🌍 COP27: L’URGENZA CHIAMA
🔥 Clima rovente
È iniziata ieri a Sharm el-Sheikh la COP 27. Il vertice, che riunisce 200 delegati da altrettanti paesi, arriva dopo un anno di disastri climatici e con una temperatura media nel 2022 di circa 1,15 gradi superiore ai livelli preindustriali. Un livello pericolosamente vicino al valore limite stabilito dagli Accordi di Parigi (pari a +1,5°C) e che, avverte l’Onu, difficilmente riusciremo a non superare.
Eppure, nonostante la necessità di nuove regole e ulteriori incentivi economici, è improbabile che il vertice sarà decisivo nella lotta al cambiamento climatico. Non solo perché mancano i leader di Cina, Russia e India, 3 dei 4 maggiori emettitori mondiali di gas serra, ma anche per gli interessi divergenti dei paesi partecipanti.
💰 Danni collaterali
Da una parte ci sono i paesi più ricchi. Alle prese con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina e i rischi della recessione economica, questi ultimi hanno temporaneamente messo gli obiettivi climatici in secondo piano. Limitando anche i finanziamenti per la transizione: promessi ai paesi in via di sviluppo nel 2009, ma effettivamente mai arrivati a 100 miliardi di dollari l’anno.
Dall'altra i paesi più poveri, meno responsabili del riscaldamento globale ma largamente esposti alle sue conseguenze, che chiedono risarcimenti per perdite e danni connessi ai disastri climatici. Una questione controversa, che per la prima volta verrà discussa ufficialmente dai leader mondiali, ma che per la quale il compromesso ancora latita.
🤐 Giochi per grandi
Sullo sfondo, la crescente rivalità fra Cina e Usa. Mentre l’inviato cinese chiede più aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settimana Biden annuncerà il suo nuovo piano contro il cambiamento climatico: crediti di carbonio scambiati fra meritevoli enti statali che riducono le emissioni da combustibili fossili e aziende private disposte ad acquistarli.
E così Biden cerca di ripristinare la credibilità degli Usa e contrastare la crescente influenza cinese, così come il suo vantaggio nell’industria green (solare, eolico e produzione di veicoli elettrici). Il problema? Non c’è soluzione al cambiamento climatico che non coinvolga tutti i “grandi”. Che però da un po’ di tempo a questa parte non si parlano.
👉 🇺🇸 USA2022: tutto pronto per le elezioni di metà mandato che si svolgeranno domani. Biden e Trump entrambi in Pennsylvania per eventi elettorali e c’è chi parla di ‘prova generale’ per il 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-lamerica-al-bivio-36647
🔥 Clima rovente
È iniziata ieri a Sharm el-Sheikh la COP 27. Il vertice, che riunisce 200 delegati da altrettanti paesi, arriva dopo un anno di disastri climatici e con una temperatura media nel 2022 di circa 1,15 gradi superiore ai livelli preindustriali. Un livello pericolosamente vicino al valore limite stabilito dagli Accordi di Parigi (pari a +1,5°C) e che, avverte l’Onu, difficilmente riusciremo a non superare.
Eppure, nonostante la necessità di nuove regole e ulteriori incentivi economici, è improbabile che il vertice sarà decisivo nella lotta al cambiamento climatico. Non solo perché mancano i leader di Cina, Russia e India, 3 dei 4 maggiori emettitori mondiali di gas serra, ma anche per gli interessi divergenti dei paesi partecipanti.
💰 Danni collaterali
Da una parte ci sono i paesi più ricchi. Alle prese con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina e i rischi della recessione economica, questi ultimi hanno temporaneamente messo gli obiettivi climatici in secondo piano. Limitando anche i finanziamenti per la transizione: promessi ai paesi in via di sviluppo nel 2009, ma effettivamente mai arrivati a 100 miliardi di dollari l’anno.
Dall'altra i paesi più poveri, meno responsabili del riscaldamento globale ma largamente esposti alle sue conseguenze, che chiedono risarcimenti per perdite e danni connessi ai disastri climatici. Una questione controversa, che per la prima volta verrà discussa ufficialmente dai leader mondiali, ma che per la quale il compromesso ancora latita.
🤐 Giochi per grandi
Sullo sfondo, la crescente rivalità fra Cina e Usa. Mentre l’inviato cinese chiede più aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settimana Biden annuncerà il suo nuovo piano contro il cambiamento climatico: crediti di carbonio scambiati fra meritevoli enti statali che riducono le emissioni da combustibili fossili e aziende private disposte ad acquistarli.
E così Biden cerca di ripristinare la credibilità degli Usa e contrastare la crescente influenza cinese, così come il suo vantaggio nell’industria green (solare, eolico e produzione di veicoli elettrici). Il problema? Non c’è soluzione al cambiamento climatico che non coinvolga tutti i “grandi”. Che però da un po’ di tempo a questa parte non si parlano.
👉 🇺🇸 USA2022: tutto pronto per le elezioni di metà mandato che si svolgeranno domani. Biden e Trump entrambi in Pennsylvania per eventi elettorali e c’è chi parla di ‘prova generale’ per il 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-lamerica-al-bivio-36647
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🇺🇸 SPECIALE MIDTERM USA: PIÙ DI UN VOTO
Oggi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti. In palio c’è il rinnovo di tutta la Camera dei deputati, di un terzo del Senato e l’elezione dei governatori in 36 Stati su 50, ma anche molto di più.
Ecco 3 motivi per cui sono importanti:
💸 Build Back Better
Il voto di oggi è un test sulle politiche economiche ed energetiche di Biden. Durante i primi due anni della sua presidenza sono stati approvati due pacchetti di misure monstre: l’Infrastructure and Investment Jobs Act, da 550 miliardi di dollari, e l’Inflation Reduction Act, da 750 miliardi. Al loro interno c’è il più grande investimento (370 miliardi di dollari) nella transizione verde nella storia americana, oltre a più di 200 miliardi di dollari per la sanità.
Ma altri due numeri sono stati al centro della campagna elettorale: l’8,2% del tasso di inflazione (record degli ultimi 40 anni), e i 3,8 dollari al gallone del prezzo della benzina (10% in più rispetto all’anno scorso). Nel voto di oggi capiremo se per gli elettori americani contano di più le riforme o il caro vita.
🗳 MAGA vittoria?
C’è però anche in gioco l’identità del partito repubblicano e della Corte Suprema. Trump ha sostenuto 200 tra i candidati repubblicani in corsa per il Senato, la Camera o nei ruoli di governatore. Una vittoria repubblicana e un buon risultato dei suoi fedelissimi completerebbero l’OPA dell’ala “Make America Great Again” sul partito repubblicano. Che qualora avesse il controllo della Camera (82% di possibilità secondo gli ultimi sondaggi) porrebbe fine alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill, eliminando un potenziale ostacolo per la presidenza Trump 2024.
Una vittoria repubblicana al Senato (54% di chance) potrebbe invece bloccare le nomine di Biden di giudici federali (inclusi quelli della Corte suprema). La maggioranza di giudici repubblicani nella Corte suprema, che ha rovesciato la storica sentenza Roe vs Wade sul diritto federale all’aborto, potrebbe essere così preservata.
🇺🇦 Ucraina: (Republican) winter is coming?
Le conseguenze del voto odierno non si limitano alla politica interna ma si faranno sentire fino a Kiev. Il Congresso vota infatti sui pacchetti di aiuti finanziari e militari all’Ucraina e può quindi dettare la linea su quanto forte continuerà a essere il supporto americano. Alcuni esponenti di rilievo del Grand Old Party hanno dichiarato nelle scorse settimane che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è destinato a finire.
