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🇷🇺🇺🇦 SANZIONI: 4 GRAFICI PER SPIEGARE L’IMPATTO SULLA RUSSIA

La risposta di Europa e Stati Uniti all’invasione russa dell’Ucraina è stata massiccia e compatta. Le sanzioni comminate dopo l’attacco hanno infatti avuto un effetto immediato sull'economia russa.

Quale? E per quanto potrà resistere la Russia sotto il peso delle sanzioni?

Ecco 4 grafici per spiegare l’impatto sulla Russia: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sanzioni-4-grafici-spiegare-limpatto-sulla-russia-33953
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: BLOCCO TOTALE?

💸 Il prezzo della dipendenza
Un miliardo di euro al giorno. Questo è quanto la Russia ha ricevuto oggi dall’Unione Europea in cambio delle sue esportazioni di gas naturale. Se da una parte si sta cercando di colpire in tutti i modi l’economia russa a suon di sanzioni, dall’altra la si continua a foraggiare pur di non andare incontro a una crisi energetica.
Negli ultimi giorni i flussi di gas in entrata sono persino aumentati del 18%, anche se restano il 19% inferiori allo stesso periodo del 2021. Un paradosso a cui gli Stati Uniti vorrebbero porre fine imponendo un blocco alle importazioni di petrolio e gas russo. Ma l’Europa, come oggi ribadito da Scholz, rimane contraria. Non a torto.

⚖️ Sanzioni col portafoglio degli altri
Un blocco alle importazioni di petrolio russo non impatterebbe allo stesso modo Stati Uniti e Unione Europea. Se infatti la quota rappresentata dalla Russia sul totale delle importazioni di petrolio degli USA è inferiore al 5%, questa stessa percentuale è pari al 27% per l’UE.
Trattandosi però di un mercato globale ed essendo la Russia il terzo produttore di greggio al mondo, anche i cittadini americani dovrebbero affrontare conseguenti costi maggiorati alla pompa di benzina esattamente come quelli europei. Diverso è il discorso per il gas dove l’Europa è sempre ben più dipendente dalla Russia rispetto agli USA, ma il mercato è regionale. E quindi anche l’incremento di prezzi in caso di blocco dell’import.

🚂 Coal is cool
Domani la Commissione presenterà un piano in 10 punti per ridurre la dipendenza del blocco dai combustibili fossili russi. Ma intanto alcuni paesi membri sembrano già aver individuato una propria soluzione: il ritorno del carbone al centro dei loro mix energetici, nonostante sia il combustibile fossile più inquinante. Troppo attrattivi il suo costo, attualmente minore di quello del gas, e la facilità con cui le centrali elettriche possono convertirsi al suo utilizzo.
In Italia, Draghi ha così suggerito la possibile riapertura di centrali elettriche a carbone. E anche nella Germania dove i Verdi sono uno dei pilastri del governo, la fine alla combustione del carbone attualmente prevista per il 2030 potrebbe essere messa in pausa per qualche anno.
Di fronte alla guerra anche il riscaldamento globale si fermerà?

🎙 Approfondiremo gli sviluppi e i possibili scenari della guerra in Ucraina tra poco, nella tavola rotonda “Guerra in Ucraina: rischio nucleare?”. Live dalle 18.30 a questo link: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/guerra-ucraina-rischio-nucleare

👉 Tutti gli ultimi aggiornamenti sul conflitto nel nostro Daily Focus Speciale Ucraina di oggi: “Bombe sui civili”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-bombe-sui-civili-33980
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: DIPENDENZA (IN)FINITA?

