🌍 SPECIALE UCRAINA: IL PREZZO DELLE SCELTE (SUL GAS)
🔍 Chi cerca (forse) trova
Trovare un'alternativa al gas russo per l’Europa. Questo l’obiettivo degli incontri di questi giorni tra Stati Uniti e produttori mondiali di gas liquefatto (GNL), a cui si sta chiedendo un dirottamento verso l'Europa delle loro forniture.
La maggior parte delle esportazioni di GNL sono però impegnate in contratti di vendita a lungo termine, con destinazioni vincolate. Anche con concessioni speciali, come fece il Qatar con il Giappone dopo il disastro di Fukushima, nessun singolo paese può garantire all’Europa forniture paragonabili a quelle russe. Per questo gli USA puntano a raccogliere impegni per piccoli volumi da molte fonti. Sarà sufficiente?
⛽️ Alla canna del gas?
In realtà, al di là della diplomazia, il mercato ci sta già “pensando” da solo. Tra ottobre e oggi il calo dei flussi di gas dalla Russia verso l’Europa (meno 180 milioni di metri cubi al giorno, un fortissimo -40%) è stato più che compensato dall’incremento delle consegne di GNL (+250). Ma siamo al limite: in caso di chiusura completa dei rubinetti russi, il GNL potrebbe coprire al massimo la metà del deficit risultante.
E la presenza disomogenea in Europa dei punti di approdo per il GNL (7 in Spagna, 0 in Germania) complica ulteriormente i giochi e amplifica le divisioni ai tavoli di discussione europei. Per fortuna, nonostante le attuali scorte europee di gas siano ai livelli più bassi dal 2011, ci sarebbe gas a sufficienza per i prossimi 4 mesi: abbastanza per superare l’inverno e organizzare strategie alternative. Ma intanto i prezzi segnerebbero nuovi record.
💰Alla romana
Il prezzo del gas è quasi quintuplicato nell’ultimo anno e secondo l’FMI salirà ancora del 58% nel 2022. Anche senza un taglio del gas russo, l'Europa spenderà circa 1000 miliardi di dollari per l'energia quest'anno, il doppio del 2019.
Al contrario, in virtù dell’incremento dei prezzi del gas, le entrate annuali di Gazprom sono date in crescita di 70 miliardi di dollari malgrado il crollo dei volumi. E i mancati introiti in caso di interruzione totale delle forniture sarebbero di “soli” 7 miliardi di dollari al mese.
Insomma, l’Europa corre il rischio di pagare una bolletta astronomica per non essere lasciata al freddo. Mosca ha trovato l’arma vincente?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il terzo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-3-32987
Della crisi parleremo anche domani alle 18.00 nella tavola rotonda Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso cosa? Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
🔍 Chi cerca (forse) trova
Trovare un'alternativa al gas russo per l’Europa. Questo l’obiettivo degli incontri di questi giorni tra Stati Uniti e produttori mondiali di gas liquefatto (GNL), a cui si sta chiedendo un dirottamento verso l'Europa delle loro forniture.
La maggior parte delle esportazioni di GNL sono però impegnate in contratti di vendita a lungo termine, con destinazioni vincolate. Anche con concessioni speciali, come fece il Qatar con il Giappone dopo il disastro di Fukushima, nessun singolo paese può garantire all’Europa forniture paragonabili a quelle russe. Per questo gli USA puntano a raccogliere impegni per piccoli volumi da molte fonti. Sarà sufficiente?
⛽️ Alla canna del gas?
In realtà, al di là della diplomazia, il mercato ci sta già “pensando” da solo. Tra ottobre e oggi il calo dei flussi di gas dalla Russia verso l’Europa (meno 180 milioni di metri cubi al giorno, un fortissimo -40%) è stato più che compensato dall’incremento delle consegne di GNL (+250). Ma siamo al limite: in caso di chiusura completa dei rubinetti russi, il GNL potrebbe coprire al massimo la metà del deficit risultante.
E la presenza disomogenea in Europa dei punti di approdo per il GNL (7 in Spagna, 0 in Germania) complica ulteriormente i giochi e amplifica le divisioni ai tavoli di discussione europei. Per fortuna, nonostante le attuali scorte europee di gas siano ai livelli più bassi dal 2011, ci sarebbe gas a sufficienza per i prossimi 4 mesi: abbastanza per superare l’inverno e organizzare strategie alternative. Ma intanto i prezzi segnerebbero nuovi record.
💰Alla romana
Il prezzo del gas è quasi quintuplicato nell’ultimo anno e secondo l’FMI salirà ancora del 58% nel 2022. Anche senza un taglio del gas russo, l'Europa spenderà circa 1000 miliardi di dollari per l'energia quest'anno, il doppio del 2019.
Al contrario, in virtù dell’incremento dei prezzi del gas, le entrate annuali di Gazprom sono date in crescita di 70 miliardi di dollari malgrado il crollo dei volumi. E i mancati introiti in caso di interruzione totale delle forniture sarebbero di “soli” 7 miliardi di dollari al mese.
Insomma, l’Europa corre il rischio di pagare una bolletta astronomica per non essere lasciata al freddo. Mosca ha trovato l’arma vincente?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il terzo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-3-32987
Della crisi parleremo anche domani alle 18.00 nella tavola rotonda Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso cosa? Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
🌍 SPECIALE UCRAINA: IL GIOCO SI FA DURO
🙅 “Non negoziabile”
Ieri Usa e NATO hanno consegnato le rispettive risposte alle richieste fatte da Mosca come precondizione per il ritiro delle truppe russe che premono sul confine ucraino. “Siamo aperti al dialogo”, ha aggiunto Blinken. Ma la presenza di truppe e mezzi NATO in paesi alleati non è negoziabile.
Le dichiarazioni del Cremlino di oggi (“non ci sono molte ragioni di ottimismo”) fanno apparire sempre più lontano un accordo. E i movimenti di truppe al confine ucraino sembrano avere accelerato negli ultimi giorni. Crescono le probabilità di un attacco?
🚨 Stato d’allerta
Martedì Mosca ha messo in allerta i 10.000 soldati schierati a Rostov, a pochi chilometri dal confine sudest dell’Ucraina, e i più vicini alle aree separatiste delle oltre 100.000 truppe schierate da Mosca. Una scelta che rafforza le tesi di chi crede imminente un attacco da est e pensa che l’obiettivo primario russo sia quello di assicurarsi un collegamento terrestre con la Crimea. Ma c’è addirittura chi teme che, in caso di invasione, Mosca possa cercare di occupare l’intera area costiera ucraina fino a Odessa (a pochi chilometri dalla Moldavia).
Potrebbe non essere l’unico fronte aperto. Con la “scusa” di un’esercitazione congiunta, da lunedì truppe e mezzi russi sono arrivati in Bielorussia, da dove sarebbero in grado di colpire Kiev, la capitale ucraina, senza neppure invadere il paese. I 200.000 soldati ucraini attendono che Mosca faccia la prima mossa.
📜 Articolo cinque
Una cosa è certa: la NATO non difenderà direttamente l’Ucraina, che non fa parte dell’Alleanza. Ma alcuni suoi membri (USA in primis) hanno aumentato l’invio di armamenti (200 milioni di dollari di aiuti nelle ultime settimane) e di consiglieri militari. E gli USA hanno già dichiarato che, in caso di invasione, sosterranno un’eventuale insurrezione degli ucraini in chiave antirussa.
