🌍 GAS: UNA PARTITA DIFFICILE
🛢Guarda chi si rivede
Durante l’incontro bilaterale di ieri in Kazakistan, Putin ha proposto a Erdogan di trasformare la Turchia nel nuovo hub regionale per le esportazioni di gas russo. Considerando anche la recente rottura dei due gasdotti nel mar Baltico, il Cremlino vorrebbe ora spostare i volumi di gas invenduti verso sud, convertendo il Mar Nero in un nuovo centro di scambi energetici.
Da qui il gas transiterebbe verso la Bulgaria, il punto di ingresso di Turkstream nell'Europa sudorientale. Una proposta che ricorda molto il progetto South Stream, abbandonato nel 2014 di fronte all'opposizione dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, e sostituito allora con la costruzione del più piccolo gasdotto turco.
Una proposta che già ai tempi non convinse gli europei, e che difficilmente lo farà oggi.
❌Cambio di rotta?
Come fatto notare dall’Eliseo, l’Europa non ha interesse nel costruire nuove infrastrutture per importare gas dal Cremlino, un fornitore considerato ormai inaffidabile. Non solo: il Turkstream, che ad oggi trasporta più della metà del gas russo in arrivo in Europa (15 Gmc/a), ha una capacità massima di 30 Gmc/a. Se è vero che si tratta solo di un quinto del gas un tempo esportato da Mosca verso l’Unione europea, questi volumi sono ormai molto simili a quelli ricevuti nelle ultime settimane.
Fra l’intenzione di creare un nuovo hub nel Mar Nero, e l’ultima disputa contrattuale con Kiev, viene dunque da chiedersi se il Cremlino si stia preparando a chiudere definitivamente i gasdotti ucraini.
🕯Il giorno dei termosifoni
Nel frattempo, l’Europa si avvicina a grandi passi al momento dell’accensione dei riscaldamenti. Con lo stagionale aumento della domanda di gas, e la possibilità di una riduzione delle forniture dal Cremlino, i governi si preparano a un inverno difficile. E così, chi ha spazio in bilancio elargisce sussidi, mentre agli altri non rimane che pianificare l’inevitabile riduzione dei consumi.
È il caso dell’Italia, che nelle ultime due settimane di gas russo ne ha visto ben poco (-95% rispetto al 2021). E se anche negli ultimi mesi il governo è riuscito ad assicurarsi ulteriori importazioni da fornitori alternativi (principalmente da Azerbaijan, Algeria e Gas Naturale Liquefatto), rimane il rischio di vederli diminuire nei mesi più freddi.
Mentre l’Italia si appresta ad utilizzare per la prima volta le sue riserve strategiche, quest’inverno molto dipenderà dalla capacità di risparmio dei consumatori italiani. Basteranno i maglioni per arrivare a primavera?
👉📊 Oggi è uscito il nuovo numero del nostro ISPI DataLab con grafici e analisi sull’importazione e sui consumi di gas in Italia, e sulle conseguenze sui mesi che verranno. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-del-gas-speciale-italia-36437
👉🎙Stiamo vivendo la peggiore crisi inflazionistica degli ultimi anni. A inizio 2022, l'inflazione era già al suo tasso più alto da decenni. Poi, l'invasione dell'Ucraina ha mandato in tilt i mercati globali, e il quadro sembra poter solo peggiorare. Cosa ci aspetta per il prossimo futuro? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-linflazione-non-si-ferma-che-cosa-ci-aspetta-ora-36434
🛢Guarda chi si rivede
Durante l’incontro bilaterale di ieri in Kazakistan, Putin ha proposto a Erdogan di trasformare la Turchia nel nuovo hub regionale per le esportazioni di gas russo. Considerando anche la recente rottura dei due gasdotti nel mar Baltico, il Cremlino vorrebbe ora spostare i volumi di gas invenduti verso sud, convertendo il Mar Nero in un nuovo centro di scambi energetici.
Da qui il gas transiterebbe verso la Bulgaria, il punto di ingresso di Turkstream nell'Europa sudorientale. Una proposta che ricorda molto il progetto South Stream, abbandonato nel 2014 di fronte all'opposizione dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, e sostituito allora con la costruzione del più piccolo gasdotto turco.
Una proposta che già ai tempi non convinse gli europei, e che difficilmente lo farà oggi.
❌Cambio di rotta?
Come fatto notare dall’Eliseo, l’Europa non ha interesse nel costruire nuove infrastrutture per importare gas dal Cremlino, un fornitore considerato ormai inaffidabile. Non solo: il Turkstream, che ad oggi trasporta più della metà del gas russo in arrivo in Europa (15 Gmc/a), ha una capacità massima di 30 Gmc/a. Se è vero che si tratta solo di un quinto del gas un tempo esportato da Mosca verso l’Unione europea, questi volumi sono ormai molto simili a quelli ricevuti nelle ultime settimane.
Fra l’intenzione di creare un nuovo hub nel Mar Nero, e l’ultima disputa contrattuale con Kiev, viene dunque da chiedersi se il Cremlino si stia preparando a chiudere definitivamente i gasdotti ucraini.
🕯Il giorno dei termosifoni
Nel frattempo, l’Europa si avvicina a grandi passi al momento dell’accensione dei riscaldamenti. Con lo stagionale aumento della domanda di gas, e la possibilità di una riduzione delle forniture dal Cremlino, i governi si preparano a un inverno difficile. E così, chi ha spazio in bilancio elargisce sussidi, mentre agli altri non rimane che pianificare l’inevitabile riduzione dei consumi.
È il caso dell’Italia, che nelle ultime due settimane di gas russo ne ha visto ben poco (-95% rispetto al 2021). E se anche negli ultimi mesi il governo è riuscito ad assicurarsi ulteriori importazioni da fornitori alternativi (principalmente da Azerbaijan, Algeria e Gas Naturale Liquefatto), rimane il rischio di vederli diminuire nei mesi più freddi.
Mentre l’Italia si appresta ad utilizzare per la prima volta le sue riserve strategiche, quest’inverno molto dipenderà dalla capacità di risparmio dei consumatori italiani. Basteranno i maglioni per arrivare a primavera?
👉📊 Oggi è uscito il nuovo numero del nostro ISPI DataLab con grafici e analisi sull’importazione e sui consumi di gas in Italia, e sulle conseguenze sui mesi che verranno. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-del-gas-speciale-italia-36437
👉🎙Stiamo vivendo la peggiore crisi inflazionistica degli ultimi anni. A inizio 2022, l'inflazione era già al suo tasso più alto da decenni. Poi, l'invasione dell'Ucraina ha mandato in tilt i mercati globali, e il quadro sembra poter solo peggiorare. Cosa ci aspetta per il prossimo futuro? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-linflazione-non-si-ferma-che-cosa-ci-aspetta-ora-36434
🌏 UE-CINA: PIÙ RIVALI CHE PARTNER
🇨🇳 Linea dura
Si è aperto ieri il 20° Congresso del Partito Comunista Cinese, e i suoi echi riecheggiano anche nell’agenda politica europea. A partire proprio dal Consiglio affari esteri dell’Ue di oggi, dove l’aria che tira è quella di un deciso cambio di rotta nell’approccio dell’Unione.
Pechino è infatti da considerare sempre più come un competitor a tutto campo. Insomma, se al Summit Ue-Cina del 2019 si definì il dragone come un rivale sistemico, ma anche un importante partner commerciale, ora le aree di cooperazione sembrano destinate a restringersi.
Un vero e proprio ribaltamento di paradigma. Motivato dal più o meno velato sostegno alla Russia nella guerra in Ucraina, dalle tensioni su Taiwan e sulle violazioni dei diritti umani a danno degli Uiguri nello Xinjiang.
💸 Pecunia non olet
Se da un lato si vuole diminuire il rapporto con Pechino, dall’altro non si può però farne a meno. Un paradosso particolarmente evidente nella postura tedesca. Berlino è promotrice della nuova linea dura europea, ma intanto Scholz andrà in Cina a inizio novembre, accompagnato da una folta delegazione di imprese. Tra cui probabilmente BMW, che ad agosto ha firmato accordi da 10 miliardi di euro con i principali produttori cinesi di batterie elettriche. Comunque, una goccia se si considerano gli 1,9 miliardi di euro al giorno a cui ammontano gli scambi sino-europei. Un numero che fa della Cina il terzo mercato per l’Ue (quota del 10% del totale). E il suo primo fornitore, con una quota del 22%, che quasi raddoppia (38%) se si considerano i prodotti ad alta tecnologia.
