ISPI - Geopolitica
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🌍 CRISI DEL GAS: PIÙ ILLUSIONI CHE CERTEZZE

🤯 Meeting burnout
Quarto incontro straordinario da settembre dei Ministri dell'energia dell'Unione Europea. Ma ancora nessun accordo su un possibile tetto al prezzo del gas che quindi vedrà la luce non prima del 18 novembre, in occasione di un nuovo summit tra i ministri dei 27. Sempre che non passi la linea tedesca, che vorrebbe sottoporre un eventuale accordo sul tema al vaglio del Consiglio europeo, dove le decisioni vanno prese all’unanimità.
Insomma, tempistiche ancora lunghe. E non potrebbe essere altrimenti ora che si discute (e ci si divide) sui meccanismi specifici per frenare i prezzi del gas e dell’elettricità. Che hanno costi e vantaggi diversi per ogni Stato membro.

⚖️ Ma quanto mi costi?
In vista dell’incontro di oggi, la Commissione ha condiviso un documento in cui sottolinea le (tante) sfide legate all’introduzione di un tetto al prezzo del gas per produrre elettricità. Primo effetto collaterale: farebbe aumentare la domanda di gas dell’Unione fino a 9 miliardi di metri cubi. Non proprio in linea con l’obiettivo comunitario di ridurre i consumi di 45 miliardi di metri cubi entro fine 2022.
C’è poi il capitolo costi. Risibili per quei Paesi come la Francia (guarda caso tra i suoi principali sostenitori) che fanno poco ricorso al gas per produrre elettricità. Ma ingenti per tutti gli altri (Italia in primis). In Romania il tetto fissato a novembre 2021, e simile a quello ora discusso in Ue, fa acqua da tutte le parti: costi triplicati rispetto alle attese e governo incapace di garantire i pagamenti.

🛳 Quota 100
Nonostante le trattative europee ad oltranza, i prezzi del gas sono scesi sotto la soglia psicologica dei 100 euro/MWh. Un calo del 70% rispetto al picco di agosto, motivato da temperature tra i 4-8 gradi sopra la media stagionale. I termosifoni restano così spenti e la domanda di gas bassa. Visto che gli stoccaggi UE sono praticamente pieni (94% di riempimento a ieri).
Paradossalmente, al momento arriva più gas di quello che si può usare. Come dimostra la coda di 35 navi GNL al largo del Mediterraneo in attesa di destinazione. E un prezzo orario ieri sottozero sul TTF olandese: c’era chi pagava pur di liberarsi del gas a disposizione.
Ma non durerà a lungo: il gas in consegna da dicembre in poi è scambiato sopra i 140 euro/MWh. Arriverà prima il freddo o un accordo tra gli Stati europei?

👉🇺🇦 Guerra in Ucraina: Mosca accusa Kiev di voler “usare la bomba sporca”, sale la tensione e Macron chiede al Papa di chiamare Putin e Biden. Che succede? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-massima-allerta-36516
🌍 FRANCIA-GERMANIA: ASSE INCRINATO

🪢 Il grande reset
Si è svolto oggi a Parigi l’incontro fra Scholz e Macron. Un pranzo di lavoro al posto dell’annuale bilaterale fra il Gabinetto francese e quello tedesco previsto per oggi a Fontainebleau, ma annullato all'ultimo e posticipato a gennaio. E senza nemmeno una conferenza stampa conclusiva, come prevede la prassi degli incontri bilaterali. Uno smacco che finora il presidente francese aveva riservato solo a Viktor Orban.
Agende troppo piene, il motivo ufficiale del rinvio. Agende troppo in disaccordo, quello che si legge fra le righe e che ha portato all’incontro non previsto fra i due leader. Una cosa è certa: fra Berlino che incolpa Parigi per aver fatto saltare il gasdotto Midcat, e Parigi che accusa Berlino di favorire i progetti di difesa statunitensi, i nodi da sciogliere prima del viaggio di Scholz in Cina e dell’inverno europeo sono molteplici.

