ISPI - Geopolitica
27.6K subscribers
1.74K photos
1.8K links
Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

www.ispionline.it
Download Telegram
🔴 SPECIALE UCRAINA: BOMBE SULLA TREGUA

Bombe durante la tregua sull’ospedale pediatrico di Mariupol, mentre gli Stati Uniti dichiarano l’embargo al petrolio russo. Ora le speranze si concentrano sull’incontro, domani ad Antalya in Turchia, tra i ministri degli Esteri Sergei Lavrov e Dmytro Kuleba.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-bombe-sulla-tregua-34055
🔴 EVENTO OGGI ALLE 18.00: "PROFUGHI UCRAINI: UNA 'CRISI' EUROPEA?"

In questi giorni, i cessate il fuoco riescono a consentire l’evacuazione della popolazione civile attraverso dei corridoi umanitari da numerosi centri, come Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol. Ma, a due settimane dall’invasione russa dell’Ucraina, gli effetti della guerra sulle persone sono devastanti. Ai milioni di sfollati interni si aggiungono i 2,3 milioni di persone che hanno già lasciato il proprio paese, quasi tutti verso l’Unione europea. Quali scenari si prospettano?

🎙 Ne parleremo stasera alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/profughi-ucraini-una-crisi-europea
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: CINA A UN BIVIO

💭 Cina bifronte

“La NATO ha spinto la Russia a una guerra che non voleva”. Sono le parole pronunciate ieri del portavoce del ministero dell’interno cinese. Uno scostamento rispetto all’ambiguità di Pechino nelle ultime settimane, ma forse neanche troppo. La Cina non condanna l’invasione e non impone sanzioni, all’Onu si astiene, e quando deve esporsi si dichiara favorevole alla risoluzione diplomatica. Insomma, un colpo al cerchio, uno alla botte.
E non potrebbe essere altrimenti. Da una parte ci sono le relazioni sempre più solide con Mosca, soprattutto nel settore energetico. Cui oggi si aggiungono opportunità per gli investitori cinesi di rimpiazzare capitali e aziende occidentali in fuga dalla Russia. Ma avvicinarsi troppo al Cremlino rischia di mettere in discussione le relazioni (commerciali e non) con il resto del mondo.

🎲 Spettatore interessato
Dal 2014 a oggi, la Russia è diventata sempre più “dipendente” dalla Cina (il peso della Cina nell’interscambio totale è praticamente raddoppiato). Mentre Mosca per Pechino conta ancora molto poco (2% del totale). Eppure, la Cina è comunque tra i paesi più esposti alle ricadute della guerra.
Non solo perché importa il 15% del suo petrolio e il 10% del gas da Mosca, ma anche perché quest’anno avrà bisogno di duplicare le sue importazioni di grano a causa di un cattivo raccolto. E tra i principali fornitori di grano al mondo ci sono proprio Russia e Ucraina (29% delle esportazioni mondiali).

💯 Saldi invernali
Le ricadute economiche di sanzioni imposte al “più importante partner strategico della Cina” (parola di Xi) ingolosiscono Pechino, che starebbe valutando importanti investimenti in società russe nel settore energetico e delle materie prime (nel mirino soprattutto il gigante del gas Gazprom e il produttore di alluminio Rusal). Per non parlare degli scenari di mercato che la decisione Apple e Samsung di sospendere le vendite in Russia apre alle big tech cinesi.
Nelle scorse settimane si sono moltiplicate le richieste a Pechino da parte di leader internazionali affinché assuma un ruolo da mediatore nei negoziati tra Russa e Ucraina. Visti gli interessi in gioco, che sia davvero la Cina il migliore mediatore possibile?

👉 Tutti gli ultimi aggiornamenti sul conflitto nel nostro Daily Focus Speciale Ucraina di oggi: “Nessun progresso”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-nessun-progresso-34073

🎙 Abbiamo approfondito gli sviluppi della guerra e la crisi dei profughi nella tavola rotonda “Profughi ucraini: una ‘crisi’ europea?”. Collegati qui alla live o rivedi il video: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/profughi-ucraini-una-crisi-europea
📊 ISPI DATALAB | PROFUGHI UCRAINI: I CONFINI DELLA SOLIDARIETÀ

A causa della guerra in Ucraina, 2,3 milioni di persone hanno già lasciato il paese, dirette soprattutto verso l’Unione Europea. Contrariamente al passato, i paesi dell’UE hanno aperto le proprie frontiere e adottato misure eccezionali a sostegno dei profughi ucraini. Ma con la guerra che continua e il numero di rifugiati in aumento, la solidarietà europea sarà messa a dura prova.

