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🌍 GAS: TEMPESTA PERFETTA

✂️ Ci diamo un taglio?
Manca una turbina: secondo Gazprom è questo il motivo dietro al taglio del 40% delle forniture alla Germania attraverso il gasdotto Nord Stream. Insomma, sarebbero difficoltà tecniche nella stazione di Portovaya e non ragioni politiche a spiegare la riduzione dei flussi. Il Ministro dell’economia tedesco Habeck è invece netto: si tratta di una questione politica.
Nel frattempo, alla borsa di Amsterdam il prezzo del gas torna a superare i 120 €/MWh. E il taglio, improvviso (Gazprom ha avvertito con un messaggio su Telegram...), arriva in un momento già molto complicato per i mercati del gas europei.

📉Martedì nero
La Germania è di gran lunga il primo importatore europeo di gas: il 25% del gas importato dall’UE è consumato dal Paese. L’annunciata riduzione dei flussi da Nord Stream corrisponde a un taglio di quasi un terzo delle forniture tedesche: 25 miliardi di metri cubi l’anno, un’enormità al momento impossibile da reperire sui mercati.
Soprattutto dopo che settimana scorsa è esploso il maggior impianto di liquefazione degli Stati Uniti, che inviava in Europa circa il 20% di tutto il GNL americano, complicando una situazione già difficile. Già, perché le forniture dalla Norvegia sono quasi ai massimi consentiti dai gasdotti. Nel Regno Unito, letteralmente inondato di GNL, i connettori verso il continente europeo lavorano già a pieno regime. E intanto i francesi hanno dovuto spegnere metà delle loro centrali nucleari, e dunque quest’estate Parigi avrà bisogno di molto più gas del previsto.

🪢 Tiro alla fune
Per le cancellerie occidentali, la domanda rimane la stessa: quali sono gli obiettivi del Cremlino? Un’ulteriore forte riduzione delle forniture aiuterebbe Mosca solo a fronte di un aumento più che proporzionale dei prezzi in Europa, che per ora non si è materializzato. Anzi, tra marzo e giugno le entrate di Gazprom si sono più che dimezzate (da 435 a 180 milioni di euro al giorno).
Ma quello del Cremlino potrebbe essere un segnale: vi aspettiamo a settembre, con gli stoccaggi semivuoti. Anche così si spiega la frenesia europea: von der Leyen firma oggi un accordo con Israele e Egitto per fornitura “stabile” di gas, Di Maio e Descalzi (Eni) vanno in Africa, la Germania che bussa al Qatar.
Insomma, mentre il Cremlino vuole giocare la partita ora, in posizione di forza, l’Europa temporeggia. Basteranno soluzioni di medio-lungo periodo?

👉Joe Biden ha annunciato le date della sua prossima visita in Medio Oriente: oltre a Israele e Palestina, il presidente Usa andrà in Arabia Saudita, che aveva definito “un pariah”. Cosa aspettarsi? Leggi l’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-biden-alla-corte-di-bin-salman-35438
🌍 BCE: ACQUE AGITATE

🏦 Ad hoc meeting
0,75 punti percentuali: è l’aumento dei tassi di interesse annunciato ieri dalla banca centrale statunitense. Un segnale forte (il maggior aumento negli ultimi 28 anni), indizio di una Fed determinata a combattere l’inflazione (la più alta dagli anni Ottanta) e a non perdere la fiducia dei mercati. Segnali analoghi anche dalla Bank of England, che oggi ha deciso di alzare i tassi di interesse per la quinta volta consecutiva.
Aumenta così la pressione sulla BCE, decisa ad alzare i tassi a luglio e settembre (ma dallo zero di oggi) e al contempo a evitare una nuova crisi del debito in Eurozona. Alla ricerca di una soluzione di compromesso che neppure ieri, in un meeting d’emergenza, sembra essere arrivata.

