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🌍 UK: FINALE DI PARTITA

Il fracking del governo
Liz Truss si è dimessa da Primo ministro del Regno Unito. Dopo le dimissioni del ministro dell'Interno di ieri sera, e il siluramento del ministro del Tesoro della settimana scorsa, neanche il nuovo leader dei Tory ha resistito alle pressioni della base conservatrice che avevano costretto Boris Johnson alle dimissioni lo scorso luglio.
Un governo, quello di Truss, che in soli 44 giorni ha ricevuto critiche da tutti i fronti: dalle politiche fiscali a quelle migratorie, dal confuso voto sul fracking al “moron premium” (“sovrapprezzo delle idiozie”) sui mercati finanziari. E che proprio nella gestione di questi ultimi ha trovato l'anello debole della sua Trussonomics.

💰Galeotto fu ‘l debito
Tagli fiscali e aumento del debito. Era questo il mantra del "mini" bilancio presentato da Truss nemmeno un mese fa. Una politica di interventismo statale (e aumento della spesa pubblica) che però non ha convinto i mercati. Spaventati da un inevitabile aumento del debito in un momento di estrema incertezza economica e internazionale, proprio mentre la BoE alza rapidamente i tassi di interesse allo scopo di frenare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni (+10,1% a settembre, su base annua).
E così è bastato il suo annuncio per scatenare i mercati: la sterlina ha toccato il livello più basso dalla decimalizzazione della moneta nel 1971, mentre gli interessi sui titoli di Stato quello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Titoli che, peraltro, sono stati poi acquistati dalla stessa Banca centrale per proteggere un altro settore in crisi, quello pensionistico.

🤝 Non c’è due senza tre?
A poco è servito il repentino cambio di rotta del nuovo ministro del Tesoro, Jeremy Hunt. Dopo due clamorosi tonfi, la maggioranza conservatrice (che dal 2019 detiene il 55% dei seggi alla Camera bassa) dovrà ora nominare il prossimo leader, o rassegnarsi a nuove (e spiacevoli) elezioni.
D'altronde il Regno Unito non è l’unico a soffrire le conseguenze degli elevati prezzi energetici. Macron, che in casa deve fare i conti con scioperi dilaganti, al vertice Ue di oggi ha chiesto più solidarietà finanziaria per far fronte alla crisi e, vista l’esperienza inglese, per rassicurare i mercati.
Mentre non mancano i parallelismi fra Italia e Regno Unito, viene da chiedersi se la solidarietà europea basterà ad evitare una nuova crisi del debito.

👉🇬🇧 Liz Truss si è dimessa travolta dalle polemiche per la manovra fiscale. Il suo mandato è il più breve della storia del Regno Unito. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-liz-truss-la-breve-36482
🌍 FRANCIA-GERMANIA: SCREZI SUL GAS

⛔️ Madrid caput gas
No a MidCat, sì a BarMar. Acronimi che racchiudono il voltafaccia francese di queste ore in tema di gasdotti. Parigi ha ieri definitivamente bocciato il progetto per costruire un gasdotto per portare il gas spagnolo attraverso i Pirenei verso la Germania. L’iniziativa sarebbe stata una boccata d’aria (o meglio, gas) per Berlino, ritenuta però troppo costosa e poco ecologica dalla Francia. Che ha quindi preferito concordare con Spagna e Portogallo una diversa soluzione: una nuova interconnessione sottomarina tra Barcellona e Marsiglia.
Il nuovo gasdotto andrà a ridurre l’isolamento energetico della penisola iberica che potrà così scaricare nelle reti energetiche europee l’eccesso di GNL da cui adesso è inondata (la sola Spagna detiene il 44% della capacità europea di stoccaggio di GNL). Per Berlino è però un colpo basso.

