ISPI - Geopolitica
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🌍 CRISI DEL GAS: LA GERMANIA VACILLA

📈 Prezzi über alles
La crescita del prezzo del gas in Europa non si ferma più. Per la quinta settimana consecutiva è in aumento (come non accadeva dallo scorso dicembre) e ha oggi sfondato quota 290 euro per megawattora, +20% rispetto alla chiusura di venerdì. Solo lo scorso giugno i prezzi erano di 84 euro/MWh, e un anno fa non superavano i 30 euro/MWh.
Un trend dettato dal nuovo stop completo alle forniture tramite Nord Stream, annunciato venerdì da Gazprom e previsto dal 31 agosto al 2 settembre. Se nei mesi più caldi l’Europa poteva solitamente contare su prezzi bassi così da poter pompare il gas nei depositi, ora rischia che la crisi energetica si trasformi in una crisi industriale. Specialmente nel suo cuore economico: la Germania.

🇩🇪 Confronto impari
L’aumento dei prezzi del gas si traduce in livelli record dei prezzi dell’elettricità per l’industria europea che perde così di competitività. Nel Vecchio Continente ogni kilowattora oggi usato nei processi produttivi costa infatti quattro volte tanto che negli Stati Uniti. Tale svantaggio di costo si avverte particolarmente in Germania, dove il prezzo dell’elettricità ha infranto la soglia mai prima raggiunta dei 500 euro per megawattora.
Berlino teme un crollo industriale - già in parte visibile nel settore chimico, dove tra giugno e dicembre la produzione è calata dell’8%. Ecco perché punta a ridurre il consumo di gas fino al 20% in meno rispetto alla media degli ultimi anni. 5 punti percentuali in più rispetto a quanto suggerito dalla Commissione Europea. Non è nemmeno l’unica soluzione drastica attualmente sotto esame.

🚱 Nord Stream 2.0
Qualora la Russia chiudesse i rubinetti del gas verso l’Europa, le riserve a disposizione della Germania basterebbero per meno di tre mesi. Torna così in auge la possibilità di prolungare il funzionamento delle ultime tre centrali nucleari tedesche attive per garantire la sicurezza energetica nazionale. Una possibile inversione a U rispetto allo stop completo previsto per la fine di quest’anno.
Ancora più clamorosa sarebbe però una marcia indietro su Nord Stream 2. Il gasdotto gemello del Nord Stream 1 è pronto ma il suo funzionamento è bloccato da Berlino come parte delle sanzioni alla Russia. Nei giorni scorsi, Wolfgang Kubicki, vicepresidente del Bundestag e del partito liberale al governo, ha però dichiarato che serve “aprire il gasdotto il prima possibile”.

Fino a che punto la crisi energetica alimenterà il fronte contrario alle sanzioni?

👉 🇷🇺 S’innalza ancora ulteriormente la tensione fra Russia e Ucraina, con il Cremlino che accusa le forze speciali di Kiev di essere il mandante dell’assassinio della polemista ultranazionalista Darya Dugina, mentre Zelensky suona l’allarme su una possibile escalation “particolarmente odiosa, particolarmente crudele.” Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/attentato-dugina-la-russia-accusa-lucraina-35989
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🌍 CRISI UMANITARIE: FONDI INSUFFICIENTI

🇺🇳 Hard times
La più grande carenza di fondi umanitari mai vista. Questo è l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite che hanno finora raccolto 16 miliardi di dollari a fronte di un fabbisogno per tutti i loro programmi umanitari nel 2022 di circa 49 miliardi di dollari. Mai l’ONU aveva richiesto tanto: tre anni fa erano “solo” 28 i miliardi di dollari necessari.
Ma tra pandemia, collasso dell’Afghanistan, crisi alimentare globale e invasione dell’Ucraina non c’è da sorprendersi di questa crescita. Basti pensare che, nell’ultimo anno, per far fronte al numero record di 100 milioni di sfollati nel mondo, l’Agenzia ONU per i Rifugiati ha dovuto incrementare il proprio budget del 14%. Fondi soprattutto destinati ai rifugiati ucraini.