🇨🇳 Assenza di chimica
Molteplici i temi caldi sul tavolo: dalla gestione della crisi energetica, alle carenze europee in materia di difesa, fino all'approccio da adottare nei confronti della Cina, dove Scholz si recherà tra una settimana con una delegazione unicamente tedesca, non europea, e avendo esplicitamente rifiutato l’offerta francese di unire le delegazioni.
Berlino investe ancora sulla possibilità di “attrarre” Pechino con commercio e investimenti, anche dopo l’esito del Congresso del Partito comunista. Non sembra un caso: il mercato cinese è molto più importante per i tedeschi che per i francesi (7,6% vs 4,8% delle esportazioni totali).
Ma in Europa a dividere è principalmente la questione energetica: mentre da una parte Parigi sostiene (insieme all’Italia) un tetto europeo al prezzo del gas, sminuendo i timori di Berlino, proprio l’Eliseo ha fatto da poco saltare i piani del Midcat, il nuovo gasdotto che avrebbe potuto portare altro gas dalla Spagna al resto d’Europa.

🤝 Meanwhile in Europe
Insomma, nonostante siano entrambe guidate da governi moderati, le due maggiori economie europee sembrano non riuscire a trovare, per ora, una quadra. Come per la crisi del debito e la pandemia, anche oggi sarebbe fondamentale far emergere consenso intorno a una strategia comune, ed evitare il prevalere dei singoli interessi nazionali.
Anche perché quest’inverno il rischio è che la crisi energetica spinga chi ha fatto di più sulla diversificazione, come l’Italia, a chiudere le proprie frontiere ai flussi di gas verso chi ha fatto meno (la Germania). Proprio mentre i flussi migratori dal mar Mediterraneo stanno tornando all’interno della discussione europea.
Riusciremo a lasciare le divergenze e guidare l’Europa in un inverno di molteplici crisi?

👉🇮🇷 Nel 40esimo giorno dall’uccisione di Mahsa Amini, in Iran montano le proteste. La polizia ha sparato sui manifestanti arrivati al cimitero per commemorarla. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-punto-di-non-ritorno-36521
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🌏 NUCLEARE: ALTA TENSIONE

☢️ Esibizioni atomiche
4 mesi. Di tanto gli Stati Uniti avrebbero deciso di anticipare il programma di aggiornamento periodico del loro arsenale nucleare. In tempi normali la sostituzione delle bombe B61 con una versione più aggiornata e precisa sarebbe passata inosservata. Ma, nel clima di rinnovata deterrenza nucleare di questi giorni, il suo anticipo a dicembre suona inevitabilmente come un messaggio a Mosca.
Sono infatti in corso nel Nord Europa esercitazioni congiunte delle forze nucleari di 14 Paesi NATO, la cui conclusione è prevista per domenica. Un giorno prima finiranno le analoghe esercitazioni russe iniziate ieri sotto lo sguardo vigile di Putin , che le monitora dal Cremlino.
Niente di allarmante per gli USA: erano stati informati di queste manovre di routine e non c’è traccia di cambiamenti nella postura nucleare russa. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.

⚠️ Affari sporchi e bandiere false
Da giorni si susseguono illazioni da parte russa sui preparativi ucraini per utilizzare sul territorio una “bomba sporca” (che, pur non innescando una reazione nucleare, rilascia materiale radioattivo). Un’accusa che Mosca prima ha comunicato in un giro di chiamate tra il ministro della difesa russo Shoigu e i suoi corrispettivi di Francia, Regno Unito e Turchia. Per poi ripetere le stesse parole anche ai ministri cinese e indiano. E infine sollevare la questione persino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però non ha riscontrato prove concrete.
Gli USA (e non solo) temono che questa intensa campagna di comunicazione sia finalizzata a creare un pretesto per un’operazione false-flag, ovvero un’azione con l’intento di mascherare il reale responsabile, incolpandone un altro. Una prospettiva che ha persino portato alla riapertura dei canali di comunicazione tra il segretario alla Difesa Austin e Shoigu, dopo che non si parlavano dal 13 febbraio.