⚛️It doesn’t Mi(n)d?
Il nuovo BarMar sarà destinato al trasporto di idrogeno e solo temporaneamente e in minima parte farà fluire il gas naturale di cui la Germania ha estremo bisogno. Nonostante l’emergenza energetica tedesca, Parigi ha deciso di guardare a sé stessa. Se infatti il flusso del gas tramite MidCat sarebbe stato quasi esclusivamente in direzione ovest-est, con BarMar la Francia potrà rifornire il mercato iberico con l’idrogeno prodotto dalle sue centrali nucleari. Certo, ieri è arrivato l’annuncio che la Germania ha ricevuto le prime forniture dirette di gas proprio dalla Francia. Ma non si tratta di solidarietà energetica: Parigi riceve in cambio elettricità, particolarmente utile ora che metà dei suoi reattori nucleari sono chiusi per manutenzione. Insomma, un win-win che non basta a nascondere rapporti tesi lungo l’asse franco-tedesco.

🔥Asse incrinato
Ogni anno dal 2003 si tiene una riunione tra i gabinetti tedesco e francese. Quest’anno l’appuntamento (il primo per Scholz) era previsto per la prossima settimana a Fontainebleau. Ma è stato rinviato a gennaio per "problemi logistici”.
Tradotto: le parti sono distanti su numerosi dossier. A partire da quelli sull’energia, con la Francia favorevole a un tetto al prezzo del gas, a cui invece Berlino si oppone. Ma anche in tema di difesa ci sono dissonanze: Parigi non ha digerito la scelta di Berlino di spendere i 100 miliardi di euro extra del suo budget difesa in armamenti americani piuttosto che europei. A margine del Consiglio europeo di questi giorni, Scholz e Macron hanno concordato di rivedersi a Parigi il 26 ottobre. Basterà un incontro per appianare le divergenze?

👉🎙Non perderti l’ultima puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo del Congresso del Partito Comunista Cinese e di cosa aspettarsi dal terzo mandato di Xi Jinping. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-congresso-di-xi-jinping-36492
🌏 CINA: IL PIANO DI XI

Ritorno al passato
Ieri Xi Jinping è stato formalmente rieletto Segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc). Una riconferma che apre la strada a un terzo (storico) mandato di Xi come presidente cinese, oltre a un consolidamento senza precedenti del suo potere: dal nuovo Comitato permanente del Politburo, composto da fedelissimi, all’inaspettato allontanamento dell'ex presidente Hu Jintao dalla cerimonia di chiusura.
Non solo: con un emendamento allo Statuto del Partito (il primo nel 2017), Xi ha cementato il suo posto di leader e la sua ideologia come principio guida del futuro sviluppo del Paese in un parallelismo evidente con Mao, il fondatore della Repubblica popolare cinese (Rpc).

📉 Un brusco risveglio?
Eppure, nonostante il potere quasi incondizionato, nel prossimo mandato di Xi non mancheranno le sfide. Per raggiungere il “Sogno Cinese”, che prevede la modernizzazione del Paese entro il centenario della Rpc (2049), la Cina dovrebbe infatti crescere a ritmi molto sostenuti. E se prima della pandemia l’economia cinese cresceva tra il 6 e l’8%, oggi fattori strutturali e congiunturali la frenano.
Sul primo versante giocano contro Pechino il rallentamento della produttività e il forte indebitamento del Paese (275% del PIL il debito totale). Quest’anno, inoltre, la crisi immobiliare, i frequenti lockdown e le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina hanno ulteriormente smorzato le prospettive di crescita, che secondo il FMI si fermerà al 3,2%.
Xi lo sa bene e, forse anche per questo, ha ritardato di una settimana la pubblicazione dei dati economici del terzo trimestre.

✈️ “Solo” trip
Nel frattempo, in Europa i Paesi dell'Unione faticano a calibrare il loro approccio con la superpotenza. Se da una parte l’Ue sente il dovere di cooperare con la Cina per affrontare problemi comuni (come il cambiamento climatico), dall’altra i leader europei non possono ignorare la forte e crescente dipendenza dalle catene di approvvigionamento di prodotti e materie prime cinesi, terre rare in primis.
Una questione che sta mettendo a dura prova l’unità dell’Ue. Tanto che, mentre la Lituania continua a subire l'embargo commerciale cinese per i suoi legami con Taiwan, la settimana prossima Scholz si recherà a Pechino per discutere di affari. E lo farà da solo, malgrado Macron gli avesse proposto di inviare una delegazione congiunta.
E c’è già chi teme che, dopo la Russia, Pechino possa essere il prossimo “partner inevitabile” cui Berlino stia scegliendo di legarsi mani e piedi.

