi candidati o aspiranti tali è spesso corrisposto a una scarsa fiducia nel reale interesse dei paesi membri. L'UE manda però oggi un messaggio più propositivo, per una “collaborazione rafforzata” con i paesi della regione, anche e soprattutto in risposta alla guerra in Ucraina.
🇷🇸 Serbo rancore
La valenza di questo summit è insomma più politica che programmatica. Pur confermando la volontà di un futuro nell’Ue per i paesi della regione, il fulcro rimane stabilire una linea comune su una serie di punti chiave.
Primo tra tutti quello della politica estera e di sicurezza a comune. Su questo punto, tutti gli occhi guardano alla Serbia, che non ha imposto sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Belgrado è poi al centro delle attenzioni anche per i rapporti con il Kosovo. La tensione tra i due paesi aveva quasi portato a un boicottaggio del summit da parte del presidente Aleksandar Vučić, mentre una normalizzazione con il Kosovo rimane nelle aspettative di Bruxelles. I desiderata di un allineamento politico della Serbia con l’Ue, oltre che sulle sanzioni, riguardano la politica dei visti, funzionale per la gestione dei confini lungo la rotta balcanica.
Riusciranno le agende a convergere al di là delle buone intenzioni?
👉 🇸🇩 Raggiunta un’intesa con i militari per la transizione democratica in Sudan. La comunità internazionale plaude ma nel paese sono già in corso le proteste. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudan-laccordo-ce-ma-36951
🛣 Rotta balcanica
Oggi si è tenuto a Tirana il vertice Unione Europea-Balcani Occidentali. Si è trattato del primo summit di questo tipo organizzato nella regione (a differenza dei precedenti, tenutisi nei Paesi Ue). Per l’occasione, Bruxelles ha schierato entrambe le sue cariche apicali, Charles Michel e Ursula von der Leyen: di questi tempi, una rarità. A loro è toccato il difficile compito di discutere, insieme ai leader dei sei Paesi balcanici, un’agenda tanto ricca quanto divisiva.
Si è infatti parlato del sostegno europeo (per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro) alla regione per far fronte agli effetti della guerra e della crisi energetica. Della liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo e delle migrazioni sulla rotta balcanica, che quest’anno ha visto 281 mila attraversamenti irregolari: +77% vs 2021. E, ovviamente, la discussione sull’adesione all’Ue.
⏳ Non ti allargare
L’allargamento dell’Ue ad Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia ha sempre avuto un’andatura altalenante, ma quest’estate ha raggiunto ritmi da montagne russe diplomatiche, con il fiasco del vertice di Bruxelles e le frustrazioni rispetto a un processo visto dai leader della regione come inconcludente, fino a, solo un mese dopo, l’avvio dei negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord.
La concretezza di questo processo, tuttavia, rimane in dubbio. Il progresso a piccolissimi passi dei paesi candidati o aspiranti tali è spesso corrisposto a una scarsa fiducia nel reale interesse dei paesi membri. L'UE manda però oggi un messaggio più propositivo, per una “collaborazione rafforzata” con i paesi della regione, anche e soprattutto in risposta alla guerra in Ucraina.
🇷🇸 Serbo rancore
La valenza di questo summit è insomma più politica che programmatica. Pur confermando la volontà di un futuro nell’Ue per i paesi della regione, il fulcro rimane stabilire una linea comune su una serie di punti chiave.
Primo tra tutti quello della politica estera e di sicurezza a comune. Su questo punto, tutti gli occhi guardano alla Serbia, che non ha imposto sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Belgrado è poi al centro delle attenzioni anche per i rapporti con il Kosovo. La tensione tra i due paesi aveva quasi portato a un boicottaggio del summit da parte del presidente Aleksandar Vučić, mentre una normalizzazione con il Kosovo rimane nelle aspettative di Bruxelles. I desiderata di un allineamento politico della Serbia con l’Ue, oltre che sulle sanzioni, riguardano la politica dei visti, funzionale per la gestione dei confini lungo la rotta balcanica.
Riusciranno le agende a convergere al di là delle buone intenzioni?