Una posizione sempre più popolare tra l’elettorato repubblicano Usa: il 48% afferma che gli USA stanno fornendo troppo sostegno all’Ucraina (a marzo era il 7%). Tuttavia, resta un tema divisivo tra le fila repubblicane, per cui indipendentemente dal voto delle Midterm, è probabile che si continuino a trovare i voti per i prossimi pacchetti di armi a Kiev.
👉 🇺🇸 Speciali ISPI Midterm USA 2022: non perdere tutti i nostri approfondimenti e le nostre iniziative
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
📊 Qual è esattamente la posta in gioco di queste elezioni di Midterm? Per cosa si vota di preciso? Cosa succede se vincono i Repubblicani? E Trump pensa di ricandidarsi? Una guida per districarsi, in 8 grafici commentati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-8-grafici-capire-la-posta-gioco-36650
🔍 Il risultato finale non avrà solo un impatto sui prossimi due anni di presidenza di Joe Biden, ma influenzerà la posizione degli Stati Uniti in un mondo sconvolto da molteplici crisi. Leggi il nostro nuovo dossier su come un Congresso con una maggioranza diversa potrebbe influenzare alcune delle future decisioni di politica estera della Casa Bianca: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-elections-2022-america-crossroads-36633
Oggi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti. In palio c’è il rinnovo di tutta la Camera dei deputati, di un terzo del Senato e l’elezione dei governatori in 36 Stati su 50, ma anche molto di più.
Ecco 3 motivi per cui sono importanti:
💸 Build Back Better
Il voto di oggi è un test sulle politiche economiche ed energetiche di Biden. Durante i primi due anni della sua presidenza sono stati approvati due pacchetti di misure monstre: l’Infrastructure and Investment Jobs Act, da 550 miliardi di dollari, e l’Inflation Reduction Act, da 750 miliardi. Al loro interno c’è il più grande investimento (370 miliardi di dollari) nella transizione verde nella storia americana, oltre a più di 200 miliardi di dollari per la sanità.
Ma altri due numeri sono stati al centro della campagna elettorale: l’8,2% del tasso di inflazione (record degli ultimi 40 anni), e i 3,8 dollari al gallone del prezzo della benzina (10% in più rispetto all’anno scorso). Nel voto di oggi capiremo se per gli elettori americani contano di più le riforme o il caro vita.
🗳 MAGA vittoria?
C’è però anche in gioco l’identità del partito repubblicano e della Corte Suprema. Trump ha sostenuto 200 tra i candidati repubblicani in corsa per il Senato, la Camera o nei ruoli di governatore. Una vittoria repubblicana e un buon risultato dei suoi fedelissimi completerebbero l’OPA dell’ala “Make America Great Again” sul partito repubblicano. Che qualora avesse il controllo della Camera (82% di possibilità secondo gli ultimi sondaggi) porrebbe fine alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill, eliminando un potenziale ostacolo per la presidenza Trump 2024.
Una vittoria repubblicana al Senato (54% di chance) potrebbe invece bloccare le nomine di Biden di giudici federali (inclusi quelli della Corte suprema). La maggioranza di giudici repubblicani nella Corte suprema, che ha rovesciato la storica sentenza Roe vs Wade sul diritto federale all’aborto, potrebbe essere così preservata.
🇺🇦 Ucraina: (Republican) winter is coming?
Le conseguenze del voto odierno non si limitano alla politica interna ma si faranno sentire fino a Kiev. Il Congresso vota infatti sui pacchetti di aiuti finanziari e militari all’Ucraina e può quindi dettare la linea su quanto forte continuerà a essere il supporto americano. Alcuni esponenti di rilievo del Grand Old Party hanno dichiarato nelle scorse settimane che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è destinato a finire.
Una posizione sempre più popolare tra l’elettorato repubblicano Usa: il 48% afferma che gli USA stanno fornendo troppo sostegno all’Ucraina (a marzo era il 7%). Tuttavia, resta un tema divisivo tra le fila repubblicane, per cui indipendentemente dal voto delle Midterm, è probabile che si continuino a trovare i voti per i prossimi pacchetti di armi a Kiev.
👉 🇺🇸 Speciali ISPI Midterm USA 2022: non perdere tutti i nostri approfondimenti e le nostre iniziative
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
📊 Qual è esattamente la posta in gioco di queste elezioni di Midterm? Per cosa si vota di preciso? Cosa succede se vincono i Repubblicani? E Trump pensa di ricandidarsi? Una guida per districarsi, in 8 grafici commentati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-8-grafici-capire-la-posta-gioco-36650
🔍 Il risultato finale non avrà solo un impatto sui prossimi due anni di presidenza di Joe Biden, ma influenzerà la posizione degli Stati Uniti in un mondo sconvolto da molteplici crisi. Leggi il nostro nuovo dossier su come un Congresso con una maggioranza diversa potrebbe influenzare alcune delle future decisioni di politica estera della Casa Bianca: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-elections-2022-america-crossroads-36633
🌍 UE: FINE DI UN’ERA?
📖 Voltare pagina
La Commissione europea ha comunicato oggi la sua proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Le regole, stabilite a partire da Maastricht ormai 30 anni fa, vengono in buona parte modificate, garantendo alcuni margini di flessibilità nel percorso di rientro dai debiti pubblici più elevati.
Una proposta che arriva mentre le regole fiscali sono sospese da quasi tre anni, in cui gli Stati membri hanno notevolmente aumentato il loro debito per far fronte alla pandemia prima, e alla crisi energetica dopo, registrando deficit annuali di bilancio ben oltre il 3% del Pil previsto dal vecchio Patto.
🛑 Un contesto poco stabile
A complicare il quadro fiscale è la situazione economica attuale caratterizzata dalla frenata della crescita. Gli Stati vogliono infatti fare maggior deficit per limitare i danni, ma il rapporto deficit/Pil aumenta anche perché il Pil si riduce, deteriorando ulteriormente il quadro fiscale.
Questa frenata del Pil è peraltro legata all’inflazione che spinge le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, proprio nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi.
Anche alla luce di ciò, non sorprende che la nuova proposta di Patto della Commissione ponga ulteriore enfasi sul debito accumulato, deficit dopo deficit, dagli Stati e sul percorso da seguire per la sua riduzione.
🇪🇺 Faccia a faccia con Bruxelles
La proposta della Commissione si basa sul monitoraggio costante della spesa pubblica in modo che la sua riduzione/rimodulazione possa permettere un realistico rientro dall’eccessivo debito pubblico. Questo rientro non sarà uguale per tutti, ma risulterà più stringente per i paesi più indebitati come l’Italia. Sarà necessario un costante confronto tra i governi nazionali e la Commissione per concordare questo percorso, che dovrà comunque tener conto anche dell'impatto sulle finanze pubbliche e sulla crescita delle riforme e degli investimenti (come quelli per la transizione verde e digitale) che i paesi faranno negli anni a venire.
La Commissione spera che gli Stati membri trovino un accordo su questa proposta prima del 2024, quando la sospensione del Patto avrà termine. Nel frattempo, sarà comunque fondamentale tenere d’occhio i mercati finanziari per evitare pericolose speculazioni soprattutto ai danni dei paesi più indebitati.
Riuscirà l’Ue a farsi trovare pronta e non essere costretta, come dieci anni fa, a correre ai ripari quando i mercati spinsero alcuni paesi dell’Eurozona sull’orlo del default?
