🌍 ISRAELE AL VOTO: LA VOLTA BUONA?
🇮🇱 Di voto in voto
Domani gli elettori israeliani si recheranno alle urne per la quinta volta in tre anni e mezzo. L’obiettivo che il governo formato nel 2021 si era posto di arrivare fino al 2025 si è rivelato una chimera: ostaggio delle numerose divisioni interne, la coalizione guidata dal premier uscente Yair Lapid si è sciolta.
Come nelle ultime tornate, queste elezioni assomigliano molto a un referendum sulla figura dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, al governo dal 2009 al 2021 e ora sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche se il partito che guida è dato in testa ai sondaggi, non è detto che la sua coalizione riuscirà ad ottenere i 61 seggi che servono per la maggioranza. Insomma, difficile che il voto possa porre fine allo stallo politico in cui Israele si trova da anni.
🌊 Questioni di confine
L’economia e la sicurezza sono state al centro della campagna elettorale. Non sorprende: il costo della vita è in continuo aumento, mentre il tema della sicurezza ha rappresentato storicamente il fulcro di ogni sfida elettorale. Soprattutto ora che l’ondata di violenze che ha interessato i territori palestinesi nelle ultime settimane ha reso il tema di nuovo attuale, dimostrando che la soluzione del conflitto è ancora lontana.
Se sul fronte palestinese la situazione rimane tristemente invariata, la grande novità di questi giorni è nei rapporti con il Libano, con cui Israele è formalmente in guerra dal 1948. Il voto si svolgerà infatti ad appena cinque giorni dalla firma di un accordo tra i due Paesi sui confini marittimi (aspramente criticato da Netanyahu e fortemente voluto da Lapid). Ma gli elementi inediti non finiscono qui.
⚖️ Svolta a destra?
Come mai prima d’ora, questa tornata elettorale è segnata dall’ascesa dell’alleanza dei partiti di estrema destra, alleati di Netanyahu e noti per la loro ideologia suprematista. Con il pubblico israeliano già poco incline all’idea di riprendere i negoziati coi palestinesi, la salita al governo di questi partiti renderebbe la risoluzione del conflitto quanto mai lontana.
In questo contesto, il vero ago della bilancia potrebbe essere la minoranza araba, che rappresenta circa un quinto della popolazione totale. Spaventati dall’ascesa dell’estrema destra ma disillusi dal sistema politico israeliano, gli elettori arabi potrebbero però disertare le urne, spianando così la strada a un nuovo governo a guida Netanyahu. Con queste premesse, un altro governo destinato a durare poco?
👉🇧🇷 In Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo presidente del paese più popoloso dell’America Latina: “Sono risorto”. Ma Bolsonaro non riconosce la sconfitta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-il-ritorno-di-lula-36559
🇮🇱 Di voto in voto
Domani gli elettori israeliani si recheranno alle urne per la quinta volta in tre anni e mezzo. L’obiettivo che il governo formato nel 2021 si era posto di arrivare fino al 2025 si è rivelato una chimera: ostaggio delle numerose divisioni interne, la coalizione guidata dal premier uscente Yair Lapid si è sciolta.
Come nelle ultime tornate, queste elezioni assomigliano molto a un referendum sulla figura dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, al governo dal 2009 al 2021 e ora sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche se il partito che guida è dato in testa ai sondaggi, non è detto che la sua coalizione riuscirà ad ottenere i 61 seggi che servono per la maggioranza. Insomma, difficile che il voto possa porre fine allo stallo politico in cui Israele si trova da anni.
🌊 Questioni di confine
L’economia e la sicurezza sono state al centro della campagna elettorale. Non sorprende: il costo della vita è in continuo aumento, mentre il tema della sicurezza ha rappresentato storicamente il fulcro di ogni sfida elettorale. Soprattutto ora che l’ondata di violenze che ha interessato i territori palestinesi nelle ultime settimane ha reso il tema di nuovo attuale, dimostrando che la soluzione del conflitto è ancora lontana.
Se sul fronte palestinese la situazione rimane tristemente invariata, la grande novità di questi giorni è nei rapporti con il Libano, con cui Israele è formalmente in guerra dal 1948. Il voto si svolgerà infatti ad appena cinque giorni dalla firma di un accordo tra i due Paesi sui confini marittimi (aspramente criticato da Netanyahu e fortemente voluto da Lapid). Ma gli elementi inediti non finiscono qui.
⚖️ Svolta a destra?
Come mai prima d’ora, questa tornata elettorale è segnata dall’ascesa dell’alleanza dei partiti di estrema destra, alleati di Netanyahu e noti per la loro ideologia suprematista. Con il pubblico israeliano già poco incline all’idea di riprendere i negoziati coi palestinesi, la salita al governo di questi partiti renderebbe la risoluzione del conflitto quanto mai lontana.
In questo contesto, il vero ago della bilancia potrebbe essere la minoranza araba, che rappresenta circa un quinto della popolazione totale. Spaventati dall’ascesa dell’estrema destra ma disillusi dal sistema politico israeliano, gli elettori arabi potrebbero però disertare le urne, spianando così la strada a un nuovo governo a guida Netanyahu. Con queste premesse, un altro governo destinato a durare poco?
👉🇧🇷 In Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo presidente del paese più popoloso dell’America Latina: “Sono risorto”. Ma Bolsonaro non riconosce la sconfitta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-il-ritorno-di-lula-36559
🌏 COREA DEL NORD: FOMO (E MISSILI)
🚀 Occhio per occhio
Volano missili tra le due Coree. Ieri, i nordcoreani hanno lanciato in direzione sud almeno 100 colpi di artiglieria e 23 missili. Si tratta di una cifra record in una singola giornata, che porta a 58 il numero dei test missilistici effettuati da Pyongyang nel 2022. Più del totale dei quattro anni precedenti.
Uno di questi missili è piombato a soli 60 chilometri dalle coste orientali sudcoreane: fuori dalle acque territoriali di Seul ma a sud della Limit Zone, il confine marittimo non ufficiale tra i due Paesi. Non era mai successo dalla fine della Guerra di Corea nel 1953. La reazione della Corea del Sud è stata immediata: lancio di tre missili terra-aria atterrati a nord della Limit Zone, con coordinate speculari a quelle dell’avversario. Ma non finisce qui.
✈️ Questione di pratica
Kim Jong-un ha motivato l’attacco come risposta alle esercitazioni militari aeree (240 velivoli coinvolti) che Seul sta conducendo con gli Stati Uniti, le prime di questo tipo negli ultimi cinque anni. Secondo Pyongyang, sarebbero una prova per una futura invasione del suo territorio. Nonostante la Casa Bianca abbia più volte sottolineato lo scopo puramente difensivo di queste manovre, che simulano la controffensiva a un eventuale attacco nucleare nordcoreano.
Il tempismo non sembra casuale. Pare sia ormai imminente il settimo test nucleare della storia nordcoreana. Sarebbe il primo da quello del 2017 che provocò un sisma oltre i 6 gradi della scala Richter. Kim potrebbe dare il via libera a ridosso dell’8 novembre: il giorno delle elezioni americane di midterm.
🇰🇵 Come prima, più di prima
I periodi di dissidio tra la due Coree non sono certo una novità. Ma la tensione tocca ora nuovi picchi anche in virtù dell’attuale contesto geopolitico globale. In questi mesi la Corea del Nord si è sentita “ignorata” dagli Stati Uniti, alle prese con più di un grattacapo tra la guerra in Ucraina e le mire cinesi su Taiwan.
I colloqui per ridurre le sanzioni contro Pyongyang sono arenati e ormai finiti in fondo alle agende globali. Per riportare gli USA e Seul al tavolo delle negoziazioni a condizioni più favorevoli per lui, Kim si mostra come una minaccia concreta e imminente. Il missile nordcoreano che a settembre ha sorvolato il Giappone, le minacce nucleari e i test di questi giorni sembrano quindi avere soprattutto questo obiettivo.
Ma la Russia insegna: minacce e attacchi sono veramente propedeutici a una soluzione diplomatica?