💸 Tu chiamale, se vuoi, inflazioni
In effetti, nelle ultime settimane lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha superato quota 200, il valore più alto da maggio 2020. Livelli non ancora preoccupanti ma che aumentano i timori di una nuova crisi dell’euro, magari proprio mentre per le economie europee aumenta il rischio recessione.
Ma se la BCE tira il freno rispetto alle altre banche centrali non è soltanto per il timore di riaprire spaccature tra Paesi dell’Eurozona. C’è infatti chi pensa che l’inflazione elevata da entrambe le sponde dell’Atlantico (a maggio +8,6% in Usa, +8,2% in Ue) abbia motivi diversi e dunque necessiti di “cure” diverse. Negli Usa a essere alta è anche l’inflazione “core”, che esclude beni volatili come energia e cibo, mentre in Europa quest’ultima è più moderata. L’Eurozona starebbe insomma “importando” inflazione dall’estero: alta, ma che potrebbe essere più transitoria di quella americana.

🗣 Lost in translation
Sia come sia, nelle ultime settimane si moltiplicano le critiche alle scelte di comunicazione della BCE, in particolare verso la governatrice Christine Lagarde. Solo settimana scorsa, Lagarde aveva annunciato la stretta sui tassi aggiungendo che “non c’è un tasso di spread massimo entro cui interverremmo”. Così lo spread era esploso.
Un errore quasi identico a quello commesso a marzo 2020, a inizio pandemia e a pochi mesi dall’inizio del suo mandato. Allora, Lagarde aveva dichiarato “non siamo qui per chiudere gli spread”, lo spread era esploso, e la BCE era stata costretta a varare un nuovo quantitative easing.
Quanto sono lontani i tempi del “whatever it takes”.

🌐 Sono gli ultimi giorni per iscriversi e partecipare al nostro Global Policy Forum 2022, che si terrà a Milano il 20 e 21 giugno. Registrati qui e unisciti ai dibatti sulle grandi questioni globali con speaker di alto livello provenienti da tutto il mondo: https://info.ispionline.it/global-policy-forum-2022
🌍 SICCITÀ: DI MALE IN PEGGIO

🏜 Da Roma fino a Mogadiscio
Siccità dilagante. In tutto il mondo si registrano ondate di calore record che mettono a rischio risorse idriche e raccolti. In Portogallo, il maggio più caldo degli ultimi 92 anni ha causato una siccità severa nel 97% del paese. Anche in Italia, lo scorso mese è stato il secondo più caldo degli ultimi 220 anni. Così il Po vive la più grave secca dal secondo dopo guerra e 125 comuni limitrofi hanno chiesto l’interruzione dell’erogazione d’acqua potabile nelle ore notturne.
Fuori dall’Europa la situazione non cambia. Pure in California si raziona l’acqua che manca a causa di una Sierra Nevada resa ben poco “nevada” dal caldo. E Somalia, Etiopia e Cile vivono la siccità più grave degli ultimi decenni.

🚱 Gli aridi numeri
La siccità non è una novità per molti paesi. Ma la sua frequenza, durata e intensità è in costante crescita a causa del cambiamento climatico. Nel 2020 fino al 19% della superficie terrestre globale è stata colpita da siccità estrema: un valore che tra il 1950 e il 1999 non aveva mai superato il 13%.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, di questo passo i 3,6 miliardi di persone che oggi vivono in aree con scarsità d'acqua per almeno un mese all’anno, diventeranno 4,8 miliardi entro il 2050. E ad ogni aumento di un grado della temperatura media globale corrisponde una riduzione delle rese agricole: grano -6%, riso -3% e mais -7%. Insomma, la crisi alimentare mondiale di quest’anno potrebbe diventare cronica.

🏭 Per COlPa di chi?
A novembre, la COP26 aveva rilanciato lo sforzo internazionale per la lotta al cambiamento climatico. A distanza di otto mesi, poco è cambiato. 94 paesi su 196 hanno presentato nuovi piani climatici ma insieme rappresentano solo il 22% delle emissioni globali.
L’impegno a ridurre gradualmente i sussidi ai combustibili fossili si è tradotto in un loro aumento nel 2021. Così come quello per fermare entro il 2030 la deforestazione che in Brasile è aumentata del 69% nel 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una delle poche buone notizie arriva dalla Cina: le emissioni di Co2 sono in calo da tre trimestri consecutivi come non accadeva da un decennio.
Una performance però viziata dai continui lockdown nel paese. Per quanto la natura continuerà a salvarsi da sola?