👉 🇺🇸 Alle elezioni di metà mandato l’onda ‘rossa’ dei Repubblicani non c’è e i democratici tengono meglio del previsto. Gop in vantaggio alla Camera, ma il Senato è in bilico e Trump non ne esce bene. Ne parliamo nell’ISPI Focus Speciale di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-allultimo-voto-senza-onda-rossa-36659
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
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La Commissione europea ha comunicato oggi la sua proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Le regole, stabilite a partire da Maastricht ormai 30 anni fa, vengono in buona parte modificate, garantendo alcuni margini di flessibilità nel percorso di rientro dai debiti pubblici più elevati.
Una proposta che arriva mentre le regole fiscali sono sospese da quasi tre anni, in cui gli Stati membri hanno notevolmente aumentato il loro debito per far fronte alla pandemia prima, e alla crisi energetica dopo, registrando deficit annuali di bilancio ben oltre il 3% del Pil previsto dal vecchio Patto.
🛑 Un contesto poco stabile
A complicare il quadro fiscale è la situazione economica attuale caratterizzata dalla frenata della crescita. Gli Stati vogliono infatti fare maggior deficit per limitare i danni, ma il rapporto deficit/Pil aumenta anche perché il Pil si riduce, deteriorando ulteriormente il quadro fiscale.
Questa frenata del Pil è peraltro legata all’inflazione che spinge le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, proprio nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi.
Anche alla luce di ciò, non sorprende che la nuova proposta di Patto della Commissione ponga ulteriore enfasi sul debito accumulato, deficit dopo deficit, dagli Stati e sul percorso da seguire per la sua riduzione.
🇪🇺 Faccia a faccia con Bruxelles
La proposta della Commissione si basa sul monitoraggio costante della spesa pubblica in modo che la sua riduzione/rimodulazione possa permettere un realistico rientro dall’eccessivo debito pubblico. Questo rientro non sarà uguale per tutti, ma risulterà più stringente per i paesi più indebitati come l’Italia. Sarà necessario un costante confronto tra i governi nazionali e la Commissione per concordare questo percorso, che dovrà comunque tener conto anche dell'impatto sulle finanze pubbliche e sulla crescita delle riforme e degli investimenti (come quelli per la transizione verde e digitale) che i paesi faranno negli anni a venire.
La Commissione spera che gli Stati membri trovino un accordo su questa proposta prima del 2024, quando la sospensione del Patto avrà termine. Nel frattempo, sarà comunque fondamentale tenere d’occhio i mercati finanziari per evitare pericolose speculazioni soprattutto ai danni dei paesi più indebitati.
Riuscirà l’Ue a farsi trovare pronta e non essere costretta, come dieci anni fa, a correre ai ripari quando i mercati spinsero alcuni paesi dell’Eurozona sull’orlo del default?
👉 🇺🇸 Alle elezioni di metà mandato l’onda ‘rossa’ dei Repubblicani non c’è e i democratici tengono meglio del previsto. Gop in vantaggio alla Camera, ma il Senato è in bilico e Trump non ne esce bene. Ne parliamo nell’ISPI Focus Speciale di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-allultimo-voto-senza-onda-rossa-36659
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
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🌍 GUERRA IN UCRAINA: KIEV AVANZA E LA DIPLOMAZIA PURE?
🎠 Cavallo di Troia?
I russi hanno annunciato la ritirata da Kherson. Secondo quanto riportato dal comandante delle forze russe in Ucraina, Mosca non era più in grado di garantire rifornimenti alla città. Per evitare un accerchiamento ha quindi deciso di spostare la linea del fronte sull’altra sponda del fiume Dnipro. Non sarà però un ripiegamento facile: coinvolge circa 40mila soldati in un’area in cui molti ponti sono stati distrutti. Le perdite potrebbero essere alte, ritoccando verso l’alto l’ultima stima americana di più di 100.000 soldati russi uccisi o feriti dall’inizio dell’invasione.
Nonostante un contesto in apparenza favorevole, Kiev annuncia una avanzata “circospetta”. Il timore è quello di una trappola che conduca a una guerriglia urbana a Kherson. La cui riconquista aprirebbe però nuovi scenari militari e non solo.
🏙 L’importanza di chiamarsi Kherson
Kherson è l’unico capoluogo di regione ucraino e la città più a occidente sotto il controllo russo. Secondo i piani di Mosca doveva essere il trampolino di lancio verso Odessa per chiudere a Kiev ogni accesso al Mar Nero. Il ritiro corrisponderebbe a una sconfitta innanzitutto simbolica per Mosca che solo lo scorso mese aveva annesso l’intera regione.
Le potenziali ricadute militari sono altrettanto severe. Kherson è un punto fondamentale delle linee di rifornimento russe dalla Crimea, che ora diventerebbero bersaglio a portata dei missili di Kiev. Mosca potrebbe poi trovarsi costretta a spostare truppe a sud proprio per proteggere la penisola annessa nel 2014, il cui controllo resta condizione imprescindibile per i russi in una potenziale trattativa diplomatica. Forse non così remota.
🇺🇦 Una nuova speranza
Sono passati più di sei mesi dall’ultimo tavolo negoziale ufficiale tra Russa e Ucraina per trovare una soluzione diplomatica alla guerra. Gli eventi e i segnali di questi giorni potrebbero però potenzialmente riaprire uno spiraglio per nuove trattative.
Le azioni militari sul terreno sono destinate a rallentare con l’arrivo dell’inverno. E per la prima volta i due eserciti sono separati da un confine geografico netto, il fiume Dnipro, che faciliterebbe un cessate il fuoco. Passato lo scoglio delle midterm, il ruolo di mediatore degli Stati Uniti potrà poi essere meno sfumato. E già la Casa Bianca sembrerebbe aver avuto successo nel convincere a Zelensky a rinunciare all’opporsi per principio a trattare con la Russia.
Resta però il nodo irrisolto di fondo: quale accordo è politicamente accettabile per Putin e Zelensky?
🔴 Oggi alle 18.00 parleremo dei risultati delle elezioni USA Midterm 2022: cosa cambierà adesso per l’America e per il mondo? Connettiti qui per partecipare alla tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-dopo-il-voto-cosa-cambia-adesso
🎠 Cavallo di Troia?
I russi hanno annunciato la ritirata da Kherson. Secondo quanto riportato dal comandante delle forze russe in Ucraina, Mosca non era più in grado di garantire rifornimenti alla città. Per evitare un accerchiamento ha quindi deciso di spostare la linea del fronte sull’altra sponda del fiume Dnipro. Non sarà però un ripiegamento facile: coinvolge circa 40mila soldati in un’area in cui molti ponti sono stati distrutti. Le perdite potrebbero essere alte, ritoccando verso l’alto l’ultima stima americana di più di 100.000 soldati russi uccisi o feriti dall’inizio dell’invasione.
Nonostante un contesto in apparenza favorevole, Kiev annuncia una avanzata “circospetta”. Il timore è quello di una trappola che conduca a una guerriglia urbana a Kherson. La cui riconquista aprirebbe però nuovi scenari militari e non solo.
🏙 L’importanza di chiamarsi Kherson
Kherson è l’unico capoluogo di regione ucraino e la città più a occidente sotto il controllo russo. Secondo i piani di Mosca doveva essere il trampolino di lancio verso Odessa per chiudere a Kiev ogni accesso al Mar Nero. Il ritiro corrisponderebbe a una sconfitta innanzitutto simbolica per Mosca che solo lo scorso mese aveva annesso l’intera regione.
Le potenziali ricadute militari sono altrettanto severe. Kherson è un punto fondamentale delle linee di rifornimento russe dalla Crimea, che ora diventerebbero bersaglio a portata dei missili di Kiev. Mosca potrebbe poi trovarsi costretta a spostare truppe a sud proprio per proteggere la penisola annessa nel 2014, il cui controllo resta condizione imprescindibile per i russi in una potenziale trattativa diplomatica. Forse non così remota.
