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🌍 UE: FAMIGLIA DISFUNZIONALE

🇪🇺 Rapporti da rivedere
Due giorni di Consiglio Affari esteri europeo. Oggi si è tenuto l’incontro tra i 27 ministri degli esteri dell’Ue, mentre domani sarà il turno dei ministri della difesa. Tanti i dossier oggetto delle discussioni, a partire dalla revisione della politica europea verso la Russia, ancora ferma ai principi guida stabiliti nel 2016. Allora Mosca veniva considerata un partner con cui avere una collaborazione selettiva su specifici temi.
Quanto di più distante dalla situazione odierna. Nella riunione si è quindi parlato di quali misure includere nel nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma le trattative restano ancora molto acerbe. Nuove sanzioni sono invece arrivate contro l’Iran, ma “solo” per la sanguinosa repressione delle proteste in corso, non per il suo supporto militare alla Russia. Maggiori novità si registrano su armi e supporto a Kiev.

🔫 Armi e buoi dei Paesi tuoi?
I ministri degli esteri europei hanno lanciato una missione di addestramento per 15mila soldati ucraini sul territorio dell'Unione. Domani dovrebbero poi essere presentati 5-7 progetti di acquisti congiunti tra Paesi europei nel settore della difesa.
Ma il tema risulta divisivo. Quest’estate è stato presentato un nuovo regolamento e un fondo comunitario per rimpinguare gli stock militari nazionali, impoveriti dagli aiuti a Kiev: 500 milioni di euro, ma da spendere solo per armi prodotte nell’Ue. Nell’ultima bozza del regolamento questo vincolo è però caduto, aprendo così le porte ad acquisti da Paesi terzi. Una decisione poco apprezzata da più di un governo, Francia in testa, che sperava fosse un viatico verso una maggiore autonomia strategica europea in tema di difesa.

🛋 Una poltrona per due
La divisione più evidente si sta però consumando non tra gli Stati membri, ma tra le cariche apicali dell’Unione. A margine del vertice dei capi di Stato del G20, che si apre domani a Bali, è infatti previsto un incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e Xi Jinping. Assente Von der Leyen, che non è stata invitata. Il motivo? Una vendetta di Michel per non avergli permesso di partecipare a un incontro con il premier indiano Modi al G7 in Germania dello scorso giugno.
La tensione tra i due non finisce qui. Nelle scorse settimane Michel ha attaccato più volte la Commissione per la lentezza nel presentare proposte concrete sul tetto al prezzo del gas.
Biden è uscito rafforzato dalle Midterm e Xi dal ventesimo congresso del partito. L’Europa può permettersi questi bisticci?

👉 🇨🇳 🇺🇸 Alla vigilia del vertice del G20 a Bali, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta di persona dopo le elezioni presidenziali americane e hanno concordato sulla necessità di “gestire la competizione” fra i loro paesi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-gestire-la-competizione-36702

🔍 Domani in Indonesia si apre il G20. Lo scenario è torvo. Riuscirà il G20 a prendere delle decisioni sulle sfide globali che ci attendono, come la transizione energetica e digitale? Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-can-leaders-still-deliver-36699
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🌏 UN MONDO AFFOLLATO

📈 Oltre i limiti
Secondo l’Onu, oggi la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. È l’esito di una crescita senza precedenti, quella dell’ultimo secolo, durante la quale gli esseri umani sono più che quadruplicati. Un aumento trainato dal progressivo allungarsi della speranza di vita in paesi come la Cina e l’India, più che da un più elevato tasso di fecondità (in costante calo dagli anni Settanta).
E così ad aumentare è soprattutto il numero di anziani, tanto che già nel 2018 al mondo c’erano più ultrasessantenni che bambini sotto i 5 anni. Con il passaggio da una popolazione giovane e produttiva a una più invecchiata, gli Stati dovranno sempre più fare i conti con minori entrate fiscali e maggiori spese. Ma il numero crescente di abitanti sulla terra (che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2060) pone anche un’altra questione: le risorse basteranno?

