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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌍 GAS: WINTER IS COMING

✂️ Diamoci un taglio
Una riduzione volontaria del 15% dei consumi di gas naturale, a partire dal prossimo mese, è la proposta avanzata oggi dalla Commissione Europea. Comprimere quindi la domanda di gas adesso per arrivare preparati al prossimo inverno, anche in vista di una possibile interruzione delle forniture russe.
Già lunedì l’Agenzia internazionale per l’energia aveva messo in guardia l’UE: in assenza di tagli profondi, se la Russia dovesse interrompere le forniture di gas anche solo dal 1° ottobre, sarebbe sufficiente un inverno freddo per farci rimanere a secco.
E, dunque, in balia del Cremlino.

🇪🇺 L’Unione fa la forza?
Senza gas russo, la Commissione stima che l’economia europea dovrà affrontare una ulteriore contrazione del PIL dell’1,5%, che avvicinerebbe l’Europa alla stagnazione. Niente di paragonabile alla profonda recessione in Russia (almeno -8% quest’anno), ma comunque una forte frenata rispetto alle previsioni di fine 2021 (+4,3%).
Anche per questo, le proposte della Commissione puntano ad attutire il “colpo” applicando razionamenti sin da subito. D’altronde gli stoccaggi europei, dopo aver sfiorato i minimi dell’ultimo decennio a marzo, grazie a un inverno mite e alle azioni dei governi, sono già in recupero (lunedì erano al 65% di riempimento, esattamente in linea con la media 2015-2019).
Ma l’interruzione di Nord Stream dà un assaggio di ciò che potrebbe succedere quest’inverno.

🚱 Fino all’ultimo metro cubo
Negli ultimi giorni infatti la Germania, il Paese più colpito dalla chiusura del gasdotto, ha dovuto prelevare gas dagli stoccaggi, anziché immetterlo. Fatto più unico che raro in piena estate. E Uniper, l’azienda tedesca che acquista e rivende gas russo, si è ritrovata con un buco di bilancio da 9 miliardi di euro a causa dei prezzi alti e della necessità di procurarsi gas altrove.
Se l’Europa trema, la Russia non ride. La settimana scorsa, malgrado i prezzi altissimi, le entrate fatte registrare da Mosca (140 milioni di euro al giorno) sono state le più basse da agosto 2021. La media di marzo di 440 milioni di euro al giorno è ormai un lontano ricordo. Mentre i costi della guerra non accennano a diminuire.
Davvero il Cremlino potrà permettersi di chiudere i rubinetti?

👉 📊 Per capire la crisi energetica, le possibili vie di uscita e le alternative al gas russo, ISPI DataLab ha lanciato una dashboard interattiva con dati sempre aggiornati. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌍 BCE: INIZIA LA STRETTA

💶 Il guardiano del faro
Rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base (p.b.). È quanto ha annunciato oggi la Banca centrale europea (BCE), confermando le previsioni dei mercati, che però solo fino a qualche settimana fa si attendevano un aumento di soli 25 punti.
Una scelta giustificata, e quasi obbligata, dall’inflazione alle stelle di giugno (+8,6%, ormai lontanissima dal target del 2%) e dalle politiche monetarie già intraprese dalle altre banche centrali occidentali: +150 p.b. della FED da marzo (+75 solo a luglio) e +125 p.b. per la Bank of England.
Eppure per Christine Lagarde, presidente della Bce, la direzione di marcia è tutt’altro che scontata.

🛡 Il cielo sopra... Francoforte
Le economie occidentali stanno infatti rallentando per il combinato disposto guerra e sanzioni. Inoltre, l’Eurozona potrebbe affrontare una sfida extra: una nuova, probabile divaricazione degli spread sui titoli di stato tra Paesi “forti” (come la Germania) e “deboli” (come la Grecia).
Si teme insomma il ripetersi di una crisi simile a quella del 2011-2014, che rischiò di trascinare anche Spagna e Italia (assieme a Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo) nel baratro. Allora il debito pubblico italiano valeva il 120% del PIL, mentre ha raggiunto il 151%. Motivo per cui al centro del consiglio BCE di oggi c’era anche il TPI, il nuovo “scudo anti-spread". Una difesa che, se necessario, entrerà in azione per contrastare “dinamiche disordinate” di mercato. Ma che non è certo sia sufficiente.