🇺🇦 Una nuova speranza
Sono passati più di sei mesi dall’ultimo tavolo negoziale ufficiale tra Russa e Ucraina per trovare una soluzione diplomatica alla guerra. Gli eventi e i segnali di questi giorni potrebbero però potenzialmente riaprire uno spiraglio per nuove trattative.
Le azioni militari sul terreno sono destinate a rallentare con l’arrivo dell’inverno. E per la prima volta i due eserciti sono separati da un confine geografico netto, il fiume Dnipro, che faciliterebbe un cessate il fuoco. Passato lo scoglio delle midterm, il ruolo di mediatore degli Stati Uniti potrà poi essere meno sfumato. E già la Casa Bianca sembrerebbe aver avuto successo nel convincere a Zelensky a rinunciare all’opporsi per principio a trattare con la Russia.
Resta però il nodo irrisolto di fondo: quale accordo è politicamente accettabile per Putin e Zelensky?
🔴 Oggi alle 18.00 parleremo dei risultati delle elezioni USA Midterm 2022: cosa cambierà adesso per l’America e per il mondo? Connettiti qui per partecipare alla tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-dopo-il-voto-cosa-cambia-adesso
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🌏 BIDEN: BENVENUTO AL SUD(EST)
🛬 Se la montagna non va
Il presidente Biden è arrivato oggi alla COP27 di Sharm el-Sheikh. Una tappa intermedia prima del suo viaggio in Asia, dove incontrerà i leader di Cina e India, grandi assenti alla COP egiziana. Si preannuncia dunque una settimana di intensi incontri diplomatici, prima all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e all’East Asia summit in Cambogia e poi al G20 di Bali.
Dopo lo sforzo elettorale, Biden può ora guardare all’estero. Tante le urgenze: dal cambiamento climatico al tentativo di limitare i danni causati dall'invasione russa dell'Ucraina. Ma soprattutto contenere l'espansione della Cina, a cominciare dal suo ruolo nell’indo-pacifico.
🤼♂️ Tra i due litiganti
Fin dall’inizio del suo mandato, il presidente americano ha cercato di riprendere i rapporti economici con la regione asiatica e di colmare il vuoto lasciato dal suo predecessore. In quest’ottica, e in quella di consolidare l’unità dell’alleanza strategica tra i paesi del QUAD (formata da Stati Uniti, Australia, Giappone e India), a maggio Biden ha promosso la creazione dell’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF), un accordo economico che cerca di rendere gli Stati Uniti protagonisti degli accordi economici regionali, visto che è assente dai trattati commerciali esistenti, in particolare il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) sostenuto da Pechino.
I 10 paesi dell’ASEAN si destreggiano così per evitare un allineamento definitivo, mantenendo rapporti commerciali con entrambe le superpotenze e cercando di trarne vantaggi in termini di sicurezza ed economia. Relazioni commerciali che hanno permesso alla regione di crescere e diventare sempre più un polo di attrazione per gli investimenti statunitensi e cinesi, così come per il commercio internazionale.
🇷🇺 Elefante nella stanza
Ed è proprio questa regione dalla crescente importanza strategica ad ospitare l‘annuale incontro dei leader del G20, dove lunedì prossimo si terrà il primo faccia a faccia fra Biden e Xi Jinping. Un'occasione per riaprire i canali di comunicazione con il presidente cinese, ma anche per confrontarsi su temi caldi (Taiwan in primis, ma anche diritti umani e Corea del Nord) e sui rispettivi interessi strategici nazionali.
Per Xi sarà inoltre un’occasione per chiarire la sua posizione su Mosca. Anche se Putin non sarà presente al G20, la Russia rimarrà comunque l’elefante nella stanza e Pechino dovrà mettere in chiaro se continua ad appoggiare di fatto Mosca o se assumerà un’iniziativa per convincere Putin a porre fine all’invasione
Ritroveremo lo Xi di Scholz, disposto a parlare di affari e a delineare linee rosse, o la solita Cina che non si schiera?
👉 🎙 Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno portato a risultati inaspettati, con i Repubblicani che hanno perso l’occasione di assicurarsi una maggioranza forte al Congresso. Cosa cambierà in America adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cosa-cambiera-america-dopo-le-elezioni-di-midterm-36682
🛬 Se la montagna non va
Il presidente Biden è arrivato oggi alla COP27 di Sharm el-Sheikh. Una tappa intermedia prima del suo viaggio in Asia, dove incontrerà i leader di Cina e India, grandi assenti alla COP egiziana. Si preannuncia dunque una settimana di intensi incontri diplomatici, prima all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e all’East Asia summit in Cambogia e poi al G20 di Bali.
Dopo lo sforzo elettorale, Biden può ora guardare all’estero. Tante le urgenze: dal cambiamento climatico al tentativo di limitare i danni causati dall'invasione russa dell'Ucraina. Ma soprattutto contenere l'espansione della Cina, a cominciare dal suo ruolo nell’indo-pacifico.
🤼♂️ Tra i due litiganti
Fin dall’inizio del suo mandato, il presidente americano ha cercato di riprendere i rapporti economici con la regione asiatica e di colmare il vuoto lasciato dal suo predecessore. In quest’ottica, e in quella di consolidare l’unità dell’alleanza strategica tra i paesi del QUAD (formata da Stati Uniti, Australia, Giappone e India), a maggio Biden ha promosso la creazione dell’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF), un accordo economico che cerca di rendere gli Stati Uniti protagonisti degli accordi economici regionali, visto che è assente dai trattati commerciali esistenti, in particolare il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) sostenuto da Pechino.
I 10 paesi dell’ASEAN si destreggiano così per evitare un allineamento definitivo, mantenendo rapporti commerciali con entrambe le superpotenze e cercando di trarne vantaggi in termini di sicurezza ed economia. Relazioni commerciali che hanno permesso alla regione di crescere e diventare sempre più un polo di attrazione per gli investimenti statunitensi e cinesi, così come per il commercio internazionale.
🇷🇺 Elefante nella stanza
Ed è proprio questa regione dalla crescente importanza strategica ad ospitare l‘annuale incontro dei leader del G20, dove lunedì prossimo si terrà il primo faccia a faccia fra Biden e Xi Jinping. Un'occasione per riaprire i canali di comunicazione con il presidente cinese, ma anche per confrontarsi su temi caldi (Taiwan in primis, ma anche diritti umani e Corea del Nord) e sui rispettivi interessi strategici nazionali.
Per Xi sarà inoltre un’occasione per chiarire la sua posizione su Mosca. Anche se Putin non sarà presente al G20, la Russia rimarrà comunque l’elefante nella stanza e Pechino dovrà mettere in chiaro se continua ad appoggiare di fatto Mosca o se assumerà un’iniziativa per convincere Putin a porre fine all’invasione
Ritroveremo lo Xi di Scholz, disposto a parlare di affari e a delineare linee rosse, o la solita Cina che non si schiera?
👉 🎙 Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno portato a risultati inaspettati, con i Repubblicani che hanno perso l’occasione di assicurarsi una maggioranza forte al Congresso. Cosa cambierà in America adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cosa-cambiera-america-dopo-le-elezioni-di-midterm-36682
🌍 UE: FAMIGLIA DISFUNZIONALE
🇪🇺 Rapporti da rivedere
Due giorni di Consiglio Affari esteri europeo. Oggi si è tenuto l’incontro tra i 27 ministri degli esteri dell’Ue, mentre domani sarà il turno dei ministri della difesa. Tanti i dossier oggetto delle discussioni, a partire dalla revisione della politica europea verso la Russia, ancora ferma ai principi guida stabiliti nel 2016. Allora Mosca veniva considerata un partner con cui avere una collaborazione selettiva su specifici temi.