🍽 Aggiungi un posto a tavola
La risposta è complessa. Già nel 18° secolo Malthus avvertiva che la popolazione cresceva troppo velocemente rispetto alle risorse sul pianeta. Eppure, nonostante più di 800 milioni di persone sottonutrite sembrino suggerire il contrario, grazie alla rivoluzione verde degli anni Cinquanta e al progresso tecnologico il pianeta avrebbe ancora abbastanza alimenti per tutti.
Ma il cibo non è soltanto una questione di disponibilità: il costo delle commodities scambiate sui mercati internazionali non favoriscono i paesi in via di sviluppo, dove la volatilità dei prezzi (ma anche dei redditi locali) genera povertà e disuguaglianza.
E non è tutto: la moderna filiera alimentare ha avuto come conseguenze anche il disboscamento per la creazione di spazi agricoli, la riduzione della diversità con le monoculture e la contaminazione di suolo e acqua. Oltre ad essere responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra globali.

🏭 Di male in peggio?
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni governi, attivisti e imprenditori siano in Egitto per COP27, ma i negoziati in corso non fanno ben sperare: c’è persino chi teme che si facciano passi indietro rispetto all’accordo di Parigi del 2015.
A prima vista, l'aumento della popolazione sembrerebbe un’altra cattiva notizia: ogni persona in più è destinata ad aumentare le emissioni di gas serra, così come la pressione sulle risorse biologiche limitate del nostro pianeta.
In realtà, la relazione è tutt’altro che diretta. A crescere di più oggi sono infatti i paesi meno sviluppati, responsabili del 4% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione di 1,1 miliardi. Nei paesi più ricchi, invece, crescita demografica è rallentata, se non addirittura invertita.
Che sia più un problema di consumi eccessivi, che di sovrappopolazione?

👉🇺🇦 La crisi in Ucraina è al centro del G20 in Indonesia. Zelensky annuncia un piano di pace ma avverte: “Non accettiamo compromessi”. Putin è assente e Mosca è sempre più isolata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-no-unera-di-guerra-36714
🌍 GUERRA IN UCRAINA: MISSILI SULLA DIPLOMAZIA

🛩 Per colpa di chi?
S-300. Questo il tipo di missile, di fabbricazione russa, che è caduto ieri in un villaggio polacco al confine con l’Ucraina, causando la morte di due persone. Secondo i risultati dell’indagine condotta dalla NATO, non sarebbe però stata Mosca a spararlo, ma la contraerea ucraina, che tentava di neutralizzare un altro missile russo in avvicinamento.
Insomma, ieri il tanto temuto rischio di un incidente che potesse allargare la scala del conflitto si è concretizzato. Ma sembrano aver funzionato le contromisure messe in campo, a partire dal canale di comunicazione riaperto nelle scorse settimane tra USA e Russia. Nel corso delle ore è così prevalsa la linea della prudenza (dettata da Biden). Anche tra chi aveva subito gridato all’attacco russo.

🗣 Keep calm and talk
Quando ancora non c’erano notizie certe sull’origine del missile, Zelensky parlava di «attacco alla sicurezza collettiva», quasi a voler evocare l’attivazione dell’articolo 5 della NATO. Intanto la Polonia convocava il suo consiglio di Sicurezza e i tre Paesi baltici puntavano il dito contro Mosca.
Una reazione che avrebbe irritato gli Stati Uniti, i quali vogliono evitare che questa vicenda cancelli i segnali positivi emersi in questi giorni. A differenza degli altri vertici multilaterali di quest’anno, i funzionari occidentali non hanno abbandonato la sala quando Lavrov ha preso la parola al G20 (e viceversa). G20 che, contro le previsioni iniziali, è riuscito quantomeno a concordare un comunicato finale in cui si riconosce che alcuni Paesi condannano la guerra. Piccoli passi verso una pace che però resta lontana.