Intanto le azioni della NATO si stanno concentrando sulla difesa dei propri membri, con la messa in stato di allerta delle 40.000 truppe delle sue forze di reazione rapida (20.000 delle quali attivabili in cinque giorni, le restanti in un mese). Si punta in particolare a proteggere Polonia e Repubbliche baltiche: quattro dei 14 paesi entrati nell’alleanza dopo il 1997, per i quali Mosca chiedeva invece lo sgombero di tutte le truppe e mezzi NATO. E proprio quei paesi in cui, dal 2017, stazionano quattro battaglioni multinazionali dell’alleanza in chiave di deterrente antirusso.
Per l’articolo 5 della NATO, un attacco a un membro è un attacco a tutti. Ma solo se fai parte dell’Alleanza. L’Ucraina può attendere.
Segui la tavola rotonda su “Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso dove?”. Live ora a questo link: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quarto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-4-33010
🙅 “Non negoziabile”
Ieri Usa e NATO hanno consegnato le rispettive risposte alle richieste fatte da Mosca come precondizione per il ritiro delle truppe russe che premono sul confine ucraino. “Siamo aperti al dialogo”, ha aggiunto Blinken. Ma la presenza di truppe e mezzi NATO in paesi alleati non è negoziabile.
Le dichiarazioni del Cremlino di oggi (“non ci sono molte ragioni di ottimismo”) fanno apparire sempre più lontano un accordo. E i movimenti di truppe al confine ucraino sembrano avere accelerato negli ultimi giorni. Crescono le probabilità di un attacco?
🚨 Stato d’allerta
Martedì Mosca ha messo in allerta i 10.000 soldati schierati a Rostov, a pochi chilometri dal confine sudest dell’Ucraina, e i più vicini alle aree separatiste delle oltre 100.000 truppe schierate da Mosca. Una scelta che rafforza le tesi di chi crede imminente un attacco da est e pensa che l’obiettivo primario russo sia quello di assicurarsi un collegamento terrestre con la Crimea. Ma c’è addirittura chi teme che, in caso di invasione, Mosca possa cercare di occupare l’intera area costiera ucraina fino a Odessa (a pochi chilometri dalla Moldavia).
Potrebbe non essere l’unico fronte aperto. Con la “scusa” di un’esercitazione congiunta, da lunedì truppe e mezzi russi sono arrivati in Bielorussia, da dove sarebbero in grado di colpire Kiev, la capitale ucraina, senza neppure invadere il paese. I 200.000 soldati ucraini attendono che Mosca faccia la prima mossa.
📜 Articolo cinque
Una cosa è certa: la NATO non difenderà direttamente l’Ucraina, che non fa parte dell’Alleanza. Ma alcuni suoi membri (USA in primis) hanno aumentato l’invio di armamenti (200 milioni di dollari di aiuti nelle ultime settimane) e di consiglieri militari. E gli USA hanno già dichiarato che, in caso di invasione, sosterranno un’eventuale insurrezione degli ucraini in chiave antirussa.
Intanto le azioni della NATO si stanno concentrando sulla difesa dei propri membri, con la messa in stato di allerta delle 40.000 truppe delle sue forze di reazione rapida (20.000 delle quali attivabili in cinque giorni, le restanti in un mese). Si punta in particolare a proteggere Polonia e Repubbliche baltiche: quattro dei 14 paesi entrati nell’alleanza dopo il 1997, per i quali Mosca chiedeva invece lo sgombero di tutte le truppe e mezzi NATO. E proprio quei paesi in cui, dal 2017, stazionano quattro battaglioni multinazionali dell’alleanza in chiave di deterrente antirusso.
Per l’articolo 5 della NATO, un attacco a un membro è un attacco a tutti. Ma solo se fai parte dell’Alleanza. L’Ucraina può attendere.
Segui la tavola rotonda su “Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso dove?”. Live ora a questo link: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quarto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-4-33010
SPECIALE UCRAINA: IL PUNTO SULLA NATO
🪖Armi letali?
La Germania donerà 5.000 elmetti da combattimento all'Ucraina. Questo l’annuncio di ieri della Ministra della Difesa tedesca Lambrecht, a cui si aggiunge la promessa di inviare un ospedale da campo, per dimostrare agli ucraini che i tedeschi “sono dalla vostra parte”.
Ma Kiev la pensa diversamente: troppo pochi gli elmetti donati rispetto ai 100mila di cui necessiterebbe. E poca cosa un ospedale rispetto al rifiuto della Germania di fare per l’Ucraina un’eccezione alla sua politica di non esportare armi letali verso potenziali zone di conflitto. Così Berlino, nonostante sembri aver concordato con gli USA il blocco di Nord Stream 2 in caso di invasione russa, resta al centro delle critiche degli alleati per una posizione considerata troppo accomodante verso Mosca. Ma non è la sola.
🤝 Alleanze illiberali
La NATO vuole rafforzare le capacità di difesa dei quattro paesi alleati che condividono un confine con l'Ucraina o il Mar Nero (Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria). Francia e Stati Uniti potrebbero presto inviare truppe a Bucarest, che si dice pronta ad accogliere una maggiore presenza alleata nel suo territorio. Lo stesso fa Bratislava, mentre Sofia ha già ricevuto jet da combattimento spagnoli e olandesi.
L’Ungheria invece si è finora tirata fuori dalla questione. Non una sorpresa: Orban è da sempre vicino a Mosca, da cui ha anche ricevuto 2 milioni di dosi di vaccini Sputnik. E settimana prossima si recherà in visita proprio da Putin per chiedere ulteriori forniture di gas.
🪑Aggiungi un posto a tavola?
Nonostante queste divisioni interne, la NATO sembra più attraente che mai. Solo due anni fa veniva definita “in stato di morte cerebrale” da Macron. Invece ora persino Svezia e Finlandia, dopo decenni di “neutralità strategica”, ventilano la possibilità di entrarne a far parte.
Il processo di ammissione, basato su approvazione unanime, richiede che il paese aspirante sia una democrazia funzionante, rispettosa delle minoranze etniche e senza dispute territoriali esterne irrisolte. Svezia e Finlandia rispettano tutte queste condizioni. Non l’Ucraina, dove la corruzione è tra le più alte al mondo, il trattamento delle minoranze (guarda caso) ungheresi è considerato poco trasparente, e il Donbass ancora conteso.
Che Putin si penta di aver richiesto il veto di entrata nella NATO solo per l’Ucraina?
“Ucraina: la NATO ha le armi spuntate?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-ucraina-la-nato-ha-le-armi-spuntate-33012
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quinto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-5-33016
🪖Armi letali?
La Germania donerà 5.000 elmetti da combattimento all'Ucraina. Questo l’annuncio di ieri della Ministra della Difesa tedesca Lambrecht, a cui si aggiunge la promessa di inviare un ospedale da campo, per dimostrare agli ucraini che i tedeschi “sono dalla vostra parte”.
Ma Kiev la pensa diversamente: troppo pochi gli elmetti donati rispetto ai 100mila di cui necessiterebbe. E poca cosa un ospedale rispetto al rifiuto della Germania di fare per l’Ucraina un’eccezione alla sua politica di non esportare armi letali verso potenziali zone di conflitto. Così Berlino, nonostante sembri aver concordato con gli USA il blocco di Nord Stream 2 in caso di invasione russa, resta al centro delle critiche degli alleati per una posizione considerata troppo accomodante verso Mosca. Ma non è la sola.