🏳️🟧⬛️🟧 C'è crisi e crisi
Alla richiesta di finanziamenti per programmi di aiuto agli ucraini, il mondo ha risposto presente. Il primo appello delle Nazioni Unite ha raccolto più dell'importo desiderato e il 57% dei 4,3 miliardi di dollari complessivamente richiesti è stato elargito. Ben diversa è l’attenzione (e le donazioni) alle altre principali aree di crisi nel mondo: i programmi umanitari per Haiti, El Salvador e Burundi hanno ricevuto meno del 15% di quanto domandato.
Percentuale che resta sotto al 30% anche nei dodici Paesi che complessivamente ospitano quasi la metà degli sfollati aiutati dall’ONU. Di questo passo ci sono e saranno tagli a servizi umanitari vitali, già visibili per esempio nei campi per rifugiati siriani nel nord dell’Iraq. Non l’unica brutta notizia per i siriani fuggiti dal loro Paese.

🇹🇷 Rifugiati scomodi
La Turchia va al voto l’anno prossimo e la questione dei rifugiati siriani (3,7 milioni risiedenti nel Paese) è al centro della campagna elettorale. Secondo le Nazioni Unite, il loro ritorno in Siria non è sicuro ma il presidente turco Erdoğan ha annunciato l'intenzione di rimpatriare fino a un milione di siriani. Per raggiungere questo obiettivo, Erdoğan starebbe persino cercando una normalizzazione delle relazioni con il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo aver passato un decennio a sostenerne la caduta.
In Libano, che attualmente ospita circa 1,5 milioni di siriani, la situazione non è tanto diversa. Il governo libanese è pronto a far partire un piano per il rimpatrio di 15mila rifugiati siriani al mese.
La solidarietà vale solo per i rifugiati ucraini?

👉 🇵🇰 Nuovo colpo di scena nella campagna che Imran Khan sta portando avanti per chiedere elezioni anticipate: la polizia gli ha intimato di apparire davanti a un tribunale con l’accusa di terrorismo. C’è preoccupazione per eventuali proteste di massa, mentre il Pakistan è piegato dalla crisi economica e dall’ inflazione al 25%. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pakistan-imputato-lex-primo-ministro-35990
🌍 SEI MESI DI GUERRA: CHI SALE E CHI SCENDE (IN ECONOMIA)

📉 West side story
Economia europea sull’orlo di una possibile recessione. Questa è una delle prime somme che si possono tirare dopo sei mesi di conflitto in Ucraina. I dati ieri pubblicati confermano infatti il secondo calo consecutivo del Purchasing Managers Index (PMI, misura dell’attività imprenditoriale) dell’Eurozona e dei nuovi ordini.
Una performance negativa guidata dal settore manifatturiero (PMI ai minimi da 26 mesi), e concentrata nelle principali economie europee. In Francia e Germania non si registravano valori così bassi dalla prima ondata pandemica. Viste anche le prospettive di razionamenti energetici in Europa, non sorprende che l’euro sia ai minimi dal 2002 nei confronti del dollaro. Ma anche l’economia americana non se la passa molto meglio: crollo dell’indice PMI ad agosto quattro volte quello europeo.

🇷🇺 Una corazzata Potëmkin?
Se l’economia del fronte occidentale soffre, quella russa ha evitato un tracollo ed è anzi in ripresa. Il rublo, che aveva perso un quarto del suo valore, è ora la valuta più performante al mondo nel 2022. La spesa dei consumatori è rimasta pressoché invariata. Mentre l’inflazione dal 18% è scesa intorno al 13%.
Grazie all’aumento delle importazioni di petrolio russo di India e Cina, Mosca ha visto la sua produzione di greggio ridursi di solo il 3% da febbraio. E complici i prezzi record del gas ha triplicato il suo saldo commerciale. L'impatto delle sanzioni è così stato attutito e la contrazione del PIL nel 2022 dovrebbe essere intorno al 5%. Non proprio quel calo di almeno il 10% inizialmente previsto da molti economisti.

