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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌏 MYANMAR: IL MONDO GUARDA ALTROVE

📻 Per un pugno di... walkie-talkie
Alla fine la condanna è arrivata, l’ennesima. Aung San Suu Kyi, 76 anni, dovrà scontare 4 anni di carcere per un capo d’accusa risibile: importazione illegale di walkie-talkie. La condanna si aggiunge a quella a due anni comminata a dicembre, per incitamento ai disordini seguiti al golpe militare di febbraio.
San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, dal 2016 era leader di fatto del primo esecutivo civile democraticamente eletto dopo mezzo secolo di regime militare. Ma il suo periodo al potere aveva rivelato tutte le contraddizioni di un paese in cui i militari continuavano a svolgere un ruolo predominante. Fino, appunto, al golpe che l’ha ripiombato nella dittatura.

Divieto d’accesso
La figura di San Suu Kyi ben riflette il clima che si viveva in Myanmar “in democrazia”: costretta a una convivenza forzata con i militari, si è spesso trovata a sostenere la repressione della minoranza musulmana, i Rohingya, che ha causato migliaia di morti e 750.000 sfollati.
Adesso, dopo il golpe, il Myanmar è tornato sotto il controllo di un regime chiuso e brutale. A settembre l’opposizione democratica ha dichiarato guerra alla giunta. Ma le proteste e l’insurrezione armata, che hanno già causato oltre 1.400 morti e 11.000 arresti, hanno solo aumentato la tendenza del regime a compiere eccidi sempre più indiscriminati.

🇲🇲 E le stelle stanno a guardare
A marzo i ministri della Difesa di 12 paesi europei (tra cui UK e Italia) avevano condannato il golpe, mentre Biden aveva denunciato il nuovo “regno del terrore”, inasprendo le sanzioni. E l’ASEAN aveva adottato una posizione comune in cinque punti per la de-escalation.
Ma le pressioni della comunità internazionale sono progressivamente diminuite. Certo, nessun paese riconosce ancora la giunta militare. Ma la Cina, partner tradizionale, pone il veto alle sanzioni Onu. La Russia ha rafforzato la cooperazione militare col regime. E venerdì in Myanmar è atterrato in visita ufficiale Hun Sen, leader autoritario della Cambogia e presidente di turno dell’ASEAN.
Insomma, la cartina tornasole del mondo di oggi: incapace o poco propenso a far rispettare i diritti umani, anche in paesi con poco peso sullo scacchiere internazionale.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’Europa piange un grande europeo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/morto-david-sassoli-europa-lutto-32849
🌍 CONSIGLIO NATO-RUSSIA: STALLO ARMATO

⚔️ Guerra fredda 2.0
“Differenze significative non facili da superare”. Così il segretario generale della NATO Stoltenberg ha commentato il Consiglio NATO-Russia tenutosi oggi a Bruxelles, che, come previsto da molti, non ha portato ad alcun risultato concreto se non la promessa di continuare a dialogare.
Di dialogo in questi giorni ce ne è stato molto: 7 le ore dell’incontro tra i rappresentanti degli Stati Uniti e della Russia a Ginevra lunedì scorso, a cui aggiungere le 4 di oggi. Appuntamento domani al vertice OSCE, per il terzo round di questo braccio di ferro.

🇺🇦 Ucraina della discordia
Da anni, Mosca si sente accerchiata dalla crescente vicinanza di armamenti e alleati Nato ai suoi confini occidentali. Ma oggi avanza la pretesa di garanzie vincolanti, che vietino all’organizzazione di ammettere tra i suoi membri l’Ucraina (dal 2008 promessa sposa in un matrimonio senza però ancora data), e di posizionare truppe e infrastrutture militari nella regione.
Stati Uniti e alleati non possono accettare un salto indietro nel tempo, all’epoca delle “sfere di influenza”, e così minacciano nuove massicce sanzioni economiche in caso di mancata de-escalation. Non solo: con i suoi atteggiamenti aggressivi, Mosca rischia di spingere Svezia e Finlandia proprio nelle braccia della Nato.
Alla fine, comunque, uno scontro sull'Ucraina non è detto convenga a nessuno. Né agli USA, che vorrebbero concentrare la propria politica estera sulla Cina, né ai russi che affronterebbero costi economici e militari considerevoli.