👉 🇸🇩 Raggiunta un’intesa con i militari per la transizione democratica in Sudan. La comunità internazionale plaude ma nel paese sono già in corso le proteste. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudan-laccordo-ce-ma-36951
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🌏 CINA: IL DOPPIO FRONTE DI XI
🌄 Nuova era
Una “partnership strategica” tra Cina e Arabia Saudita, che dovrebbe portare i leader dei due Paesi a incontrarsi ogni due anni. È l’annuncio dato ieri da Xi Jinping, che ha definito la sua tre giorni di visite nel Golfo “l’inizio di una nuova era”. In effetti era dal 2016 che il presidente cinese mancava dal Medio Oriente.
Ma una nuova era è anche quella che sta cominciando in Cina, con il rilassamento delle politiche “zero Covid” dopo due settimane di forti proteste. Una transizione cruciale per Pechino, per l’economia globale, e per un’Europa assetata di gas.
🏠 Terapia d’urto
Dopo due settimane di proteste molto dure contro le politiche zero Covid in Cina è arrivata la repressione, seguita però ieri da un forte rilassamento delle restrizioni. Isolamento a casa, meno test, maggiore possibilità di spostamenti interni. Una boccata d’ossigeno per un’economia gravemente rallentata dalla risposta sanitaria, con un PIL che quest’anno crescerà solo del 3% (molto meno del 5,5% cui Pechino puntava inizialmente) e investimenti immobiliari giù del 16% nel corso di una delle crisi più profonde degli ultimi decenni.
Ma l’uscita dalle politiche zero Covid non è senza rischi. La settimana scorsa i contagi nel Paese hanno toccato livelli record (40.000 al giorno) e, malgrado quella che sembra una recente frenata, stanno mettendo gli ospedali sotto fronte pressione. Nella capitale, Pechino, mancano forniture essenziali come paracetamolo e ibuprofene, e il personale medico viene spostato da altri reparti verso le sezioni Covid. Conseguenza di tassi di vaccinazione ancora troppo bassi, e di una popolazione poco esposta al virus fino a pochi mesi fa.
🏺Vasi comunicanti
Le riaperture cinesi sono una buona notizia per l’economia mondiale, e certamente per l’Arabia Saudita, dal momento che Riad è ancora il primo fornitore di greggio verso Pechino (17%, contro il 15% della Russia).
Ma sono anche un grattacapo per un’Europa all’affannosa ricerca di gas. Dei 53 miliardi di metri cubi di GNL importati dall’Europa tra gennaio e ottobre di quest’anno per far fronte all’ammanco dalla Russia, ben 20 sono stati liberati dal calo della domanda cinese: quasi il doppio rispetto ai 12 miliardi in più forniti dagli Stati Uniti nello stesso periodo.
Mentre gran parte del mondo si rallegra, i Paesi europei forse sperano che l’uscita dalle politiche zero Covid duri ancora qualche mese in più.
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
👉🇵🇪 Il presidente del Perù Pedro Castillo è stato destituito dal parlamento dopo aver provato a scioglierlo ed è stato arrestato. La sua vice, Dina Boluarte, assume l’incarico. Cosa è successo? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/peru-il-fallito-golpe-di-castillo-36969
🌄 Nuova era
Una “partnership strategica” tra Cina e Arabia Saudita, che dovrebbe portare i leader dei due Paesi a incontrarsi ogni due anni. È l’annuncio dato ieri da Xi Jinping, che ha definito la sua tre giorni di visite nel Golfo “l’inizio di una nuova era”. In effetti era dal 2016 che il presidente cinese mancava dal Medio Oriente.
Ma una nuova era è anche quella che sta cominciando in Cina, con il rilassamento delle politiche “zero Covid” dopo due settimane di forti proteste. Una transizione cruciale per Pechino, per l’economia globale, e per un’Europa assetata di gas.
🏠 Terapia d’urto
Dopo due settimane di proteste molto dure contro le politiche zero Covid in Cina è arrivata la repressione, seguita però ieri da un forte rilassamento delle restrizioni. Isolamento a casa, meno test, maggiore possibilità di spostamenti interni. Una boccata d’ossigeno per un’economia gravemente rallentata dalla risposta sanitaria, con un PIL che quest’anno crescerà solo del 3% (molto meno del 5,5% cui Pechino puntava inizialmente) e investimenti immobiliari giù del 16% nel corso di una delle crisi più profonde degli ultimi decenni.
