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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌍 IL MONDO IN DEFAULT

🇱🇰 Il pariah
Da oggi lo Sri Lanka ha un nuovo presidente. Dopo 36 ore di limbo politico, con l’ex presidente in fuga prima alle Maldive e poi a Singapore, Gotabaya Rajapaksa si è ufficialmente dimesso. Al termine di mesi di proteste e dopo la rinuncia di tutti i ministri (compreso suo fratello), le dimissioni segnano anche la fine di una dinastia al potere da quasi 20 anni.
Anche l’attuale presidente, fino a ieri primo ministro, avrà “vita breve”: mercoledì il Parlamento ne eleggerà un altro. Comunque vada, il nuovo governo avrà un’eredità difficile: dovrà gestire la peggiore crisi economica dall'indipendenza, e i negoziati con il FMI per evitare altri default.

💸 Gli altri
Intanto proprio oggi il Pakistan ha raggiunto un accordo da 6 miliardi di dollari con il FMI, sbloccando una situazione di stallo che durava dal 2019. A giugno, per salvare il paese, il nuovo governo aveva addirittura chiesto ai cittadini di bere meno tè per poterlo esportare.
Crisi simili incombono ormai su un gran numero di economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE), che insieme compongono il 40% dell’economia mondiale. Prima la pandemia, adesso inflazione e guerra, hanno reso sempre più complicata una situazione già critica. Il peso del debito nelle EMDE è più che raddoppiato in dieci anni, dal 100% del PIL nel 2010 a quasi il 200%. Tanto che a fine 2021 quasi sei Paesi su dieci erano ritenuti “a rischio default”.

🙄 Gli indifferenti
Vista dall’Europa, la crisi degli emergenti sembra molto distante. La guerra in Ucraina continua a catalizzare l’attenzione, e al più si tratta per sbloccare gli invii di grano. Governi sempre più traballanti o con elezioni in vista si interrogano sul loro futuro e trascurano quello del mondo. E anche il G20, che in piena pandemia aveva varato un’iniziativa di sospensione del debito per i 73 paesi più in difficoltà, oggi è bloccato da veti incrociati.
Così a dicembre quell’iniziativa G20 è scaduta senza essere rinnovata. E oggi in occidente il problema numero uno è l’inflazione, tanto che la Fed sembra prepararsi addirittura a un rialzo dell’1% a fine luglio (disattendendo le promesse fatte un mese fa di un rialzo tra 0,5% e 0,75%), con il rischio di provocare nuove fughe di capitali dai paesi più deboli.
Insomma, stavolta sembra che in tanti dovranno cavarsela da soli.

🎙 Della crisi in Sri Lanka parliamo anche nel nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla Geopolitica. Non perderlo e ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-le-ragioni-dietro-le-manifestazioni-sri-lanka-35754

👉 L'Europa troverà un’alternativa al gas di Putin? Mosca si sta rafforzando? Per rispondere a queste domande, ISPI DataLab ha lanciato una dashboard interattiva con tutti i dati per capire la crisi energetica, aggiornata ogni settimana. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌍 GAS, ALGERIA: SENZA SCONTI

✈️ Missione non europea
Mario Draghi, insieme a una squadra di 6 ministri su 15, è oggi in Algeria per discutere un aumento delle forniture di gas. Un vertice cha arriva a pochi mesi da un’altra visita di Draghi, che aveva portato alla firma di un «partenariato strategico ed energetico».
Negli ultimi mesi il Paese nordafricano ha sostituito la Russia come principale fornitore dell’Italia, e il premier vorrebbe ora un’ulteriore spinta per garantire forniture a Roma in vista del prossimo inverno. Da parte sua, però, Algeri è consapevole di poter negoziare da una posizione di forza.
E non farà sconti.