⚠️ Le illusioni perdute
La concezione di Pechino non più come partner strategico europeo fa seguito a un simile ripensamento da parte degli Stati Uniti. Nella strategia di sicurezza nazionale americana, pubblicata la scorsa settimana, la Cina viene infatti definita la "sfida geopolitica più importante”. Due indizi fanno una prova: è ormai tramontata la concezione occidentale di inizio secolo, secondo cui la Cina sarebbe diventata negli anni un’economia di libero mercato con cui cooperare strettamente. Come certificano le parole di Xi Jinping all’apertura del congresso, in un discorso in cui si è scagliato contro le "interferenze straniere" o il "protezionismo e la prepotenza" di altri Paesi, utilizzando termini come "sicurezza" e “protezione" per ben 73 volte. Eppure, Xi dice anche di voler «avanzare mano nella mano con i paesi del mondo». Ma quali mani tese da stringere troverà è però tutto da vedere.
👉🎥 Il 20 ottobre alle 17.30 parleremo del Congresso del Partito Comunista cinese, e delle sfide del terzo mandato di Xi Jinping. L’evento si terrà in presenza nella sede dell’ISPI a Palazzo Clerici a Milano. Registrati e partecipa: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/xi-jinping-al-terzo-mandato-cosa-non-cambia-la-cina
👉 🇬🇧 Nel Regno Unito dopo il terremoto sui mercati Liz Truss fa dietrofront sulla politica fiscale. Ma nel partito conservatore c’è chi la vuole fuori da Downing Street e il suo rischia di essere uno dei governi più brevi della storia. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-truss-iceberg-lady-36449
🇨🇳 Linea dura
Si è aperto ieri il 20° Congresso del Partito Comunista Cinese, e i suoi echi riecheggiano anche nell’agenda politica europea. A partire proprio dal Consiglio affari esteri dell’Ue di oggi, dove l’aria che tira è quella di un deciso cambio di rotta nell’approccio dell’Unione.
Pechino è infatti da considerare sempre più come un competitor a tutto campo. Insomma, se al Summit Ue-Cina del 2019 si definì il dragone come un rivale sistemico, ma anche un importante partner commerciale, ora le aree di cooperazione sembrano destinate a restringersi.
Un vero e proprio ribaltamento di paradigma. Motivato dal più o meno velato sostegno alla Russia nella guerra in Ucraina, dalle tensioni su Taiwan e sulle violazioni dei diritti umani a danno degli Uiguri nello Xinjiang.
💸 Pecunia non olet
Se da un lato si vuole diminuire il rapporto con Pechino, dall’altro non si può però farne a meno. Un paradosso particolarmente evidente nella postura tedesca. Berlino è promotrice della nuova linea dura europea, ma intanto Scholz andrà in Cina a inizio novembre, accompagnato da una folta delegazione di imprese. Tra cui probabilmente BMW, che ad agosto ha firmato accordi da 10 miliardi di euro con i principali produttori cinesi di batterie elettriche. Comunque, una goccia se si considerano gli 1,9 miliardi di euro al giorno a cui ammontano gli scambi sino-europei. Un numero che fa della Cina il terzo mercato per l’Ue (quota del 10% del totale). E il suo primo fornitore, con una quota del 22%, che quasi raddoppia (38%) se si considerano i prodotti ad alta tecnologia.
⚠️ Le illusioni perdute
La concezione di Pechino non più come partner strategico europeo fa seguito a un simile ripensamento da parte degli Stati Uniti. Nella strategia di sicurezza nazionale americana, pubblicata la scorsa settimana, la Cina viene infatti definita la "sfida geopolitica più importante”. Due indizi fanno una prova: è ormai tramontata la concezione occidentale di inizio secolo, secondo cui la Cina sarebbe diventata negli anni un’economia di libero mercato con cui cooperare strettamente. Come certificano le parole di Xi Jinping all’apertura del congresso, in un discorso in cui si è scagliato contro le "interferenze straniere" o il "protezionismo e la prepotenza" di altri Paesi, utilizzando termini come "sicurezza" e “protezione" per ben 73 volte. Eppure, Xi dice anche di voler «avanzare mano nella mano con i paesi del mondo». Ma quali mani tese da stringere troverà è però tutto da vedere.
👉🎥 Il 20 ottobre alle 17.30 parleremo del Congresso del Partito Comunista cinese, e delle sfide del terzo mandato di Xi Jinping. L’evento si terrà in presenza nella sede dell’ISPI a Palazzo Clerici a Milano. Registrati e partecipa: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/xi-jinping-al-terzo-mandato-cosa-non-cambia-la-cina
👉 🇬🇧 Nel Regno Unito dopo il terremoto sui mercati Liz Truss fa dietrofront sulla politica fiscale. Ma nel partito conservatore c’è chi la vuole fuori da Downing Street e il suo rischia di essere uno dei governi più brevi della storia. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-truss-iceberg-lady-36449
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🌍 FRANCIA: IL RITORNO DEI GILET GIALLI?
🥐 Rivoluzioni francesi
È sciopero nazionale oggi in Francia. A tre settimane dall’inizio delle proteste nelle raffinerie che hanno provocato una carenza di carburante in tutto il Paese, i manifestanti, scesi in piazza a migliaia anche domenica, esprimono la loro frustrazione per l'aumento del costo della vita (tra inflazione e crisi energetica).
A trasformare gli scioperi in una mobilitazione generale, l’appello lanciato dall’alleanza di sinistra Nupes. Principale opposizione a Macron in Parlamento, l’alleanza tenta di capitalizzare sugli scioperi per guadagnare consensi. Presentando (forse) il conto alla politica neoliberista del governo Macron.
📉Profondo rosso
E mentre in Francia le proteste si espandono a macchia d’olio, la crisi energetica fa avvertire i suoi effetti anche sul resto d’Europa. A pagare il prezzo dell’elevata vulnerabilità europea ai prezzi delle materie prime sono innanzitutto le imprese, che perdono competitività sui mercati internazionali. E poi i consumatori, su cui le imprese scaricano i maggiori costi.
Così l’economia europea rallenta: secondo il FMI, l’Eurozona l’anno prossimo crescerà solo dello 0,5%, e Germania e Italia saranno addirittura in recessione (rispettivamente –0,3% e –0,2%). Gli elevati prezzi dell’energia sono anche tra le cause del fatto che nell’ultimo anno l’intera Eurozona sia andata in deficit commerciale con il resto del mondo: qualcosa che non accadeva dal 2008, e un cambiamento di rotta significativo.
🦺À la guerre
Una grana per Macron, che oltre all’instabilità politica interna dovuta al fatto di poter contare solo su un governo di minoranza da giugno, adesso rivede l’incubo dei gilet gialli – nati nel 2018 proprio per protestare contro il caro energia.
Anche per questo il presidente francese guarda con estremo sfavore alle politiche protezioniste di Washington, con Biden che non ha fatto molto per invertire la rotta rispetto a Trump. In un clima economico già peggiorato dalle sanzioni alla Russia e dal rallentamento della crescita cinese, Macron non è certo il solo in Europa a storcere il naso di fronte agli incentivi al consumo di prodotti Made in Usa e agli aiuti di stato all’industria statunitense.
Fra questi, i sussidi all'industria automobilistica elettrica nazionale. Ma con la Francia che minaccia di alzare le difese dell'UE, aumenta il rischio di scatenare una nuova guerra commerciale transatlantica, con pochi vincitori e molti vinti.
È forse per questo che la Commissione europea preferirebbe una via più “diplomatica”?
👉📊Crisi energetica: l'Europa e l'Italia supereranno l’inverno? E a che costo? Scopri numeri e dati nella nostra dashboard interattiva sempre aggiornata: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
👉🇮🇷 Mentre in Iran continua la repressione delle proteste contro il velo, il governo rifornisce Mosca di droni kamikaze. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-droni-fuori-repressione-dentro-36460
🥐 Rivoluzioni francesi
È sciopero nazionale oggi in Francia. A tre settimane dall’inizio delle proteste nelle raffinerie che hanno provocato una carenza di carburante in tutto il Paese, i manifestanti, scesi in piazza a migliaia anche domenica, esprimono la loro frustrazione per l'aumento del costo della vita (tra inflazione e crisi energetica).