Ma l’uscita dalle politiche zero Covid non è senza rischi. La settimana scorsa i contagi nel Paese hanno toccato livelli record (40.000 al giorno) e, malgrado quella che sembra una recente frenata, stanno mettendo gli ospedali sotto fronte pressione. Nella capitale, Pechino, mancano forniture essenziali come paracetamolo e ibuprofene, e il personale medico viene spostato da altri reparti verso le sezioni Covid. Conseguenza di tassi di vaccinazione ancora troppo bassi, e di una popolazione poco esposta al virus fino a pochi mesi fa.
🏺Vasi comunicanti
Le riaperture cinesi sono una buona notizia per l’economia mondiale, e certamente per l’Arabia Saudita, dal momento che Riad è ancora il primo fornitore di greggio verso Pechino (17%, contro il 15% della Russia).
Ma sono anche un grattacapo per un’Europa all’affannosa ricerca di gas. Dei 53 miliardi di metri cubi di GNL importati dall’Europa tra gennaio e ottobre di quest’anno per far fronte all’ammanco dalla Russia, ben 20 sono stati liberati dal calo della domanda cinese: quasi il doppio rispetto ai 12 miliardi in più forniti dagli Stati Uniti nello stesso periodo.
Mentre gran parte del mondo si rallegra, i Paesi europei forse sperano che l’uscita dalle politiche zero Covid duri ancora qualche mese in più.
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
👉🇵🇪 Il presidente del Perù Pedro Castillo è stato destituito dal parlamento dopo aver provato a scioglierlo ed è stato arrestato. La sua vice, Dina Boluarte, assume l’incarico. Cosa è successo? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/peru-il-fallito-golpe-di-castillo-36969
🌍IRAN: SALE LA TENSIONE
🩸Repressione capitale
Proteste e repressione in Iran aumentano ulteriormente di livello. È di questa mattina la notizia dell’esecuzione della condanna a morte di Majidreza Rahnavard. Si tratta della seconda condanna a morte eseguita nell’ambito del terremoto politico che sta scuotendo la Repubblica Islamica, dopo che aveva fatto il giro del mondo la notizia dell’esecuzione della condanna a Mohsen Shekari, giovedì. Almeno altre 11 persone avrebbero ricevuto la stessa condanna.
Queste esecuzioni si inseriscono nella scia del triste primato dell’Iran come uno dei paesi al mondo che ricorrono di più alla pena capitale. Secondo Amnesty international, nel 2021 sono state uccise in questo modo 314 persone, e 251 nei soli primi sei mesi del 2022.
⚠️Superare il limite
Queste due esecuzioni, però, sono anche l’indice di un cambiamento nell’approccio del governo, che sembra passare da quella che poteva sembrare una (relativa) moderazione nella gestione delle proteste, visibile anche nel (vago) annuncio dell’abolizione della temuta polizia religiosa, verso una repressione più dura. Come a mostrare di aver raggiunto il massimo della sopportazione. A quasi tre mesi dal loro inizio, innescato dall’uccisione di Jina Mahsa Amini, le proteste non accennano infatti a scemare.
Le manifestazioni hanno coinvolto ampie parti del paese e fasce della popolazione, mostrando l’ampiezza del sostegno popolare raggiunto dal movimento: settimana scorsa, uno sciopero generale di tre giorni, il più massiccio da decenni, ha provocato chiusure in tutto il paese. Secondo i gruppi di attivisti, 18000 persone sarebbero state arrestate dall’inizio delle proteste, e quasi 500 avrebbero perso la vita.
💪Sanzioni su sanzioni
Con la mano dura del governo, aumenta anche l’attenzione internazionale. La situazione in Iran è stata discussa in queste ore dal Consiglio Affari esteri dell’UE riunito oggi a Bruxelles. L’Ue aveva già adottato una serie di misure restrittive che, tra ottobre e novembre, avevano portato il totale dei sanzionati a ben 126 individui e 11 entità iraniane accusate di violazioni di diritti umani.
