🔴 SEGUI L'EVENTO ALLE 18.00: "INVASIONE UCRAINA: SI PUÒ FERMARE PUTIN?"
Esplosioni nelle città, le truppe russe che avanzano, contingenti aerei dispiegati: è un attacco su larga scala, che annuncia un conflitto di cui non si riesce a intravedere un esito. È guerra. Il presidente Putin dichiara che "la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima" a chiunque provi ad ostacolarlo. Come si può fermare Putin?
🎙 Ne parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/invasione-ucraina-si-puo-fermare-putin
Esplosioni nelle città, le truppe russe che avanzano, contingenti aerei dispiegati: è un attacco su larga scala, che annuncia un conflitto di cui non si riesce a intravedere un esito. È guerra. Il presidente Putin dichiara che "la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima" a chiunque provi ad ostacolarlo. Come si può fermare Putin?
🎙 Ne parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
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🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: FATE PRESTO
🕯 L’ora più buia
Stasera alle 20 i leader Ue si incontreranno per un Consiglio europeo straordinario sull’Ucraina. Sarà il momento per formalizzare il segnale che circola ormai da molte ore: le sanzioni saranno pesanti, e l’Europa risponderà unita all’invasione russa.
Mentre in Ucraina si continua a combattere, i paesi del G7 si incontrano proprio in queste ore per concordare una linea comune. Intanto la Casa Bianca ha definito l’invasione una “guerra premeditata”, mentre il Regno Unito ha promesso “sanzioni senza precedenti”. Too late?
🧨 Undici mesi
Ormai è guerra. Quella che nei mesi scorsi le cancellerie occidentali hanno tentato in tutti i modi di scongiurare. Già a fine marzo dell'anno scorso l'Ucraina denunciò l'arrivo di migliaia di truppe russe ai propri confini, truppe che a maggio sembrava si stessero ritirando. Viste con il senno di poi, erano invece “prove generali di invasione”. A giugno, poi, il taglio delle forniture di gas da Mosca (-25% rispetto alle attese) ha messo con le spalle al muro l’Europa. Poi, a ottobre il nuovo precipitare degli eventi.
Un “precipitare” molto lento. Nel 2008, quando la Russia invase l’Ossezia del Sud georgiana (anche in quel caso il motivo era lo stesso: la volontà del paese di aderire alla Nato), di mesi ne bastarono meno di tre. E nel 2014 accadde qualcosa di simile quando, dopo tre mesi di tensioni, gli “omini verdi” russi entrarono in Crimea.
🗑 Fatica sprecata?
Anche se da Washington continuano a puntare l’attenzione sul fatto di essere riusciti a rallentare Putin, svelandone i piani e costringendolo a rivederli più volte, alla fine il risultato sembra lo stesso. Anzi, peggiore: una vera e propria invasione su larga scala, anziché la sola occupazione delle province secessioniste. Invasione che né gli Usa, né Bruxelles hanno alcuna volontà di interrompere manu militari.
Adesso la situazione per i paesi UE è ribaltata. Solo lunedì Bruxelles aveva varato un piano di aiuti da 1,2 miliardi di euro per il governo ucraino. Oggi ci si chiede se quel governo domani sarà ancora in piedi, mentre i paesi europei limitrofi si preparano ad accogliere i profughi in fuga da Kiev (nel 2014 erano stati circa 200mila).
Gli sforzi dell’Occidente di frenare Putin sono stati vani?
🎙 Della crisi parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI “Invasione Ucraina: si può fermare Putin”? Segui la diretta qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/invasione-ucraina-si-puo-fermare-putin#FORM
👉 Abbiamo raccolto in una pagina gli aggiornamenti sulla crisi, con mappe, approfondimenti e grafiche per capire il conflitto e i suoi sviluppi. Trovali qui: https://www.ispionline.it/it/tag/crisi-russia-ucraina
🕯 L’ora più buia
Stasera alle 20 i leader Ue si incontreranno per un Consiglio europeo straordinario sull’Ucraina. Sarà il momento per formalizzare il segnale che circola ormai da molte ore: le sanzioni saranno pesanti, e l’Europa risponderà unita all’invasione russa.