🤝 Alleanze illiberali
La NATO vuole rafforzare le capacità di difesa dei quattro paesi alleati che condividono un confine con l'Ucraina o il Mar Nero (Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria). Francia e Stati Uniti potrebbero presto inviare truppe a Bucarest, che si dice pronta ad accogliere una maggiore presenza alleata nel suo territorio. Lo stesso fa Bratislava, mentre Sofia ha già ricevuto jet da combattimento spagnoli e olandesi.
L’Ungheria invece si è finora tirata fuori dalla questione. Non una sorpresa: Orban è da sempre vicino a Mosca, da cui ha anche ricevuto 2 milioni di dosi di vaccini Sputnik. E settimana prossima si recherà in visita proprio da Putin per chiedere ulteriori forniture di gas.
🪑Aggiungi un posto a tavola?
Nonostante queste divisioni interne, la NATO sembra più attraente che mai. Solo due anni fa veniva definita “in stato di morte cerebrale” da Macron. Invece ora persino Svezia e Finlandia, dopo decenni di “neutralità strategica”, ventilano la possibilità di entrarne a far parte.
Il processo di ammissione, basato su approvazione unanime, richiede che il paese aspirante sia una democrazia funzionante, rispettosa delle minoranze etniche e senza dispute territoriali esterne irrisolte. Svezia e Finlandia rispettano tutte queste condizioni. Non l’Ucraina, dove la corruzione è tra le più alte al mondo, il trattamento delle minoranze (guarda caso) ungheresi è considerato poco trasparente, e il Donbass ancora conteso.
Che Putin si penta di aver richiesto il veto di entrata nella NATO solo per l’Ucraina?
“Ucraina: la NATO ha le armi spuntate?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-ucraina-la-nato-ha-le-armi-spuntate-33012
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quinto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-5-33016
🌍 SPECIALE UCRAINA: BOOMERANG SANZIONI?
💸 The mother of all sanctions
“Siamo quasi al traguardo”. Così ieri i leader della Commissione affari esteri del Senato americano si riferivano al pacchetto di sanzioni contro la Russia, e contro Putin in particolare, discusso in queste ore dal Congresso.
Gli Stati Uniti starebbero valutando le “sanzioni più grandi di sempre”, per colpire le banche russe e il suo debito sovrano. Misure che andrebbero ad affiancarsi al blocco di Nord Stream 2 e al divieto di vendita di tecnologie sensibili. Ma mentre a Washington si discute su come “evitare una nuova conferenza di Monaco”, e si pensa di applicare alcune sanzioni ancora prima che Putin faccia la sua mossa, da questa parte dell’Atlantico l'alleanza barcolla.
🚦 Semaforo rotto
Se da un lato anche Londra sta adottando la linea dura statunitense, Berlino invece è in testa al gruppo dei prudenti. Olaf Scholz, in carica da appena 7 settimane, guida una coalizione “semaforo” particolarmente fragile in politica estera. Mentre i Verdi approvano le sanzioni contro la Russia, molti esponenti socialdemocratici si autodefiniscono Russlandversteher, “quelli che capiscono le ragioni russe”, e invocano cautela.
Di ragioni per essere prudente, Berlino in fondo ne ha da vendere. Per esempio, quel 49% di importazioni di gas dalla Russia, fondamentale per l’economia ma anche per la transizione energetica, unico vero cardine della coalizione. Ma dietro alla Germania ci sono paesi europei persino più esposti a eventuali ritorsioni – non ultima l’Italia che di gas, da Mosca, ne importa il 47%.
🔪 Arma a doppio taglio
In caso di invasione, stavolta le sanzioni occidentali potrebbero assomigliare a quelle adottate contro Iran e Corea del Nord. Molto peggio, dunque, delle misure seguite al conflitto del 2014, che avrebbero causato a Mosca perdite per 40 miliardi di dollari.
Ma tagliare fuori la Russia dall’economia mondiale potrebbe non essere così facile e esporrebbe i paesi europei al rischio di ritorsioni. In primis sul fronte energetico, con un nuovo crollo delle forniture di gas dopo il –40% di gennaio. Un gioco che forse non vale la candela, dati i 600 miliardi di dollari in riserve detenuti da Mosca che le permetterebbero di resistere molti mesi.
Più a lungo di quanto possa permettersi di fare l’Europa, se non vuole correre il rischio di passare il prossimo inverno al freddo.
Della crisi ucraina parleremo giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda “Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il sesto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-6-33036
💸 The mother of all sanctions
“Siamo quasi al traguardo”. Così ieri i leader della Commissione affari esteri del Senato americano si riferivano al pacchetto di sanzioni contro la Russia, e contro Putin in particolare, discusso in queste ore dal Congresso.
Gli Stati Uniti starebbero valutando le “sanzioni più grandi di sempre”, per colpire le banche russe e il suo debito sovrano. Misure che andrebbero ad affiancarsi al blocco di Nord Stream 2 e al divieto di vendita di tecnologie sensibili. Ma mentre a Washington si discute su come “evitare una nuova conferenza di Monaco”, e si pensa di applicare alcune sanzioni ancora prima che Putin faccia la sua mossa, da questa parte dell’Atlantico l'alleanza barcolla.
🚦 Semaforo rotto
Se da un lato anche Londra sta adottando la linea dura statunitense, Berlino invece è in testa al gruppo dei prudenti. Olaf Scholz, in carica da appena 7 settimane, guida una coalizione “semaforo” particolarmente fragile in politica estera. Mentre i Verdi approvano le sanzioni contro la Russia, molti esponenti socialdemocratici si autodefiniscono Russlandversteher, “quelli che capiscono le ragioni russe”, e invocano cautela.
Di ragioni per essere prudente, Berlino in fondo ne ha da vendere. Per esempio, quel 49% di importazioni di gas dalla Russia, fondamentale per l’economia ma anche per la transizione energetica, unico vero cardine della coalizione. Ma dietro alla Germania ci sono paesi europei persino più esposti a eventuali ritorsioni – non ultima l’Italia che di gas, da Mosca, ne importa il 47%.
🔪 Arma a doppio taglio
In caso di invasione, stavolta le sanzioni occidentali potrebbero assomigliare a quelle adottate contro Iran e Corea del Nord. Molto peggio, dunque, delle misure seguite al conflitto del 2014, che avrebbero causato a Mosca perdite per 40 miliardi di dollari.
Ma tagliare fuori la Russia dall’economia mondiale potrebbe non essere così facile e esporrebbe i paesi europei al rischio di ritorsioni. In primis sul fronte energetico, con un nuovo crollo delle forniture di gas dopo il –40% di gennaio. Un gioco che forse non vale la candela, dati i 600 miliardi di dollari in riserve detenuti da Mosca che le permetterebbero di resistere molti mesi.
Più a lungo di quanto possa permettersi di fare l’Europa, se non vuole correre il rischio di passare il prossimo inverno al freddo.
Della crisi ucraina parleremo giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda “Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il sesto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-6-33036
🌍SPECIALE UCRAINA: TUTTI GLI UOMINI DI PUTIN
👬Stand by me
Oggi Orban si è recato a Mosca per incontrare Putin. Quella del primo ministro ungherese è una visita che non sorprende, trattandosi del tredicesimo incontro tra i due. Le tempistiche fanno però discutere: l’Ungheria si mostra vicina alla Russia proprio quando il resto dell’Europa ne prende le distanze. Come nel 2014, quando Putin venne accolto a Budapest pochi mesi dopo l'annessione della Crimea.