👩‍💻 Questione di tempo
Prima dell’inizio della guerra, il PIL russo era però dato in crescita del 2,5%. Il conflitto e le sanzioni costeranno quindi a Mosca almeno 7 punti percentuali di crescita. L’impossibilità di importare componenti e tecnologia di Europa e alleati ha poi frenato molte industrie russe. In particolare, l’automotive la cui produzione è crollata del 62% nella prima metà dell’anno.
Gli ex dipendenti russi delle aziende occidentali sono stati messi in congedo retribuito per mantenere artificialmente basso il tasso di disoccupazione. 500mila lavoratori hanno invece preferito abbandonare il Paese. Da cui sono fuoriusciti anche 15 miliardi di dollari di investimenti diretti stranieri: il dato peggiore mai registrato.
Le sanzioni stanno quindi funzionando anche se più lentamente del previsto. Le economie occidentali avranno il tempo di attendere che siano più efficaci?

👉 🇺🇦 Nonostante gli allarmi della vigilia, il giorno dell’indipendenza ucraino è trascorso senza grandi incidenti. Ma il bilancio di metà anno in guerra è durissimo: oltre 13.000 vittime civili, 6,7 milioni di rifugiati e un’economia in crisi. Nel frattempo, emergono rivelazioni sconcertanti sugli errori dell’intelligence russa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/meta-anno-guerra-35993
🌍 MACRON IN ALGERIA: TRA PASSATO SCOMODO E FUTURO INCERTO

🇩🇿 La battaglia (diplomatica) per Algeri
Inizia oggi la tre giorni di Macron in Algeria. Non è un caso avvenga proprio ora, a cinque anni dall’ultima visita del presidente nell’ex colonia. Algeri si sta muovendo sempre più lontano da Parigi. Anche a livello culturale, come dimostra la progressiva sostituzione dell’uso del francese a favore dell’inglese nel sistema scolastico nazionale. Parallelamente, si sta avvicinando sempre più alla Cina, primo partner commerciale (davanti alla Francia), e a Mosca, con cui terrà esercitazioni congiunte a novembre.
In un periodo di crisi energetica è quindi essenziale per Parigi ricucire le relazioni con il terzo più importante esportatore di gas verso l’Europa. Ecco perché una folta delegazione di 90 persone tra ministri (sei) e dirigenti d'azienda accompagnerà Macron nel suo viaggio.

🛂 Il peso della storia
Da recuperare nei rapporti franco-algerini c’è però molto. L’anno scorso, Macron ha accusato l'Algeria di riscrivere la storia e di incoraggiare l'odio verso la Francia. Come se non bastasse, ha poi annunciato una riduzione del 50% dei visti concessi agli algerini. Normale che Algeri non l’abbia presa troppo bene: ambasciatore a Parigi temporaneamente richiamato in patria e divieto di accesso di mesi allo spazio aereo algerino per gli aerei militari francesi.
Ecco perché Macron sarà sotto pressione per fare una dichiarazione pubblica che riconosca la memoria storica dell’Algeria sul passato coloniale francese. E per trovare un accordo su uno dei principali punti di discordia tra i due Paesi: il rimpatrio degli immigrati clandestini in Algeria.

🇫🇷 Engie, when will those clouds all disappear?
Oltre che sul passato Macron vorrebbe concentrarsi sul futuro. Secondo l’Eliseo non saranno siglati accordi energetici con l’Algeria. Ma la presenza sull’aereo presidenziale dell'amministratore delegato dell'azienda energetica Engie suggerisce che un aumento delle forniture di gas algerino quanto meno sarà discusso. Viste le difficoltà di Algeri ad aumentare la propria produzione di gas, difficilmente Parigi tornerà a casa con una intesa come quella tra Italia e Algeria dello scorso mese.
Il tempo però stringe. Il prezzo del gas ha superato quota 300 euro al megawattora. Di questo passo i governi europei saranno costretti a stanziare nuovi fondi (280 miliardi di euro finora allocati) contro il rincaro energetico. I limiti al riscaldamento degli edifici pubblici, approvati oggi in Germania, potrebbero essere presto applicati in tutta Europa.
Macron rischia un’accoglienza fredda ad Algeri, ma (letteralmente) anche a Parigi.

