ISPI - Geopolitica
27.5K subscribers
1.72K photos
1.78K links
Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

www.ispionline.it
Download Telegram
👉 🇺🇸 FBI perquisisce la casa in Florida dell’ex presidente Trump, in cerca di materiale che avrebbe illegalmente sottratto dalla Casa Bianca. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lfbi-caccia-di-documenti-casa-trump-35975
👉 🇺🇦 Russia e Ucraina si accusano a vicenda di aver bombardato l’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia, sollevando le paure internazionali di una catastrofe continentale. E la guerra forse è arrivata anche in Crimea. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-torna-la-paura-nucleare-35978
👉 🇰🇪 È una settimana importante per l’Africa: martedì si sono tenute le elezioni presidenziali in Kenya e nel frattempo Blinken sta visitando tre paesi per proporre una nuova strategia USA verso il continente. Ma finora sono più gli interrogativi che le certezze. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-sospesa-35979
👉 🇺🇦 Dopo che Ucraina e Russia si sono accusate vicendevolmente di bombardare la centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’ONU lancia un appello per demilitarizzare l’area. E Putin aumenta i bombardamenti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-lonu-suona-lallarme-e-la-russia-intensifica-gli-attacchi-35981
🌍 📖 Le recenti esercitazioni militari della Cina attorno a Taiwan rappresentano le avvisaglie dello scoppio di una nuova guerra nel 2022? E perché il rischio di conflitti civili è oggi più diffuso che in passato? Come rilanciare la cooperazione fra potenze, in un mondo segnato da crisi climatiche, geopolitiche e sanitarie? Come cambiare agricoltura e allevamento per evitare la catastrofe ambientale? Per comprendere la politica internazionale e orientarsi in un mondo che sembra sempre più in crisi, ecco una selezione di 10 letture estive consigliate dagli analisti dell’ISPI: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/10-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-consigliati-da-ispi-35977
👉 🇰🇪 William Ruto, attuale vicepresidente del Kenya, è stato dichiarato presidente dopo giorni di incertezza a causa del lento conteggio dei voti. Ma il suo rivale Odinga e alcuni commissari elettorali hanno già contestato il risultato finale. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/kenya-ruto-vince-le-elezioni-fra-le-polemiche-35982
👉 🇺🇸 Il presidente USA Joe Biden ha firmato l’Inflation reduction act, ovvero un pacchetto di norme cardine del suo programma politico che porterà 300 miliardi di investimenti per il clima. Ma che è molto meno ambizioso dei suoi piani iniziali. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/inflazione-clima-salute-il-piano-biden-e-legge-35984
👉 🇺🇦 Oggi il Segretario generale delle Nazioni Unite e il presidente turco Erdogan hanno incontrato il presidente ucraino Zelensky nella città di Leopoli per promuovere una espansione delle spedizioni di grano e trovare una soluzione alla crisi della centrale nucleare occupata dai russi. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zelensky-allonu-demilitarizzare-zaporizhzhia-35985
👉 🇪🇺 Dopo un’estate di siccità e temperature record, violenti nubifragi si sono abbattuti su Italia, Austria, Francia e Inghilterra, uccidendo 12 persone. In Europa gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti, e ora rischiano di peggiorare la crisi energetica del continente. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tempesta-deuropa-35987
🌍 CRISI DEL GAS: LA GERMANIA VACILLA

📈 Prezzi über alles
La crescita del prezzo del gas in Europa non si ferma più. Per la quinta settimana consecutiva è in aumento (come non accadeva dallo scorso dicembre) e ha oggi sfondato quota 290 euro per megawattora, +20% rispetto alla chiusura di venerdì. Solo lo scorso giugno i prezzi erano di 84 euro/MWh, e un anno fa non superavano i 30 euro/MWh.
Un trend dettato dal nuovo stop completo alle forniture tramite Nord Stream, annunciato venerdì da Gazprom e previsto dal 31 agosto al 2 settembre. Se nei mesi più caldi l’Europa poteva solitamente contare su prezzi bassi così da poter pompare il gas nei depositi, ora rischia che la crisi energetica si trasformi in una crisi industriale. Specialmente nel suo cuore economico: la Germania.

