ISPI - Geopolitica
27.6K subscribers
1.74K photos
1.8K links
Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

www.ispionline.it
Download Telegram
🌏 RUSSIA-OCCIDENTE: RISIKO IN MONDOVISIONE

🥊 Botta e risposta
Continuano le provocazioni fra Russia e Occidente. È di ieri l’arrivo di soldati russi in Bielorussia per un'esercitazione militare congiunta che si terrà al confine con Polonia e Lituania (due paesi NATO) e lungo quello ucraino. Kiev teme un loro stanziamento a tempo indeterminato, e fortifica le sue difese anche grazie ai missili anticarro inviati da Londra. Ingenti movimenti di truppe si registrano anche nel Mar Baltico, dove Svezia e Danimarca stanno rafforzando la loro presenza militare in chiave antirussa.
Per ora gli attacchi rimangono “virtuali”: secondo Kiev, venerdì un gruppo di hacker russi ha bloccato 70 siti ufficiali del paese. E “psicologici”, con Mosca che rende nota l’evacuazione dell'ambasciata russa in Ucraina. Per il momento però i canali diplomatici rimangono aperti.

💼 Grand Tour
Per tentare di placare gli animi è scesa in campo anche la Ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, impegnata in una due giorni di incontri ministeriali tra Kiev e Mosca. Obiettivo: rilanciare i colloqui nel “formato Normandia” tra Germania, Russia, Ucraina e Francia che avevano portato agli accordi di Minsk (mai interamente implementati).
Al ministro degli esteri ucraino Baerbock ha promesso piena solidarietà e aiuti in tema di cybersicurezza, ma non armi. Mentre a Mosca ha raccolto la richiesta russa di far rispettare gli accordi di Minsk agli ucraini, e quella di far approvare il Nord Stream 2 in tempi brevi: condizioni più accettabili di quelle poste da Putin sulla NATO.

⛽️ Gas pesante
Sul gasdotto il governo tedesco è però diviso: da una parte Baerbock ne propone la cancellazione, dall’altra Scholz vorrebbe lasciarlo fuori dal negoziato sulla crisi ucraina. E ambigua è anche l’Ue, che minaccia forti sanzioni alla Russia ma ne teme i costi economici.
Lo sa bene anche Biden, che infatti mette fretta a Bruxelles affinché definisca presto una bozza di sanzioni. Dove però serve un’approvazione unanime, tutt’altro che scontata in tempi normali, figurarsi in tempi di crisi energetica (l’Ue importa per il 41% il suo gas da Mosca).
E mentre l'Ue rimane dipendente dai ricatti russi, la Russia approfitta delle incertezze europee per tirare, ancora una volta, la corda. Chi dei due avrà più paura delle sanzioni?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cina, l’anno della tigre. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-lanno-della-tigre-32894
🌍 UE: SEMPRE PIÙ POPOLARE?

🇪🇺 Grazie, David
“Onorerò Sassoli battendomi sempre per l’Europa”. Sono le prime parole ufficiali della neopresidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ieri ha fatto il suo primo discorso di fronte all’emiciclo dopo essere stata eletta con i consensi dei due terzi dell’assemblea.
Nel suo discorso Metsola, prima donna a ricoprire la carica negli ultimi vent’anni, ha preso apertamente posizione in difesa dello stato di diritto e dei diritti civili, e contro disinformazione e populismi. “Chi cerca di distruggere l’Europa sappia che questo Parlamento la difenderà”. Ma dietro agli appelli all’unità rimane un non detto: la sua elezione è il simbolo del Parlamento europeo più frammentato di sempre.