Leggi il nuovo numero di DataLab: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/profughi-ucraini-i-confini-della-solidarieta-34069
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL GRANAIO DEL MONDO

🍟 Eco globale
Dopo l'annuncio del ritiro di McDonald’s dalla Russia, in questi giorni i prezzi di un pasto dalla catena di ristorazione nel paese superavano i 7.500 rubli: qualcosa come 60 dollari. Non sono però certo questi, i prezzi alle stelle che preoccupano il mondo.
Secondo la FAO, a febbraio i prezzi del cibo nel mondo hanno toccato il valore massimo dal 1990, anno in cui sono cominciate le rilevazioni. Altrettanto hanno fatto quelli degli oli vegetali (ormai doppi rispetto ai prezzi medi del 2014-2016), mentre i cereali sono a un passo dal record.
Colpa dell’invasione russa?

🥖 Not delivered
L’invasione c’entra eccome, anche se gran parte del suo effetto non si è ancora materializzato. L’Ucraina da sola rappresenta rispettivamente il 12% e il 16% delle esportazioni mondiali di grano e mais. Non solo, prima della crisi Kiev contribuiva da sola alla metà della produzione mondiale di olio di semi di girasole: con Mosca, si supera l’80%.
Il conflitto si inserisce in un contesto di prezzi in rapida crescita da quasi due anni, causati prima dai lockdown e poi dagli intoppi nelle catene di approvvigionamento globali. Anche qui però torna in gioco l’invasione: il trasporto marittimo (che sposta il 90% dei traffici globali) rischia di interrompersi nuovamente a causa della limitata libertà di circolazione dei marittimi russi e ucraini, che insieme costituiscono il 15% del personale e muovono circa 74mila navi.

📈 Maledetta primavera
Così paesi dalle regioni più disparate del mondo, dall’Ungheria all’Indonesia, cominciano a vietare l’esportazione di grano e altri prodotti alimentari. Una corsa al “my country first” che ricorda tempi passati da poco, e che non farebbe bene a nessuno.
Non solo: i prezzi alimentari altissimi ricordano molto un’altra impennata, quella del 2010-2011. Anche allora a schizzare in alto furono soprattutto cereali e oli alimentari. E l’aumento dei prezzi fu uno dei fattori scatenanti di quelle “Primavere arabe” che sfociarono nella guerra civile siriana, nel caos libico, e nella stretta dei (molti) regimi sopravvissuti. Il rischio è che oggi paesi già provati dalla pandemia possano andare incontro a un nuovo ciclo di proteste.
In Libano le scorte di grano basteranno solo per il prossimo mese. E poi?

📊 Nel nuovo ISPI DataLab abbiamo approfondito la crisi dei profughi causata dalla guerra in Ucraina e il suo possibile impatto sull’Europa. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/profughi-ucraini-i-confini-della-solidarieta-34069

🎙 Ascolta il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi è dedicato alle voci di chi sta scappando dalla guerra in Ucraina. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-scappa-dalla-guerra-ucraina-34081
🇷🇺🇺🇦RUSSIA-UCRAINA: 10 PUNTI PER CAPIRE COME LA GUERRA HA CAMBIATO IL MONDO

L’invasione dell’Ucraina
da parte della Russia di Vladimir Putin è uno spartiacque. In sole due settimane ha prodotto una serie di conseguenze impensabili fino a pochi giorni prima: non solo per le parti in causa, ma anche per il resto del mondo. Da un flusso migratorio senza precedenti alla messa in discussione della transizione energetica, dalla rivitalizzazione della NATO al possibile “raffreddamento” delle relazioni tra Mosca e Pechino: a prescindere dall'esito del conflitto, il mondo di domani potrebbe non essere più lo stesso.