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👉🎙Del Congresso che ha sancito il terzo mandato di Xi abbiamo parlato anche nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui:
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🌍 CRISI DEL GAS: PIÙ ILLUSIONI CHE CERTEZZE

🤯 Meeting burnout
Quarto incontro straordinario da settembre dei Ministri dell'energia dell'Unione Europea. Ma ancora nessun accordo su un possibile tetto al prezzo del gas che quindi vedrà la luce non prima del 18 novembre, in occasione di un nuovo summit tra i ministri dei 27. Sempre che non passi la linea tedesca, che vorrebbe sottoporre un eventuale accordo sul tema al vaglio del Consiglio europeo, dove le decisioni vanno prese all’unanimità.
Insomma, tempistiche ancora lunghe. E non potrebbe essere altrimenti ora che si discute (e ci si divide) sui meccanismi specifici per frenare i prezzi del gas e dell’elettricità. Che hanno costi e vantaggi diversi per ogni Stato membro.

⚖️ Ma quanto mi costi?
In vista dell’incontro di oggi, la Commissione ha condiviso un documento in cui sottolinea le (tante) sfide legate all’introduzione di un tetto al prezzo del gas per produrre elettricità. Primo effetto collaterale: farebbe aumentare la domanda di gas dell’Unione fino a 9 miliardi di metri cubi. Non proprio in linea con l’obiettivo comunitario di ridurre i consumi di 45 miliardi di metri cubi entro fine 2022.
C’è poi il capitolo costi. Risibili per quei Paesi come la Francia (guarda caso tra i suoi principali sostenitori) che fanno poco ricorso al gas per produrre elettricità. Ma ingenti per tutti gli altri (Italia in primis). In Romania il tetto fissato a novembre 2021, e simile a quello ora discusso in Ue, fa acqua da tutte le parti: costi triplicati rispetto alle attese e governo incapace di garantire i pagamenti.

🛳 Quota 100
Nonostante le trattative europee ad oltranza, i prezzi del gas sono scesi sotto la soglia psicologica dei 100 euro/MWh. Un calo del 70% rispetto al picco di agosto, motivato da temperature tra i 4-8 gradi sopra la media stagionale. I termosifoni restano così spenti e la domanda di gas bassa. Visto che gli stoccaggi UE sono praticamente pieni (94% di riempimento a ieri).
Paradossalmente, al momento arriva più gas di quello che si può usare. Come dimostra la coda di 35 navi GNL al largo del Mediterraneo in attesa di destinazione. E un prezzo orario ieri sottozero sul TTF olandese: c’era chi pagava pur di liberarsi del gas a disposizione.
Ma non durerà a lungo: il gas in consegna da dicembre in poi è scambiato sopra i 140 euro/MWh. Arriverà prima il freddo o un accordo tra gli Stati europei?

👉🇺🇦 Guerra in Ucraina: Mosca accusa Kiev di voler “usare la bomba sporca”, sale la tensione e Macron chiede al Papa di chiamare Putin e Biden. Che succede? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-massima-allerta-36516
🌍 FRANCIA-GERMANIA: ASSE INCRINATO

🪢 Il grande reset
Si è svolto oggi a Parigi l’incontro fra Scholz e Macron. Un pranzo di lavoro al posto dell’annuale bilaterale fra il Gabinetto francese e quello tedesco previsto per oggi a Fontainebleau, ma annullato all'ultimo e posticipato a gennaio. E senza nemmeno una conferenza stampa conclusiva, come prevede la prassi degli incontri bilaterali. Uno smacco che finora il presidente francese aveva riservato solo a Viktor Orban.
Agende troppo piene, il motivo ufficiale del rinvio. Agende troppo in disaccordo, quello che si legge fra le righe e che ha portato all’incontro non previsto fra i due leader. Una cosa è certa: fra Berlino che incolpa Parigi per aver fatto saltare il gasdotto Midcat, e Parigi che accusa Berlino di favorire i progetti di difesa statunitensi, i nodi da sciogliere prima del viaggio di Scholz in Cina e dell’inverno europeo sono molteplici.

