🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: LA GERMANIA BATTE UN COLPO?
👨🚀 Berlin, we have a problem
Rassicurare gli Stati Uniti e la NATO sull’affidabilità della Germania come alleato. Questo l’obiettivo della ricchissima agenda della prima visita ufficiale del cancelliere tedesco Scholz negli USA: non solo il summit con Biden di queste ore ma anche una visita al Congresso, l’intervista rilasciata al Washington Post e l’apparizione alla CNN.
Non poteva essere altrimenti. Il rifiuto di concedere armi all’Ucraina e l’esitazione prima di prendere una posizione su Nord Stream 2 hanno lasciato più di un segno sulla reputazione di Berlino e del suo nuovo governo. Che non a caso apre ora alla costruzione di due rigassificatori sulle coste tedesche (per facilitare l’arrivo di GNL dagli Stati Uniti) e all’invio di truppe in Lituania.
🤔 Mi si nota di più se vengo…?
Macron ha oggi incontrato Putin, dopo settimane di contatti telefonici intensi con lui, Biden e Zelensky. Ma anche Draghi e Johnson hanno sentito il leader del Cremlino, e persino i premier di Olanda e Polonia si sono recati in Ucraina. E la Germania?
Secondo Der Spiegel, Scholz è finora restato “invisibile” lasciando la scena alla Ministra degli esteri Baerbock. Tanto che sui social tedeschi ha iniziato a spopolare l’hashtag #woistscholz (dov’è Scholz). Da qui la decisione di recarsi a Kiev il 14 febbraio, e il giorno dopo da Putin. Considerando anche l’incontro con i capi di stato dei paesi baltici di questo giovedì, sembra proprio che Scholz voglia tornare visibile.
📉 Il paradosso di Schroeder
Dietro il cambio di passo di Scholz non c’è solo la politica estera. In soli due mesi il neocancelliere tedesco ha perso il 17% dei consensi, tanto che oggi solo il 43% dei tedeschi si dice soddisfatto del suo operato. E insieme alla sua popolarità cala quella del suo partito: per la prima volta dallo scorso settembre l’SPD raccoglie meno consenso rispetto all’opposizione CDU/CSU.
I socialdemocratici devono poi fare i conti con gli imbarazzi creati dagli stretti legami di Gerhard Schroeder (l’ultimo politico del partito ad essere stato cancelliere) con l'industria energetica russa. Già membro del consiglio d’amministrazione di Rosneft, e da ieri in lizza per entrare in quello di Gazprom.
Come lo spiegherà Scholz agli alleati?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte?”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-macron-mosca-33129
👨🚀 Berlin, we have a problem
Rassicurare gli Stati Uniti e la NATO sull’affidabilità della Germania come alleato. Questo l’obiettivo della ricchissima agenda della prima visita ufficiale del cancelliere tedesco Scholz negli USA: non solo il summit con Biden di queste ore ma anche una visita al Congresso, l’intervista rilasciata al Washington Post e l’apparizione alla CNN.
Non poteva essere altrimenti. Il rifiuto di concedere armi all’Ucraina e l’esitazione prima di prendere una posizione su Nord Stream 2 hanno lasciato più di un segno sulla reputazione di Berlino e del suo nuovo governo. Che non a caso apre ora alla costruzione di due rigassificatori sulle coste tedesche (per facilitare l’arrivo di GNL dagli Stati Uniti) e all’invio di truppe in Lituania.
🤔 Mi si nota di più se vengo…?
Macron ha oggi incontrato Putin, dopo settimane di contatti telefonici intensi con lui, Biden e Zelensky. Ma anche Draghi e Johnson hanno sentito il leader del Cremlino, e persino i premier di Olanda e Polonia si sono recati in Ucraina. E la Germania?
Secondo Der Spiegel, Scholz è finora restato “invisibile” lasciando la scena alla Ministra degli esteri Baerbock. Tanto che sui social tedeschi ha iniziato a spopolare l’hashtag #woistscholz (dov’è Scholz). Da qui la decisione di recarsi a Kiev il 14 febbraio, e il giorno dopo da Putin. Considerando anche l’incontro con i capi di stato dei paesi baltici di questo giovedì, sembra proprio che Scholz voglia tornare visibile.
📉 Il paradosso di Schroeder
Dietro il cambio di passo di Scholz non c’è solo la politica estera. In soli due mesi il neocancelliere tedesco ha perso il 17% dei consensi, tanto che oggi solo il 43% dei tedeschi si dice soddisfatto del suo operato. E insieme alla sua popolarità cala quella del suo partito: per la prima volta dallo scorso settembre l’SPD raccoglie meno consenso rispetto all’opposizione CDU/CSU.
I socialdemocratici devono poi fare i conti con gli imbarazzi creati dagli stretti legami di Gerhard Schroeder (l’ultimo politico del partito ad essere stato cancelliere) con l'industria energetica russa. Già membro del consiglio d’amministrazione di Rosneft, e da ieri in lizza per entrare in quello di Gazprom.
Come lo spiegherà Scholz agli alleati?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte?”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-macron-mosca-33129
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL FANTASMA DI NORD STREAM 2
✈️ Deriva transatlantica
L'incontro bilaterale Biden-Scholz di ieri doveva essere un momento per sancire il riavvicinamento tra Berlino e Washington sull’Ucraina. L’espressione di una ritrovata unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico e, soprattutto, un’occasione per rispondere con un fermo niet alle richieste di Mosca.
Invece, malgrado sia chiaro che anche la Germania voglia evitare una guerra, il messaggio non è proprio quello di un “ad ogni costo”. Le differenze più forti, ancora una volta, sono su Nord Stream 2. Durante la conferenza stampa congiunta Biden ha menzionato esplicitamente il gasdotto, minacciando di bloccarlo in caso di invasione. Ma Scholz, pressato più volte dai giornalisti, si è limitato a un generico “agiremo insieme”.
⛽️ Gazpolitik
Gazprom e Mosca hanno sempre dichiarato che Nord Stream 2 è essenziale per l’approvvigionamento sicuro dell’Unione europea. A prima vista sembrerebbe vero: persino in un anno di forte riduzione delle consegne di gas russo in Europa (-25% da maggio 2021), Nord Stream 1 è stato utilizzato quasi al 100%. Indice che ne servirebbe di più?
Non proprio. Prima della crisi la Russia inviava verso l’Europa circa 160 miliardi di metri cubi di gas l’anno (Gmc/a). Da soli, i gasdotti che attraversano l’Ucraina permetterebbero di trasportarne il 90%. Se a questi ci aggiungiamo quelli che attraversano la Bielorussia, non servirebbero né Nord Stream 1 (in funzione dal 2011), né TurkStream (dal 2020). Figurarsi Nord Stream 2.