L’Ue ha adesso proposto, per dirla con le parole di Josep Borrell “un pacchetto di sanzioni molto, molto severe”, rivolto in particolare al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Questa nuova stretta in risposta alla gestione delle proteste, si aggiunge ad altre sanzioni già comminate per il sostegno iraniano alla guerra russa in Ucraina, volte a scoraggiare il rafforzamento del sostegno tra Iran e Russia.
Tra diritti umani e tensioni internazionali, l’escalation sarà evitabile?
👉Arresti e perquisizioni per sospetta corruzione finalizzata ad influenzare il Parlamento europeo: lo scandalo ‘Qatargate’ scuote le istituzioni europee. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/qatargate-terremoto-alleuroparlamento-36993
🩸Repressione capitale
Proteste e repressione in Iran aumentano ulteriormente di livello. È di questa mattina la notizia dell’esecuzione della condanna a morte di Majidreza Rahnavard. Si tratta della seconda condanna a morte eseguita nell’ambito del terremoto politico che sta scuotendo la Repubblica Islamica, dopo che aveva fatto il giro del mondo la notizia dell’esecuzione della condanna a Mohsen Shekari, giovedì. Almeno altre 11 persone avrebbero ricevuto la stessa condanna.
Queste esecuzioni si inseriscono nella scia del triste primato dell’Iran come uno dei paesi al mondo che ricorrono di più alla pena capitale. Secondo Amnesty international, nel 2021 sono state uccise in questo modo 314 persone, e 251 nei soli primi sei mesi del 2022.
⚠️Superare il limite
Queste due esecuzioni, però, sono anche l’indice di un cambiamento nell’approccio del governo, che sembra passare da quella che poteva sembrare una (relativa) moderazione nella gestione delle proteste, visibile anche nel (vago) annuncio dell’abolizione della temuta polizia religiosa, verso una repressione più dura. Come a mostrare di aver raggiunto il massimo della sopportazione. A quasi tre mesi dal loro inizio, innescato dall’uccisione di Jina Mahsa Amini, le proteste non accennano infatti a scemare.
Le manifestazioni hanno coinvolto ampie parti del paese e fasce della popolazione, mostrando l’ampiezza del sostegno popolare raggiunto dal movimento: settimana scorsa, uno sciopero generale di tre giorni, il più massiccio da decenni, ha provocato chiusure in tutto il paese. Secondo i gruppi di attivisti, 18000 persone sarebbero state arrestate dall’inizio delle proteste, e quasi 500 avrebbero perso la vita.
💪Sanzioni su sanzioni
Con la mano dura del governo, aumenta anche l’attenzione internazionale. La situazione in Iran è stata discussa in queste ore dal Consiglio Affari esteri dell’UE riunito oggi a Bruxelles. L’Ue aveva già adottato una serie di misure restrittive che, tra ottobre e novembre, avevano portato il totale dei sanzionati a ben 126 individui e 11 entità iraniane accusate di violazioni di diritti umani.
L’Ue ha adesso proposto, per dirla con le parole di Josep Borrell “un pacchetto di sanzioni molto, molto severe”, rivolto in particolare al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Questa nuova stretta in risposta alla gestione delle proteste, si aggiunge ad altre sanzioni già comminate per il sostegno iraniano alla guerra russa in Ucraina, volte a scoraggiare il rafforzamento del sostegno tra Iran e Russia.
Tra diritti umani e tensioni internazionali, l’escalation sarà evitabile?
👉Arresti e perquisizioni per sospetta corruzione finalizzata ad influenzare il Parlamento europeo: lo scandalo ‘Qatargate’ scuote le istituzioni europee. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/qatargate-terremoto-alleuroparlamento-36993
🌎 FUSIONE NUCLEARE: UNA NUOVA SPERANZA (AMERICANA)
⚛️ Sole in una scatola
Energia quasi illimitata, sicura e soprattutto pulita. Sperimentato per la prima volta dall'Unione Sovietica negli anni Cinquanta, l'uso civile della fusione nucleare è sempre parso fuori portata. Almeno fino a ieri, quando un gruppo di scienziati americani è riuscito per la prima volta a ottenere un guadagno energetico dal processo, generando più energia di quella immessa nel sistema.
Un utilizzo commerciale della fusione avrebbe tre vantaggi. Ambientale: non produce gas serra e, a differenza della fissione, non genera scorie radioattive, oltre a ridurre al minimo il rischio di disastri nucleari. Economico: gli input - deuterio e trizio - sono ampiamente disponibili. Ed energetico: secondo le stime, un bicchiere di combustibile basterebbe ad alimentare una casa per più di 800 anni.