A trasformare gli scioperi in una mobilitazione generale, l’appello lanciato dall’alleanza di sinistra Nupes. Principale opposizione a Macron in Parlamento, l’alleanza tenta di capitalizzare sugli scioperi per guadagnare consensi. Presentando (forse) il conto alla politica neoliberista del governo Macron.
📉Profondo rosso
E mentre in Francia le proteste si espandono a macchia d’olio, la crisi energetica fa avvertire i suoi effetti anche sul resto d’Europa. A pagare il prezzo dell’elevata vulnerabilità europea ai prezzi delle materie prime sono innanzitutto le imprese, che perdono competitività sui mercati internazionali. E poi i consumatori, su cui le imprese scaricano i maggiori costi.
Così l’economia europea rallenta: secondo il FMI, l’Eurozona l’anno prossimo crescerà solo dello 0,5%, e Germania e Italia saranno addirittura in recessione (rispettivamente –0,3% e –0,2%). Gli elevati prezzi dell’energia sono anche tra le cause del fatto che nell’ultimo anno l’intera Eurozona sia andata in deficit commerciale con il resto del mondo: qualcosa che non accadeva dal 2008, e un cambiamento di rotta significativo.
🦺À la guerre
Una grana per Macron, che oltre all’instabilità politica interna dovuta al fatto di poter contare solo su un governo di minoranza da giugno, adesso rivede l’incubo dei gilet gialli – nati nel 2018 proprio per protestare contro il caro energia.
Anche per questo il presidente francese guarda con estremo sfavore alle politiche protezioniste di Washington, con Biden che non ha fatto molto per invertire la rotta rispetto a Trump. In un clima economico già peggiorato dalle sanzioni alla Russia e dal rallentamento della crescita cinese, Macron non è certo il solo in Europa a storcere il naso di fronte agli incentivi al consumo di prodotti Made in Usa e agli aiuti di stato all’industria statunitense.
Fra questi, i sussidi all'industria automobilistica elettrica nazionale. Ma con la Francia che minaccia di alzare le difese dell'UE, aumenta il rischio di scatenare una nuova guerra commerciale transatlantica, con pochi vincitori e molti vinti.
È forse per questo che la Commissione europea preferirebbe una via più “diplomatica”?
👉📊Crisi energetica: l'Europa e l'Italia supereranno l’inverno? E a che costo? Scopri numeri e dati nella nostra dashboard interattiva sempre aggiornata: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
👉🇮🇷 Mentre in Iran continua la repressione delle proteste contro il velo, il governo rifornisce Mosca di droni kamikaze. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-droni-fuori-repressione-dentro-36460
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🌍CRISI DEL GAS: LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA?
📦 Equilibrio dinamico
Frenare i prezzi del gas senza metterne a repentaglio i volumi. Questa la missione a cui è chiamata la Commissione Europea che ieri ha presentato un nuovo pacchetto di misure contro la crisi energetica. Tra queste il tanto discusso tetto dinamico sul prezzo del gas, attivabile però solo come misura temporanea di ultima istanza, per evitare che i fornitori si rivolgano ad altri mercati. C’è poi la proposta di un nuovo indice dei prezzi diverso dal TTF. Ma non prima del 2023. Nel frattempo, agli Stati membri viene chiesto di rafforzare gli acquisti congiunti di gas (per almeno il 15% delle loro riserve). Così come la solidarietà reciproca, finora ferma a 6 accordi per fornirsi gas a vicenda in caso di necessità, rispetto ai 40 a cui punta Bruxelles. Insomma, tanta carne al fuoco. Finché c’è.
📉Eppur si muove (verso il basso)
Per l’eventuale approvazione di tutte queste proposte bisognerà attendere il Consiglio Europeo di domani. Le prospettive di una possibile regolamentazione del mercato sono però bastate a far scendere i prezzi del gas del 10%, ai minimi da giugno (120 euro per megawattora).
Un calo ormai stabile dal picco di agosto (quasi 350 €/MWh), motivato anche dal clima mite di queste settimane e dal progressivo riempimento degli stoccaggi (pieni al 93% nell’Ue). Oltre che dal calo dei consumi in Europa: del 15% più bassi negli ultimi due mesi rispetto alla media dei 5 anni precedenti.
Di conseguenza anche le entrate russe dalle esportazioni di gas sono ora ai minimi dall’inizio della crisi energetica, ormai un anno fa. Ma l’Ue non può certo cantare vittoria.
🕯Mission impossible?
Stando così le cose, entro la fine dell’anno l’Ue tra fornitori alternativi e minor consumi avrà sostituito 115 dei 155 miliardi di metri cubi di gas che nel 2021 aveva ricevuto da Mosca. Tuttavia, in caso di un inverno rigido o di riduzioni delle forniture (da Mosca o altrove), gli approvvigionamenti di gas sarebbero insufficienti per evitare forti razionamenti già evidenti nelle industrie energivore europee.
L’UE potrebbe correre ai ripari “strappando” GNL al mercato asiatico con denaro sonante. Ma i prezzi del gas tornerebbero a impennarsi, spingendo verso l’alto l’inflazione. Già oggi (10%) più che doppia dell’aumento dei salari europei (4,4%) nell’ultimo trimestre. Insomma, il rischio è che scioperi come quelli di questi giorni in Francia diventino l’abitudine.
Gas meno caro, ma che non manchi: una missione impossibile per la Commissione?
👉🇺🇦 In Ucraina è iniziata l’evacuazione dei civili da Kherson, mentre proseguono i bombardamenti sulle città. E dal Cremlino Putin dichiara la legge marziale nei territori ucraini annessi con i referendum farsa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-la-battaglia-kherson-36467
👉📊 Crisi energetica: supereremo l’inverno? Scopri numeri e grafici aggiornati nella nostra dashboard interattiva: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
📦 Equilibrio dinamico
Frenare i prezzi del gas senza metterne a repentaglio i volumi. Questa la missione a cui è chiamata la Commissione Europea che ieri ha presentato un nuovo pacchetto di misure contro la crisi energetica. Tra queste il tanto discusso tetto dinamico sul prezzo del gas, attivabile però solo come misura temporanea di ultima istanza, per evitare che i fornitori si rivolgano ad altri mercati. C’è poi la proposta di un nuovo indice dei prezzi diverso dal TTF. Ma non prima del 2023. Nel frattempo, agli Stati membri viene chiesto di rafforzare gli acquisti congiunti di gas (per almeno il 15% delle loro riserve). Così come la solidarietà reciproca, finora ferma a 6 accordi per fornirsi gas a vicenda in caso di necessità, rispetto ai 40 a cui punta Bruxelles. Insomma, tanta carne al fuoco. Finché c’è.
📉Eppur si muove (verso il basso)
Per l’eventuale approvazione di tutte queste proposte bisognerà attendere il Consiglio Europeo di domani. Le prospettive di una possibile regolamentazione del mercato sono però bastate a far scendere i prezzi del gas del 10%, ai minimi da giugno (120 euro per megawattora).
Un calo ormai stabile dal picco di agosto (quasi 350 €/MWh), motivato anche dal clima mite di queste settimane e dal progressivo riempimento degli stoccaggi (pieni al 93% nell’Ue). Oltre che dal calo dei consumi in Europa: del 15% più bassi negli ultimi due mesi rispetto alla media dei 5 anni precedenti.
Di conseguenza anche le entrate russe dalle esportazioni di gas sono ora ai minimi dall’inizio della crisi energetica, ormai un anno fa. Ma l’Ue non può certo cantare vittoria.
🕯Mission impossible?
Stando così le cose, entro la fine dell’anno l’Ue tra fornitori alternativi e minor consumi avrà sostituito 115 dei 155 miliardi di metri cubi di gas che nel 2021 aveva ricevuto da Mosca. Tuttavia, in caso di un inverno rigido o di riduzioni delle forniture (da Mosca o altrove), gli approvvigionamenti di gas sarebbero insufficienti per evitare forti razionamenti già evidenti nelle industrie energivore europee.