📈Bye bye disarmo
Mentre i preparativi per far ricorso a un attacco nucleare (tattico o meno) possono essere tracciati dalle intelligence, nel caso di una bomba sporca queste operazioni sono più difficili. Ecco perché, nonostante per ora quelle russe restino solo parole, i Paesi occidentali stanno intensificando gli sforzi per monitorare l'eventuale dispiegamento di armi radioattive in Ucraina.
Putin ha così già ottenuto il suo primo (e si spera unico) obiettivo dall’inizio di questa escalation verbale: alzare la tensione e ravvivare lo spettro di una guerra nucleare.
Non a caso dopo 36 anni di disarmo (dettato nell’ultimo periodo soprattutto dallo smantellamento di testate ormai datate), per la prima volta il numero di testate atomiche nel mondo (12705) tornerà a salire. Un’inversione di rotta che segna l’inizio di un ritorno al passato?

👉🇮🇱🇱🇧 Firmato l’accordo per i confini marittimi con il Libano. Il premier Lapid esulta ma a pochi giorni dal voto la partita con Netanyahu è aperta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-di-nuovo-al-voto-36541
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🌍 MIGRAZIONI IN EUROPA: ACQUE AGITATE

🚶‍♀️Di necessità virtù
Una nuova proposta per sbloccare l’impasse. Sembra questa l’idea della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio Ue, e che riporterebbe al centro del dibattito la governance europea delle migrazioni.
Una proposta necessaria, dal momento che i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni. E che oggi la situazione si è fatta più delicata, con i Paesi europei già alle prese con l’accoglienza dei profughi ucraini. Eppure, a proporla è proprio uno dei governi da sempre più “ostili” alla condivisione del carico dell’accoglienza in Europa.
Un paradosso, ma solo apparente.

🎠 Cavallo di Troia?
In tutta l'Ue il numero di richiedenti asilo è in costante aumento, e raggiunge oggi (trainato dall’Italia) picchi che non si vedevano dal 2017. Così, purtroppo, fanno anche le morti in mare. Eppure, nel 2022 la questione è stata a malapena registrata nel dibattito politico, con i governi più preoccupati per inflazione, crisi energetica e guerra in Ucraina.
Il governo ceco ha così proposto di stabilire una quota fissa annua di 5.000-10.000 richiedenti asilo da ricollocare tra altri Paesi europei diversi da quelli di primo ingresso. Una quota però solo volontaria. E che al momento rappresenterebbe soltanto il 3-6% dei quasi 150.000 migranti irregolari che hanno raggiunto le coste di Italia, Spagna e Grecia negli ultimi dodici mesi.

👀 Punti di vista
Come a dire: un aiuto simbolico, al resto pensate voi. La proposta cozza però con la situazione attuale, che permette agli stati di primo ingresso di fare buon viso a cattivo gioco. Mentre secondo le “norme Dublino” sarebbero infatti proprio i paesi di frontiera a doversi far carico delle domande d’asilo, in realtà se un richiedente si sposta in un altro stato membro viene ritrasferito nel paese di primo ingresso solo il 10% delle volte (spesso perché irrintracciabile al momento del trasferimento).
Uno stato di fatto molto vantaggioso, e non è detto che proprio i governi che chiedono più a gran voce la revisione delle regole siano disposti ad abbandonarlo. Anche per questo, se la proposta sembra essere stata salutata come un primo passo nella giusta direzione, è difficile immaginare che possa essere accolta.
In Europa, le migrazioni sono pronte a tornare dividerci?

👉🇪🇹 Sono in corso in Sudafrica i colloqui di pace tra il governo etiope e le forze del Tigray. Ma le aspettative sono basse e sul terreno proseguono gli scontri. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-spiragli-di-dialogo-36556
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🌍 ISRAELE AL VOTO: LA VOLTA BUONA?

🇮🇱 Di voto in voto
Domani gli elettori israeliani si recheranno alle urne per la quinta volta in tre anni e mezzo. L’obiettivo che il governo formato nel 2021 si era posto di arrivare fino al 2025 si è rivelato una chimera: ostaggio delle numerose divisioni interne, la coalizione guidata dal premier uscente Yair Lapid si è sciolta.
Come nelle ultime tornate, queste elezioni assomigliano molto a un referendum sulla figura dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, al governo dal 2009 al 2021 e ora sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche se il partito che guida è dato in testa ai sondaggi, non è detto che la sua coalizione riuscirà ad ottenere i 61 seggi che servono per la maggioranza. Insomma, difficile che il voto possa porre fine allo stallo politico in cui Israele si trova da anni.