📈 Niente pasti gratis
Insomma, proprio mentre Draghi si dimette da premier, si conclude anche il periodo da lui inaugurato alla Bce: quello dei tassi a zero o negativi, delle politiche non convenzionali e, soprattutto, del suo “whatever it takes”. Azioni che placarono i mercati nel periodo più duro, riportando gli spread su tassi accettabili.
Oggi invece la crisi politica in Italia sta facendo volare lo spread, salito a 238 punti base (+8% da ieri). Spread italiano che ha superato quello greco, oggi a 236, malgrado il rapporto debito/PIL di Atene sia al 190%.
Se anche la politica iniziasse a metterle i bastoni fra le ruote, il compito della BCE potrebbe presto diventare improbo.

👉 🇪🇺 📊In Europa e USA l’inflazione è alle stelle. Le banche centrali corrono ai ripari: ma l’inflazione è qui per restare? Ne abbiamo parlato nell’ultimo numero del nostro ISPI DataLab. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linflazione-e-qui-restare-35680
🌍 GRANO: HABEMUS CONSENSUM

🍞 Accordo stretto
Ucraina e Russia hanno firmato oggi a Istanbul un accordo per l’istituzione di un corridoio nel Mar Nero per l’esportazione di prodotti alimentari. Dopo mesi di stallo nei negoziati, l'intesa sembra essere arrivata con l’incontro tra Erdoğan e Putin a Teheran di martedì scorso.
Al centro dell’accordo di oggi ci sono sì prodotti ucraini: 22 milioni di tonnellate di grano, mais e altri raccolti che attendono di essere trasportati verso il resto del mondo. Ma anche quelli russi.

🚢 Sospiro di sollievo...
Le spedizioni ucraine erano ferme dal 24 febbraio. A queste si univa il blocco volontario delle esportazioni di grano russe (negli ultimi anni doppie rispetto a quelle ucraine: 8% vs 16% del totale delle esportazioni mondiali), formalmente per questioni di sicurezza nazionale. Due “blocchi” di natura diversa, ma dalle conseguenze simili: l’ulteriore aggravamento del vertiginoso aumento dei prezzi dei beni alimentari, già in atto da inizio 2021 (+29% l’anno scorso, poi salito a +75% dopo la crisi ucraina).
Già a giugno i prezzi però avevano cominciato a crollare. Prima grazie alle notizie di buoni raccolti altrove, poi a seguito di trattative sempre più promettenti. Che oggi arrivano alla loro naturale conclusione; per una volta, senza che il Cremlino faccia un passo indietro.

🔥 … o crisi senza fine?
L’esplosione dei prezzi dei beni alimentari aveva preoccupato molti osservatori. Preoccupazioni rivolte soprattutto verso una particolare zona del mondo: il Medio Oriente. D’altronde era stato proprio lì che l’ultima forte impennata dei prezzi dei prodotti agricoli, nel 2011, aveva innescato le cosiddette “Primavere arabe”.
Invece le crisi economiche – tramutatesi anche in crisi politiche – sono arrivate innanzitutto da “fuori area”: dallo Sri Lanka, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia, neppure nella regione mediorientale c’è da stare tranquilli: il Libano, già in fortissima crisi sociale, politica ed economica, in tempi di pace importava l’80% del suo grano da Kiev. E, avendo perso gli stoccaggi di grano nell’esplosione del porto di Beirut, era già dovuta correre ai ripari razionando la poca farina rimasta.
Gli occhi ora sono rivolti all’Egitto, che per la disperazione a fine giugno si è aggiudicato a prezzi elevatissimi un grosso carico di grano proveniente da Francia e Romania. La crisi è davvero finita con l’accordo?