Leggi il nostro speciale: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-10-punti-capire-come-la-guerra-ha-cambiato-il-mondo-34084
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL BUIO OLTRE IL DEFAULT

🏦 Corsi e ricorsi
“Abbiamo i fondi necessari per ripagare i nostri debiti”. Ieri Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, ha smentito categoricamente le voci su un possibile default della Russia sugli interessi sul debito in scadenza questo mercoledì, approvando una procedura che permetterà il rimborso.
C’è solo un piccolo problema: i pagamenti sui 117 milioni di dollari in scadenza saranno effettuati in rubli. E siccome i contratti specificano valute differenti, sarà comunque default tecnico. Così la Russia, che solo settimana scorsa si è vista tagliare il rating nei dintorni dei livelli “spazzatura” da parte di tutte le grandi agenzie, si avvicina a grandi passi al primo fallimento dal 1998.

🇻🇪 Da Mosca a Caracas?
Insomma, le sanzioni continuano a colpire forte. Metà delle riserve della Banca centrale restano congelate, in tre settimane il rublo ha perso oltre il 30% del suo valore. E mentre Mosca avverte i morsi delle sanzioni, la crisi ha effetti anche dall’altra parte del mondo.
Come in Venezuela, dove nell’ultima settimana la Casa Bianca ha provato ad avviare colloqui con il regime di Maduro (per sbloccare le esportazioni di petrolio), salvo essere subissata da critiche bipartisan per essere passata “da un dittatore sanguinario a un altro”.
Eppure, secondo alcuni proprio il Venezuela offre una finestra su ciò che potrebbe accadere. Nel 2019, dopo le sanzioni Usa, Caracas fece default su 60 miliardi di dollari di debiti. Risultato: fiducia dei mercati internazionali a picco e povertà alle stelle.

💴 “No limits”
Nessuno si faccia illusioni: i russi non saranno gli unici a soffrire per gli effetti delle sanzioni. Per l’Italia, un default russo metterebbe a rischio 19 miliardi di euro tra obbligazioni, prestiti bancari e investimenti in aziende.
Intanto la Banca Mondiale lancia l’allarme: le sanzioni alla Russia possono avere effetti “devastanti” non solo per l’Europa ma soprattutto per le economie emergenti, con rialzi dei prezzi agricoli ed energetici che faranno aumentare povertà e insicurezza alimentare.
Il punto vero però al momento è un altro: la Cina verrà in soccorso di Mosca? Perché se al momento la sua ambiguità ha pagato, difficile possa sostenere quell’alleanza “senza limiti” stipulata con la Russia solo un mese fa. O forse Pechino potrebbe decidere davvero di prestare soldi a un amico in difficoltà, con il rischio di non rivederli più?

🗺 In poco più di due settimane, la guerra in Ucraina ha prodotto conseguenze impensabili fino ad alcuni giorni prima. Come è cambiato il mondo con il conflitto? Abbiamo provato a spiegarlo in 10 punti: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-10-punti-capire-come-la-guerra-ha-cambiato-il-mondo-34084

🎙 Domani alle 18.00 approfondiremo gli ultimi sviluppi della guerra nella nostra tavola rotonda “Missili alle porte dell’Ue: dove vuole arrivare Putin?”. Registrati per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/missili-alle-porte-dellue-dove-vuole-arrivare-putin
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: NAZIONE MENO FAVORITA

💎 Trattamento speciale
Nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Oggi il Consiglio Ue ha approvato nuove misure volte a limitare l’esportazione di beni di lusso verso la Russia e di tecnologie dirette alle sue industrie. A cui si aggiunge il divieto di importazione di prodotti metallurgici russi (per un valore di 3,3 miliardi di euro).
La stretta commerciale non si limita a questo: gli Stati membri hanno deciso per la sospensione della Russia dallo status commerciale di nazione più favorita (MFN) in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Di base tutti i membri dell’OMC sarebbero obbligati a garantirsi reciprocamente il trattamento più favorevole concesso ad altri partner commerciali. Un principio di uguaglianza che l’Europa non applicherà più per Mosca.

