🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: COSA SI DICE A MOSCA?
🙅Proposta indecente
Oggi la Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato una risoluzione (non vincolante) che chiede a Putin di riconoscere come nazioni indipendenti le autodichiarate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk in Ucraina. Un riconoscimento ufficiale che sarebbe in contrasto con gli accordi di Minsk, che invece prevedono un ritorno di questi territori insorti dentro l'Ucraina, sotto un regime di quasi autonomia.
Il Cremlino non sembra però intenzionato a seguire la richiesta del Parlamento, anche per evitare di alzare ulteriormente le tensioni. Pur sapendo che l’istanza della Duma rispecchia la posizione sul Donbass di buona parte dell’opinione pubblica russa, Putin ha giustificato la scelta con la necessità di rispettare gli accordi vigenti. Difficilmente, però, qualcuno avrà da ridire.
🖲 La stanza dei bottoni
Da quando è iniziata la pandemia, Putin ha gradualmente ridotto la sua cerchia di consiglieri più vicini, che si dice ora composta solo da 3-4 individui tra alti funzionari di servizi segreti e Consiglio di sicurezza. Persone che con Putin avrebbero in comune un passato nel KGB e la sua ambizione di riportare il paese al peso geopolitico dell’URSS nella Guerra fredda.
Per questa élite conservatrice il crescente confronto con l’Occidente potrebbe essere un’occasione per rafforzare ulteriormente la repressione delle opposizioni. Che a poco più di un anno dall’arresto di Navalny, e delle conseguenti proteste in 109 città russe, sembrano incapaci di offrire un’alternativa credibile a Putin.
📉 Svalutazione elettorale?
La vera opposizione a una escalation in Ucraina potrebbe arrivare dall’economia. Certo, 640 miliardi di dollari di riserve internazionali e un cuscino fiscale da 200 miliardi, sostenuto dai prezzi alle stelle degli idrocarburi, hanno reso l’economia russa (quasi) a prova di sanzioni.
Ma se questa solidità può proteggere i giganti statali non è detto che abbia lo stesso effetto sui cittadini, i cui redditi reali disponibili sono ancora al di sotto dei livelli precedenti all'invasione della Crimea. Complice anche un rublo che dal 2014 continua a svalutarsi e un’inflazione che non si placa, non sorprende che in caso di invasione più del 60% dei russi si aspetti una crisi economica.
Putin può davvero permettersi di ignorare queste voci a due anni dalle prossime elezioni?
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-15-33295
🙅Proposta indecente
Oggi la Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato una risoluzione (non vincolante) che chiede a Putin di riconoscere come nazioni indipendenti le autodichiarate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk in Ucraina. Un riconoscimento ufficiale che sarebbe in contrasto con gli accordi di Minsk, che invece prevedono un ritorno di questi territori insorti dentro l'Ucraina, sotto un regime di quasi autonomia.
Il Cremlino non sembra però intenzionato a seguire la richiesta del Parlamento, anche per evitare di alzare ulteriormente le tensioni. Pur sapendo che l’istanza della Duma rispecchia la posizione sul Donbass di buona parte dell’opinione pubblica russa, Putin ha giustificato la scelta con la necessità di rispettare gli accordi vigenti. Difficilmente, però, qualcuno avrà da ridire.
🖲 La stanza dei bottoni
Da quando è iniziata la pandemia, Putin ha gradualmente ridotto la sua cerchia di consiglieri più vicini, che si dice ora composta solo da 3-4 individui tra alti funzionari di servizi segreti e Consiglio di sicurezza. Persone che con Putin avrebbero in comune un passato nel KGB e la sua ambizione di riportare il paese al peso geopolitico dell’URSS nella Guerra fredda.
Per questa élite conservatrice il crescente confronto con l’Occidente potrebbe essere un’occasione per rafforzare ulteriormente la repressione delle opposizioni. Che a poco più di un anno dall’arresto di Navalny, e delle conseguenti proteste in 109 città russe, sembrano incapaci di offrire un’alternativa credibile a Putin.
📉 Svalutazione elettorale?
La vera opposizione a una escalation in Ucraina potrebbe arrivare dall’economia. Certo, 640 miliardi di dollari di riserve internazionali e un cuscino fiscale da 200 miliardi, sostenuto dai prezzi alle stelle degli idrocarburi, hanno reso l’economia russa (quasi) a prova di sanzioni.
Ma se questa solidità può proteggere i giganti statali non è detto che abbia lo stesso effetto sui cittadini, i cui redditi reali disponibili sono ancora al di sotto dei livelli precedenti all'invasione della Crimea. Complice anche un rublo che dal 2014 continua a svalutarsi e un’inflazione che non si placa, non sorprende che in caso di invasione più del 60% dei russi si aspetti una crisi economica.
Putin può davvero permettersi di ignorare queste voci a due anni dalle prossime elezioni?
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-15-33295
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: PUTIN-BIDEN 1-1?
🪖 Mi ritiro (o no)
“Abbiamo distrutto e umiliato l’Occidente senza sparare un singolo colpo”. Queste le parole di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo nel giorno in cui il Cremlino segnalava l'inizio del ritiro (al momento parziale, e secondo alcune fonti persino inesistente) di truppe e mezzi schierati al confine con l’Ucraina. Un messaggio chiaro, rivolto tanto agli avversari quanto all'opinione pubblica nazionale: la Russia ha vinto.