💣 Guerra e pace
Kiev ha ripreso possesso del 54% del territorio ucraino che Mosca aveva conquistato da inizio guerra. Ma il 18% di Ucraina (Crimea inclusa) è ancora sotto il controllo russo. Zelensky nel suo discorso al G20 (o G19 per usare le sue parole) ha così ribadito quanto afferma da mesi: niente pace senza il ripristino dell’integrità territoriale ucraina e il ritiro delle truppe russe.
Sembrano quindi rimaste inascoltate le pressioni americane su Kiev affinché adotti una posizione negoziale “realistica”. Anche perché Mosca continua a lanciare missili contro le infrastrutture ucraine: 100 solo ieri, un record in una singola giornata.
Ecco perché, se da un lato gli USA sono sempre più mediatori nel conflitto, dall’altro Biden ha chiesto al Congresso di approvare uno stanziamento da 37 miliardi di dollari con cui finanziare i prossimi pacchetti di aiuti all’Ucraina. Saranno spesi tutti?

👉🇺🇸 Donald Trump ha annunciato la sua ricandidatura alla Casa Bianca per il 2024. Ma tra i Repubblicani si sono levati distinguo e appelli a “guardare avanti”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-donald-trump-ci-riprova-36717

🔴🇹🇷 A Istanbul, un attentato esplosivo in una strada commerciale ha ucciso domenica sei persone e ne ha ferite più di 80. Nelle ore successive, le autorità turche hanno arrestato la presunta attentatrice, che avrebbe confessato di appartenere al Partito curdo del PKK. L’organizzazione ha però smentito ogni coinvolgimento. Siamo di fronte a un nuovo rischio terrorismo in Turchia? Ne parleremo giovedì 17 novembre alle 18.00. Guarda la tavola rotonda qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/terrorismo-turchia-minaccia-isolata-o-ritorno-al-passato
🌍 RUSSIA: LE SANZIONI MORDONO?

🧊 Sottozero
Anche nel terzo trimestre, il Pil russo si è contratto del 4%. È il secondo consecutivo in rosso, e così l’economia russa entra ufficialmente in recessione. Eppure, nonostante le sanzioni economiche “senza precedenti” imposte dai paesi occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina, il rallentamento economico del paese è nettamente inferiore alle aspettative di inizio invasione.
Solo ad aprile, il Fondo monetario internazionale (Fmi) si aspettava che l’economia russa si contraesse dell’8,5% quest’anno. Sei mesi dopo, lo stesso Fmi ha rivisto le stime a un più modesto -3,5%.
Segno che le sanzioni occidentali non stanno funzionando?

💸 With a little help from my friend
Non esattamente. A sostenere l’economia russa sono stati principalmente gli alti prezzi dell'energia. Malgrado il crollo delle esportazioni di gas verso l’Ue (-60% quest’anno rispetto al 2021) e il forte sconto sul petrolio (venduto con uno spread fino a -35$ sul Brent - il petrolio di riferimento europeo), quest’anno il Cremlino ha potuto contare su quasi 300 miliardi di entrate da combustibili fossili, una cifra persino più elevata degli anni precedenti.
Un risultato, quello sull’export, che nasconde i profondi problemi interni. Con circa un migliaio di aziende occidentali che hanno lasciato il Paese, e in assenza di fornitori alternativi per la propria industria autoctona, l’economia russa si trova già oggi a corto di componenti essenziali. E mentre decine di migliaia di persone si sono dovute arruolare (o sono fuggite), l’isolamento dai mercati finanziari e dai capitali occidentali renderà sempre più difficile trovare nuove fonti di finanziamento.
Una situazione economica, e finanziaria, che non favorirà la ripresa nel breve periodo.