In cambio del suo appoggio, Orban punta a ottenere un aumento delle forniture di gas russo attraverso TurkStream, gasdotto che bypassa l’Ucraina. L'intesa potrebbe aumentare le sue chance di vittoria alle elezioni del 4 aprile. Ma l’Ungheria non è sola: anche nel resto del mondo calcoli elettorali influenzano l’atteggiamento verso la Russia.
🇷🇺Per voti, non per amore
La scorsa settimana il presidente croato, Zoran Milanovic, ha dichiarato che l'Ucraina non dovrebbe mai essere ammessa nella NATO. Un commento dettato secondo molti dai battibecchi politici interni con il primo ministro, appartenente a un partito politico rivale e favorevole alla difesa dell'Ucraina.
Ancora più evidenti sono le posizioni filorusse emerse questo fine settimana all’incontro a Madrid “Difendi l’Europa” tra i leader di alcuni dei principali partiti sovranisti europei. Tra questi Marine le Pen, che ha approfittato del palcoscenico per posizionarsi agli antipodi rispetto a Macron sulla crisi Russia-Ucraina: spingendosi fino a far rimuovere dalla dichiarazione finale congiunta qualsiasi riferimento all’Ucraina, poi definita parte della “sfera di influenza di Mosca”.
👻I fantasmi del (presidente) passato
Dinamiche non così diverse sull’altra sponda dell’Atlantico, dove in vista delle elezioni di midterm le posizioni del Partito repubblicano verso Mosca sono più che ambivalenti. Da una parte le frange più moderate del partito attaccano Biden di non fare abbastanza, chiedendo una posizione più bellicosa nei confronti della Russia.
Ma dall’altra i Repubblicani più a destra mostrano solidarietà verso Mosca, considerata vittima delle provocazioni di Biden, e accusano il presidente di fare troppo per paesi lontani senza proteggere i confini della nazione (dai migranti). Una retorica pro-Putin che ha caratterizzato la presidenza Trump e che, per quanto in diminuzione, sembra ancora radicata in parte dell’elettorato repubblicano.
L’impronta sull’America lasciata da The Donald si conferma più profonda che mai.
Della crisi ucraina parleremo giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il settimo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-7-33052
👬Stand by me
Oggi Orban si è recato a Mosca per incontrare Putin. Quella del primo ministro ungherese è una visita che non sorprende, trattandosi del tredicesimo incontro tra i due. Le tempistiche fanno però discutere: l’Ungheria si mostra vicina alla Russia proprio quando il resto dell’Europa ne prende le distanze. Come nel 2014, quando Putin venne accolto a Budapest pochi mesi dopo l'annessione della Crimea.
In cambio del suo appoggio, Orban punta a ottenere un aumento delle forniture di gas russo attraverso TurkStream, gasdotto che bypassa l’Ucraina. L'intesa potrebbe aumentare le sue chance di vittoria alle elezioni del 4 aprile. Ma l’Ungheria non è sola: anche nel resto del mondo calcoli elettorali influenzano l’atteggiamento verso la Russia.
🇷🇺Per voti, non per amore
La scorsa settimana il presidente croato, Zoran Milanovic, ha dichiarato che l'Ucraina non dovrebbe mai essere ammessa nella NATO. Un commento dettato secondo molti dai battibecchi politici interni con il primo ministro, appartenente a un partito politico rivale e favorevole alla difesa dell'Ucraina.
Ancora più evidenti sono le posizioni filorusse emerse questo fine settimana all’incontro a Madrid “Difendi l’Europa” tra i leader di alcuni dei principali partiti sovranisti europei. Tra questi Marine le Pen, che ha approfittato del palcoscenico per posizionarsi agli antipodi rispetto a Macron sulla crisi Russia-Ucraina: spingendosi fino a far rimuovere dalla dichiarazione finale congiunta qualsiasi riferimento all’Ucraina, poi definita parte della “sfera di influenza di Mosca”.
👻I fantasmi del (presidente) passato
Dinamiche non così diverse sull’altra sponda dell’Atlantico, dove in vista delle elezioni di midterm le posizioni del Partito repubblicano verso Mosca sono più che ambivalenti. Da una parte le frange più moderate del partito attaccano Biden di non fare abbastanza, chiedendo una posizione più bellicosa nei confronti della Russia.
Ma dall’altra i Repubblicani più a destra mostrano solidarietà verso Mosca, considerata vittima delle provocazioni di Biden, e accusano il presidente di fare troppo per paesi lontani senza proteggere i confini della nazione (dai migranti). Una retorica pro-Putin che ha caratterizzato la presidenza Trump e che, per quanto in diminuzione, sembra ancora radicata in parte dell’elettorato repubblicano.
L’impronta sull’America lasciata da The Donald si conferma più profonda che mai.
Della crisi ucraina parleremo giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il settimo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-7-33052
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: ZIG ZAG ZELENSKY
🪖 AAA soldati cercasi
100.000 truppe in più in tre anni e la sostituzione della leva militare con un addestramento intensivo a breve termine. Questo il contenuto del decreto annunciato ieri dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il rafforzamento dell’esercito nazionale, proprio mentre gli Usa annunciano il primo nuovo dispiegamento di forze in Europa orientale da inizio crisi (2.000 truppe in più tra Germania, Polonia e Romania).
Secondo il presidente l’espansione dell’esercito è “una decisione destinata a garantire la pace”, ma viste le tensioni al confine sembra più una decisione per tutelarsi in caso di guerra. Non basterà: Mosca conta 4 volte i soldati attivi dell’Ucraina e la sproporzione di mezzi è enorme. Zelensky lo sa bene. Per questo, nel frattempo, cerca il supporto degli alleati NATO.
🤝 Una “triplice alleanza”?
I primi ministri di Gran Bretagna e Polonia erano ieri in visita a Kiev, dove hanno annunciato l’intenzione di creare una nuova alleanza fra i tre paesi. L’obiettivo: rafforzare la sicurezza nella regione, e in futuro maggiore cooperazione su più fronti, fra cui quello economico.
Secondo Zelensky si tratta di un nuovo “formato di cooperazione politica in Europa". Che di fatto si inserisce nel vuoto lasciato dalla NATO, che si rifiuta di schierare truppe in Ucraina, e dall’Europa, che manda pochi uomini e solo qualche armamento, ma non ha neppure ancora approvato il pacchetto da 1,2 miliardi di euro promessi all’Ucraina.
Sarà sufficiente a disinnescare le tensioni con Mosca? Probabilmente no, ma quantomeno dà l'impressione che Kiev sia meno sola.
🚢 “Non siamo il Titanic”
Nonostante il rafforzamento militare, alcuni paesi occidentali (Usa in primis) continuano il processo di evacuazione del personale dalle loro ambasciate in Ucraina, ignorando la richiesta di Zelensky di non creare il panico. Panico che potrebbe danneggiare ulteriormente la fragile economia del paese, oltre a provocare fuoriuscite di capitali.
In fondo, sostiene il presidente ucraino, il suo paese vive nella minaccia di un attacco russo da anni. E Mosca quasi gli regge il gioco, continuando a negare qualsiasi intenzione di invadere l'Ucraina. Però non cede sulle richieste rivolte all’occidente, compreso l’impegno che Kiev non entrerà mai nella NATO.
In fondo una cosa in comune Putin e Zelensky ce l’hanno: entrambe le loro richieste ai membri dell’Alleanza atlantica sono rimaste inascoltate.