In realtà, a tirare le somme oggi, la sfida tra “grandi potenze” potrebbe concludersi in pareggio. Sono l’Ucraina e, in parte, il resto del mondo a uscirne con le ossa rotte.
🔈 Molto rumore per nulla
Al Cremlino sanno che alzare il livello dello scontro è rischioso, perché può costringere a fare altre mosse pur di non apparire deboli. Ma vale anche l’opposto: permette di segnalare malcontento senza necessariamente fare l’ultimo passo nel baratro. In questo senso, quella di mostrare apertamente i movimenti di truppe russe al confine con l’Ucraina è quasi certamente stata una scelta voluta.
Quasi altrettanto certamente, però, Putin non si aspettava che Washington stesse al gioco e tentasse addirittura di anticiparlo, rivelando non solo i possibili piani di attacco russi ma anche i tentativi di destabilizzazione (da colpi di stato a pretesti per creare un casus belli).
In un clima ancora incerto (sia sulla possibile garanzia che l’Ucraina non entri nella NATO, sia sulla concessione di maggiore autonomia al Donbass) due cose sono certe: Putin ha dimostrato di non poter essere ignorato, ma la posizione occidentale non si è (ancora) spostata di un millimetro.
🎉 Guarda come gongolo
Per il momento, alla Casa Bianca hanno diritto a gongolare. Biden non ha ceduto alle richieste di Putin, eppure i soldati russi non hanno valicato il confine. Una battaglia vinta, ma la “guerra” continua a casa, dove Biden non è ancora riuscito a far approvare dal Congresso il pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Intanto in Ucraina si festeggia il giorno dell’unità nazionale. Una trovata del governo per cercare di risollevare il morale di una nazione di fatto ancora stretta d'assedio, alle prese con svalutazione monetaria (-8% da inizio crisi) e fughe di capitali. Non è finita neanche per il mondo, con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile e i mercati col fiato sospeso a ogni dichiarazione.
Per quanto ancora potrà durare?
Della crisi ucraina parleremo domani 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera “Stato di diritto, una vittoria europea”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ungheria-polonia-e-stato-di-diritto-una-vittoria-europea-33309
🪖 Mi ritiro (o no)
“Abbiamo distrutto e umiliato l’Occidente senza sparare un singolo colpo”. Queste le parole di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo nel giorno in cui il Cremlino segnalava l'inizio del ritiro (al momento parziale, e secondo alcune fonti persino inesistente) di truppe e mezzi schierati al confine con l’Ucraina. Un messaggio chiaro, rivolto tanto agli avversari quanto all'opinione pubblica nazionale: la Russia ha vinto.
In realtà, a tirare le somme oggi, la sfida tra “grandi potenze” potrebbe concludersi in pareggio. Sono l’Ucraina e, in parte, il resto del mondo a uscirne con le ossa rotte.
🔈 Molto rumore per nulla
Al Cremlino sanno che alzare il livello dello scontro è rischioso, perché può costringere a fare altre mosse pur di non apparire deboli. Ma vale anche l’opposto: permette di segnalare malcontento senza necessariamente fare l’ultimo passo nel baratro. In questo senso, quella di mostrare apertamente i movimenti di truppe russe al confine con l’Ucraina è quasi certamente stata una scelta voluta.
Quasi altrettanto certamente, però, Putin non si aspettava che Washington stesse al gioco e tentasse addirittura di anticiparlo, rivelando non solo i possibili piani di attacco russi ma anche i tentativi di destabilizzazione (da colpi di stato a pretesti per creare un casus belli).
In un clima ancora incerto (sia sulla possibile garanzia che l’Ucraina non entri nella NATO, sia sulla concessione di maggiore autonomia al Donbass) due cose sono certe: Putin ha dimostrato di non poter essere ignorato, ma la posizione occidentale non si è (ancora) spostata di un millimetro.
🎉 Guarda come gongolo
Per il momento, alla Casa Bianca hanno diritto a gongolare. Biden non ha ceduto alle richieste di Putin, eppure i soldati russi non hanno valicato il confine. Una battaglia vinta, ma la “guerra” continua a casa, dove Biden non è ancora riuscito a far approvare dal Congresso il pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Intanto in Ucraina si festeggia il giorno dell’unità nazionale. Una trovata del governo per cercare di risollevare il morale di una nazione di fatto ancora stretta d'assedio, alle prese con svalutazione monetaria (-8% da inizio crisi) e fughe di capitali. Non è finita neanche per il mondo, con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile e i mercati col fiato sospeso a ogni dichiarazione.
Per quanto ancora potrà durare?
Della crisi ucraina parleremo domani 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera “Stato di diritto, una vittoria europea”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ungheria-polonia-e-stato-di-diritto-una-vittoria-europea-33309
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: NATO O NON NATO?
💭 I have a dream
Mentre in queste ore, per la terza volta in due mesi, Biden torna a definire un attacco russo come "imminente", il governo di Kiev starebbe considerando un referendum sulla possibile adesione alla NATO. Secondo le ricostruzioni del New York Times, sarebbe questa la proposta fatta ieri dal vice primo ministro ucraino al presidente Zelensky. Una mossa in extremis che, in caso di esito negativo, toglierebbe ogni pretesto a Mosca, scrivendo definitivamente la parola “fine” sulle richieste ucraine di ingresso nella NATO.