👉 🇮🇱 In Israele la più alta affluenza alle urne da decenni ha consegnato a Netanyahu le chiavi per il ritorno al potere. Le elezioni di ieri sono state un successo anche per l’ultradestra religiosa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-rivincita-di-netanyahu-36578
🚀 Occhio per occhio
Volano missili tra le due Coree. Ieri, i nordcoreani hanno lanciato in direzione sud almeno 100 colpi di artiglieria e 23 missili. Si tratta di una cifra record in una singola giornata, che porta a 58 il numero dei test missilistici effettuati da Pyongyang nel 2022. Più del totale dei quattro anni precedenti.
Uno di questi missili è piombato a soli 60 chilometri dalle coste orientali sudcoreane: fuori dalle acque territoriali di Seul ma a sud della Limit Zone, il confine marittimo non ufficiale tra i due Paesi. Non era mai successo dalla fine della Guerra di Corea nel 1953. La reazione della Corea del Sud è stata immediata: lancio di tre missili terra-aria atterrati a nord della Limit Zone, con coordinate speculari a quelle dell’avversario. Ma non finisce qui.
✈️ Questione di pratica
Kim Jong-un ha motivato l’attacco come risposta alle esercitazioni militari aeree (240 velivoli coinvolti) che Seul sta conducendo con gli Stati Uniti, le prime di questo tipo negli ultimi cinque anni. Secondo Pyongyang, sarebbero una prova per una futura invasione del suo territorio. Nonostante la Casa Bianca abbia più volte sottolineato lo scopo puramente difensivo di queste manovre, che simulano la controffensiva a un eventuale attacco nucleare nordcoreano.
Il tempismo non sembra casuale. Pare sia ormai imminente il settimo test nucleare della storia nordcoreana. Sarebbe il primo da quello del 2017 che provocò un sisma oltre i 6 gradi della scala Richter. Kim potrebbe dare il via libera a ridosso dell’8 novembre: il giorno delle elezioni americane di midterm.
🇰🇵 Come prima, più di prima
I periodi di dissidio tra la due Coree non sono certo una novità. Ma la tensione tocca ora nuovi picchi anche in virtù dell’attuale contesto geopolitico globale. In questi mesi la Corea del Nord si è sentita “ignorata” dagli Stati Uniti, alle prese con più di un grattacapo tra la guerra in Ucraina e le mire cinesi su Taiwan.
I colloqui per ridurre le sanzioni contro Pyongyang sono arenati e ormai finiti in fondo alle agende globali. Per riportare gli USA e Seul al tavolo delle negoziazioni a condizioni più favorevoli per lui, Kim si mostra come una minaccia concreta e imminente. Il missile nordcoreano che a settembre ha sorvolato il Giappone, le minacce nucleari e i test di questi giorni sembrano quindi avere soprattutto questo obiettivo.
Ma la Russia insegna: minacce e attacchi sono veramente propedeutici a una soluzione diplomatica?
👉 🇮🇱 In Israele la più alta affluenza alle urne da decenni ha consegnato a Netanyahu le chiavi per il ritorno al potere. Le elezioni di ieri sono state un successo anche per l’ultradestra religiosa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-rivincita-di-netanyahu-36578
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🌍 TIGRAY: PROVE DI PACE
☮️ Cessate il fuoco
Un accordo di cessazione delle ostilità e una serie di passi per ristabilire la pace in Etiopia. Questo il risultato, annunciato ieri a fine giornata, dei colloqui di pace tra governo etiope e rappresentanti delle forze tigrine che, sotto l’egida dell’Unione Africana, si sono incontrati a Pretoria (Sudafrica) a partire dal 25 ottobre.
Un passo avanti che è arrivato a due giorni dal secondo anniversario dell’inizio di un conflitto che si è contraddistinto per la sua drammaticità: mezzo milione di morti stimati tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e una grave crisi alimentare. Insomma, date queste premesse, l’accordo di oggi era un esito tutt’altro che scontato.
🇪🇹 Dove eravamo rimasti?
Il conflitto tra il governo centrale di Abiy Ahmed e il partito rappresentativo del Tigray, il TPLF, era iniziato a novembre 2020 in quello che per Addis Abeba si profilava come uno scontro rapido ma che si è invece incancrenito, arrivando a coinvolgere anche le regioni vicine e minacciando la stabilità regionale. La guerra ha visto frequenti alternanze di fortuna, come quella che nel 2021 aveva portato il TPLF a uno sfondamento verso la capitale.
Una tregua annunciata a marzo era stata interrotta con il riaccendersi degli scontri il 24 agosto, segnata da una serie di successi per il governo, con la presa di almeno tre città del Tigray da parte delle forze governative supportate da quelle eritree. Con annessi nuovi interrogativi sulle sorti del conflitto e sulla possibilità di vedere una sua conclusione pacifica.
❓Voltare pagina
Anche per il momento in cui arriva, l’accordo è stato quindi accolto positivamente dalle parti coinvolte. Per l’Unione Africana, questo momento segna un nuovo capitolo per il Paese, mentre il segretario delle Nazioni Unite Guterres parla di una “prima tappa gradita”. L’accordo raggiunto prevede la preservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e la cessazione delle ostilità. Oltre a ristabilire l’ordine costituzionale in Tigray, l’accesso umanitario e la ricostruzione delle infrastrutture.
Questo risultato è cruciale quanto delicato. Saranno determinanti le modalità di implementazione e il pronto dispiegamento di aiuti umanitari. Ma anche le reazioni di altri attori coinvolti, prima tra tutti l’Eritrea, che non era presente a Pretoria. Insomma, questo accordo non segna la fine del processo di pace, ma piuttosto il suo inizio.
👉 🇺🇸 A pochi giorni dalle elezioni di midterm, Joe Biden invita a votare per preservare la democrazia e cerca di rilanciare i dem in calo nei sondaggi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-democrazia-pericolo-36591
🔴 Alle elezioni di midterm è dedicato anche il secondo incontro del nostro ciclo di eventi USA 2022. Oggi alle 18.00 il punto sulla politica interna. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/secondo-incontro-del-ciclo-usa-elezioni-di-midterm-la-posta-gioco-la-politica-interna
☮️ Cessate il fuoco
Un accordo di cessazione delle ostilità e una serie di passi per ristabilire la pace in Etiopia. Questo il risultato, annunciato ieri a fine giornata, dei colloqui di pace tra governo etiope e rappresentanti delle forze tigrine che, sotto l’egida dell’Unione Africana, si sono incontrati a Pretoria (Sudafrica) a partire dal 25 ottobre.
Un passo avanti che è arrivato a due giorni dal secondo anniversario dell’inizio di un conflitto che si è contraddistinto per la sua drammaticità: mezzo milione di morti stimati tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e una grave crisi alimentare. Insomma, date queste premesse, l’accordo di oggi era un esito tutt’altro che scontato.
🇪🇹 Dove eravamo rimasti?
Il conflitto tra il governo centrale di Abiy Ahmed e il partito rappresentativo del Tigray, il TPLF, era iniziato a novembre 2020 in quello che per Addis Abeba si profilava come uno scontro rapido ma che si è invece incancrenito, arrivando a coinvolgere anche le regioni vicine e minacciando la stabilità regionale. La guerra ha visto frequenti alternanze di fortuna, come quella che nel 2021 aveva portato il TPLF a uno sfondamento verso la capitale.
Una tregua annunciata a marzo era stata interrotta con il riaccendersi degli scontri il 24 agosto, segnata da una serie di successi per il governo, con la presa di almeno tre città del Tigray da parte delle forze governative supportate da quelle eritree. Con annessi nuovi interrogativi sulle sorti del conflitto e sulla possibilità di vedere una sua conclusione pacifica.
❓Voltare pagina
Anche per il momento in cui arriva, l’accordo è stato quindi accolto positivamente dalle parti coinvolte. Per l’Unione Africana, questo momento segna un nuovo capitolo per il Paese, mentre il segretario delle Nazioni Unite Guterres parla di una “prima tappa gradita”. L’accordo raggiunto prevede la preservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e la cessazione delle ostilità. Oltre a ristabilire l’ordine costituzionale in Tigray, l’accesso umanitario e la ricostruzione delle infrastrutture.
Questo risultato è cruciale quanto delicato. Saranno determinanti le modalità di implementazione e il pronto dispiegamento di aiuti umanitari. Ma anche le reazioni di altri attori coinvolti, prima tra tutti l’Eritrea, che non era presente a Pretoria. Insomma, questo accordo non segna la fine del processo di pace, ma piuttosto il suo inizio.