Della crisi ucraina parleremo domani alle 18.00 nella tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con l’ottavo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-8-33062
🪖 AAA soldati cercasi
100.000 truppe in più in tre anni e la sostituzione della leva militare con un addestramento intensivo a breve termine. Questo il contenuto del decreto annunciato ieri dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il rafforzamento dell’esercito nazionale, proprio mentre gli Usa annunciano il primo nuovo dispiegamento di forze in Europa orientale da inizio crisi (2.000 truppe in più tra Germania, Polonia e Romania).
Secondo il presidente l’espansione dell’esercito è “una decisione destinata a garantire la pace”, ma viste le tensioni al confine sembra più una decisione per tutelarsi in caso di guerra. Non basterà: Mosca conta 4 volte i soldati attivi dell’Ucraina e la sproporzione di mezzi è enorme. Zelensky lo sa bene. Per questo, nel frattempo, cerca il supporto degli alleati NATO.
🤝 Una “triplice alleanza”?
I primi ministri di Gran Bretagna e Polonia erano ieri in visita a Kiev, dove hanno annunciato l’intenzione di creare una nuova alleanza fra i tre paesi. L’obiettivo: rafforzare la sicurezza nella regione, e in futuro maggiore cooperazione su più fronti, fra cui quello economico.
Secondo Zelensky si tratta di un nuovo “formato di cooperazione politica in Europa". Che di fatto si inserisce nel vuoto lasciato dalla NATO, che si rifiuta di schierare truppe in Ucraina, e dall’Europa, che manda pochi uomini e solo qualche armamento, ma non ha neppure ancora approvato il pacchetto da 1,2 miliardi di euro promessi all’Ucraina.
Sarà sufficiente a disinnescare le tensioni con Mosca? Probabilmente no, ma quantomeno dà l'impressione che Kiev sia meno sola.
🚢 “Non siamo il Titanic”
Nonostante il rafforzamento militare, alcuni paesi occidentali (Usa in primis) continuano il processo di evacuazione del personale dalle loro ambasciate in Ucraina, ignorando la richiesta di Zelensky di non creare il panico. Panico che potrebbe danneggiare ulteriormente la fragile economia del paese, oltre a provocare fuoriuscite di capitali.
In fondo, sostiene il presidente ucraino, il suo paese vive nella minaccia di un attacco russo da anni. E Mosca quasi gli regge il gioco, continuando a negare qualsiasi intenzione di invadere l'Ucraina. Però non cede sulle richieste rivolte all’occidente, compreso l’impegno che Kiev non entrerà mai nella NATO.
In fondo una cosa in comune Putin e Zelensky ce l’hanno: entrambe le loro richieste ai membri dell’Alleanza atlantica sono rimaste inascoltate.
Della crisi ucraina parleremo domani alle 18.00 nella tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con l’ottavo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-8-33062
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: L’UE PUNTA ANCORA SUL GAS (DI PUTIN?)
🌱 Greenwashing?
Nucleare e gas sono fonti energetiche utili alla transizione ecologica. Questo è quanto stabilito ieri dalla Commissione Europea nella sua proposta sulla tassonomia europea (la classificazione degli investimenti da considerarsi sostenibili nei mercati finanziari). Parte dei 350 miliardi in più all’anno che l'Europa ha bisogno di investire nel prossimo decennio per diventare climaticamente neutrale entro il 2050, potrebbe così essere più facilmente dirottata su progetti legati a queste fonti energetiche.
La Commissione ha giustificato la sua scelta parlando di “approccio pragmatico”: al momento l’UE non può vivere di sole rinnovabili (17% del suo mix energetico). Ma oltre al pragmatismo c’è dietro tanta politica.
☢️ Fissione politica
La proposta originale sulla tassonomia negava l’etichetta verde agli impianti di gas naturale non dotati di una tecnologia di cattura delle emissioni. L’opposizione della Germania (dove il gas rappresenta il 26% del mix energetico) ha però gradualmente ribaltato la posizione della Commissione già alle prese con le pressioni della Francia per l’inclusione del nucleare (70% del suo fabbisogno energetico).
Questa inversione a U non ha mancato di creare più di un malumore tra gli Stati membri che, come con Nord Stream 2, hanno messo nuovamente Berlino sotto accusa per la sua eccessiva dipendenza dal gas e quindi dalla Russia. Complici le posizioni contrarie sul nucleare in molte capitali, la proposta della Commissione potrebbe ora essere bloccata al Parlamento europeo o al Consiglio. Insomma, le divisioni sull’energia sembrano sempre all’ordine del giorno in Europa.
💌 From Russia with love?
Putin osserva con interesse. Nonostante la Russia abbia ridotto le forniture di gas fino al 40%, l’Europa non segnala l’intenzione di diminuire la sua dipendenza dal gas nei prossimi anni. E di fronte alle continue divisioni in tema di energia nel Vecchio Continente, la minaccia di sanzioni dure si fa più remota.
Ma se Bruxelles continuerà a puntare sul gas, non per forza sarà quello russo. O almeno questa è la speranza della Commissaria europea per l'Energia Simson, impegnata in un tour de force alla ricerca di fornitori alternativi. Domani a Baku l'incontro con i ministri dell’energia e delle risorse naturali dell’Azerbaigian mentre il 7 febbraio sarà a Washington per un vertice con gli USA sull’energia.
Quale gas farà parte della transizione ecologica europea?
Su questi temi segui la nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Qui il video: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nono numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-9-33082
🌱 Greenwashing?
Nucleare e gas sono fonti energetiche utili alla transizione ecologica. Questo è quanto stabilito ieri dalla Commissione Europea nella sua proposta sulla tassonomia europea (la classificazione degli investimenti da considerarsi sostenibili nei mercati finanziari). Parte dei 350 miliardi in più all’anno che l'Europa ha bisogno di investire nel prossimo decennio per diventare climaticamente neutrale entro il 2050, potrebbe così essere più facilmente dirottata su progetti legati a queste fonti energetiche.
La Commissione ha giustificato la sua scelta parlando di “approccio pragmatico”: al momento l’UE non può vivere di sole rinnovabili (17% del suo mix energetico). Ma oltre al pragmatismo c’è dietro tanta politica.
☢️ Fissione politica
La proposta originale sulla tassonomia negava l’etichetta verde agli impianti di gas naturale non dotati di una tecnologia di cattura delle emissioni. L’opposizione della Germania (dove il gas rappresenta il 26% del mix energetico) ha però gradualmente ribaltato la posizione della Commissione già alle prese con le pressioni della Francia per l’inclusione del nucleare (70% del suo fabbisogno energetico).
Questa inversione a U non ha mancato di creare più di un malumore tra gli Stati membri che, come con Nord Stream 2, hanno messo nuovamente Berlino sotto accusa per la sua eccessiva dipendenza dal gas e quindi dalla Russia. Complici le posizioni contrarie sul nucleare in molte capitali, la proposta della Commissione potrebbe ora essere bloccata al Parlamento europeo o al Consiglio. Insomma, le divisioni sull’energia sembrano sempre all’ordine del giorno in Europa.
💌 From Russia with love?
Putin osserva con interesse. Nonostante la Russia abbia ridotto le forniture di gas fino al 40%, l’Europa non segnala l’intenzione di diminuire la sua dipendenza dal gas nei prossimi anni. E di fronte alle continue divisioni in tema di energia nel Vecchio Continente, la minaccia di sanzioni dure si fa più remota.