Eppure, secondo i sondaggi, solo il 28% dei cittadini ucraini sarebbe contrario all’adesione, mentre quelli a favore sarebbero il 54%. Naturalmente anche un esito di questo tipo non garantirebbe al paese l’ingresso nell’alleanza atlantica. Zelensky lo sa, anzi lo ha già definito “un sogno remoto”. Forse già infranto.
🤷 Vorrei ma non posso
In principio, leader americani ed europei si sono dimostrati inflessibili sul principio della “porta aperta”, per cui è impossibile escludere a priori l’ingresso di un qualunque paese nella NATO. Ma le loro dichiarazioni hanno aperto più di uno spiraglio alle richieste di Mosca.
Il “non c'è sicurezza per gli europei se non c'è sicurezza per la Russia” pronunciato da Macron al suo incontro con Putin, o l’affermazione di Scholz secondo cui l’ingresso nell’alleanza dell’Ucraina “non è in agenda”, vanno nella stessa direzione: finché Putin siede al Cremlino la ricerca di un equilibrio di sicurezza in Europa non sembra compatibile con l'adesione dell’Ucraina. E così si cercano soluzioni ambigue, come la “finlandizzazione”, per non provocare Mosca né scoraggiare Kiev.
📞 Le faremo sapere
D’altronde è da almeno vent’anni che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è una questione più complessa della semplice volontà del popolo ucraino. Kiev aveva annunciato pubblicamente il proprio interesse ad aderire già nel 2002 e aveva poi richiesto un piano d'azione per l’adesione nel 2008. Mai concesso.
Vicenda che ricorda un’altra famosa “promessa tradita”: quella che l’UE fece alla Turchia, formalmente ancora paese candidato per entrare nell’Unione. Da trentacinque anni. Con un’unica, cruciale differenza: per entrare nell’UE, Ankara non ha mai rischiato una guerra.
Se i partner Nato non sono disposti a rischiare di compromettere gli equilibri di sicurezza in Europa, non sarebbe meglio metterlo nero su bianco?
Delle tensioni in Ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Abbiamo raccolto 5 mappe per capire meglio la crisi del gas e i rischi per l’approvvigionamento energetico europeo. Puoi vederle qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-5-mappe-capire-la-crisi-del-gas-33342
💭 I have a dream
Mentre in queste ore, per la terza volta in due mesi, Biden torna a definire un attacco russo come "imminente", il governo di Kiev starebbe considerando un referendum sulla possibile adesione alla NATO. Secondo le ricostruzioni del New York Times, sarebbe questa la proposta fatta ieri dal vice primo ministro ucraino al presidente Zelensky. Una mossa in extremis che, in caso di esito negativo, toglierebbe ogni pretesto a Mosca, scrivendo definitivamente la parola “fine” sulle richieste ucraine di ingresso nella NATO.
Eppure, secondo i sondaggi, solo il 28% dei cittadini ucraini sarebbe contrario all’adesione, mentre quelli a favore sarebbero il 54%. Naturalmente anche un esito di questo tipo non garantirebbe al paese l’ingresso nell’alleanza atlantica. Zelensky lo sa, anzi lo ha già definito “un sogno remoto”. Forse già infranto.
🤷 Vorrei ma non posso
In principio, leader americani ed europei si sono dimostrati inflessibili sul principio della “porta aperta”, per cui è impossibile escludere a priori l’ingresso di un qualunque paese nella NATO. Ma le loro dichiarazioni hanno aperto più di uno spiraglio alle richieste di Mosca.
Il “non c'è sicurezza per gli europei se non c'è sicurezza per la Russia” pronunciato da Macron al suo incontro con Putin, o l’affermazione di Scholz secondo cui l’ingresso nell’alleanza dell’Ucraina “non è in agenda”, vanno nella stessa direzione: finché Putin siede al Cremlino la ricerca di un equilibrio di sicurezza in Europa non sembra compatibile con l'adesione dell’Ucraina. E così si cercano soluzioni ambigue, come la “finlandizzazione”, per non provocare Mosca né scoraggiare Kiev.
📞 Le faremo sapere
D’altronde è da almeno vent’anni che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è una questione più complessa della semplice volontà del popolo ucraino. Kiev aveva annunciato pubblicamente il proprio interesse ad aderire già nel 2002 e aveva poi richiesto un piano d'azione per l’adesione nel 2008. Mai concesso.
Vicenda che ricorda un’altra famosa “promessa tradita”: quella che l’UE fece alla Turchia, formalmente ancora paese candidato per entrare nell’Unione. Da trentacinque anni. Con un’unica, cruciale differenza: per entrare nell’UE, Ankara non ha mai rischiato una guerra.
Se i partner Nato non sono disposti a rischiare di compromettere gli equilibri di sicurezza in Europa, non sarebbe meglio metterlo nero su bianco?