🌊 Questioni di confine
L’economia e la sicurezza sono state al centro della campagna elettorale. Non sorprende: il costo della vita è in continuo aumento, mentre il tema della sicurezza ha rappresentato storicamente il fulcro di ogni sfida elettorale. Soprattutto ora che l’ondata di violenze che ha interessato i territori palestinesi nelle ultime settimane ha reso il tema di nuovo attuale, dimostrando che la soluzione del conflitto è ancora lontana.
Se sul fronte palestinese la situazione rimane tristemente invariata, la grande novità di questi giorni è nei rapporti con il Libano, con cui Israele è formalmente in guerra dal 1948. Il voto si svolgerà infatti ad appena cinque giorni dalla firma di un accordo tra i due Paesi sui confini marittimi (aspramente criticato da Netanyahu e fortemente voluto da Lapid). Ma gli elementi inediti non finiscono qui.

⚖️ Svolta a destra?
Come mai prima d’ora, questa tornata elettorale è segnata dall’ascesa dell’alleanza dei partiti di estrema destra, alleati di Netanyahu e noti per la loro ideologia suprematista. Con il pubblico israeliano già poco incline all’idea di riprendere i negoziati coi palestinesi, la salita al governo di questi partiti renderebbe la risoluzione del conflitto quanto mai lontana.
In questo contesto, il vero ago della bilancia potrebbe essere la minoranza araba, che rappresenta circa un quinto della popolazione totale. Spaventati dall’ascesa dell’estrema destra ma disillusi dal sistema politico israeliano, gli elettori arabi potrebbero però disertare le urne, spianando così la strada a un nuovo governo a guida Netanyahu. Con queste premesse, un altro governo destinato a durare poco?

👉🇧🇷 In Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo presidente del paese più popoloso dell’America Latina: “Sono risorto”. Ma Bolsonaro non riconosce la sconfitta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-il-ritorno-di-lula-36559
🌏 COREA DEL NORD: FOMO (E MISSILI)

🚀 Occhio per occhio
Volano missili tra le due Coree. Ieri, i nordcoreani hanno lanciato in direzione sud almeno 100 colpi di artiglieria e 23 missili. Si tratta di una cifra record in una singola giornata, che porta a 58 il numero dei test missilistici effettuati da Pyongyang nel 2022. Più del totale dei quattro anni precedenti.
Uno di questi missili è piombato a soli 60 chilometri dalle coste orientali sudcoreane: fuori dalle acque territoriali di Seul ma a sud della Limit Zone, il confine marittimo non ufficiale tra i due Paesi. Non era mai successo dalla fine della Guerra di Corea nel 1953. La reazione della Corea del Sud è stata immediata: lancio di tre missili terra-aria atterrati a nord della Limit Zone, con coordinate speculari a quelle dell’avversario. Ma non finisce qui.

✈️ Questione di pratica
Kim Jong-un ha motivato l’attacco come risposta alle esercitazioni militari aeree (240 velivoli coinvolti) che Seul sta conducendo con gli Stati Uniti, le prime di questo tipo negli ultimi cinque anni. Secondo Pyongyang, sarebbero una prova per una futura invasione del suo territorio. Nonostante la Casa Bianca abbia più volte sottolineato lo scopo puramente difensivo di queste manovre, che simulano la controffensiva a un eventuale attacco nucleare nordcoreano.
Il tempismo non sembra casuale. Pare sia ormai imminente il settimo test nucleare della storia nordcoreana. Sarebbe il primo da quello del 2017 che provocò un sisma oltre i 6 gradi della scala Richter. Kim potrebbe dare il via libera a ridosso dell’8 novembre: il giorno delle elezioni americane di midterm.