💔 Se mi lasci non vale
Berlino può quindi considerare Nord Stream 2 come “strategico” solo in un senso: per tutelarsi da eventuali interruzioni del transito di gas dall’Ucraina da parte russa. Cosa già avvenuta, se consideriamo che dal 2014 il transito dai gasdotti ucraini si è ridotto del 58%.
Strategici per Berlino, dunque. Meno per i paesi dell’Europa orientale, ancora fortemente legati ai transiti residui dall’Ucraina. E di certo non per Kiev, che ci perderebbe 1,2 miliardi di euro e si sentirebbe (a ragione) sempre più abbandonata dall’Europa.
Di fronte a questi numeri, quanto è credibile che l’incontro previsto ieri tra il presidente ucraino Zelensky e la Ministra degli esteri tedesca Baerbock sia stato annullato a causa di un conflitto di agenda?
Di gas e delle implicazioni della crisi ucraina sul fronte dell’energia abbiamo scritto anche nel primo numero del nostro nuovo ISPI DataLab, con grafici e mappe interattive per approfondire. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
✈️ Deriva transatlantica
L'incontro bilaterale Biden-Scholz di ieri doveva essere un momento per sancire il riavvicinamento tra Berlino e Washington sull’Ucraina. L’espressione di una ritrovata unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico e, soprattutto, un’occasione per rispondere con un fermo niet alle richieste di Mosca.
Invece, malgrado sia chiaro che anche la Germania voglia evitare una guerra, il messaggio non è proprio quello di un “ad ogni costo”. Le differenze più forti, ancora una volta, sono su Nord Stream 2. Durante la conferenza stampa congiunta Biden ha menzionato esplicitamente il gasdotto, minacciando di bloccarlo in caso di invasione. Ma Scholz, pressato più volte dai giornalisti, si è limitato a un generico “agiremo insieme”.
⛽️ Gazpolitik
Gazprom e Mosca hanno sempre dichiarato che Nord Stream 2 è essenziale per l’approvvigionamento sicuro dell’Unione europea. A prima vista sembrerebbe vero: persino in un anno di forte riduzione delle consegne di gas russo in Europa (-25% da maggio 2021), Nord Stream 1 è stato utilizzato quasi al 100%. Indice che ne servirebbe di più?
Non proprio. Prima della crisi la Russia inviava verso l’Europa circa 160 miliardi di metri cubi di gas l’anno (Gmc/a). Da soli, i gasdotti che attraversano l’Ucraina permetterebbero di trasportarne il 90%. Se a questi ci aggiungiamo quelli che attraversano la Bielorussia, non servirebbero né Nord Stream 1 (in funzione dal 2011), né TurkStream (dal 2020). Figurarsi Nord Stream 2.
💔 Se mi lasci non vale
Berlino può quindi considerare Nord Stream 2 come “strategico” solo in un senso: per tutelarsi da eventuali interruzioni del transito di gas dall’Ucraina da parte russa. Cosa già avvenuta, se consideriamo che dal 2014 il transito dai gasdotti ucraini si è ridotto del 58%.
Strategici per Berlino, dunque. Meno per i paesi dell’Europa orientale, ancora fortemente legati ai transiti residui dall’Ucraina. E di certo non per Kiev, che ci perderebbe 1,2 miliardi di euro e si sentirebbe (a ragione) sempre più abbandonata dall’Europa.
Di fronte a questi numeri, quanto è credibile che l’incontro previsto ieri tra il presidente ucraino Zelensky e la Ministra degli esteri tedesca Baerbock sia stato annullato a causa di un conflitto di agenda?
Di gas e delle implicazioni della crisi ucraina sul fronte dell’energia abbiamo scritto anche nel primo numero del nostro nuovo ISPI DataLab, con grafici e mappe interattive per approfondire. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: INTANTO, IN BIELORUSSIA...
💣 10 giorni di fuoco
Tutto pronto per l’esercitazione militare “Risolutezza alleata 2022”. Oggi le ultime truppe russe delle 30mila previste stanno raggiungendo il confine tra Bielorussia e Ucraina, a due ore da Kiev, dove da domani e per i prossimi dieci giorni saranno impegnate in esercitazioni congiunte con l’esercito bielorusso.
Cosa succederà dopo il 20 febbraio? Ieri Mosca ha annunciato che ritirerà i suoi soldati dalla Bielorussia dopo la fine dell’esercitazione (una delle promesse che Macron avrebbe strappato a Putin). Ma in Europa c’è chi, come la prima ministra della Lituania, teme si stia accordando troppa fiducia a Putin. Tanto che c’è chi parla di “nuovo 1938”: l’anno della Conferenza di Monaco in cui pur di evitare la guerra si acconsentì alle richieste di Hitler.
🎭 (Bielo)Russia
Indipendentemente dalla presenza dell’esercito russo, la Bielorussia appare sempre più come uno stretto alleato di Mosca. Negli ultimi mesi Lukashenko si è offerto di ospitare le armi nucleari russe, e ha concesso un uso quasi illimitato di quattro basi aeree, una missilistica, e 30 siti di stoccaggio.
Nel 2022 sono previste 20 esercitazioni militari congiunte tra i due paesi, e Minsk starebbe persino prevedendo di schierare 200 truppe in Siria a fianco delle forze russe. E dire che prima delle elezioni con annesse proteste di massa nell’agosto 2020, la Bielorussia poneva precisi limiti all'uso dei suoi siti militari da parte della Russia. Ma per Lukashenko la sopravvivenza politica vale più di una concessione a Putin.
🚜 Momento fertile?
Nel legame tra Europa e Russia c’è troppa economia, e troppa energia, perché gli europei possano pensare con leggerezza a sanzioni efficaci. Non con la Bielorussia, a cui la Lituania ha recentemente imposto il divieto di utilizzare il porto di Klaipeda. Da qui Minsk esportava 12,5 milioni di tonnellate di fertilizzanti potassici all’anno (20% delle forniture globali), che costituivano la principale fonte di entrate per il paese.
Una mossa che rischia però di avere un effetto boomerang: le spedizioni bielorusse passeranno ora dai porti russi, dando a Mosca un ulteriore leva su Lukashenko e un accresciuto potere di influenzare il mercato di questi prodotti (il cui prezzo non a caso è ai massimi degli ultimi 13 anni).
Dalla crisi del gas passeremo a quella dei fertilizzanti?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Domani 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-12-33152
💣 10 giorni di fuoco
Tutto pronto per l’esercitazione militare “Risolutezza alleata 2022”. Oggi le ultime truppe russe delle 30mila previste stanno raggiungendo il confine tra Bielorussia e Ucraina, a due ore da Kiev, dove da domani e per i prossimi dieci giorni saranno impegnate in esercitazioni congiunte con l’esercito bielorusso.