Delle tensioni in Ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Abbiamo raccolto 5 mappe per capire meglio la crisi del gas e i rischi per l’approvvigionamento energetico europeo. Puoi vederle qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-5-mappe-capire-la-crisi-del-gas-33342
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: POLIZIOTTO BIDEN
🃏 Vedo e rilancio
Mentre il Cremlino annuncia che domani effettuerà lanci di missili balistici e da crociera, in un’esercitazione delle sue “forze strategiche”, oggi Biden sentirà i leader di 6 alleati Nato (Italia inclusa) per coordinare la loro azione nei confronti di Mosca. Com’è accaduto spesso nelle ultime settimane, Washington sembra impegnata a tutto campo per scongiurare un’invasione: un attivismo che, benché atteso, ha assunto forme lontane dal riserbo tipico in altre situazioni di crisi. Anzi, spesso in questi mesi è stata proprio la Casa Bianca ad alzare la posta.
D’altronde per Biden la crisi tra Russia e Ucraina è un’occasione di riscatto, e il presidente lo sa benissimo. Non solo perché ha gli occhi del mondo addosso, ma anche perché la prossima scadenza elettorale – le elezioni di mid-term – è sempre più vicina.
🗽 Leading, from behind?
Dopo il caotico ritiro dall’Afghanistan di agosto, portato avanti con scarsissimo coordinamento con gli alleati e giudicato un fallimento dal 69% degli americani, Biden vuole risollevare la sua reputazione in America e oltre. Certo, i paragoni con il ritiro si fermano qui: in Afghanistan, Biden aveva la necessità di rispettare la tabella di marcia promessa ai suoi elettori. Oggi invece l’obiettivo è quello di impedire l’inizio di una guerra, non di terminarne una.
Forse anche per questo, Biden sembra aver voltato pagina. Da novembre, grazie a più di 300 "impegni diplomatici" con partner e alleati, sulla gestione della crisi l’amministrazione è riuscita a imporre ai paesi europei una linea comune (o quasi: resta fuori solo Orban). Una linea, quel che più conta, condivisa anche da parte degli alleati più titubanti, come la Germania di Scholz.
🗓 Con la testa a novembre
Se Biden sembra essere riuscito a convincere alleati riottosi, lo stesso non si può certo dire per la “pancia” degli americani. Da dicembre non ha recuperato neppure un punto di consenso: anzi, ne ha persi. Inevitabile, se si pensa che i prezzi (+7,5% l’inflazione negli ultimi dodici mesi) continuano a crescere più dei salari. E può anche essere che scongiurare una guerra “paghi” meno, in termini di visibilità, che uscire indecorosamente da un’altra.
Senza contare i problemi di un Congresso già diviso, e nel quale i repubblicani hanno tutto l’interesse a remare contro. Tanto che sulle sanzioni a Mosca minacciate da Washington in caso di invasione i deputati Usa non sono ancora stati in grado neppure di concordare un testo comune.
Una minaccia spuntata. La speranza è che Putin non se ne accorga.
Per approfondire le conseguenze della crisi ucraina sull’approvvigionamento energetico dell’Europa e dell’Italia è oggi online il secondo numero del nostro DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-energetica-litalia-e-diversa-33404
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405
🃏 Vedo e rilancio
Mentre il Cremlino annuncia che domani effettuerà lanci di missili balistici e da crociera, in un’esercitazione delle sue “forze strategiche”, oggi Biden sentirà i leader di 6 alleati Nato (Italia inclusa) per coordinare la loro azione nei confronti di Mosca. Com’è accaduto spesso nelle ultime settimane, Washington sembra impegnata a tutto campo per scongiurare un’invasione: un attivismo che, benché atteso, ha assunto forme lontane dal riserbo tipico in altre situazioni di crisi. Anzi, spesso in questi mesi è stata proprio la Casa Bianca ad alzare la posta.
D’altronde per Biden la crisi tra Russia e Ucraina è un’occasione di riscatto, e il presidente lo sa benissimo. Non solo perché ha gli occhi del mondo addosso, ma anche perché la prossima scadenza elettorale – le elezioni di mid-term – è sempre più vicina.
🗽 Leading, from behind?
Dopo il caotico ritiro dall’Afghanistan di agosto, portato avanti con scarsissimo coordinamento con gli alleati e giudicato un fallimento dal 69% degli americani, Biden vuole risollevare la sua reputazione in America e oltre. Certo, i paragoni con il ritiro si fermano qui: in Afghanistan, Biden aveva la necessità di rispettare la tabella di marcia promessa ai suoi elettori. Oggi invece l’obiettivo è quello di impedire l’inizio di una guerra, non di terminarne una.
Forse anche per questo, Biden sembra aver voltato pagina. Da novembre, grazie a più di 300 "impegni diplomatici" con partner e alleati, sulla gestione della crisi l’amministrazione è riuscita a imporre ai paesi europei una linea comune (o quasi: resta fuori solo Orban). Una linea, quel che più conta, condivisa anche da parte degli alleati più titubanti, come la Germania di Scholz.
🗓 Con la testa a novembre
Se Biden sembra essere riuscito a convincere alleati riottosi, lo stesso non si può certo dire per la “pancia” degli americani. Da dicembre non ha recuperato neppure un punto di consenso: anzi, ne ha persi. Inevitabile, se si pensa che i prezzi (+7,5% l’inflazione negli ultimi dodici mesi) continuano a crescere più dei salari. E può anche essere che scongiurare una guerra “paghi” meno, in termini di visibilità, che uscire indecorosamente da un’altra.
Senza contare i problemi di un Congresso già diviso, e nel quale i repubblicani hanno tutto l’interesse a remare contro. Tanto che sulle sanzioni a Mosca minacciate da Washington in caso di invasione i deputati Usa non sono ancora stati in grado neppure di concordare un testo comune.