🌐🇺🇦 Il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy interverrà lunedì 20 giugno in apertura del nostro Global Policy Forum. Due giorni di dibattiti a Milano con speaker di alto livello provenienti da tutto il mondo sulle grandi questioni globali. Iscriviti per partecipare: https://info.ispionline.it/global-policy-forum-2022
🔴 LIVE ALLE 14.00: Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy aprirà il Global Policy Forum 2022, organizzato a Milano da ISPI, Bocconi, OSCE e T20 Indonesia. Due giorni di dibattiti sulle grandi questioni globali con le voci più importanti della politica internazionale: da Joseph Stiglitz a Paolo Gentiloni, da Niall Ferguson a Laurence Tubiana, Filippo Grandi, José Manuel Barroso e molti altri relatori.

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🌍 LEGISLATIVE FRANCESI: REBUS MAGGIORANZA

🤕 Le Pen(e) di Macron
Terremoto politico nel secondo turno delle elezioni legislative in Francia. Per la prima volta in più di vent’anni, la coalizione del presidente neoeletto perde la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. Rispetto ai 289 seggi necessari, Ensemble si ferma a 245: più parlamentari di qualsiasi altro partito ma 105 in meno rispetto alle elezioni di cinque anni fa.
Non è l’unica brutta notizia per Macron. Tre dei suoi ministri appena nominati sono stati sconfitti alle urne e dovranno ora abbandonare l’esecutivo. A conferma di un debole radicamento territoriale del partito, e di proposte economiche, come l'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni, bocciate dall’elettorato. Che si è rivolto tanto a destra quanto a sinistra.

📣 Nouvelle vague
L’inedita alleanza tra socialisti, comunisti e verdi, guidata da Jean-Luc Mélenchon, si posiziona seconda, con 131 seggi. In crescita rispetto alle passate elezioni anche se l’obiettivo dichiarato era la maggioranza assoluta. Due i fattori dietro questo exploit: proposte opposte a quelle macroniane come la promessa di abbassare l’età pensionabile. E i voti di quel quarto di under 25 che non ha disertato il voto e che si è sentito tradito da una presidenza francese non particolarmente green friendly.
La vera vincitrice dell’elezione è però Marine Le Pen. Il suo Rassemblement National fino a oggi non poteva neanche formare un gruppo in Parlamento, contando solo 8 eletti. Che sono ora diventati 89: il più numeroso gruppo politico di destra nell'Assemblea nazionale.

🇫🇷 Raggruppamento Nazionale?
Macron dovrà ora cercare la maggioranza alleandosi con altri partiti, come prima di lui De Gaulle, Mitterrand e Chirac. Ma quali partiti potrebbero soccorrere l'Eliseo? Tutte le strade portano ai Repubblicani, che già al ballottaggio per le presidenziali si erano schierati a favore di Macron e che condividono alcune delle sue ricette economiche. Ma il presidente del partito Républicains ha per ora gelato queste prospettive.
L’alternativa è un governo di minoranza per un anno, e poi nuove elezioni. Non proprio la stabilità interna che servirebbe a Macron per sostenere la sua ambizione di guida dell’Ue. Dove comunque anche gli altri principali leader si reggono su larghe coalizioni (Draghi e Scholz) ottenute dopo lunghe consultazioni (Sanchez).
L'ottenimento di una maggioranza assoluta in un’elezione europea sta diventando una chimera?