🇩🇪 Confronto impari
L’aumento dei prezzi del gas si traduce in livelli record dei prezzi dell’elettricità per l’industria europea che perde così di competitività. Nel Vecchio Continente ogni kilowattora oggi usato nei processi produttivi costa infatti quattro volte tanto che negli Stati Uniti. Tale svantaggio di costo si avverte particolarmente in Germania, dove il prezzo dell’elettricità ha infranto la soglia mai prima raggiunta dei 500 euro per megawattora.
Berlino teme un crollo industriale - già in parte visibile nel settore chimico, dove tra giugno e dicembre la produzione è calata dell’8%. Ecco perché punta a ridurre il consumo di gas fino al 20% in meno rispetto alla media degli ultimi anni. 5 punti percentuali in più rispetto a quanto suggerito dalla Commissione Europea. Non è nemmeno l’unica soluzione drastica attualmente sotto esame.

🚱 Nord Stream 2.0
Qualora la Russia chiudesse i rubinetti del gas verso l’Europa, le riserve a disposizione della Germania basterebbero per meno di tre mesi. Torna così in auge la possibilità di prolungare il funzionamento delle ultime tre centrali nucleari tedesche attive per garantire la sicurezza energetica nazionale. Una possibile inversione a U rispetto allo stop completo previsto per la fine di quest’anno.
Ancora più clamorosa sarebbe però una marcia indietro su Nord Stream 2. Il gasdotto gemello del Nord Stream 1 è pronto ma il suo funzionamento è bloccato da Berlino come parte delle sanzioni alla Russia. Nei giorni scorsi, Wolfgang Kubicki, vicepresidente del Bundestag e del partito liberale al governo, ha però dichiarato che serve “aprire il gasdotto il prima possibile”.

Fino a che punto la crisi energetica alimenterà il fronte contrario alle sanzioni?

👉 🇷🇺 S’innalza ancora ulteriormente la tensione fra Russia e Ucraina, con il Cremlino che accusa le forze speciali di Kiev di essere il mandante dell’assassinio della polemista ultranazionalista Darya Dugina, mentre Zelensky suona l’allarme su una possibile escalation “particolarmente odiosa, particolarmente crudele.” Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/attentato-dugina-la-russia-accusa-lucraina-35989
👍1
🌍 CRISI UMANITARIE: FONDI INSUFFICIENTI

🇺🇳 Hard times
La più grande carenza di fondi umanitari mai vista. Questo è l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite che hanno finora raccolto 16 miliardi di dollari a fronte di un fabbisogno per tutti i loro programmi umanitari nel 2022 di circa 49 miliardi di dollari. Mai l’ONU aveva richiesto tanto: tre anni fa erano “solo” 28 i miliardi di dollari necessari.
Ma tra pandemia, collasso dell’Afghanistan, crisi alimentare globale e invasione dell’Ucraina non c’è da sorprendersi di questa crescita. Basti pensare che, nell’ultimo anno, per far fronte al numero record di 100 milioni di sfollati nel mondo, l’Agenzia ONU per i Rifugiati ha dovuto incrementare il proprio budget del 14%. Fondi soprattutto destinati ai rifugiati ucraini.

🏳️🟧⬛️🟧 C'è crisi e crisi
Alla richiesta di finanziamenti per programmi di aiuto agli ucraini, il mondo ha risposto presente. Il primo appello delle Nazioni Unite ha raccolto più dell'importo desiderato e il 57% dei 4,3 miliardi di dollari complessivamente richiesti è stato elargito. Ben diversa è l’attenzione (e le donazioni) alle altre principali aree di crisi nel mondo: i programmi umanitari per Haiti, El Salvador e Burundi hanno ricevuto meno del 15% di quanto domandato.
Percentuale che resta sotto al 30% anche nei dodici Paesi che complessivamente ospitano quasi la metà degli sfollati aiutati dall’ONU. Di questo passo ci sono e saranno tagli a servizi umanitari vitali, già visibili per esempio nei campi per rifugiati siriani nel nord dell’Iraq. Non l’unica brutta notizia per i siriani fuggiti dal loro Paese.

🇹🇷 Rifugiati scomodi
La Turchia va al voto l’anno prossimo e la questione dei rifugiati siriani (3,7 milioni risiedenti nel Paese) è al centro della campagna elettorale. Secondo le Nazioni Unite, il loro ritorno in Siria non è sicuro ma il presidente turco Erdoğan ha annunciato l'intenzione di rimpatriare fino a un milione di siriani. Per raggiungere questo obiettivo, Erdoğan starebbe persino cercando una normalizzazione delle relazioni con il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo aver passato un decennio a sostenerne la caduta.
In Libano, che attualmente ospita circa 1,5 milioni di siriani, la situazione non è tanto diversa. Il governo libanese è pronto a far partire un piano per il rimpatrio di 15mila rifugiati siriani al mese.
La solidarietà vale solo per i rifugiati ucraini?