💵 Do ut des
Solo alcune settimane fa, l’Algeria ha annunciato di voler rinegoziare tutti i contratti in essere con i Paesi europei. Non una sorpresa: il “gas a pronti” in Europa attualmente costa 170-180 € al Megawattora, mentre l’Algeria lo vende all’Italia a circa 40 €/MWh (indicizzandolo al petrolio, non al gas).
La stessa posizione di forza permette ad Algeri di usare i rubinetti del gas in maniera esplicitamente politica. Da novembre dell’anno scorso, infatti, l’Algeria ha chiuso uno dei due gasdotti che la collega alla Spagna, quello che passa dal Marocco. E lo ha fatto in ritorsione al riconoscimento spagnolo della sovranità marocchina sul Sahara occidentale, da tempo sotto l’egida di fatto dell’Algeria.

📉 Coperta corta
Le prove di forza di Algeri mascherano tuttavia molte debolezze. Per esempio, quest’anno i flussi di gas algerino che raggiungono l’UE (soprattutto Italia e Spagna, ma anche Francia e Grecia, via GNL) invece di aumentare stanno diminuendo. Nella prima metà del 2022 l’Algeria ha inviato verso i Paesi UE quasi il 20% di gas in meno. E gli analisti temono si tratti di un calo strutturale.
L’aumento delle forniture all’Italia sarebbe dunque frutto di un gioco delle tre carte, in cui la Spagna perde ciò che Algeri invia verso di noi. E così Madrid è costretta a guardare al GNL, pagando più del quadruplo per gli stessi volumi. Un assaggio di ciò che potrebbe accadere sul continente questo inverno, quando i 27 potrebbero trovarsi ad affrontare le necessità di riscaldamento con volumi di gas sempre più scarsi.
La Commissione europea dovrebbe presentare un piano sulla solidarietà energetica proprio mercoledì. Basterà?

👉 L’Europa troverà un’alternativa al gas russo? Mosca si sta rafforzando? ISPI DataLab ha lanciato una dashboard interattiva con tutti i dati per capire la crisi energetica e le possibili vie di uscita. La aggiorniamo ogni settimana, scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌎 CLIMA, USA: MAYBE TOMORROW?

🇺🇸 L’ago della bilancia
Più energia e meno clima. Approvato dalla Camera lo scorso novembre, è ormai un anno che il Senato americano silura quella che doveva essere il cavallo di battaglia di Biden, il Build Back Better. Con l’ennesimo voto su un pacchetto fortemente ridimensionato di misure, oggi potrebbe farlo di nuovo.
E così, dopo che il “solito” senatore dem centrista ribelle, Joe Manchin, ha escluso per l’ennesima volta il suo sostegno a misure volte a combattere il cambiamento climatico, non resta che tentare con una versione drasticamente ridotta.
E la battaglia è solo all’inizio.

🗳 Aria di elezioni
Il valore delle proposte di legge in discussione oggi è di 52 miliardi di dollari. Noccioline rispetto ai 1.300 miliardi del piano originale, ma utili per i democratici alla ricerca di una vittoria quantomeno simbolica – anche se molto al ribasso.
D’altronde per Biden la strada per tenere la barra dritta sulla presidenza si fa sempre più in salita. Con il suo consenso in picchiata (38%), i sondaggi attuali prevedono che il Partito democratico perderà il controllo della Camera dei rappresentanti, in cui sinora disponeva di una risicata maggioranza (50,6%), e che anche in Senato i repubblicani potrebbero rompere a loro favore l’attuale parità.
Sarebbe il primo Congresso diviso dagli ultimi due anni di Obama (2015-2016). Anni in cui, ironia della sorte, proprio Biden era presidente del Senato.

🏭 Parole, parole, parole
Insomma, mentre Europa e USA attraversano una delle peggiori ondate di calore di sempre, evaporano le speranze che il Congresso americano approvi legislazioni più stringenti sul clima.
Malgrado i piccoli passi avanti contenuti nella legge sulle infrastrutture e i nuovi standard sull’efficienza dei motori a combustione interna, a norme attuali gli Stati Uniti arriveranno al 2030 con una riduzione delle emissioni pari al 24-35% rispetto ai livelli del 2005. Ben lontani dagli impegni di Parigi (almeno -50%).
Un po’ poco per un’amministrazione che solo ad aprile dell’anno scorso si impegnava a raggiungere net zero entro il 2050.