L’UE potrebbe correre ai ripari “strappando” GNL al mercato asiatico con denaro sonante. Ma i prezzi del gas tornerebbero a impennarsi, spingendo verso l’alto l’inflazione. Già oggi (10%) più che doppia dell’aumento dei salari europei (4,4%) nell’ultimo trimestre. Insomma, il rischio è che scioperi come quelli di questi giorni in Francia diventino l’abitudine.
Gas meno caro, ma che non manchi: una missione impossibile per la Commissione?
👉🇺🇦 In Ucraina è iniziata l’evacuazione dei civili da Kherson, mentre proseguono i bombardamenti sulle città. E dal Cremlino Putin dichiara la legge marziale nei territori ucraini annessi con i referendum farsa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-la-battaglia-kherson-36467
👉📊 Crisi energetica: supereremo l’inverno? Scopri numeri e grafici aggiornati nella nostra dashboard interattiva: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌍 UK: FINALE DI PARTITA
⛏ Il fracking del governo
Liz Truss si è dimessa da Primo ministro del Regno Unito. Dopo le dimissioni del ministro dell'Interno di ieri sera, e il siluramento del ministro del Tesoro della settimana scorsa, neanche il nuovo leader dei Tory ha resistito alle pressioni della base conservatrice che avevano costretto Boris Johnson alle dimissioni lo scorso luglio.
Un governo, quello di Truss, che in soli 44 giorni ha ricevuto critiche da tutti i fronti: dalle politiche fiscali a quelle migratorie, dal confuso voto sul fracking al “moron premium” (“sovrapprezzo delle idiozie”) sui mercati finanziari. E che proprio nella gestione di questi ultimi ha trovato l'anello debole della sua Trussonomics.
💰Galeotto fu ‘l debito
Tagli fiscali e aumento del debito. Era questo il mantra del "mini" bilancio presentato da Truss nemmeno un mese fa. Una politica di interventismo statale (e aumento della spesa pubblica) che però non ha convinto i mercati. Spaventati da un inevitabile aumento del debito in un momento di estrema incertezza economica e internazionale, proprio mentre la BoE alza rapidamente i tassi di interesse allo scopo di frenare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni (+10,1% a settembre, su base annua).
E così è bastato il suo annuncio per scatenare i mercati: la sterlina ha toccato il livello più basso dalla decimalizzazione della moneta nel 1971, mentre gli interessi sui titoli di Stato quello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Titoli che, peraltro, sono stati poi acquistati dalla stessa Banca centrale per proteggere un altro settore in crisi, quello pensionistico.
🤝 Non c’è due senza tre?
A poco è servito il repentino cambio di rotta del nuovo ministro del Tesoro, Jeremy Hunt. Dopo due clamorosi tonfi, la maggioranza conservatrice (che dal 2019 detiene il 55% dei seggi alla Camera bassa) dovrà ora nominare il prossimo leader, o rassegnarsi a nuove (e spiacevoli) elezioni.
D'altronde il Regno Unito non è l’unico a soffrire le conseguenze degli elevati prezzi energetici. Macron, che in casa deve fare i conti con scioperi dilaganti, al vertice Ue di oggi ha chiesto più solidarietà finanziaria per far fronte alla crisi e, vista l’esperienza inglese, per rassicurare i mercati.
Mentre non mancano i parallelismi fra Italia e Regno Unito, viene da chiedersi se la solidarietà europea basterà ad evitare una nuova crisi del debito.
👉🇬🇧 Liz Truss si è dimessa travolta dalle polemiche per la manovra fiscale. Il suo mandato è il più breve della storia del Regno Unito. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-liz-truss-la-breve-36482
⛏ Il fracking del governo
Liz Truss si è dimessa da Primo ministro del Regno Unito. Dopo le dimissioni del ministro dell'Interno di ieri sera, e il siluramento del ministro del Tesoro della settimana scorsa, neanche il nuovo leader dei Tory ha resistito alle pressioni della base conservatrice che avevano costretto Boris Johnson alle dimissioni lo scorso luglio.
Un governo, quello di Truss, che in soli 44 giorni ha ricevuto critiche da tutti i fronti: dalle politiche fiscali a quelle migratorie, dal confuso voto sul fracking al “moron premium” (“sovrapprezzo delle idiozie”) sui mercati finanziari. E che proprio nella gestione di questi ultimi ha trovato l'anello debole della sua Trussonomics.
💰Galeotto fu ‘l debito
Tagli fiscali e aumento del debito. Era questo il mantra del "mini" bilancio presentato da Truss nemmeno un mese fa. Una politica di interventismo statale (e aumento della spesa pubblica) che però non ha convinto i mercati. Spaventati da un inevitabile aumento del debito in un momento di estrema incertezza economica e internazionale, proprio mentre la BoE alza rapidamente i tassi di interesse allo scopo di frenare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni (+10,1% a settembre, su base annua).
E così è bastato il suo annuncio per scatenare i mercati: la sterlina ha toccato il livello più basso dalla decimalizzazione della moneta nel 1971, mentre gli interessi sui titoli di Stato quello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Titoli che, peraltro, sono stati poi acquistati dalla stessa Banca centrale per proteggere un altro settore in crisi, quello pensionistico.
🤝 Non c’è due senza tre?
A poco è servito il repentino cambio di rotta del nuovo ministro del Tesoro, Jeremy Hunt. Dopo due clamorosi tonfi, la maggioranza conservatrice (che dal 2019 detiene il 55% dei seggi alla Camera bassa) dovrà ora nominare il prossimo leader, o rassegnarsi a nuove (e spiacevoli) elezioni.
D'altronde il Regno Unito non è l’unico a soffrire le conseguenze degli elevati prezzi energetici. Macron, che in casa deve fare i conti con scioperi dilaganti, al vertice Ue di oggi ha chiesto più solidarietà finanziaria per far fronte alla crisi e, vista l’esperienza inglese, per rassicurare i mercati.
Mentre non mancano i parallelismi fra Italia e Regno Unito, viene da chiedersi se la solidarietà europea basterà ad evitare una nuova crisi del debito.
👉🇬🇧 Liz Truss si è dimessa travolta dalle polemiche per la manovra fiscale. Il suo mandato è il più breve della storia del Regno Unito. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-liz-truss-la-breve-36482
🌍 FRANCIA-GERMANIA: SCREZI SUL GAS
⛔️ Madrid caput gas
No a MidCat, sì a BarMar. Acronimi che racchiudono il voltafaccia francese di queste ore in tema di gasdotti. Parigi ha ieri definitivamente bocciato il progetto per costruire un gasdotto per portare il gas spagnolo attraverso i Pirenei verso la Germania. L’iniziativa sarebbe stata una boccata d’aria (o meglio, gas) per Berlino, ritenuta però troppo costosa e poco ecologica dalla Francia. Che ha quindi preferito concordare con Spagna e Portogallo una diversa soluzione: una nuova interconnessione sottomarina tra Barcellona e Marsiglia.
Il nuovo gasdotto andrà a ridurre l’isolamento energetico della penisola iberica che potrà così scaricare nelle reti energetiche europee l’eccesso di GNL da cui adesso è inondata (la sola Spagna detiene il 44% della capacità europea di stoccaggio di GNL). Per Berlino è però un colpo basso.
⚛️It doesn’t Mi(n)d?
Il nuovo BarMar sarà destinato al trasporto di idrogeno e solo temporaneamente e in minima parte farà fluire il gas naturale di cui la Germania ha estremo bisogno. Nonostante l’emergenza energetica tedesca, Parigi ha deciso di guardare a sé stessa. Se infatti il flusso del gas tramite MidCat sarebbe stato quasi esclusivamente in direzione ovest-est, con BarMar la Francia potrà rifornire il mercato iberico con l’idrogeno prodotto dalle sue centrali nucleari. Certo, ieri è arrivato l’annuncio che la Germania ha ricevuto le prime forniture dirette di gas proprio dalla Francia. Ma non si tratta di solidarietà energetica: Parigi riceve in cambio elettricità, particolarmente utile ora che metà dei suoi reattori nucleari sono chiusi per manutenzione. Insomma, un win-win che non basta a nascondere rapporti tesi lungo l’asse franco-tedesco.