🪃 Né vincitori né vinti?
C’è un modo diverso, e migliore, per misurare l’effetto di guerra e sanzioni sull’economia russa. Gli stessi dati del Fmi, se riletti, raccontano infatti una storia molto diversa: quest’anno la Russia ha già perso il 6% del PIL rispetto alle aspettative pre-crisi, ed entro il 2024 l’economia del Paese potrebbe essere ancora più piccola di oggi (-11%). Un segnale che gli effetti maggiori di guerra e sanzioni si vedranno solo nei prossimi anni.
A preoccupare non è tanto l’impatto delle sanzioni sulla Russia, quanto l'effetto boomerang sulle economie occidentali. Anche se verosimilmente sarà Mosca a subire il rallentamento peggiore, la guerra commerciale avrà forti ripercussioni anche sulle economie europee. E anzi, contrariamente alle aspettative, gli stessi Stati Uniti potrebbero rallentare addirittura più della Germania (-3,5% nel solo 2022).
Sarà un gioco che vale la candela?

👉🇮🇷 Le proteste iraniane proseguono nonostante la repressione ed entrano in uno stato di ‘rivolta continua’ e totale contro un regime che ha fallito sotto tutti gli aspetti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-da-protesta-controrivoluzione-36728
🌍 MONDIALI DI CALCIO: RIFLETTORI SUL QATAR

⚽️ Calcio di inizio
Tutto pronto per i mondiali di calcio maschile. L’apertura sarà tra due giorni a Doha, capitale di un paese al centro dell’attenzione globale per un’edizione dai molti record. Non tutti, però, positivi. Questi giochi saranno i primi di sempre a tenersi in un paese arabo. Paese più piccolo ad averli mai ospitati, il Qatar non si è certo risparmiato, spendendo la cifra eccezionale di 220 miliardi di dollari (fino ad ora, i mondiali più cari erano stati quelli di Rio, costati “solo” 15).
Il paese si è imbarcato di un’impresa infrastrutturale di proporzioni epiche, costruendo sette degli otto stadi in cui si disputerà il torneo, nuove reti di trasporti e perfino una nuova città pianificata. Per ricevere un flusso stimato di 1-1.5 milioni di persone, in un paese che di norma ha una popolazione che non supera i tre.

🟨 Ammonizione
Eppure, questi investimenti potrebbero non pagare. L’organizzazione dei giochi è risultata particolarmente divisiva, segnata da accuse di corruzione (anche se non comprovate), fino a quelle di abusi dei diritti umani.
In primis, a danno dei moltissimi lavoratori (la maggior parte provenienti dal sud-est asiatico) coinvolti nella preparazione dei giochi, in condizioni talvolta estreme. Secondo varie fonti, le morti legate alla preparazione dei giochi sarebbero nella categoria delle migliaia – un dato smentito dalle autorità qatarine. Motivo di tensione anche il trattamento delle persone LGBTQ+ in un paese tradizionalmente conservatore. Fa alzare più di un sopracciglio anche l’impatto ambientale di questo appuntamento. Insomma, un mix esplosivo che ha fatto invocare da più parti un boicottaggio dei giochi, che a giudicare dal numero dei biglietti venduti non si è visto: 3 milioni, in linea con le precedenti edizioni.

🥇More than a Game
Insomma, la posta in gioco va al di là del campo da calcio. Per il piccolo Stato del Golfo, i mondiali sono stati l’occasione per diversificare la propria economia verso il turismo e il settore dei grandi eventi. E in generale per dare visibilità e prestigio al paese a livello internazionale.
Ciò avviene in continuità con una strategia che Doha porta avanti ormai da anni per porsi come un interlocutore di riferimento in una regione in subbuglio. Negli ultimi anni, il Qatar si è rivelato un utile alleato diplomatico per l’Occidente, capace di fungere da raccordo con interlocutori “complicati” come l’Iran e l’Afghanistan dei Talebani. E le sue abbondanti risorse energetiche lo rendono un partner ancora più prezioso nell’attuale contesto di crisi energetica.
I mondiali vorrebbero essere la ciliegina sulla torta in questo cursus honorum. Sarà una scommessa ben riuscita, o un gioco a perdere?