👉🇷🇺 🇮🇷🇹🇷 Oggi Putin è a Teheran per incontrare i presidenti iraniano e turco e trovare un’intesa sul grano ucraino bloccato nel Mar Nero. Per la Russia è anche un’occasione per rinsaldare le alleanze mediorientali. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/putin-iran-incontro-con-raisi-ed-erdogan-35821
🌍 GAS: WINTER IS COMING

✂️ Diamoci un taglio
Una riduzione volontaria del 15% dei consumi di gas naturale, a partire dal prossimo mese, è la proposta avanzata oggi dalla Commissione Europea. Comprimere quindi la domanda di gas adesso per arrivare preparati al prossimo inverno, anche in vista di una possibile interruzione delle forniture russe.
Già lunedì l’Agenzia internazionale per l’energia aveva messo in guardia l’UE: in assenza di tagli profondi, se la Russia dovesse interrompere le forniture di gas anche solo dal 1° ottobre, sarebbe sufficiente un inverno freddo per farci rimanere a secco.
E, dunque, in balia del Cremlino.

🇪🇺 L’Unione fa la forza?
Senza gas russo, la Commissione stima che l’economia europea dovrà affrontare una ulteriore contrazione del PIL dell’1,5%, che avvicinerebbe l’Europa alla stagnazione. Niente di paragonabile alla profonda recessione in Russia (almeno -8% quest’anno), ma comunque una forte frenata rispetto alle previsioni di fine 2021 (+4,3%).
Anche per questo, le proposte della Commissione puntano ad attutire il “colpo” applicando razionamenti sin da subito. D’altronde gli stoccaggi europei, dopo aver sfiorato i minimi dell’ultimo decennio a marzo, grazie a un inverno mite e alle azioni dei governi, sono già in recupero (lunedì erano al 65% di riempimento, esattamente in linea con la media 2015-2019).
Ma l’interruzione di Nord Stream dà un assaggio di ciò che potrebbe succedere quest’inverno.

🚱 Fino all’ultimo metro cubo
Negli ultimi giorni infatti la Germania, il Paese più colpito dalla chiusura del gasdotto, ha dovuto prelevare gas dagli stoccaggi, anziché immetterlo. Fatto più unico che raro in piena estate. E Uniper, l’azienda tedesca che acquista e rivende gas russo, si è ritrovata con un buco di bilancio da 9 miliardi di euro a causa dei prezzi alti e della necessità di procurarsi gas altrove.
Se l’Europa trema, la Russia non ride. La settimana scorsa, malgrado i prezzi altissimi, le entrate fatte registrare da Mosca (140 milioni di euro al giorno) sono state le più basse da agosto 2021. La media di marzo di 440 milioni di euro al giorno è ormai un lontano ricordo. Mentre i costi della guerra non accennano a diminuire.
Davvero il Cremlino potrà permettersi di chiudere i rubinetti?

👉 📊 Per capire la crisi energetica, le possibili vie di uscita e le alternative al gas russo, ISPI DataLab ha lanciato una dashboard interattiva con dati sempre aggiornati. Scoprila qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gas-crisi-russia-ue-la-dashboard-con-tutti-i-numeri-35726
🌍 BCE: INIZIA LA STRETTA

💶 Il guardiano del faro
Rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base (p.b.). È quanto ha annunciato oggi la Banca centrale europea (BCE), confermando le previsioni dei mercati, che però solo fino a qualche settimana fa si attendevano un aumento di soli 25 punti.
Una scelta giustificata, e quasi obbligata, dall’inflazione alle stelle di giugno (+8,6%, ormai lontanissima dal target del 2%) e dalle politiche monetarie già intraprese dalle altre banche centrali occidentali: +150 p.b. della FED da marzo (+75 solo a luglio) e +125 p.b. per la Bank of England.
Eppure per Christine Lagarde, presidente della Bce, la direzione di marcia è tutt’altro che scontata.