🔌 Just in time?
Fra gli alti prezzi dell’energia e la necessità di abbandonare quanto prima i combustibili fossili, la fusione nucleare sembrerebbe proprio la boccata d’aria di cui il mondo ha bisogno. La fusione permetterebbe di rendere sostenibile un sistema elettrico che vada a sole rinnovabili, e dunque di fare a meno del 35% del gas che l’Ue utilizza oggi. 150 miliardi di metri cubi, quasi esattamente i volumi che la Russia vendeva all’Europa prima dell’inizio della crisi.
Certo, i limiti per l’utilizzo commerciale della fusione restano molti. Ma negli ultimi anni gli avanzamenti tecnologici l’hanno resa sempre più attrattiva per gli investitori, che solo nel 2021 hanno triplicato i finanziamenti al settore (da 1,5 a 4,4 miliardi di dollari).
🧲 Un piccolo passo per l’uomo
Come la corsa alla Luna degli anni Sessanta, anche oggi le nazioni si sfidano in una nuova corsa alla fusione nucleare – con qualche sorpresa. Rispetto agli USA, che puntano sul “confinamento inerziale”, in Europa continua la costruzione di ITER, che farà uso di magneti. Paradossalmente è proprio Mosca che, nonostante il conflitto in Ucraina, a novembre ha consegnato alla Francia uno dei sei magneti per il reattore.
Anche i giganti asiatici sono in lizza. A gennaio il reattore cinese EAST ha prodotto il processo di fusione più lungo al mondo (17 minuti), mentre a settembre il reattore coreano KSTAR ha raggiunto per quasi 30 secondi una temperatura 7 volte maggiore a quella del Sole.
Insomma, una gara aperta verso un traguardo per una volta comune: energia infinita, e pulita.
👉 🇺🇦 Alla Conferenza per l’Ucraina organizzata a Parigi l’imperativo è sostenere Kiev a superare l’inverno. Raccolto un miliardo di euro di aiuti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/conferenza-di-parigi-aiutare-lucraina-superare-linverno-37005
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne abbiamo parlato nell’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
⚛️ Sole in una scatola
Energia quasi illimitata, sicura e soprattutto pulita. Sperimentato per la prima volta dall'Unione Sovietica negli anni Cinquanta, l'uso civile della fusione nucleare è sempre parso fuori portata. Almeno fino a ieri, quando un gruppo di scienziati americani è riuscito per la prima volta a ottenere un guadagno energetico dal processo, generando più energia di quella immessa nel sistema.
Un utilizzo commerciale della fusione avrebbe tre vantaggi. Ambientale: non produce gas serra e, a differenza della fissione, non genera scorie radioattive, oltre a ridurre al minimo il rischio di disastri nucleari. Economico: gli input - deuterio e trizio - sono ampiamente disponibili. Ed energetico: secondo le stime, un bicchiere di combustibile basterebbe ad alimentare una casa per più di 800 anni.
🔌 Just in time?
Fra gli alti prezzi dell’energia e la necessità di abbandonare quanto prima i combustibili fossili, la fusione nucleare sembrerebbe proprio la boccata d’aria di cui il mondo ha bisogno. La fusione permetterebbe di rendere sostenibile un sistema elettrico che vada a sole rinnovabili, e dunque di fare a meno del 35% del gas che l’Ue utilizza oggi. 150 miliardi di metri cubi, quasi esattamente i volumi che la Russia vendeva all’Europa prima dell’inizio della crisi.
Certo, i limiti per l’utilizzo commerciale della fusione restano molti. Ma negli ultimi anni gli avanzamenti tecnologici l’hanno resa sempre più attrattiva per gli investitori, che solo nel 2021 hanno triplicato i finanziamenti al settore (da 1,5 a 4,4 miliardi di dollari).
🧲 Un piccolo passo per l’uomo
Come la corsa alla Luna degli anni Sessanta, anche oggi le nazioni si sfidano in una nuova corsa alla fusione nucleare – con qualche sorpresa. Rispetto agli USA, che puntano sul “confinamento inerziale”, in Europa continua la costruzione di ITER, che farà uso di magneti. Paradossalmente è proprio Mosca che, nonostante il conflitto in Ucraina, a novembre ha consegnato alla Francia uno dei sei magneti per il reattore.