👉 🎧 🇮🇹 Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo della crisi del governo guidato da Mario Draghi, e del suo impatto sull’Europa e nel mondo. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-nel-mondo-della-crisi-del-governo-di-mario-draghi-35860
🌍 VAIOLO DELLE SCIMMIE: PIÙ PRECAUZIONE CHE EMERGENZA

🦠 Vedo, sento e parlo
Il vaiolo delle scimmie è un’emergenza sanitaria globale. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti deciso di includere il morbo nel più alto livello di allerta della sua scala di rischio sanitario. Ovvero, ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale, si tratta di un evento straordinario che potrebbe estendersi a più Paesi e che richiede una risposta globale coordinata.
Tanto straordinario però non è: dal 2011 lo stesso provvedimento è stato adottato dall’Oms per altri sei virus, Covid19 compreso. L’obiettivo è quello di stimolare i sistemi sanitari nazionali a farsi trovare preparati. Ma le risposte frammentarie e spesso tardive alle prime ondate del coronavirus hanno dimostrato come non sempre tali suggerimenti vengano recepiti. Almeno finora.

🇪🇺 Epicentro Europa
I casi globali di vaiolo delle scimmie sono in rapido aumento. Nell’ultimo mese sono più che quintuplicati: da 3mila in 47 paesi a 16.800 in 74 paesi. Ma i decessi ufficiali sono solo 5. Tanto che lo stesso direttore generale dell’Oms sottolinea come il rischio nel mondo sia relativamente moderato. Tranne che in Europa.
Il 63% di questi casi sono infatti concentrati nel Vecchio Continente. In particolare, la Spagna è il paese più colpito, con più di 2800 casi registrati da maggio, quando il virus è comparso al di fuori dei sei Paesi africani dove da decenni è endemico. Il picco sembra però già superato. I contagi giornalieri nell’Ue stanno rallentando e sono nell’ordine delle poche centinaia. Insomma, non siamo di fronte a un nuovo Covid.

💉 Trova le differenze
Il vaiolo delle scimmie è stato per la prima volta identificato nel 1958. Di conseguenza, per contrastarlo esistono già test diagnostici, farmaci antivirali e soprattutto vaccini. Come quello anti-vaiolo Imvanex, che ha oggi ricevuto il via libera dell’Agenzia europea del farmaco per un suo utilizzo anche contro il vaiolo delle scimmie.
Bavarian Nordic, l’azienda che lo produce, ha detto di avere a disposizione più di 5 milioni di dosi. E di poterne produrre 40 milioni all’anno. Data l’attuale contagiosità, una nuova corsa ai vaccini sembra per ora scongiurata. Così come la competizione tra gli Stati europei: la Commissione ha nuovamente fatto ricorso ad acquisti congiunti, assicurandosi nell’ultimo mese 163mila dosi.
L’Europa sembra più attrezzata per far fronte a eventuali nuove pandemie. Ma lo sono anche i Paesi in via di sviluppo?

👉 🇷🇺 Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov vola in Africa per un tour in Egitto, Congo, Etiopia e Uganda. E agli africani dice: “La crisi del grano non è colpa di Mosca”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lavrov-tour-africa-35871

🔍 🇹🇳 Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento sul referendum costituzionale che si tiene oggi in Tunisia, esattamente a un anno dalla stretta autoritaria del presidente Kais Saïed. Il risultato potrebbe espandere ulteriormente i poteri presidenziali, sollevando dubbi sull’effettiva democraticità delle istituzioni locali: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tunisias-constitutional-referendum-test-saieds-rule-35848
🌍 CRISI DEL GAS: COMPROMESSI EUROPEI

✂️ Taglia e cuci
Fumata bianca al Consiglio Affari Energia europeo. I ministri dell’energia hanno oggi raggiunto un compromesso sul piano per il razionamento dei consumi di gas, presentato dalla Commissione la scorsa settimana. Approvato all’unanimità (con l’eccezione dell’Ungheria) l’obiettivo di un taglio volontario dei consumi del 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, da raggiungere entro fine marzo.
Ma non da tutti. Gli Stati membri (come Portogallo e Spagna) poco interconnessi alle reti del gas del resto d’Europa, con reti elettriche non sincronizzate con il sistema elettrico europeo (i Baltici), o con stoccaggi superiori all’80%, potranno limitare il taglio dei propri consumi a “solo” il 7%. Insomma, quasi più deroghe che Stati membri. E non è l’unico stravolgimento della proposta originaria.