Cosa succederà dopo il 20 febbraio? Ieri Mosca ha annunciato che ritirerà i suoi soldati dalla Bielorussia dopo la fine dell’esercitazione (una delle promesse che Macron avrebbe strappato a Putin). Ma in Europa c’è chi, come la prima ministra della Lituania, teme si stia accordando troppa fiducia a Putin. Tanto che c’è chi parla di “nuovo 1938”: l’anno della Conferenza di Monaco in cui pur di evitare la guerra si acconsentì alle richieste di Hitler.
🎭 (Bielo)Russia
Indipendentemente dalla presenza dell’esercito russo, la Bielorussia appare sempre più come uno stretto alleato di Mosca. Negli ultimi mesi Lukashenko si è offerto di ospitare le armi nucleari russe, e ha concesso un uso quasi illimitato di quattro basi aeree, una missilistica, e 30 siti di stoccaggio.
Nel 2022 sono previste 20 esercitazioni militari congiunte tra i due paesi, e Minsk starebbe persino prevedendo di schierare 200 truppe in Siria a fianco delle forze russe. E dire che prima delle elezioni con annesse proteste di massa nell’agosto 2020, la Bielorussia poneva precisi limiti all'uso dei suoi siti militari da parte della Russia. Ma per Lukashenko la sopravvivenza politica vale più di una concessione a Putin.
🚜 Momento fertile?
Nel legame tra Europa e Russia c’è troppa economia, e troppa energia, perché gli europei possano pensare con leggerezza a sanzioni efficaci. Non con la Bielorussia, a cui la Lituania ha recentemente imposto il divieto di utilizzare il porto di Klaipeda. Da qui Minsk esportava 12,5 milioni di tonnellate di fertilizzanti potassici all’anno (20% delle forniture globali), che costituivano la principale fonte di entrate per il paese.
Una mossa che rischia però di avere un effetto boomerang: le spedizioni bielorusse passeranno ora dai porti russi, dando a Mosca un ulteriore leva su Lukashenko e un accresciuto potere di influenzare il mercato di questi prodotti (il cui prezzo non a caso è ai massimi degli ultimi 13 anni).
Dalla crisi del gas passeremo a quella dei fertilizzanti?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Domani 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-12-33152
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: LA SCELTA DI PUTIN
🙉 Tira e molla
Continuare ad avanzare pretese su Nato e Ucraina o risanare i rapporti con l'Europa. È la scelta che, presto o tardi, Putin dovrà compiere. E, a giudicare dai “balletti” delle ultime ore, entrambe le soluzioni sono possibili.
Martedì, dopo aver accettato di sedersi allo stesso tavolo con Macron (seppur a 5 metri di distanza), Putin ne ha poi smentito le uscite ottimistiche. Ieri la promessa di ritirare le truppe dalla Bielorussia, una volta terminate le esercitazioni militari congiunte (il 20 febbraio), è stata controbilanciata dal modo in cui Lavrov ha descritto il suo incontro con la ministra degli esteri britannica Liz Truss: “una conversazione tra un muto e un sordo”.
💋 Crazy in love?
Intanto Mosca vuole mostrare di avere ampie alternative a un rapporto “sano” con i Paesi europei. Settimana scorsa, Russia e Cina hanno annunciato una serie di accordi commerciali ed energetici, che comprenderebbero anche un nuovo gasdotto per aumentare le forniture di gas russo alla Cina. Ufficialmente, i leader hanno dichiarato che nessuna area di cooperazione è "proibita".
Ma è difficile credere che Xi Jinping sia disposto a “innervosire” ulteriormente l’Europa, rischiando un mercato da 283 miliardi di dollari di esportazioni (10 volte quello russo). Argomento che vale tanto più per il Cremlino: a oggi l’import di gas russo dell’UE batte quello cinese per 15 a 1. E il settore energetico per Mosca rappresenta il 30% della sua economia e il 60% delle sue esportazioni.
🔁 Minsk: non c’è due senza tre?
Malgrado i dissapori e i preparativi militari sempre più avanzati, il Cremlino non ha abbandonato gli sforzi diplomatici sul fronte occidentale. Anzi, i consiglieri di politica estera del formato Normandia (Russia, Ucraina, Germania e Francia) sono attesi domani a Berlino. È un primo, incerto, passo per ridare vita a un formato che dopo gli accordi di Minsk II (mai pienamente rispettati) sembrava morto e sepolto.
Un rinnovato accordo in questo senso offrirebbe la base più immediata su cui costruire la pace, ma non se interpretato “a piacimento” come finora avvenuto. Ma perché ciò accada Kiev dovrebbe accettare un indigesto veto russo (di fatto) sulle sue decisioni di politica estera.
Insomma, c’è disponibilità al dialogo. Ma c’è lo spazio per un compromesso?
Della crisi ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-13-33185
🙉 Tira e molla
Continuare ad avanzare pretese su Nato e Ucraina o risanare i rapporti con l'Europa. È la scelta che, presto o tardi, Putin dovrà compiere. E, a giudicare dai “balletti” delle ultime ore, entrambe le soluzioni sono possibili.
Martedì, dopo aver accettato di sedersi allo stesso tavolo con Macron (seppur a 5 metri di distanza), Putin ne ha poi smentito le uscite ottimistiche. Ieri la promessa di ritirare le truppe dalla Bielorussia, una volta terminate le esercitazioni militari congiunte (il 20 febbraio), è stata controbilanciata dal modo in cui Lavrov ha descritto il suo incontro con la ministra degli esteri britannica Liz Truss: “una conversazione tra un muto e un sordo”.
💋 Crazy in love?
Intanto Mosca vuole mostrare di avere ampie alternative a un rapporto “sano” con i Paesi europei. Settimana scorsa, Russia e Cina hanno annunciato una serie di accordi commerciali ed energetici, che comprenderebbero anche un nuovo gasdotto per aumentare le forniture di gas russo alla Cina. Ufficialmente, i leader hanno dichiarato che nessuna area di cooperazione è "proibita".
Ma è difficile credere che Xi Jinping sia disposto a “innervosire” ulteriormente l’Europa, rischiando un mercato da 283 miliardi di dollari di esportazioni (10 volte quello russo). Argomento che vale tanto più per il Cremlino: a oggi l’import di gas russo dell’UE batte quello cinese per 15 a 1. E il settore energetico per Mosca rappresenta il 30% della sua economia e il 60% delle sue esportazioni.
🔁 Minsk: non c’è due senza tre?