⚖️ Mandato popolare
Con l’elezione di Metsola, il Partito popolare europeo esprime adesso tre delle cinque più alte cariche dell’Ue, assieme alla presidenza della Commissione (von der Leyen) e dell’Eurogruppo (Donohoe). Al Consiglio europeo c’è Charles Michel, affiliato a Renew Europe (RE), il gruppo politico centrista fondato da Macron. Perso il Parlamento, ai socialisti rimane “solo” Josep Borrell, Alto commissario per la politica estera dell’Unione.
Un ridimensionamento simbolico, ma che pesa sugli equilibri politici complessivi. D’altronde è dal 2019 che la “grande coalizione” tra popolari e socialisti, che dominava il Parlamento da quarant’anni, ha dovuto far spazio a RE per raggiungere la maggioranza. Così le cose si complicano, consentendo ai due partiti maggiori di usare RE per far pendere l’ago della bilancia in direzioni diverse.

⚱️ Vasi di coccio?
La frammentazione a livello Ue è lo specchio di ciò che succede a livello nazionale. Vero, i popolari oggi sono al governo in 16 paesi europei su 27. Ma solo in Grecia e a Cipro governano da soli. Lo stesso dicasi per i socialisti: al governo in 13 paesi, ma saldamente al comando solo in Portogallo e a Malta.
Insomma, prevalgono maggioranze larghe. Che anche quando condividono visioni politiche comuni sgomitano per emergere, complicando i processi legislativi. Cosa non troppo diversa da ciò che accade dall’altra parte dell’Atlantico, dove la presidenza Biden si infrange contro un Partito democratico talmente spaccato al suo interno che sarebbe meglio parlare di “Partiti Democratici”.
Sarà forse anche di fronte alle impasse se, da vent’anni, la democrazia indietreggia lentamente nel mondo. Xi e Putin lo sanno. E noi?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: La scommessa europea di Macron. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-scommessa-europea-di-macron-32913

Domani alle ore 18.00 parleremo di “L’Euro compie 20 anni. Pronto per i prossimi 20?”. Registrati qui per seguire l’evento online: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/leuro-compie-20-anni-pronto-i-prossimi-20
🌍RUSSIA-OCCIDENTE: ULTIMA SPIAGGIA?

🗯 Le parole contano

“Mi aspetto che i russi entrino in Ucraina”. Con queste parole, pronunciate ieri in conferenza stampa, Biden ha spiazzato un po’ tutti, compresa l’intelligence americana secondo cui Putin in realtà non avrebbe ancora deciso cosa fare.
Non si tratta dell’unica dichiarazione discussa del presidente, che ha promesso “sanzioni mai viste” in caso di invasione russa su larga scala ma che ha anche alluso a divisioni nella NATO su come reagire a una “piccola incursione”. La Casa Bianca si è poi affrettata a chiarire come qualsiasi superamento del confine ucraino sarà punito duramente. Ma le parole del presidente restano, e non mostrano certo un fronte occidentale compatto.

👑 Europa sovrana
Intanto, il Segretario di Stato americano Blinken si è oggi recato a Berlino per incontrare i Ministri degli esteri di Francia, Germania e Inghilterra. Obiettivo: radunare gli alleati alla vigilia dell’incontro chiave con il ministro degli esteri russo Lavrov.
A margine dell’incontro, Blinken ha parlato di unità di intenti per sanzioni “complementari e coordinate”. Ma solo poche ore prima a Bruxelles le parole usate da un alleato erano state ben diverse. Nel discorso di presentazione del semestre della presidenza francese dell’Ue, Macron ha infatti invocato un “dialogo con la Russia” indipendente dagli sforzi diplomatici americani. Il presidente francese punta a rivitalizzare il “formato Normandia” (i colloqui a quattro tra Russia, Germania, Francia e Ucraina) per dimostrare la possibilità di quella “autonomia strategica” europea (o francese?) al centro della sua campagna elettorale.

🪖 What if?
Nel frattempo, da due giorni truppe russe provenienti dalla Siberia stanno entrando in Bielorussia per un’esercitazione militare congiunta. Entro tre settimane lo schieramento sarà completato e Mosca potrà così contare su un esercito, stimato tra le 130 e le 200mila unità, disposto su un perimetro con l’Ucraina che va da nord a sud-est.
Di fronte alla pressione russa, Kiev e alleati non restano a guardare. Washington ha donato 200 milioni di dollari di nuovo equipaggiamento militare all’Ucraina, che riceverà a breve missili anticarro dalle Repubbliche baltiche. Rispetto al 2014, Kiev può ora contare su un potenziale militare fortemente accresciuto, con più di 200mila militari in servizio attivo.
Basterà a respingere un’invasione (o “piccola incursione”) qualora la diplomazia dovesse fallire?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Un anno di Biden. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-anno-di-biden-32931
🌍 BCE: ALZARE O NON ALZARE I TASSI?