🛡 Il cielo sopra... Francoforte
Le economie occidentali stanno infatti rallentando per il combinato disposto guerra e sanzioni. Inoltre, l’Eurozona potrebbe affrontare una sfida extra: una nuova, probabile divaricazione degli spread sui titoli di stato tra Paesi “forti” (come la Germania) e “deboli” (come la Grecia).
Si teme insomma il ripetersi di una crisi simile a quella del 2011-2014, che rischiò di trascinare anche Spagna e Italia (assieme a Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo) nel baratro. Allora il debito pubblico italiano valeva il 120% del PIL, mentre ha raggiunto il 151%. Motivo per cui al centro del consiglio BCE di oggi c’era anche il TPI, il nuovo “scudo anti-spread". Una difesa che, se necessario, entrerà in azione per contrastare “dinamiche disordinate” di mercato. Ma che non è certo sia sufficiente.

📈 Niente pasti gratis
Insomma, proprio mentre Draghi si dimette da premier, si conclude anche il periodo da lui inaugurato alla Bce: quello dei tassi a zero o negativi, delle politiche non convenzionali e, soprattutto, del suo “whatever it takes”. Azioni che placarono i mercati nel periodo più duro, riportando gli spread su tassi accettabili.
Oggi invece la crisi politica in Italia sta facendo volare lo spread, salito a 238 punti base (+8% da ieri). Spread italiano che ha superato quello greco, oggi a 236, malgrado il rapporto debito/PIL di Atene sia al 190%.
Se anche la politica iniziasse a metterle i bastoni fra le ruote, il compito della BCE potrebbe presto diventare improbo.

👉 🇪🇺 📊In Europa e USA l’inflazione è alle stelle. Le banche centrali corrono ai ripari: ma l’inflazione è qui per restare? Ne abbiamo parlato nell’ultimo numero del nostro ISPI DataLab. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linflazione-e-qui-restare-35680
🌍 GRANO: HABEMUS CONSENSUM

🍞 Accordo stretto
Ucraina e Russia hanno firmato oggi a Istanbul un accordo per l’istituzione di un corridoio nel Mar Nero per l’esportazione di prodotti alimentari. Dopo mesi di stallo nei negoziati, l'intesa sembra essere arrivata con l’incontro tra Erdoğan e Putin a Teheran di martedì scorso.
Al centro dell’accordo di oggi ci sono sì prodotti ucraini: 22 milioni di tonnellate di grano, mais e altri raccolti che attendono di essere trasportati verso il resto del mondo. Ma anche quelli russi.

🚢 Sospiro di sollievo...
Le spedizioni ucraine erano ferme dal 24 febbraio. A queste si univa il blocco volontario delle esportazioni di grano russe (negli ultimi anni doppie rispetto a quelle ucraine: 8% vs 16% del totale delle esportazioni mondiali), formalmente per questioni di sicurezza nazionale. Due “blocchi” di natura diversa, ma dalle conseguenze simili: l’ulteriore aggravamento del vertiginoso aumento dei prezzi dei beni alimentari, già in atto da inizio 2021 (+29% l’anno scorso, poi salito a +75% dopo la crisi ucraina).
Già a giugno i prezzi però avevano cominciato a crollare. Prima grazie alle notizie di buoni raccolti altrove, poi a seguito di trattative sempre più promettenti. Che oggi arrivano alla loro naturale conclusione; per una volta, senza che il Cremlino faccia un passo indietro.

🔥 … o crisi senza fine?
L’esplosione dei prezzi dei beni alimentari aveva preoccupato molti osservatori. Preoccupazioni rivolte soprattutto verso una particolare zona del mondo: il Medio Oriente. D’altronde era stato proprio lì che l’ultima forte impennata dei prezzi dei prodotti agricoli, nel 2011, aveva innescato le cosiddette “Primavere arabe”.
Invece le crisi economiche – tramutatesi anche in crisi politiche – sono arrivate innanzitutto da “fuori area”: dallo Sri Lanka, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia, neppure nella regione mediorientale c’è da stare tranquilli: il Libano, già in fortissima crisi sociale, politica ed economica, in tempi di pace importava l’80% del suo grano da Kiev. E, avendo perso gli stoccaggi di grano nell’esplosione del porto di Beirut, era già dovuta correre ai ripari razionando la poca farina rimasta.
Gli occhi ora sono rivolti all’Egitto, che per la disperazione a fine giugno si è aggiudicato a prezzi elevatissimi un grosso carico di grano proveniente da Francia e Romania. La crisi è davvero finita con l’accordo?