Malgrado i dissapori e i preparativi militari sempre più avanzati, il Cremlino non ha abbandonato gli sforzi diplomatici sul fronte occidentale. Anzi, i consiglieri di politica estera del formato Normandia (Russia, Ucraina, Germania e Francia) sono attesi domani a Berlino. È un primo, incerto, passo per ridare vita a un formato che dopo gli accordi di Minsk II (mai pienamente rispettati) sembrava morto e sepolto.
Un rinnovato accordo in questo senso offrirebbe la base più immediata su cui costruire la pace, ma non se interpretato “a piacimento” come finora avvenuto. Ma perché ciò accada Kiev dovrebbe accettare un indigesto veto russo (di fatto) sulle sue decisioni di politica estera.
Insomma, c’è disponibilità al dialogo. Ma c’è lo spazio per un compromesso?
Della crisi ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-13-33185
🌍 SPECIALE RUSSA-UCRAINA: LA SOLITUDINE DI ZELENSKY
🚨 Allarmi indigesti
“Le cose potrebbero precipitare rapidamente”. Queste le parole pronunciate ieri da Biden, che ha anche invitato i cittadini americani in Ucraina a lasciare il paese il prima possibile. E dire che nei giorni scorsi la tensione sembrava allentarsi e la via diplomatica rafforzarsi.
Ma la riunione di ieri degli sherpa del formato Normandia (Germania, Russia, Ucraina e Francia) si è conclusa con un nulla di fatto, e intanto da entrambi i fronti continuano ad alzarsi i toni (e non solo: oggi sei navi militare russe sono attraccate in Crimea). In mezzo, un’Ucraina dove ogni allarme di invasione russa indebolisce l’economia e la stabilità politica, nonostante i tentativi del presidente Zelensky di abbassare la tensione.
💸 Opzioni di riserva
Da quando a novembre la presenza dei 100mila soldati al confine con l'Ucraina è diventata di dominio pubblico, la valuta nazionale ha perso il 10% del suo valore rispetto al dollaro, per poi avere un piccolo miglioramento proprio in questi ultimi giorni di aperture diplomatiche.
Chi deteneva titoli di stato ucraini se ne è liberato a inizio anno, causando un aumento dei loro tassi di interesse fino al 25% che rende quasi impossibile per il governo prendere in prestito denaro sui mercati internazionali. Rispetto al 2014, quando il PIL crollò del 10%, l'economia dell'Ucraina è però meglio preparata: le riserve in valuta estera sono ai massimi del decennio e sono in arrivo fondi extra da UE e IMF. E quindi, nonostante tutto, le prospettive di crescita per quest’anno restano positive (+3,4%).
🤷🏻 A chi piace Zelensky?
Se l’economia sembra (per ora) resistere al clima di tensioni, diverso è il discorso sulla stabilità politica. Le élite ucraine, sia quella “filo-occidentale” che quella “filorussa”, stanno usando questo momento critico per aumentare la loro popolarità a suon di critiche verso l’attuale governo.
Tra i maggiori beneficiari di questo stallo c’è Petro Poroshenko, l’ex presidente che ha guidato il paese nella guerra del 2014, ed è ora dato dai sondaggi a pochi punti di distacco da Zelensky. Che si trova sempre più isolato nel suo paese, ma anche sul piano internazionale: troppo “aperturista” per Mosca, ma non abbastanza affidabile per gli alleati occidentali, che lo vorrebbero più disposto a scendere a compromessi sugli accordi di Minsk.
Stretto tra NATO e Mosca, quanto potrà resistere Zelensky?
Non perderti la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Direttamente da uno dei fronti più caldi della crisi, “Cronache dal Donbass, Ucraina”. Ascoltala qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cronache-dal-donbass-ucraina-33193
E poi, “La Libia ha due premier, di nuovo”. Leggi l’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-libia-ha-due-premier-di-nuovo-33196
🚨 Allarmi indigesti
“Le cose potrebbero precipitare rapidamente”. Queste le parole pronunciate ieri da Biden, che ha anche invitato i cittadini americani in Ucraina a lasciare il paese il prima possibile. E dire che nei giorni scorsi la tensione sembrava allentarsi e la via diplomatica rafforzarsi.
Ma la riunione di ieri degli sherpa del formato Normandia (Germania, Russia, Ucraina e Francia) si è conclusa con un nulla di fatto, e intanto da entrambi i fronti continuano ad alzarsi i toni (e non solo: oggi sei navi militare russe sono attraccate in Crimea). In mezzo, un’Ucraina dove ogni allarme di invasione russa indebolisce l’economia e la stabilità politica, nonostante i tentativi del presidente Zelensky di abbassare la tensione.
💸 Opzioni di riserva
Da quando a novembre la presenza dei 100mila soldati al confine con l'Ucraina è diventata di dominio pubblico, la valuta nazionale ha perso il 10% del suo valore rispetto al dollaro, per poi avere un piccolo miglioramento proprio in questi ultimi giorni di aperture diplomatiche.
Chi deteneva titoli di stato ucraini se ne è liberato a inizio anno, causando un aumento dei loro tassi di interesse fino al 25% che rende quasi impossibile per il governo prendere in prestito denaro sui mercati internazionali. Rispetto al 2014, quando il PIL crollò del 10%, l'economia dell'Ucraina è però meglio preparata: le riserve in valuta estera sono ai massimi del decennio e sono in arrivo fondi extra da UE e IMF. E quindi, nonostante tutto, le prospettive di crescita per quest’anno restano positive (+3,4%).
🤷🏻 A chi piace Zelensky?
Se l’economia sembra (per ora) resistere al clima di tensioni, diverso è il discorso sulla stabilità politica. Le élite ucraine, sia quella “filo-occidentale” che quella “filorussa”, stanno usando questo momento critico per aumentare la loro popolarità a suon di critiche verso l’attuale governo.
Tra i maggiori beneficiari di questo stallo c’è Petro Poroshenko, l’ex presidente che ha guidato il paese nella guerra del 2014, ed è ora dato dai sondaggi a pochi punti di distacco da Zelensky. Che si trova sempre più isolato nel suo paese, ma anche sul piano internazionale: troppo “aperturista” per Mosca, ma non abbastanza affidabile per gli alleati occidentali, che lo vorrebbero più disposto a scendere a compromessi sugli accordi di Minsk.
Stretto tra NATO e Mosca, quanto potrà resistere Zelensky?
Non perderti la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Direttamente da uno dei fronti più caldi della crisi, “Cronache dal Donbass, Ucraina”. Ascoltala qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-cronache-dal-donbass-ucraina-33193
E poi, “La Libia ha due premier, di nuovo”. Leggi l’ISPI Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-libia-ha-due-premier-di-nuovo-33196
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: GUERRA DI NERVI
📺 Nemico... pubblico
Nel weekend la Casa Bianca ha dato l’allarme: la Russia sarebbe pronta a lanciare un attacco contro l’Ucraina “in qualsiasi momento”. È almeno la terza volta in un mese che gli Stati Uniti mettono pubblicamente in guardia il mondo da una possibile invasione russa, già descritta come “imminente” a gennaio. Ed è almeno la seconda volta che Washington paventa piani del Cremlino per inscenare un casus belli.