🤜🤛 Come a Yalta?
Nei colloqui in corso in questi giorni c’è una grande assente: l’Unione Europea. Dopo aver mal digerito il mancato invito al vertice di Ginevra, Bruxelles cerca di ritagliarsi uno spazio in una questione che la riguarda in prima linea.
Ma tra gli Stati membri si conferma quell’ambiguità di posizioni su Mosca che inevitabilmente mina l’ambizione di “parlare con una voce sola”. Al pugno duro di Polonia e paesi baltici si contrappongono le posizioni più concilianti di Germania, Francia e Italia che hanno nella Russia uno dei principali partner commerciali. E la crisi energetica in corso non fa che acuire queste divisioni.
A quando l’“Ue ferma, unita e, pronta ad agire” invocata oggi dall'Alto Rappresentante Borrell?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Sulla pelle degli afghani. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sulla-pelle-degli-afghani-32853
🌎 RIPRESA INTERROTTA

🦥 Andamento lento
Il mondo frena, ma non tutto allo stesso modo. Nel suo ultimo rapporto, la Banca Mondiale prevede una nuova fase di rallentamento dell’economia globale. Sul banco degli imputati, i soliti sospetti: la rapidissima diffusione della variante Omicron (3 milioni di casi al giorno, quattro volte i massimi da inizio pandemia) e prezzi di beni e materie prime alle stelle.
Ma a soffrire di più rischiano di essere ancora una volta i paesi più poveri. Che affrontano povertà e disuguaglianze in crescita senza grandi margini di manovra a livello di finanze pubbliche. La crisi è dietro l’angolo?

📚Diseguali si resta
Per i paesi emergenti, il rallentamento è un fatto. Secondo la Banca mondiale, nel 2023 il PIL degli emergenti sarà in media ancora del 6% più basso rispetto al trend pre-pandemia. Non solo: potrebbe non recuperare mai più il terreno perduto. E così è sempre più concreto il rischio che cresca il numero di persone che vivono in estrema povertà, già nel 2020 aumentato di 150 milioni (la prima inversione di rotta in 30 anni).
Un colpo che si somma alle perdite di PIL attese nei prossimi anni. In Uganda si torna in classe solo in questi giorni, dopo due anni di chiusure causa Covid. Ovunque nel mondo milioni di bambini e giovani hanno abbandonato la scuola per dedicarsi al lavoro. Secondo l’Unesco i danni sono già enormi: meno 17.000 miliardi di dollari, equivalenti al 14% del PIL mondiale.

📈 Tra due “spread”
Intanto, pur rallentando a causa di Omicron, l’Europa cresce più degli altri (il primo “spread”). Anche per questo, insieme agli Usa registra un’inflazione molto elevata. Così si moltiplicano le voci di chi chiede alla Bce di allinearsi alla Fed americana, accelerando sul rialzo dei tassi.
A perderci sarebbero i paesi più indebitati d’Europa, Italia inclusa, ai quali l’inflazione fa gioco (riduce il peso del debito) e che grazie ai tassi bassi tengono a bada un altro “spread”, quello sui loro interessi sul debito.
Ma ci perderebbe anche il resto del mondo, perché tassi più alti in Europa rischiano di far rientrare nel continente molti capitali esteri dai paesi emergenti. Il cocktail perfetto per una crisi finanziaria. O, magari, per una presa di coscienza collettiva che il momento di agire per evitare danni peggiori è adesso.