👉 🎧 🇮🇹 Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo della crisi del governo guidato da Mario Draghi, e del suo impatto sull’Europa e nel mondo. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-limpatto-nel-mondo-della-crisi-del-governo-di-mario-draghi-35860
🌍 VAIOLO DELLE SCIMMIE: PIÙ PRECAUZIONE CHE EMERGENZA

🦠 Vedo, sento e parlo
Il vaiolo delle scimmie è un’emergenza sanitaria globale. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti deciso di includere il morbo nel più alto livello di allerta della sua scala di rischio sanitario. Ovvero, ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale, si tratta di un evento straordinario che potrebbe estendersi a più Paesi e che richiede una risposta globale coordinata.
Tanto straordinario però non è: dal 2011 lo stesso provvedimento è stato adottato dall’Oms per altri sei virus, Covid19 compreso. L’obiettivo è quello di stimolare i sistemi sanitari nazionali a farsi trovare preparati. Ma le risposte frammentarie e spesso tardive alle prime ondate del coronavirus hanno dimostrato come non sempre tali suggerimenti vengano recepiti. Almeno finora.

🇪🇺 Epicentro Europa
I casi globali di vaiolo delle scimmie sono in rapido aumento. Nell’ultimo mese sono più che quintuplicati: da 3mila in 47 paesi a 16.800 in 74 paesi. Ma i decessi ufficiali sono solo 5. Tanto che lo stesso direttore generale dell’Oms sottolinea come il rischio nel mondo sia relativamente moderato. Tranne che in Europa.
Il 63% di questi casi sono infatti concentrati nel Vecchio Continente. In particolare, la Spagna è il paese più colpito, con più di 2800 casi registrati da maggio, quando il virus è comparso al di fuori dei sei Paesi africani dove da decenni è endemico. Il picco sembra però già superato. I contagi giornalieri nell’Ue stanno rallentando e sono nell’ordine delle poche centinaia. Insomma, non siamo di fronte a un nuovo Covid.

💉 Trova le differenze
Il vaiolo delle scimmie è stato per la prima volta identificato nel 1958. Di conseguenza, per contrastarlo esistono già test diagnostici, farmaci antivirali e soprattutto vaccini. Come quello anti-vaiolo Imvanex, che ha oggi ricevuto il via libera dell’Agenzia europea del farmaco per un suo utilizzo anche contro il vaiolo delle scimmie.
Bavarian Nordic, l’azienda che lo produce, ha detto di avere a disposizione più di 5 milioni di dosi. E di poterne produrre 40 milioni all’anno. Data l’attuale contagiosità, una nuova corsa ai vaccini sembra per ora scongiurata. Così come la competizione tra gli Stati europei: la Commissione ha nuovamente fatto ricorso ad acquisti congiunti, assicurandosi nell’ultimo mese 163mila dosi.
L’Europa sembra più attrezzata per far fronte a eventuali nuove pandemie. Ma lo sono anche i Paesi in via di sviluppo?

👉 🇷🇺 Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov vola in Africa per un tour in Egitto, Congo, Etiopia e Uganda. E agli africani dice: “La crisi del grano non è colpa di Mosca”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lavrov-tour-africa-35871

🔍 🇹🇳 Leggi il nostro nuovo dossier di approfondimento sul referendum costituzionale che si tiene oggi in Tunisia, esattamente a un anno dalla stretta autoritaria del presidente Kais Saïed. Il risultato potrebbe espandere ulteriormente i poteri presidenziali, sollevando dubbi sull’effettiva democraticità delle istituzioni locali: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tunisias-constitutional-referendum-test-saieds-rule-35848
🌍 CRISI DEL GAS: COMPROMESSI EUROPEI