🚱 No(rd) Stream 1
Come nel testo originale, spetta alla Commissione o ad almeno cinque Paesi membri, proporre lo stato di allerta europea che rende obbligatorio il taglio dei consumi. La novità introdotta oggi è che il Consiglio deve poi approvare questa proposta. Ovvero, l'esecutivo europeo è esautorato a favore dei leader nazionali, che verosimilmente prenderanno una decisione così politicamente difficile solo quando sarà assolutamente inevitabile.
Potrebbe presto esserlo. Da domani i flussi di gas russo attraverso Nord Stream 1 verranno dimezzati. Secondo Mosca, a causa di una nuova manutenzione di una turbina, il gasdotto dovrà operare al 20% della sua piena capacità. Una scusa, già usata per la sua chiusura di dieci giorni, sempre meno credibile: la Russia non ha compensato il gas mancante attraverso gli altri condotti.

📈 Favori non ricambiati
E dire, che pur di evitare nuovi tagli alle forniture e ritardare un razionamento dei consumi energetici, l’Unione Europea ha persino allentato le misure contro la Russia. La scorsa settimana, con l’approvazione del nuovo pacchetto di sanzioni, è stato rimosso il divieto alle transazioni tra società statali russe e compagnie europee (specie le assicurazioni) necessarie per vendere petrolio russo a Paesi terzi.
Inoltre, si è convinto il Canada a togliere il suo divieto di fornire attrezzature a Gazprom, così da consentire la restituzione all’azienda russa della turbina di Nord Stream in manutenzione nel Paese. Aperture alla Russia volte a frenare i prezzi dell’energia, ma finora inefficaci: il prezzo del gas è di nuovo ai massimi di sempre, già toccati a inizio marzo (200 euro per megawattora).
L’Ue si può veramente permettere accordi al ribasso?

👉 🇹🇳 Al referendum in Tunisia vince il Sì per la nuova Costituzione. Il Paese va verso l’iper-presidenzialismo voluto da Kais Saied, ma per molti la deriva autoritaria è a un passo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/referendum-tunisia-la-vittoria-di-saied-35875
🌎 ECONOMIA GLOBALE: TASSI SU, CRESCITA GIÙ

💲 Punti di sutura
Un rialzo di 75 punti base dei tassi di interesse. Questo è l’annuncio che ci si attende stasera dalla Federal Reserve. Sarà il quarto aumento da inizio anno dopo quello di giugno delle stesse dimensioni (il più grande negli ultimi 30 anni), e quelli di marzo (25 punti) e maggio (50). Un ulteriore rialzo da 50 punti è previsto a settembre, ma potrebbe essere ancora più grande se l’inflazione non rallenterà.
I tassi di interesse, vicini allo zero a inizio anno, toccheranno così i massimi dall’estate 2019 (tra il 2,25% e il 2,50%): uno dei più rapidi cambi di marcia della politica monetaria statunitense. Che più diventa restrittiva più rallenterà la crescita economica. Anche se ormai la frenata c’è già stata.

📉 Problemi di stima
I rendimenti dei titoli del Tesoro americano a due anni sono ora più alti di quelli dei titoli a dieci anni. Un segnale di perdita di fiducia nella crescita economica nel breve termine. Anche perché tale crescita potrebbe essere negativa per il secondo trimestre di fila, quella che viene definita una recessione tecnica. Non sorprende che le previsioni di crescita del PIL USA per il 2022 siano state quindi riviste al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale: 1,7 punti percentuali in meno rispetto a quelle di gennaio.
Gli USA sono però in buona compagnia. Per l’Eurozona, quest’anno l’FMI ipotizzava prima della guerra un aumento del PIL del 3,9% ora ridimensionato al 2,6%. Mentre la crescita cinese si fermerà al 3,3%: la performance peggiore dal 1976 (a parte il 2020, primo anno della pandemia).