🌐 👉 Hai perso il discorso di Volodymyr Zelenskyy al nostro Global Policy Forum 2022? Puoi rivederlo sul nostro canale YouTube, e non dimenticare di registrarti per seguire domani la seconda giornata dell’evento, con Joseph Stiglitz, Filippo Grandi e molti altri speaker internazionali. Basta un click: https://events.ispionline.it/event/global-policy-forum-2022/
🔴 Sta per cominciare la seconda giornata del nostro Global Policy Forum. Oggi parleremo di salute globale dopo la pandemia, della crisi dei rifugiati e delle sfide della digitalizzazione. Tra gli speaker di oggi il Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, l’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi e molte altre voci della politica internazionale. Segui la live a partire dalle 14.00: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/global-policy-forum
🌍 SFOLLATI: QUOTA 100 (MILIONI)

🧳 La grande fuga
Più di 100 milioni di sfollati nel mondo. Questa la soglia record superata in queste settimane a causa della guerra in Ucraina che ha innescato la più rapida crisi migratoria dalla Seconda guerra mondiale. In meno di quattro mesi, quasi un terzo dei 44 milioni di abitanti ucraini sono fuggiti dalle proprie case.
Ma la guerra non è solo a Kiev. In altri 22 paesi (il doppio rispetto all’ultimo decennio) si registrano conflitti di varia intensità. Tra cui Siria (6,8 milioni) e Afghanistan (2,7) da cui sono partiti il 35% di tutti i rifugiati al mondo. La maggior parte dei quali è ospitata in Turchia che accoglie 3,8 milioni di rifugiati. Il doppio di quelli presenti in Germania. Dove però il numero cresce ogni giorno.

🇩🇪 Ich bin ein ukrainer
Dal 24 di febbraio, 4 milioni di ucraini sono fuggiti in Polonia. Ma con l’avanzare del conflitto e il suo spostamento nel Donbass, tre quarti di questi rifugiati sono tornati a Kiev o si sono trasferiti oltre le zone di frontiera, soprattutto verso la Germania. Che oggi accoglie quasi 800mila ucraini, 9 ogni 1000 abitanti: uno sforzo di accoglienza molto superiore a quello delle altre principali economie europee come Francia (1,3) e Italia (2).
Numeri che non potranno che aumentare. Il 57% degli ucraini che vivono ancora nelle loro case è a corto di denaro e se l'escalation militare dovesse continuare, il 43% dei posti di lavoro in Ucraina (circa sette milioni) potrebbe andare perduto.

🚫 Solidarietà a tempo
La guerra in Ucraina ha stimolato un’ondata di solidarietà in tutta Europa, specialmente nei paesi dell’Est che si erano distinti più per la chiusura delle frontiere che per la loro generosità. Che però sta venendo meno. Dal 1° luglio, i rifugiati ucraini in Polonia non riceveranno più il sussidio giornaliero da 9 euro. E niente più trasporti gratuiti per loro nelle principali città polacche.
La Repubblica Ceca pure pensa di escludere dai benefici sociali i rifugiati ucraini che non trovano lavoro dopo 180 giorni. Mentre la Bulgaria per far posto ai turisti sta espellendo gli sfollati ucraini inizialmente accolti negli hotel delle località balneari.
La luna di miele con i rifugiati ucraini è già finita?

🔴 Si è chiusa oggi la due giorni del Global Policy Forum 2022, organizzato da ISPI e Bocconi a Milano. Dopo l’apertura del Forum con il presidente ucraino Zelensky nella giornata di ieri, oggi abbiamo parlato di crisi dimenticate, rifugiati nel mondo e molti altri grandi temi della politica internazionale. Rivedi qui la seconda giornata: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/global-policy-forum
🌍 CRISI GAS: CORSA AI RIPARI

✂️ Dacci un taglio
L’Europa si prepari allo stop totale del gas russo. Questo l’avvertimento fatto oggi dell'Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) secondo cui i tagli delle forniture delle scorse settimane non sono giustificati da problematiche tecniche come riferito da Mosca. Ma sarebbero parte di una precisa strategia del Cremlino: evitare che l'Europa riempia i suoi stoccaggi ora pieni al 55% (vs una media del 51% negli ultimi quattro anni) così che sia facilmente ricattabile il prossimo inverno.
Non serviva certo la IEA per rendersi conto della progressiva chiusura dei flussi di gas russo verso l’Europa. Solo nell’ultimo mese si sono ridotti del 40% e sono ora pari a meno della metà del precedente minimo. Proprio quando il prezzo del gas era tornato sotto quota 80 euro per megawattora.