⛔️ Fermi tutti
“I prezzi freneranno”. Con queste parole ieri Christine Lagarde, presidente della BCE, è sembrata mettere un punto (temporaneo?) alla discussione sul possibile rialzo dei tassi d’interesse dell’Eurozona.
Lagarde è chiamata a difendere i piani della BCE perché, di fronte a un’inflazione galoppante, la Banca d'Inghilterra si è già mossa (sorprendendo i mercati con un primo aumento dei tassi a dicembre) e anche la Fed ha già annunciato che potrebbe alzarli prima del previsto. E ora anche gli investitori scommettono su un aumento dei tassi BCE entro l’anno: sarebbe la prima volta dal 2011.

💸 Crescita (già) interrotta
Le conseguenze dei rialzi su mercati e tenuta dei conti pubblici mondiali potrebbero farsi vedere rapidamente: solo la notizia dell’ipotetico rialzo Fed a inizio mese ha fatto scendere l’indice S&P 500 dell'1,9% in un giorno (e oggi il calo cumulato è del 6%). Indizio di una possibile fuga di capitali da Wall Street per tornare a investire in titoli di stato, che potrebbe preludere a una seconda fuga: quella dalle economie in via di sviluppo con direzione Usa e Europa.
Un rischio che molti paesi emergenti non possono permettersi, dati i bilanci già in crisi per rispondere alla pandemia. Tanto più che, secondo il FMI, proprio a causa della pandemia, il PIL mondiale perderà 12.500 miliardi di dollari entro il 2024. E, secondo un report Onu, la spinta della ripresa economica si sarebbe già esaurita.

📈 Stagflazione in arrivo?
La risposta monetaria alla pandemia ha in larga misura ricalcato le misure prese durante la crisi finanziaria del 2008-2009. Quando COVID-19 ha colpito, sono state adottate politiche monetarie espansive per sostenere la crescita: da marzo 2020 le banche centrali “occidentali” (più il Giappone) hanno aggiunto circa 10.200 miliardi di dollari ai loro bilanci.
Oggi però la rapida crescita dell’inflazione (assieme a una ripresa economica che nel 2021 è stata comunque sostenuta) costringe a rivedere queste politiche, che virano in direzione del riassorbimento degli stimoli (il cosiddetto “tapering”).
Comunque vada, le banche centrali sono fra due fuochi: sostenere la crescita rischiando ulteriore inflazione (Bce) o contrastare l’inflazione rischiando un rallentamento economico (Fed)? Scelta difficile. La speranza è riuscire a centrare uno dei due obiettivi per non ritrovarsi senza crescita e con elevata inflazione: la “stagflazione” degli anni Settanta.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Ucraina, spiragli di diplomazia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-spiragli-di-diplomazia-32940

Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: La crisi ucraina, vista dagli ucraini. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-la-crisi-ucraina-secondo-gli-ucraini-32939
🌍 RUSSIA-OCCIDENTE: BOOTS ON THE GROUND

🪖 Preparativi di guerra?
Si intensificano i movimenti militari dell’Occidente di fronte ai timori di un attacco russo in Ucraina. Vari membri NATO stanno allertando le proprie truppe e spostando jet da combattimento e navi da guerra verso Mar Nero ed Europa orientale, regione quest’ultima che già ospita quattro “battle group” dell’alleanza (circa 4.500 soldati).
Presto potrebbe poi aggiungersi un contingente americano: secondo indiscrezioni, Biden starebbe valutando di inviare fino a cinquemila soldati nel Baltico, pronti a diventare 50mila qualora la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Se, dispiegando circa 100mila soldati russi ai confini con l’Ucraina, Putin puntava a mettere pressione alla NATO per ottenere il suo ritiro dai paesi dell’est Europa, finora ha ottenuto il risultato opposto.