Anche i giganti asiatici sono in lizza. A gennaio il reattore cinese EAST ha prodotto il processo di fusione più lungo al mondo (17 minuti), mentre a settembre il reattore coreano KSTAR ha raggiunto per quasi 30 secondi una temperatura 7 volte maggiore a quella del Sole.
Insomma, una gara aperta verso un traguardo per una volta comune: energia infinita, e pulita.
👉 🇺🇦 Alla Conferenza per l’Ucraina organizzata a Parigi l’imperativo è sostenere Kiev a superare l’inverno. Raccolto un miliardo di euro di aiuti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/conferenza-di-parigi-aiutare-lucraina-superare-linverno-37005
🎧⚡️Che impatto avrà la crisi energetica sulle nostre bollette? Ne abbiamo parlato nell’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-della-crisi-energetica-sulle-nostre-bollette-36968#v1
🌏 SUMMIT UE-SUD-EST ASIATICO: COMMERCIO E NON SOLO
💰Tavolata numerosa
Primo vertice di sempre tra i 27 capi di stato e di governo dell’Ue e i loro omologhi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). Tutti presenti tranne il Myanmar, la cui giunta militare non è stata invitata per ovvie ragioni. Quella dell’ASEAN è una delle aree del mondo che avrà la più alta crescita del PIL in questo decennio, con una media annua del +5%. E abbonda anche di materie prime fondamentali per la transizione verde.
Ecco perché, nell'ambito del piano infrastrutturale Global Gateway, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha oggi annunciato un investimento da 10 miliardi di euro per lo sviluppo green, tecnologico e dei trasporti della regione. A cui si aggiungono i 20 e 15 miliardi di euro messi sul piatto dal G7 per accelerare la decarbonizzazione di Indonesia e Vietnam.
🚢 Do ut des
Grazie a 215 miliardi di euro di interscambio di beni, l’ASEAN è il terzo partner commerciale per l’Ue, dopo USA e Cina. Dei 10 Paesi della regione, solo Vietnam e Singapore hanno però firmato un accordo di libero scambio con Bruxelles. Troppo poco per l’Ue, che vorrebbe sbloccare le trattative con Malesia e Filippine che vanno ormai avanti rispettivamente da 12 e 7 anni. Ma anche quelle con l’Indonesia, quinta economia mondiale entro il 2030, ma “solo” 31esimo partner commerciale dell’Unione.
C’è però più di un ostacolo: Giacarta contesta all’Ue i limiti imposti sull’utilizzo di biocarburanti a base di olio di palma (di cui l’Indonesia è principale produttore al mondo). Viceversa, la Commissione poco apprezza la virata nazionalista dell’Indonesia, tra frequenti embarghi commerciali e un nuovo codice penale considerato conservativo e autoritario.
🇷🇺🇨🇳 Name and shame
C'è poi anche qualche brontolio sulla risposta dei paesi dell'ASEAN alla guerra in Ucraina, che è stata variegata. Singapore ha appoggiato le sanzioni occidentali contro la Russia, mentre Vietnam, Laos e Thailandia, che hanno stretti legami militari con Mosca, si sono astenuti alle diverse votazioni ONU di condanna. L’Ue ha quindi provato a ottenere nella dichiarazione finale del vertice una presa di posizione unanime contro Mosca. Ma senza successo.
La stessa divergenza di vedute in seno all’ASEAN si nota nei confronti di Pechino. Il peso commerciale della Cina per alcuni di questi Paesi ha portato a rimuovere dal documento finale del summit qualsiasi riferimento a Taiwan. Allo stesso tempo, però, le rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale preoccupano più di un membro ASEAN.
Quanto peseranno i soldi europei nel posizionamento strategico della regione?