Di questi temi e molto altro abbiamo parlato oggi nella nostra conferenza annuale sugli scenari geopolitici e geoecononomici del mondo nel 2022. Rivedila qui: https://events.ispionline.it/event/il-mondo-nel-2022-ritorno-al-futuro/

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Partygate, Boris Johnson rischia la sfiducia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/partygate-boris-johnson-rischia-la-sfiducia-32862
🌏 RUSSIA-OCCIDENTE: VENTI DI GUERRA?

🪖 Grandi manovre
"Siamo di fronte al più alto rischio di guerra in Europa degli ultimi 30 anni”. Così il ministro degli Esteri polacco ha commentato il terzo round di negoziati tra la Russia e i paesi occidentali, tenutosi ieri all’OSCE, l’organizzazione creata proprio per ridurre le tensioni tra Est e Ovest all’epoca della guerra fredda.
Adesso gli Usa accusano addirittura Putin di aver inviato dei sabotatori in Ucraina per creare il casus belli: un auto-attacco che permetterebbe a Mosca di giustificare un’invasione dell’est del paese. Da parte sua, la Russia minaccia l’invio di mezzi militari a Cuba e in Venezuela, un riferimento neanche troppo implicito alla crisi dei missili di 60 anni fa.

⛽️ No(rd) Stream 2
La NATO ha finora escluso una possibile risposta militare a un’invasione dell’Ucraina
, ma terrà nei prossimi mesi una maxi-esercitazione in Norvegia con 40mila soldati. Parallelamente tra i banchi del Senato americano si sta discutendo del pacchetto di sanzioni con cui colpire la Russia. Si va dall’esclusione delle banche russe dalla rete di pagamenti internazionali SWIFT, al divieto di transazioni legate al debito sovrano russo, fino a misure ad-personam contro Putin.
Nel disegno di legge compare anche il ripristino delle sanzioni contro il Nord Stream 2. Una linea appoggiata anche dall’Alto Rappresentante UE Borrell, che ieri ha esplicitamente condizionato l'entrata in funzione del gasdotto agli eventi in Ucraina, nonostante l’opposizione tedesca.

➡️ What’s next?
Al momento non è stata fissata nessuna data per nuovi incontri diplomatici. La Russia ha chiesto una “risposta costruttiva” alla lista di richieste presentata agli USA entro settimana prossima. Washington ha già dichiarato come inaccettabile la pretesa russa di tornare ai confini NATO pre-1997, ma potrebbe concedere un riposizionamento dei suoi missili lontano dal confine russo.
Ma Putin potrebbe persino agire prima. Il timore dell’Occidente è che possa usare il rifiuto delle richieste come pretesto per un’azione militare. Mentre la speranza è che cerchi solo un temporaneo braccio di ferro, avendo già ottenuto un’importante vittoria: riportare la Russia al centro delle attenzioni degli Stati Uniti e il tema dei confini orientali europei nei summit internazionali. Si accontenterà?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Djokovic o non Djokovic? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/djokovic-o-non-djokovic-32873
🌍 ERDOGAN: DIVERSIVO ALBANESE

🇹🇷 Charm offensive
Oggi Erdogan è atterrato in Albania in visita ufficiale. È una notizia: di questi tempi per il presidente turco essere accolto con tutti gli onori su suolo europeo è qualcosa di piuttosto raro.
Con l’occasione, Erdogan ha consegnato ufficialmente centinaia di case, ricostruite con i soldi di Ankara dopo il grande terremoto del 2019. Ennesimo simbolo dell’amicizia turco-albanese: una partnership stretta, ma anche una delle poche che il presidente turco non abbia messo in crisi negli ultimi anni.