Mentre in Ucraina si continua a combattere, i paesi del G7 si incontrano proprio in queste ore per concordare una linea comune. Intanto la Casa Bianca ha definito l’invasione una “guerra premeditata”, mentre il Regno Unito ha promesso “sanzioni senza precedenti”. Too late?
🧨 Undici mesi
Ormai è guerra. Quella che nei mesi scorsi le cancellerie occidentali hanno tentato in tutti i modi di scongiurare. Già a fine marzo dell'anno scorso l'Ucraina denunciò l'arrivo di migliaia di truppe russe ai propri confini, truppe che a maggio sembrava si stessero ritirando. Viste con il senno di poi, erano invece “prove generali di invasione”. A giugno, poi, il taglio delle forniture di gas da Mosca (-25% rispetto alle attese) ha messo con le spalle al muro l’Europa. Poi, a ottobre il nuovo precipitare degli eventi.
Un “precipitare” molto lento. Nel 2008, quando la Russia invase l’Ossezia del Sud georgiana (anche in quel caso il motivo era lo stesso: la volontà del paese di aderire alla Nato), di mesi ne bastarono meno di tre. E nel 2014 accadde qualcosa di simile quando, dopo tre mesi di tensioni, gli “omini verdi” russi entrarono in Crimea.
🗑 Fatica sprecata?
Anche se da Washington continuano a puntare l’attenzione sul fatto di essere riusciti a rallentare Putin, svelandone i piani e costringendolo a rivederli più volte, alla fine il risultato sembra lo stesso. Anzi, peggiore: una vera e propria invasione su larga scala, anziché la sola occupazione delle province secessioniste. Invasione che né gli Usa, né Bruxelles hanno alcuna volontà di interrompere manu militari.
Adesso la situazione per i paesi UE è ribaltata. Solo lunedì Bruxelles aveva varato un piano di aiuti da 1,2 miliardi di euro per il governo ucraino. Oggi ci si chiede se quel governo domani sarà ancora in piedi, mentre i paesi europei limitrofi si preparano ad accogliere i profughi in fuga da Kiev (nel 2014 erano stati circa 200mila).
Gli sforzi dell’Occidente di frenare Putin sono stati vani?
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🔴 EVENTO OGGI ALLE 18.00: "UCRAINA: SE KIEV CADE"
Le sanzioni dell'Occidente non fermano Putin, che continua l'invasione sul territorio ucraino. L'esercito russo, dopo essersi concentrato su alcuni obiettivi militari nel primo giorno di guerra, ora sembra puntare direttamente al cuore del potere politico del paese: Kiev. Cosa accadrebbe se la capitale cadesse? Putin cercherà di installare un governo fantoccio, o tenterà di occupare stabilmente il paese? Come risponderà la popolazione ucraina?
🎙 Ne parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-se-kiev-cade#FORM
Le sanzioni dell'Occidente non fermano Putin, che continua l'invasione sul territorio ucraino. L'esercito russo, dopo essersi concentrato su alcuni obiettivi militari nel primo giorno di guerra, ora sembra puntare direttamente al cuore del potere politico del paese: Kiev. Cosa accadrebbe se la capitale cadesse? Putin cercherà di installare un governo fantoccio, o tenterà di occupare stabilmente il paese? Come risponderà la popolazione ucraina?
🎙 Ne parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-se-kiev-cade#FORM
🔴 ISPI DATALAB | GUERRA RUSSIA-UCRAINA: LE SANZIONI BASTERANNO?
Mentre l’esercito russo invade l’Ucraina ed entra a Kiev, Europa e Usa hanno adottato nuove sanzioni contro Mosca, definite “senza precedenti”. Le sanzioni economiche sono l’unica arma a cui si è detto disposto a ricorrere l’Occidente, che da mesi ha escluso la difesa militare di Kiev dalle opzioni percorribili.