Quanto di più distante dalla situazione odierna. Nella riunione si è quindi parlato di quali misure includere nel nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma le trattative restano ancora molto acerbe. Nuove sanzioni sono invece arrivate contro l’Iran, ma “solo” per la sanguinosa repressione delle proteste in corso, non per il suo supporto militare alla Russia. Maggiori novità si registrano su armi e supporto a Kiev.
🔫 Armi e buoi dei Paesi tuoi?
I ministri degli esteri europei hanno lanciato una missione di addestramento per 15mila soldati ucraini sul territorio dell'Unione. Domani dovrebbero poi essere presentati 5-7 progetti di acquisti congiunti tra Paesi europei nel settore della difesa.
Ma il tema risulta divisivo. Quest’estate è stato presentato un nuovo regolamento e un fondo comunitario per rimpinguare gli stock militari nazionali, impoveriti dagli aiuti a Kiev: 500 milioni di euro, ma da spendere solo per armi prodotte nell’Ue. Nell’ultima bozza del regolamento questo vincolo è però caduto, aprendo così le porte ad acquisti da Paesi terzi. Una decisione poco apprezzata da più di un governo, Francia in testa, che sperava fosse un viatico verso una maggiore autonomia strategica europea in tema di difesa.
🛋 Una poltrona per due
La divisione più evidente si sta però consumando non tra gli Stati membri, ma tra le cariche apicali dell’Unione. A margine del vertice dei capi di Stato del G20, che si apre domani a Bali, è infatti previsto un incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e Xi Jinping. Assente Von der Leyen, che non è stata invitata. Il motivo? Una vendetta di Michel per non avergli permesso di partecipare a un incontro con il premier indiano Modi al G7 in Germania dello scorso giugno.
La tensione tra i due non finisce qui. Nelle scorse settimane Michel ha attaccato più volte la Commissione per la lentezza nel presentare proposte concrete sul tetto al prezzo del gas.
Biden è uscito rafforzato dalle Midterm e Xi dal ventesimo congresso del partito. L’Europa può permettersi questi bisticci?
👉 🇨🇳 🇺🇸 Alla vigilia del vertice del G20 a Bali, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta di persona dopo le elezioni presidenziali americane e hanno concordato sulla necessità di “gestire la competizione” fra i loro paesi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-gestire-la-competizione-36702
🔍 Domani in Indonesia si apre il G20. Lo scenario è torvo. Riuscirà il G20 a prendere delle decisioni sulle sfide globali che ci attendono, come la transizione energetica e digitale? Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-can-leaders-still-deliver-36699
🇪🇺 Rapporti da rivedere
Due giorni di Consiglio Affari esteri europeo. Oggi si è tenuto l’incontro tra i 27 ministri degli esteri dell’Ue, mentre domani sarà il turno dei ministri della difesa. Tanti i dossier oggetto delle discussioni, a partire dalla revisione della politica europea verso la Russia, ancora ferma ai principi guida stabiliti nel 2016. Allora Mosca veniva considerata un partner con cui avere una collaborazione selettiva su specifici temi.
Quanto di più distante dalla situazione odierna. Nella riunione si è quindi parlato di quali misure includere nel nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma le trattative restano ancora molto acerbe. Nuove sanzioni sono invece arrivate contro l’Iran, ma “solo” per la sanguinosa repressione delle proteste in corso, non per il suo supporto militare alla Russia. Maggiori novità si registrano su armi e supporto a Kiev.
🔫 Armi e buoi dei Paesi tuoi?
I ministri degli esteri europei hanno lanciato una missione di addestramento per 15mila soldati ucraini sul territorio dell'Unione. Domani dovrebbero poi essere presentati 5-7 progetti di acquisti congiunti tra Paesi europei nel settore della difesa.
Ma il tema risulta divisivo. Quest’estate è stato presentato un nuovo regolamento e un fondo comunitario per rimpinguare gli stock militari nazionali, impoveriti dagli aiuti a Kiev: 500 milioni di euro, ma da spendere solo per armi prodotte nell’Ue. Nell’ultima bozza del regolamento questo vincolo è però caduto, aprendo così le porte ad acquisti da Paesi terzi. Una decisione poco apprezzata da più di un governo, Francia in testa, che sperava fosse un viatico verso una maggiore autonomia strategica europea in tema di difesa.
🛋 Una poltrona per due
La divisione più evidente si sta però consumando non tra gli Stati membri, ma tra le cariche apicali dell’Unione. A margine del vertice dei capi di Stato del G20, che si apre domani a Bali, è infatti previsto un incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e Xi Jinping. Assente Von der Leyen, che non è stata invitata. Il motivo? Una vendetta di Michel per non avergli permesso di partecipare a un incontro con il premier indiano Modi al G7 in Germania dello scorso giugno.
La tensione tra i due non finisce qui. Nelle scorse settimane Michel ha attaccato più volte la Commissione per la lentezza nel presentare proposte concrete sul tetto al prezzo del gas.
Biden è uscito rafforzato dalle Midterm e Xi dal ventesimo congresso del partito. L’Europa può permettersi questi bisticci?
👉 🇨🇳 🇺🇸 Alla vigilia del vertice del G20 a Bali, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta di persona dopo le elezioni presidenziali americane e hanno concordato sulla necessità di “gestire la competizione” fra i loro paesi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-gestire-la-competizione-36702
🔍 Domani in Indonesia si apre il G20. Lo scenario è torvo. Riuscirà il G20 a prendere delle decisioni sulle sfide globali che ci attendono, come la transizione energetica e digitale? Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-can-leaders-still-deliver-36699
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🌏 UN MONDO AFFOLLATO
📈 Oltre i limiti
Secondo l’Onu, oggi la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. È l’esito di una crescita senza precedenti, quella dell’ultimo secolo, durante la quale gli esseri umani sono più che quadruplicati. Un aumento trainato dal progressivo allungarsi della speranza di vita in paesi come la Cina e l’India, più che da un più elevato tasso di fecondità (in costante calo dagli anni Settanta).
E così ad aumentare è soprattutto il numero di anziani, tanto che già nel 2018 al mondo c’erano più ultrasessantenni che bambini sotto i 5 anni. Con il passaggio da una popolazione giovane e produttiva a una più invecchiata, gli Stati dovranno sempre più fare i conti con minori entrate fiscali e maggiori spese. Ma il numero crescente di abitanti sulla terra (che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2060) pone anche un’altra questione: le risorse basteranno?
🍽 Aggiungi un posto a tavola
La risposta è complessa. Già nel 18° secolo Malthus avvertiva che la popolazione cresceva troppo velocemente rispetto alle risorse sul pianeta. Eppure, nonostante più di 800 milioni di persone sottonutrite sembrino suggerire il contrario, grazie alla rivoluzione verde degli anni Cinquanta e al progresso tecnologico il pianeta avrebbe ancora abbastanza alimenti per tutti.
Ma il cibo non è soltanto una questione di disponibilità: il costo delle commodities scambiate sui mercati internazionali non favoriscono i paesi in via di sviluppo, dove la volatilità dei prezzi (ma anche dei redditi locali) genera povertà e disuguaglianza.
E non è tutto: la moderna filiera alimentare ha avuto come conseguenze anche il disboscamento per la creazione di spazi agricoli, la riduzione della diversità con le monoculture e la contaminazione di suolo e acqua. Oltre ad essere responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra globali.
🏭 Di male in peggio?
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni governi, attivisti e imprenditori siano in Egitto per COP27, ma i negoziati in corso non fanno ben sperare: c’è persino chi teme che si facciano passi indietro rispetto all’accordo di Parigi del 2015.