🗡 Tu quoque
La Russia ha già minacciato di rivolgersi al tribunale
interno all’OMC per far annullare la decisione europea. Ma già nel 2014 i giudici dell’organismo si sono espressi su un caso simile, considerando legittimo il mancato rispetto della clausola MFN proprio da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina perché fatto per proteggere “interessi essenziali di sicurezza”. Gli stessi a cui ora si appellano i paesi europei.
Gli Stati europei potranno quindi imporre legalmente barriere commerciali aggiuntive sulle importazioni russe rispetto a quelle già esistenti. Barriere come quote all’importazione, restrizioni o divieti. E potranno applicare dazi più alti sulle merci russe, che dall’attuale media del 5,7% previsto dalla clausola MFN potrebbero arrivare al 35% qualora l’UE seguisse la linea dettata dal Canada settimana scorsa.

🙅‍♂️Fuori dal club
Al di là dell’intento punitivo, il nuovo pacchetto di sanzioni europee si inserisce nel quadro di una precisa volontà occidentale di estromissione della Russia dalle principali organizzazioni internazionali economiche e finanziarie.
Il mirino è ora puntato su Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Che però per l’esclusione di un paese richiedono una comprovata violazione degli obblighi previsti dai loro statuti. Ad esempio, per manipolazioni della bilancia dei pagamenti o irregolarità nelle operazioni in valuta estera. Un’ipotesi non remota viste le difficoltà economiche di Mosca, ma che necessiterebbe poi di un'approvazione con maggioranze di voto che non si sono registrate neanche alla votazione ONU di inizio marzo contro l’invasione dell’Ucraina.
Insomma, il cerchio si stringe. Su chi potrà contare la Russia?

🎙 Oggi approfondiremo gli ultimi sviluppi della guerra nella nostra tavola rotonda “Missili alle porte dell’Ue: dove vuole arrivare Putin?”. Segui la diretta: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/missili-alle-porte-dellue-dove-vuole-arrivare-putin
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL LATO OSCURO DELLE SANZIONI?

🇨🇳 Dietro le quinte
Nel giorno in cui la Russia potrebbe avviarsi verso il default del debito sovrano, tutti i riflettori sono puntati su Mosca. Ma nell’ombra c’è chi le sue pedine sta già iniziando a muoverle, a cominciare dalla Cina. La cui alleanza “meglio di un’alleanza” con la Russia (parola di Xi solo un mese fa) è già a un bivio.
Non imporre sanzioni a Mosca per l’invasione dell’Ucraina è stata una scelta abbastanza scontata per Pechino. Ma il prossimo passo potrebbe essere fare affari con la nazione più sanzionata al mondo. E mentre nei giorni scorsi il governo cinese sembrava gettare acqua sul fuoco, i suoi piani per creare un “sistema parallelo” incentrato sulla sua valuta, lo yuan, potrebbero convincerlo a fare altrimenti.

🛢 Passi scontati
Oggi il mercato petrolifero è dominato dal dollaro: il biglietto verde è utilizzato in oltre l’80% degli scambi internazionali. Eppure, il governo saudita (il maggior esportatore del mondo, e da decenni alleato degli Usa) starebbe pensando di vendere a Pechino (il maggior importatore) petrolio denominato in yuan.
Era nell’aria, ma il fatto che se ne parli proprio adesso potrebbe non essere una coincidenza. Già, perché al momento il petrolio russo è alla disperata ricerca di un compratore. Pur non essendo (ancora) sotto sanzioni in Europa, gli importatori europei stanno evitando di comprarlo per non rischiare di essere pagati in rubli o di andare incontro a boicottaggi di consumatori arrabbiati. E così si “auto-sanzionano”, liberando barili sul mercato.
Un affare per chi compra. Un po’ meno per Mosca.

💱Campagna acquisti
Oggi il prezzo al barile del petrolio russo è di 25-30 dollari più basso rispetto al Brent, lo standard internazionale. Malgrado il ribasso, per il Cremlino si tratta comunque di un modo per tamponare le perdite causate dalle sanzioni occidentali. Tanto più che gli acquirenti (Cina in primis ma probabilmente anche India) sono disposti a non pagare in dollari, una moneta che Mosca non vuole usare causa sanzioni.
In questo modo, Pechino cerca di allargare lo spazio riservato allo yuan nei pagamenti internazionali (attualmente fermo al 3% contro il 40% del dollaro). Ma attenzione: anche se tutte le esportazioni petrolifere russe e saudite fossero pagate in yuan, queste rappresenterebbero solo l’1% del commercio internazionale.
Insomma, i piani cinesi di conquista dei mercati mondiali dovranno attendere.