✂️ Taglia e cuci
Fumata bianca al Consiglio Affari Energia europeo. I ministri dell’energia hanno oggi raggiunto un compromesso sul piano per il razionamento dei consumi di gas, presentato dalla Commissione la scorsa settimana. Approvato all’unanimità (con l’eccezione dell’Ungheria) l’obiettivo di un taglio volontario dei consumi del 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, da raggiungere entro fine marzo.
Ma non da tutti. Gli Stati membri (come Portogallo e Spagna) poco interconnessi alle reti del gas del resto d’Europa, con reti elettriche non sincronizzate con il sistema elettrico europeo (i Baltici), o con stoccaggi superiori all’80%, potranno limitare il taglio dei propri consumi a “solo” il 7%. Insomma, quasi più deroghe che Stati membri. E non è l’unico stravolgimento della proposta originaria.

🚱 No(rd) Stream 1
Come nel testo originale, spetta alla Commissione o ad almeno cinque Paesi membri, proporre lo stato di allerta europea che rende obbligatorio il taglio dei consumi. La novità introdotta oggi è che il Consiglio deve poi approvare questa proposta. Ovvero, l'esecutivo europeo è esautorato a favore dei leader nazionali, che verosimilmente prenderanno una decisione così politicamente difficile solo quando sarà assolutamente inevitabile.
Potrebbe presto esserlo. Da domani i flussi di gas russo attraverso Nord Stream 1 verranno dimezzati. Secondo Mosca, a causa di una nuova manutenzione di una turbina, il gasdotto dovrà operare al 20% della sua piena capacità. Una scusa, già usata per la sua chiusura di dieci giorni, sempre meno credibile: la Russia non ha compensato il gas mancante attraverso gli altri condotti.

📈 Favori non ricambiati
E dire, che pur di evitare nuovi tagli alle forniture e ritardare un razionamento dei consumi energetici, l’Unione Europea ha persino allentato le misure contro la Russia. La scorsa settimana, con l’approvazione del nuovo pacchetto di sanzioni, è stato rimosso il divieto alle transazioni tra società statali russe e compagnie europee (specie le assicurazioni) necessarie per vendere petrolio russo a Paesi terzi.
Inoltre, si è convinto il Canada a togliere il suo divieto di fornire attrezzature a Gazprom, così da consentire la restituzione all’azienda russa della turbina di Nord Stream in manutenzione nel Paese. Aperture alla Russia volte a frenare i prezzi dell’energia, ma finora inefficaci: il prezzo del gas è di nuovo ai massimi di sempre, già toccati a inizio marzo (200 euro per megawattora).
L’Ue si può veramente permettere accordi al ribasso?

👉 🇹🇳 Al referendum in Tunisia vince il Sì per la nuova Costituzione. Il Paese va verso l’iper-presidenzialismo voluto da Kais Saied, ma per molti la deriva autoritaria è a un passo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/referendum-tunisia-la-vittoria-di-saied-35875
🌎 ECONOMIA GLOBALE: TASSI SU, CRESCITA GIÙ

💲 Punti di sutura
Un rialzo di 75 punti base dei tassi di interesse. Questo è l’annuncio che ci si attende stasera dalla Federal Reserve. Sarà il quarto aumento da inizio anno dopo quello di giugno delle stesse dimensioni (il più grande negli ultimi 30 anni), e quelli di marzo (25 punti) e maggio (50). Un ulteriore rialzo da 50 punti è previsto a settembre, ma potrebbe essere ancora più grande se l’inflazione non rallenterà.
I tassi di interesse, vicini allo zero a inizio anno, toccheranno così i massimi dall’estate 2019 (tra il 2,25% e il 2,50%): uno dei più rapidi cambi di marcia della politica monetaria statunitense. Che più diventa restrittiva più rallenterà la crescita economica. Anche se ormai la frenata c’è già stata.