👉 🇵🇰 Nuovo colpo di scena nella campagna che Imran Khan sta portando avanti per chiedere elezioni anticipate: la polizia gli ha intimato di apparire davanti a un tribunale con l’accusa di terrorismo. C’è preoccupazione per eventuali proteste di massa, mentre il Pakistan è piegato dalla crisi economica e dall’ inflazione al 25%. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pakistan-imputato-lex-primo-ministro-35990
🌍 SEI MESI DI GUERRA: CHI SALE E CHI SCENDE (IN ECONOMIA)

📉 West side story
Economia europea sull’orlo di una possibile recessione. Questa è una delle prime somme che si possono tirare dopo sei mesi di conflitto in Ucraina. I dati ieri pubblicati confermano infatti il secondo calo consecutivo del Purchasing Managers Index (PMI, misura dell’attività imprenditoriale) dell’Eurozona e dei nuovi ordini.
Una performance negativa guidata dal settore manifatturiero (PMI ai minimi da 26 mesi), e concentrata nelle principali economie europee. In Francia e Germania non si registravano valori così bassi dalla prima ondata pandemica. Viste anche le prospettive di razionamenti energetici in Europa, non sorprende che l’euro sia ai minimi dal 2002 nei confronti del dollaro. Ma anche l’economia americana non se la passa molto meglio: crollo dell’indice PMI ad agosto quattro volte quello europeo.

🇷🇺 Una corazzata Potëmkin?
Se l’economia del fronte occidentale soffre, quella russa ha evitato un tracollo ed è anzi in ripresa. Il rublo, che aveva perso un quarto del suo valore, è ora la valuta più performante al mondo nel 2022. La spesa dei consumatori è rimasta pressoché invariata. Mentre l’inflazione dal 18% è scesa intorno al 13%.
Grazie all’aumento delle importazioni di petrolio russo di India e Cina, Mosca ha visto la sua produzione di greggio ridursi di solo il 3% da febbraio. E complici i prezzi record del gas ha triplicato il suo saldo commerciale. L'impatto delle sanzioni è così stato attutito e la contrazione del PIL nel 2022 dovrebbe essere intorno al 5%. Non proprio quel calo di almeno il 10% inizialmente previsto da molti economisti.

👩‍💻 Questione di tempo
Prima dell’inizio della guerra, il PIL russo era però dato in crescita del 2,5%. Il conflitto e le sanzioni costeranno quindi a Mosca almeno 7 punti percentuali di crescita. L’impossibilità di importare componenti e tecnologia di Europa e alleati ha poi frenato molte industrie russe. In particolare, l’automotive la cui produzione è crollata del 62% nella prima metà dell’anno.
Gli ex dipendenti russi delle aziende occidentali sono stati messi in congedo retribuito per mantenere artificialmente basso il tasso di disoccupazione. 500mila lavoratori hanno invece preferito abbandonare il Paese. Da cui sono fuoriusciti anche 15 miliardi di dollari di investimenti diretti stranieri: il dato peggiore mai registrato.
Le sanzioni stanno quindi funzionando anche se più lentamente del previsto. Le economie occidentali avranno il tempo di attendere che siano più efficaci?

👉 🇺🇦 Nonostante gli allarmi della vigilia, il giorno dell’indipendenza ucraino è trascorso senza grandi incidenti. Ma il bilancio di metà anno in guerra è durissimo: oltre 13.000 vittime civili, 6,7 milioni di rifugiati e un’economia in crisi. Nel frattempo, emergono rivelazioni sconcertanti sugli errori dell’intelligence russa. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/meta-anno-guerra-35993
🌍 MACRON IN ALGERIA: TRA PASSATO SCOMODO E FUTURO INCERTO

🇩🇿 La battaglia (diplomatica) per Algeri
Inizia oggi la tre giorni di Macron in Algeria. Non è un caso avvenga proprio ora, a cinque anni dall’ultima visita del presidente nell’ex colonia. Algeri si sta muovendo sempre più lontano da Parigi. Anche a livello culturale, come dimostra la progressiva sostituzione dell’uso del francese a favore dell’inglese nel sistema scolastico nazionale. Parallelamente, si sta avvicinando sempre più alla Cina, primo partner commerciale (davanti alla Francia), e a Mosca, con cui terrà esercitazioni congiunte a novembre.
In un periodo di crisi energetica è quindi essenziale per Parigi ricucire le relazioni con il terzo più importante esportatore di gas verso l’Europa. Ecco perché una folta delegazione di 90 persone tra ministri (sei) e dirigenti d'azienda accompagnerà Macron nel suo viaggio.