👉 🇺🇸 A pochi giorni dalle elezioni di midterm, Joe Biden invita a votare per preservare la democrazia e cerca di rilanciare i dem in calo nei sondaggi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-democrazia-pericolo-36591
🔴 Alle elezioni di midterm è dedicato anche il secondo incontro del nostro ciclo di eventi USA 2022. Oggi alle 18.00 il punto sulla politica interna. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/secondo-incontro-del-ciclo-usa-elezioni-di-midterm-la-posta-gioco-la-politica-interna
🌏 GERMANIA-CINA: IL VIAGGIO DELLA DISCORDIA
🫱🫲 Business as usual?
Si è svolto oggi a Pechino l’atteso incontro fra Olaf Scholz e Xi Jinping. Il cancelliere tedesco, primo leader occidentale a incontrare il presidente cinese dopo la sua riconferma, si è recato in Cina accompagnato dai big dell’industria tedesca. Fra i temi trattati la condanna delle armi nucleari, Taiwan e diritti umani, ma soprattutto i rapporti commerciali fra i due paesi.
Un viaggio molto controverso e poco gradito ai partner europei, soprattutto dopo il rifiuto di Scholz di farsi accompagnare dal presidente francese Macron. Non stupisce dunque il tentativo di Scholz di calmare le acque con un editoriale per spiegare, e giustificare, i motivi del suo viaggio: alla luce dei cambiamenti radicali che hanno interessato il mondo negli ultimi due anni le relazioni sino-tedesche non possono continuare invariate. Occorre dunque un confronto diretto con il leader cinese.
🪢 A doppio filo
Nonostante la consapevolezza dei rischi legati all’eccessiva dipendenza da Pechino, dalle parole del cancelliere appare chiara anche un’altra questione: la Germania (almeno per ora) non può permettersi di fare a meno della Cina. La ragione è semplice: delle dieci società tedesche di maggior valore quotate in borsa, nove traggono almeno il 10% dei ricavi dalla Cina. Che ha anche un ruolo chiave nelle catene di approvvigionamento industriali, con circa il 46% delle industrie tedesche che dipende da fattori intermedi cinesi.
Alla vigilia del viaggio di Scholz si sono inoltre conclusi i negoziati con la compagnia di navigazione cinese Cosco per l’acquisto di una quota (appena sotto il 25%) dei terminal del porto di Amburgo, il maggiore del paese. A poco sono serviti gli avvertimenti sugli investimenti in infrastrutture critiche della Commissione Europea, preoccupata dall’eccessiva esposizione tedesca con Pechino.
🇩🇪 Giocare con il fuoco?
E così, mentre l'Ue cerca di ridurre la sua dipendenza dalla Cina, considerata allo stesso tempo sia un “partner” che un “rivale sistemico”, Berlino preferisce ancora una volta fare da sé, e non correre il rischio di perdere il maggiore partner commerciale del paese. Non esattamente la svolta in politica estera e sicurezza annunciata dal governo tedesco dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Un cambio di rotta che non è piaciuto nemmeno oltreoceano, dove l’amministrazione Biden ha approvato diverse misure per ridurre la dipendenza economica dalla Cina e soprattutto contrastarne l’ascesa tecnologica.
Insomma, mentre Scholz esorta il presidente cinese a usare la sua influenza per fermare la guerra in Ucraina, in molti cominciano a chiedersi cosa succederebbe in caso di un attacco cinese a Taiwan.
👉 🇺🇳 La COP27 si apre in Egitto in un clima reso cupo dalla guerra e dalle divisioni. Cruciale la questione del ‘loss and damage’ e Guterres avverte: “Siamo sulla strada per il caos climatico”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cop27-sullorlo-del-precipizio-36618
👉 🎙 Benjamin Netanyahu ha di nuovo vinto le elezioni in #Israele. Cosa aspettarsi adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-israele-cosa-ci-dice-lennesimo-ritorno-di-netanyahu-al-potere-36600
🫱🫲 Business as usual?
Si è svolto oggi a Pechino l’atteso incontro fra Olaf Scholz e Xi Jinping. Il cancelliere tedesco, primo leader occidentale a incontrare il presidente cinese dopo la sua riconferma, si è recato in Cina accompagnato dai big dell’industria tedesca. Fra i temi trattati la condanna delle armi nucleari, Taiwan e diritti umani, ma soprattutto i rapporti commerciali fra i due paesi.
Un viaggio molto controverso e poco gradito ai partner europei, soprattutto dopo il rifiuto di Scholz di farsi accompagnare dal presidente francese Macron. Non stupisce dunque il tentativo di Scholz di calmare le acque con un editoriale per spiegare, e giustificare, i motivi del suo viaggio: alla luce dei cambiamenti radicali che hanno interessato il mondo negli ultimi due anni le relazioni sino-tedesche non possono continuare invariate. Occorre dunque un confronto diretto con il leader cinese.
🪢 A doppio filo
Nonostante la consapevolezza dei rischi legati all’eccessiva dipendenza da Pechino, dalle parole del cancelliere appare chiara anche un’altra questione: la Germania (almeno per ora) non può permettersi di fare a meno della Cina. La ragione è semplice: delle dieci società tedesche di maggior valore quotate in borsa, nove traggono almeno il 10% dei ricavi dalla Cina. Che ha anche un ruolo chiave nelle catene di approvvigionamento industriali, con circa il 46% delle industrie tedesche che dipende da fattori intermedi cinesi.
Alla vigilia del viaggio di Scholz si sono inoltre conclusi i negoziati con la compagnia di navigazione cinese Cosco per l’acquisto di una quota (appena sotto il 25%) dei terminal del porto di Amburgo, il maggiore del paese. A poco sono serviti gli avvertimenti sugli investimenti in infrastrutture critiche della Commissione Europea, preoccupata dall’eccessiva esposizione tedesca con Pechino.
🇩🇪 Giocare con il fuoco?
E così, mentre l'Ue cerca di ridurre la sua dipendenza dalla Cina, considerata allo stesso tempo sia un “partner” che un “rivale sistemico”, Berlino preferisce ancora una volta fare da sé, e non correre il rischio di perdere il maggiore partner commerciale del paese. Non esattamente la svolta in politica estera e sicurezza annunciata dal governo tedesco dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Un cambio di rotta che non è piaciuto nemmeno oltreoceano, dove l’amministrazione Biden ha approvato diverse misure per ridurre la dipendenza economica dalla Cina e soprattutto contrastarne l’ascesa tecnologica.
Insomma, mentre Scholz esorta il presidente cinese a usare la sua influenza per fermare la guerra in Ucraina, in molti cominciano a chiedersi cosa succederebbe in caso di un attacco cinese a Taiwan.
👉 🇺🇳 La COP27 si apre in Egitto in un clima reso cupo dalla guerra e dalle divisioni. Cruciale la questione del ‘loss and damage’ e Guterres avverte: “Siamo sulla strada per il caos climatico”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cop27-sullorlo-del-precipizio-36618
👉 🎙 Benjamin Netanyahu ha di nuovo vinto le elezioni in #Israele. Cosa aspettarsi adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-israele-cosa-ci-dice-lennesimo-ritorno-di-netanyahu-al-potere-36600
🌍 COP27: L’URGENZA CHIAMA
🔥 Clima rovente
È iniziata ieri a Sharm el-Sheikh la COP 27. Il vertice, che riunisce 200 delegati da altrettanti paesi, arriva dopo un anno di disastri climatici e con una temperatura media nel 2022 di circa 1,15 gradi superiore ai livelli preindustriali. Un livello pericolosamente vicino al valore limite stabilito dagli Accordi di Parigi (pari a +1,5°C) e che, avverte l’Onu, difficilmente riusciremo a non superare.
Eppure, nonostante la necessità di nuove regole e ulteriori incentivi economici, è improbabile che il vertice sarà decisivo nella lotta al cambiamento climatico. Non solo perché mancano i leader di Cina, Russia e India, 3 dei 4 maggiori emettitori mondiali di gas serra, ma anche per gli interessi divergenti dei paesi partecipanti.