Ma le sanzioni hanno una storia travagliata. Funzionano poco, solo se sono forti e imposte all’unisono da molti paesi del mondo, e se chi le subisce non è un nemico determinato a resistere. A che punto siamo sulla “scala” delle sanzioni possibili? Quanto potrebbe soffrirne Mosca? E cosa rischia l’Occidente?
Leggi il nuovo numero di DataLab: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/guerra-russia-ucraina-le-sanzioni-basteranno-33724
Mentre l’esercito russo invade l’Ucraina ed entra a Kiev, Europa e Usa hanno adottato nuove sanzioni contro Mosca, definite “senza precedenti”. Le sanzioni economiche sono l’unica arma a cui si è detto disposto a ricorrere l’Occidente, che da mesi ha escluso la difesa militare di Kiev dalle opzioni percorribili.
Ma le sanzioni hanno una storia travagliata. Funzionano poco, solo se sono forti e imposte all’unisono da molti paesi del mondo, e se chi le subisce non è un nemico determinato a resistere. A che punto siamo sulla “scala” delle sanzioni possibili? Quanto potrebbe soffrirne Mosca? E cosa rischia l’Occidente?
Leggi il nuovo numero di DataLab: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/guerra-russia-ucraina-le-sanzioni-basteranno-33724
🔴 SPECIALE UCRAINA: VERSO LA PRESA DI KIEV
Zelensky chiede a Putin di trattare, ma Mosca detta precondizioni. Bombardamenti e scontri in varie città, mentre Kiev si prepara alla battaglia.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-verso-la-presa-di-kiev-33737
Zelensky chiede a Putin di trattare, ma Mosca detta precondizioni. Bombardamenti e scontri in varie città, mentre Kiev si prepara alla battaglia.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-verso-la-presa-di-kiev-33737
🔴 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: SANZIONI MAI VISTE?
🪶 A SWIFT reaction?
Le truppe russe hanno ormai raggiunto Kiev e Putin avrebbe chiesto all’Ucraina di “arrendersi”. Ma le sanzioni presentate in queste ore sul fronte occidentale non sembrano quelle "massicce" e “devastanti" promesse da mesi.
Mancano infatti misure significative contro il settore energetico russo: Gazprombank, la principale banca russa che gestisce i pagamenti esteri per petrolio e gas non è finora stata oggetto di alcuna sanzione. E soprattutto non si è trovato un accordo per l’esclusione della Russia dal sistema internazionale dei pagamenti SWIFT, richiesto a gran voce da Zelensky e considerato un'arma nucleare finanziaria. Queste sanzioni avrebbero causato forti danni economici alla Russia. Ma anche a molti paesi europei, Germania e Italia in primis, che si sono quindi opposti a un accordo in tal senso.
⛔️ Divieto d’accesso
Nonostante l’assenza di alcune misure importanti, mai nella storia recente c’era stato un tale dispiegamento di sanzioni contro un paese con le dimensioni economiche della Russia e la sua integrazione nei mercati globali.
Le nuove sanzioni occidentali congelano le transazioni in dollari, euro e sterline fino al 70% del settore bancario russo. Bloccano le esportazioni verso la Russia di mezzi e software necessari per l’industria petrolifera e dell’aviazione. Così come quelle di tecnologie critiche per scopi militari compresi i semiconduttori, con TSMC (il più grande produttore di chip del mondo) che ha già dichiarato che si conformerà alle nuove restrizioni.
🕯Lasciati soli
Nel corso di questi mesi, la minaccia delle sanzioni è stata usata dall’Occidente come deterrente per scoraggiare la Russia da qualsiasi azione militare in Ucraina. Anche dopo l’entrata dei soldati nel Donbass, USA e Ue hanno evitato di imporre fin da subito le sanzioni più pesanti per scoraggiare un’invasione su larga scala.