💸 Ferite autoinflitte
Già, perché l’ultimo decennio per la Turchia ha di fatto segnato la fine della politica di “zero problemi con i vicini”. Dalle tensioni in Siria e Libia, alle questioni marittime nel Mar Egeo e nella regione del Mediterraneo orientale, oggi Erdogan ha molte gatte da pelare (in gran parte create da lui stesso) e sempre meno alleati con cui affrontarle.
Sul fronte interno, Erdogan dichiara pubblicamente da anni che i tassi d’interesse alti sono “la madre di tutti i mali”, sostituendo un governatore della Banca centrale dopo l’altro (siamo al terzo in due anni). Così l’anno scorso l’ennesimo ingiustificato taglio dei tassi ha fatto crollare la lira turca (-44% contro il dollaro in dodici mesi) e portato l’inflazione alle stelle (+36% su base annua a dicembre).
Buono, forse, per gli esportatori. Meno per i consumatori, il cui reddito pro capite dal 2013 si è ridotto di un terzo.

💣 Alleato scomodo
Per Erdogan, la visita in Albania è stata un (piccolo) momento di sollievo. Perché le elezioni del 2023 non sono poi così distanti. E i suoi avversari, complice la crisi economica, si fanno sempre più sotto.
Ma la crisi turca non fa piacere neppure agli Usa di Biden, che contavano su Ankara per garantire quel minimo di stabilità regionale in Medio Oriente da permettere a Washington un maggiore disimpegno.
Per l’Europa, l’assertività di Erdogan è ancora più preoccupante. Come sottolinea spesso, il presidente turco ha ancora tra le mani la “bomba” di 4 milioni di rifugiati siriani. Le sue azioni (su Cipro e Libia, per esempio) spaccano il fragile consenso Ue in politica estera. Con l’aggravarsi della sua “crisi in casa”, c’è da augurarsi che il presidente non provi a “sfogarsi” all’estero.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Ucraina ad alta tensione. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-ad-alta-tensione-32887
🌏 RUSSIA-OCCIDENTE: RISIKO IN MONDOVISIONE

🥊 Botta e risposta
Continuano le provocazioni fra Russia e Occidente. È di ieri l’arrivo di soldati russi in Bielorussia per un'esercitazione militare congiunta che si terrà al confine con Polonia e Lituania (due paesi NATO) e lungo quello ucraino. Kiev teme un loro stanziamento a tempo indeterminato, e fortifica le sue difese anche grazie ai missili anticarro inviati da Londra. Ingenti movimenti di truppe si registrano anche nel Mar Baltico, dove Svezia e Danimarca stanno rafforzando la loro presenza militare in chiave antirussa.
Per ora gli attacchi rimangono “virtuali”: secondo Kiev, venerdì un gruppo di hacker russi ha bloccato 70 siti ufficiali del paese. E “psicologici”, con Mosca che rende nota l’evacuazione dell'ambasciata russa in Ucraina. Per il momento però i canali diplomatici rimangono aperti.

💼 Grand Tour
Per tentare di placare gli animi è scesa in campo anche la Ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, impegnata in una due giorni di incontri ministeriali tra Kiev e Mosca. Obiettivo: rilanciare i colloqui nel “formato Normandia” tra Germania, Russia, Ucraina e Francia che avevano portato agli accordi di Minsk (mai interamente implementati).
Al ministro degli esteri ucraino Baerbock ha promesso piena solidarietà e aiuti in tema di cybersicurezza, ma non armi. Mentre a Mosca ha raccolto la richiesta russa di far rispettare gli accordi di Minsk agli ucraini, e quella di far approvare il Nord Stream 2 in tempi brevi: condizioni più accettabili di quelle poste da Putin sulla NATO.