🇪🇺 27 sotto un tetto?
I continui tagli di Mosca hanno spinto il prezzo dei futures del gas europeo nuovamente verso quota 130 euro. Con un balzo di un terzo questo mese e a livelli quattro volte superiori a quelli di un anno fa. Normale che, di fronte a questo rincaro, nel dibattito europeo torni attuale la proposta italiana di introdurre un tetto (intorno ai 90 euro al megawattora) al prezzo del gas russo.
Se ne potrebbe parlare domani al Consiglio Europeo. Dove resta lo scetticismo soprattutto dell’Olanda ma non più della Germania: Draghi avrebbe convinto Scholz durante il viaggio in treno per Kiev. Mentre l’endorsement della Commissione era condizionato al verificarsi di uno scenario di interruzione improvvisa del gas russo. Non così lontano da quello odierno.

🏭 Coal-izione
Mettere un tetto al prezzo del gas non basterà ad assicurarsi forniture sufficienti per un inverno tranquillo anche senza gas russo. Ecco perché Svezia e Danimarca hanno ieri annunciato (come già Austria e Paesi Bassi) la prima fase dei rispettivi piani energetici emergenziali. Mentre in Germania e Italia si studia un passaggio alla seconda fase: quella di allarme.
Niente razionamento in vista ma via libera a un ritorno del carbone. A Berlino, si sta lavorando a riattivare le centrali elettriche a carbone inattive aumentando di circa un terzo la dipendenza da questa fonte di energia. Mentre a Roma, Cingolani ha dato l’ok per l'acquisto di carbone in misura sufficiente all'eventuale massimizzazione delle centrali a carbone.
Miopia o inevitabile pragmatismo?

🇺🇦 Ti sei pers* il discorso di Volodymyr Zelensky al nostro Global Policy Forum? Seguici su YouTube e rivedilo sul nostro canale: https://www.youtube.com/c/ISPIvideo

🔴 Etiopia, Yemen, Siria, Afghanistan, Iran, Libia...che fine hanno fatto le crisi che in questi anni hanno attirato l’attenzione del mondo e che dallo scoppio della guerra in Ucraina sembrano dimenticate? In questi giorni, tutte le sere dalle 19.00 incontriamo all’ISPI esperti e giornalisti per parlarne insieme: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/summer-festival-sette-incontri-sulle-crisi-dimenticate
🌍 ANOTHER BRICS IN THE WALL

🥊 Facciamo ordine
Si apre oggi il 14° summit BRICS, quest’anno ospitato dalla Cina. Un meeting online, ben diverso dal tête-à-tête di febbraio tra Xi e Putin che ne ha rinsaldato l'amicizia. Ma l’obiettivo rimane lo stesso: condannare l’espansione delle “alleanze occidentali” (leggasi: NATO) e cercare di puntellare, per quanto possibile, modelli “alternativi”. Di sviluppo, di governo, di convergenze internazionali.
Alla vigilia del Summit, Xi Jinping ha ribadito che a suo parere l’ordine mondiale è ormai multipolare, aggiungendo che le sanzioni contro la Russia sono “arbitrarie” e “un boomerang”. In effetti nel forum trova consensi: solo il Brasile di Bolsonaro all’Onu ha formalmente condannato l’invasione, la Cina ha votato contro, India e Sudafrica si sono astenuti.

🤝 Il nemico del mio nemico...?
Anche se Xi detta la linea, oggi il summit BRICS è un’arma spuntata. Lanciato nel 2009, l’anno in cui il G20 diventava essenziale per coordinare il salvataggio dell’economia mondiale, avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio politico delle potenze emergenti. E in effetti i cinque BRICS da soli oggi fanno quasi un quarto (23%) dell’economia mondiale e il 17% degli interscambi.
Il problema è che i governi BRICS sono un po’ come i 4 di Visegrád: uniti da un nemico comune (il primato occidentale, l’Europa dei “burocrati”) ma divisi su quasi tutto il resto. Particolarmente tesi i rapporti tra Cina e India, sui lati opposti della barricata nell’Indo-Pacifico, tanto che New Delhi fa parte del “Quad” (con USA, Giappone e Australia) e del nuovo Indo-Pacific Economic Framework lanciato da Biden, che mirano proprio a ribilanciare l’egemonia cinese. Eppure qualcosa lega Pechino e New Delhi: le importazioni di petrolio russo “a sconto” dopo le auto-sanzioni europee.