🐌 Una serie di sfortunati eventi
A una minor crescita in tutte le principali economie del mondo corrisponde inevitabilmente un rallentamento dell’economia mondiale, rispettivamente di 0,4 punti percentuali nel 2022 e di 0,7 nel 2023 rispetto alle stime di aprile. E si tratta di uno scenario relativamente ottimistico che può solo peggiorare.
In caso di manovre più restrittive delle banche centrali, nuovi lockdown in Cina e uno stop alle esportazioni di gas e greggio russi in Europa, si perderebbero altri 1,5 punti percentuali di crescita globale in questo biennio. Ipotesi non così remote, considerando le intenzioni della FED (e della BCE), il lockdown annunciato oggi a Wuhan e il dimezzamento dei flussi di Nord Stream 1.
Con finanze pubbliche ancora provate dalla pandemia e la necessità di politiche macroeconomiche disinflazionistiche, il rallentamento economico è inevitabile?

👉 🇺🇦 C’è attesa per la ripresa delle esportazioni di grano dall’Ucraina dopo la firma dell’accordo di Istanbul. Ma la Russia avvisa l’Occidente: “Rimuovere sanzioni a cibo e fertilizzanti russi”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-lincognita-del-grano-35888
🌍 MACRON E LAVROV IN AFRICA: SAFARI DIPLOMATICI

🇫🇷 🇷🇺 J’accuse (sul grano)
Botta e risposta in Africa tra Lavrov e Macron. Si è ieri concluso il viaggio del ministro degli esteri russo in quattro paesi africani. Mentre oggi è finito il tour africano di Macron: il primo viaggio diplomatico fuori dall’Europa del suo secondo mandato. Una coincidenza di tempi non casuale, tra interessi sovrapposti e tentativi di accreditarsi come partner affidabile agli occhi dei leader del continente.
A dominare i diversi incontri bilaterali la crisi alimentare. Lavrov, con tanto di articolo pubblicato dai principali giornali dei Paesi visitati, ha tentato di far ricadere sull’Europa le responsabilità per il mancato export di grano. Macron smentisce e a sua volta accusa Mosca di usare la fame come arma. Un copione già visto ma ricco di altre sfaccettature.

🪖 I Mali francesi
Il viaggio di Macron arriva in un momento in cui la Francia è impegnata a ricalibrare la sua presenza nell’Africa Occidentale. Il ritiro delle truppe francesi dal Mali, dopo nove anni nel Paese in chiave di contrasto al jihadismo, ha lasciato spazio a una maggior presenza di Mosca nella regione.
La compagnia militare privata Wagner, considerata come un braccio armato del Cremlino, sembrerebbe operare in 18 paesi africani. A cui potrebbe presto aggiungersi il Camerun (non a caso tra le mete di Macron) che ad aprile ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Russia. Mosca è poi il principale fornitore di armi all’Africa: 44% delle importazioni totali negli ultimi cinque anni (vs il 6% della Francia). Insomma, c’è più del grano in gioco.

🍞 Tra due fuochi
I Paesi africani hanno tendenzialmente evitato di schierarsi apertamente riguardo al conflitto. Fin dal loro voto di marzo sulla risoluzione ONU di condanna all’aggressione russa: 28 voti a favore, 25 astenuti o assenti, e un voto contrario (l’Eritrea). Nessuno Stato africano ha poi aderito alle sanzioni occidentali. Un’ipocrisia secondo Macron, mentre Lavrov ha lodato la posizione, da lui definita “responsabile ed equilibrata” del continente africano.
Con 23 Paesi africani che importano almeno un quinto del loro grano dalla Russia non c’è da sorprendersi se sono restii a minare il rapporto con Mosca. L’allineamento tra Africa e blocco occidentale non è insomma scontato.
I summit dei prossimi mesi tra Paesi africani e Russia e quello Africa-USA potrebbero ulteriormente spostare l’ago della bilancia. La partita diplomatica in Africa è destinata a surriscaldarsi?