🇨🇳 Assenza di chimica
Molteplici i temi caldi sul tavolo: dalla gestione della crisi energetica, alle carenze europee in materia di difesa, fino all'approccio da adottare nei confronti della Cina, dove Scholz si recherà tra una settimana con una delegazione unicamente tedesca, non europea, e avendo esplicitamente rifiutato l’offerta francese di unire le delegazioni.
Berlino investe ancora sulla possibilità di “attrarre” Pechino con commercio e investimenti, anche dopo l’esito del Congresso del Partito comunista. Non sembra un caso: il mercato cinese è molto più importante per i tedeschi che per i francesi (7,6% vs 4,8% delle esportazioni totali).
Ma in Europa a dividere è principalmente la questione energetica: mentre da una parte Parigi sostiene (insieme all’Italia) un tetto europeo al prezzo del gas, sminuendo i timori di Berlino, proprio l’Eliseo ha fatto da poco saltare i piani del Midcat, il nuovo gasdotto che avrebbe potuto portare altro gas dalla Spagna al resto d’Europa.

🤝 Meanwhile in Europe
Insomma, nonostante siano entrambe guidate da governi moderati, le due maggiori economie europee sembrano non riuscire a trovare, per ora, una quadra. Come per la crisi del debito e la pandemia, anche oggi sarebbe fondamentale far emergere consenso intorno a una strategia comune, ed evitare il prevalere dei singoli interessi nazionali.
Anche perché quest’inverno il rischio è che la crisi energetica spinga chi ha fatto di più sulla diversificazione, come l’Italia, a chiudere le proprie frontiere ai flussi di gas verso chi ha fatto meno (la Germania). Proprio mentre i flussi migratori dal mar Mediterraneo stanno tornando all’interno della discussione europea.
Riusciremo a lasciare le divergenze e guidare l’Europa in un inverno di molteplici crisi?

👉🇮🇷 Nel 40esimo giorno dall’uccisione di Mahsa Amini, in Iran montano le proteste. La polizia ha sparato sui manifestanti arrivati al cimitero per commemorarla. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-punto-di-non-ritorno-36521
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🌏 NUCLEARE: ALTA TENSIONE

☢️ Esibizioni atomiche
4 mesi. Di tanto gli Stati Uniti avrebbero deciso di anticipare il programma di aggiornamento periodico del loro arsenale nucleare. In tempi normali la sostituzione delle bombe B61 con una versione più aggiornata e precisa sarebbe passata inosservata. Ma, nel clima di rinnovata deterrenza nucleare di questi giorni, il suo anticipo a dicembre suona inevitabilmente come un messaggio a Mosca.
Sono infatti in corso nel Nord Europa esercitazioni congiunte delle forze nucleari di 14 Paesi NATO, la cui conclusione è prevista per domenica. Un giorno prima finiranno le analoghe esercitazioni russe iniziate ieri sotto lo sguardo vigile di Putin , che le monitora dal Cremlino.
Niente di allarmante per gli USA: erano stati informati di queste manovre di routine e non c’è traccia di cambiamenti nella postura nucleare russa. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.

⚠️ Affari sporchi e bandiere false
Da giorni si susseguono illazioni da parte russa sui preparativi ucraini per utilizzare sul territorio una “bomba sporca” (che, pur non innescando una reazione nucleare, rilascia materiale radioattivo). Un’accusa che Mosca prima ha comunicato in un giro di chiamate tra il ministro della difesa russo Shoigu e i suoi corrispettivi di Francia, Regno Unito e Turchia. Per poi ripetere le stesse parole anche ai ministri cinese e indiano. E infine sollevare la questione persino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però non ha riscontrato prove concrete.
Gli USA (e non solo) temono che questa intensa campagna di comunicazione sia finalizzata a creare un pretesto per un’operazione false-flag, ovvero un’azione con l’intento di mascherare il reale responsabile, incolpandone un altro. Una prospettiva che ha persino portato alla riapertura dei canali di comunicazione tra il segretario alla Difesa Austin e Shoigu, dopo che non si parlavano dal 13 febbraio.