🇰🇵 Come prima, più di prima
I periodi di dissidio tra la due Coree non sono certo una novità. Ma la tensione tocca ora nuovi picchi anche in virtù dell’attuale contesto geopolitico globale. In questi mesi la Corea del Nord si è sentita “ignorata” dagli Stati Uniti, alle prese con più di un grattacapo tra la guerra in Ucraina e le mire cinesi su Taiwan.
I colloqui per ridurre le sanzioni contro Pyongyang sono arenati e ormai finiti in fondo alle agende globali. Per riportare gli USA e Seul al tavolo delle negoziazioni a condizioni più favorevoli per lui, Kim si mostra come una minaccia concreta e imminente. Il missile nordcoreano che a settembre ha sorvolato il Giappone, le minacce nucleari e i test di questi giorni sembrano quindi avere soprattutto questo obiettivo.
Ma la Russia insegna: minacce e attacchi sono veramente propedeutici a una soluzione diplomatica?

👉 🇮🇱 In Israele la più alta affluenza alle urne da decenni ha consegnato a Netanyahu le chiavi per il ritorno al potere. Le elezioni di ieri sono state un successo anche per l’ultradestra religiosa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-rivincita-di-netanyahu-36578
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🌍 TIGRAY: PROVE DI PACE

☮️ Cessate il fuoco
Un accordo di cessazione delle ostilità e una serie di passi per ristabilire la pace in Etiopia. Questo il risultato, annunciato ieri a fine giornata, dei colloqui di pace tra governo etiope e rappresentanti delle forze tigrine che, sotto l’egida dell’Unione Africana, si sono incontrati a Pretoria (Sudafrica) a partire dal 25 ottobre.
Un passo avanti che è arrivato a due giorni dal secondo anniversario dell’inizio di un conflitto che si è contraddistinto per la sua drammaticità: mezzo milione di morti stimati tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e una grave crisi alimentare. Insomma, date queste premesse, l’accordo di oggi era un esito tutt’altro che scontato.

🇪🇹 Dove eravamo rimasti?
Il conflitto tra il governo centrale di Abiy Ahmed e il partito rappresentativo del Tigray, il TPLF, era iniziato a novembre 2020 in quello che per Addis Abeba si profilava come uno scontro rapido ma che si è invece incancrenito, arrivando a coinvolgere anche le regioni vicine e minacciando la stabilità regionale. La guerra ha visto frequenti alternanze di fortuna, come quella che nel 2021 aveva portato il TPLF a uno sfondamento verso la capitale.
Una tregua annunciata a marzo era stata interrotta con il riaccendersi degli scontri il 24 agosto, segnata da una serie di successi per il governo, con la presa di almeno tre città del Tigray da parte delle forze governative supportate da quelle eritree. Con annessi nuovi interrogativi sulle sorti del conflitto e sulla possibilità di vedere una sua conclusione pacifica.

Voltare pagina
Anche per il momento in cui arriva, l’accordo è stato quindi accolto positivamente dalle parti coinvolte. Per l’Unione Africana, questo momento segna un nuovo capitolo per il Paese, mentre il segretario delle Nazioni Unite Guterres parla di una “prima tappa gradita”. L’accordo raggiunto prevede la preservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e la cessazione delle ostilità. Oltre a ristabilire l’ordine costituzionale in Tigray, l’accesso umanitario e la ricostruzione delle infrastrutture.
Questo risultato è cruciale quanto delicato. Saranno determinanti le modalità di implementazione e il pronto dispiegamento di aiuti umanitari. Ma anche le reazioni di altri attori coinvolti, prima tra tutti l’Eritrea, che non era presente a Pretoria. Insomma, questo accordo non segna la fine del processo di pace, ma piuttosto il suo inizio.

👉 🇺🇸 A pochi giorni dalle elezioni di midterm, Joe Biden invita a votare per preservare la democrazia e cerca di rilanciare i dem in calo nei sondaggi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-democrazia-pericolo-36591

🔴 Alle elezioni di midterm è dedicato anche il secondo incontro del nostro ciclo di eventi USA 2022. Oggi alle 18.00 il punto sulla politica interna. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/secondo-incontro-del-ciclo-usa-elezioni-di-midterm-la-posta-gioco-la-politica-interna
🌏 GERMANIA-CINA: IL VIAGGIO DELLA DISCORDIA