⛽️ Specchio riflesso
In effetti, le importazioni di petrolio russo dei Paesi asiatici sono in netto aumento: quelle cinesi sono aumentate del 55%, tanto che Mosca a maggio è diventata primo fornitore di Pechino, scalzando l'Arabia Saudita. E quelle indiane, prima quasi inesistenti, oggi superano le importazioni di tutti i Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Così la Russia dimostra una capacità di trovare acquirenti che prescinde dalle sanzioni occidentali.
Ecco perché per l’Occidente il summit BRICS è comunque un segnale. Certo, mette sotto ai riflettori le tante divisioni tra i Paesi emergenti. Ma anche la loro crescente capacità di controbilanciare le decisioni prese a Washington o nelle capitali europee.

🧧 Abbiamo approfondito la posta in gioco nel summit dei BRICS nella nostra nuova newsletter Pivot to Asia, l’aggiornamento mensile su tutte le questioni più scottanti della geopolitica e geoeconomia asiatica. Leggila e iscriviti per riceverla: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/chinas-quest-global-south-35526
🌍 GAS: SOTTO LO STESSO TETTO

💸 Il secondo giorno
Si è chiuso poche ore fa il Consiglio europeo che ha promosso formalmente Ucraina e Moldavia a candidate all’ingresso in UE. Dopo le conferme di ieri, oggi il vertice ha affrontato le questioni più spinose: inflazione ed energia. Ed è tornata ad affacciarsi, tra le tante, la proposta di un tetto massimo al prezzo del gas russo.
È una battaglia che il governo italiano porta avanti da marzo, e che nel tempo ha incontrato un’accoglienza piuttosto tiepida. Oggi però la situazione è diversa: il taglio delle forniture di gas russo delle ultime settimane ha fatto schizzare in alto i prezzi all’ingrosso, fino a 140 €/MWh.
È in questo contesto che riprende quota (ma ancora senza sfondare) la proposta di un tetto a 80-90 €/MWh.

🆘 Maneggiare con cura
Non solo l’Italia, dunque. Tra i favorevoli alla proposta di tetto al prezzo si contano oggi Francia, Spagna, Grecia e Irlanda. Inizialmente contrari ma ora disponibili sembrano poi Paesi Bassi e Germania.
Proprio la Germania ieri è passata alla “seconda fase” del piano di emergenza per il gas, quella di allerta, un gradino sotto l’emergenza. E sono ormai 6 i Paesi in Europa (Italia inclusa) ad aver attivato piani simili.
Obiettivo: ridurre la domanda di gas per evitare carenze in inverno. Per farlo i tedeschi sono pronti a riaccendere molte centrali a carbone (+33% rispetto alla potenza attuale) ma non a rimandare le chiusure delle centrali nucleari. Intanto la preoccupazione di Berlino è che Mosca possa usare la scusa della manutenzione di Nord Stream per tagliare ulteriormente i flussi.

🛢 Sabbie mobili
Già in queste ore i flussi di gas dalla Russia sono ridotti del 75% rispetto all’anno scorso: un ammanco di 116 miliardi di metri cubi l’anno. Che compensiamo con maggior gas via GNL, Norvegia e Algeria. All’appello, tuttavia, mancano ancora il 6% dei consumi europei. E se Mosca gioca sporco nel tentativo di gonfiare i prezzi, anche i leader UE hanno sempre meno da perderci.
Ma il rischio è dietro l’angolo. Certo, un tetto al prezzo del gas ridurrebbe le entrate di Gazprom, che non ha alternative rispetto alle vendite all’Europa. Ma ulteriori riduzioni nelle forniture russe farebbero comunque esplodere i prezzi del gas in Europa.
A meno di estendere il tetto ad altri fornitori. Ma l’Europa sarebbe davvero disposta ad aprire nuovi fronti nella “guerra del gas”?