A sentire gli esperti di strategia e tattica militare, stavolta Mosca sarebbe davvero pronta all’azione: l’intelligence Usa valuta che l’esercito russo sia pronto almeno all’80%, contro il 70% di settimana scorsa. Davvero rivelare i piani di Mosca sarà utile?
🤐 Spoiler alert
Quanto sono cambiate le cose dai tempi in cui i servizi segreti di tutto il mondo custodivano gelosamente le informazioni a loro disposizione! D’altronde oggi a controllare le mosse di Putin non c'è solo l’intelligence “nemica”. Gli spostamenti di mezzi e truppe verso il fronte possono essere osservati da chiunque, attraverso satelliti commerciali e fonti aperte (persino con i video postati su TikTok). E, per tenere alta la tensione, Mosca non fa niente per nasconderli.
E così la Casa Bianca cambia tattica, cercando di anticipare le mosse del “nemico”. Pur consapevole che l’avversario sia temibile, e che la sua macchina della contro-informazione sia molto più rodata: tra dicembre e gennaio gli eventi di disinformazione russi legati all'Ucraina registrati dall’Ue sono raddoppiati, da 35 a 70.
🐺Al lupo, al lupo!
La speranza di Washington è che rivelare in anticipo i piani di Putin vanifichi azioni a sorpresa e dimostri la capacità americana di monitorare quasi in tempo reale i preparativi per l’attacco. Un implicito avvertimento a Putin: hai gli occhi del mondo addosso.
La tattica però non convince tutti. Primo tra tutti il presidente ucraino Zelensky, che accusa Washington di seminare inutilmente panico. E teme che esporre alla luce del sole i piani russi possa mettere Putin con le spalle al muro, costringendolo a fare qualcosa per non apparire debole. E se continuare a vaticinare un’invasione rendesse tutti più “assuefatti” al rischio di un attacco?
In un mondo in cui informazione e opinione fanno parte del campo di battaglia, quella di questi giorni è già una guerra. Di credibilità.
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-14-33235
📺 Nemico... pubblico
Nel weekend la Casa Bianca ha dato l’allarme: la Russia sarebbe pronta a lanciare un attacco contro l’Ucraina “in qualsiasi momento”. È almeno la terza volta in un mese che gli Stati Uniti mettono pubblicamente in guardia il mondo da una possibile invasione russa, già descritta come “imminente” a gennaio. Ed è almeno la seconda volta che Washington paventa piani del Cremlino per inscenare un casus belli.
A sentire gli esperti di strategia e tattica militare, stavolta Mosca sarebbe davvero pronta all’azione: l’intelligence Usa valuta che l’esercito russo sia pronto almeno all’80%, contro il 70% di settimana scorsa. Davvero rivelare i piani di Mosca sarà utile?
🤐 Spoiler alert
Quanto sono cambiate le cose dai tempi in cui i servizi segreti di tutto il mondo custodivano gelosamente le informazioni a loro disposizione! D’altronde oggi a controllare le mosse di Putin non c'è solo l’intelligence “nemica”. Gli spostamenti di mezzi e truppe verso il fronte possono essere osservati da chiunque, attraverso satelliti commerciali e fonti aperte (persino con i video postati su TikTok). E, per tenere alta la tensione, Mosca non fa niente per nasconderli.
E così la Casa Bianca cambia tattica, cercando di anticipare le mosse del “nemico”. Pur consapevole che l’avversario sia temibile, e che la sua macchina della contro-informazione sia molto più rodata: tra dicembre e gennaio gli eventi di disinformazione russi legati all'Ucraina registrati dall’Ue sono raddoppiati, da 35 a 70.
🐺Al lupo, al lupo!
La speranza di Washington è che rivelare in anticipo i piani di Putin vanifichi azioni a sorpresa e dimostri la capacità americana di monitorare quasi in tempo reale i preparativi per l’attacco. Un implicito avvertimento a Putin: hai gli occhi del mondo addosso.
La tattica però non convince tutti. Primo tra tutti il presidente ucraino Zelensky, che accusa Washington di seminare inutilmente panico. E teme che esporre alla luce del sole i piani russi possa mettere Putin con le spalle al muro, costringendolo a fare qualcosa per non apparire debole. E se continuare a vaticinare un’invasione rendesse tutti più “assuefatti” al rischio di un attacco?
In un mondo in cui informazione e opinione fanno parte del campo di battaglia, quella di questi giorni è già una guerra. Di credibilità.
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-14-33235
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: COSA SI DICE A MOSCA?
🙅Proposta indecente
Oggi la Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato una risoluzione (non vincolante) che chiede a Putin di riconoscere come nazioni indipendenti le autodichiarate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk in Ucraina. Un riconoscimento ufficiale che sarebbe in contrasto con gli accordi di Minsk, che invece prevedono un ritorno di questi territori insorti dentro l'Ucraina, sotto un regime di quasi autonomia.
Il Cremlino non sembra però intenzionato a seguire la richiesta del Parlamento, anche per evitare di alzare ulteriormente le tensioni. Pur sapendo che l’istanza della Duma rispecchia la posizione sul Donbass di buona parte dell’opinione pubblica russa, Putin ha giustificato la scelta con la necessità di rispettare gli accordi vigenti. Difficilmente, però, qualcuno avrà da ridire.
🖲 La stanza dei bottoni
Da quando è iniziata la pandemia, Putin ha gradualmente ridotto la sua cerchia di consiglieri più vicini, che si dice ora composta solo da 3-4 individui tra alti funzionari di servizi segreti e Consiglio di sicurezza. Persone che con Putin avrebbero in comune un passato nel KGB e la sua ambizione di riportare il paese al peso geopolitico dell’URSS nella Guerra fredda.
Per questa élite conservatrice il crescente confronto con l’Occidente potrebbe essere un’occasione per rafforzare ulteriormente la repressione delle opposizioni. Che a poco più di un anno dall’arresto di Navalny, e delle conseguenti proteste in 109 città russe, sembrano incapaci di offrire un’alternativa credibile a Putin.
📉 Svalutazione elettorale?
La vera opposizione a una escalation in Ucraina potrebbe arrivare dall’economia. Certo, 640 miliardi di dollari di riserve internazionali e un cuscino fiscale da 200 miliardi, sostenuto dai prezzi alle stelle degli idrocarburi, hanno reso l’economia russa (quasi) a prova di sanzioni.