📈Bye bye disarmo
Mentre i preparativi per far ricorso a un attacco nucleare (tattico o meno) possono essere tracciati dalle intelligence, nel caso di una bomba sporca queste operazioni sono più difficili. Ecco perché, nonostante per ora quelle russe restino solo parole, i Paesi occidentali stanno intensificando gli sforzi per monitorare l'eventuale dispiegamento di armi radioattive in Ucraina.
Putin ha così già ottenuto il suo primo (e si spera unico) obiettivo dall’inizio di questa escalation verbale: alzare la tensione e ravvivare lo spettro di una guerra nucleare.
Non a caso dopo 36 anni di disarmo (dettato nell’ultimo periodo soprattutto dallo smantellamento di testate ormai datate), per la prima volta il numero di testate atomiche nel mondo (12705) tornerà a salire. Un’inversione di rotta che segna l’inizio di un ritorno al passato?

👉🇮🇱🇱🇧 Firmato l’accordo per i confini marittimi con il Libano. Il premier Lapid esulta ma a pochi giorni dal voto la partita con Netanyahu è aperta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-di-nuovo-al-voto-36541
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🌍 MIGRAZIONI IN EUROPA: ACQUE AGITATE

🚶‍♀️Di necessità virtù
Una nuova proposta per sbloccare l’impasse. Sembra questa l’idea della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio Ue, e che riporterebbe al centro del dibattito la governance europea delle migrazioni.
Una proposta necessaria, dal momento che i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni. E che oggi la situazione si è fatta più delicata, con i Paesi europei già alle prese con l’accoglienza dei profughi ucraini. Eppure, a proporla è proprio uno dei governi da sempre più “ostili” alla condivisione del carico dell’accoglienza in Europa.
Un paradosso, ma solo apparente.

🎠 Cavallo di Troia?
In tutta l'Ue il numero di richiedenti asilo è in costante aumento, e raggiunge oggi (trainato dall’Italia) picchi che non si vedevano dal 2017. Così, purtroppo, fanno anche le morti in mare. Eppure, nel 2022 la questione è stata a malapena registrata nel dibattito politico, con i governi più preoccupati per inflazione, crisi energetica e guerra in Ucraina.
Il governo ceco ha così proposto di stabilire una quota fissa annua di 5.000-10.000 richiedenti asilo da ricollocare tra altri Paesi europei diversi da quelli di primo ingresso. Una quota però solo volontaria. E che al momento rappresenterebbe soltanto il 3-6% dei quasi 150.000 migranti irregolari che hanno raggiunto le coste di Italia, Spagna e Grecia negli ultimi dodici mesi.

👀 Punti di vista
Come a dire: un aiuto simbolico, al resto pensate voi. La proposta cozza però con la situazione attuale, che permette agli stati di primo ingresso di fare buon viso a cattivo gioco. Mentre secondo le “norme Dublino” sarebbero infatti proprio i paesi di frontiera a doversi far carico delle domande d’asilo, in realtà se un richiedente si sposta in un altro stato membro viene ritrasferito nel paese di primo ingresso solo il 10% delle volte (spesso perché irrintracciabile al momento del trasferimento).
Uno stato di fatto molto vantaggioso, e non è detto che proprio i governi che chiedono più a gran voce la revisione delle regole siano disposti ad abbandonarlo. Anche per questo, se la proposta sembra essere stata salutata come un primo passo nella giusta direzione, è difficile immaginare che possa essere accolta.
In Europa, le migrazioni sono pronte a tornare dividerci?

👉🇪🇹 Sono in corso in Sudafrica i colloqui di pace tra il governo etiope e le forze del Tigray. Ma le aspettative sono basse e sul terreno proseguono gli scontri. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-spiragli-di-dialogo-36556
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🌍 ISRAELE AL VOTO: LA VOLTA BUONA?

🇮🇱 Di voto in voto
Domani gli elettori israeliani si recheranno alle urne per la quinta volta in tre anni e mezzo. L’obiettivo che il governo formato nel 2021 si era posto di arrivare fino al 2025 si è rivelato una chimera: ostaggio delle numerose divisioni interne, la coalizione guidata dal premier uscente Yair Lapid si è sciolta.
Come nelle ultime tornate, queste elezioni assomigliano molto a un referendum sulla figura dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu, al governo dal 2009 al 2021 e ora sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche se il partito che guida è dato in testa ai sondaggi, non è detto che la sua coalizione riuscirà ad ottenere i 61 seggi che servono per la maggioranza. Insomma, difficile che il voto possa porre fine allo stallo politico in cui Israele si trova da anni.