🛂 Il peso della storia
Da recuperare nei rapporti franco-algerini c’è però molto. L’anno scorso, Macron ha accusato l'Algeria di riscrivere la storia e di incoraggiare l'odio verso la Francia. Come se non bastasse, ha poi annunciato una riduzione del 50% dei visti concessi agli algerini. Normale che Algeri non l’abbia presa troppo bene: ambasciatore a Parigi temporaneamente richiamato in patria e divieto di accesso di mesi allo spazio aereo algerino per gli aerei militari francesi.
Ecco perché Macron sarà sotto pressione per fare una dichiarazione pubblica che riconosca la memoria storica dell’Algeria sul passato coloniale francese. E per trovare un accordo su uno dei principali punti di discordia tra i due Paesi: il rimpatrio degli immigrati clandestini in Algeria.

🇫🇷 Engie, when will those clouds all disappear?
Oltre che sul passato Macron vorrebbe concentrarsi sul futuro. Secondo l’Eliseo non saranno siglati accordi energetici con l’Algeria. Ma la presenza sull’aereo presidenziale dell'amministratore delegato dell'azienda energetica Engie suggerisce che un aumento delle forniture di gas algerino quanto meno sarà discusso. Viste le difficoltà di Algeri ad aumentare la propria produzione di gas, difficilmente Parigi tornerà a casa con una intesa come quella tra Italia e Algeria dello scorso mese.
Il tempo però stringe. Il prezzo del gas ha superato quota 300 euro al megawattora. Di questo passo i governi europei saranno costretti a stanziare nuovi fondi (280 miliardi di euro finora allocati) contro il rincaro energetico. I limiti al riscaldamento degli edifici pubblici, approvati oggi in Germania, potrebbero essere presto applicati in tutta Europa.
Macron rischia un’accoglienza fredda ad Algeri, ma (letteralmente) anche a Parigi.

👉 🇪🇹 Nuovi scontri in Etiopia fra l’esercito e le milizie del Tigray hanno rotto una fragile tregua durata solo 5 mesi. Il timore è che si inneschi di nuovo un conflitto che ha provocato massacri etnici e stupri di massa, proprio mentre milioni di persone sono a rischio alimentare per la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-torna-la-violenza-tigray-35996
🌏 CINA-TAIWAN: TENSIONE COSTANTE

🇹🇼 Cortesie per gli ospiti
Ancora una delegazione Usa a Taiwan. Si tratta della terza visita di un funzionario americano a Taipei (un senatore repubblicano in questo caso) nelle ultime tre settimane. Insomma, nonostante il clamore mediatico e la reazione di Pechino scatenati dalla missione diplomatica di Nancy Pelosi sull’isola, Washington non cambia la sua linea.
E non la cambia neanche la Cina. La risposta al viaggio di Pelosi era stata l’esercitazione militare più grande di sempre attorno a Taiwan. In occasione della visita di oggi, e di quella del governatore dell’Indiana di dieci giorni fa, 15 aerei e alcune imbarcazioni cinesi hanno attraversato la linea mediana dello Stretto (il confine immaginario non ufficiale che separa le acque cinesi da quelle taiwanesi). Violazioni ormai all’ordine del giorno con un preciso intento.

🇨🇳 La sottile linea mediana
Da agosto sono state più di 600 le incursioni di aerei cinesi nello spazio aereo taiwanese. Quasi quanto il totale dei sette mesi precedenti. Rapidi voli sopra le acque taiwanesi, che segnalano un radicale cambio della posizione cinese nello Stretto. Per decenni la linea mediana è stata tacitamente riconosciuta da Pechino, che ora punta invece a normalizzare la sua presenza nelle aree contigue a Taiwan.
La Cina non sembra ancora aver la capacità di invadere rapidamente Taiwan. Ecco perché le ripetute incursioni militari di questo mese segnalano una possibile diversa strategia per costringere l'isola a fare concessioni in futuro: un blocco navale e aereo temporaneo per impedire le vitali importazioni taiwanesi di carburante e cibo (l’isola importa il 66,4% del suo apporto calorico annuale).