🎙 Non perderti il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi parliamo dell’India: tra Russia e Occidente, da che parte sta New Delhi? Ascoltala qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-da-che-parte-sta-lindia-tra-russia-e-occidente-35541

👉 Missione in salita per Joe Biden in Europa, dove parteciperà prima al G7 in Germania e poi al vertice Nato di Madrid. E sul fronte interno non va molto meglio: la Corte Suprema abolisce la Roe vs Wade, mettendo a rischio il diritto all’aborto negli USA. Cosa aspettarsi dalle elezioni di mid-term di novembre? Leggi l’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-complessa-missione-di-biden-europa-35549
🌏 RUSSIA: DEFAULT A OROLOGERIA

Periodo di grazia
Prima il 4 aprile, poi il 29, poi metà maggio. Finalmente, dopo mesi di annunci, è arrivata l’ufficializzazione: da mezzanotte, la Russia è in default sul proprio debito estero per non aver pagato 100 milioni di interessi in scadenza il 27 maggio. È la prima volta dal 1918, quando i bolscevichi si rifiutarono di onorare i debiti dell’epoca zarista.
Un fallimento che era nell'aria. Soprattutto da maggio, quando il Tesoro degli Stati Uniti aveva bloccato anche l’ultimo canale a disposizione del Cremlino per onorare il debito in valuta estera (il suo conto presso JPMorgan) condannando de facto Mosca al default.
Il simbolo di un’economia sempre più alle corde?

💸 Farsa o tragedia
Anton Siluanov, ministro delle finanze russo, sostiene di no. In effetti Mosca continua a ricevere circa 500 milioni di dollari al giorno dalla vendita di petrolio e gas: più che sufficienti a pagare gli interessi scaduti, non fosse per le sanzioni occidentali. E proprio queste entrate permettono alla Russia sia di non dover emettere ulteriore debito sui mercati esteri (rendendo di fatto irrilevante il default), sia di rafforzare il rublo, che sul dollaro ha raggiunto i massimi dal 2015.
Tutto bene, dunque? No. Il default renderà più difficile ottenere credito all’estero in futuro. Il valore del rublo è altrettanto irrilevante, dal momento che le importazioni russe sono crollate. E l’economia russa continua ad andare a picco, con un’inflazione galoppante (+17% nel 2022) e una recessione attesa dell’8%, la peggiore da decenni.

📉 Fallimento globale
Da questa recessione c’è chi – come il capo di Sberbank, la più grande banca russa – prevede che la Russia ne uscirà solo in dieci anni. Ma è tutto il mondo oggi a rischiare di restare impigliato nelle secche degli alti prezzi di energia e materie prime, causati proprio dall’invasione russa e, adesso, peggiorati dalle sanzioni occidentali.
Certo, c’è chi ci guadagna, come Cina e India che possono comprare il petrolio a sconto sui mercati internazionali. Ma c’è anche chi ci perde: il prezzo del gas in Europa è ai massimi da marzo e sette volte più alto che in tempi normali. Mentre a porre un freno alla cavalcata dei prezzi ci pensa, al massimo, l’aumentato rischio di una recessione negli Stati Uniti e in Europa.
Che la Russia sia ormai diventata too big to fail?

👉 I leader del G7 riuniti in Baviera sono al lavoro per introdurre nuove sanzioni alla Russia: tra le proposte l’embargo all’oro russo e un tetto al prezzo del petrolio. “Se l’Ucraina perde, tutte le democrazie perdono”, ha detto il premier Draghi. Ne parliamo nel nostro Speciale Ucraina di oggi. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-g7-tutti-uno-35570

🔴 Oggi alle 19.00: non perdere “Siria senza tregua”, il quarto dei nostri incontri estivi sulle crisi dimenticate del mondo. Scopri di più: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/summer-festival-siria-senza-tregua