Ma se questa solidità può proteggere i giganti statali non è detto che abbia lo stesso effetto sui cittadini, i cui redditi reali disponibili sono ancora al di sotto dei livelli precedenti all'invasione della Crimea. Complice anche un rublo che dal 2014 continua a svalutarsi e un’inflazione che non si placa, non sorprende che in caso di invasione più del 60% dei russi si aspetti una crisi economica.
Putin può davvero permettersi di ignorare queste voci a due anni dalle prossime elezioni?
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-15-33295
🙅Proposta indecente
Oggi la Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato una risoluzione (non vincolante) che chiede a Putin di riconoscere come nazioni indipendenti le autodichiarate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk in Ucraina. Un riconoscimento ufficiale che sarebbe in contrasto con gli accordi di Minsk, che invece prevedono un ritorno di questi territori insorti dentro l'Ucraina, sotto un regime di quasi autonomia.
Il Cremlino non sembra però intenzionato a seguire la richiesta del Parlamento, anche per evitare di alzare ulteriormente le tensioni. Pur sapendo che l’istanza della Duma rispecchia la posizione sul Donbass di buona parte dell’opinione pubblica russa, Putin ha giustificato la scelta con la necessità di rispettare gli accordi vigenti. Difficilmente, però, qualcuno avrà da ridire.
🖲 La stanza dei bottoni
Da quando è iniziata la pandemia, Putin ha gradualmente ridotto la sua cerchia di consiglieri più vicini, che si dice ora composta solo da 3-4 individui tra alti funzionari di servizi segreti e Consiglio di sicurezza. Persone che con Putin avrebbero in comune un passato nel KGB e la sua ambizione di riportare il paese al peso geopolitico dell’URSS nella Guerra fredda.
Per questa élite conservatrice il crescente confronto con l’Occidente potrebbe essere un’occasione per rafforzare ulteriormente la repressione delle opposizioni. Che a poco più di un anno dall’arresto di Navalny, e delle conseguenti proteste in 109 città russe, sembrano incapaci di offrire un’alternativa credibile a Putin.
📉 Svalutazione elettorale?
La vera opposizione a una escalation in Ucraina potrebbe arrivare dall’economia. Certo, 640 miliardi di dollari di riserve internazionali e un cuscino fiscale da 200 miliardi, sostenuto dai prezzi alle stelle degli idrocarburi, hanno reso l’economia russa (quasi) a prova di sanzioni.
Ma se questa solidità può proteggere i giganti statali non è detto che abbia lo stesso effetto sui cittadini, i cui redditi reali disponibili sono ancora al di sotto dei livelli precedenti all'invasione della Crimea. Complice anche un rublo che dal 2014 continua a svalutarsi e un’inflazione che non si placa, non sorprende che in caso di invasione più del 60% dei russi si aspetti una crisi economica.
Putin può davvero permettersi di ignorare queste voci a due anni dalle prossime elezioni?
Della crisi ucraina parleremo giovedì 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Alta tensione Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/alta-tensione-russia-ucraina-e-ora-0
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-15-33295
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: PUTIN-BIDEN 1-1?
🪖 Mi ritiro (o no)
“Abbiamo distrutto e umiliato l’Occidente senza sparare un singolo colpo”. Queste le parole di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo nel giorno in cui il Cremlino segnalava l'inizio del ritiro (al momento parziale, e secondo alcune fonti persino inesistente) di truppe e mezzi schierati al confine con l’Ucraina. Un messaggio chiaro, rivolto tanto agli avversari quanto all'opinione pubblica nazionale: la Russia ha vinto.
In realtà, a tirare le somme oggi, la sfida tra “grandi potenze” potrebbe concludersi in pareggio. Sono l’Ucraina e, in parte, il resto del mondo a uscirne con le ossa rotte.
🔈 Molto rumore per nulla
Al Cremlino sanno che alzare il livello dello scontro è rischioso, perché può costringere a fare altre mosse pur di non apparire deboli. Ma vale anche l’opposto: permette di segnalare malcontento senza necessariamente fare l’ultimo passo nel baratro. In questo senso, quella di mostrare apertamente i movimenti di truppe russe al confine con l’Ucraina è quasi certamente stata una scelta voluta.
Quasi altrettanto certamente, però, Putin non si aspettava che Washington stesse al gioco e tentasse addirittura di anticiparlo, rivelando non solo i possibili piani di attacco russi ma anche i tentativi di destabilizzazione (da colpi di stato a pretesti per creare un casus belli).
In un clima ancora incerto (sia sulla possibile garanzia che l’Ucraina non entri nella NATO, sia sulla concessione di maggiore autonomia al Donbass) due cose sono certe: Putin ha dimostrato di non poter essere ignorato, ma la posizione occidentale non si è (ancora) spostata di un millimetro.
🎉 Guarda come gongolo
Per il momento, alla Casa Bianca hanno diritto a gongolare. Biden non ha ceduto alle richieste di Putin, eppure i soldati russi non hanno valicato il confine. Una battaglia vinta, ma la “guerra” continua a casa, dove Biden non è ancora riuscito a far approvare dal Congresso il pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Intanto in Ucraina si festeggia il giorno dell’unità nazionale. Una trovata del governo per cercare di risollevare il morale di una nazione di fatto ancora stretta d'assedio, alle prese con svalutazione monetaria (-8% da inizio crisi) e fughe di capitali. Non è finita neanche per il mondo, con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile e i mercati col fiato sospeso a ogni dichiarazione.
Per quanto ancora potrà durare?
Della crisi ucraina parleremo domani 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera “Stato di diritto, una vittoria europea”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ungheria-polonia-e-stato-di-diritto-una-vittoria-europea-33309
🪖 Mi ritiro (o no)
“Abbiamo distrutto e umiliato l’Occidente senza sparare un singolo colpo”. Queste le parole di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo nel giorno in cui il Cremlino segnalava l'inizio del ritiro (al momento parziale, e secondo alcune fonti persino inesistente) di truppe e mezzi schierati al confine con l’Ucraina. Un messaggio chiaro, rivolto tanto agli avversari quanto all'opinione pubblica nazionale: la Russia ha vinto.
In realtà, a tirare le somme oggi, la sfida tra “grandi potenze” potrebbe concludersi in pareggio. Sono l’Ucraina e, in parte, il resto del mondo a uscirne con le ossa rotte.
🔈 Molto rumore per nulla
Al Cremlino sanno che alzare il livello dello scontro è rischioso, perché può costringere a fare altre mosse pur di non apparire deboli. Ma vale anche l’opposto: permette di segnalare malcontento senza necessariamente fare l’ultimo passo nel baratro. In questo senso, quella di mostrare apertamente i movimenti di truppe russe al confine con l’Ucraina è quasi certamente stata una scelta voluta.