👉 🇮🇶 Baghdad come Capitol Hill: manifestanti irrompono nel parlamento iracheno per protesta. Lo stallo politico, a 10 mesi dal voto, tiene in ostaggio le istituzioni e rischia di precipitare l'Iraq nel caos. Di nuovo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iraq-assalto-al-parlamento-35901
🌏 CINA: ECONOMIA IN RISTRUTTURAZIONE

🇨🇳 Ambizioni al ribasso
“I risultati migliori possibili”
. Questo è l’obiettivo economico a cui il Politburo cinese ieri ha annunciato di ambire. Una mancanza di precisione quanto mai anticonvenzionale per una Cina abituata a programmare i decimali dei suoi obiettivi di crescita. Ma il +5,5% del PIL inizialmente annunciato per il 2022 non sarà raggiunto di almeno un paio di punti percentuali: un fallimento da far passare in sordina nell’anno in cui Xi cerca il suo terzo mandato.
Nel secondo trimestre, l’economia cinese, alle prese con i ripetuti lockdown, è cresciuta solo dello 0,4%. Ma anche senza considerare la pandemia, Pechino fa i conti con problemi strutturali. Come il peggior crollo di sempre del mercato immobiliare le cui vendite sono in calo da undici mesi consecutivi.

🏘 Lavori in corso
Negli ultimi due anni, Pechino ha attutato una stretta del credito al settore immobiliare per calmierare i prezzi delle abitazioni e limitare le speculazioni sul mattone. Misure che hanno però portato al default numerosi costruttori cinesi, tra cui il colosso Evergrande, con un passivo di oltre 300 miliardi di dollari, chiamato a presentare questa settimana un piano di ristrutturazione preliminare.
Di conseguenza, i costruttori cinesi hanno sospeso i lavori di costruzione di ben 8 milioni di abitazioni. Per evitare che un numero crescente di acquirenti di case smetta di pagare i propri mutui (o peggio scenda in piazza), Pechino è tornata sui suoi passi: Bank of China e le banche commerciali statali puntano ora a mobilitare 148 miliardi di dollari di prestiti per il settore.

🛣 Debt and road initiative
Quello del settore immobiliare non è l’unico debito che preoccupa la Cina. La Belt and Road Initiative (BRI), solo cinque anni definita da Xi Jinping il "progetto del secolo”, si sta trasformando nella prima crisi del debito cinese all’estero.
La partecipazione di nazioni fortemente indebitate o persino in default (Sri Lanka e Zambia) ha costretto le istituzioni finanziarie cinesi a rinegoziare, negli ultimi due anni, 52 miliardi di dollari di prestiti concessi a progetti BRI in questi Paesi. Più del triplo dei 16 miliardi dello scorso biennio. Non una bella notizia, considerando come la Cina sia la più grande fonte di credito allo sviluppo per il resto del mondo. Più della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale.
Complice la recessione tecnica negli USA, la locomotiva economica del mondo è in panne?

👉 🎧 🇹🇳 Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo del referendum costituzionale della Tunisia, che chiude un ciclo aperto più di dieci anni fa dalle primavere arabe. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-referendum-che-potrebbe-cambiare-sempre-la-tunisia-35907

👉 🇺🇸 📞 In un’attesa telefonata, durata più di due ore, Il presidente cinese ammonisce Biden su Taiwan: “Non si scherza col fuoco”. E il possibile viaggio della speaker Pelosi a Taipei preoccupa Washington. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-usa-confronto-su-taiwan-35912
🌍 GRANO, UCRAINA: CHI SEMINA RACCOGLIE?

🚢 Un bastimento carico carico di...
Partita. Per la prima volta da oltre cinque mesi, oggi una nave è salpata dal porto di Odessa con 26.000 tonnellate di grano a bordo. È il risultato di settimane di trattative, volute dalla Turchia sotto gli auspici Onu, che si spera portino allo sblocco delle esportazioni di cereali e più in generale prodotti alimentari dall’Ucraina, ferme dall’invasione russa del 24 febbraio scorso.
Il Ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, lo definisce “un giorno di sollievo per il mondo”. Gli fa eco il suo omologo alle infrastrutture: “Un grande passo per evitare la fame nel mondo”.
Ma se davvero fosse destinato a diventarlo, questa prima spedizione dovrebbe essere solo l’inizio.