Una minaccia spuntata. La speranza è che Putin non se ne accorga.
Per approfondire le conseguenze della crisi ucraina sull’approvvigionamento energetico dell’Europa e dell’Italia è oggi online il secondo numero del nostro DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-energetica-litalia-e-diversa-33404
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405
🌏 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: LA CINA NON SI SCHIERA
⚖️ Equilibrio precario
Solidarietà alle preoccupazioni di sicurezza della Russia ma anche rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Queste sono state le parole del ministro degli esteri cinese Wang Yi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di questo weekend dove ha anche auspicato una ripresa degli accordi di Minsk, definiti "l'unico percorso su cui la pace può essere costruita”. Insomma, dichiarazioni non tanto diverse da quelle pronunciate nelle scorse settimane da Macron e Scholz.
Pechino da un lato sta quindi sfruttando l’attuale crisi in Ucraina per rafforzare le sue relazioni con la Russia, come dimostra il recente accordo trentennale per incrementare del 60% le importazioni cinesi di gas russo. Ma, dall’altro, cerca di evitare posizioni che peggiorino ulteriormente il suo rapporto con USA e UE.
🏆 Win win
Indipendentemente da cosa accadrà in Ucraina, la Cina avrebbe di che guadagnarci. Se non ci sarà una guerra “europea” non vedrà danneggiati i suoi flussi commerciali con i partner europei, fondamentali per sostenere un’economia domestica non in piena salute. Senza poi dimenticare gli interessi miliardari di Pechino in Ucraina (di cui rappresenta il principale partner commerciale) tra contratti di costruzione e investimenti in telecomunicazioni.
Ma d’altro canto in caso di attacco russo, le conseguenti sanzioni occidentali porterebbero Mosca ancor più nell’orbita cinese come dopo l’invasione della Crimea (la quota cinese del commercio estero russo raddoppiò dal 10 al 20%). E sarebbe anche l’occasione ideale per osservare la loro efficacia in vista di una possibile futura invasione di Taiwan.
🇹🇼 Taipei come Kiev?
Il sempre più stretto rapporto con la Russia fa sì che in molte capitali si pensi che Pechino possa seguire l’esempio di Mosca e fare la propria mossa su Taiwan mentre l’attenzione degli Stati Uniti si concentra nell’Est Europa. In fondo come Putin considera l’Ucraina un pezzo di Russia, così Xi Jinping vede Taiwan come tassello fondamentale del principio di “una sola Cina”.
Le differenze fra i due casi sono però molteplici: la capacità militare taiwanese è molto superiore a quella ucraina, così come il suo ruolo nelle catene di approvvigionamento tecnologico globale. Taipei però non si fida e nel prossimo mese terrà una esercitazione militare di simulazione di un’invasione cinese negli isolotti a largo delle sue coste.
Una cosa è certa: non è facile essere i vicini di Russia e Cina.
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-17-33465
⚖️ Equilibrio precario
Solidarietà alle preoccupazioni di sicurezza della Russia ma anche rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Queste sono state le parole del ministro degli esteri cinese Wang Yi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di questo weekend dove ha anche auspicato una ripresa degli accordi di Minsk, definiti "l'unico percorso su cui la pace può essere costruita”. Insomma, dichiarazioni non tanto diverse da quelle pronunciate nelle scorse settimane da Macron e Scholz.
Pechino da un lato sta quindi sfruttando l’attuale crisi in Ucraina per rafforzare le sue relazioni con la Russia, come dimostra il recente accordo trentennale per incrementare del 60% le importazioni cinesi di gas russo. Ma, dall’altro, cerca di evitare posizioni che peggiorino ulteriormente il suo rapporto con USA e UE.
🏆 Win win
Indipendentemente da cosa accadrà in Ucraina, la Cina avrebbe di che guadagnarci. Se non ci sarà una guerra “europea” non vedrà danneggiati i suoi flussi commerciali con i partner europei, fondamentali per sostenere un’economia domestica non in piena salute. Senza poi dimenticare gli interessi miliardari di Pechino in Ucraina (di cui rappresenta il principale partner commerciale) tra contratti di costruzione e investimenti in telecomunicazioni.
Ma d’altro canto in caso di attacco russo, le conseguenti sanzioni occidentali porterebbero Mosca ancor più nell’orbita cinese come dopo l’invasione della Crimea (la quota cinese del commercio estero russo raddoppiò dal 10 al 20%). E sarebbe anche l’occasione ideale per osservare la loro efficacia in vista di una possibile futura invasione di Taiwan.
🇹🇼 Taipei come Kiev?
Il sempre più stretto rapporto con la Russia fa sì che in molte capitali si pensi che Pechino possa seguire l’esempio di Mosca e fare la propria mossa su Taiwan mentre l’attenzione degli Stati Uniti si concentra nell’Est Europa. In fondo come Putin considera l’Ucraina un pezzo di Russia, così Xi Jinping vede Taiwan come tassello fondamentale del principio di “una sola Cina”.
Le differenze fra i due casi sono però molteplici: la capacità militare taiwanese è molto superiore a quella ucraina, così come il suo ruolo nelle catene di approvvigionamento tecnologico globale. Taipei però non si fida e nel prossimo mese terrà una esercitazione militare di simulazione di un’invasione cinese negli isolotti a largo delle sue coste.