⚔️ Lo spettro dell'Afghanistan
L’invio di truppe americane in Europa segnerebbe un importante cambio di passo per l'amministrazione Biden, finora sempre attenta ad evitare azioni militari appariscenti per non provocare reazioni scomposte del Cremlino.
Biden continua però a escludere il dispiegamento di truppe Usa in territorio ucraino: un’opzione inaccettabile al suo partito e non solo, dopo le fatiche ventennali dell’intervento in Afghanistan.
Tuttavia, gli USA ventilano sempre più concretamente la possibilità di fornire agli ucraini armi e risorse necessarie per condurre una vera e propria guerriglia contro una potenziale occupazione militare russa. Ovvero fare dell’Ucraina un nuovo Afghanistan per i russi, complicando la fase della transizione post-invasione, anche se Putin riuscisse a installare a Kiev un regime “amico” (come denunciato ieri dall’intelligence britannica).

🎯 Germania sotto tiro
Da questa parte dell’Atlantico, gli alleati europei si dividono sul da farsi. Il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE di oggi si è concluso con la riaffermazione di “enormi conseguenze” per la Russia in caso di invasione, ma senza un’indicazione delle possibili sanzioni da imporre.
La Germania vorrebbe evitare l'espulsione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT che, chiudendo ogni canale ufficiale per trasferire denaro in Russia, complicherebbe ulteriormente l’acquisto di gas russo. Una posizione che rilancia le accuse di chi considera Berlino troppo accondiscendente con Mosca. E in questo contesto non aiuta la mancata concessione della Germania all’Estonia dei permessi necessari per l'esportazione di armi di origine tedesca a Kiev.
Insomma, persino di fronte a un’escalation alle porte di casa, l’Europa è alla continua ricerca di una risposta unitaria. Se non ora, quando?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Speciale Ucraina, in the mood for war. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-mood-war-32964
🌍 SPECIALE UCRAINA: CHI HA PAURA DELLE SANZIONI?

🧱 Il muro di Berlino
Ieri la ministra degli esteri tedesca Baerbock ha rassicurato gli alleati: anche Berlino fornirà aiuti economici all’Ucraina. L’annuncio arriva dopo che proprio la Germania ha ripetutamente rifiutato di fornire armi a Kiev, come invece stanno facendo molti altri alleati NATO.
Anche se assieme agli altri paesi Berlino ha promesso più volte “sanzioni storiche”, al chiuso dei tavoli negoziali ha cercato di addolcirle, per esempio ottenendo che tali sanzioni non contemplino l’estromissione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT.
Una questione di gas? Sicuramente, ma non solo.

📉 Il grande “short” russo
È naturale che sulle sanzioni gli europei procedano con maggiore cautela rispetto a Washington. La Russia è il quinto partner commerciale dell’Ue, mentre per gli Usa rientra a malapena nei top 30. Inoltre, metà delle importazioni di gas naturale europee arrivano da Mosca.
Certo, anche la Russia ha molto da perderci: dal 2014 le sanzioni Ue e Usa collegate al conflitto russo-ucraino sono costate 36 miliardi di dollari di mancate entrate commerciali. E se è vero che Mosca è abile a usare i rubinetti del gas a proprio vantaggio, la riduzione delle esportazioni verso l’Europa dell’anno scorso ha già procurato una perdita netta del 20% delle entrate previste.
Segnale che eventuali sanzioni, specialmente nel settore energetico, avrebbero un impatto non indifferente.