👉🇺🇸 Nel frattempo, il Summit Usa-Africa in corso a Washington sta cercando di rilanciare una relazione sbiadita, su cui pesa l’influenza crescente di Russia e Cina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-rilancia-sullafrica-37013
💰Tavolata numerosa
Primo vertice di sempre tra i 27 capi di stato e di governo dell’Ue e i loro omologhi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). Tutti presenti tranne il Myanmar, la cui giunta militare non è stata invitata per ovvie ragioni. Quella dell’ASEAN è una delle aree del mondo che avrà la più alta crescita del PIL in questo decennio, con una media annua del +5%. E abbonda anche di materie prime fondamentali per la transizione verde.
Ecco perché, nell'ambito del piano infrastrutturale Global Gateway, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha oggi annunciato un investimento da 10 miliardi di euro per lo sviluppo green, tecnologico e dei trasporti della regione. A cui si aggiungono i 20 e 15 miliardi di euro messi sul piatto dal G7 per accelerare la decarbonizzazione di Indonesia e Vietnam.
🚢 Do ut des
Grazie a 215 miliardi di euro di interscambio di beni, l’ASEAN è il terzo partner commerciale per l’Ue, dopo USA e Cina. Dei 10 Paesi della regione, solo Vietnam e Singapore hanno però firmato un accordo di libero scambio con Bruxelles. Troppo poco per l’Ue, che vorrebbe sbloccare le trattative con Malesia e Filippine che vanno ormai avanti rispettivamente da 12 e 7 anni. Ma anche quelle con l’Indonesia, quinta economia mondiale entro il 2030, ma “solo” 31esimo partner commerciale dell’Unione.
C’è però più di un ostacolo: Giacarta contesta all’Ue i limiti imposti sull’utilizzo di biocarburanti a base di olio di palma (di cui l’Indonesia è principale produttore al mondo). Viceversa, la Commissione poco apprezza la virata nazionalista dell’Indonesia, tra frequenti embarghi commerciali e un nuovo codice penale considerato conservativo e autoritario.
🇷🇺🇨🇳 Name and shame
C'è poi anche qualche brontolio sulla risposta dei paesi dell'ASEAN alla guerra in Ucraina, che è stata variegata. Singapore ha appoggiato le sanzioni occidentali contro la Russia, mentre Vietnam, Laos e Thailandia, che hanno stretti legami militari con Mosca, si sono astenuti alle diverse votazioni ONU di condanna. L’Ue ha quindi provato a ottenere nella dichiarazione finale del vertice una presa di posizione unanime contro Mosca. Ma senza successo.
La stessa divergenza di vedute in seno all’ASEAN si nota nei confronti di Pechino. Il peso commerciale della Cina per alcuni di questi Paesi ha portato a rimuovere dal documento finale del summit qualsiasi riferimento a Taiwan. Allo stesso tempo, però, le rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale preoccupano più di un membro ASEAN.
Quanto peseranno i soldi europei nel posizionamento strategico della regione?
👉🇺🇸 Nel frattempo, il Summit Usa-Africa in corso a Washington sta cercando di rilanciare una relazione sbiadita, su cui pesa l’influenza crescente di Russia e Cina. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-rilancia-sullafrica-37013
🌏COVID CINA: INIZIA LA CONVIVENZA
🦠 Strategia 000.000 Covid
1 milione di decessi in Cina per il Coronavirus. Questo è lo scenario pessimistico previsto nei prossimi mesi dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di fronte allo smantellamento in corso della strategia 0 Covid. Un dato impressionante che però va inquadrato rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone. Di cui 1 milione rappresenta “solo” lo 0,07%: quattro volte meno dello 0,3% della popolazione morta per Covid da inizio pandemia in Italia. Ma anche quattro volte meno dei 4 milioni di decessi per Coronavirus registrati in India.
Resta però un numero indigesto per un Paese che per anni si è vantato della sua gestione della pandemia. La quale, prendendo (con le pinze) i dati ufficiali presentati dal governo cinese, avrebbe finora causato 5235 morti.
💉 Dosare il rischio
Sempre secondo il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, Pechino potrebbe riuscire a ridurre i decessi per Covid nell’ordine dei 600mila. Ma per farlo dovrà raggiungere una copertura vaccinale con quarta dose dell’85% della popolazione. Un traguardo al momento irraggiungibile per un Paese dove meno del 40% degli ultraottantenni ha ricevuto la terza dose.