💰 Danni collaterali
Da una parte ci sono i paesi più ricchi. Alle prese con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina e i rischi della recessione economica, questi ultimi hanno temporaneamente messo gli obiettivi climatici in secondo piano. Limitando anche i finanziamenti per la transizione: promessi ai paesi in via di sviluppo nel 2009, ma effettivamente mai arrivati a 100 miliardi di dollari l’anno.
Dall'altra i paesi più poveri, meno responsabili del riscaldamento globale ma largamente esposti alle sue conseguenze, che chiedono risarcimenti per perdite e danni connessi ai disastri climatici. Una questione controversa, che per la prima volta verrà discussa ufficialmente dai leader mondiali, ma che per la quale il compromesso ancora latita.
🤐 Giochi per grandi
Sullo sfondo, la crescente rivalità fra Cina e Usa. Mentre l’inviato cinese chiede più aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settimana Biden annuncerà il suo nuovo piano contro il cambiamento climatico: crediti di carbonio scambiati fra meritevoli enti statali che riducono le emissioni da combustibili fossili e aziende private disposte ad acquistarli.
E così Biden cerca di ripristinare la credibilità degli Usa e contrastare la crescente influenza cinese, così come il suo vantaggio nell’industria green (solare, eolico e produzione di veicoli elettrici). Il problema? Non c’è soluzione al cambiamento climatico che non coinvolga tutti i “grandi”. Che però da un po’ di tempo a questa parte non si parlano.
👉 🇺🇸 USA2022: tutto pronto per le elezioni di metà mandato che si svolgeranno domani. Biden e Trump entrambi in Pennsylvania per eventi elettorali e c’è chi parla di ‘prova generale’ per il 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-lamerica-al-bivio-36647
🔥 Clima rovente
È iniziata ieri a Sharm el-Sheikh la COP 27. Il vertice, che riunisce 200 delegati da altrettanti paesi, arriva dopo un anno di disastri climatici e con una temperatura media nel 2022 di circa 1,15 gradi superiore ai livelli preindustriali. Un livello pericolosamente vicino al valore limite stabilito dagli Accordi di Parigi (pari a +1,5°C) e che, avverte l’Onu, difficilmente riusciremo a non superare.
Eppure, nonostante la necessità di nuove regole e ulteriori incentivi economici, è improbabile che il vertice sarà decisivo nella lotta al cambiamento climatico. Non solo perché mancano i leader di Cina, Russia e India, 3 dei 4 maggiori emettitori mondiali di gas serra, ma anche per gli interessi divergenti dei paesi partecipanti.
💰 Danni collaterali
Da una parte ci sono i paesi più ricchi. Alle prese con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina e i rischi della recessione economica, questi ultimi hanno temporaneamente messo gli obiettivi climatici in secondo piano. Limitando anche i finanziamenti per la transizione: promessi ai paesi in via di sviluppo nel 2009, ma effettivamente mai arrivati a 100 miliardi di dollari l’anno.
Dall'altra i paesi più poveri, meno responsabili del riscaldamento globale ma largamente esposti alle sue conseguenze, che chiedono risarcimenti per perdite e danni connessi ai disastri climatici. Una questione controversa, che per la prima volta verrà discussa ufficialmente dai leader mondiali, ma che per la quale il compromesso ancora latita.
🤐 Giochi per grandi
Sullo sfondo, la crescente rivalità fra Cina e Usa. Mentre l’inviato cinese chiede più aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settimana Biden annuncerà il suo nuovo piano contro il cambiamento climatico: crediti di carbonio scambiati fra meritevoli enti statali che riducono le emissioni da combustibili fossili e aziende private disposte ad acquistarli.
E così Biden cerca di ripristinare la credibilità degli Usa e contrastare la crescente influenza cinese, così come il suo vantaggio nell’industria green (solare, eolico e produzione di veicoli elettrici). Il problema? Non c’è soluzione al cambiamento climatico che non coinvolga tutti i “grandi”. Che però da un po’ di tempo a questa parte non si parlano.
👉 🇺🇸 USA2022: tutto pronto per le elezioni di metà mandato che si svolgeranno domani. Biden e Trump entrambi in Pennsylvania per eventi elettorali e c’è chi parla di ‘prova generale’ per il 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-lamerica-al-bivio-36647
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🇺🇸 SPECIALE MIDTERM USA: PIÙ DI UN VOTO
Oggi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti. In palio c’è il rinnovo di tutta la Camera dei deputati, di un terzo del Senato e l’elezione dei governatori in 36 Stati su 50, ma anche molto di più.
Ecco 3 motivi per cui sono importanti:
💸 Build Back Better
Il voto di oggi è un test sulle politiche economiche ed energetiche di Biden. Durante i primi due anni della sua presidenza sono stati approvati due pacchetti di misure monstre: l’Infrastructure and Investment Jobs Act, da 550 miliardi di dollari, e l’Inflation Reduction Act, da 750 miliardi. Al loro interno c’è il più grande investimento (370 miliardi di dollari) nella transizione verde nella storia americana, oltre a più di 200 miliardi di dollari per la sanità.
Ma altri due numeri sono stati al centro della campagna elettorale: l’8,2% del tasso di inflazione (record degli ultimi 40 anni), e i 3,8 dollari al gallone del prezzo della benzina (10% in più rispetto all’anno scorso). Nel voto di oggi capiremo se per gli elettori americani contano di più le riforme o il caro vita.
🗳 MAGA vittoria?
C’è però anche in gioco l’identità del partito repubblicano e della Corte Suprema. Trump ha sostenuto 200 tra i candidati repubblicani in corsa per il Senato, la Camera o nei ruoli di governatore. Una vittoria repubblicana e un buon risultato dei suoi fedelissimi completerebbero l’OPA dell’ala “Make America Great Again” sul partito repubblicano. Che qualora avesse il controllo della Camera (82% di possibilità secondo gli ultimi sondaggi) porrebbe fine alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill, eliminando un potenziale ostacolo per la presidenza Trump 2024.
Una vittoria repubblicana al Senato (54% di chance) potrebbe invece bloccare le nomine di Biden di giudici federali (inclusi quelli della Corte suprema). La maggioranza di giudici repubblicani nella Corte suprema, che ha rovesciato la storica sentenza Roe vs Wade sul diritto federale all’aborto, potrebbe essere così preservata.
🇺🇦 Ucraina: (Republican) winter is coming?
Le conseguenze del voto odierno non si limitano alla politica interna ma si faranno sentire fino a Kiev. Il Congresso vota infatti sui pacchetti di aiuti finanziari e militari all’Ucraina e può quindi dettare la linea su quanto forte continuerà a essere il supporto americano. Alcuni esponenti di rilievo del Grand Old Party hanno dichiarato nelle scorse settimane che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è destinato a finire.
Una posizione sempre più popolare tra l’elettorato repubblicano Usa: il 48% afferma che gli USA stanno fornendo troppo sostegno all’Ucraina (a marzo era il 7%). Tuttavia, resta un tema divisivo tra le fila repubblicane, per cui indipendentemente dal voto delle Midterm, è probabile che si continuino a trovare i voti per i prossimi pacchetti di armi a Kiev.
👉 🇺🇸 Speciali ISPI Midterm USA 2022: non perdere tutti i nostri approfondimenti e le nostre iniziative
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
📊 Qual è esattamente la posta in gioco di queste elezioni di Midterm? Per cosa si vota di preciso? Cosa succede se vincono i Repubblicani? E Trump pensa di ricandidarsi? Una guida per districarsi, in 8 grafici commentati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-8-grafici-capire-la-posta-gioco-36650
🔍 Il risultato finale non avrà solo un impatto sui prossimi due anni di presidenza di Joe Biden, ma influenzerà la posizione degli Stati Uniti in un mondo sconvolto da molteplici crisi. Leggi il nostro nuovo dossier su come un Congresso con una maggioranza diversa potrebbe influenzare alcune delle future decisioni di politica estera della Casa Bianca: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-elections-2022-america-crossroads-36633
Oggi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti. In palio c’è il rinnovo di tutta la Camera dei deputati, di un terzo del Senato e l’elezione dei governatori in 36 Stati su 50, ma anche molto di più.