📉 Problemi di stima
I rendimenti dei titoli del Tesoro americano a due anni sono ora più alti di quelli dei titoli a dieci anni. Un segnale di perdita di fiducia nella crescita economica nel breve termine. Anche perché tale crescita potrebbe essere negativa per il secondo trimestre di fila, quella che viene definita una recessione tecnica. Non sorprende che le previsioni di crescita del PIL USA per il 2022 siano state quindi riviste al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale: 1,7 punti percentuali in meno rispetto a quelle di gennaio.
Gli USA sono però in buona compagnia. Per l’Eurozona, quest’anno l’FMI ipotizzava prima della guerra un aumento del PIL del 3,9% ora ridimensionato al 2,6%. Mentre la crescita cinese si fermerà al 3,3%: la performance peggiore dal 1976 (a parte il 2020, primo anno della pandemia).

🐌 Una serie di sfortunati eventi
A una minor crescita in tutte le principali economie del mondo corrisponde inevitabilmente un rallentamento dell’economia mondiale, rispettivamente di 0,4 punti percentuali nel 2022 e di 0,7 nel 2023 rispetto alle stime di aprile. E si tratta di uno scenario relativamente ottimistico che può solo peggiorare.
In caso di manovre più restrittive delle banche centrali, nuovi lockdown in Cina e uno stop alle esportazioni di gas e greggio russi in Europa, si perderebbero altri 1,5 punti percentuali di crescita globale in questo biennio. Ipotesi non così remote, considerando le intenzioni della FED (e della BCE), il lockdown annunciato oggi a Wuhan e il dimezzamento dei flussi di Nord Stream 1.
Con finanze pubbliche ancora provate dalla pandemia e la necessità di politiche macroeconomiche disinflazionistiche, il rallentamento economico è inevitabile?

👉 🇺🇦 C’è attesa per la ripresa delle esportazioni di grano dall’Ucraina dopo la firma dell’accordo di Istanbul. Ma la Russia avvisa l’Occidente: “Rimuovere sanzioni a cibo e fertilizzanti russi”. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-lincognita-del-grano-35888
🌍 MACRON E LAVROV IN AFRICA: SAFARI DIPLOMATICI

🇫🇷 🇷🇺 J’accuse (sul grano)
Botta e risposta in Africa tra Lavrov e Macron. Si è ieri concluso il viaggio del ministro degli esteri russo in quattro paesi africani. Mentre oggi è finito il tour africano di Macron: il primo viaggio diplomatico fuori dall’Europa del suo secondo mandato. Una coincidenza di tempi non casuale, tra interessi sovrapposti e tentativi di accreditarsi come partner affidabile agli occhi dei leader del continente.
A dominare i diversi incontri bilaterali la crisi alimentare. Lavrov, con tanto di articolo pubblicato dai principali giornali dei Paesi visitati, ha tentato di far ricadere sull’Europa le responsabilità per il mancato export di grano. Macron smentisce e a sua volta accusa Mosca di usare la fame come arma. Un copione già visto ma ricco di altre sfaccettature.

🪖 I Mali francesi
Il viaggio di Macron arriva in un momento in cui la Francia è impegnata a ricalibrare la sua presenza nell’Africa Occidentale. Il ritiro delle truppe francesi dal Mali, dopo nove anni nel Paese in chiave di contrasto al jihadismo, ha lasciato spazio a una maggior presenza di Mosca nella regione.
La compagnia militare privata Wagner, considerata come un braccio armato del Cremlino, sembrerebbe operare in 18 paesi africani. A cui potrebbe presto aggiungersi il Camerun (non a caso tra le mete di Macron) che ad aprile ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Russia. Mosca è poi il principale fornitore di armi all’Africa: 44% delle importazioni totali negli ultimi cinque anni (vs il 6% della Francia). Insomma, c’è più del grano in gioco.

🍞 Tra due fuochi
I Paesi africani hanno tendenzialmente evitato di schierarsi apertamente riguardo al conflitto. Fin dal loro voto di marzo sulla risoluzione ONU di condanna all’aggressione russa: 28 voti a favore, 25 astenuti o assenti, e un voto contrario (l’Eritrea). Nessuno Stato africano ha poi aderito alle sanzioni occidentali. Un’ipocrisia secondo Macron, mentre Lavrov ha lodato la posizione, da lui definita “responsabile ed equilibrata” del continente africano.
Con 23 Paesi africani che importano almeno un quinto del loro grano dalla Russia non c’è da sorprendersi se sono restii a minare il rapporto con Mosca. L’allineamento tra Africa e blocco occidentale non è insomma scontato.
I summit dei prossimi mesi tra Paesi africani e Russia e quello Africa-USA potrebbero ulteriormente spostare l’ago della bilancia. La partita diplomatica in Africa è destinata a surriscaldarsi?