🫱‍🫲 Business as usual?
Si è svolto oggi a Pechino l’atteso incontro fra Olaf Scholz e Xi Jinping. Il cancelliere tedesco, primo leader occidentale a incontrare il presidente cinese dopo la sua riconferma, si è recato in Cina accompagnato dai big dell’industria tedesca. Fra i temi trattati la condanna delle armi nucleari, Taiwan e diritti umani, ma soprattutto i rapporti commerciali fra i due paesi.
Un viaggio molto controverso e poco gradito ai partner europei, soprattutto dopo il rifiuto di Scholz di farsi accompagnare dal presidente francese Macron. Non stupisce dunque il tentativo di Scholz di calmare le acque con un editoriale per spiegare, e giustificare, i motivi del suo viaggio: alla luce dei cambiamenti radicali che hanno interessato il mondo negli ultimi due anni le relazioni sino-tedesche non possono continuare invariate. Occorre dunque un confronto diretto con il leader cinese.

🪢 A doppio filo
Nonostante la consapevolezza dei rischi legati all’eccessiva dipendenza da Pechino, dalle parole del cancelliere appare chiara anche un’altra questione: la Germania (almeno per ora) non può permettersi di fare a meno della Cina. La ragione è semplice: delle dieci società tedesche di maggior valore quotate in borsa, nove traggono almeno il 10% dei ricavi dalla Cina. Che ha anche un ruolo chiave nelle catene di approvvigionamento industriali, con circa il 46% delle industrie tedesche che dipende da fattori intermedi cinesi.
Alla vigilia del viaggio di Scholz si sono inoltre conclusi i negoziati con la compagnia di navigazione cinese Cosco per l’acquisto di una quota (appena sotto il 25%) dei terminal del porto di Amburgo, il maggiore del paese. A poco sono serviti gli avvertimenti sugli investimenti in infrastrutture critiche della Commissione Europea, preoccupata dall’eccessiva esposizione tedesca con Pechino.

🇩🇪 Giocare con il fuoco?
E così, mentre l'Ue cerca di ridurre la sua dipendenza dalla Cina, considerata allo stesso tempo sia un “partner” che un “rivale sistemico”, Berlino preferisce ancora una volta fare da sé, e non correre il rischio di perdere il maggiore partner commerciale del paese. Non esattamente la svolta in politica estera e sicurezza annunciata dal governo tedesco dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Un cambio di rotta che non è piaciuto nemmeno oltreoceano, dove l’amministrazione Biden ha approvato diverse misure per ridurre la dipendenza economica dalla Cina e soprattutto contrastarne l’ascesa tecnologica.
Insomma, mentre Scholz esorta il presidente cinese a usare la sua influenza per fermare la guerra in Ucraina, in molti cominciano a chiedersi cosa succederebbe in caso di un attacco cinese a Taiwan.

👉 🇺🇳 La COP27 si apre in Egitto in un clima reso cupo dalla guerra e dalle divisioni. Cruciale la questione del ‘loss and damage’ e Guterres avverte: “Siamo sulla strada per il caos climatico”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cop27-sullorlo-del-precipizio-36618

👉 🎙 Benjamin Netanyahu ha di nuovo vinto le elezioni in
#Israele. Cosa aspettarsi adesso? Non perderti l’ultimo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-israele-cosa-ci-dice-lennesimo-ritorno-di-netanyahu-al-potere-36600
🌍 COP27: L’URGENZA CHIAMA

🔥 Clima rovente
È iniziata ieri a Sharm el-Sheikh la COP 27. Il vertice, che riunisce 200 delegati da altrettanti paesi, arriva dopo un anno di disastri climatici e con una temperatura media nel 2022 di circa 1,15 gradi superiore ai livelli preindustriali. Un livello pericolosamente vicino al valore limite stabilito dagli Accordi di Parigi (pari a +1,5°C) e che, avverte l’Onu, difficilmente riusciremo a non superare.
Eppure, nonostante la necessità di nuove regole e ulteriori incentivi economici, è improbabile che il vertice sarà decisivo nella lotta al cambiamento climatico. Non solo perché mancano i leader di Cina, Russia e India, 3 dei 4 maggiori emettitori mondiali di gas serra, ma anche per gli interessi divergenti dei paesi partecipanti.