👉 🇪🇹 Nuovi scontri in Etiopia fra l’esercito e le milizie del Tigray hanno rotto una fragile tregua durata solo 5 mesi. Il timore è che si inneschi di nuovo un conflitto che ha provocato massacri etnici e stupri di massa, proprio mentre milioni di persone sono a rischio alimentare per la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-torna-la-violenza-tigray-35996
🌏 CINA-TAIWAN: TENSIONE COSTANTE

🇹🇼 Cortesie per gli ospiti
Ancora una delegazione Usa a Taiwan. Si tratta della terza visita di un funzionario americano a Taipei (un senatore repubblicano in questo caso) nelle ultime tre settimane. Insomma, nonostante il clamore mediatico e la reazione di Pechino scatenati dalla missione diplomatica di Nancy Pelosi sull’isola, Washington non cambia la sua linea.
E non la cambia neanche la Cina. La risposta al viaggio di Pelosi era stata l’esercitazione militare più grande di sempre attorno a Taiwan. In occasione della visita di oggi, e di quella del governatore dell’Indiana di dieci giorni fa, 15 aerei e alcune imbarcazioni cinesi hanno attraversato la linea mediana dello Stretto (il confine immaginario non ufficiale che separa le acque cinesi da quelle taiwanesi). Violazioni ormai all’ordine del giorno con un preciso intento.

🇨🇳 La sottile linea mediana
Da agosto sono state più di 600 le incursioni di aerei cinesi nello spazio aereo taiwanese. Quasi quanto il totale dei sette mesi precedenti. Rapidi voli sopra le acque taiwanesi, che segnalano un radicale cambio della posizione cinese nello Stretto. Per decenni la linea mediana è stata tacitamente riconosciuta da Pechino, che ora punta invece a normalizzare la sua presenza nelle aree contigue a Taiwan.
La Cina non sembra ancora aver la capacità di invadere rapidamente Taiwan. Ecco perché le ripetute incursioni militari di questo mese segnalano una possibile diversa strategia per costringere l'isola a fare concessioni in futuro: un blocco navale e aereo temporaneo per impedire le vitali importazioni taiwanesi di carburante e cibo (l’isola importa il 66,4% del suo apporto calorico annuale).

✈️ Corsa al riarmo
Taiwan non resta però a guardare. Nella legge di bilancio presentata oggi, le autorità taiwanesi hanno proposto un aumento annuo del 14% della spesa militare: il suo sesto incremento consecutivo, nonché quello di maggiore entità dal 2007.
Includendo anche un fondo speciale per nuovi caccia, il bilancio della difesa di Taiwan raggiungerebbe così i 19,4 miliardi di dollari (contro i 293 miliardi di Pechino), pari al 2,4% del PIL. L’isola entrerebbe così nella top20 dei Paesi con la più alta spesa militare al mondo davanti alla Turchia (15,5 miliardi di dollari). La proposta verrà presentata nelle prossime settimane al Parlamento, dove si potrebbe anche aprire un dibattito sulla possibilità di estendere la leva obbligatoria (oggi solo di 4 mesi).
Si potrà mai tornare allo status quo precedente l’arrivo della Pelosi a Taiwan?

👉 🇺🇦 La centrale nucleare di Zaporizhzhia è rimasta isolata dalla rete elettrica, facendo temere il peggio per i suoi reattori. Per ora il pericolo è scampato. Ma molti i segnali fanno intuire che il conflitto sarà purtroppo lungo. Primo fra tutti, la decisione di Putin di aumentare gli effettivi dell’esercito. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zaporizhzhia-senza-elettricita-35999
🌍 EUROPA: ALLA CANNA DEL GAS

❄️ Il (primo) lungo inverno
Da cinque a dieci terribili inverni. È la previsione della ministra dell’energia belga che ieri è tornata a parlare (per la seconda volta in una settimana) di quanto potrebbe durare il periodo di alti prezzi dell’energia in Europa.

Questo, ovviamente, se la riduzione delle forniture russe dovesse proseguire ai livelli odierni, o addirittura peggiorare. D’altronde con l’invasione dell’Ucraina ormai entrata nel suo settimo mese e, in assenza di una soluzione negoziale, il numero di inverni duri menzionato dalla ministra non sembra una possibilità così remota.

🇪🇺🇷🇺 Presente imperfetto
È da giugno che le forniture di gas dalla Russia verso l’UE fanno segnare un –70% rispetto al periodo pre-crisi. Per l’Europa significa dover trovare alternative a quasi un terzo di tutte le forniture di gas. E, proprio per questo, i prezzi del metano oggi volano intorno ai 300 €/MWh, 15 volte più alti rispetto all’anno scorso.