👉 🇮🇶 Baghdad come Capitol Hill: manifestanti irrompono nel parlamento iracheno per protesta. Lo stallo politico, a 10 mesi dal voto, tiene in ostaggio le istituzioni e rischia di precipitare l'Iraq nel caos. Di nuovo. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iraq-assalto-al-parlamento-35901
🌏 CINA: ECONOMIA IN RISTRUTTURAZIONE

🇨🇳 Ambizioni al ribasso
“I risultati migliori possibili”
. Questo è l’obiettivo economico a cui il Politburo cinese ieri ha annunciato di ambire. Una mancanza di precisione quanto mai anticonvenzionale per una Cina abituata a programmare i decimali dei suoi obiettivi di crescita. Ma il +5,5% del PIL inizialmente annunciato per il 2022 non sarà raggiunto di almeno un paio di punti percentuali: un fallimento da far passare in sordina nell’anno in cui Xi cerca il suo terzo mandato.
Nel secondo trimestre, l’economia cinese, alle prese con i ripetuti lockdown, è cresciuta solo dello 0,4%. Ma anche senza considerare la pandemia, Pechino fa i conti con problemi strutturali. Come il peggior crollo di sempre del mercato immobiliare le cui vendite sono in calo da undici mesi consecutivi.

🏘 Lavori in corso
Negli ultimi due anni, Pechino ha attutato una stretta del credito al settore immobiliare per calmierare i prezzi delle abitazioni e limitare le speculazioni sul mattone. Misure che hanno però portato al default numerosi costruttori cinesi, tra cui il colosso Evergrande, con un passivo di oltre 300 miliardi di dollari, chiamato a presentare questa settimana un piano di ristrutturazione preliminare.
Di conseguenza, i costruttori cinesi hanno sospeso i lavori di costruzione di ben 8 milioni di abitazioni. Per evitare che un numero crescente di acquirenti di case smetta di pagare i propri mutui (o peggio scenda in piazza), Pechino è tornata sui suoi passi: Bank of China e le banche commerciali statali puntano ora a mobilitare 148 miliardi di dollari di prestiti per il settore.

🛣 Debt and road initiative
Quello del settore immobiliare non è l’unico debito che preoccupa la Cina. La Belt and Road Initiative (BRI), solo cinque anni definita da Xi Jinping il "progetto del secolo”, si sta trasformando nella prima crisi del debito cinese all’estero.
La partecipazione di nazioni fortemente indebitate o persino in default (Sri Lanka e Zambia) ha costretto le istituzioni finanziarie cinesi a rinegoziare, negli ultimi due anni, 52 miliardi di dollari di prestiti concessi a progetti BRI in questi Paesi. Più del triplo dei 16 miliardi dello scorso biennio. Non una bella notizia, considerando come la Cina sia la più grande fonte di credito allo sviluppo per il resto del mondo. Più della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale.
Complice la recessione tecnica negli USA, la locomotiva economica del mondo è in panne?

👉 🎧 🇹🇳 Non perdere il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo del referendum costituzionale della Tunisia, che chiude un ciclo aperto più di dieci anni fa dalle primavere arabe. Ascoltalo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-referendum-che-potrebbe-cambiare-sempre-la-tunisia-35907

👉 🇺🇸 📞 In un’attesa telefonata, durata più di due ore, Il presidente cinese ammonisce Biden su Taiwan: “Non si scherza col fuoco”. E il possibile viaggio della speaker Pelosi a Taipei preoccupa Washington. Ne parliamo nell’ISPI Daily Focus di oggi, leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-usa-confronto-su-taiwan-35912