🔥Asse incrinato
Ogni anno dal 2003 si tiene una riunione tra i gabinetti tedesco e francese. Quest’anno l’appuntamento (il primo per Scholz) era previsto per la prossima settimana a Fontainebleau. Ma è stato rinviato a gennaio per "problemi logistici”.
Tradotto: le parti sono distanti su numerosi dossier. A partire da quelli sull’energia, con la Francia favorevole a un tetto al prezzo del gas, a cui invece Berlino si oppone. Ma anche in tema di difesa ci sono dissonanze: Parigi non ha digerito la scelta di Berlino di spendere i 100 miliardi di euro extra del suo budget difesa in armamenti americani piuttosto che europei. A margine del Consiglio europeo di questi giorni, Scholz e Macron hanno concordato di rivedersi a Parigi il 26 ottobre. Basterà un incontro per appianare le divergenze?
👉🎙Non perderti l’ultima puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo del Congresso del Partito Comunista Cinese e di cosa aspettarsi dal terzo mandato di Xi Jinping. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-congresso-di-xi-jinping-36492
⛔️ Madrid caput gas
No a MidCat, sì a BarMar. Acronimi che racchiudono il voltafaccia francese di queste ore in tema di gasdotti. Parigi ha ieri definitivamente bocciato il progetto per costruire un gasdotto per portare il gas spagnolo attraverso i Pirenei verso la Germania. L’iniziativa sarebbe stata una boccata d’aria (o meglio, gas) per Berlino, ritenuta però troppo costosa e poco ecologica dalla Francia. Che ha quindi preferito concordare con Spagna e Portogallo una diversa soluzione: una nuova interconnessione sottomarina tra Barcellona e Marsiglia.
Il nuovo gasdotto andrà a ridurre l’isolamento energetico della penisola iberica che potrà così scaricare nelle reti energetiche europee l’eccesso di GNL da cui adesso è inondata (la sola Spagna detiene il 44% della capacità europea di stoccaggio di GNL). Per Berlino è però un colpo basso.
⚛️It doesn’t Mi(n)d?
Il nuovo BarMar sarà destinato al trasporto di idrogeno e solo temporaneamente e in minima parte farà fluire il gas naturale di cui la Germania ha estremo bisogno. Nonostante l’emergenza energetica tedesca, Parigi ha deciso di guardare a sé stessa. Se infatti il flusso del gas tramite MidCat sarebbe stato quasi esclusivamente in direzione ovest-est, con BarMar la Francia potrà rifornire il mercato iberico con l’idrogeno prodotto dalle sue centrali nucleari. Certo, ieri è arrivato l’annuncio che la Germania ha ricevuto le prime forniture dirette di gas proprio dalla Francia. Ma non si tratta di solidarietà energetica: Parigi riceve in cambio elettricità, particolarmente utile ora che metà dei suoi reattori nucleari sono chiusi per manutenzione. Insomma, un win-win che non basta a nascondere rapporti tesi lungo l’asse franco-tedesco.
🔥Asse incrinato
Ogni anno dal 2003 si tiene una riunione tra i gabinetti tedesco e francese. Quest’anno l’appuntamento (il primo per Scholz) era previsto per la prossima settimana a Fontainebleau. Ma è stato rinviato a gennaio per "problemi logistici”.
Tradotto: le parti sono distanti su numerosi dossier. A partire da quelli sull’energia, con la Francia favorevole a un tetto al prezzo del gas, a cui invece Berlino si oppone. Ma anche in tema di difesa ci sono dissonanze: Parigi non ha digerito la scelta di Berlino di spendere i 100 miliardi di euro extra del suo budget difesa in armamenti americani piuttosto che europei. A margine del Consiglio europeo di questi giorni, Scholz e Macron hanno concordato di rivedersi a Parigi il 26 ottobre. Basterà un incontro per appianare le divergenze?
👉🎙Non perderti l’ultima puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo del Congresso del Partito Comunista Cinese e di cosa aspettarsi dal terzo mandato di Xi Jinping. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-congresso-di-xi-jinping-36492
🌏 CINA: IL PIANO DI XI
⛩ Ritorno al passato
Ieri Xi Jinping è stato formalmente rieletto Segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc). Una riconferma che apre la strada a un terzo (storico) mandato di Xi come presidente cinese, oltre a un consolidamento senza precedenti del suo potere: dal nuovo Comitato permanente del Politburo, composto da fedelissimi, all’inaspettato allontanamento dell'ex presidente Hu Jintao dalla cerimonia di chiusura.
Non solo: con un emendamento allo Statuto del Partito (il primo nel 2017), Xi ha cementato il suo posto di leader e la sua ideologia come principio guida del futuro sviluppo del Paese in un parallelismo evidente con Mao, il fondatore della Repubblica popolare cinese (Rpc).
📉 Un brusco risveglio?
Eppure, nonostante il potere quasi incondizionato, nel prossimo mandato di Xi non mancheranno le sfide. Per raggiungere il “Sogno Cinese”, che prevede la modernizzazione del Paese entro il centenario della Rpc (2049), la Cina dovrebbe infatti crescere a ritmi molto sostenuti. E se prima della pandemia l’economia cinese cresceva tra il 6 e l’8%, oggi fattori strutturali e congiunturali la frenano.
Sul primo versante giocano contro Pechino il rallentamento della produttività e il forte indebitamento del Paese (275% del PIL il debito totale). Quest’anno, inoltre, la crisi immobiliare, i frequenti lockdown e le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina hanno ulteriormente smorzato le prospettive di crescita, che secondo il FMI si fermerà al 3,2%.
Xi lo sa bene e, forse anche per questo, ha ritardato di una settimana la pubblicazione dei dati economici del terzo trimestre.
✈️ “Solo” trip
Nel frattempo, in Europa i Paesi dell'Unione faticano a calibrare il loro approccio con la superpotenza. Se da una parte l’Ue sente il dovere di cooperare con la Cina per affrontare problemi comuni (come il cambiamento climatico), dall’altra i leader europei non possono ignorare la forte e crescente dipendenza dalle catene di approvvigionamento di prodotti e materie prime cinesi, terre rare in primis.
Una questione che sta mettendo a dura prova l’unità dell’Ue. Tanto che, mentre la Lituania continua a subire l'embargo commerciale cinese per i suoi legami con Taiwan, la settimana prossima Scholz si recherà a Pechino per discutere di affari. E lo farà da solo, malgrado Macron gli avesse proposto di inviare una delegazione congiunta.
E c’è già chi teme che, dopo la Russia, Pechino possa essere il prossimo “partner inevitabile” cui Berlino stia scegliendo di legarsi mani e piedi.
👉🇨🇳 Vuoi approfondire le sfide interne e internazionali della Cina nella “nuova era” di Xi Jinping? Scopri il nuovo corso on demand della ISPI School: 10 lezioni, 100% online, da seguire dove e quando vuoi. Per iscriverti basta un click: https://school.ispionline.it/course/xi-e-la-nuova-era-della-cina#/home
👉🎙Del Congresso che ha sancito il terzo mandato di Xi abbiamo parlato anche nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-congresso-di-xi-jinping-36492
⛩ Ritorno al passato
Ieri Xi Jinping è stato formalmente rieletto Segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc). Una riconferma che apre la strada a un terzo (storico) mandato di Xi come presidente cinese, oltre a un consolidamento senza precedenti del suo potere: dal nuovo Comitato permanente del Politburo, composto da fedelissimi, all’inaspettato allontanamento dell'ex presidente Hu Jintao dalla cerimonia di chiusura.
Non solo: con un emendamento allo Statuto del Partito (il primo nel 2017), Xi ha cementato il suo posto di leader e la sua ideologia come principio guida del futuro sviluppo del Paese in un parallelismo evidente con Mao, il fondatore della Repubblica popolare cinese (Rpc).
📉 Un brusco risveglio?
Eppure, nonostante il potere quasi incondizionato, nel prossimo mandato di Xi non mancheranno le sfide. Per raggiungere il “Sogno Cinese”, che prevede la modernizzazione del Paese entro il centenario della Rpc (2049), la Cina dovrebbe infatti crescere a ritmi molto sostenuti. E se prima della pandemia l’economia cinese cresceva tra il 6 e l’8%, oggi fattori strutturali e congiunturali la frenano.