Una cosa è certa: non è facile essere i vicini di Russia e Cina.
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-17-33465
🇷🇺🇺🇦 7 MAPPE PER CAPIRE IL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA
La crisi tra Russia e Ucraina è in continua evoluzione: per questo, durante questi giorni di crisi, sul nostro canale pubblicheremo quotidianamente aggiornamenti e mappe su quanto sta accadendo sul campo e nelle stanze della diplomazia.
Come si è originata la crisi russo-ucraina? Quanto è probabile un conflitto di ampie proporzioni e perché? Quali sono i timori di Mosca e come potrebbe intervenire militarmente?
Ecco 7 mappe che aiutano a capire la crisi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
La crisi tra Russia e Ucraina è in continua evoluzione: per questo, durante questi giorni di crisi, sul nostro canale pubblicheremo quotidianamente aggiornamenti e mappe su quanto sta accadendo sul campo e nelle stanze della diplomazia.
Come si è originata la crisi russo-ucraina? Quanto è probabile un conflitto di ampie proporzioni e perché? Quali sono i timori di Mosca e come potrebbe intervenire militarmente?
Ecco 7 mappe che aiutano a capire la crisi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: ALLEATI RIALLINEATI
👋 Nord Stream 2, auf wiedersehen
“Oggi la situazione è completamente diversa”. Con queste parole il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato che il governo tedesco non permetterà al gasdotto Nord Stream 2 di entrare in funzione. Probabilmente non per sempre: ma si tratta comunque della reazione più forte possibile, da parte di un grande paese europeo che era parso sinora piuttosto riluttante ad adottare azioni forti contro Mosca.
Nel weekend era stata la Presidente della Commissione UE von der Leyen a usare parole nette, criticando le posizioni dei governi ancora titubanti. Tra i quali ancora figuravano Germania e Italia che, assieme ad altri 8 paesi Ue, avevano dichiarato la loro opposizione a sanzioni contro Mosca che includessero il settore energetico.
🪖 L’invasione che non c’era
Almeno mezza Europa soffre in maniera sproporzionata la sua “dipendenza” dal gas russo. Da giugno il Cremlino ha sapientemente ridotto del 25% le forniture. Rispettando tutti i contratti di lungo periodo, certo, ma facendo quadruplicare i prezzi del gas in Europa, con conseguenze su famiglie e imprese. Così i governi cercano una scappatoia per evitare di imporre sanzioni sull’energia.
In questo senso, l’azione militare sinora limitata di Mosca apre a risposte altrettanto limitate da parte dei paesi europei, a seconda dell’interpretazione che si dà di quanto accaduto. L’ingresso di truppe russe nel Donbass è una “invasione”, come da tempo dichiarato da Biden? Eppure, era stato lo stesso Biden a lasciarsi scappare che una “incursione” avrebbe invece ricevuto risposte più contenute rispetto ad azioni più gravi, come la presa di Kiev.
🤔 Tutti per uno?
Le interpretazioni creative consentono all’Europa di andare alla ricerca di un compromesso. Ma mettono anche in luce tutte le sue debolezze. Innanzitutto, il fatto di trovarsi in casa alleati di Putin: come nel 2014, l’Ungheria di Orban rischia di essere il cavallo di Troia di Mosca, costringendo Bruxelles a una risposta ridotta (e offrendo un paravento ad altri governi “scettici”).
Già, perché le sanzioni l’Ue le adotta all’unanimità. E se finora Budapest ha dichiarato di essere “allineata” con i suoi partner europei, i dati parlano chiaro: l’Ungheria è il paese Ue che è stato più penalizzato dalle sanzioni del 2014 (-2% del PIL tra 2014 e 2017).
Quanto durerà questa ritrovata unità?
“Russia-Ucraina: dove vuole arrivare Putin?” Ne parleremo oggi alle 19.00 nella tavola rotonda ispi. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/russia-ucraina-dove-vuole-arrivare-putin
Come si è originata la crisi tra Russia e Ucraina? E quali potrebbero essere le conseguenze dell’escalation? Abbiamo raccolto 7 mappe per capire il conflitto: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
👋 Nord Stream 2, auf wiedersehen
“Oggi la situazione è completamente diversa”. Con queste parole il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato che il governo tedesco non permetterà al gasdotto Nord Stream 2 di entrare in funzione. Probabilmente non per sempre: ma si tratta comunque della reazione più forte possibile, da parte di un grande paese europeo che era parso sinora piuttosto riluttante ad adottare azioni forti contro Mosca.
Nel weekend era stata la Presidente della Commissione UE von der Leyen a usare parole nette, criticando le posizioni dei governi ancora titubanti. Tra i quali ancora figuravano Germania e Italia che, assieme ad altri 8 paesi Ue, avevano dichiarato la loro opposizione a sanzioni contro Mosca che includessero il settore energetico.
🪖 L’invasione che non c’era
Almeno mezza Europa soffre in maniera sproporzionata la sua “dipendenza” dal gas russo. Da giugno il Cremlino ha sapientemente ridotto del 25% le forniture. Rispettando tutti i contratti di lungo periodo, certo, ma facendo quadruplicare i prezzi del gas in Europa, con conseguenze su famiglie e imprese. Così i governi cercano una scappatoia per evitare di imporre sanzioni sull’energia.