✈️ Corsa al riarmo
Taiwan non resta però a guardare. Nella legge di bilancio presentata oggi, le autorità taiwanesi hanno proposto un aumento annuo del 14% della spesa militare: il suo sesto incremento consecutivo, nonché quello di maggiore entità dal 2007.
Includendo anche un fondo speciale per nuovi caccia, il bilancio della difesa di Taiwan raggiungerebbe così i 19,4 miliardi di dollari (contro i 293 miliardi di Pechino), pari al 2,4% del PIL. L’isola entrerebbe così nella top20 dei Paesi con la più alta spesa militare al mondo davanti alla Turchia (15,5 miliardi di dollari). La proposta verrà presentata nelle prossime settimane al Parlamento, dove si potrebbe anche aprire un dibattito sulla possibilità di estendere la leva obbligatoria (oggi solo di 4 mesi).
Si potrà mai tornare allo status quo precedente l’arrivo della Pelosi a Taiwan?

👉 🇺🇦 La centrale nucleare di Zaporizhzhia è rimasta isolata dalla rete elettrica, facendo temere il peggio per i suoi reattori. Per ora il pericolo è scampato. Ma molti i segnali fanno intuire che il conflitto sarà purtroppo lungo. Primo fra tutti, la decisione di Putin di aumentare gli effettivi dell’esercito. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/zaporizhzhia-senza-elettricita-35999
🌍 EUROPA: ALLA CANNA DEL GAS

❄️ Il (primo) lungo inverno
Da cinque a dieci terribili inverni. È la previsione della ministra dell’energia belga che ieri è tornata a parlare (per la seconda volta in una settimana) di quanto potrebbe durare il periodo di alti prezzi dell’energia in Europa.

Questo, ovviamente, se la riduzione delle forniture russe dovesse proseguire ai livelli odierni, o addirittura peggiorare. D’altronde con l’invasione dell’Ucraina ormai entrata nel suo settimo mese e, in assenza di una soluzione negoziale, il numero di inverni duri menzionato dalla ministra non sembra una possibilità così remota.

🇪🇺🇷🇺 Presente imperfetto
È da giugno che le forniture di gas dalla Russia verso l’UE fanno segnare un –70% rispetto al periodo pre-crisi. Per l’Europa significa dover trovare alternative a quasi un terzo di tutte le forniture di gas. E, proprio per questo, i prezzi del metano oggi volano intorno ai 300 €/MWh, 15 volte più alti rispetto all’anno scorso.

Non si tratta dunque di affrontare i prossimi cinque inverni, ma quello che sta arrivando. Con gli stoccaggi pieni al 79%, di fatto l’UE ha già raggiunto oggi l’obiettivo che si era prefissata per ottobre. Ma il dato maschera una realtà preoccupante: anche così, il gas conservato negli stoccaggi basta solo per il 20% dei consumi tedeschi o italiani, e ancor meno per Polonia (15%) e Bulgaria (10%), paesi che a maggio hanno deciso di fare del tutto a meno del gas russo.

🔥 Vicoli ciechi
I governi si trovano così di fronte alla prospettiva di dover razionare il gas per ridurre i consumi invernali. Persino l’Italia, pur con forniture molto più diversificate rispetto ad altri Paesi europei, non è immune: se la Germania e altri Paesi nordici dovessero avere bisogno di più gas dalla Norvegia, che da sola attualmente soddisfa il 13% della domanda italiana, sarebbe Roma a rischiare di rimanere “a secco”.

Intanto le opinioni pubbliche chiedono aiuti per far fronte a bollette più che raddoppiate. In risposta, i governi europei hanno già impegnato risorse per 280 miliardi: persino più dei 210 miliardi addizionali che la Commissione Ue proponeva di spendere entro il 2027 per accelerare la transizione verde.

E un chiaro segnale contraddittorio: se si riducono i costi in bolletta, si sostengono i consumi. Che invece, senza gas russo, dovrebbero scendere.

👉 📉 Per capire l’impatto della crisi energetica, le possibili vie di uscita e le alternative al gas russo, puoi consultare la dashboard interattiva del nostro ISPI DataLab, sempre aggiornata con nuovi dati. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726