Sul primo versante giocano contro Pechino il rallentamento della produttività e il forte indebitamento del Paese (275% del PIL il debito totale). Quest’anno, inoltre, la crisi immobiliare, i frequenti lockdown e le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina hanno ulteriormente smorzato le prospettive di crescita, che secondo il FMI si fermerà al 3,2%.
Xi lo sa bene e, forse anche per questo, ha ritardato di una settimana la pubblicazione dei dati economici del terzo trimestre.
✈️ “Solo” trip
Nel frattempo, in Europa i Paesi dell'Unione faticano a calibrare il loro approccio con la superpotenza. Se da una parte l’Ue sente il dovere di cooperare con la Cina per affrontare problemi comuni (come il cambiamento climatico), dall’altra i leader europei non possono ignorare la forte e crescente dipendenza dalle catene di approvvigionamento di prodotti e materie prime cinesi, terre rare in primis.
Una questione che sta mettendo a dura prova l’unità dell’Ue. Tanto che, mentre la Lituania continua a subire l'embargo commerciale cinese per i suoi legami con Taiwan, la settimana prossima Scholz si recherà a Pechino per discutere di affari. E lo farà da solo, malgrado Macron gli avesse proposto di inviare una delegazione congiunta.
E c’è già chi teme che, dopo la Russia, Pechino possa essere il prossimo “partner inevitabile” cui Berlino stia scegliendo di legarsi mani e piedi.
👉🇨🇳 Vuoi approfondire le sfide interne e internazionali della Cina nella “nuova era” di Xi Jinping? Scopri il nuovo corso on demand della ISPI School: 10 lezioni, 100% online, da seguire dove e quando vuoi. Per iscriverti basta un click: https://school.ispionline.it/course/xi-e-la-nuova-era-della-cina#/home
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🌍 CRISI DEL GAS: PIÙ ILLUSIONI CHE CERTEZZE
🤯 Meeting burnout
Quarto incontro straordinario da settembre dei Ministri dell'energia dell'Unione Europea. Ma ancora nessun accordo su un possibile tetto al prezzo del gas che quindi vedrà la luce non prima del 18 novembre, in occasione di un nuovo summit tra i ministri dei 27. Sempre che non passi la linea tedesca, che vorrebbe sottoporre un eventuale accordo sul tema al vaglio del Consiglio europeo, dove le decisioni vanno prese all’unanimità.
Insomma, tempistiche ancora lunghe. E non potrebbe essere altrimenti ora che si discute (e ci si divide) sui meccanismi specifici per frenare i prezzi del gas e dell’elettricità. Che hanno costi e vantaggi diversi per ogni Stato membro.
⚖️ Ma quanto mi costi?
In vista dell’incontro di oggi, la Commissione ha condiviso un documento in cui sottolinea le (tante) sfide legate all’introduzione di un tetto al prezzo del gas per produrre elettricità. Primo effetto collaterale: farebbe aumentare la domanda di gas dell’Unione fino a 9 miliardi di metri cubi. Non proprio in linea con l’obiettivo comunitario di ridurre i consumi di 45 miliardi di metri cubi entro fine 2022.
C’è poi il capitolo costi. Risibili per quei Paesi come la Francia (guarda caso tra i suoi principali sostenitori) che fanno poco ricorso al gas per produrre elettricità. Ma ingenti per tutti gli altri (Italia in primis). In Romania il tetto fissato a novembre 2021, e simile a quello ora discusso in Ue, fa acqua da tutte le parti: costi triplicati rispetto alle attese e governo incapace di garantire i pagamenti.
🛳 Quota 100
Nonostante le trattative europee ad oltranza, i prezzi del gas sono scesi sotto la soglia psicologica dei 100 euro/MWh. Un calo del 70% rispetto al picco di agosto, motivato da temperature tra i 4-8 gradi sopra la media stagionale. I termosifoni restano così spenti e la domanda di gas bassa. Visto che gli stoccaggi UE sono praticamente pieni (94% di riempimento a ieri).
Paradossalmente, al momento arriva più gas di quello che si può usare. Come dimostra la coda di 35 navi GNL al largo del Mediterraneo in attesa di destinazione. E un prezzo orario ieri sottozero sul TTF olandese: c’era chi pagava pur di liberarsi del gas a disposizione.
Ma non durerà a lungo: il gas in consegna da dicembre in poi è scambiato sopra i 140 euro/MWh. Arriverà prima il freddo o un accordo tra gli Stati europei?
👉🇺🇦 Guerra in Ucraina: Mosca accusa Kiev di voler “usare la bomba sporca”, sale la tensione e Macron chiede al Papa di chiamare Putin e Biden. Che succede? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-massima-allerta-36516
🤯 Meeting burnout
Quarto incontro straordinario da settembre dei Ministri dell'energia dell'Unione Europea. Ma ancora nessun accordo su un possibile tetto al prezzo del gas che quindi vedrà la luce non prima del 18 novembre, in occasione di un nuovo summit tra i ministri dei 27. Sempre che non passi la linea tedesca, che vorrebbe sottoporre un eventuale accordo sul tema al vaglio del Consiglio europeo, dove le decisioni vanno prese all’unanimità.
Insomma, tempistiche ancora lunghe. E non potrebbe essere altrimenti ora che si discute (e ci si divide) sui meccanismi specifici per frenare i prezzi del gas e dell’elettricità. Che hanno costi e vantaggi diversi per ogni Stato membro.
⚖️ Ma quanto mi costi?
In vista dell’incontro di oggi, la Commissione ha condiviso un documento in cui sottolinea le (tante) sfide legate all’introduzione di un tetto al prezzo del gas per produrre elettricità. Primo effetto collaterale: farebbe aumentare la domanda di gas dell’Unione fino a 9 miliardi di metri cubi. Non proprio in linea con l’obiettivo comunitario di ridurre i consumi di 45 miliardi di metri cubi entro fine 2022.
C’è poi il capitolo costi. Risibili per quei Paesi come la Francia (guarda caso tra i suoi principali sostenitori) che fanno poco ricorso al gas per produrre elettricità. Ma ingenti per tutti gli altri (Italia in primis). In Romania il tetto fissato a novembre 2021, e simile a quello ora discusso in Ue, fa acqua da tutte le parti: costi triplicati rispetto alle attese e governo incapace di garantire i pagamenti.
🛳 Quota 100
Nonostante le trattative europee ad oltranza, i prezzi del gas sono scesi sotto la soglia psicologica dei 100 euro/MWh. Un calo del 70% rispetto al picco di agosto, motivato da temperature tra i 4-8 gradi sopra la media stagionale. I termosifoni restano così spenti e la domanda di gas bassa. Visto che gli stoccaggi UE sono praticamente pieni (94% di riempimento a ieri).
Paradossalmente, al momento arriva più gas di quello che si può usare. Come dimostra la coda di 35 navi GNL al largo del Mediterraneo in attesa di destinazione. E un prezzo orario ieri sottozero sul TTF olandese: c’era chi pagava pur di liberarsi del gas a disposizione.
Ma non durerà a lungo: il gas in consegna da dicembre in poi è scambiato sopra i 140 euro/MWh. Arriverà prima il freddo o un accordo tra gli Stati europei?
👉🇺🇦 Guerra in Ucraina: Mosca accusa Kiev di voler “usare la bomba sporca”, sale la tensione e Macron chiede al Papa di chiamare Putin e Biden. Che succede? Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-massima-allerta-36516
🌍 FRANCIA-GERMANIA: ASSE INCRINATO
🪢 Il grande reset
Si è svolto oggi a Parigi l’incontro fra Scholz e Macron. Un pranzo di lavoro al posto dell’annuale bilaterale fra il Gabinetto francese e quello tedesco previsto per oggi a Fontainebleau, ma annullato all'ultimo e posticipato a gennaio. E senza nemmeno una conferenza stampa conclusiva, come prevede la prassi degli incontri bilaterali. Uno smacco che finora il presidente francese aveva riservato solo a Viktor Orban.
Agende troppo piene, il motivo ufficiale del rinvio. Agende troppo in disaccordo, quello che si legge fra le righe e che ha portato all’incontro non previsto fra i due leader. Una cosa è certa: fra Berlino che incolpa Parigi per aver fatto saltare il gasdotto Midcat, e Parigi che accusa Berlino di favorire i progetti di difesa statunitensi, i nodi da sciogliere prima del viaggio di Scholz in Cina e dell’inverno europeo sono molteplici.