In questo senso, l’azione militare sinora limitata di Mosca apre a risposte altrettanto limitate da parte dei paesi europei, a seconda dell’interpretazione che si dà di quanto accaduto. L’ingresso di truppe russe nel Donbass è una “invasione”, come da tempo dichiarato da Biden? Eppure, era stato lo stesso Biden a lasciarsi scappare che una “incursione” avrebbe invece ricevuto risposte più contenute rispetto ad azioni più gravi, come la presa di Kiev.
🤔 Tutti per uno?
Le interpretazioni creative consentono all’Europa di andare alla ricerca di un compromesso. Ma mettono anche in luce tutte le sue debolezze. Innanzitutto, il fatto di trovarsi in casa alleati di Putin: come nel 2014, l’Ungheria di Orban rischia di essere il cavallo di Troia di Mosca, costringendo Bruxelles a una risposta ridotta (e offrendo un paravento ad altri governi “scettici”).
Già, perché le sanzioni l’Ue le adotta all’unanimità. E se finora Budapest ha dichiarato di essere “allineata” con i suoi partner europei, i dati parlano chiaro: l’Ungheria è il paese Ue che è stato più penalizzato dalle sanzioni del 2014 (-2% del PIL tra 2014 e 2017).
Quanto durerà questa ritrovata unità?
“Russia-Ucraina: dove vuole arrivare Putin?” Ne parleremo oggi alle 19.00 nella tavola rotonda ispi. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/russia-ucraina-dove-vuole-arrivare-putin
Come si è originata la crisi tra Russia e Ucraina? E quali potrebbero essere le conseguenze dell’escalation? Abbiamo raccolto 7 mappe per capire il conflitto: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
🔴 SEGUI L'EVENTO: "RUSSIA-UCRAINA: DOVE VUOLE ARRIVARE PUTIN?"
Con il riconoscimento da parte di Putin delle repubbliche separatiste del Donbass la crisi si aggrava ulteriormente. Scholz chiude Nord Stream 2 e il Regno Unito approva nuove sanzioni, mentre l'UE cerca una linea comune. Ma la vera domanda che tutti gli attori in campo ora si pongono è: dove vuole arrivare Putin?
🎙 Ne parleremo oggi alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/russia-ucraina-dove-vuole-arrivare-putin
Con il riconoscimento da parte di Putin delle repubbliche separatiste del Donbass la crisi si aggrava ulteriormente. Scholz chiude Nord Stream 2 e il Regno Unito approva nuove sanzioni, mentre l'UE cerca una linea comune. Ma la vera domanda che tutti gli attori in campo ora si pongono è: dove vuole arrivare Putin?
🎙 Ne parleremo oggi alle 19.00 nella tavola rotonda ISPI.
👉 Per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/russia-ucraina-dove-vuole-arrivare-putin
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: SANZIONI A SALVE?
🥱 Hype disatteso?
Stati Uniti, UK, UE. Ma anche Australia, Canada e Giappone. Questi i paesi che tra ieri e oggi hanno imposto nuove sanzioni contro la Russia. Una reazione internazionale coordinata come nel 2014, in risposta all’invasione della Crimea, ma dai contorni diversi. Come nel 2014 vengono presi di mira oligarchi, parlamentari russi e le enclavi separatiste.
Si è però anche concordato il congelamento dei beni di alcune (medio-piccole) banche russe. Nonché il divieto per Mosca di accedere ai mercati finanziari e di capitali occidentali per rendere più complicato il finanziamento del suo debito sovrano. Eppure, anche considerando la tanto attesa decisione della Germania di sospendere l'autorizzazione del Nord Stream 2, non si tratta della risposta massiccia minacciata per mesi da Biden e alleati.
🧊 La punta dell’iceberg
Nonostante il Segretario di Stato americano Blinken e il ministro degli esteri francese Le Drian abbiano oggi cancellato gli incontri previsti con il loro omologo russo Lavrov, l’Occidente spera ancora in una risoluzione diplomatica. E così non c’è per ora traccia di alcune delle sanzioni più dure discusse negli ultimi mesi, tenute da parte come deterrente per una possibile ulteriore escalation in Ucraina.
Per esempio, la Russia non è stata esclusa dal sistema di pagamenti globale Swift, può ancora effettuare transazioni finanziarie in dollari e importare tecnologie americane. Misure che se introdotte sarebbero capaci di danneggiare più profondamente l’economia russa ma anche quelle degli alleati, specie europei, molto più legati economicamente a Mosca rispetto agli USA.
🇷🇺 Il PNRR... russo
Nel 2014 le sanzioni occidentali, in combinazione con il crollo dei prezzi del petrolio, portarono a una riduzione del PIL russo del 2,5%. Da allora, la Russia ha ridotto la sua dipendenza dal dollaro e dagli investimenti stranieri. Le riserve internazionali, in valuta estera e oro, sono a livelli record: 40% del suo PIL (contro il 9% detenuto dalle banche dell’eurozona). E solo il 13% è in dollari, rispetto al 40% di cinque anni fa.
Tuttavia, l’economia russa non è impermeabile a questa situazione di crisi. Anche i tassi di interessi sui titoli di stato sono ai massimi degli ultimi sei anni e l’indice azionario di Mosca ha perso più del 30% da ottobre.