🧠 Mind games
Eppure sono le stesse sanzioni del 2014 a spiegare le esitazioni di Berlino. La Germania è stata colpita duramente, più di tanti altri paesi Ue. Ecco perché, malgrado la minaccia unanime di nuove misure in caso di invasione, nella pratica la coesione a livello Ue manca.
Resta poi da chiedersi se, a prescindere da Berlino, davvero in Europa ci sia lo spazio politico ed economico per ulteriori sanzioni. Secondo JPMorgan un attacco russo potrebbe far schizzare il petrolio a 150 dollari al barile, cosa che a sua volta provocherebbe una frenata del 3% del PIL mondiale e farebbe schizzare l’inflazione al 7%. Non il massimo per l'economia mondiale ed europea, la cui ripresa post crisi pandemica procede più a rilento del previsto.
Insomma, è un gioco a chi cede per ultimo. E in cui non è chiaro chi abbia davvero il coltello dalla parte del manico.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il secondo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-2-32978

Ne parleremo anche giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso cosa? Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
🌍 SPECIALE UCRAINA: IL PREZZO DELLE SCELTE (SUL GAS)

🔍 Chi cerca (forse) trova
Trovare un'alternativa al gas russo per l’Europa. Questo l’obiettivo degli incontri di questi giorni tra Stati Uniti e produttori mondiali di gas liquefatto (GNL), a cui si sta chiedendo un dirottamento verso l'Europa delle loro forniture.
La maggior parte delle esportazioni di GNL sono però impegnate in contratti di vendita a lungo termine, con destinazioni vincolate. Anche con concessioni speciali, come fece il Qatar con il Giappone dopo il disastro di Fukushima, nessun singolo paese può garantire all’Europa forniture paragonabili a quelle russe. Per questo gli USA puntano a raccogliere impegni per piccoli volumi da molte fonti. Sarà sufficiente?

⛽️ Alla canna del gas?
In realtà, al di là della diplomazia, il mercato ci sta già “pensando” da solo. Tra ottobre e oggi il calo dei flussi di gas dalla Russia verso l’Europa (meno 180 milioni di metri cubi al giorno, un fortissimo -40%) è stato più che compensato dall’incremento delle consegne di GNL (+250). Ma siamo al limite: in caso di chiusura completa dei rubinetti russi, il GNL potrebbe coprire al massimo la metà del deficit risultante.
E la presenza disomogenea in Europa dei punti di approdo per il GNL (7 in Spagna, 0 in Germania) complica ulteriormente i giochi e amplifica le divisioni ai tavoli di discussione europei. Per fortuna, nonostante le attuali scorte europee di gas siano ai livelli più bassi dal 2011, ci sarebbe gas a sufficienza per i prossimi 4 mesi: abbastanza per superare l’inverno e organizzare strategie alternative. Ma intanto i prezzi segnerebbero nuovi record.

💰Alla romana
Il prezzo del gas è quasi quintuplicato nell’ultimo anno
e secondo l’FMI salirà ancora del 58% nel 2022. Anche senza un taglio del gas russo, l'Europa spenderà circa 1000 miliardi di dollari per l'energia quest'anno, il doppio del 2019.
Al contrario, in virtù dell’incremento dei prezzi del gas, le entrate annuali di Gazprom sono date in crescita di 70 miliardi di dollari malgrado il crollo dei volumi. E i mancati introiti in caso di interruzione totale delle forniture sarebbero di “soli” 7 miliardi di dollari al mese.
Insomma, l’Europa corre il rischio di pagare una bolletta astronomica per non essere lasciata al freddo. Mosca ha trovato l’arma vincente?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il terzo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-3-32987

Della crisi parleremo anche domani alle 18.00 nella tavola rotonda Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso cosa? Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa
🌍 SPECIALE UCRAINA: IL GIOCO SI FA DURO

🙅 “Non negoziabile”
Ieri Usa e NATO hanno consegnato le rispettive risposte alle richieste fatte da Mosca come precondizione per il ritiro delle truppe russe che premono sul confine ucraino. “Siamo aperti al dialogo”, ha aggiunto Blinken. Ma la presenza di truppe e mezzi NATO in paesi alleati non è negoziabile.
Le dichiarazioni del Cremlino di oggi (“non ci sono molte ragioni di ottimismo”) fanno apparire sempre più lontano un accordo. E i movimenti di truppe al confine ucraino sembrano avere accelerato negli ultimi giorni. Crescono le probabilità di un attacco?