Ora che si combatte nelle strade di Kiev il fallimento di questa strategia è diventato palese. Lo stesso Biden ha ieri dichiarato che “nessuno si aspettava che le sanzioni impedissero che accadesse qualcosa”. Così le sanzioni da deterrente sono diventate un mezzo punitivo. Un mezzo che, che secondo von der Leyen, “aumenterà i costi di prestito della Russia, la sua inflazione e l’erosione della sua base industriale”.
Possibile, ma occorrerà tempo. Quel tempo che l’Ucraina, invece, non ha.
🎙Degli ultimi sviluppi della crisi parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI “Ucraina: se Kiev cade”. Seguila qui in diretta: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-se-kiev-cade
📊 Guerra Russia-Ucraina: le sanzioni basternanno a fermare Putin? A questa e molte altre domande proviamo a rispondere nel nuovo numero dell’ISPI Datalab. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/guerra-russia-ucraina-le-sanzioni-basteranno-33724
🪶 A SWIFT reaction?
Le truppe russe hanno ormai raggiunto Kiev e Putin avrebbe chiesto all’Ucraina di “arrendersi”. Ma le sanzioni presentate in queste ore sul fronte occidentale non sembrano quelle "massicce" e “devastanti" promesse da mesi.
Mancano infatti misure significative contro il settore energetico russo: Gazprombank, la principale banca russa che gestisce i pagamenti esteri per petrolio e gas non è finora stata oggetto di alcuna sanzione. E soprattutto non si è trovato un accordo per l’esclusione della Russia dal sistema internazionale dei pagamenti SWIFT, richiesto a gran voce da Zelensky e considerato un'arma nucleare finanziaria. Queste sanzioni avrebbero causato forti danni economici alla Russia. Ma anche a molti paesi europei, Germania e Italia in primis, che si sono quindi opposti a un accordo in tal senso.
⛔️ Divieto d’accesso
Nonostante l’assenza di alcune misure importanti, mai nella storia recente c’era stato un tale dispiegamento di sanzioni contro un paese con le dimensioni economiche della Russia e la sua integrazione nei mercati globali.
Le nuove sanzioni occidentali congelano le transazioni in dollari, euro e sterline fino al 70% del settore bancario russo. Bloccano le esportazioni verso la Russia di mezzi e software necessari per l’industria petrolifera e dell’aviazione. Così come quelle di tecnologie critiche per scopi militari compresi i semiconduttori, con TSMC (il più grande produttore di chip del mondo) che ha già dichiarato che si conformerà alle nuove restrizioni.
🕯Lasciati soli
Nel corso di questi mesi, la minaccia delle sanzioni è stata usata dall’Occidente come deterrente per scoraggiare la Russia da qualsiasi azione militare in Ucraina. Anche dopo l’entrata dei soldati nel Donbass, USA e Ue hanno evitato di imporre fin da subito le sanzioni più pesanti per scoraggiare un’invasione su larga scala.
Ora che si combatte nelle strade di Kiev il fallimento di questa strategia è diventato palese. Lo stesso Biden ha ieri dichiarato che “nessuno si aspettava che le sanzioni impedissero che accadesse qualcosa”. Così le sanzioni da deterrente sono diventate un mezzo punitivo. Un mezzo che, che secondo von der Leyen, “aumenterà i costi di prestito della Russia, la sua inflazione e l’erosione della sua base industriale”.
Possibile, ma occorrerà tempo. Quel tempo che l’Ucraina, invece, non ha.