Non si tratta dunque di affrontare i prossimi cinque inverni, ma quello che sta arrivando. Con gli stoccaggi pieni al 79%, di fatto l’UE ha già raggiunto oggi l’obiettivo che si era prefissata per ottobre. Ma il dato maschera una realtà preoccupante: anche così, il gas conservato negli stoccaggi basta solo per il 20% dei consumi tedeschi o italiani, e ancor meno per Polonia (15%) e Bulgaria (10%), paesi che a maggio hanno deciso di fare del tutto a meno del gas russo.

🔥 Vicoli ciechi
I governi si trovano così di fronte alla prospettiva di dover razionare il gas per ridurre i consumi invernali. Persino l’Italia, pur con forniture molto più diversificate rispetto ad altri Paesi europei, non è immune: se la Germania e altri Paesi nordici dovessero avere bisogno di più gas dalla Norvegia, che da sola attualmente soddisfa il 13% della domanda italiana, sarebbe Roma a rischiare di rimanere “a secco”.

Intanto le opinioni pubbliche chiedono aiuti per far fronte a bollette più che raddoppiate. In risposta, i governi europei hanno già impegnato risorse per 280 miliardi: persino più dei 210 miliardi addizionali che la Commissione Ue proponeva di spendere entro il 2027 per accelerare la transizione verde.

E un chiaro segnale contraddittorio: se si riducono i costi in bolletta, si sostengono i consumi. Che invece, senza gas russo, dovrebbero scendere.

👉 📉 Per capire l’impatto della crisi energetica, le possibili vie di uscita e le alternative al gas russo, puoi consultare la dashboard interattiva del nostro ISPI DataLab, sempre aggiornata con nuovi dati. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌍 UE E RUSSIA: LA GUERRA DEI VISTI

✈️ Dilemmi da viaggio
Introdurre o meno un travel ban a livello europeo per i cittadini russi. Questo il tema, affrontato tra oggi e domani nel meeting dei ministri degli affari esteri Ue che si riuniscono a Praga, che divide i governi europei. Un dibattito che riflette le due posizioni che si scontrano dall’inizio della crisi, tra chi vorrebbe isolare del tutto Mosca (e i suoi cittadini) e chi vorrebbe lasciare aperti spiragli negoziali.

Vari governi dei paesi dell’Europa centro-settentrionale, Estonia e Finlandia in testa, spingono per una sospensione dei visti a livello europeo. Un accordo a livello UE è però tutt’altro che scontato: in una nota congiunta, Germania e Francia si sono espresse contrarie a tale misura che, esacerbando l’isolamento dei cittadini russi, potrebbe rivelarsi controproducente.

📈 Numeri mai visti
Con la sospensione dei voli diretti verso i paesi UE dopo l’invasione, dalla Russia si entra in Europa ormai solo via terra. Secondo le regole attuali, chi ha un passaporto russo può dunque entrare nello spazio Schengen (e restarci per 90 giorni) principalmente attraverso Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Nei sei mesi dall’inizio della guerra, quasi un milione di persone è entrato in UE per questa via. Una pressione che, per i paesi di confine, è necessario alleggerire tramite una misura collettiva che blocchi il rilascio dei visti. In caso contrario, i governi di quest’area hanno annunciato che potrebbero provvedere a bloccare gli ingressi con un accordo a livello regionale.

Una misura che aprirebbe un’altra frattura all’interno dell’UE.

🇪🇺🇷🇺 Misure strette
Mentre il fronte orientale chiede una stretta, altri paesi (Germania e Francia in testa) sembrano più concilianti. Si va dunque alla ricerca di un compromesso. Che potrebbe arrivare con un accordo politico per ridurre l’accesso ai visti, per esempio sospendendo l’accordo di facilitazione del 2007. Ciò consentirebbe di mantenere aperto, ma non spalancato, l’accesso all’UE per la popolazione russa. Adottando però ulteriori misure di sostegno per Kiev, incluso un programma di addestramento congiunto dei soldati ucraini.