💰 Danni collaterali
Da una parte ci sono i paesi più ricchi. Alle prese con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina e i rischi della recessione economica, questi ultimi hanno temporaneamente messo gli obiettivi climatici in secondo piano. Limitando anche i finanziamenti per la transizione: promessi ai paesi in via di sviluppo nel 2009, ma effettivamente mai arrivati a 100 miliardi di dollari l’anno.
Dall'altra i paesi più poveri, meno responsabili del riscaldamento globale ma largamente esposti alle sue conseguenze, che chiedono risarcimenti per perdite e danni connessi ai disastri climatici. Una questione controversa, che per la prima volta verrà discussa ufficialmente dai leader mondiali, ma che per la quale il compromesso ancora latita.

🤐 Giochi per grandi
Sullo sfondo, la crescente rivalità fra Cina e Usa. Mentre l’inviato cinese chiede più aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settimana Biden annuncerà il suo nuovo piano contro il cambiamento climatico: crediti di carbonio scambiati fra meritevoli enti statali che riducono le emissioni da combustibili fossili e aziende private disposte ad acquistarli.
E così Biden cerca di ripristinare la credibilità degli Usa e contrastare la crescente influenza cinese, così come il suo vantaggio nell’industria green (solare, eolico e produzione di veicoli elettrici). Il problema? Non c’è soluzione al cambiamento climatico che non coinvolga tutti i “grandi”. Che però da un po’ di tempo a questa parte non si parlano.

👉 🇺🇸 USA2022: tutto pronto per le elezioni di metà mandato che si svolgeranno domani. Biden e Trump entrambi in Pennsylvania per eventi elettorali e c’è chi parla di ‘prova generale’ per il 2024. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-lamerica-al-bivio-36647
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🇺🇸 SPECIALE MIDTERM USA: PIÙ DI UN VOTO

Oggi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti. In palio c’è il rinnovo di tutta la Camera dei deputati, di un terzo del Senato e l’elezione dei governatori in 36 Stati su 50, ma anche molto di più.

Ecco 3 motivi per cui sono importanti:

💸 Build Back Better
Il voto di oggi è un test sulle politiche economiche ed energetiche di Biden. Durante i primi due anni della sua presidenza sono stati approvati due pacchetti di misure monstre: l’Infrastructure and Investment Jobs Act, da 550 miliardi di dollari, e l’Inflation Reduction Act, da 750 miliardi. Al loro interno c’è il più grande investimento (370 miliardi di dollari) nella transizione verde nella storia americana, oltre a più di 200 miliardi di dollari per la sanità.
Ma altri due numeri sono stati al centro della campagna elettorale: l’8,2% del tasso di inflazione (record degli ultimi 40 anni), e i 3,8 dollari al gallone del prezzo della benzina (10% in più rispetto all’anno scorso). Nel voto di oggi capiremo se per gli elettori americani contano di più le riforme o il caro vita.

🗳 MAGA vittoria?
C’è però anche in gioco l’identità del partito repubblicano e della Corte Suprema. Trump ha sostenuto 200 tra i candidati repubblicani in corsa per il Senato, la Camera o nei ruoli di governatore. Una vittoria repubblicana e un buon risultato dei suoi fedelissimi completerebbero l’OPA dell’ala “Make America Great Again” sul partito repubblicano. Che qualora avesse il controllo della Camera (82% di possibilità secondo gli ultimi sondaggi) porrebbe fine alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill, eliminando un potenziale ostacolo per la presidenza Trump 2024.
Una vittoria repubblicana al Senato (54% di chance) potrebbe invece bloccare le nomine di Biden di giudici federali (inclusi quelli della Corte suprema). La maggioranza di giudici repubblicani nella Corte suprema, che ha rovesciato la storica sentenza Roe vs Wade sul diritto federale all’aborto, potrebbe essere così preservata.