👉🇰🇵 La Corea del Nord ha lanciato un missile intercontinentale verso il mare del Giappone. Sale la tensione intorno al 38° parallelo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/corea-del-nord-missili-da-pyongyang-36742
🌍 FRANCIA-GERMANIA: MATRIMONIO RIPARATORE

🤝 E la chiamano distensione
Il ministro degli esteri tedesco Annalena Baerbock è oggi a Parigi e venerdì il primo ministro francese Elisabeth Borne incontrerà Olaf Scholz a Berlino. Finiti i grandi appuntamenti internazionali delle ultime settimane è ora tempo di tornare a casa e sistemare le questioni lasciate in sospeso, relazioni franco-tedesche in primis.
E così, dopo mesi di battibecchi e decisioni mal digerite, culminate nel rinvio del bilaterale annuale tra il governo francese e quello tedesco, l’attività diplomatica fra i due paesi sembra lentamente riaccendersi.

🛩 Allacciate le cinture
Una prima intesa è arrivata venerdì scorso, con l’accordo sulla prossima fase di sviluppo dei nuovi jet da combattimento (FCAS), il più grande progetto di difesa europeo per un valore stimato in oltre 100 miliardi di euro. Un importante segno di cooperazione franco-tedesco-spagnola, soprattutto dopo gli screzi in materia energetica sul progetto MidCat (gasdotto che sarebbe stata un’ancora di salvezza per Berlino, ma che non vedrà la luce perché osteggiato da Parigi).
E su numerosi altri dossier le cose sono ancora in bilico. Dalla questione energetica (i 200 miliardi di sussidi tedeschi, non coordinati con i partner europei) alle relazioni con Pechino (dove Scholz si è recato senza Macron, che pure aveva proposto di andarci insieme). Decisamente diverse anche le reazioni dei due governi all’Inflation Reduction Act di Biden (il pacchetto di sussidi da 430 miliardi di dollari), con Parigi che spinge per un "Buy European Act" e Berlino che rimane più cauta.

🇪🇺 Come si cambia
L’Europa ha bisogno di un “motore franco-tedesco" funzionante, soprattutto quando parlare di crisi non è vuota retorica. Tra gli alti costi energetici sul continente e condizioni più favorevoli oltreoceano, le imprese rallentano produzione e investimenti in Europa per spostarli altrove. Insomma, non si tratta solo di superare l'inverno: in gioco c’è la stessa competitività europea.
E dire che, almeno sulla carta, due governi europeisti con programmi progressisti e ambizioni verdi non dovrebbero avere troppi problemi ad andare d’accordo. Riusciranno Scholz e Macron a trovare una quadra, o saranno costretti a rinviare nuovamente il bilaterale dei Gabinetti proprio a 60 anni dal Trattato dell’Eliseo che aveva formalmente messo fine alla secolare competizione?

👉🇶🇦 Corruzione, violazioni dei diritti umani e insostenibilità ambientale ai mondiali del Qatar. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/qatar-2022-mondiali-senza-diritti-36750
🌍 COP27: COSA C’È, COSA MANCA

COPrire i costi
Si è chiuso domenica a Sharm el-Sheykh il sipario su COP27. Dopo quasi 40 ore di trattative “straordinarie” rispetto alla scadenza di venerdì notte, i partecipanti hanno raggiunto nella dichiarazione finale un’intesa incentrata sulla creazione di un fondo “loss and damage” a sostegno dei paesi più vulnerabili colpiti da disastri legati al clima.
Un risultato definito storico ma che ha rischiato di non vedere la luce fino alle battute conclusive. Finisce così una COP che, in un contesto internazionale segnato da grandi tensioni, crisi energetica ed economia in rallentamento, lascia dietro di sé non solo grandi entusiasmi, ma anche delusioni, scambi di accuse e questioni irrisolte.