🇨🇳 Assenza di chimica
Molteplici i temi caldi sul tavolo: dalla gestione della crisi energetica, alle carenze europee in materia di difesa, fino all'approccio da adottare nei confronti della Cina, dove Scholz si recherà tra una settimana con una delegazione unicamente tedesca, non europea, e avendo esplicitamente rifiutato l’offerta francese di unire le delegazioni.
Berlino investe ancora sulla possibilità di “attrarre” Pechino con commercio e investimenti, anche dopo l’esito del Congresso del Partito comunista. Non sembra un caso: il mercato cinese è molto più importante per i tedeschi che per i francesi (7,6% vs 4,8% delle esportazioni totali).
Ma in Europa a dividere è principalmente la questione energetica: mentre da una parte Parigi sostiene (insieme all’Italia) un tetto europeo al prezzo del gas, sminuendo i timori di Berlino, proprio l’Eliseo ha fatto da poco saltare i piani del Midcat, il nuovo gasdotto che avrebbe potuto portare altro gas dalla Spagna al resto d’Europa.
🤝 Meanwhile in Europe
Insomma, nonostante siano entrambe guidate da governi moderati, le due maggiori economie europee sembrano non riuscire a trovare, per ora, una quadra. Come per la crisi del debito e la pandemia, anche oggi sarebbe fondamentale far emergere consenso intorno a una strategia comune, ed evitare il prevalere dei singoli interessi nazionali.
Anche perché quest’inverno il rischio è che la crisi energetica spinga chi ha fatto di più sulla diversificazione, come l’Italia, a chiudere le proprie frontiere ai flussi di gas verso chi ha fatto meno (la Germania). Proprio mentre i flussi migratori dal mar Mediterraneo stanno tornando all’interno della discussione europea.
Riusciremo a lasciare le divergenze e guidare l’Europa in un inverno di molteplici crisi?
👉🇮🇷 Nel 40esimo giorno dall’uccisione di Mahsa Amini, in Iran montano le proteste. La polizia ha sparato sui manifestanti arrivati al cimitero per commemorarla. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-punto-di-non-ritorno-36521
🪢 Il grande reset
Si è svolto oggi a Parigi l’incontro fra Scholz e Macron. Un pranzo di lavoro al posto dell’annuale bilaterale fra il Gabinetto francese e quello tedesco previsto per oggi a Fontainebleau, ma annullato all'ultimo e posticipato a gennaio. E senza nemmeno una conferenza stampa conclusiva, come prevede la prassi degli incontri bilaterali. Uno smacco che finora il presidente francese aveva riservato solo a Viktor Orban.
Agende troppo piene, il motivo ufficiale del rinvio. Agende troppo in disaccordo, quello che si legge fra le righe e che ha portato all’incontro non previsto fra i due leader. Una cosa è certa: fra Berlino che incolpa Parigi per aver fatto saltare il gasdotto Midcat, e Parigi che accusa Berlino di favorire i progetti di difesa statunitensi, i nodi da sciogliere prima del viaggio di Scholz in Cina e dell’inverno europeo sono molteplici.
🇨🇳 Assenza di chimica
Molteplici i temi caldi sul tavolo: dalla gestione della crisi energetica, alle carenze europee in materia di difesa, fino all'approccio da adottare nei confronti della Cina, dove Scholz si recherà tra una settimana con una delegazione unicamente tedesca, non europea, e avendo esplicitamente rifiutato l’offerta francese di unire le delegazioni.
Berlino investe ancora sulla possibilità di “attrarre” Pechino con commercio e investimenti, anche dopo l’esito del Congresso del Partito comunista. Non sembra un caso: il mercato cinese è molto più importante per i tedeschi che per i francesi (7,6% vs 4,8% delle esportazioni totali).
Ma in Europa a dividere è principalmente la questione energetica: mentre da una parte Parigi sostiene (insieme all’Italia) un tetto europeo al prezzo del gas, sminuendo i timori di Berlino, proprio l’Eliseo ha fatto da poco saltare i piani del Midcat, il nuovo gasdotto che avrebbe potuto portare altro gas dalla Spagna al resto d’Europa.
🤝 Meanwhile in Europe
Insomma, nonostante siano entrambe guidate da governi moderati, le due maggiori economie europee sembrano non riuscire a trovare, per ora, una quadra. Come per la crisi del debito e la pandemia, anche oggi sarebbe fondamentale far emergere consenso intorno a una strategia comune, ed evitare il prevalere dei singoli interessi nazionali.
Anche perché quest’inverno il rischio è che la crisi energetica spinga chi ha fatto di più sulla diversificazione, come l’Italia, a chiudere le proprie frontiere ai flussi di gas verso chi ha fatto meno (la Germania). Proprio mentre i flussi migratori dal mar Mediterraneo stanno tornando all’interno della discussione europea.
Riusciremo a lasciare le divergenze e guidare l’Europa in un inverno di molteplici crisi?
👉🇮🇷 Nel 40esimo giorno dall’uccisione di Mahsa Amini, in Iran montano le proteste. La polizia ha sparato sui manifestanti arrivati al cimitero per commemorarla. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-punto-di-non-ritorno-36521
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🌏 NUCLEARE: ALTA TENSIONE
☢️ Esibizioni atomiche
4 mesi. Di tanto gli Stati Uniti avrebbero deciso di anticipare il programma di aggiornamento periodico del loro arsenale nucleare. In tempi normali la sostituzione delle bombe B61 con una versione più aggiornata e precisa sarebbe passata inosservata. Ma, nel clima di rinnovata deterrenza nucleare di questi giorni, il suo anticipo a dicembre suona inevitabilmente come un messaggio a Mosca.
Sono infatti in corso nel Nord Europa esercitazioni congiunte delle forze nucleari di 14 Paesi NATO, la cui conclusione è prevista per domenica. Un giorno prima finiranno le analoghe esercitazioni russe iniziate ieri sotto lo sguardo vigile di Putin , che le monitora dal Cremlino.
Niente di allarmante per gli USA: erano stati informati di queste manovre di routine e non c’è traccia di cambiamenti nella postura nucleare russa. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.
⚠️ Affari sporchi e bandiere false
Da giorni si susseguono illazioni da parte russa sui preparativi ucraini per utilizzare sul territorio una “bomba sporca” (che, pur non innescando una reazione nucleare, rilascia materiale radioattivo). Un’accusa che Mosca prima ha comunicato in un giro di chiamate tra il ministro della difesa russo Shoigu e i suoi corrispettivi di Francia, Regno Unito e Turchia. Per poi ripetere le stesse parole anche ai ministri cinese e indiano. E infine sollevare la questione persino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però non ha riscontrato prove concrete.
Gli USA (e non solo) temono che questa intensa campagna di comunicazione sia finalizzata a creare un pretesto per un’operazione false-flag, ovvero un’azione con l’intento di mascherare il reale responsabile, incolpandone un altro. Una prospettiva che ha persino portato alla riapertura dei canali di comunicazione tra il segretario alla Difesa Austin e Shoigu, dopo che non si parlavano dal 13 febbraio.
📈Bye bye disarmo
Mentre i preparativi per far ricorso a un attacco nucleare (tattico o meno) possono essere tracciati dalle intelligence, nel caso di una bomba sporca queste operazioni sono più difficili. Ecco perché, nonostante per ora quelle russe restino solo parole, i Paesi occidentali stanno intensificando gli sforzi per monitorare l'eventuale dispiegamento di armi radioattive in Ucraina.
Putin ha così già ottenuto il suo primo (e si spera unico) obiettivo dall’inizio di questa escalation verbale: alzare la tensione e ravvivare lo spettro di una guerra nucleare.
Non a caso dopo 36 anni di disarmo (dettato nell’ultimo periodo soprattutto dallo smantellamento di testate ormai datate), per la prima volta il numero di testate atomiche nel mondo (12705) tornerà a salire. Un’inversione di rotta che segna l’inizio di un ritorno al passato?