È comunque probabile che il tema si riproporrà nelle prossime settimane. Dopo varie tornate di sanzioni, e in un clima di irrequietezza crescente nell’opinione pubblica europea provata dall’inflazione e dalla crisi energetica, la domanda è quali altre misure restino a disposizione per aumentare la pressione su Mosca. Stiamo raggiungendo il limite del sanzionabile?

👉🇮🇶 In Iraq il leader politico sciita Moqtada al-Sadr annuncia il ritiro dalla vita politica e a Baghdad esplode la rabbia dei suoi sostenitori. Ma il rischio è lo scontro aperto tra sciiti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iraq-paralisi-letale-36010
🌍 EURO CONTRO TUTTI

🚀 Livello di guardia
9,1%. Anche ad agosto, l’inflazione in Eurozona fa segnare l’ennesimo record, toccando il livello più alto da quando esiste la moneta unica. Conseguenza diretta degli altissimi prezzi dell’energia, che proprio in queste ore gravitano sui 250-300 €/MWh, ovvero dieci volte i livelli considerabili “normali” prima della crisi russa.

Ma anche di un aumento dei prezzi che sembra ormai essere diventata condizione “normale” nelle economie occidentali, che solo fino a pochi anni combattevano contro i rischi della deflazione. E che arriva proprio mentre le economie avanzate frenano la loro corsa, amplificando i timori dell’inizio di un periodo di bassa crescita e forte aumento dei prezzi (deflazione) da cui sarebbe molto complicato uscire.

💶 Questioni di interesse
Anche l’inflazione “core” (senza energia, alimentari e tabacchi) nella zona euro ha infatti superato il 4%. Un valore doppio rispetto all’obiettivo della Bce, e che potrebbe spingere la banca centrale a velocizzare la propria politica di rialzo dei tassi.

Politica prudente sempre più criticata dai falchi, Germania inclusa, che puntano il dito verso la Fed, che i tassi li ha già alzati al 2,25-2,5%, mentre i tassi Bce languono allo 0,5%. E che accusano la Banca centrale di non fare abbastanza per sostenere il valore dell’euro, che da luglio è ormai arrivato alla parità col dollaro, di fatto contribuendo a “importare” inflazione dall’estero.

Il problema? Quando i tassi d’interesse salgono, sale anche il costo di rifinanziare il debito pubblico.

👯‍♀️ Crisi gemelle
Cattive notizie per paesi con un debito pubblico molto elevato. Come l’Italia, quest’anno al 153% del PIL rispetto al 69% tedesco. Così l’Italia si ritrova in balia dei mercati, con lo spread che sale (da 150 a marzo a 230-240 in questi giorni) e gli speculatori che intravedono la possibilità di guadagni facili.

Ad agosto i fondi avevano accumulato scommesse sul rialzo dello spread italiano per 39 miliardi di dollari, una delle posizioni più forti da 15 anni a questa parte. Se, come prevedibile, il costo dell’energia dovesse rimanere alto, quest’autunno oltre al rischio di razionamento potremmo dover far fronte a quello sul debito. E il margine di manovra per aiutare le famiglie in difficoltà potrebbe diventare ancora più stretto.

È morto a 91 anni Mikhail Gorbachev. Un filo rosso collega la storia dell’ultimo leader sovietico alla guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Della sua eredità parliamo oggi in un dossier speciale: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mikhail-gorbachev-luomo-che-mise-fine-alla-guerra-fredda-22539
🌍 GAS, RUSSIA-UE: CORSA CONTRO IL TEMPO

🔨 Day 2
Secondo giorno di manutenzione straordinaria per il gasdotto Nord Stream, che dovrebbe tornare in funzione sabato. Come accaduto con la manutenzione annuale di luglio, crescono però i timori che Mosca possa utilizzare il pretesto per chiuderlo definitivamente.

Nel frattempo, l’Europa è alla spasmodica ricerca di una soluzione. Tra una settimana un Consiglio europeo straordinario deciderà se imporre o meno un tetto al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità. E che ci si arrivi a Nord Stream chiuso o aperto, ormai, fa poca differenza.

💫 La turbina della discordia
La chiusura di Nord Stream significa che all’Europa verrebbe a mancare un ulteriore 5% di gas russo che, equivalente a 8-10 miliardi di metri cubi di gas l’anno (Gmc/a). Volumi importanti, se si considera che l’UE ha quasi esaurito modi semplici per procurarsene di alternativi. Ma da confrontare con i 105 Gmc/a già persi con i precedenti tagli russi.