Quasi altrettanto certamente, però, Putin non si aspettava che Washington stesse al gioco e tentasse addirittura di anticiparlo, rivelando non solo i possibili piani di attacco russi ma anche i tentativi di destabilizzazione (da colpi di stato a pretesti per creare un casus belli).
In un clima ancora incerto (sia sulla possibile garanzia che l’Ucraina non entri nella NATO, sia sulla concessione di maggiore autonomia al Donbass) due cose sono certe: Putin ha dimostrato di non poter essere ignorato, ma la posizione occidentale non si è (ancora) spostata di un millimetro.
🎉 Guarda come gongolo
Per il momento, alla Casa Bianca hanno diritto a gongolare. Biden non ha ceduto alle richieste di Putin, eppure i soldati russi non hanno valicato il confine. Una battaglia vinta, ma la “guerra” continua a casa, dove Biden non è ancora riuscito a far approvare dal Congresso il pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Intanto in Ucraina si festeggia il giorno dell’unità nazionale. Una trovata del governo per cercare di risollevare il morale di una nazione di fatto ancora stretta d'assedio, alle prese con svalutazione monetaria (-8% da inizio crisi) e fughe di capitali. Non è finita neanche per il mondo, con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile e i mercati col fiato sospeso a ogni dichiarazione.
Per quanto ancora potrà durare?
Della crisi ucraina parleremo domani 17 febbraio alle 18.00 nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Registrati qui per partecipare: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera “Stato di diritto, una vittoria europea”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ungheria-polonia-e-stato-di-diritto-una-vittoria-europea-33309
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: NATO O NON NATO?
💭 I have a dream
Mentre in queste ore, per la terza volta in due mesi, Biden torna a definire un attacco russo come "imminente", il governo di Kiev starebbe considerando un referendum sulla possibile adesione alla NATO. Secondo le ricostruzioni del New York Times, sarebbe questa la proposta fatta ieri dal vice primo ministro ucraino al presidente Zelensky. Una mossa in extremis che, in caso di esito negativo, toglierebbe ogni pretesto a Mosca, scrivendo definitivamente la parola “fine” sulle richieste ucraine di ingresso nella NATO.
Eppure, secondo i sondaggi, solo il 28% dei cittadini ucraini sarebbe contrario all’adesione, mentre quelli a favore sarebbero il 54%. Naturalmente anche un esito di questo tipo non garantirebbe al paese l’ingresso nell’alleanza atlantica. Zelensky lo sa, anzi lo ha già definito “un sogno remoto”. Forse già infranto.
🤷 Vorrei ma non posso
In principio, leader americani ed europei si sono dimostrati inflessibili sul principio della “porta aperta”, per cui è impossibile escludere a priori l’ingresso di un qualunque paese nella NATO. Ma le loro dichiarazioni hanno aperto più di uno spiraglio alle richieste di Mosca.
Il “non c'è sicurezza per gli europei se non c'è sicurezza per la Russia” pronunciato da Macron al suo incontro con Putin, o l’affermazione di Scholz secondo cui l’ingresso nell’alleanza dell’Ucraina “non è in agenda”, vanno nella stessa direzione: finché Putin siede al Cremlino la ricerca di un equilibrio di sicurezza in Europa non sembra compatibile con l'adesione dell’Ucraina. E così si cercano soluzioni ambigue, come la “finlandizzazione”, per non provocare Mosca né scoraggiare Kiev.
📞 Le faremo sapere
D’altronde è da almeno vent’anni che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è una questione più complessa della semplice volontà del popolo ucraino. Kiev aveva annunciato pubblicamente il proprio interesse ad aderire già nel 2002 e aveva poi richiesto un piano d'azione per l’adesione nel 2008. Mai concesso.
Vicenda che ricorda un’altra famosa “promessa tradita”: quella che l’UE fece alla Turchia, formalmente ancora paese candidato per entrare nell’Unione. Da trentacinque anni. Con un’unica, cruciale differenza: per entrare nell’UE, Ankara non ha mai rischiato una guerra.
Se i partner Nato non sono disposti a rischiare di compromettere gli equilibri di sicurezza in Europa, non sarebbe meglio metterlo nero su bianco?
Delle tensioni in Ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Abbiamo raccolto 5 mappe per capire meglio la crisi del gas e i rischi per l’approvvigionamento energetico europeo. Puoi vederle qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-5-mappe-capire-la-crisi-del-gas-33342
💭 I have a dream
Mentre in queste ore, per la terza volta in due mesi, Biden torna a definire un attacco russo come "imminente", il governo di Kiev starebbe considerando un referendum sulla possibile adesione alla NATO. Secondo le ricostruzioni del New York Times, sarebbe questa la proposta fatta ieri dal vice primo ministro ucraino al presidente Zelensky. Una mossa in extremis che, in caso di esito negativo, toglierebbe ogni pretesto a Mosca, scrivendo definitivamente la parola “fine” sulle richieste ucraine di ingresso nella NATO.
Eppure, secondo i sondaggi, solo il 28% dei cittadini ucraini sarebbe contrario all’adesione, mentre quelli a favore sarebbero il 54%. Naturalmente anche un esito di questo tipo non garantirebbe al paese l’ingresso nell’alleanza atlantica. Zelensky lo sa, anzi lo ha già definito “un sogno remoto”. Forse già infranto.
🤷 Vorrei ma non posso
In principio, leader americani ed europei si sono dimostrati inflessibili sul principio della “porta aperta”, per cui è impossibile escludere a priori l’ingresso di un qualunque paese nella NATO. Ma le loro dichiarazioni hanno aperto più di uno spiraglio alle richieste di Mosca.
Il “non c'è sicurezza per gli europei se non c'è sicurezza per la Russia” pronunciato da Macron al suo incontro con Putin, o l’affermazione di Scholz secondo cui l’ingresso nell’alleanza dell’Ucraina “non è in agenda”, vanno nella stessa direzione: finché Putin siede al Cremlino la ricerca di un equilibrio di sicurezza in Europa non sembra compatibile con l'adesione dell’Ucraina. E così si cercano soluzioni ambigue, come la “finlandizzazione”, per non provocare Mosca né scoraggiare Kiev.
📞 Le faremo sapere
D’altronde è da almeno vent’anni che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è una questione più complessa della semplice volontà del popolo ucraino. Kiev aveva annunciato pubblicamente il proprio interesse ad aderire già nel 2002 e aveva poi richiesto un piano d'azione per l’adesione nel 2008. Mai concesso.