🇺🇦 Cum grano salis
Domani la nave attraccherà a Istanbul e sarà ispezionata da un comitato quadripartito👉 (composto da funzionari di Russia, Ucraina, Turchia e Onu) per assicurarsi che contenga solo carichi consentiti, per poi procedere verso la sua destinazione ultima. Il Libano, in questo caso.
Dopo questa, altre 16 navi attendono di lasciare Odessa. Tuttavia, anche se queste prime spedizioni andassero a buon fine si tratterebbe solo del 2% delle esportazioni annuali ucraine nei tempi pre-invasione. Equivalenti allo 0,2% delle esportazioni mondiali.
Pochissimo, per quello che prima della crisi era il quinto esportatore di grano al mondo.

🍞 Un’ottima annata
Persino prima dell’accordo (raggiunto due settimane fa) e della spedizione odierna, il prezzo del grano era crollato di oltre il 35%. Aiutato da ottime notizie dagli altri “granai” del mondo: USA ed Europa. Così come in Russia, che ha avuto un ottimo raccolto e ripreso le esportazioni (sospese fino a giugno). Ma un ruolo lo ha giocato anche il rallentamento della crescita mondiale, che suggerisce minori consumi futuri.
Così si registra una sorta di ritorno a una normalità pre-invasione. Che normalità, però, non era. A inizio febbraio di quest’anno, infatti, il grano aveva raggiunto gli 800 $/bushel. Molti meno dei 1.300 sfiorati nel picco post-invasione, ma pur sempre il doppio rispetto ai prezzi del 2016. Le cause? Siccità sempre più frequenti, colli di bottiglia logistici causati dalla pandemia, e costi di fertilizzanti ed energia in crescita.
Cause che, a detta di molti, guerra o non guerra sono qui per restare.

👉 🇽🇰 🇷🇸 La disputa sulle targhe tra Pristina e Belgrado riaccende le tensioni al confine tra Kosovo e Serbia. Mosca parla di ‘provocazione’ e la missione Nato aumenta i pattugliamenti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tra-serbia-e-kosovo-e-ancora-guerra-delle-targhe-35917
🌏 PELOSI A TAIWAN: UNA VISITA NON GRADITA

🇹🇼 Volo last minute
Atterrata. Il vociferato arrivo a Taiwan della Speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, è realtà. In compagnia di una delegazione di cinque deputati democratici, domani potrebbe incontrare la Presidentessa taiwanese Tsai Ing-wen e un gruppo di attivisti per i diritti umani.
Si tratta della prima visita a Taipei di un alto rappresentante USA dal 1997. E non un rappresentante qualunque: tra proteste in Piazza Tiananmen e incontri col Dalai Lama, Pelosi è una delle voci americane più critiche del Partito Comunista Cinese, oltre a essere la terza carica istituzionale americana. Naturale che, per Pechino, il suo arrivo, sull’isola su cui ritiene di avere sovranità legittima sia piuttosto indigesto. Complice anche un tempismo tutt’altro che ideale. Per tutti.

🇨🇳 Fiamma viva
Nella loro telefonata di quasi due ore e mezza dello scorso giovedì, incentrata proprio sul viaggio della Pelosi, Xi Jinping ha avvertito Biden che “chi gioca con il fuoco si brucerà”. Un monito minaccioso su cui pesa il particolare momento storico cinese. A breve inizieranno i preparativi del XX Congresso del Partito comunista, che dovrebbe conferire a Xi il suo terzo mandato. Non può permettersi una reazione debole, anche alla luce di una crescita prevista del PIL (+3,3% secondo il Fondo Monetario Internazionale) che sarà la seconda peggiore dal 1976.
Finora la Cina si è però limitata a risposte già viste in occasione delle precedenti visite di funzionari stranieri nell’isola: sortite di aerei e navi da guerra nello Stretto di Taiwan. E un ban all’export dell’industria agroalimentare taiwanese (4,4% del PIL nazionale).