🚨 Stato d’allerta
Martedì Mosca ha messo in allerta i 10.000 soldati schierati a Rostov, a pochi chilometri dal confine sudest dell’Ucraina, e i più vicini alle aree separatiste delle oltre 100.000 truppe schierate da Mosca. Una scelta che rafforza le tesi di chi crede imminente un attacco da est e pensa che l’obiettivo primario russo sia quello di assicurarsi un collegamento terrestre con la Crimea. Ma c’è addirittura chi teme che, in caso di invasione, Mosca possa cercare di occupare l’intera area costiera ucraina fino a Odessa (a pochi chilometri dalla Moldavia).
Potrebbe non essere l’unico fronte aperto. Con la “scusa” di un’esercitazione congiunta, da lunedì truppe e mezzi russi sono arrivati in Bielorussia, da dove sarebbero in grado di colpire Kiev, la capitale ucraina, senza neppure invadere il paese. I 200.000 soldati ucraini attendono che Mosca faccia la prima mossa.

📜 Articolo cinque
Una cosa è certa: la NATO non difenderà direttamente l’Ucraina, che non fa parte dell’Alleanza. Ma alcuni suoi membri (USA in primis) hanno aumentato l’invio di armamenti (200 milioni di dollari di aiuti nelle ultime settimane) e di consiglieri militari. E gli USA hanno già dichiarato che, in caso di invasione, sosterranno un’eventuale insurrezione degli ucraini in chiave antirussa.
Intanto le azioni della NATO si stanno concentrando sulla difesa dei propri membri, con la messa in stato di allerta delle 40.000 truppe delle sue forze di reazione rapida (20.000 delle quali attivabili in cinque giorni, le restanti in un mese). Si punta in particolare a proteggere Polonia e Repubbliche baltiche: quattro dei 14 paesi entrati nell’alleanza dopo il 1997, per i quali Mosca chiedeva invece lo sgombero di tutte le truppe e mezzi NATO. E proprio quei paesi in cui, dal 2017, stazionano quattro battaglioni multinazionali dell’alleanza in chiave di deterrente antirusso.
Per l’articolo 5 della NATO, un attacco a un membro è un attacco a tutti. Ma solo se fai parte dell’Alleanza. L’Ucraina può attendere.

Segui la tavola rotonda su “Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso dove?”. Live ora a questo link: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quarto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-4-33010
SPECIALE UCRAINA: IL PUNTO SULLA NATO

🪖Armi letali?
La Germania donerà 5.000 elmetti da combattimento all'Ucraina. Questo l’annuncio di ieri della Ministra della Difesa tedesca Lambrecht, a cui si aggiunge la promessa di inviare un ospedale da campo, per dimostrare agli ucraini che i tedeschi “sono dalla vostra parte”.
Ma Kiev la pensa diversamente: troppo pochi gli elmetti donati rispetto ai 100mila di cui necessiterebbe. E poca cosa un ospedale rispetto al rifiuto della Germania di fare per l’Ucraina un’eccezione alla sua politica di non esportare armi letali verso potenziali zone di conflitto. Così Berlino, nonostante sembri aver concordato con gli USA il blocco di Nord Stream 2 in caso di invasione russa, resta al centro delle critiche degli alleati per una posizione considerata troppo accomodante verso Mosca. Ma non è la sola.

🤝 Alleanze illiberali
La NATO vuole rafforzare le capacità di difesa dei quattro paesi alleati che condividono un confine con l'Ucraina o il Mar Nero (Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria). Francia e Stati Uniti potrebbero presto inviare truppe a Bucarest, che si dice pronta ad accogliere una maggiore presenza alleata nel suo territorio. Lo stesso fa Bratislava, mentre Sofia ha già ricevuto jet da combattimento spagnoli e olandesi.
L’Ungheria invece si è finora tirata fuori dalla questione. Non una sorpresa: Orban è da sempre vicino a Mosca, da cui ha anche ricevuto 2 milioni di dosi di vaccini Sputnik. E settimana prossima si recherà in visita proprio da Putin per chiedere ulteriori forniture di gas.