Ma se Bruxelles continuerà a puntare sul gas, non per forza sarà quello russo. O almeno questa è la speranza della Commissaria europea per l'Energia Simson, impegnata in un tour de force alla ricerca di fornitori alternativi. Domani a Baku l'incontro con i ministri dell’energia e delle risorse naturali dell’Azerbaigian mentre il 7 febbraio sarà a Washington per un vertice con gli USA sull’energia.
Quale gas farà parte della transizione ecologica europea?
Su questi temi segui la nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Qui il video: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nono numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-9-33082
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: A TUTTO GAS
🔍 Alla ricerca del gas perduto
“La Russia usa il gas contro di noi”. Sono le parole della presidente della Commissione europea Von der Leyen. Che ha già inviato Kadri Simson, la Commissaria Ue per l’Energia, in un tour mondiale: oggi in Azerbaigian, per discutere un incremento delle forniture dal Caspio, e lunedì a Washington, dove è attesa (insieme a Borrell) al vertice Ue-Usa sull’energia.
Mentre si intensifica l’attività diplomatica europea per assicurarsi alternative al gas russo, oltreoceano anche Washington vuole evitare che qualche alleato rimanga al freddo. Tra i più vulnerabili, oltre a diversi Paesi dell’est Europa, ci sono anche Italia e Germania – come rivelato oggi dall’ISPI DataLab. E così, pur di ingraziarsi il Qatar, Biden annuncia che conferirà al paese il titolo di “principale alleato non-NATO", una qualifica che nella regione del Golfo sinora Washington aveva riservato soltanto a Kuwait e Bahrain. Servirà?
☃️ Frozen?
La preoccupazione è legittima: con le forniture russe ridotte del 25% (-40% a gennaio) e gli stoccaggi ai minimi da oltre dieci anni, all’Ue il gas basterà a malapena per arrivare a fine inverno. E i tagli hanno sottolineato il potere di Gazprom, che con una stretta ai rubinetti ha fatto quintuplicare i prezzi spot del gas in Europa – guadagnandoci, anziché perderci.
Così l’Europa cerca un modo per ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di gas russo (50% del totale); e, in mancanza di alternative convincenti, punta sul gas naturale liquefatto (GNL). Per ora gli arrivi, a costi elevatissimi, sono sufficienti a coprire i cali di fornitura. Ma la capacità di rigassificazione europea è limitata, e un’ulteriore stretta di Mosca metterebbe l’UE con le spalle al muro.
🌊 La salvezza vien dal mare
Gli ultimi mesi dimostrano che più che l’azione politica può la spinta del mercato. Bene esplorare alternative, ma il TAP, il gasdotto che porta in Italia il gas azero, è già quasi pieno e potrebbe al massimo compensare il 4% degli ammanchi russi. Al contrario, proprio i prezzi schizzati alle stelle hanno spinto le metaniere a portare sulle nostre coste un diluvio di GNL.
Ciò che più conta però è che a salvarci non sia stato neppure il Qatar, ma... gli Stati Uniti. Da settembre le esportazioni USA di GNL verso l’Europa sono quadruplicate, quelle qatarine sono rimaste invariate.
Insomma, a ribilanciare ci pensano i produttori statunitensi. Altro che diplomazia.
Per approfondire questi e molti altri temi, ISPI ha lanciato oggi il nuovo DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggi la prima uscita qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
🔍 Alla ricerca del gas perduto
“La Russia usa il gas contro di noi”. Sono le parole della presidente della Commissione europea Von der Leyen. Che ha già inviato Kadri Simson, la Commissaria Ue per l’Energia, in un tour mondiale: oggi in Azerbaigian, per discutere un incremento delle forniture dal Caspio, e lunedì a Washington, dove è attesa (insieme a Borrell) al vertice Ue-Usa sull’energia.
Mentre si intensifica l’attività diplomatica europea per assicurarsi alternative al gas russo, oltreoceano anche Washington vuole evitare che qualche alleato rimanga al freddo. Tra i più vulnerabili, oltre a diversi Paesi dell’est Europa, ci sono anche Italia e Germania – come rivelato oggi dall’ISPI DataLab. E così, pur di ingraziarsi il Qatar, Biden annuncia che conferirà al paese il titolo di “principale alleato non-NATO", una qualifica che nella regione del Golfo sinora Washington aveva riservato soltanto a Kuwait e Bahrain. Servirà?
☃️ Frozen?
La preoccupazione è legittima: con le forniture russe ridotte del 25% (-40% a gennaio) e gli stoccaggi ai minimi da oltre dieci anni, all’Ue il gas basterà a malapena per arrivare a fine inverno. E i tagli hanno sottolineato il potere di Gazprom, che con una stretta ai rubinetti ha fatto quintuplicare i prezzi spot del gas in Europa – guadagnandoci, anziché perderci.
Così l’Europa cerca un modo per ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di gas russo (50% del totale); e, in mancanza di alternative convincenti, punta sul gas naturale liquefatto (GNL). Per ora gli arrivi, a costi elevatissimi, sono sufficienti a coprire i cali di fornitura. Ma la capacità di rigassificazione europea è limitata, e un’ulteriore stretta di Mosca metterebbe l’UE con le spalle al muro.
🌊 La salvezza vien dal mare
Gli ultimi mesi dimostrano che più che l’azione politica può la spinta del mercato. Bene esplorare alternative, ma il TAP, il gasdotto che porta in Italia il gas azero, è già quasi pieno e potrebbe al massimo compensare il 4% degli ammanchi russi. Al contrario, proprio i prezzi schizzati alle stelle hanno spinto le metaniere a portare sulle nostre coste un diluvio di GNL.
Ciò che più conta però è che a salvarci non sia stato neppure il Qatar, ma... gli Stati Uniti. Da settembre le esportazioni USA di GNL verso l’Europa sono quadruplicate, quelle qatarine sono rimaste invariate.
Insomma, a ribilanciare ci pensano i produttori statunitensi. Altro che diplomazia.
Per approfondire questi e molti altri temi, ISPI ha lanciato oggi il nuovo DataLab. Uno strumento in più per capire le grandi sfide della politica internazionale a partire dai numeri. Leggi la prima uscita qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: LA GERMANIA BATTE UN COLPO?
👨🚀 Berlin, we have a problem
Rassicurare gli Stati Uniti e la NATO sull’affidabilità della Germania come alleato. Questo l’obiettivo della ricchissima agenda della prima visita ufficiale del cancelliere tedesco Scholz negli USA: non solo il summit con Biden di queste ore ma anche una visita al Congresso, l’intervista rilasciata al Washington Post e l’apparizione alla CNN.
Non poteva essere altrimenti. Il rifiuto di concedere armi all’Ucraina e l’esitazione prima di prendere una posizione su Nord Stream 2 hanno lasciato più di un segno sulla reputazione di Berlino e del suo nuovo governo. Che non a caso apre ora alla costruzione di due rigassificatori sulle coste tedesche (per facilitare l’arrivo di GNL dagli Stati Uniti) e all’invio di truppe in Lituania.
🤔 Mi si nota di più se vengo…?
Macron ha oggi incontrato Putin, dopo settimane di contatti telefonici intensi con lui, Biden e Zelensky. Ma anche Draghi e Johnson hanno sentito il leader del Cremlino, e persino i premier di Olanda e Polonia si sono recati in Ucraina. E la Germania?