💰Chi rompe paga
La creazione di questo fondo è stata un successo per i paesi in via di sviluppo, che hanno sostenuto la richiesta in modo compatto. La ministra per il clima del Pakistan Sherry Rehman ha definito il patto “un investimento sulla giustizia climatica”.
Rimangono però molti i dettagli da definire da qui al 2023: a partire da come funzionerà il fondo, quali paesi saranno chiamati a contribuire, quali a beneficiarne, e secondo che criteri. Un punto fondamentale sarà anche il ruolo della Cina: formalmente classificata dalle Nazioni Unite come paese in via di sviluppo, risultando quindi elegibile per eventuali compensazioni. Ma oggi è allo stesso tempo al momento la più grande emettitrice di gas serra e, secondo Stati Uniti e Unione Europea, dovrebbe quindi contribuire al fondo, piuttosto che beneficiarne.

🕰 Keep it alive
Se passi avanti sono stati fatti sul fronte della giustizia climatica e dell’adattamento, preoccupa invece la mancanza di misure più stringenti sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sulla fine dell’uso dei combustibili fossili. Rimane vivo, ma sempre più precario, l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro i limiti di 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali: una soglia oltre la quale il rischio di eventi estremi aumenta esponenzialmente. Eppure, la traiettoria attuale porterebbe il pianeta a un aumento fino a 2.9°C entro la fine del secolo.
Nel frattempo, siamo ancora ben lontani dall’obiettivo, inizialmente da raggiungere entro il 2020, di stanziare 100 miliardi di dollari annui in finanza climatica da parte dei paesi sviluppati a beneficio di quelli vulnerabili.
Insomma, la strada da fare per mitigare il surriscaldamento globale è ancora lunga, mentre il tempo per percorrerla sempre meno.

🇺🇦👉 Kiev è al buio e un quarto della popolazione ucraina è senza energia, mentre le temperature scendono sotto lo zero. L’allarme dell'Oms: “milioni di persone in pericolo di vita”. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lucraina-al-buio-36754
🌎ARMI IN USA: LEGITTIMA... OFFESA?

📜 Déjà-vu
Ieri notte negli USA una decina di persone sono state ferite o uccise in un Walmart in Virginia. È la terza sparatoria di massa in tre giorni negli Stati Uniti. L'ennesima tragedia in un Paese che dal 2016 registra in media 40 mila vittime di armi da fuoco l’anno.
Una situazione che non può non essere associata al peculiare diritto statunitense di "detenere e portare armi". Sancito dalla Costituzione nel secondo emendamento, tale diritto è difficilmente riformabile anche per la mancanza di un consenso politico sul tema: i democratici sembrerebbero favorevoli a leggi più severe, mentre repubblicani e indipendenti sono divisi sull’argomento.
Insomma, nonostante una media di due stragi al giorno, non sarà facile limitare l'uso di armi da fuoco fra i civili.

📈 America first
Negli ultimi anni i cittadini americani in possesso di un’arma da fuoco sono addirittura aumentati: fra il 2019 e il 2021, il 3% della popolazione ha acquistato un’arma per la prima volta. Tanto che oggi negli Stati Uniti ci sarebbero quasi 400 milioni di armi in circolazione su una popolazione di 330. Una media (120 armi per 100 abitanti) persino superiore a Paesi in guerra civile come lo Yemen (53) o in equilibrio instabile come la Serbia (39).
Eppure, nonostante gli Usa registrino un tasso di omicidi con armi da fuoco ben 26 volte superiore a quello di altri Paesi ad alto reddito, la “cultura delle armi” non sembra arretrare, anzi. Se negli anni Novanta il 78% degli americani era favorevole a leggi più severe per la vendita di armi da fuoco, oggi questo numero è sceso al 52%, il valore più basso dal 2014.