Ecco 3 motivi per cui sono importanti:
💸 Build Back Better
Il voto di oggi è un test sulle politiche economiche ed energetiche di Biden. Durante i primi due anni della sua presidenza sono stati approvati due pacchetti di misure monstre: l’Infrastructure and Investment Jobs Act, da 550 miliardi di dollari, e l’Inflation Reduction Act, da 750 miliardi. Al loro interno c’è il più grande investimento (370 miliardi di dollari) nella transizione verde nella storia americana, oltre a più di 200 miliardi di dollari per la sanità.
Ma altri due numeri sono stati al centro della campagna elettorale: l’8,2% del tasso di inflazione (record degli ultimi 40 anni), e i 3,8 dollari al gallone del prezzo della benzina (10% in più rispetto all’anno scorso). Nel voto di oggi capiremo se per gli elettori americani contano di più le riforme o il caro vita.
🗳 MAGA vittoria?
C’è però anche in gioco l’identità del partito repubblicano e della Corte Suprema. Trump ha sostenuto 200 tra i candidati repubblicani in corsa per il Senato, la Camera o nei ruoli di governatore. Una vittoria repubblicana e un buon risultato dei suoi fedelissimi completerebbero l’OPA dell’ala “Make America Great Again” sul partito repubblicano. Che qualora avesse il controllo della Camera (82% di possibilità secondo gli ultimi sondaggi) porrebbe fine alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill, eliminando un potenziale ostacolo per la presidenza Trump 2024.
Una vittoria repubblicana al Senato (54% di chance) potrebbe invece bloccare le nomine di Biden di giudici federali (inclusi quelli della Corte suprema). La maggioranza di giudici repubblicani nella Corte suprema, che ha rovesciato la storica sentenza Roe vs Wade sul diritto federale all’aborto, potrebbe essere così preservata.
🇺🇦 Ucraina: (Republican) winter is coming?
Le conseguenze del voto odierno non si limitano alla politica interna ma si faranno sentire fino a Kiev. Il Congresso vota infatti sui pacchetti di aiuti finanziari e militari all’Ucraina e può quindi dettare la linea su quanto forte continuerà a essere il supporto americano. Alcuni esponenti di rilievo del Grand Old Party hanno dichiarato nelle scorse settimane che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è destinato a finire.
Una posizione sempre più popolare tra l’elettorato repubblicano Usa: il 48% afferma che gli USA stanno fornendo troppo sostegno all’Ucraina (a marzo era il 7%). Tuttavia, resta un tema divisivo tra le fila repubblicane, per cui indipendentemente dal voto delle Midterm, è probabile che si continuino a trovare i voti per i prossimi pacchetti di armi a Kiev.
👉 🇺🇸 Speciali ISPI Midterm USA 2022: non perdere tutti i nostri approfondimenti e le nostre iniziative
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
📊 Qual è esattamente la posta in gioco di queste elezioni di Midterm? Per cosa si vota di preciso? Cosa succede se vincono i Repubblicani? E Trump pensa di ricandidarsi? Una guida per districarsi, in 8 grafici commentati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-8-grafici-capire-la-posta-gioco-36650
🔍 Il risultato finale non avrà solo un impatto sui prossimi due anni di presidenza di Joe Biden, ma influenzerà la posizione degli Stati Uniti in un mondo sconvolto da molteplici crisi. Leggi il nostro nuovo dossier su come un Congresso con una maggioranza diversa potrebbe influenzare alcune delle future decisioni di politica estera della Casa Bianca: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-elections-2022-america-crossroads-36633
🌍 UE: FINE DI UN’ERA?
📖 Voltare pagina
La Commissione europea ha comunicato oggi la sua proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Le regole, stabilite a partire da Maastricht ormai 30 anni fa, vengono in buona parte modificate, garantendo alcuni margini di flessibilità nel percorso di rientro dai debiti pubblici più elevati.
Una proposta che arriva mentre le regole fiscali sono sospese da quasi tre anni, in cui gli Stati membri hanno notevolmente aumentato il loro debito per far fronte alla pandemia prima, e alla crisi energetica dopo, registrando deficit annuali di bilancio ben oltre il 3% del Pil previsto dal vecchio Patto.
🛑 Un contesto poco stabile
A complicare il quadro fiscale è la situazione economica attuale caratterizzata dalla frenata della crescita. Gli Stati vogliono infatti fare maggior deficit per limitare i danni, ma il rapporto deficit/Pil aumenta anche perché il Pil si riduce, deteriorando ulteriormente il quadro fiscale.
Questa frenata del Pil è peraltro legata all’inflazione che spinge le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, proprio nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi.
Anche alla luce di ciò, non sorprende che la nuova proposta di Patto della Commissione ponga ulteriore enfasi sul debito accumulato, deficit dopo deficit, dagli Stati e sul percorso da seguire per la sua riduzione.
🇪🇺 Faccia a faccia con Bruxelles
La proposta della Commissione si basa sul monitoraggio costante della spesa pubblica in modo che la sua riduzione/rimodulazione possa permettere un realistico rientro dall’eccessivo debito pubblico. Questo rientro non sarà uguale per tutti, ma risulterà più stringente per i paesi più indebitati come l’Italia. Sarà necessario un costante confronto tra i governi nazionali e la Commissione per concordare questo percorso, che dovrà comunque tener conto anche dell'impatto sulle finanze pubbliche e sulla crescita delle riforme e degli investimenti (come quelli per la transizione verde e digitale) che i paesi faranno negli anni a venire.
La Commissione spera che gli Stati membri trovino un accordo su questa proposta prima del 2024, quando la sospensione del Patto avrà termine. Nel frattempo, sarà comunque fondamentale tenere d’occhio i mercati finanziari per evitare pericolose speculazioni soprattutto ai danni dei paesi più indebitati.
Riuscirà l’Ue a farsi trovare pronta e non essere costretta, come dieci anni fa, a correre ai ripari quando i mercati spinsero alcuni paesi dell’Eurozona sull’orlo del default?
👉 🇺🇸 Alle elezioni di metà mandato l’onda ‘rossa’ dei Repubblicani non c’è e i democratici tengono meglio del previsto. Gop in vantaggio alla Camera, ma il Senato è in bilico e Trump non ne esce bene. Ne parliamo nell’ISPI Focus Speciale di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-allultimo-voto-senza-onda-rossa-36659
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
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La Commissione europea ha comunicato oggi la sua proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Le regole, stabilite a partire da Maastricht ormai 30 anni fa, vengono in buona parte modificate, garantendo alcuni margini di flessibilità nel percorso di rientro dai debiti pubblici più elevati.
Una proposta che arriva mentre le regole fiscali sono sospese da quasi tre anni, in cui gli Stati membri hanno notevolmente aumentato il loro debito per far fronte alla pandemia prima, e alla crisi energetica dopo, registrando deficit annuali di bilancio ben oltre il 3% del Pil previsto dal vecchio Patto.
🛑 Un contesto poco stabile
A complicare il quadro fiscale è la situazione economica attuale caratterizzata dalla frenata della crescita. Gli Stati vogliono infatti fare maggior deficit per limitare i danni, ma il rapporto deficit/Pil aumenta anche perché il Pil si riduce, deteriorando ulteriormente il quadro fiscale.
Questa frenata del Pil è peraltro legata all’inflazione che spinge le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, proprio nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi.
Anche alla luce di ciò, non sorprende che la nuova proposta di Patto della Commissione ponga ulteriore enfasi sul debito accumulato, deficit dopo deficit, dagli Stati e sul percorso da seguire per la sua riduzione.
🇪🇺 Faccia a faccia con Bruxelles
La proposta della Commissione si basa sul monitoraggio costante della spesa pubblica in modo che la sua riduzione/rimodulazione possa permettere un realistico rientro dall’eccessivo debito pubblico. Questo rientro non sarà uguale per tutti, ma risulterà più stringente per i paesi più indebitati come l’Italia. Sarà necessario un costante confronto tra i governi nazionali e la Commissione per concordare questo percorso, che dovrà comunque tener conto anche dell'impatto sulle finanze pubbliche e sulla crescita delle riforme e degli investimenti (come quelli per la transizione verde e digitale) che i paesi faranno negli anni a venire.