⛽️ Minacce incrociate
Gli Stati Uniti hanno annunciato che non compreranno più petrolio, gas e carbone russi. Proprio quello che il Cremlino ieri aveva intimato di non fare, minacciando di tagliare le forniture di gas all’Europa. Eppure Bruxelles non sembra troppo preoccupata.
Al contrario, poco fa l’Ue ha pubblicato un piano per fare proprio quello: ridurre le forniture di gas dalla Russia. Nella proposta REPowerEU, l’obiettivo è quello di ridurre fino a due terzi le importazioni di gas da Mosca già quest’anno. "È difficile, ma fattibile", secondo Frans Timmermans, il Commissario per il clima e il Green Deal europeo.
Ma le minacce di Mosca sono davvero così disperate?

🍃 Gas rehab
Forse, ma non troppo. Perché nel breve periodo un nuovo taglio delle forniture russe può fare male ai consumatori europei. Ieri i prezzi spot del gas naturale hanno chiuso a 227 €/MWh, un nuovo record che supera di dieci volte i livelli pre-crisi. Segno che le bollette europee aumenteranno ancora.
E la stessa Commissione nella sua proposta lo ammette: nel breve periodo, l’alternativa principale al gas russo è il gas naturale liquefatto (GNL), che costa molto e che dobbiamo "contendere” a grandi importatori asiatici come Cina e Giappone, generando una inedita guerra dei prezzi. Tra le alternative “green” restano la spinta su nuove rinnovabili e il risparmio energetico da parte dei consumatori.
Si apre insomma un profondo divario tra promesse e realtà. Ma c’è di più.

🔗 Reazione a catena
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), che la sua proposta l’ha pubblicata la settimana scorsa, una corposa “fetta” di gas russo (il 18% circa) sarebbe sostituita dalla riaccensione delle centrali a carbone. La Commissione non è d’accordo, ma non farlo significa spendere miliardi sul GNL, appunto.
Questo ci porta al problema dei costi. Ridurre la “dipendenza” dal gas russo non abbassa i prezzi del gas in Europa, anzi! Incentivare rinnovabili, biocarburanti o efficienza energetica richiede più investimenti (20 miliardi secondo la IEA). Da sommare alle misure dei governi europei per contenere i costi in bolletta: altri 150 miliardi, oltre ai 55 già spesi.
Un salasso non indifferente. Che in questi tempi di economia di guerra non tutti potrebbero essere disposti a pagare.

👉 Tutti gli ultimi aggiornamenti sul conflitto nel nostro Daily Focus Speciale Ucraina di oggi: “Un’altra giornata di guerra”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-unaltra-giornata-di-guerra-34000
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: ALLA RICERCA DELL’ORO NERO

✂️ Animal spirits
Stati Uniti, UK e Canada. Questi sono i paesi che hanno smesso o smetteranno di importare petrolio russo nei prossimi mesi. Non una grande rinuncia se si guarda al peso di greggio e derivati russi sul totale delle loro importazioni di tali prodotti: circa l’8% per USA e UK, meno dell’1% per il Canada.
Ma gli impatti su Russia e mercato petrolifero mondiale sono tutt’altro che trascurabili. Questa decisione segnala infatti ai trader il rischio sempre maggiore di commerciare greggio russo. Così chi acquista si “butta” sul petrolio degli altri, facendone impennare i prezzi (ai massimi dal 2008). Occorrerebbe quindi aumentare l’offerta per evitare di dare benzina all’inflazione. Lo sanno bene gli Stati Uniti, che cercano sponde tra paesi non proprio alleati.

⛽️ Amici nemici
Innanzitutto, Biden ha chiesto ai produttori di shale oil americani di aumentare la produzione a tutti i costi. Ma i 760mila potenziali barili aggiuntivi non compensano i 3,5 milioni che la Russia esporta ogni giorno. Ecco perché venerdì scorso funzionari americani si sono recati in Venezuela, riaprendo canali diplomatici chiusi dal 2019. La scarcerazione di due americani da parte di Caracas suggerisce uno spiraglio di collaborazione, con in palio 600mila barili aggiuntivi al giorno.
Non c’è stata invece un’apertura da parte di Arabia Saudita ed Emirati. Biden sta provando a ricucire rapporti logorati dalle sue posizioni sul caso Khashoggi e dal mancato supporto americano nello Yemen. Ma le sue chiamate sono state respinte, e così sfuma la possibilità di aumentare la produzione giornaliera di 2,5 milioni di barili.