Secondo Der Spiegel, Scholz è finora restato “invisibile” lasciando la scena alla Ministra degli esteri Baerbock. Tanto che sui social tedeschi ha iniziato a spopolare l’hashtag #woistscholz (dov’è Scholz). Da qui la decisione di recarsi a Kiev il 14 febbraio, e il giorno dopo da Putin. Considerando anche l’incontro con i capi di stato dei paesi baltici di questo giovedì, sembra proprio che Scholz voglia tornare visibile.
📉 Il paradosso di Schroeder
Dietro il cambio di passo di Scholz non c’è solo la politica estera. In soli due mesi il neocancelliere tedesco ha perso il 17% dei consensi, tanto che oggi solo il 43% dei tedeschi si dice soddisfatto del suo operato. E insieme alla sua popolarità cala quella del suo partito: per la prima volta dallo scorso settembre l’SPD raccoglie meno consenso rispetto all’opposizione CDU/CSU.
I socialdemocratici devono poi fare i conti con gli imbarazzi creati dagli stretti legami di Gerhard Schroeder (l’ultimo politico del partito ad essere stato cancelliere) con l'industria energetica russa. Già membro del consiglio d’amministrazione di Rosneft, e da ieri in lizza per entrare in quello di Gazprom.
Come lo spiegherà Scholz agli alleati?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte?”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-macron-mosca-33129
👨🚀 Berlin, we have a problem
Rassicurare gli Stati Uniti e la NATO sull’affidabilità della Germania come alleato. Questo l’obiettivo della ricchissima agenda della prima visita ufficiale del cancelliere tedesco Scholz negli USA: non solo il summit con Biden di queste ore ma anche una visita al Congresso, l’intervista rilasciata al Washington Post e l’apparizione alla CNN.
Non poteva essere altrimenti. Il rifiuto di concedere armi all’Ucraina e l’esitazione prima di prendere una posizione su Nord Stream 2 hanno lasciato più di un segno sulla reputazione di Berlino e del suo nuovo governo. Che non a caso apre ora alla costruzione di due rigassificatori sulle coste tedesche (per facilitare l’arrivo di GNL dagli Stati Uniti) e all’invio di truppe in Lituania.
🤔 Mi si nota di più se vengo…?
Macron ha oggi incontrato Putin, dopo settimane di contatti telefonici intensi con lui, Biden e Zelensky. Ma anche Draghi e Johnson hanno sentito il leader del Cremlino, e persino i premier di Olanda e Polonia si sono recati in Ucraina. E la Germania?
Secondo Der Spiegel, Scholz è finora restato “invisibile” lasciando la scena alla Ministra degli esteri Baerbock. Tanto che sui social tedeschi ha iniziato a spopolare l’hashtag #woistscholz (dov’è Scholz). Da qui la decisione di recarsi a Kiev il 14 febbraio, e il giorno dopo da Putin. Considerando anche l’incontro con i capi di stato dei paesi baltici di questo giovedì, sembra proprio che Scholz voglia tornare visibile.
📉 Il paradosso di Schroeder
Dietro il cambio di passo di Scholz non c’è solo la politica estera. In soli due mesi il neocancelliere tedesco ha perso il 17% dei consensi, tanto che oggi solo il 43% dei tedeschi si dice soddisfatto del suo operato. E insieme alla sua popolarità cala quella del suo partito: per la prima volta dallo scorso settembre l’SPD raccoglie meno consenso rispetto all’opposizione CDU/CSU.
I socialdemocratici devono poi fare i conti con gli imbarazzi creati dagli stretti legami di Gerhard Schroeder (l’ultimo politico del partito ad essere stato cancelliere) con l'industria energetica russa. Già membro del consiglio d’amministrazione di Rosneft, e da ieri in lizza per entrare in quello di Gazprom.
Come lo spiegherà Scholz agli alleati?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte?”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-macron-mosca-33129
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: IL FANTASMA DI NORD STREAM 2
✈️ Deriva transatlantica
L'incontro bilaterale Biden-Scholz di ieri doveva essere un momento per sancire il riavvicinamento tra Berlino e Washington sull’Ucraina. L’espressione di una ritrovata unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico e, soprattutto, un’occasione per rispondere con un fermo niet alle richieste di Mosca.
Invece, malgrado sia chiaro che anche la Germania voglia evitare una guerra, il messaggio non è proprio quello di un “ad ogni costo”. Le differenze più forti, ancora una volta, sono su Nord Stream 2. Durante la conferenza stampa congiunta Biden ha menzionato esplicitamente il gasdotto, minacciando di bloccarlo in caso di invasione. Ma Scholz, pressato più volte dai giornalisti, si è limitato a un generico “agiremo insieme”.
⛽️ Gazpolitik
Gazprom e Mosca hanno sempre dichiarato che Nord Stream 2 è essenziale per l’approvvigionamento sicuro dell’Unione europea. A prima vista sembrerebbe vero: persino in un anno di forte riduzione delle consegne di gas russo in Europa (-25% da maggio 2021), Nord Stream 1 è stato utilizzato quasi al 100%. Indice che ne servirebbe di più?
Non proprio. Prima della crisi la Russia inviava verso l’Europa circa 160 miliardi di metri cubi di gas l’anno (Gmc/a). Da soli, i gasdotti che attraversano l’Ucraina permetterebbero di trasportarne il 90%. Se a questi ci aggiungiamo quelli che attraversano la Bielorussia, non servirebbero né Nord Stream 1 (in funzione dal 2011), né TurkStream (dal 2020). Figurarsi Nord Stream 2.
💔 Se mi lasci non vale
Berlino può quindi considerare Nord Stream 2 come “strategico” solo in un senso: per tutelarsi da eventuali interruzioni del transito di gas dall’Ucraina da parte russa. Cosa già avvenuta, se consideriamo che dal 2014 il transito dai gasdotti ucraini si è ridotto del 58%.
Strategici per Berlino, dunque. Meno per i paesi dell’Europa orientale, ancora fortemente legati ai transiti residui dall’Ucraina. E di certo non per Kiev, che ci perderebbe 1,2 miliardi di euro e si sentirebbe (a ragione) sempre più abbandonata dall’Europa.
Di fronte a questi numeri, quanto è credibile che l’incontro previsto ieri tra il presidente ucraino Zelensky e la Ministra degli esteri tedesca Baerbock sia stato annullato a causa di un conflitto di agenda?
Di gas e delle implicazioni della crisi ucraina sul fronte dell’energia abbiamo scritto anche nel primo numero del nostro nuovo ISPI DataLab, con grafici e mappe interattive per approfondire. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
✈️ Deriva transatlantica
L'incontro bilaterale Biden-Scholz di ieri doveva essere un momento per sancire il riavvicinamento tra Berlino e Washington sull’Ucraina. L’espressione di una ritrovata unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico e, soprattutto, un’occasione per rispondere con un fermo niet alle richieste di Mosca.
Invece, malgrado sia chiaro che anche la Germania voglia evitare una guerra, il messaggio non è proprio quello di un “ad ogni costo”. Le differenze più forti, ancora una volta, sono su Nord Stream 2. Durante la conferenza stampa congiunta Biden ha menzionato esplicitamente il gasdotto, minacciando di bloccarlo in caso di invasione. Ma Scholz, pressato più volte dai giornalisti, si è limitato a un generico “agiremo insieme”.