⚠️ (Ri)tentar non nuoce?
L’ultimo tentativo di riforma risale al 1994, quando il presidente Clinton riuscì a far approvare un divieto (per 10 anni) di vendita di armi semiautomatiche ai civili. Divieto che oggi l’amministrazione Biden vorrebbe riproporre, o almeno aumentare l’età minima per il loro acquisto. E in effetti un timido successo Biden può già vantarlo: la legge bipartisan sul controllo delle armi dello scorso giugno.
Da metà gennaio, però, un Congresso diviso potrà bloccare qualsiasi proposta. Anche per questo alcuni Stati, come Washington o California, preferiscono fare da sé, emanando leggi più rigide per il possesso di armi d'assalto. Ma Texas e Georgia vanno nella direzione opposta.
Per una stretta sulle armi in America, la strada si fa in salita.

👉 Torna l’incubo attentati a Gerusalemme. Due esplosioni in sequenza provocano un morto e decine di feriti, allerta rossa in tutto il paese. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-gerusalemme-doppio-attentato-36758
🌍 UE: PERICOLO DEINDUSTRIALIZZAZIONE

🇪🇺 IRA europea
“Una sfida esistenziale all’economia europea”. Così il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, ha ieri definito l’Inflation Reduction Act (IRA), la legge approvata ad agosto dall’amministrazione Biden per accelerare la transizione verde dell’industria statunitense. Come? Con 369 miliardi di dollari tra sussidi e agevolazioni fiscali.
Una misura che entrerà in vigore nel 2023, ma che sta già portando più di una azienda europea a spostare i propri investimenti dal Vecchio Continente agli USA. Non sorprende. Grazie all’IRA, la costruzione di una nuova fabbrica di batterie elettriche negli States viene sussidiata con fino a 800 milioni di dollari. La stessa fabbrica in Europa riceverebbe “solo” 155 milioni di dollari. Anche nel settore dell’idrogeno le sovvenzioni americane sono ora cinque volte quelle europee. Uno spread che si aggiunge a quello dei costi dell’energia.

🏭 La grande fuga
Attualmente, il gas naturale costa sei volte di più in Europa che negli USA. A causa di questa asimmetria, l’aumento annuo dei prezzi alla produzione è molto più marcato per le aziende europee rispetto a quelle statunitensi: +42% vs +8,5%. Di conseguenza, nei primi dieci mesi dell’anno l’industria dell’Ue è stata costretta a razionare l’utilizzo di gas (-13% rispetto alla media dei tre anni precedenti) e quindi la produzione. Viceversa, l’industria americana ha persino aumentato i suoi consumi di gas (+5%).
Proprio a causa degli alti prezzi dell'energia in Europa, secondo un sondaggio della Camera di Commercio tedesca, l’8% delle imprese nazionali intervistate starebbe valutando di spostare parte della produzione fuori dai confini europei. Tra queste anche BASF, il gigante tedesco del chimico. Un’emorragia industriale che l’Ue vuole evitare a tutti i costi. Letteralmente.

💰 Subsidy war?
Una soluzione diplomatica con Washington sembra al momento improbabile. Così come l’avvio di una disputa commerciale con gli USA, proprio quando il fronte occidentale deve mostrarsi compatto. A Bruxelles, si ragiona quindi sulla creazione di un fondo per la sovranità (già menzionato da von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione) per incanalare denaro nelle industrie chiave europee.
Una soluzione su cui spinge la Francia (ma anche gli Stati Uniti) che però deve convincere la Germania, tradizionalmente avversa a politiche industriali incentrate sui sussidi. Nelle ultime ore sono però arrivate aperture da Berlino: in una dichiarazione congiunta i ministri dell’economia francese e tedesco hanno chiesto una risposta coordinata europea alle misure protezionistiche dei Paesi terzi come l’IRA.
Domani la questione sarà al centro del Consiglio europeo dei ministri del commercio. La risposta ai sussidi americani saranno sussidi europei?