☢️ Soluzione nucleare
Tra i grandi produttori di petrolio con “spare capacity” rimane l’Iran. Un fatto che sta creando nuovi ostacoli ai negoziati sul nucleare proprio quando ormai sembrava intravedersi il traguardo. Rimuovendo le sanzioni su petrolio ed economia iraniana, il regime degli ayatollah potrebbe aggiungere fino a 1,3 milioni di barili di greggio al giorno alla propria produzione.
Un enorme “tesoretto”. Perciò il dubbio è che Mosca, coinvolta nei negoziati dei 5+1, di fronte a questa prospettiva possa voler far saltare l'accordo. In questo senso, la richiesta di Lavrov di non applicare le sanzioni occidentali agli scambi tra Russia e Iran suona come una provocazione.
Insomma, è sempre più evidente che quel che accade in Ucraina, non resta certo in Ucraina.

🎙 Approfondiremo gli sviluppi della guerra e la crisi dei profughi domani, nella tavola rotonda “Profughi ucraini: una ‘crisi’ europea?”. Registrati per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/profughi-ucraini-una-crisi-europea
🔴 SPECIALE UCRAINA: BOMBE SULLA TREGUA

Bombe durante la tregua sull’ospedale pediatrico di Mariupol, mentre gli Stati Uniti dichiarano l’embargo al petrolio russo. Ora le speranze si concentrano sull’incontro, domani ad Antalya in Turchia, tra i ministri degli Esteri Sergei Lavrov e Dmytro Kuleba.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-bombe-sulla-tregua-34055
🔴 EVENTO OGGI ALLE 18.00: "PROFUGHI UCRAINI: UNA 'CRISI' EUROPEA?"

In questi giorni, i cessate il fuoco riescono a consentire l’evacuazione della popolazione civile attraverso dei corridoi umanitari da numerosi centri, come Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol. Ma, a due settimane dall’invasione russa dell’Ucraina, gli effetti della guerra sulle persone sono devastanti. Ai milioni di sfollati interni si aggiungono i 2,3 milioni di persone che hanno già lasciato il proprio paese, quasi tutti verso l’Unione europea. Quali scenari si prospettano?

🎙 Ne parleremo stasera alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/profughi-ucraini-una-crisi-europea
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: CINA A UN BIVIO

💭 Cina bifronte

“La NATO ha spinto la Russia a una guerra che non voleva”. Sono le parole pronunciate ieri del portavoce del ministero dell’interno cinese. Uno scostamento rispetto all’ambiguità di Pechino nelle ultime settimane, ma forse neanche troppo. La Cina non condanna l’invasione e non impone sanzioni, all’Onu si astiene, e quando deve esporsi si dichiara favorevole alla risoluzione diplomatica. Insomma, un colpo al cerchio, uno alla botte.
E non potrebbe essere altrimenti. Da una parte ci sono le relazioni sempre più solide con Mosca, soprattutto nel settore energetico. Cui oggi si aggiungono opportunità per gli investitori cinesi di rimpiazzare capitali e aziende occidentali in fuga dalla Russia. Ma avvicinarsi troppo al Cremlino rischia di mettere in discussione le relazioni (commerciali e non) con il resto del mondo.

🎲 Spettatore interessato
Dal 2014 a oggi, la Russia è diventata sempre più “dipendente” dalla Cina (il peso della Cina nell’interscambio totale è praticamente raddoppiato). Mentre Mosca per Pechino conta ancora molto poco (2% del totale). Eppure, la Cina è comunque tra i paesi più esposti alle ricadute della guerra.
Non solo perché importa il 15% del suo petrolio e il 10% del gas da Mosca, ma anche perché quest’anno avrà bisogno di duplicare le sue importazioni di grano a causa di un cattivo raccolto. E tra i principali fornitori di grano al mondo ci sono proprio Russia e Ucraina (29% delle esportazioni mondiali).