🌊 Questioni di confine
L’economia e la sicurezza sono state al centro della campagna elettorale. Non sorprende: il costo della vita è in continuo aumento, mentre il tema della sicurezza ha rappresentato storicamente il fulcro di ogni sfida elettorale. Soprattutto ora che l’ondata di violenze che ha interessato i territori palestinesi nelle ultime settimane ha reso il tema di nuovo attuale, dimostrando che la soluzione del conflitto è ancora lontana.
Se sul fronte palestinese la situazione rimane tristemente invariata, la grande novità di questi giorni è nei rapporti con il Libano, con cui Israele è formalmente in guerra dal 1948. Il voto si svolgerà infatti ad appena cinque giorni dalla firma di un accordo tra i due Paesi sui confini marittimi (aspramente criticato da Netanyahu e fortemente voluto da Lapid). Ma gli elementi inediti non finiscono qui.

⚖️ Svolta a destra?
Come mai prima d’ora, questa tornata elettorale è segnata dall’ascesa dell’alleanza dei partiti di estrema destra, alleati di Netanyahu e noti per la loro ideologia suprematista. Con il pubblico israeliano già poco incline all’idea di riprendere i negoziati coi palestinesi, la salita al governo di questi partiti renderebbe la risoluzione del conflitto quanto mai lontana.
In questo contesto, il vero ago della bilancia potrebbe essere la minoranza araba, che rappresenta circa un quinto della popolazione totale. Spaventati dall’ascesa dell’estrema destra ma disillusi dal sistema politico israeliano, gli elettori arabi potrebbero però disertare le urne, spianando così la strada a un nuovo governo a guida Netanyahu. Con queste premesse, un altro governo destinato a durare poco?

👉🇧🇷 In Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo presidente del paese più popoloso dell’America Latina: “Sono risorto”. Ma Bolsonaro non riconosce la sconfitta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-il-ritorno-di-lula-36559
🌏 COREA DEL NORD: FOMO (E MISSILI)

🚀 Occhio per occhio
Volano missili tra le due Coree. Ieri, i nordcoreani hanno lanciato in direzione sud almeno 100 colpi di artiglieria e 23 missili. Si tratta di una cifra record in una singola giornata, che porta a 58 il numero dei test missilistici effettuati da Pyongyang nel 2022. Più del totale dei quattro anni precedenti.
Uno di questi missili è piombato a soli 60 chilometri dalle coste orientali sudcoreane: fuori dalle acque territoriali di Seul ma a sud della Limit Zone, il confine marittimo non ufficiale tra i due Paesi. Non era mai successo dalla fine della Guerra di Corea nel 1953. La reazione della Corea del Sud è stata immediata: lancio di tre missili terra-aria atterrati a nord della Limit Zone, con coordinate speculari a quelle dell’avversario. Ma non finisce qui.

✈️ Questione di pratica
Kim Jong-un ha motivato l’attacco come risposta alle esercitazioni militari aeree (240 velivoli coinvolti) che Seul sta conducendo con gli Stati Uniti, le prime di questo tipo negli ultimi cinque anni. Secondo Pyongyang, sarebbero una prova per una futura invasione del suo territorio. Nonostante la Casa Bianca abbia più volte sottolineato lo scopo puramente difensivo di queste manovre, che simulano la controffensiva a un eventuale attacco nucleare nordcoreano.
Il tempismo non sembra casuale. Pare sia ormai imminente il settimo test nucleare della storia nordcoreana. Sarebbe il primo da quello del 2017 che provocò un sisma oltre i 6 gradi della scala Richter. Kim potrebbe dare il via libera a ridosso dell’8 novembre: il giorno delle elezioni americane di midterm.