⛽️ Gazpolitik
Gazprom e Mosca hanno sempre dichiarato che Nord Stream 2 è essenziale per l’approvvigionamento sicuro dell’Unione europea. A prima vista sembrerebbe vero: persino in un anno di forte riduzione delle consegne di gas russo in Europa (-25% da maggio 2021), Nord Stream 1 è stato utilizzato quasi al 100%. Indice che ne servirebbe di più?
Non proprio. Prima della crisi la Russia inviava verso l’Europa circa 160 miliardi di metri cubi di gas l’anno (Gmc/a). Da soli, i gasdotti che attraversano l’Ucraina permetterebbero di trasportarne il 90%. Se a questi ci aggiungiamo quelli che attraversano la Bielorussia, non servirebbero né Nord Stream 1 (in funzione dal 2011), né TurkStream (dal 2020). Figurarsi Nord Stream 2.
💔 Se mi lasci non vale
Berlino può quindi considerare Nord Stream 2 come “strategico” solo in un senso: per tutelarsi da eventuali interruzioni del transito di gas dall’Ucraina da parte russa. Cosa già avvenuta, se consideriamo che dal 2014 il transito dai gasdotti ucraini si è ridotto del 58%.
Strategici per Berlino, dunque. Meno per i paesi dell’Europa orientale, ancora fortemente legati ai transiti residui dall’Ucraina. E di certo non per Kiev, che ci perderebbe 1,2 miliardi di euro e si sentirebbe (a ragione) sempre più abbandonata dall’Europa.
Di fronte a questi numeri, quanto è credibile che l’incontro previsto ieri tra il presidente ucraino Zelensky e la Ministra degli esteri tedesca Baerbock sia stato annullato a causa di un conflitto di agenda?
Di gas e delle implicazioni della crisi ucraina sul fronte dell’energia abbiamo scritto anche nel primo numero del nostro nuovo ISPI DataLab, con grafici e mappe interattive per approfondire. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-gas-chi-rischia-di-piu-33064
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Giovedì 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
🌍 SPECIALE RUSSIA-UCRAINA: INTANTO, IN BIELORUSSIA...
💣 10 giorni di fuoco
Tutto pronto per l’esercitazione militare “Risolutezza alleata 2022”. Oggi le ultime truppe russe delle 30mila previste stanno raggiungendo il confine tra Bielorussia e Ucraina, a due ore da Kiev, dove da domani e per i prossimi dieci giorni saranno impegnate in esercitazioni congiunte con l’esercito bielorusso.
Cosa succederà dopo il 20 febbraio? Ieri Mosca ha annunciato che ritirerà i suoi soldati dalla Bielorussia dopo la fine dell’esercitazione (una delle promesse che Macron avrebbe strappato a Putin). Ma in Europa c’è chi, come la prima ministra della Lituania, teme si stia accordando troppa fiducia a Putin. Tanto che c’è chi parla di “nuovo 1938”: l’anno della Conferenza di Monaco in cui pur di evitare la guerra si acconsentì alle richieste di Hitler.
🎭 (Bielo)Russia
Indipendentemente dalla presenza dell’esercito russo, la Bielorussia appare sempre più come uno stretto alleato di Mosca. Negli ultimi mesi Lukashenko si è offerto di ospitare le armi nucleari russe, e ha concesso un uso quasi illimitato di quattro basi aeree, una missilistica, e 30 siti di stoccaggio.
Nel 2022 sono previste 20 esercitazioni militari congiunte tra i due paesi, e Minsk starebbe persino prevedendo di schierare 200 truppe in Siria a fianco delle forze russe. E dire che prima delle elezioni con annesse proteste di massa nell’agosto 2020, la Bielorussia poneva precisi limiti all'uso dei suoi siti militari da parte della Russia. Ma per Lukashenko la sopravvivenza politica vale più di una concessione a Putin.
🚜 Momento fertile?
Nel legame tra Europa e Russia c’è troppa economia, e troppa energia, perché gli europei possano pensare con leggerezza a sanzioni efficaci. Non con la Bielorussia, a cui la Lituania ha recentemente imposto il divieto di utilizzare il porto di Klaipeda. Da qui Minsk esportava 12,5 milioni di tonnellate di fertilizzanti potassici all’anno (20% delle forniture globali), che costituivano la principale fonte di entrate per il paese.
Una mossa che rischia però di avere un effetto boomerang: le spedizioni bielorusse passeranno ora dai porti russi, dando a Mosca un ulteriore leva su Lukashenko e un accresciuto potere di influenzare il mercato di questi prodotti (il cui prezzo non a caso è ai massimi degli ultimi 13 anni).
Dalla crisi del gas passeremo a quella dei fertilizzanti?
La crisi ucraina sarà al centro della nostra tavola rotonda “Crisi Russia-Ucraina: l’Europa gioca le sue carte”. Domani 10 febbraio alle 18.00. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-leuropa-gioca-le-sue-carte
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera gli ultimi aggiornamenti sulla crisi, con il nuovo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-12-33152
💣 10 giorni di fuoco
Tutto pronto per l’esercitazione militare “Risolutezza alleata 2022”. Oggi le ultime truppe russe delle 30mila previste stanno raggiungendo il confine tra Bielorussia e Ucraina, a due ore da Kiev, dove da domani e per i prossimi dieci giorni saranno impegnate in esercitazioni congiunte con l’esercito bielorusso.
Cosa succederà dopo il 20 febbraio? Ieri Mosca ha annunciato che ritirerà i suoi soldati dalla Bielorussia dopo la fine dell’esercitazione (una delle promesse che Macron avrebbe strappato a Putin). Ma in Europa c’è chi, come la prima ministra della Lituania, teme si stia accordando troppa fiducia a Putin. Tanto che c’è chi parla di “nuovo 1938”: l’anno della Conferenza di Monaco in cui pur di evitare la guerra si acconsentì alle richieste di Hitler.
🎭 (Bielo)Russia
Indipendentemente dalla presenza dell’esercito russo, la Bielorussia appare sempre più come uno stretto alleato di Mosca. Negli ultimi mesi Lukashenko si è offerto di ospitare le armi nucleari russe, e ha concesso un uso quasi illimitato di quattro basi aeree, una missilistica, e 30 siti di stoccaggio.
Nel 2022 sono previste 20 esercitazioni militari congiunte tra i due paesi, e Minsk starebbe persino prevedendo di schierare 200 truppe in Siria a fianco delle forze russe. E dire che prima delle elezioni con annesse proteste di massa nell’agosto 2020, la Bielorussia poneva precisi limiti all'uso dei suoi siti militari da parte della Russia. Ma per Lukashenko la sopravvivenza politica vale più di una concessione a Putin.
🚜 Momento fertile?
Nel legame tra Europa e Russia c’è troppa economia, e troppa energia, perché gli europei possano pensare con leggerezza a sanzioni efficaci. Non con la Bielorussia, a cui la Lituania ha recentemente imposto il divieto di utilizzare il porto di Klaipeda. Da qui Minsk esportava 12,5 milioni di tonnellate di fertilizzanti potassici all’anno (20% delle forniture globali), che costituivano la principale fonte di entrate per il paese.
Una mossa che rischia però di avere un effetto boomerang: le spedizioni bielorusse passeranno ora dai porti russi, dando a Mosca un ulteriore leva su Lukashenko e un accresciuto potere di influenzare il mercato di questi prodotti (il cui prezzo non a caso è ai massimi degli ultimi 13 anni).
Dalla crisi del gas passeremo a quella dei fertilizzanti?
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