💯 Saldi invernali
Le ricadute economiche di sanzioni imposte al “più importante partner strategico della Cina” (parola di Xi) ingolosiscono Pechino, che starebbe valutando importanti investimenti in società russe nel settore energetico e delle materie prime (nel mirino soprattutto il gigante del gas Gazprom e il produttore di alluminio Rusal). Per non parlare degli scenari di mercato che la decisione Apple e Samsung di sospendere le vendite in Russia apre alle big tech cinesi.
Nelle scorse settimane si sono moltiplicate le richieste a Pechino da parte di leader internazionali affinché assuma un ruolo da mediatore nei negoziati tra Russa e Ucraina. Visti gli interessi in gioco, che sia davvero la Cina il migliore mediatore possibile?

👉 Tutti gli ultimi aggiornamenti sul conflitto nel nostro Daily Focus Speciale Ucraina di oggi: “Nessun progresso”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-nessun-progresso-34073

🎙 Abbiamo approfondito gli sviluppi della guerra e la crisi dei profughi nella tavola rotonda “Profughi ucraini: una ‘crisi’ europea?”. Collegati qui alla live o rivedi il video: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/profughi-ucraini-una-crisi-europea
📊 ISPI DATALAB | PROFUGHI UCRAINI: I CONFINI DELLA SOLIDARIETÀ

A causa della guerra in Ucraina, 2,3 milioni di persone hanno già lasciato il paese, dirette soprattutto verso l’Unione Europea. Contrariamente al passato, i paesi dell’UE hanno aperto le proprie frontiere e adottato misure eccezionali a sostegno dei profughi ucraini. Ma con la guerra che continua e il numero di rifugiati in aumento, la solidarietà europea sarà messa a dura prova.

Leggi il nuovo numero di DataLab: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/profughi-ucraini-i-confini-della-solidarieta-34069
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL GRANAIO DEL MONDO

🍟 Eco globale
Dopo l'annuncio del ritiro di McDonald’s dalla Russia, in questi giorni i prezzi di un pasto dalla catena di ristorazione nel paese superavano i 7.500 rubli: qualcosa come 60 dollari. Non sono però certo questi, i prezzi alle stelle che preoccupano il mondo.
Secondo la FAO, a febbraio i prezzi del cibo nel mondo hanno toccato il valore massimo dal 1990, anno in cui sono cominciate le rilevazioni. Altrettanto hanno fatto quelli degli oli vegetali (ormai doppi rispetto ai prezzi medi del 2014-2016), mentre i cereali sono a un passo dal record.
Colpa dell’invasione russa?

🥖 Not delivered
L’invasione c’entra eccome, anche se gran parte del suo effetto non si è ancora materializzato. L’Ucraina da sola rappresenta rispettivamente il 12% e il 16% delle esportazioni mondiali di grano e mais. Non solo, prima della crisi Kiev contribuiva da sola alla metà della produzione mondiale di olio di semi di girasole: con Mosca, si supera l’80%.
Il conflitto si inserisce in un contesto di prezzi in rapida crescita da quasi due anni, causati prima dai lockdown e poi dagli intoppi nelle catene di approvvigionamento globali. Anche qui però torna in gioco l’invasione: il trasporto marittimo (che sposta il 90% dei traffici globali) rischia di interrompersi nuovamente a causa della limitata libertà di circolazione dei marittimi russi e ucraini, che insieme costituiscono il 15% del personale e muovono circa 74mila navi.