Volumi ormai molto distanti dagli obblighi contrattuali di Gazprom, che deve dunque accampare sempre più scuse. A maggio Gazprom ha ridotto i flussi da Nord Stream citando problemi ad alcune turbine: proprio quelle turbine che Gazprom stessa rifiuta di riprendersi, e che Siemens sarebbe lieta di riconsegnare.

La realtà è che Mosca, che dalla crisi del gas continua a guadagnarci (grazie ai prezzi alle stelle, le entrate sono triplicate rispetto all’anno scorso), disporrebbe di ampia capacità di transito per dirottare le forniture che passano da Nord Stream verso gasdotti che attraversano l’Ucraina, la Polonia o la Turchia. Ma, semplicemente, non lo fa, “strangolando” l’Europa.

🎢 Montagne russe
Se Mosca continua a mettere l’Europa sotto pressione, i governi europei sembrano almeno essersi ridestati dal torpore estivo. Di qui l’annuncio del Consiglio straordinario, che potrebbe finalmente discutere un tetto al prezzo del gas nel settore della generazione elettrica. Un annuncio che sarebbe stato impossibile fino a poche settimane fa, di fronte ai veti incrociati di Germania (scettica) e Paesi Bassi (interessati a tutelare la borsa di Amsterdam).

Assieme alla presa d'atto che gli stoccaggi europei sono pieni oltre l’80%, l’annuncio ha fatto crollare i prezzi del gas alla borsa olandese, da 350 a 240 €/MWh. Ma siamo ancora a livelli 10-12 volte più elevati rispetto ai tempi pre-crisi.

E se dal Consiglio di settimana prossima dovesse emergere un’ennesima impasse, i mercati sapranno come punirci.

🇷🇺🇪🇺 Per capire la crisi energetica, le alternative al gas russo e le possibili vie d’uscita per l’Europa e l’Italia, abbiam da poco creato una dashboard interattiva, sempre aggiornata con nuovi dati. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726

👉🇨🇳 In un rapporto sulla minoranza uigura nello Xinjiang, l’Onu accusa la Cina di possibili violazioni dei diritti umani. Pechino insorge: “è falso”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uiguri-lonu-accusa-pechino-36031
🌍 UCRAINA: DRÔLE DE GUERRE?

🔧 Contro-lavori in corso
Uno sfondamento oltre le prime linee russe, e notizie di azioni decise e forti combattimenti nel sud del paese. Da lunedì Kiev ha lanciato una controffensiva per riprendere il controllo di Kherson, una delle prime città a cadere sotto l’avanzata russa di febbraio.
Nel frastuono della guerra, è difficile capire se l’entità della controffensiva possa davvero mutare le sorti della regione, o abbia più un valore simbolico, a indicare che il “momento” della guerra è cambiato. Kiev è particolarmente cauta nel far trapelare informazioni, limitando l’accesso ai giornalisti. Ma una cosa è evidente: a più di sei mesi dall’inizio del conflitto, l’offensiva russa si trova impantanata nelle acque del Dnepr.

🪖 Colpo su colpo
L’Ucraina continua quindi un botta e risposta con le forze russe la cui durata ha sorpreso molte aspettative, visto l’enorme squilibrio delle forze in campo. Ma che è stato reso possibile dal sostegno economico e militare ricevuto dai paesi della NATO. Un impegno molto “squilibrato”: da fine gennaio a inizio agosto, tra armi e aiuti finanziari a scopi militari gli USA hanno impegnato quasi 41 miliardi di dollari; l’UE, poco più di 6.
Così gli aiuti vanno ad assottigliare il vantaggio militare di Mosca, grazie ad addestramenti ma anche, in particolare, alla fornitura di artiglieria sofisticata. Come i 16 lanciarazzi ad alta precisione HIMARS che gli USA hanno fornito a Kiev dall’inizio del conflitto, e che hanno consentito all’Ucraina di preparare la controffensiva colpendo obiettivi strategici ben al di là delle prime linee nemiche.