La Commissione spera che gli Stati membri trovino un accordo su questa proposta prima del 2024, quando la sospensione del Patto avrà termine. Nel frattempo, sarà comunque fondamentale tenere d’occhio i mercati finanziari per evitare pericolose speculazioni soprattutto ai danni dei paesi più indebitati.
Riuscirà l’Ue a farsi trovare pronta e non essere costretta, come dieci anni fa, a correre ai ripari quando i mercati spinsero alcuni paesi dell’Eurozona sull’orlo del default?
👉 🇺🇸 Alle elezioni di metà mandato l’onda ‘rossa’ dei Repubblicani non c’è e i democratici tengono meglio del previsto. Gop in vantaggio alla Camera, ma il Senato è in bilico e Trump non ne esce bene. Ne parliamo nell’ISPI Focus Speciale di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-allultimo-voto-senza-onda-rossa-36659
🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto
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🌍 GUERRA IN UCRAINA: KIEV AVANZA E LA DIPLOMAZIA PURE?
🎠 Cavallo di Troia?
I russi hanno annunciato la ritirata da Kherson. Secondo quanto riportato dal comandante delle forze russe in Ucraina, Mosca non era più in grado di garantire rifornimenti alla città. Per evitare un accerchiamento ha quindi deciso di spostare la linea del fronte sull’altra sponda del fiume Dnipro. Non sarà però un ripiegamento facile: coinvolge circa 40mila soldati in un’area in cui molti ponti sono stati distrutti. Le perdite potrebbero essere alte, ritoccando verso l’alto l’ultima stima americana di più di 100.000 soldati russi uccisi o feriti dall’inizio dell’invasione.
Nonostante un contesto in apparenza favorevole, Kiev annuncia una avanzata “circospetta”. Il timore è quello di una trappola che conduca a una guerriglia urbana a Kherson. La cui riconquista aprirebbe però nuovi scenari militari e non solo.
🏙 L’importanza di chiamarsi Kherson
Kherson è l’unico capoluogo di regione ucraino e la città più a occidente sotto il controllo russo. Secondo i piani di Mosca doveva essere il trampolino di lancio verso Odessa per chiudere a Kiev ogni accesso al Mar Nero. Il ritiro corrisponderebbe a una sconfitta innanzitutto simbolica per Mosca che solo lo scorso mese aveva annesso l’intera regione.
Le potenziali ricadute militari sono altrettanto severe. Kherson è un punto fondamentale delle linee di rifornimento russe dalla Crimea, che ora diventerebbero bersaglio a portata dei missili di Kiev. Mosca potrebbe poi trovarsi costretta a spostare truppe a sud proprio per proteggere la penisola annessa nel 2014, il cui controllo resta condizione imprescindibile per i russi in una potenziale trattativa diplomatica. Forse non così remota.
🇺🇦 Una nuova speranza
Sono passati più di sei mesi dall’ultimo tavolo negoziale ufficiale tra Russa e Ucraina per trovare una soluzione diplomatica alla guerra. Gli eventi e i segnali di questi giorni potrebbero però potenzialmente riaprire uno spiraglio per nuove trattative.
Le azioni militari sul terreno sono destinate a rallentare con l’arrivo dell’inverno. E per la prima volta i due eserciti sono separati da un confine geografico netto, il fiume Dnipro, che faciliterebbe un cessate il fuoco. Passato lo scoglio delle midterm, il ruolo di mediatore degli Stati Uniti potrà poi essere meno sfumato. E già la Casa Bianca sembrerebbe aver avuto successo nel convincere a Zelensky a rinunciare all’opporsi per principio a trattare con la Russia.
Resta però il nodo irrisolto di fondo: quale accordo è politicamente accettabile per Putin e Zelensky?
🔴 Oggi alle 18.00 parleremo dei risultati delle elezioni USA Midterm 2022: cosa cambierà adesso per l’America e per il mondo? Connettiti qui per partecipare alla tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-dopo-il-voto-cosa-cambia-adesso
🎠 Cavallo di Troia?
I russi hanno annunciato la ritirata da Kherson. Secondo quanto riportato dal comandante delle forze russe in Ucraina, Mosca non era più in grado di garantire rifornimenti alla città. Per evitare un accerchiamento ha quindi deciso di spostare la linea del fronte sull’altra sponda del fiume Dnipro. Non sarà però un ripiegamento facile: coinvolge circa 40mila soldati in un’area in cui molti ponti sono stati distrutti. Le perdite potrebbero essere alte, ritoccando verso l’alto l’ultima stima americana di più di 100.000 soldati russi uccisi o feriti dall’inizio dell’invasione.
Nonostante un contesto in apparenza favorevole, Kiev annuncia una avanzata “circospetta”. Il timore è quello di una trappola che conduca a una guerriglia urbana a Kherson. La cui riconquista aprirebbe però nuovi scenari militari e non solo.
🏙 L’importanza di chiamarsi Kherson
Kherson è l’unico capoluogo di regione ucraino e la città più a occidente sotto il controllo russo. Secondo i piani di Mosca doveva essere il trampolino di lancio verso Odessa per chiudere a Kiev ogni accesso al Mar Nero. Il ritiro corrisponderebbe a una sconfitta innanzitutto simbolica per Mosca che solo lo scorso mese aveva annesso l’intera regione.
Le potenziali ricadute militari sono altrettanto severe. Kherson è un punto fondamentale delle linee di rifornimento russe dalla Crimea, che ora diventerebbero bersaglio a portata dei missili di Kiev. Mosca potrebbe poi trovarsi costretta a spostare truppe a sud proprio per proteggere la penisola annessa nel 2014, il cui controllo resta condizione imprescindibile per i russi in una potenziale trattativa diplomatica. Forse non così remota.
🇺🇦 Una nuova speranza
Sono passati più di sei mesi dall’ultimo tavolo negoziale ufficiale tra Russa e Ucraina per trovare una soluzione diplomatica alla guerra. Gli eventi e i segnali di questi giorni potrebbero però potenzialmente riaprire uno spiraglio per nuove trattative.
Le azioni militari sul terreno sono destinate a rallentare con l’arrivo dell’inverno. E per la prima volta i due eserciti sono separati da un confine geografico netto, il fiume Dnipro, che faciliterebbe un cessate il fuoco. Passato lo scoglio delle midterm, il ruolo di mediatore degli Stati Uniti potrà poi essere meno sfumato. E già la Casa Bianca sembrerebbe aver avuto successo nel convincere a Zelensky a rinunciare all’opporsi per principio a trattare con la Russia.
Resta però il nodo irrisolto di fondo: quale accordo è politicamente accettabile per Putin e Zelensky?
🔴 Oggi alle 18.00 parleremo dei risultati delle elezioni USA Midterm 2022: cosa cambierà adesso per l’America e per il mondo? Connettiti qui per partecipare alla tavola rotonda: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-dopo-il-voto-cosa-cambia-adesso
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🌏 BIDEN: BENVENUTO AL SUD(EST)
🛬 Se la montagna non va
Il presidente Biden è arrivato oggi alla COP27 di Sharm el-Sheikh. Una tappa intermedia prima del suo viaggio in Asia, dove incontrerà i leader di Cina e India, grandi assenti alla COP egiziana. Si preannuncia dunque una settimana di intensi incontri diplomatici, prima all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e all’East Asia summit in Cambogia e poi al G20 di Bali.
Dopo lo sforzo elettorale, Biden può ora guardare all’estero. Tante le urgenze: dal cambiamento climatico al tentativo di limitare i danni causati dall'invasione russa dell'Ucraina. Ma soprattutto contenere l'espansione della Cina, a cominciare dal suo ruolo nell’indo-pacifico.
🤼♂️ Tra i due litiganti
Fin dall’inizio del suo mandato, il presidente americano ha cercato di riprendere i rapporti economici con la regione asiatica e di colmare il vuoto lasciato dal suo predecessore. In quest’ottica, e in quella di consolidare l’unità dell’alleanza strategica tra i paesi del QUAD (formata da Stati Uniti, Australia, Giappone e India), a maggio Biden ha promosso la creazione dell’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF), un accordo economico che cerca di rendere gli Stati Uniti protagonisti degli accordi economici regionali, visto che è assente dai trattati commerciali esistenti, in particolare il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) sostenuto da Pechino.