🪑Aggiungi un posto a tavola?
Nonostante queste divisioni interne, la NATO sembra più attraente che mai. Solo due anni fa veniva definita “in stato di morte cerebrale” da Macron. Invece ora persino Svezia e Finlandia, dopo decenni di “neutralità strategica”, ventilano la possibilità di entrarne a far parte.
Il processo di ammissione, basato su approvazione unanime, richiede che il paese aspirante sia una democrazia funzionante, rispettosa delle minoranze etniche e senza dispute territoriali esterne irrisolte. Svezia e Finlandia rispettano tutte queste condizioni. Non l’Ucraina, dove la corruzione è tra le più alte al mondo, il trattamento delle minoranze (guarda caso) ungheresi è considerato poco trasparente, e il Donbass ancora conteso.
Che Putin si penta di aver richiesto il veto di entrata nella NATO solo per l’Ucraina?

“Ucraina: la NATO ha le armi spuntate?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-ucraina-la-nato-ha-le-armi-spuntate-33012

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il quinto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-5-33016
🌍 SPECIALE UCRAINA: BOOMERANG SANZIONI?

💸 The mother of all sanctions

“Siamo quasi al traguardo”. Così ieri i leader della Commissione affari esteri del Senato americano si riferivano al pacchetto di sanzioni contro la Russia, e contro Putin in particolare, discusso in queste ore dal Congresso.
Gli Stati Uniti starebbero valutando le “sanzioni più grandi di sempre”, per colpire le banche russe e il suo debito sovrano. Misure che andrebbero ad affiancarsi al blocco di Nord Stream 2 e al divieto di vendita di tecnologie sensibili. Ma mentre a Washington si discute su come “evitare una nuova conferenza di Monaco”, e si pensa di applicare alcune sanzioni ancora prima che Putin faccia la sua mossa, da questa parte dell’Atlantico l'alleanza barcolla.

🚦 Semaforo rotto
Se da un lato anche Londra sta adottando la linea dura statunitense, Berlino invece è in testa al gruppo dei prudenti. Olaf Scholz, in carica da appena 7 settimane, guida una coalizione “semaforo” particolarmente fragile in politica estera. Mentre i Verdi approvano le sanzioni contro la Russia, molti esponenti socialdemocratici si autodefiniscono Russlandversteher, “quelli che capiscono le ragioni russe”, e invocano cautela.
Di ragioni per essere prudente, Berlino in fondo ne ha da vendere. Per esempio, quel 49% di importazioni di gas dalla Russia, fondamentale per l’economia ma anche per la transizione energetica, unico vero cardine della coalizione. Ma dietro alla Germania ci sono paesi europei persino più esposti a eventuali ritorsioni – non ultima l’Italia che di gas, da Mosca, ne importa il 47%.

🔪 Arma a doppio taglio
In caso di invasione, stavolta le sanzioni occidentali potrebbero assomigliare a quelle adottate contro Iran e Corea del Nord. Molto peggio, dunque, delle misure seguite al conflitto del 2014, che avrebbero causato a Mosca perdite per 40 miliardi di dollari.
Ma tagliare fuori la Russia dall’economia mondiale potrebbe non essere così facile e esporrebbe i paesi europei al rischio di ritorsioni. In primis sul fronte energetico, con un nuovo crollo delle forniture di gas dopo il –40% di gennaio. Un gioco che forse non vale la candela, dati i 600 miliardi di dollari in riserve detenuti da Mosca che le permetterebbero di resistere molti mesi.
Più a lungo di quanto possa permettersi di fare l’Europa, se non vuole correre il rischio di passare il prossimo inverno al freddo.

Della crisi ucraina parleremo giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda “Russia-Ucraina: l’Europa alla canna del gas?”. Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/crisi-russia-ucraina-europa-alla-canna-del-gas

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il sesto numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-6-33036