🇰🇵 Come prima, più di prima
I periodi di dissidio tra la due Coree non sono certo una novità. Ma la tensione tocca ora nuovi picchi anche in virtù dell’attuale contesto geopolitico globale. In questi mesi la Corea del Nord si è sentita “ignorata” dagli Stati Uniti, alle prese con più di un grattacapo tra la guerra in Ucraina e le mire cinesi su Taiwan.
I colloqui per ridurre le sanzioni contro Pyongyang sono arenati e ormai finiti in fondo alle agende globali. Per riportare gli USA e Seul al tavolo delle negoziazioni a condizioni più favorevoli per lui, Kim si mostra come una minaccia concreta e imminente. Il missile nordcoreano che a settembre ha sorvolato il Giappone, le minacce nucleari e i test di questi giorni sembrano quindi avere soprattutto questo obiettivo.
Ma la Russia insegna: minacce e attacchi sono veramente propedeutici a una soluzione diplomatica?

👉 🇮🇱 In Israele la più alta affluenza alle urne da decenni ha consegnato a Netanyahu le chiavi per il ritorno al potere. Le elezioni di ieri sono state un successo anche per l’ultradestra religiosa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-la-rivincita-di-netanyahu-36578
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🌍 TIGRAY: PROVE DI PACE

☮️ Cessate il fuoco
Un accordo di cessazione delle ostilità e una serie di passi per ristabilire la pace in Etiopia. Questo il risultato, annunciato ieri a fine giornata, dei colloqui di pace tra governo etiope e rappresentanti delle forze tigrine che, sotto l’egida dell’Unione Africana, si sono incontrati a Pretoria (Sudafrica) a partire dal 25 ottobre.
Un passo avanti che è arrivato a due giorni dal secondo anniversario dell’inizio di un conflitto che si è contraddistinto per la sua drammaticità: mezzo milione di morti stimati tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e una grave crisi alimentare. Insomma, date queste premesse, l’accordo di oggi era un esito tutt’altro che scontato.

🇪🇹 Dove eravamo rimasti?
Il conflitto tra il governo centrale di Abiy Ahmed e il partito rappresentativo del Tigray, il TPLF, era iniziato a novembre 2020 in quello che per Addis Abeba si profilava come uno scontro rapido ma che si è invece incancrenito, arrivando a coinvolgere anche le regioni vicine e minacciando la stabilità regionale. La guerra ha visto frequenti alternanze di fortuna, come quella che nel 2021 aveva portato il TPLF a uno sfondamento verso la capitale.
Una tregua annunciata a marzo era stata interrotta con il riaccendersi degli scontri il 24 agosto, segnata da una serie di successi per il governo, con la presa di almeno tre città del Tigray da parte delle forze governative supportate da quelle eritree. Con annessi nuovi interrogativi sulle sorti del conflitto e sulla possibilità di vedere una sua conclusione pacifica.

Voltare pagina
Anche per il momento in cui arriva, l’accordo è stato quindi accolto positivamente dalle parti coinvolte. Per l’Unione Africana, questo momento segna un nuovo capitolo per il Paese, mentre il segretario delle Nazioni Unite Guterres parla di una “prima tappa gradita”. L’accordo raggiunto prevede la preservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e la cessazione delle ostilità. Oltre a ristabilire l’ordine costituzionale in Tigray, l’accesso umanitario e la ricostruzione delle infrastrutture.
Questo risultato è cruciale quanto delicato. Saranno determinanti le modalità di implementazione e il pronto dispiegamento di aiuti umanitari. Ma anche le reazioni di altri attori coinvolti, prima tra tutti l’Eritrea, che non era presente a Pretoria. Insomma, questo accordo non segna la fine del processo di pace, ma piuttosto il suo inizio.

👉 🇺🇸 A pochi giorni dalle elezioni di midterm, Joe Biden invita a votare per preservare la democrazia e cerca di rilanciare i dem in calo nei sondaggi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/midterm-usa-2022-democrazia-pericolo-36591

🔴 Alle elezioni di midterm è dedicato anche il secondo incontro del nostro ciclo di eventi USA 2022. Oggi alle 18.00 il punto sulla politica interna. Guardalo qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/secondo-incontro-del-ciclo-usa-elezioni-di-midterm-la-posta-gioco-la-politica-interna