🎙Degli ultimi sviluppi della crisi parleremo oggi alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI “Ucraina: se Kiev cade”. Seguila qui in diretta: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-se-kiev-cade
📊 Guerra Russia-Ucraina: le sanzioni basternanno a fermare Putin? A questa e molte altre domande proviamo a rispondere nel nuovo numero dell’ISPI Datalab. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/guerra-russia-ucraina-le-sanzioni-basteranno-33724
🔴 SPECIALE UCRAINA: STRADA PER STRADA
La guerra entra a Kiev: l'Ucraina non si arrende. Intanto, anche nel resto del paese proseguono gli scontri. Nessuna soluzione negoziale in vista. E l'Occidente continua sulla strada di una difficile unità
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-strada-strada-33745
La guerra entra a Kiev: l'Ucraina non si arrende. Intanto, anche nel resto del paese proseguono gli scontri. Nessuna soluzione negoziale in vista. E l'Occidente continua sulla strada di una difficile unità
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-strada-strada-33745
🔴 RUSSIA-UCRAINA: 5 GRAFICI PER CAPIRE (ALCUNE) CONSEGUENZE DELL’INVASIONE
L’invasione russa dell’Ucraina e l’avanzata delle truppe verso Kiev generano molte domande sui costi umani ed economici che il conflitto potrebbe avere sul breve e sul lungo termine, non solo per i paesi direttamente coinvolti nel conflitto, ma anche per il resto del mondo.
Che impatto avrà il conflitto sui prezzi dell’energia? Si parla molto della nostra dipendenza dal gas russo, ma cosa sta succedendo con il petrolio? Quale l’impatto sulle borse? La guerra porterà a una nuova ondata di profughi in Europa?
Con cinque nuovi grafici e un approfondimento speciale, abbiamo provato a spiegare alcune delle conseguenze del conflitto.
Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-5-grafici-capire-alcune-conseguenze-dellinvasione-33743
L’invasione russa dell’Ucraina e l’avanzata delle truppe verso Kiev generano molte domande sui costi umani ed economici che il conflitto potrebbe avere sul breve e sul lungo termine, non solo per i paesi direttamente coinvolti nel conflitto, ma anche per il resto del mondo.
Che impatto avrà il conflitto sui prezzi dell’energia? Si parla molto della nostra dipendenza dal gas russo, ma cosa sta succedendo con il petrolio? Quale l’impatto sulle borse? La guerra porterà a una nuova ondata di profughi in Europa?
Con cinque nuovi grafici e un approfondimento speciale, abbiamo provato a spiegare alcune delle conseguenze del conflitto.
Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-5-grafici-capire-alcune-conseguenze-dellinvasione-33743
🔴 SPECIALE UCRAINA: COLLOQUI DI FRONTIERA
Zelensky accetta colloqui con una delegazione russa al confine con la Bielorussia. Mentre Putin mette in allerta le forze di deterrenza strategica nucleare, in risposta alle “sanzioni occidentali illegittime”.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-colloqui-di-frontiera-33748
Zelensky accetta colloqui con una delegazione russa al confine con la Bielorussia. Mentre Putin mette in allerta le forze di deterrenza strategica nucleare, in risposta alle “sanzioni occidentali illegittime”.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-colloqui-di-frontiera-33748
🔴 EVENTO OGGI ALLE 19.00: "UCRAINA: PROVE DI RESISTENZA"
Mentre al confine bielorusso ha inizio un primo tentativo di colloquio tra delegazioni russe e ucraine, nel paese invaso si combatte per le strade, dove le truppe di Mosca hanno incontrato un’inattesa e organizzata resistenza da parte di militari, riservisti e civili armati. Ma la resistenza è stimolata anche dalle mosse strategiche della leadership ucraina, e ora sostenuta dagli alleati europei con l'invio di armi e aiuti. Come sta evolvendo la situazione?
🎙 Ne parleremo stasera alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-prove-di-resistenza#FORM
Mentre al confine bielorusso ha inizio un primo tentativo di colloquio tra delegazioni russe e ucraine, nel paese invaso si combatte per le strade, dove le truppe di Mosca hanno incontrato un’inattesa e organizzata resistenza da parte di militari, riservisti e civili armati. Ma la resistenza è stimolata anche dalle mosse strategiche della leadership ucraina, e ora sostenuta dagli alleati europei con l'invio di armi e aiuti. Come sta evolvendo la situazione?
🎙 Ne parleremo stasera alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI.