📈 Maledetta primavera
Così paesi dalle regioni più disparate del mondo, dall’Ungheria all’Indonesia, cominciano a vietare l’esportazione di grano e altri prodotti alimentari. Una corsa al “my country first” che ricorda tempi passati da poco, e che non farebbe bene a nessuno.
Non solo: i prezzi alimentari altissimi ricordano molto un’altra impennata, quella del 2010-2011. Anche allora a schizzare in alto furono soprattutto cereali e oli alimentari. E l’aumento dei prezzi fu uno dei fattori scatenanti di quelle “Primavere arabe” che sfociarono nella guerra civile siriana, nel caos libico, e nella stretta dei (molti) regimi sopravvissuti. Il rischio è che oggi paesi già provati dalla pandemia possano andare incontro a un nuovo ciclo di proteste.
In Libano le scorte di grano basteranno solo per il prossimo mese. E poi?

📊 Nel nuovo ISPI DataLab abbiamo approfondito la crisi dei profughi causata dalla guerra in Ucraina e il suo possibile impatto sull’Europa. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/profughi-ucraini-i-confini-della-solidarieta-34069

🎙 Ascolta il nuovo episodio di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Oggi è dedicato alle voci di chi sta scappando dalla guerra in Ucraina. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-scappa-dalla-guerra-ucraina-34081
🇷🇺🇺🇦RUSSIA-UCRAINA: 10 PUNTI PER CAPIRE COME LA GUERRA HA CAMBIATO IL MONDO

L’invasione dell’Ucraina
da parte della Russia di Vladimir Putin è uno spartiacque. In sole due settimane ha prodotto una serie di conseguenze impensabili fino a pochi giorni prima: non solo per le parti in causa, ma anche per il resto del mondo. Da un flusso migratorio senza precedenti alla messa in discussione della transizione energetica, dalla rivitalizzazione della NATO al possibile “raffreddamento” delle relazioni tra Mosca e Pechino: a prescindere dall'esito del conflitto, il mondo di domani potrebbe non essere più lo stesso.

Leggi il nostro speciale: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-10-punti-capire-come-la-guerra-ha-cambiato-il-mondo-34084
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL BUIO OLTRE IL DEFAULT

🏦 Corsi e ricorsi
“Abbiamo i fondi necessari per ripagare i nostri debiti”. Ieri Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, ha smentito categoricamente le voci su un possibile default della Russia sugli interessi sul debito in scadenza questo mercoledì, approvando una procedura che permetterà il rimborso.
C’è solo un piccolo problema: i pagamenti sui 117 milioni di dollari in scadenza saranno effettuati in rubli. E siccome i contratti specificano valute differenti, sarà comunque default tecnico. Così la Russia, che solo settimana scorsa si è vista tagliare il rating nei dintorni dei livelli “spazzatura” da parte di tutte le grandi agenzie, si avvicina a grandi passi al primo fallimento dal 1998.

🇻🇪 Da Mosca a Caracas?
Insomma, le sanzioni continuano a colpire forte. Metà delle riserve della Banca centrale restano congelate, in tre settimane il rublo ha perso oltre il 30% del suo valore. E mentre Mosca avverte i morsi delle sanzioni, la crisi ha effetti anche dall’altra parte del mondo.
Come in Venezuela, dove nell’ultima settimana la Casa Bianca ha provato ad avviare colloqui con il regime di Maduro (per sbloccare le esportazioni di petrolio), salvo essere subissata da critiche bipartisan per essere passata “da un dittatore sanguinario a un altro”.
Eppure, secondo alcuni proprio il Venezuela offre una finestra su ciò che potrebbe accadere. Nel 2019, dopo le sanzioni Usa, Caracas fece default su 60 miliardi di dollari di debiti. Risultato: fiducia dei mercati internazionali a picco e povertà alle stelle.