I 10 paesi dell’ASEAN si destreggiano così per evitare un allineamento definitivo, mantenendo rapporti commerciali con entrambe le superpotenze e cercando di trarne vantaggi in termini di sicurezza ed economia. Relazioni commerciali che hanno permesso alla regione di crescere e diventare sempre più un polo di attrazione per gli investimenti statunitensi e cinesi, così come per il commercio internazionale.
🇷🇺 Elefante nella stanza
Ed è proprio questa regione dalla crescente importanza strategica ad ospitare l‘annuale incontro dei leader del G20, dove lunedì prossimo si terrà il primo faccia a faccia fra Biden e Xi Jinping. Un'occasione per riaprire i canali di comunicazione con il presidente cinese, ma anche per confrontarsi su temi caldi (Taiwan in primis, ma anche diritti umani e Corea del Nord) e sui rispettivi interessi strategici nazionali.
Per Xi sarà inoltre un’occasione per chiarire la sua posizione su Mosca. Anche se Putin non sarà presente al G20, la Russia rimarrà comunque l’elefante nella stanza e Pechino dovrà mettere in chiaro se continua ad appoggiare di fatto Mosca o se assumerà un’iniziativa per convincere Putin a porre fine all’invasione
Ritroveremo lo Xi di Scholz, disposto a parlare di affari e a delineare linee rosse, o la solita Cina che non si schiera?
👉 🎙 Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno portato a risultati inaspettati, con i Repubblicani che hanno perso l’occasione di assicurarsi una maggioranza forte al Congresso. Cosa cambierà in America adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cosa-cambiera-america-dopo-le-elezioni-di-midterm-36682
🛬 Se la montagna non va
Il presidente Biden è arrivato oggi alla COP27 di Sharm el-Sheikh. Una tappa intermedia prima del suo viaggio in Asia, dove incontrerà i leader di Cina e India, grandi assenti alla COP egiziana. Si preannuncia dunque una settimana di intensi incontri diplomatici, prima all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e all’East Asia summit in Cambogia e poi al G20 di Bali.
Dopo lo sforzo elettorale, Biden può ora guardare all’estero. Tante le urgenze: dal cambiamento climatico al tentativo di limitare i danni causati dall'invasione russa dell'Ucraina. Ma soprattutto contenere l'espansione della Cina, a cominciare dal suo ruolo nell’indo-pacifico.
🤼♂️ Tra i due litiganti
Fin dall’inizio del suo mandato, il presidente americano ha cercato di riprendere i rapporti economici con la regione asiatica e di colmare il vuoto lasciato dal suo predecessore. In quest’ottica, e in quella di consolidare l’unità dell’alleanza strategica tra i paesi del QUAD (formata da Stati Uniti, Australia, Giappone e India), a maggio Biden ha promosso la creazione dell’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF), un accordo economico che cerca di rendere gli Stati Uniti protagonisti degli accordi economici regionali, visto che è assente dai trattati commerciali esistenti, in particolare il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) sostenuto da Pechino.
I 10 paesi dell’ASEAN si destreggiano così per evitare un allineamento definitivo, mantenendo rapporti commerciali con entrambe le superpotenze e cercando di trarne vantaggi in termini di sicurezza ed economia. Relazioni commerciali che hanno permesso alla regione di crescere e diventare sempre più un polo di attrazione per gli investimenti statunitensi e cinesi, così come per il commercio internazionale.
🇷🇺 Elefante nella stanza
Ed è proprio questa regione dalla crescente importanza strategica ad ospitare l‘annuale incontro dei leader del G20, dove lunedì prossimo si terrà il primo faccia a faccia fra Biden e Xi Jinping. Un'occasione per riaprire i canali di comunicazione con il presidente cinese, ma anche per confrontarsi su temi caldi (Taiwan in primis, ma anche diritti umani e Corea del Nord) e sui rispettivi interessi strategici nazionali.
Per Xi sarà inoltre un’occasione per chiarire la sua posizione su Mosca. Anche se Putin non sarà presente al G20, la Russia rimarrà comunque l’elefante nella stanza e Pechino dovrà mettere in chiaro se continua ad appoggiare di fatto Mosca o se assumerà un’iniziativa per convincere Putin a porre fine all’invasione
Ritroveremo lo Xi di Scholz, disposto a parlare di affari e a delineare linee rosse, o la solita Cina che non si schiera?
👉 🎙 Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno portato a risultati inaspettati, con i Repubblicani che hanno perso l’occasione di assicurarsi una maggioranza forte al Congresso. Cosa cambierà in America adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cosa-cambiera-america-dopo-le-elezioni-di-midterm-36682
🌍 UE: FAMIGLIA DISFUNZIONALE
🇪🇺 Rapporti da rivedere
Due giorni di Consiglio Affari esteri europeo. Oggi si è tenuto l’incontro tra i 27 ministri degli esteri dell’Ue, mentre domani sarà il turno dei ministri della difesa. Tanti i dossier oggetto delle discussioni, a partire dalla revisione della politica europea verso la Russia, ancora ferma ai principi guida stabiliti nel 2016. Allora Mosca veniva considerata un partner con cui avere una collaborazione selettiva su specifici temi.
Quanto di più distante dalla situazione odierna. Nella riunione si è quindi parlato di quali misure includere nel nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma le trattative restano ancora molto acerbe. Nuove sanzioni sono invece arrivate contro l’Iran, ma “solo” per la sanguinosa repressione delle proteste in corso, non per il suo supporto militare alla Russia. Maggiori novità si registrano su armi e supporto a Kiev.
🔫 Armi e buoi dei Paesi tuoi?
I ministri degli esteri europei hanno lanciato una missione di addestramento per 15mila soldati ucraini sul territorio dell'Unione. Domani dovrebbero poi essere presentati 5-7 progetti di acquisti congiunti tra Paesi europei nel settore della difesa.
Ma il tema risulta divisivo. Quest’estate è stato presentato un nuovo regolamento e un fondo comunitario per rimpinguare gli stock militari nazionali, impoveriti dagli aiuti a Kiev: 500 milioni di euro, ma da spendere solo per armi prodotte nell’Ue. Nell’ultima bozza del regolamento questo vincolo è però caduto, aprendo così le porte ad acquisti da Paesi terzi. Una decisione poco apprezzata da più di un governo, Francia in testa, che sperava fosse un viatico verso una maggiore autonomia strategica europea in tema di difesa.
🛋 Una poltrona per due
La divisione più evidente si sta però consumando non tra gli Stati membri, ma tra le cariche apicali dell’Unione. A margine del vertice dei capi di Stato del G20, che si apre domani a Bali, è infatti previsto un incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e Xi Jinping. Assente Von der Leyen, che non è stata invitata. Il motivo? Una vendetta di Michel per non avergli permesso di partecipare a un incontro con il premier indiano Modi al G7 in Germania dello scorso giugno.
La tensione tra i due non finisce qui. Nelle scorse settimane Michel ha attaccato più volte la Commissione per la lentezza nel presentare proposte concrete sul tetto al prezzo del gas.
Biden è uscito rafforzato dalle Midterm e Xi dal ventesimo congresso del partito. L’Europa può permettersi questi bisticci?
👉 🇨🇳 🇺🇸 Alla vigilia del vertice del G20 a Bali, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta di persona dopo le elezioni presidenziali americane e hanno concordato sulla necessità di “gestire la competizione” fra i loro paesi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-gestire-la-competizione-36702
🔍 Domani in Indonesia si apre il G20. Lo scenario è torvo. Riuscirà il G20 a prendere delle decisioni sulle sfide globali che ci attendono, come la transizione energetica e digitale? Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-can-leaders-still-deliver-36699
🇪🇺 Rapporti da rivedere
Due giorni di Consiglio Affari esteri europeo. Oggi si è tenuto l’incontro tra i 27 ministri degli esteri dell’Ue, mentre domani sarà il turno dei ministri della difesa. Tanti i dossier oggetto delle discussioni, a partire dalla revisione della politica europea verso la Russia, ancora ferma ai principi guida stabiliti nel 2016. Allora Mosca veniva considerata un partner con cui avere una collaborazione selettiva su specifici temi.