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🔴 SPECIALE UCRAINA: COLLOQUI IN CORSO
Proseguono in Bielorussia i colloqui tra le delegazioni ucraina e russa. Kiev chiede il cessate-il-fuoco, mentre Putin ieri ha messo in “allerta speciale” le forze di deterrenza nucleare. Intanto, l’UE adotta una decisione storica: “Forniremo armi a Kiev”.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-colloqui-corso-33748
Proseguono in Bielorussia i colloqui tra le delegazioni ucraina e russa. Kiev chiede il cessate-il-fuoco, mentre Putin ieri ha messo in “allerta speciale” le forze di deterrenza nucleare. Intanto, l’UE adotta una decisione storica: “Forniremo armi a Kiev”.
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🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: KIEV, TI A(R)MO
🪖 C’è sempre una prima volta
Ieri l’UE ha deciso di stanziare 500 milioni di euro in armamenti per l’esercito ucraino. È la prima volta di sempre che l’Europa fornisce materiale bellico a un paese. Mentre è la prima volta dalla Seconda guerra mondiale che Germania e Svezia inviano armi verso un paese in guerra.
Due “prime volte” che si sommano alla nuova ondata di sanzioni occidentali verso la Russia. Sanzioni persino più pesanti del previsto che, per la prima volta, attaccano direttamente una banca centrale delle dimensioni di quella russa (congelando parte dei suoi 630 miliardi di dollari di riserve), oltre ad estromettere (per la prima volta) alcune banche russe dal sistema SWIFT.
✍️ Qualcosa è cambiato
Insomma, nel giro di un fine settimana il mondo è cambiato profondamente. La NATO è sempre più attiva sul “fronte orientale”, con migliaia di nuovi soldati e mezzi. E i governi europei sono alle prese con la più grande revisione delle proprie posizioni sulla difesa da decenni: sono ormai 18 su 27 gli stati membri che invieranno armi a Kiev.
E Bruxelles? In teoria sarebbero proprio i Trattati a proibire l’uso del bilancio Ue per spese con “implicazioni nel settore militare o della difesa”. Ma neanche un anno fa si era trovata una scappatoia istituendo lo “Strumento europeo per la pace”: fondo che opera fuori bilancio, ma sempre con i contributi di tutti gli stati membri. Ecco come oggi l’Ue può inviare, per la prima volta nella storia, armi in un’area di crisi.
Misure straordinarie per tempi straordinari.
🧨 Piano inclinato
Assieme a Bruxelles, anche la Svezia ha deciso di rompere un tabù. Non è la prima volta che il governo svedese fornisce armi per contrastare le mire espansionistiche di Mosca: era accaduto nel 1939, contro l’Unione sovietica di Stalin che aveva dichiarato guerra alla Finlandia. Un contesto leggermente diverso.
E il blocco delle esportazioni di armi in paesi in conflitto in fondo una sua ratio ce l’aveva: oltre a tentare di favorire una risoluzione diplomatica rispetto a una violenta, inviare armi durante una guerra comporta grandi rischi. Il primo: non è semplice assicurarsi che le armi restino nelle mani degli attori “giusti”.
E in questo caso ce n’è un secondo: che un'escalation militare dia a Putin il pretesto per azioni più sanguinose.
Degli ultimi sviluppi della guerra parleremo questa sera alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI”Ucraina: prove di resistenza”. Registrati qui per seguire: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-prove-di-resistenza
Nell’ISPI Daily Focus di oggi tutti gli ultimi aggiornamenti sulla guerra “Speciale Ucraina: colloqui in corso”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-colloqui-corso-33748
🪖 C’è sempre una prima volta
Ieri l’UE ha deciso di stanziare 500 milioni di euro in armamenti per l’esercito ucraino. È la prima volta di sempre che l’Europa fornisce materiale bellico a un paese. Mentre è la prima volta dalla Seconda guerra mondiale che Germania e Svezia inviano armi verso un paese in guerra.
Due “prime volte” che si sommano alla nuova ondata di sanzioni occidentali verso la Russia. Sanzioni persino più pesanti del previsto che, per la prima volta, attaccano direttamente una banca centrale delle dimensioni di quella russa (congelando parte dei suoi 630 miliardi di dollari di riserve), oltre ad estromettere (per la prima volta) alcune banche russe dal sistema SWIFT.