A prima vista, l'aumento della popolazione sembrerebbe un’altra cattiva notizia: ogni persona in più è destinata ad aumentare le emissioni di gas serra, così come la pressione sulle risorse biologiche limitate del nostro pianeta.
In realtà, la relazione è tutt’altro che diretta. A crescere di più oggi sono infatti i paesi meno sviluppati, responsabili del 4% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione di 1,1 miliardi. Nei paesi più ricchi, invece, crescita demografica è rallentata, se non addirittura invertita.
Che sia più un problema di consumi eccessivi, che di sovrappopolazione?
👉🇺🇦 La crisi in Ucraina è al centro del G20 in Indonesia. Zelensky annuncia un piano di pace ma avverte: “Non accettiamo compromessi”. Putin è assente e Mosca è sempre più isolata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-no-unera-di-guerra-36714
📈 Oltre i limiti
Secondo l’Onu, oggi la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. È l’esito di una crescita senza precedenti, quella dell’ultimo secolo, durante la quale gli esseri umani sono più che quadruplicati. Un aumento trainato dal progressivo allungarsi della speranza di vita in paesi come la Cina e l’India, più che da un più elevato tasso di fecondità (in costante calo dagli anni Settanta).
E così ad aumentare è soprattutto il numero di anziani, tanto che già nel 2018 al mondo c’erano più ultrasessantenni che bambini sotto i 5 anni. Con il passaggio da una popolazione giovane e produttiva a una più invecchiata, gli Stati dovranno sempre più fare i conti con minori entrate fiscali e maggiori spese. Ma il numero crescente di abitanti sulla terra (che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2060) pone anche un’altra questione: le risorse basteranno?
🍽 Aggiungi un posto a tavola
La risposta è complessa. Già nel 18° secolo Malthus avvertiva che la popolazione cresceva troppo velocemente rispetto alle risorse sul pianeta. Eppure, nonostante più di 800 milioni di persone sottonutrite sembrino suggerire il contrario, grazie alla rivoluzione verde degli anni Cinquanta e al progresso tecnologico il pianeta avrebbe ancora abbastanza alimenti per tutti.
Ma il cibo non è soltanto una questione di disponibilità: il costo delle commodities scambiate sui mercati internazionali non favoriscono i paesi in via di sviluppo, dove la volatilità dei prezzi (ma anche dei redditi locali) genera povertà e disuguaglianza.
E non è tutto: la moderna filiera alimentare ha avuto come conseguenze anche il disboscamento per la creazione di spazi agricoli, la riduzione della diversità con le monoculture e la contaminazione di suolo e acqua. Oltre ad essere responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra globali.
🏭 Di male in peggio?
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni governi, attivisti e imprenditori siano in Egitto per COP27, ma i negoziati in corso non fanno ben sperare: c’è persino chi teme che si facciano passi indietro rispetto all’accordo di Parigi del 2015.
A prima vista, l'aumento della popolazione sembrerebbe un’altra cattiva notizia: ogni persona in più è destinata ad aumentare le emissioni di gas serra, così come la pressione sulle risorse biologiche limitate del nostro pianeta.
In realtà, la relazione è tutt’altro che diretta. A crescere di più oggi sono infatti i paesi meno sviluppati, responsabili del 4% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione di 1,1 miliardi. Nei paesi più ricchi, invece, crescita demografica è rallentata, se non addirittura invertita.
Che sia più un problema di consumi eccessivi, che di sovrappopolazione?
👉🇺🇦 La crisi in Ucraina è al centro del G20 in Indonesia. Zelensky annuncia un piano di pace ma avverte: “Non accettiamo compromessi”. Putin è assente e Mosca è sempre più isolata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-no-unera-di-guerra-36714
🌍 GUERRA IN UCRAINA: MISSILI SULLA DIPLOMAZIA
🛩 Per colpa di chi?
S-300. Questo il tipo di missile, di fabbricazione russa, che è caduto ieri in un villaggio polacco al confine con l’Ucraina, causando la morte di due persone. Secondo i risultati dell’indagine condotta dalla NATO, non sarebbe però stata Mosca a spararlo, ma la contraerea ucraina, che tentava di neutralizzare un altro missile russo in avvicinamento.
Insomma, ieri il tanto temuto rischio di un incidente che potesse allargare la scala del conflitto si è concretizzato. Ma sembrano aver funzionato le contromisure messe in campo, a partire dal canale di comunicazione riaperto nelle scorse settimane tra USA e Russia. Nel corso delle ore è così prevalsa la linea della prudenza (dettata da Biden). Anche tra chi aveva subito gridato all’attacco russo.
🗣 Keep calm and talk
Quando ancora non c’erano notizie certe sull’origine del missile, Zelensky parlava di «attacco alla sicurezza collettiva», quasi a voler evocare l’attivazione dell’articolo 5 della NATO. Intanto la Polonia convocava il suo consiglio di Sicurezza e i tre Paesi baltici puntavano il dito contro Mosca.
Una reazione che avrebbe irritato gli Stati Uniti, i quali vogliono evitare che questa vicenda cancelli i segnali positivi emersi in questi giorni. A differenza degli altri vertici multilaterali di quest’anno, i funzionari occidentali non hanno abbandonato la sala quando Lavrov ha preso la parola al G20 (e viceversa). G20 che, contro le previsioni iniziali, è riuscito quantomeno a concordare un comunicato finale in cui si riconosce che alcuni Paesi condannano la guerra. Piccoli passi verso una pace che però resta lontana.
💣 Guerra e pace
Kiev ha ripreso possesso del 54% del territorio ucraino che Mosca aveva conquistato da inizio guerra. Ma il 18% di Ucraina (Crimea inclusa) è ancora sotto il controllo russo. Zelensky nel suo discorso al G20 (o G19 per usare le sue parole) ha così ribadito quanto afferma da mesi: niente pace senza il ripristino dell’integrità territoriale ucraina e il ritiro delle truppe russe.
Sembrano quindi rimaste inascoltate le pressioni americane su Kiev affinché adotti una posizione negoziale “realistica”. Anche perché Mosca continua a lanciare missili contro le infrastrutture ucraine: 100 solo ieri, un record in una singola giornata.
Ecco perché, se da un lato gli USA sono sempre più mediatori nel conflitto, dall’altro Biden ha chiesto al Congresso di approvare uno stanziamento da 37 miliardi di dollari con cui finanziare i prossimi pacchetti di aiuti all’Ucraina. Saranno spesi tutti?
👉🇺🇸 Donald Trump ha annunciato la sua ricandidatura alla Casa Bianca per il 2024. Ma tra i Repubblicani si sono levati distinguo e appelli a “guardare avanti”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-donald-trump-ci-riprova-36717
🔴🇹🇷 A Istanbul, un attentato esplosivo in una strada commerciale ha ucciso domenica sei persone e ne ha ferite più di 80. Nelle ore successive, le autorità turche hanno arrestato la presunta attentatrice, che avrebbe confessato di appartenere al Partito curdo del PKK. L’organizzazione ha però smentito ogni coinvolgimento. Siamo di fronte a un nuovo rischio terrorismo in Turchia? Ne parleremo giovedì 17 novembre alle 18.00. Guarda la tavola rotonda qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/terrorismo-turchia-minaccia-isolata-o-ritorno-al-passato
🛩 Per colpa di chi?
S-300. Questo il tipo di missile, di fabbricazione russa, che è caduto ieri in un villaggio polacco al confine con l’Ucraina, causando la morte di due persone. Secondo i risultati dell’indagine condotta dalla NATO, non sarebbe però stata Mosca a spararlo, ma la contraerea ucraina, che tentava di neutralizzare un altro missile russo in avvicinamento.