🪢 Coperta corta?
Mentre le operazioni cambiano la mappa del conflitto di pochi chilometri al giorno, il futuro dell’Ucraina rimane legato a doppio filo a ciò che succede molto lontano dal fronte. A sei mesi dall’invasione la NATO ha confermato il suo sostegno al paese, mentre Biden ha promesso una tranche di aiuti da 3 miliardi di dollari – la più consistente finora.
Da questo lato dell’oceano, però, il clima sembra starsi rapidamente raffreddando. Martedì i ministri europei hanno concordato una missione di addestramento per l'autunno.. Il paese che ha guidato gli sforzi è stato (non a caso) la Polonia, seguita dalla Germania, comunque riluttante nello stanziare risorse militari. Gli altri, Italia inclusa, seguono da molto lontano.
Con l’avvicinarsi dell’inverno, e l’avvicendarsi dei governi, il fronte a Kiev potrebbe apparirci sempre più lontano.

A Baghdad sono in corso violenti scontri tra le forze dell'ordine e i seguaci del leader sciita Muqtada al-Sadr, che a luglio hanno assaltato il parlamento e pochi giorni fa il palazzo presidenziale. Che cosa significano queste proteste per l'Iraq e la regione? Ne parliamo nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-iraq-perche-si-protesta-36036
🌍 UK: NO TRUS(S)T IN THE ECONOMY

🇬🇧 Vittoria di Pirro
Liz Truss è la nuova leader del Partito Conservatore britannico e (da domani) premier del Regno Unito. L’ormai quasi ex ministra degli Esteri del dimissionario governo Johnson ha vinto l’elezione interna ai Tory per scegliere il successore di BoJo.
Ma ha poco da festeggiare. Il suo insediamento al 10 di Downing Street avviene nel mezzo di una crisi energetica ed economica sempre più fuori controllo. Le bollette, già aumentate del 54% quest’anno, saliranno di un ulteriore 80% a ottobre. Secondo la Bank of England, l’impatto di questo aumento dei costi dell’energia porterà al più grande crollo del potere di acquisto dei britannici dagli anni Sessanta (-2,25%). Non a caso un’ondata di scioperi sta attraversando il Paese. Mettendo ulteriore pressione sui prezzi.

🌪 Cime tempestose
A luglio, il tasso annuo di inflazione ha superato il 10%. Si tratta del dato peggiore degli ultimi quarant’anni e tra le nazioni del G7. Nei prossimi mesi, stando alle previsioni della Banca Centrale, potrebbe persino superare il 13%.
Una spirale inflazionistica resa peggiore dalla performance negativa della sterlina, che aumenta il costo delle importazioni di energia prezzate in dollari. Solo ad agosto la valuta britannica è scivolata del 4,6% sul dollaro (mese peggiore dall'indomani del referendum sulla Brexit), e vale ora 1,15 dollari, il livello più basso dal 1985. Il calo è dell’8% se si considerano gli ultimi tre mesi: una crisi peggiore di quella dell’euro (-7,4%).

🥶 To freeze or not to freeze
Per attenuare gli impatti della crisi energetica, Truss non ha escluso la possibilità di congelare le bollette per milioni di famiglie. Una misura che potrebbe costare al governo oltre 100 miliardi di sterline in due anni. A cui aggiungere i 30 miliardi di sterline necessari per mantenere le sue promesse della campagna elettorale (rimandare gli aumenti dei contributi previdenziali e dell'imposta sulle società).
Insomma, come anche dimostrato dalla Germania (che ieri annunciato un piano di aiuti contro il caro energia da 65 miliardi di euro), per far fronte all’attuale scenario socioeconomico serve una manovra fiscale paragonabile a quella in risposta alla pandemia. Ma tra tassi di interesse in crescita e iperinflazione, è sempre più costoso e problematico per i governi il finanziamento del proprio debito. Chi potrà permettersi un nuovo bazooka fiscale?

👉🇨🇱 Nel referendum tenutosi ieri in Cile, i cittadini hanno bocciato la proposta per una nuova Costituzione. Duro colpo per il Presidente Boric, ma la disfatta della Carta ‘più progressista del mondo’ non frena la richiesta di cambiamento. Ne parliamo nell’ISPI Daily focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-cile-e-il-no-alla-nuova-costituzione-36045