✍️ Qualcosa è cambiato
Insomma, nel giro di un fine settimana il mondo è cambiato profondamente. La NATO è sempre più attiva sul “fronte orientale”, con migliaia di nuovi soldati e mezzi. E i governi europei sono alle prese con la più grande revisione delle proprie posizioni sulla difesa da decenni: sono ormai 18 su 27 gli stati membri che invieranno armi a Kiev.
E Bruxelles? In teoria sarebbero proprio i Trattati a proibire l’uso del bilancio Ue per spese con “implicazioni nel settore militare o della difesa”. Ma neanche un anno fa si era trovata una scappatoia istituendo lo “Strumento europeo per la pace”: fondo che opera fuori bilancio, ma sempre con i contributi di tutti gli stati membri. Ecco come oggi l’Ue può inviare, per la prima volta nella storia, armi in un’area di crisi.
Misure straordinarie per tempi straordinari.
🧨 Piano inclinato
Assieme a Bruxelles, anche la Svezia ha deciso di rompere un tabù. Non è la prima volta che il governo svedese fornisce armi per contrastare le mire espansionistiche di Mosca: era accaduto nel 1939, contro l’Unione sovietica di Stalin che aveva dichiarato guerra alla Finlandia. Un contesto leggermente diverso.
E il blocco delle esportazioni di armi in paesi in conflitto in fondo una sua ratio ce l’aveva: oltre a tentare di favorire una risoluzione diplomatica rispetto a una violenta, inviare armi durante una guerra comporta grandi rischi. Il primo: non è semplice assicurarsi che le armi restino nelle mani degli attori “giusti”.
E in questo caso ce n’è un secondo: che un'escalation militare dia a Putin il pretesto per azioni più sanguinose.
Degli ultimi sviluppi della guerra parleremo questa sera alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI”Ucraina: prove di resistenza”. Registrati qui per seguire: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-prove-di-resistenza
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🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: ACCOGLIENZA STRAORDINARIA
🧳 Esodo ucraino
660mila profughi ucraini in sei giorni. Questa è la portata del flusso migratorio in corso dall’Ucraina ai paesi vicini, di fronte al quale i numeri delle passate ondate verso l’Europa impallidiscono. Nel 2015, anno record per le migrazioni in Europa, ci vollero quattro mesi per superare il mezzo milione di arrivi. E alla fine dell’anno furono circa 1,3 milioni i profughi, in prevalenza siriani, ad entrare in Europa: un numero che nel caso degli ucraini potrebbe essere triplo.
La maggior parte di questi ultimi sono donne e bambini, visto che per gli uomini ucraini è in vigore la coscrizione obbligatoria. Le mete più “gettonate” Polonia e Ungheria, che al momento ospitano il 73% dei profughi. Non proprio due campioni di accoglienza in passato.
✋ Rifugiati... e rifugiati
La Polonia si è detta pronta ad accogliere fino a un milione di ucraini ai quali, stando alle parole del ministro degli interni, fornirà rifugio e assistenza. E dire che solo lo scorso novembre, di fronte ai circa 10.000 richiedenti asilo mediorientali spinti dalla Bielorussia verso la Polonia, la reazione di Varsavia era stata ben diversa: soldati al confine e respingimenti.
Ma la stessa inversione a U si osserva in Ungheria, dove il "non lasceremo entrare nessuno" rivolto da Orban ai rifugiati africani è diventato un “stiamo facendo entrare tutti” gli ucraini. Insomma, non tutti i rifugiati sono uguali. Come d’altronde ha sottolineato questa settimana il primo ministro bulgaro Borisov, secondo cui “questi non sono i rifugiati a cui siamo abituati, sono europei, persone intelligenti e istruite”.
🇪🇺 Aria di cambiamento?