Insomma, ieri il tanto temuto rischio di un incidente che potesse allargare la scala del conflitto si è concretizzato. Ma sembrano aver funzionato le contromisure messe in campo, a partire dal canale di comunicazione riaperto nelle scorse settimane tra USA e Russia. Nel corso delle ore è così prevalsa la linea della prudenza (dettata da Biden). Anche tra chi aveva subito gridato all’attacco russo.
🗣 Keep calm and talk
Quando ancora non c’erano notizie certe sull’origine del missile, Zelensky parlava di «attacco alla sicurezza collettiva», quasi a voler evocare l’attivazione dell’articolo 5 della NATO. Intanto la Polonia convocava il suo consiglio di Sicurezza e i tre Paesi baltici puntavano il dito contro Mosca.
Una reazione che avrebbe irritato gli Stati Uniti, i quali vogliono evitare che questa vicenda cancelli i segnali positivi emersi in questi giorni. A differenza degli altri vertici multilaterali di quest’anno, i funzionari occidentali non hanno abbandonato la sala quando Lavrov ha preso la parola al G20 (e viceversa). G20 che, contro le previsioni iniziali, è riuscito quantomeno a concordare un comunicato finale in cui si riconosce che alcuni Paesi condannano la guerra. Piccoli passi verso una pace che però resta lontana.
💣 Guerra e pace
Kiev ha ripreso possesso del 54% del territorio ucraino che Mosca aveva conquistato da inizio guerra. Ma il 18% di Ucraina (Crimea inclusa) è ancora sotto il controllo russo. Zelensky nel suo discorso al G20 (o G19 per usare le sue parole) ha così ribadito quanto afferma da mesi: niente pace senza il ripristino dell’integrità territoriale ucraina e il ritiro delle truppe russe.
Sembrano quindi rimaste inascoltate le pressioni americane su Kiev affinché adotti una posizione negoziale “realistica”. Anche perché Mosca continua a lanciare missili contro le infrastrutture ucraine: 100 solo ieri, un record in una singola giornata.
Ecco perché, se da un lato gli USA sono sempre più mediatori nel conflitto, dall’altro Biden ha chiesto al Congresso di approvare uno stanziamento da 37 miliardi di dollari con cui finanziare i prossimi pacchetti di aiuti all’Ucraina. Saranno spesi tutti?
👉🇺🇸 Donald Trump ha annunciato la sua ricandidatura alla Casa Bianca per il 2024. Ma tra i Repubblicani si sono levati distinguo e appelli a “guardare avanti”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-donald-trump-ci-riprova-36717
🔴🇹🇷 A Istanbul, un attentato esplosivo in una strada commerciale ha ucciso domenica sei persone e ne ha ferite più di 80. Nelle ore successive, le autorità turche hanno arrestato la presunta attentatrice, che avrebbe confessato di appartenere al Partito curdo del PKK. L’organizzazione ha però smentito ogni coinvolgimento. Siamo di fronte a un nuovo rischio terrorismo in Turchia? Ne parleremo giovedì 17 novembre alle 18.00. Guarda la tavola rotonda qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/terrorismo-turchia-minaccia-isolata-o-ritorno-al-passato
🌍 RUSSIA: LE SANZIONI MORDONO?
🧊 Sottozero
Anche nel terzo trimestre, il Pil russo si è contratto del 4%. È il secondo consecutivo in rosso, e così l’economia russa entra ufficialmente in recessione. Eppure, nonostante le sanzioni economiche “senza precedenti” imposte dai paesi occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina, il rallentamento economico del paese è nettamente inferiore alle aspettative di inizio invasione.
Solo ad aprile, il Fondo monetario internazionale (Fmi) si aspettava che l’economia russa si contraesse dell’8,5% quest’anno. Sei mesi dopo, lo stesso Fmi ha rivisto le stime a un più modesto -3,5%.
Segno che le sanzioni occidentali non stanno funzionando?
💸 With a little help from my friend
Non esattamente. A sostenere l’economia russa sono stati principalmente gli alti prezzi dell'energia. Malgrado il crollo delle esportazioni di gas verso l’Ue (-60% quest’anno rispetto al 2021) e il forte sconto sul petrolio (venduto con uno spread fino a -35$ sul Brent - il petrolio di riferimento europeo), quest’anno il Cremlino ha potuto contare su quasi 300 miliardi di entrate da combustibili fossili, una cifra persino più elevata degli anni precedenti.
Un risultato, quello sull’export, che nasconde i profondi problemi interni. Con circa un migliaio di aziende occidentali che hanno lasciato il Paese, e in assenza di fornitori alternativi per la propria industria autoctona, l’economia russa si trova già oggi a corto di componenti essenziali. E mentre decine di migliaia di persone si sono dovute arruolare (o sono fuggite), l’isolamento dai mercati finanziari e dai capitali occidentali renderà sempre più difficile trovare nuove fonti di finanziamento.
Una situazione economica, e finanziaria, che non favorirà la ripresa nel breve periodo.
🪃 Né vincitori né vinti?
C’è un modo diverso, e migliore, per misurare l’effetto di guerra e sanzioni sull’economia russa. Gli stessi dati del Fmi, se riletti, raccontano infatti una storia molto diversa: quest’anno la Russia ha già perso il 6% del PIL rispetto alle aspettative pre-crisi, ed entro il 2024 l’economia del Paese potrebbe essere ancora più piccola di oggi (-11%). Un segnale che gli effetti maggiori di guerra e sanzioni si vedranno solo nei prossimi anni.
A preoccupare non è tanto l’impatto delle sanzioni sulla Russia, quanto l'effetto boomerang sulle economie occidentali. Anche se verosimilmente sarà Mosca a subire il rallentamento peggiore, la guerra commerciale avrà forti ripercussioni anche sulle economie europee. E anzi, contrariamente alle aspettative, gli stessi Stati Uniti potrebbero rallentare addirittura più della Germania (-3,5% nel solo 2022).
Sarà un gioco che vale la candela?
👉🇮🇷 Le proteste iraniane proseguono nonostante la repressione ed entrano in uno stato di ‘rivolta continua’ e totale contro un regime che ha fallito sotto tutti gli aspetti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-da-protesta-controrivoluzione-36728
🧊 Sottozero
Anche nel terzo trimestre, il Pil russo si è contratto del 4%. È il secondo consecutivo in rosso, e così l’economia russa entra ufficialmente in recessione. Eppure, nonostante le sanzioni economiche “senza precedenti” imposte dai paesi occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina, il rallentamento economico del paese è nettamente inferiore alle aspettative di inizio invasione.
Solo ad aprile, il Fondo monetario internazionale (Fmi) si aspettava che l’economia russa si contraesse dell’8,5% quest’anno. Sei mesi dopo, lo stesso Fmi ha rivisto le stime a un più modesto -3,5%.
Segno che le sanzioni occidentali non stanno funzionando?
💸 With a little help from my friend
Non esattamente. A sostenere l’economia russa sono stati principalmente gli alti prezzi dell'energia. Malgrado il crollo delle esportazioni di gas verso l’Ue (-60% quest’anno rispetto al 2021) e il forte sconto sul petrolio (venduto con uno spread fino a -35$ sul Brent - il petrolio di riferimento europeo), quest’anno il Cremlino ha potuto contare su quasi 300 miliardi di entrate da combustibili fossili, una cifra persino più elevata degli anni precedenti.
Un risultato, quello sull’export, che nasconde i profondi problemi interni. Con circa un migliaio di aziende occidentali che hanno lasciato il Paese, e in assenza di fornitori alternativi per la propria industria autoctona, l’economia russa si trova già oggi a corto di componenti essenziali. E mentre decine di migliaia di persone si sono dovute arruolare (o sono fuggite), l’isolamento dai mercati finanziari e dai capitali occidentali renderà sempre più difficile trovare nuove fonti di finanziamento.