💴 “No limits”
Nessuno si faccia illusioni: i russi non saranno gli unici a soffrire per gli effetti delle sanzioni. Per l’Italia, un default russo metterebbe a rischio 19 miliardi di euro tra obbligazioni, prestiti bancari e investimenti in aziende.
Intanto la Banca Mondiale lancia l’allarme: le sanzioni alla Russia possono avere effetti “devastanti” non solo per l’Europa ma soprattutto per le economie emergenti, con rialzi dei prezzi agricoli ed energetici che faranno aumentare povertà e insicurezza alimentare.
Il punto vero però al momento è un altro: la Cina verrà in soccorso di Mosca? Perché se al momento la sua ambiguità ha pagato, difficile possa sostenere quell’alleanza “senza limiti” stipulata con la Russia solo un mese fa. O forse Pechino potrebbe decidere davvero di prestare soldi a un amico in difficoltà, con il rischio di non rivederli più?

🗺 In poco più di due settimane, la guerra in Ucraina ha prodotto conseguenze impensabili fino ad alcuni giorni prima. Come è cambiato il mondo con il conflitto? Abbiamo provato a spiegarlo in 10 punti: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-10-punti-capire-come-la-guerra-ha-cambiato-il-mondo-34084

🎙 Domani alle 18.00 approfondiremo gli ultimi sviluppi della guerra nella nostra tavola rotonda “Missili alle porte dell’Ue: dove vuole arrivare Putin?”. Registrati per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/missili-alle-porte-dellue-dove-vuole-arrivare-putin
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: NAZIONE MENO FAVORITA

💎 Trattamento speciale
Nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Oggi il Consiglio Ue ha approvato nuove misure volte a limitare l’esportazione di beni di lusso verso la Russia e di tecnologie dirette alle sue industrie. A cui si aggiunge il divieto di importazione di prodotti metallurgici russi (per un valore di 3,3 miliardi di euro).
La stretta commerciale non si limita a questo: gli Stati membri hanno deciso per la sospensione della Russia dallo status commerciale di nazione più favorita (MFN) in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Di base tutti i membri dell’OMC sarebbero obbligati a garantirsi reciprocamente il trattamento più favorevole concesso ad altri partner commerciali. Un principio di uguaglianza che l’Europa non applicherà più per Mosca.

🗡 Tu quoque
La Russia ha già minacciato di rivolgersi al tribunale
interno all’OMC per far annullare la decisione europea. Ma già nel 2014 i giudici dell’organismo si sono espressi su un caso simile, considerando legittimo il mancato rispetto della clausola MFN proprio da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina perché fatto per proteggere “interessi essenziali di sicurezza”. Gli stessi a cui ora si appellano i paesi europei.
Gli Stati europei potranno quindi imporre legalmente barriere commerciali aggiuntive sulle importazioni russe rispetto a quelle già esistenti. Barriere come quote all’importazione, restrizioni o divieti. E potranno applicare dazi più alti sulle merci russe, che dall’attuale media del 5,7% previsto dalla clausola MFN potrebbero arrivare al 35% qualora l’UE seguisse la linea dettata dal Canada settimana scorsa.

🙅‍♂️Fuori dal club
Al di là dell’intento punitivo, il nuovo pacchetto di sanzioni europee si inserisce nel quadro di una precisa volontà occidentale di estromissione della Russia dalle principali organizzazioni internazionali economiche e finanziarie.
Il mirino è ora puntato su Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Che però per l’esclusione di un paese richiedono una comprovata violazione degli obblighi previsti dai loro statuti. Ad esempio, per manipolazioni della bilancia dei pagamenti o irregolarità nelle operazioni in valuta estera. Un’ipotesi non remota viste le difficoltà economiche di Mosca, ma che necessiterebbe poi di un'approvazione con maggioranze di voto che non si sono registrate neanche alla votazione ONU di inizio marzo contro l’invasione dell’Ucraina.
Insomma, il cerchio si stringe. Su chi potrà contare la Russia?

🎙 Oggi approfondiremo gli ultimi sviluppi della guerra nella nostra tavola rotonda “Missili alle porte dell’Ue: dove vuole arrivare Putin?”. Segui la diretta: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/missili-alle-porte-dellue-dove-vuole-arrivare-putin