L’economia russa è diventata davvero a prova di sanzioni?
“Crisi Russia-Ucraina: come fermare Putin?” Ne parleremo domani alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-come-fermare-putin
Nell’ISPI Daily Focus di oggi gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina: la sottile linea russa. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-la-sottile-linea-russa-33620
🥱 Hype disatteso?
Stati Uniti, UK, UE. Ma anche Australia, Canada e Giappone. Questi i paesi che tra ieri e oggi hanno imposto nuove sanzioni contro la Russia. Una reazione internazionale coordinata come nel 2014, in risposta all’invasione della Crimea, ma dai contorni diversi. Come nel 2014 vengono presi di mira oligarchi, parlamentari russi e le enclavi separatiste.
Si è però anche concordato il congelamento dei beni di alcune (medio-piccole) banche russe. Nonché il divieto per Mosca di accedere ai mercati finanziari e di capitali occidentali per rendere più complicato il finanziamento del suo debito sovrano. Eppure, anche considerando la tanto attesa decisione della Germania di sospendere l'autorizzazione del Nord Stream 2, non si tratta della risposta massiccia minacciata per mesi da Biden e alleati.
🧊 La punta dell’iceberg
Nonostante il Segretario di Stato americano Blinken e il ministro degli esteri francese Le Drian abbiano oggi cancellato gli incontri previsti con il loro omologo russo Lavrov, l’Occidente spera ancora in una risoluzione diplomatica. E così non c’è per ora traccia di alcune delle sanzioni più dure discusse negli ultimi mesi, tenute da parte come deterrente per una possibile ulteriore escalation in Ucraina.
Per esempio, la Russia non è stata esclusa dal sistema di pagamenti globale Swift, può ancora effettuare transazioni finanziarie in dollari e importare tecnologie americane. Misure che se introdotte sarebbero capaci di danneggiare più profondamente l’economia russa ma anche quelle degli alleati, specie europei, molto più legati economicamente a Mosca rispetto agli USA.
🇷🇺 Il PNRR... russo
Nel 2014 le sanzioni occidentali, in combinazione con il crollo dei prezzi del petrolio, portarono a una riduzione del PIL russo del 2,5%. Da allora, la Russia ha ridotto la sua dipendenza dal dollaro e dagli investimenti stranieri. Le riserve internazionali, in valuta estera e oro, sono a livelli record: 40% del suo PIL (contro il 9% detenuto dalle banche dell’eurozona). E solo il 13% è in dollari, rispetto al 40% di cinque anni fa.
Tuttavia, l’economia russa non è impermeabile a questa situazione di crisi. Anche i tassi di interessi sui titoli di stato sono ai massimi degli ultimi sei anni e l’indice azionario di Mosca ha perso più del 30% da ottobre.
L’economia russa è diventata davvero a prova di sanzioni?
“Crisi Russia-Ucraina: come fermare Putin?” Ne parleremo domani alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-come-fermare-putin
Nell’ISPI Daily Focus di oggi gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina: la sottile linea russa. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-la-sottile-linea-russa-33620
🔴 UCRAINA: ATTACCO SU LARGA SCALA
Stamattina all'alba, Putin ha dato l'ordine di invadere l'Ucraina e sono state confermate esplosioni nelle maggiori città, compresa la capitale Kiev, nonostante l'invio di truppe nei territori del Donbass nei giorni passati fosse stato giustificato come "peacekeeping".
La crisi tra Russia e Ucraina non è scoppiata all’improvviso, ma è il risultato di un contrasto che dura apertamente da otto anni. Ecco 7 mappe che aiutano a capire la crisi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
Durante questi giorni di crisi, sul nostro canale pubblicheremo quotidianamente aggiornamenti e mappe su quanto sta accadendo sul campo e nelle stanze della diplomazia.
Stamattina all'alba, Putin ha dato l'ordine di invadere l'Ucraina e sono state confermate esplosioni nelle maggiori città, compresa la capitale Kiev, nonostante l'invio di truppe nei territori del Donbass nei giorni passati fosse stato giustificato come "peacekeeping".
La crisi tra Russia e Ucraina non è scoppiata all’improvviso, ma è il risultato di un contrasto che dura apertamente da otto anni. Ecco 7 mappe che aiutano a capire la crisi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-russia-ucraina-7-mappe-capire-il-conflitto-33483
Durante questi giorni di crisi, sul nostro canale pubblicheremo quotidianamente aggiornamenti e mappe su quanto sta accadendo sul campo e nelle stanze della diplomazia.
🔴 RUSSIA UCRAINA: È GUERRA
Vladimir Putin sferra un attacco su larga scala, truppe russe entrano in Ucraina, esplosioni anche a Kiev. Europa e Usa condannano, crolla la borsa di Mosca.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-e-guerra-33681
Vladimir Putin sferra un attacco su larga scala, truppe russe entrano in Ucraina, esplosioni anche a Kiev. Europa e Usa condannano, crolla la borsa di Mosca.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-e-guerra-33681
ISPI
Speciale Ucraina: È guerra
Vladimir Putin sferra un attacco su larga scala, truppe russe entrano in Ucraina, esplosioni anche a Kiev. Europa e Usa condannano, crolla la borsa di Mosca. Con un discorso alla nazione pronunciato