Una situazione economica, e finanziaria, che non favorirà la ripresa nel breve periodo.
🪃 Né vincitori né vinti?
C’è un modo diverso, e migliore, per misurare l’effetto di guerra e sanzioni sull’economia russa. Gli stessi dati del Fmi, se riletti, raccontano infatti una storia molto diversa: quest’anno la Russia ha già perso il 6% del PIL rispetto alle aspettative pre-crisi, ed entro il 2024 l’economia del Paese potrebbe essere ancora più piccola di oggi (-11%). Un segnale che gli effetti maggiori di guerra e sanzioni si vedranno solo nei prossimi anni.
A preoccupare non è tanto l’impatto delle sanzioni sulla Russia, quanto l'effetto boomerang sulle economie occidentali. Anche se verosimilmente sarà Mosca a subire il rallentamento peggiore, la guerra commerciale avrà forti ripercussioni anche sulle economie europee. E anzi, contrariamente alle aspettative, gli stessi Stati Uniti potrebbero rallentare addirittura più della Germania (-3,5% nel solo 2022).
Sarà un gioco che vale la candela?
👉🇮🇷 Le proteste iraniane proseguono nonostante la repressione ed entrano in uno stato di ‘rivolta continua’ e totale contro un regime che ha fallito sotto tutti gli aspetti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-da-protesta-controrivoluzione-36728
🌍 MONDIALI DI CALCIO: RIFLETTORI SUL QATAR
⚽️ Calcio di inizio
Tutto pronto per i mondiali di calcio maschile. L’apertura sarà tra due giorni a Doha, capitale di un paese al centro dell’attenzione globale per un’edizione dai molti record. Non tutti, però, positivi. Questi giochi saranno i primi di sempre a tenersi in un paese arabo. Paese più piccolo ad averli mai ospitati, il Qatar non si è certo risparmiato, spendendo la cifra eccezionale di 220 miliardi di dollari (fino ad ora, i mondiali più cari erano stati quelli di Rio, costati “solo” 15).
Il paese si è imbarcato di un’impresa infrastrutturale di proporzioni epiche, costruendo sette degli otto stadi in cui si disputerà il torneo, nuove reti di trasporti e perfino una nuova città pianificata. Per ricevere un flusso stimato di 1-1.5 milioni di persone, in un paese che di norma ha una popolazione che non supera i tre.
🟨 Ammonizione
Eppure, questi investimenti potrebbero non pagare. L’organizzazione dei giochi è risultata particolarmente divisiva, segnata da accuse di corruzione (anche se non comprovate), fino a quelle di abusi dei diritti umani.
In primis, a danno dei moltissimi lavoratori (la maggior parte provenienti dal sud-est asiatico) coinvolti nella preparazione dei giochi, in condizioni talvolta estreme. Secondo varie fonti, le morti legate alla preparazione dei giochi sarebbero nella categoria delle migliaia – un dato smentito dalle autorità qatarine. Motivo di tensione anche il trattamento delle persone LGBTQ+ in un paese tradizionalmente conservatore. Fa alzare più di un sopracciglio anche l’impatto ambientale di questo appuntamento. Insomma, un mix esplosivo che ha fatto invocare da più parti un boicottaggio dei giochi, che a giudicare dal numero dei biglietti venduti non si è visto: 3 milioni, in linea con le precedenti edizioni.
🥇More than a Game
Insomma, la posta in gioco va al di là del campo da calcio. Per il piccolo Stato del Golfo, i mondiali sono stati l’occasione per diversificare la propria economia verso il turismo e il settore dei grandi eventi. E in generale per dare visibilità e prestigio al paese a livello internazionale.
Ciò avviene in continuità con una strategia che Doha porta avanti ormai da anni per porsi come un interlocutore di riferimento in una regione in subbuglio. Negli ultimi anni, il Qatar si è rivelato un utile alleato diplomatico per l’Occidente, capace di fungere da raccordo con interlocutori “complicati” come l’Iran e l’Afghanistan dei Talebani. E le sue abbondanti risorse energetiche lo rendono un partner ancora più prezioso nell’attuale contesto di crisi energetica.
I mondiali vorrebbero essere la ciliegina sulla torta in questo cursus honorum. Sarà una scommessa ben riuscita, o un gioco a perdere?
👉🇰🇵 La Corea del Nord ha lanciato un missile intercontinentale verso il mare del Giappone. Sale la tensione intorno al 38° parallelo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/corea-del-nord-missili-da-pyongyang-36742
⚽️ Calcio di inizio
Tutto pronto per i mondiali di calcio maschile. L’apertura sarà tra due giorni a Doha, capitale di un paese al centro dell’attenzione globale per un’edizione dai molti record. Non tutti, però, positivi. Questi giochi saranno i primi di sempre a tenersi in un paese arabo. Paese più piccolo ad averli mai ospitati, il Qatar non si è certo risparmiato, spendendo la cifra eccezionale di 220 miliardi di dollari (fino ad ora, i mondiali più cari erano stati quelli di Rio, costati “solo” 15).
Il paese si è imbarcato di un’impresa infrastrutturale di proporzioni epiche, costruendo sette degli otto stadi in cui si disputerà il torneo, nuove reti di trasporti e perfino una nuova città pianificata. Per ricevere un flusso stimato di 1-1.5 milioni di persone, in un paese che di norma ha una popolazione che non supera i tre.
🟨 Ammonizione
Eppure, questi investimenti potrebbero non pagare. L’organizzazione dei giochi è risultata particolarmente divisiva, segnata da accuse di corruzione (anche se non comprovate), fino a quelle di abusi dei diritti umani.
In primis, a danno dei moltissimi lavoratori (la maggior parte provenienti dal sud-est asiatico) coinvolti nella preparazione dei giochi, in condizioni talvolta estreme. Secondo varie fonti, le morti legate alla preparazione dei giochi sarebbero nella categoria delle migliaia – un dato smentito dalle autorità qatarine. Motivo di tensione anche il trattamento delle persone LGBTQ+ in un paese tradizionalmente conservatore. Fa alzare più di un sopracciglio anche l’impatto ambientale di questo appuntamento. Insomma, un mix esplosivo che ha fatto invocare da più parti un boicottaggio dei giochi, che a giudicare dal numero dei biglietti venduti non si è visto: 3 milioni, in linea con le precedenti edizioni.
🥇More than a Game
Insomma, la posta in gioco va al di là del campo da calcio. Per il piccolo Stato del Golfo, i mondiali sono stati l’occasione per diversificare la propria economia verso il turismo e il settore dei grandi eventi. E in generale per dare visibilità e prestigio al paese a livello internazionale.
Ciò avviene in continuità con una strategia che Doha porta avanti ormai da anni per porsi come un interlocutore di riferimento in una regione in subbuglio. Negli ultimi anni, il Qatar si è rivelato un utile alleato diplomatico per l’Occidente, capace di fungere da raccordo con interlocutori “complicati” come l’Iran e l’Afghanistan dei Talebani. E le sue abbondanti risorse energetiche lo rendono un partner ancora più prezioso nell’attuale contesto di crisi energetica.
I mondiali vorrebbero essere la ciliegina sulla torta in questo cursus honorum. Sarà una scommessa ben riuscita, o un gioco a perdere?
👉🇰🇵 La Corea del Nord ha lanciato un missile intercontinentale verso il mare del Giappone. Sale la tensione intorno al 38° parallelo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/corea-del-nord-missili-da-pyongyang-36742