🇺🇦 Ucraina: (Republican) winter is coming?
Le conseguenze del voto odierno non si limitano alla politica interna ma si faranno sentire fino a Kiev. Il Congresso vota infatti sui pacchetti di aiuti finanziari e militari all’Ucraina e può quindi dettare la linea su quanto forte continuerà a essere il supporto americano. Alcuni esponenti di rilievo del Grand Old Party hanno dichiarato nelle scorse settimane che il tempo degli assegni in bianco all’Ucraina è destinato a finire.
Una posizione sempre più popolare tra l’elettorato repubblicano Usa: il 48% afferma che gli USA stanno fornendo troppo sostegno all’Ucraina (a marzo era il 7%). Tuttavia, resta un tema divisivo tra le fila repubblicane, per cui indipendentemente dal voto delle Midterm, è probabile che si continuino a trovare i voti per i prossimi pacchetti di armi a Kiev.

👉 🇺🇸 Speciali ISPI Midterm USA 2022: non perdere tutti i nostri approfondimenti e le nostre iniziative

🔴 Ai risultati delle elezioni di midterm è dedicato anche il nostro incontro di giovedì 10 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Clerici. Guardalo qui:
https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-di-midterm-gli-usa-dopo-il-voto

📊 Qual è esattamente la posta in gioco di queste elezioni di Midterm? Per cosa si vota di preciso? Cosa succede se vincono i Repubblicani? E Trump pensa di ricandidarsi? Una guida per districarsi, in 8 grafici commentati: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-8-grafici-capire-la-posta-gioco-36650

🔍 Il risultato finale non avrà solo un impatto sui prossimi due anni di presidenza di Joe Biden, ma influenzerà la posizione degli Stati Uniti in un mondo sconvolto da molteplici crisi. Leggi il nostro nuovo dossier su come un Congresso con una maggioranza diversa potrebbe influenzare alcune delle future decisioni di politica estera della Casa Bianca:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-elections-2022-america-crossroads-36633
🌍 UE: FINE DI UN’ERA?

📖 Voltare pagina
La Commissione europea ha comunicato oggi la sua proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Le regole, stabilite a partire da Maastricht ormai 30 anni fa, vengono in buona parte modificate, garantendo alcuni margini di flessibilità nel percorso di rientro dai debiti pubblici più elevati.
Una proposta che arriva mentre le regole fiscali sono sospese da quasi tre anni, in cui gli Stati membri hanno notevolmente aumentato il loro debito per far fronte alla pandemia prima, e alla crisi energetica dopo, registrando deficit annuali di bilancio ben oltre il 3% del Pil previsto dal vecchio Patto.

🛑 Un contesto poco stabile
A complicare il quadro fiscale è la situazione economica attuale caratterizzata dalla frenata della crescita. Gli Stati vogliono infatti fare maggior deficit per limitare i danni, ma il rapporto deficit/Pil aumenta anche perché il Pil si riduce, deteriorando ulteriormente il quadro fiscale.
Questa frenata del Pil è peraltro legata all’inflazione che spinge le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, proprio nel tentativo di raffreddare l’aumento dei prezzi.
Anche alla luce di ciò, non sorprende che la nuova proposta di Patto della Commissione ponga ulteriore enfasi sul debito accumulato, deficit dopo deficit, dagli Stati e sul percorso da seguire per la sua riduzione.

🇪🇺 Faccia a faccia con Bruxelles
La proposta della Commissione si basa sul monitoraggio costante della spesa pubblica in modo che la sua riduzione/rimodulazione possa permettere un realistico rientro dall’eccessivo debito pubblico. Questo rientro non sarà uguale per tutti, ma risulterà più stringente per i paesi più indebitati come l’Italia. Sarà necessario un costante confronto tra i governi nazionali e la Commissione per concordare questo percorso, che dovrà comunque tener conto anche dell'impatto sulle finanze pubbliche e sulla crescita delle riforme e degli investimenti (come quelli per la transizione verde e digitale) che i paesi faranno negli anni a venire.
La Commissione spera che gli Stati membri trovino un accordo su questa proposta prima del 2024, quando la sospensione del Patto avrà termine. Nel frattempo, sarà comunque fondamentale tenere d’occhio i mercati finanziari per evitare pericolose speculazioni soprattutto ai danni dei paesi più indebitati.
Riuscirà l’Ue a farsi trovare pronta e non essere costretta, come dieci anni fa, a correre ai ripari quando i mercati spinsero alcuni paesi dell’Eurozona sull’orlo del default?

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