🎙 Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi un episodio speciale dedicato al viaggio dei rifugiati ucraini verso l’Italia. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-il-viaggio-dei-rifugiati-ucraini-verso-litalia-34154

👉Della posizione di Pechino nel conflitto parleremo domani alle 18.00 nella tavola rotonda “Guerra in Ucraina: la Cina da che parte sta?”. Registrati per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/guerra-ucraina-la-cina-da-che-parte-sta
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL PREZZO DELLE SCELTE (DI PUTIN)

🔍 Mezze verità
“La Russia è sopravvissuta alla guerra lampo economica”. Questo quanto ieri dichiarato da Putin, secondo cui le sanzioni imposte dalla comunità internazionale potranno essere un’occasione vantaggiosa per la Russia per diventare più indipendente dall’Occidente.
Alcuni dati economici sembrano supportare le sue parole. Il rublo dopo aver perso fino al 40% rispetto al dollaro è ora risalito al -18%. Gli interventi della Banca Centrale sono riusciti a evitare un collasso bancario tanto che la base monetaria (il totale dei contanti in circolazione e detenuti nei depositi bancari) è aumentata del 14% nell’ultimo mese. E il pagamento di 117 milioni di dollari di interessi dovuti è stato effettuato nei tempi nonostante le voci di default. Ma Putin ha detto anche altro.

🤯 Surplus di problemi
Grazie alle esportazioni di energia, la Russia gode di un surplus commerciale che può utilizzare per i pagamenti in valuta estera. Serviranno però tra i 6-9 mesi affinché queste entrate possano compensare il blocco delle riserve in valuta estera della Banca Centrale russa. Ma già ad aprile bisognerà rimborsare un debito molto più grande di quello appena pagato: 2 miliardi di dollari.
Per riuscire a evitare il default, la Russia dovrà quindi andare incontro, come ammesso dallo stesso Putin, “a difficili e profondi cambiamenti strutturali della sua economia che porteranno a un incremento di disoccupazione e inflazione”. Che già vediamo: nel giro di una settimana l’inflazione annuale è aumentata di 2 punti percentuali, e dovrebbe raggiungere il 17% entro la fine dell’anno.

☎️ Better call Vladimir
Ad aumentare sono soprattutto i prezzi di beni importati e di prima necessità, comunque presi d’assalto nei negozi per paura di future carenze. Per far fronte a questa inflazione, Putin ha annunciato un (timido) aumento di pensioni e salari con tanto di hotline a supporto di chi soffre per il carovita.
Poca cosa alla luce delle previsioni di crescita della Russia per il 2022. Se prima della guerra il PIL russo sarebbe dovuto crescere del 3%, ora oscilla tra -6% e un -15% nel caso di conflitto protratto nel tempo. E dire che Putin ha costruito gran parte della sua popolarità proprio sulla stabilizzazione di un’economia russa uscita a pezzi dal crollo dell’Unione Sovietica.
Che la sua reputazione segua di pari passo l’andamento del PIL?

🎙 Live oggi alle 18.00: “Guerra in Ucraina, la Cina da che parte sta?” Segui la tavola rotonda in diretta qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/guerra-ucraina-la-cina-da-che-parte-sta

👉 Tutti gli ultimi aggiornamenti sul conflitto nel nostro Daily Focus Speciale Ucraina di oggi: “Offensiva senza sosta”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-offensiva-senza-sosta-34190
🔴 ISPI DATALAB | EUROPA: ECONOMIA DI GUERRA

La guerra in Ucraina sta già avendo pesanti ricadute sul piano economico. Se l'impatto sulla Russia è stato stimato in un -10 % del PIL, i paesi dell'UE potrebbero assestarsi a un a -2 %. Ma le conseguenze saranno anche indirette: dall'aumento dei prezzi dell'energia alla stagflazione, la guerra potrebbe muoversi dalla sfera militare a quell'economica più in fretta di quanto possiamo immaginare.

📊 Leggi il nuovo numero di DataLab: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/europa-economia-di-guerra-34191