Dalla crisi del 2015, l’Europa si è dotata di nuovi strumenti per far fronte a nuove possibili emergenze migratorie. Ma la soluzione ora scelta dagli Stati membri arriva del passato. Ci sarebbe ampio sostengo per l’attivazione della direttiva pensata (ma mai usata) per far fronte alle migrazioni legate alla guerra nell’ex Jugoslavia. Data di approvazione: 2001.
In questo modo, tutti i profughi ucraini potrebbero muoversi e lavorare all’interno dell’Europa per un massimo di tre anni senza dover far richiesta di asilo. Certo, la distribuzione tra paesi resta su base volontaria e si potrebbero così ripresentare contrasti già noti. Ma si eviterebbe così quell’ingolfamento dei sistemi di asilo europei che ha condannato molti siriani in un limbo legale senza possibilità di lavorare per anni.
Se Putin puntava a un’Europa più divisa e isolazionista, al momento sembra aver fatto male i conti.
🔴 Della crisi migratoria parleremo anche domani alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI “Ucraina: dall’escalation militare all’emergenza profughi”. Iscriviti qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/ucraina-dallescalation-militare-allemergenza-profughi
🎙 Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Dopo i colloqui di ieri alla frontiera bielorussa, approfondiamo il ruolo della diplomazia nella guerra tra Russia e Ucraina. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-la-diplomazia-nella-guerra-tra-russia-e-ucraina-33871
🧳 Esodo ucraino
660mila profughi ucraini in sei giorni. Questa è la portata del flusso migratorio in corso dall’Ucraina ai paesi vicini, di fronte al quale i numeri delle passate ondate verso l’Europa impallidiscono. Nel 2015, anno record per le migrazioni in Europa, ci vollero quattro mesi per superare il mezzo milione di arrivi. E alla fine dell’anno furono circa 1,3 milioni i profughi, in prevalenza siriani, ad entrare in Europa: un numero che nel caso degli ucraini potrebbe essere triplo.
La maggior parte di questi ultimi sono donne e bambini, visto che per gli uomini ucraini è in vigore la coscrizione obbligatoria. Le mete più “gettonate” Polonia e Ungheria, che al momento ospitano il 73% dei profughi. Non proprio due campioni di accoglienza in passato.
✋ Rifugiati... e rifugiati
La Polonia si è detta pronta ad accogliere fino a un milione di ucraini ai quali, stando alle parole del ministro degli interni, fornirà rifugio e assistenza. E dire che solo lo scorso novembre, di fronte ai circa 10.000 richiedenti asilo mediorientali spinti dalla Bielorussia verso la Polonia, la reazione di Varsavia era stata ben diversa: soldati al confine e respingimenti.
Ma la stessa inversione a U si osserva in Ungheria, dove il "non lasceremo entrare nessuno" rivolto da Orban ai rifugiati africani è diventato un “stiamo facendo entrare tutti” gli ucraini. Insomma, non tutti i rifugiati sono uguali. Come d’altronde ha sottolineato questa settimana il primo ministro bulgaro Borisov, secondo cui “questi non sono i rifugiati a cui siamo abituati, sono europei, persone intelligenti e istruite”.
🇪🇺 Aria di cambiamento?
Dalla crisi del 2015, l’Europa si è dotata di nuovi strumenti per far fronte a nuove possibili emergenze migratorie. Ma la soluzione ora scelta dagli Stati membri arriva del passato. Ci sarebbe ampio sostengo per l’attivazione della direttiva pensata (ma mai usata) per far fronte alle migrazioni legate alla guerra nell’ex Jugoslavia. Data di approvazione: 2001.
In questo modo, tutti i profughi ucraini potrebbero muoversi e lavorare all’interno dell’Europa per un massimo di tre anni senza dover far richiesta di asilo. Certo, la distribuzione tra paesi resta su base volontaria e si potrebbero così ripresentare contrasti già noti. Ma si eviterebbe così quell’ingolfamento dei sistemi di asilo europei che ha condannato molti siriani in un limbo legale senza possibilità di lavorare per anni.
Se Putin puntava a un’Europa più divisa e isolazionista, al momento sembra aver fatto male i conti.
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