Proprio questa incapacità di immunizzare le fasce di popolazione più a rischio rappresenta la principale falla della strategia cinese contro il Coronavirus. Oltre alla minor efficacia dei vaccini cinesi: la protezione contro un decorso grave della malattia è quasi la metà rispetto a quella fornita da 3 dosi di vaccini a RNA messaggero. Che non si vogliono comprare per questioni di mancati accordi su brevetti e produzioni di vaccini.
🇨🇳 I fantasmi del natale passato
Nel frattempo, si rivivono in Cina scenari che erano diventati familiari durante i picchi pandemici in Europa. Nonostante le restrizioni vengano meno, le strade delle grandi città di svuotano per il timore di contagi e autoisolamenti.
Si materializza anche un altro grande protagonista del “nostro” 2020-2021: il panic buying di beni di consumo e medicinali, con conseguenti carenze di prodotti cruciali, tra cui i test antigenici rapidi. Tanto che vi sono stati richiami alla moderazione negli acquisti, nel consumo di medicinali e nell’accesso agli ospedali. Che sono sempre più sotto pressione con lunghe attese per l’accesso e sistemi sovraccarichi, mentre si costruiscono in emergenza nuove strutture.
Il picco pandemico in Cina è atteso per fine gennaio. Senza restrizioni draconiane, riusciranno i sistemi sanitario, economico, e politico, a resistere all’impatto?
È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi:
👉🇪🇺È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tempo-di-consiglio-europeo-37026
🦠 Strategia 000.000 Covid
1 milione di decessi in Cina per il Coronavirus. Questo è lo scenario pessimistico previsto nei prossimi mesi dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di fronte allo smantellamento in corso della strategia 0 Covid. Un dato impressionante che però va inquadrato rispetto a una popolazione di 1,4 miliardi di persone. Di cui 1 milione rappresenta “solo” lo 0,07%: quattro volte meno dello 0,3% della popolazione morta per Covid da inizio pandemia in Italia. Ma anche quattro volte meno dei 4 milioni di decessi per Coronavirus registrati in India.
Resta però un numero indigesto per un Paese che per anni si è vantato della sua gestione della pandemia. La quale, prendendo (con le pinze) i dati ufficiali presentati dal governo cinese, avrebbe finora causato 5235 morti.
💉 Dosare il rischio
Sempre secondo il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, Pechino potrebbe riuscire a ridurre i decessi per Covid nell’ordine dei 600mila. Ma per farlo dovrà raggiungere una copertura vaccinale con quarta dose dell’85% della popolazione. Un traguardo al momento irraggiungibile per un Paese dove meno del 40% degli ultraottantenni ha ricevuto la terza dose.
Proprio questa incapacità di immunizzare le fasce di popolazione più a rischio rappresenta la principale falla della strategia cinese contro il Coronavirus. Oltre alla minor efficacia dei vaccini cinesi: la protezione contro un decorso grave della malattia è quasi la metà rispetto a quella fornita da 3 dosi di vaccini a RNA messaggero. Che non si vogliono comprare per questioni di mancati accordi su brevetti e produzioni di vaccini.
🇨🇳 I fantasmi del natale passato
Nel frattempo, si rivivono in Cina scenari che erano diventati familiari durante i picchi pandemici in Europa. Nonostante le restrizioni vengano meno, le strade delle grandi città di svuotano per il timore di contagi e autoisolamenti.
Si materializza anche un altro grande protagonista del “nostro” 2020-2021: il panic buying di beni di consumo e medicinali, con conseguenti carenze di prodotti cruciali, tra cui i test antigenici rapidi. Tanto che vi sono stati richiami alla moderazione negli acquisti, nel consumo di medicinali e nell’accesso agli ospedali. Che sono sempre più sotto pressione con lunghe attese per l’accesso e sistemi sovraccarichi, mentre si costruiscono in emergenza nuove strutture.
Il picco pandemico in Cina è atteso per fine gennaio. Senza restrizioni draconiane, riusciranno i sistemi sanitario, economico, e politico, a resistere all’impatto?
È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi:
👉🇪🇺È cominciato oggi l’ultimo Consiglio europeo dell’anno, il primo per Giorgia Meloni: tra dossier critici, un fondo per la sovranità europea e lo scandalo Qatargate. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tempo-di-consiglio-europeo-37026