👉🇮🇱🇱🇧 Firmato l’accordo per i confini marittimi con il Libano. Il premier Lapid esulta ma a pochi giorni dal voto la partita con Netanyahu è aperta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-di-nuovo-al-voto-36541
☢️ Esibizioni atomiche
4 mesi. Di tanto gli Stati Uniti avrebbero deciso di anticipare il programma di aggiornamento periodico del loro arsenale nucleare. In tempi normali la sostituzione delle bombe B61 con una versione più aggiornata e precisa sarebbe passata inosservata. Ma, nel clima di rinnovata deterrenza nucleare di questi giorni, il suo anticipo a dicembre suona inevitabilmente come un messaggio a Mosca.
Sono infatti in corso nel Nord Europa esercitazioni congiunte delle forze nucleari di 14 Paesi NATO, la cui conclusione è prevista per domenica. Un giorno prima finiranno le analoghe esercitazioni russe iniziate ieri sotto lo sguardo vigile di Putin , che le monitora dal Cremlino.
Niente di allarmante per gli USA: erano stati informati di queste manovre di routine e non c’è traccia di cambiamenti nella postura nucleare russa. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.
⚠️ Affari sporchi e bandiere false
Da giorni si susseguono illazioni da parte russa sui preparativi ucraini per utilizzare sul territorio una “bomba sporca” (che, pur non innescando una reazione nucleare, rilascia materiale radioattivo). Un’accusa che Mosca prima ha comunicato in un giro di chiamate tra il ministro della difesa russo Shoigu e i suoi corrispettivi di Francia, Regno Unito e Turchia. Per poi ripetere le stesse parole anche ai ministri cinese e indiano. E infine sollevare la questione persino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però non ha riscontrato prove concrete.
Gli USA (e non solo) temono che questa intensa campagna di comunicazione sia finalizzata a creare un pretesto per un’operazione false-flag, ovvero un’azione con l’intento di mascherare il reale responsabile, incolpandone un altro. Una prospettiva che ha persino portato alla riapertura dei canali di comunicazione tra il segretario alla Difesa Austin e Shoigu, dopo che non si parlavano dal 13 febbraio.
📈Bye bye disarmo
Mentre i preparativi per far ricorso a un attacco nucleare (tattico o meno) possono essere tracciati dalle intelligence, nel caso di una bomba sporca queste operazioni sono più difficili. Ecco perché, nonostante per ora quelle russe restino solo parole, i Paesi occidentali stanno intensificando gli sforzi per monitorare l'eventuale dispiegamento di armi radioattive in Ucraina.
Putin ha così già ottenuto il suo primo (e si spera unico) obiettivo dall’inizio di questa escalation verbale: alzare la tensione e ravvivare lo spettro di una guerra nucleare.
Non a caso dopo 36 anni di disarmo (dettato nell’ultimo periodo soprattutto dallo smantellamento di testate ormai datate), per la prima volta il numero di testate atomiche nel mondo (12705) tornerà a salire. Un’inversione di rotta che segna l’inizio di un ritorno al passato?
👉🇮🇱🇱🇧 Firmato l’accordo per i confini marittimi con il Libano. Il premier Lapid esulta ma a pochi giorni dal voto la partita con Netanyahu è aperta. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-di-nuovo-al-voto-36541
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🌍 MIGRAZIONI IN EUROPA: ACQUE AGITATE
🚶♀️Di necessità virtù
Una nuova proposta per sbloccare l’impasse. Sembra questa l’idea della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio Ue, e che riporterebbe al centro del dibattito la governance europea delle migrazioni.
Una proposta necessaria, dal momento che i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni. E che oggi la situazione si è fatta più delicata, con i Paesi europei già alle prese con l’accoglienza dei profughi ucraini. Eppure, a proporla è proprio uno dei governi da sempre più “ostili” alla condivisione del carico dell’accoglienza in Europa.
Un paradosso, ma solo apparente.
🎠 Cavallo di Troia?
In tutta l'Ue il numero di richiedenti asilo è in costante aumento, e raggiunge oggi (trainato dall’Italia) picchi che non si vedevano dal 2017. Così, purtroppo, fanno anche le morti in mare. Eppure, nel 2022 la questione è stata a malapena registrata nel dibattito politico, con i governi più preoccupati per inflazione, crisi energetica e guerra in Ucraina.
Il governo ceco ha così proposto di stabilire una quota fissa annua di 5.000-10.000 richiedenti asilo da ricollocare tra altri Paesi europei diversi da quelli di primo ingresso. Una quota però solo volontaria. E che al momento rappresenterebbe soltanto il 3-6% dei quasi 150.000 migranti irregolari che hanno raggiunto le coste di Italia, Spagna e Grecia negli ultimi dodici mesi.
👀 Punti di vista
Come a dire: un aiuto simbolico, al resto pensate voi. La proposta cozza però con la situazione attuale, che permette agli stati di primo ingresso di fare buon viso a cattivo gioco. Mentre secondo le “norme Dublino” sarebbero infatti proprio i paesi di frontiera a doversi far carico delle domande d’asilo, in realtà se un richiedente si sposta in un altro stato membro viene ritrasferito nel paese di primo ingresso solo il 10% delle volte (spesso perché irrintracciabile al momento del trasferimento).
Uno stato di fatto molto vantaggioso, e non è detto che proprio i governi che chiedono più a gran voce la revisione delle regole siano disposti ad abbandonarlo. Anche per questo, se la proposta sembra essere stata salutata come un primo passo nella giusta direzione, è difficile immaginare che possa essere accolta.
In Europa, le migrazioni sono pronte a tornare dividerci?
👉🇪🇹 Sono in corso in Sudafrica i colloqui di pace tra il governo etiope e le forze del Tigray. Ma le aspettative sono basse e sul terreno proseguono gli scontri. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-spiragli-di-dialogo-36556
🚶♀️Di necessità virtù
Una nuova proposta per sbloccare l’impasse. Sembra questa l’idea della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza a rotazione del Consiglio Ue, e che riporterebbe al centro del dibattito la governance europea delle migrazioni.
Una proposta necessaria, dal momento che i flussi irregolari sono in crescita da ormai due anni. E che oggi la situazione si è fatta più delicata, con i Paesi europei già alle prese con l’accoglienza dei profughi ucraini. Eppure, a proporla è proprio uno dei governi da sempre più “ostili” alla condivisione del carico dell’accoglienza in Europa.
Un paradosso, ma solo apparente.
🎠 Cavallo di Troia?
In tutta l'Ue il numero di richiedenti asilo è in costante aumento, e raggiunge oggi (trainato dall’Italia) picchi che non si vedevano dal 2017. Così, purtroppo, fanno anche le morti in mare. Eppure, nel 2022 la questione è stata a malapena registrata nel dibattito politico, con i governi più preoccupati per inflazione, crisi energetica e guerra in Ucraina.
Il governo ceco ha così proposto di stabilire una quota fissa annua di 5.000-10.000 richiedenti asilo da ricollocare tra altri Paesi europei diversi da quelli di primo ingresso. Una quota però solo volontaria. E che al momento rappresenterebbe soltanto il 3-6% dei quasi 150.000 migranti irregolari che hanno raggiunto le coste di Italia, Spagna e Grecia negli ultimi dodici mesi.
👀 Punti di vista
Come a dire: un aiuto simbolico, al resto pensate voi. La proposta cozza però con la situazione attuale, che permette agli stati di primo ingresso di fare buon viso a cattivo gioco. Mentre secondo le “norme Dublino” sarebbero infatti proprio i paesi di frontiera a doversi far carico delle domande d’asilo, in realtà se un richiedente si sposta in un altro stato membro viene ritrasferito nel paese di primo ingresso solo il 10% delle volte (spesso perché irrintracciabile al momento del trasferimento).
Uno stato di fatto molto vantaggioso, e non è detto che proprio i governi che chiedono più a gran voce la revisione delle regole siano disposti ad abbandonarlo. Anche per questo, se la proposta sembra essere stata salutata come un primo passo nella giusta direzione, è difficile immaginare che possa essere accolta.
In Europa, le migrazioni sono pronte a tornare dividerci?
👉🇪🇹 Sono in corso in Sudafrica i colloqui di pace tra il governo etiope e le forze del Tigray. Ma le aspettative sono basse e sul terreno proseguono gli scontri. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-spiragli-di-dialogo-36556
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