🔴 La guerra in Ucraina ha evidenziato le difficoltà dei paesi membri dell’Unione europea a elaborare una risposta coerente nel caso di una crisi militare. È arrivato il tempo di costruire una vera e propria difesa europea? Ne parliamo oggi alle 18.00. Guarda la tavola rotonda qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/lue-e-la-guerra-tempo-una-difesa-europea#FORM

👉 🇮🇷 Nonostante la repressione e gli arresti, proseguono le manifestazioni in Iran. Ma i suoi esiti dipenderanno da numerosi fattori, tra cui le scelte dei riformisti e dei Pasdaran. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-dove-va-la-protesta-36785
🌍 GAS: UN DIBATTITO ACCESO

🇪🇺 La saga continua
Nulla di conclusivo al Consiglio straordinario sull'energia di ieri. L’incontro, in cui i ministri avrebbero dovuto approvare un più ampio pacchetto di proposte per limitare i prezzi energetici del prossimo anno, si è invece nuovamente arenato sul tetto al prezzo del gas.
Niente acquisti congiunti e misure di condivisione delle forniture, almeno fino a quando non ci sarà un accordo sul price cap da approvare congiuntamente, fanno sapere i 16 Paesi sostenitori del tetto. Tutto rimandato dunque al nuovo Consiglio straordinario di dicembre, quando i ministri dell’energia cercheranno di raggiungere un compromesso prima del Consiglio europeo previsto per il 15.
Insomma, nonostante il pacchetto sull’energia sia praticamente pronto, il tetto divide l’Europa.

🛖 Felici e scontenti
Non ha contribuito a placare gli animi la proposta presentata martedì scorso dalla Commissione, che fissava il limite al prezzo del gas a 275 €/MWh, un valore 10 volte maggiore a quello pre-crisi e più che doppio rispetto alle quotazioni attuali. Il meccanismo, inoltre, sarebbe entrato in vigore solo a due condizioni: un superamento del limite per due settimane consecutive, e un differenziale fra il TTF e il prezzo globale del GNL maggiore di 58 €/MWh per 10 giorni.
Un caso talmente estremo da non essersi verificato nemmeno durante lo scorso agosto, quando i prezzi avevano registrato livelli record. Così il meccanismo di correzione del mercato ha fatto infuriare i Paesi “interventisti” – fra cui Italia, Francia e Spagna – che da mesi attendevano la proposta dell’esecutivo Ue. Ne escono invece per il momento vincitori i Paesi contrari al tetto, che da sempre temono che imporlo provocherebbe una crisi delle forniture (con gli esportatori USA che, per esempio, preferirebbero vendere il loro GNL all’Asia).

🚱 Al lupo, al lupo
Nel frattempo il Cremlino, che ovviamente guarda al cap con ostilità, si porta avanti: sempre martedì, Gazprom ha minacciato di interrompere le forniture di gas all’Europa che transitano dall’Ucraina, citando un presunto “furto” di gas destinato alla Moldavia. Così Mosca potrebbe ridurre ulteriormente forniture già dell’85% inferiori rispetto ai livelli precrisi.
Una nuova grana per gli europei, che continuano ad azzuffarsi sui prezzi (semplici “messaggeri”, e indispensabili indicatori dell’incrocio tra domanda e offerta) senza avere a portata di mano soluzioni semplici sulle forniture.
Riusciranno i Paesi Ue a creare meccanismi di solidarietà in tempo per l’inverno, o rimarranno bloccati sulla questione prezzi?

👉 🎙 Dopo l’attentato a Istanbul della settimana scorsa, la Turchia ha cominciato a bombardare alcune zone curde della Siria e dell’Iraq. Che sta succedendo? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cosa-sta-succedendo-tra-turchia-e-popolo-curdo-36792

👉 🇨🇳 In Cina l’aumento dei casi di coronavirus svela i limiti della strategia ‘Zero Covid’ di Pechino. E scoppiano le proteste. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-zero-covid-non-sta-funzionando-36794