Vicenda che ricorda un’altra famosa “promessa tradita”: quella che l’UE fece alla Turchia, formalmente ancora paese candidato per entrare nell’Unione. Da trentacinque anni. Con un’unica, cruciale differenza: per entrare nell’UE, Ankara non ha mai rischiato una guerra.
Se i partner Nato non sono disposti a rischiare di compromettere gli equilibri di sicurezza in Europa, non sarebbe meglio metterlo nero su bianco?
Delle tensioni in Ucraina abbiamo parlato oggi nella nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: e ora?”. Rivedila qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-e-ora
Abbiamo raccolto 5 mappe per capire meglio la crisi del gas e i rischi per l’approvvigionamento energetico europeo. Puoi vederle qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-5-mappe-capire-la-crisi-del-gas-33342
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: POLIZIOTTO BIDEN
🃏 Vedo e rilancio
Mentre il Cremlino annuncia che domani effettuerà lanci di missili balistici e da crociera, in un’esercitazione delle sue “forze strategiche”, oggi Biden sentirà i leader di 6 alleati Nato (Italia inclusa) per coordinare la loro azione nei confronti di Mosca. Com’è accaduto spesso nelle ultime settimane, Washington sembra impegnata a tutto campo per scongiurare un’invasione: un attivismo che, benché atteso, ha assunto forme lontane dal riserbo tipico in altre situazioni di crisi. Anzi, spesso in questi mesi è stata proprio la Casa Bianca ad alzare la posta.
D’altronde per Biden la crisi tra Russia e Ucraina è un’occasione di riscatto, e il presidente lo sa benissimo. Non solo perché ha gli occhi del mondo addosso, ma anche perché la prossima scadenza elettorale – le elezioni di mid-term – è sempre più vicina.
🗽 Leading, from behind?
Dopo il caotico ritiro dall’Afghanistan di agosto, portato avanti con scarsissimo coordinamento con gli alleati e giudicato un fallimento dal 69% degli americani, Biden vuole risollevare la sua reputazione in America e oltre. Certo, i paragoni con il ritiro si fermano qui: in Afghanistan, Biden aveva la necessità di rispettare la tabella di marcia promessa ai suoi elettori. Oggi invece l’obiettivo è quello di impedire l’inizio di una guerra, non di terminarne una.
Forse anche per questo, Biden sembra aver voltato pagina. Da novembre, grazie a più di 300 "impegni diplomatici" con partner e alleati, sulla gestione della crisi l’amministrazione è riuscita a imporre ai paesi europei una linea comune (o quasi: resta fuori solo Orban). Una linea, quel che più conta, condivisa anche da parte degli alleati più titubanti, come la Germania di Scholz.
🗓 Con la testa a novembre
Se Biden sembra essere riuscito a convincere alleati riottosi, lo stesso non si può certo dire per la “pancia” degli americani. Da dicembre non ha recuperato neppure un punto di consenso: anzi, ne ha persi. Inevitabile, se si pensa che i prezzi (+7,5% l’inflazione negli ultimi dodici mesi) continuano a crescere più dei salari. E può anche essere che scongiurare una guerra “paghi” meno, in termini di visibilità, che uscire indecorosamente da un’altra.
Senza contare i problemi di un Congresso già diviso, e nel quale i repubblicani hanno tutto l’interesse a remare contro. Tanto che sulle sanzioni a Mosca minacciate da Washington in caso di invasione i deputati Usa non sono ancora stati in grado neppure di concordare un testo comune.
Una minaccia spuntata. La speranza è che Putin non se ne accorga.
Per approfondire le conseguenze della crisi ucraina sull’approvvigionamento energetico dell’Europa e dell’Italia è oggi online il secondo numero del nostro DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-energetica-litalia-e-diversa-33404
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405
🃏 Vedo e rilancio
Mentre il Cremlino annuncia che domani effettuerà lanci di missili balistici e da crociera, in un’esercitazione delle sue “forze strategiche”, oggi Biden sentirà i leader di 6 alleati Nato (Italia inclusa) per coordinare la loro azione nei confronti di Mosca. Com’è accaduto spesso nelle ultime settimane, Washington sembra impegnata a tutto campo per scongiurare un’invasione: un attivismo che, benché atteso, ha assunto forme lontane dal riserbo tipico in altre situazioni di crisi. Anzi, spesso in questi mesi è stata proprio la Casa Bianca ad alzare la posta.
D’altronde per Biden la crisi tra Russia e Ucraina è un’occasione di riscatto, e il presidente lo sa benissimo. Non solo perché ha gli occhi del mondo addosso, ma anche perché la prossima scadenza elettorale – le elezioni di mid-term – è sempre più vicina.
🗽 Leading, from behind?
Dopo il caotico ritiro dall’Afghanistan di agosto, portato avanti con scarsissimo coordinamento con gli alleati e giudicato un fallimento dal 69% degli americani, Biden vuole risollevare la sua reputazione in America e oltre. Certo, i paragoni con il ritiro si fermano qui: in Afghanistan, Biden aveva la necessità di rispettare la tabella di marcia promessa ai suoi elettori. Oggi invece l’obiettivo è quello di impedire l’inizio di una guerra, non di terminarne una.
Forse anche per questo, Biden sembra aver voltato pagina. Da novembre, grazie a più di 300 "impegni diplomatici" con partner e alleati, sulla gestione della crisi l’amministrazione è riuscita a imporre ai paesi europei una linea comune (o quasi: resta fuori solo Orban). Una linea, quel che più conta, condivisa anche da parte degli alleati più titubanti, come la Germania di Scholz.
🗓 Con la testa a novembre
Se Biden sembra essere riuscito a convincere alleati riottosi, lo stesso non si può certo dire per la “pancia” degli americani. Da dicembre non ha recuperato neppure un punto di consenso: anzi, ne ha persi. Inevitabile, se si pensa che i prezzi (+7,5% l’inflazione negli ultimi dodici mesi) continuano a crescere più dei salari. E può anche essere che scongiurare una guerra “paghi” meno, in termini di visibilità, che uscire indecorosamente da un’altra.
Senza contare i problemi di un Congresso già diviso, e nel quale i repubblicani hanno tutto l’interesse a remare contro. Tanto che sulle sanzioni a Mosca minacciate da Washington in caso di invasione i deputati Usa non sono ancora stati in grado neppure di concordare un testo comune.
Una minaccia spuntata. La speranza è che Putin non se ne accorga.
Per approfondire le conseguenze della crisi ucraina sull’approvvigionamento energetico dell’Europa e dell’Italia è oggi online il secondo numero del nostro DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/crisi-energetica-litalia-e-diversa-33404
Come interpretare strategie, discorsi e retorica dei leader coinvolti nella crisi ucraina? Ascolta “Comunicare la guerra”, la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-comunicare-la-guerra-33405