🇺🇸 Disobbedienza
Anche per Biden, la visita di Pelosi crea più di un grattacapo. Un ulteriore inasprimento delle tensioni con la Cina finirebbe per avvicinarla ulteriormente a Mosca: lo scenario più temuto a Washington. E rende più complicate le negoziazioni con Pechino per rimuovere parte dei 250 miliardi di dollari di dazi sulle importazioni cinesi (retaggio della trade war trumpiana) e abbassare così di fino a 0,4 punti percentuali l’inflazione americana da record.
Ecco perché Biden aveva chiesto a Pelosi di rimandare il viaggio a dopo il Congresso del Partito Comunista. Essendo il Comandante in capo delle forze armate, avrebbe potuto fermare l’aereo militare su cui la Presidentessa della Camera era in volo. Ma ha preferito non farlo, per non essere accusato di morbidezza verso Pechino a soli tre mesi dalle elezioni di midterm.
Il giudizio del Congresso o del Partito Comunista valgono più della relazione tra Cina e USA?

👉 📜 L’uccisione di Ayman al Zawahiri, numero uno di al-Qaida, raggiunto da missili Usa nel centro di Kabul riapre i nodi del rapporto tra Washington e i Talebani. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uccisione-di-ayman-al-zawahiri-35932
🌍 UCRAINA: LA GRANDE MIGRAZIONE

🇺🇦 Uscita d’emergenza
10 milioni: sono gli attraversamenti della frontiera ucraina dall’invasione russa, lo scorso 24 febbraio, secondo i dati rilasciati ieri dall'agenzia Onu per i rifugiati (UNHCR). In pochi mesi il numero di ucraini e ucraine fuggiti dal conflitto ha già superato quello registrato nelle maggiori crisi migratorie del dopoguerra: quella siriana (6,8 milioni di rifugiati), venezuelana (4,7 milioni) e afghana (2,7 milioni).
Poiché il governo ucraino continua a limitare gli spostamenti degli uomini, a migrare sono soprattutto donne, bambini e anziani. Intanto, mentre la guerra si concentra sempre più nella regione orientale del Donbass, in molti stanno già scegliendo la via del ritorno.
Ma non abbastanza.

🏳️ Ritorno al passato
Tornare a casa è un’opzione non sempre percorribile, anzi. UNHCR ha recentemente annunciato che il numero di rifugiati e sfollati nel mondo quest’anno supererà i 100 milioni. Insomma, 1 persona su 78 nel mondo ha dovuto lasciare la propria casa e non vi ha ancora fatto ritorno. Si scappa dalla guerra e dalle persecuzioni, ma anche dalla povertà estrema e dal cambiamento climatico.
Si scappa, soprattutto, da crisi che stanno diventando sempre più “protratte”: lunghe e irrisolvibili. Così il numero mondiali di rifugiati (cioè di chi oltre ad aver abbandonato la propria casa ha anche lasciato il proprio Paese), che dalla fine della guerra fredda era andato riducendosi, nel 2015 è tornato ai livelli del 1990 (20 milioni) e oggi supera i 27 milioni.

🚪 Incudine e martello
Insomma, movimenti migratori che non svaniranno nel breve periodo. Al contrario: tra il rallentamento dell’economia mondiale, il perdurare dei conflitti e il surriscaldamento del pianeta il numero di persone indotte ad abbandonare il Paese natio è destinato ad aumentare.
Ma proprio lo spettro di un rallentamento economico, o addirittura di una recessione in Europa, spaventa quei governi che inizialmente hanno accolto gli ucraini in fuga a braccia aperte. Nei Paesi Ue il peso delle sanzioni (e soprattutto delle controsanzioni russe) aggrava un quadro già complicato dalle necessità di ripresa post-pandemia.
In Francia si è votato ad aprile, e gli elettori non hanno premiato Macron. In Ungheria ha invece stravinto Orbán, non certo un sostenitore delle “porte aperte”. In Italia le elezioni sono alle porte. Quanto ancora resisterà la solidarietà europea?

👉 🇹🇼 Nancy Pelosi ha lasciato Taiwan alla volta della Corea del Sud. Ma la sua visita ‘storica’ sull’isola rischia di far saltare i fragili equilibri che regolano le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pelosi-taiwan-sfida-pechino-35938