Quanto di più distante dalla situazione odierna. Nella riunione si è quindi parlato di quali misure includere nel nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma le trattative restano ancora molto acerbe. Nuove sanzioni sono invece arrivate contro l’Iran, ma “solo” per la sanguinosa repressione delle proteste in corso, non per il suo supporto militare alla Russia. Maggiori novità si registrano su armi e supporto a Kiev.
🔫 Armi e buoi dei Paesi tuoi?
I ministri degli esteri europei hanno lanciato una missione di addestramento per 15mila soldati ucraini sul territorio dell'Unione. Domani dovrebbero poi essere presentati 5-7 progetti di acquisti congiunti tra Paesi europei nel settore della difesa.
Ma il tema risulta divisivo. Quest’estate è stato presentato un nuovo regolamento e un fondo comunitario per rimpinguare gli stock militari nazionali, impoveriti dagli aiuti a Kiev: 500 milioni di euro, ma da spendere solo per armi prodotte nell’Ue. Nell’ultima bozza del regolamento questo vincolo è però caduto, aprendo così le porte ad acquisti da Paesi terzi. Una decisione poco apprezzata da più di un governo, Francia in testa, che sperava fosse un viatico verso una maggiore autonomia strategica europea in tema di difesa.
🛋 Una poltrona per due
La divisione più evidente si sta però consumando non tra gli Stati membri, ma tra le cariche apicali dell’Unione. A margine del vertice dei capi di Stato del G20, che si apre domani a Bali, è infatti previsto un incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e Xi Jinping. Assente Von der Leyen, che non è stata invitata. Il motivo? Una vendetta di Michel per non avergli permesso di partecipare a un incontro con il premier indiano Modi al G7 in Germania dello scorso giugno.
La tensione tra i due non finisce qui. Nelle scorse settimane Michel ha attaccato più volte la Commissione per la lentezza nel presentare proposte concrete sul tetto al prezzo del gas.
Biden è uscito rafforzato dalle Midterm e Xi dal ventesimo congresso del partito. L’Europa può permettersi questi bisticci?
👉 🇨🇳 🇺🇸 Alla vigilia del vertice del G20 a Bali, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta di persona dopo le elezioni presidenziali americane e hanno concordato sulla necessità di “gestire la competizione” fra i loro paesi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-gestire-la-competizione-36702
🔍 Domani in Indonesia si apre il G20. Lo scenario è torvo. Riuscirà il G20 a prendere delle decisioni sulle sfide globali che ci attendono, come la transizione energetica e digitale? Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-can-leaders-still-deliver-36699
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🌏 UN MONDO AFFOLLATO
📈 Oltre i limiti
Secondo l’Onu, oggi la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. È l’esito di una crescita senza precedenti, quella dell’ultimo secolo, durante la quale gli esseri umani sono più che quadruplicati. Un aumento trainato dal progressivo allungarsi della speranza di vita in paesi come la Cina e l’India, più che da un più elevato tasso di fecondità (in costante calo dagli anni Settanta).
E così ad aumentare è soprattutto il numero di anziani, tanto che già nel 2018 al mondo c’erano più ultrasessantenni che bambini sotto i 5 anni. Con il passaggio da una popolazione giovane e produttiva a una più invecchiata, gli Stati dovranno sempre più fare i conti con minori entrate fiscali e maggiori spese. Ma il numero crescente di abitanti sulla terra (che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2060) pone anche un’altra questione: le risorse basteranno?
🍽 Aggiungi un posto a tavola
La risposta è complessa. Già nel 18° secolo Malthus avvertiva che la popolazione cresceva troppo velocemente rispetto alle risorse sul pianeta. Eppure, nonostante più di 800 milioni di persone sottonutrite sembrino suggerire il contrario, grazie alla rivoluzione verde degli anni Cinquanta e al progresso tecnologico il pianeta avrebbe ancora abbastanza alimenti per tutti.
Ma il cibo non è soltanto una questione di disponibilità: il costo delle commodities scambiate sui mercati internazionali non favoriscono i paesi in via di sviluppo, dove la volatilità dei prezzi (ma anche dei redditi locali) genera povertà e disuguaglianza.
E non è tutto: la moderna filiera alimentare ha avuto come conseguenze anche il disboscamento per la creazione di spazi agricoli, la riduzione della diversità con le monoculture e la contaminazione di suolo e acqua. Oltre ad essere responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra globali.
🏭 Di male in peggio?
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni governi, attivisti e imprenditori siano in Egitto per COP27, ma i negoziati in corso non fanno ben sperare: c’è persino chi teme che si facciano passi indietro rispetto all’accordo di Parigi del 2015.
A prima vista, l'aumento della popolazione sembrerebbe un’altra cattiva notizia: ogni persona in più è destinata ad aumentare le emissioni di gas serra, così come la pressione sulle risorse biologiche limitate del nostro pianeta.
In realtà, la relazione è tutt’altro che diretta. A crescere di più oggi sono infatti i paesi meno sviluppati, responsabili del 4% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione di 1,1 miliardi. Nei paesi più ricchi, invece, crescita demografica è rallentata, se non addirittura invertita.
Che sia più un problema di consumi eccessivi, che di sovrappopolazione?
👉🇺🇦 La crisi in Ucraina è al centro del G20 in Indonesia. Zelensky annuncia un piano di pace ma avverte: “Non accettiamo compromessi”. Putin è assente e Mosca è sempre più isolata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-no-unera-di-guerra-36714
📈 Oltre i limiti
Secondo l’Onu, oggi la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. È l’esito di una crescita senza precedenti, quella dell’ultimo secolo, durante la quale gli esseri umani sono più che quadruplicati. Un aumento trainato dal progressivo allungarsi della speranza di vita in paesi come la Cina e l’India, più che da un più elevato tasso di fecondità (in costante calo dagli anni Settanta).
E così ad aumentare è soprattutto il numero di anziani, tanto che già nel 2018 al mondo c’erano più ultrasessantenni che bambini sotto i 5 anni. Con il passaggio da una popolazione giovane e produttiva a una più invecchiata, gli Stati dovranno sempre più fare i conti con minori entrate fiscali e maggiori spese. Ma il numero crescente di abitanti sulla terra (che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2060) pone anche un’altra questione: le risorse basteranno?
🍽 Aggiungi un posto a tavola
La risposta è complessa. Già nel 18° secolo Malthus avvertiva che la popolazione cresceva troppo velocemente rispetto alle risorse sul pianeta. Eppure, nonostante più di 800 milioni di persone sottonutrite sembrino suggerire il contrario, grazie alla rivoluzione verde degli anni Cinquanta e al progresso tecnologico il pianeta avrebbe ancora abbastanza alimenti per tutti.
Ma il cibo non è soltanto una questione di disponibilità: il costo delle commodities scambiate sui mercati internazionali non favoriscono i paesi in via di sviluppo, dove la volatilità dei prezzi (ma anche dei redditi locali) genera povertà e disuguaglianza.
E non è tutto: la moderna filiera alimentare ha avuto come conseguenze anche il disboscamento per la creazione di spazi agricoli, la riduzione della diversità con le monoculture e la contaminazione di suolo e acqua. Oltre ad essere responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra globali.
🏭 Di male in peggio?
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni governi, attivisti e imprenditori siano in Egitto per COP27, ma i negoziati in corso non fanno ben sperare: c’è persino chi teme che si facciano passi indietro rispetto all’accordo di Parigi del 2015.
A prima vista, l'aumento della popolazione sembrerebbe un’altra cattiva notizia: ogni persona in più è destinata ad aumentare le emissioni di gas serra, così come la pressione sulle risorse biologiche limitate del nostro pianeta.
In realtà, la relazione è tutt’altro che diretta. A crescere di più oggi sono infatti i paesi meno sviluppati, responsabili del 4% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione di 1,1 miliardi. Nei paesi più ricchi, invece, crescita demografica è rallentata, se non addirittura invertita.
Che sia più un problema di consumi eccessivi, che di sovrappopolazione?
👉🇺🇦 La crisi in Ucraina è al centro del G20 in Indonesia. Zelensky annuncia un piano di pace ma avverte: “Non accettiamo compromessi”. Putin è assente e Mosca è sempre più isolata. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/g20-no-unera-di-guerra-36714