⛽️ Gas pesante
Sul gasdotto il governo tedesco è però diviso: da una parte Baerbock ne propone la cancellazione, dall’altra Scholz vorrebbe lasciarlo fuori dal negoziato sulla crisi ucraina. E ambigua è anche l’Ue, che minaccia forti sanzioni alla Russia ma ne teme i costi economici.
Lo sa bene anche Biden, che infatti mette fretta a Bruxelles affinché definisca presto una bozza di sanzioni. Dove però serve un’approvazione unanime, tutt’altro che scontata in tempi normali, figurarsi in tempi di crisi energetica (l’Ue importa per il 41% il suo gas da Mosca).
E mentre l'Ue rimane dipendente dai ricatti russi, la Russia approfitta delle incertezze europee per tirare, ancora una volta, la corda. Chi dei due avrà più paura delle sanzioni?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cina, l’anno della tigre. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-lanno-della-tigre-32894
🌍 UE: SEMPRE PIÙ POPOLARE?

🇪🇺 Grazie, David
“Onorerò Sassoli battendomi sempre per l’Europa”. Sono le prime parole ufficiali della neopresidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ieri ha fatto il suo primo discorso di fronte all’emiciclo dopo essere stata eletta con i consensi dei due terzi dell’assemblea.
Nel suo discorso Metsola, prima donna a ricoprire la carica negli ultimi vent’anni, ha preso apertamente posizione in difesa dello stato di diritto e dei diritti civili, e contro disinformazione e populismi. “Chi cerca di distruggere l’Europa sappia che questo Parlamento la difenderà”. Ma dietro agli appelli all’unità rimane un non detto: la sua elezione è il simbolo del Parlamento europeo più frammentato di sempre.

⚖️ Mandato popolare
Con l’elezione di Metsola, il Partito popolare europeo esprime adesso tre delle cinque più alte cariche dell’Ue, assieme alla presidenza della Commissione (von der Leyen) e dell’Eurogruppo (Donohoe). Al Consiglio europeo c’è Charles Michel, affiliato a Renew Europe (RE), il gruppo politico centrista fondato da Macron. Perso il Parlamento, ai socialisti rimane “solo” Josep Borrell, Alto commissario per la politica estera dell’Unione.
Un ridimensionamento simbolico, ma che pesa sugli equilibri politici complessivi. D’altronde è dal 2019 che la “grande coalizione” tra popolari e socialisti, che dominava il Parlamento da quarant’anni, ha dovuto far spazio a RE per raggiungere la maggioranza. Così le cose si complicano, consentendo ai due partiti maggiori di usare RE per far pendere l’ago della bilancia in direzioni diverse.

⚱️ Vasi di coccio?
La frammentazione a livello Ue è lo specchio di ciò che succede a livello nazionale. Vero, i popolari oggi sono al governo in 16 paesi europei su 27. Ma solo in Grecia e a Cipro governano da soli. Lo stesso dicasi per i socialisti: al governo in 13 paesi, ma saldamente al comando solo in Portogallo e a Malta.
Insomma, prevalgono maggioranze larghe. Che anche quando condividono visioni politiche comuni sgomitano per emergere, complicando i processi legislativi. Cosa non troppo diversa da ciò che accade dall’altra parte dell’Atlantico, dove la presidenza Biden si infrange contro un Partito democratico talmente spaccato al suo interno che sarebbe meglio parlare di “Partiti Democratici”.
Sarà forse anche di fronte alle impasse se, da vent’anni, la democrazia indietreggia lentamente nel mondo. Xi e Putin lo sanno. E noi?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: La scommessa europea di Macron. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-scommessa-europea-di-macron-32913

Domani alle ore 18.00 parleremo di “L’Euro compie 20 anni. Pronto per i prossimi 20?”. Registrati qui per seguire l’evento online: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/leuro-compie-20-anni-pronto-i-prossimi-20
🌍RUSSIA-OCCIDENTE: ULTIMA SPIAGGIA?

🗯 Le parole contano

“Mi aspetto che i russi entrino in Ucraina”. Con queste parole, pronunciate ieri in conferenza stampa, Biden ha spiazzato un po’ tutti, compresa l’intelligence americana secondo cui Putin in realtà non avrebbe ancora deciso cosa fare.
Non si tratta dell’unica dichiarazione discussa del presidente, che ha promesso “sanzioni mai viste” in caso di invasione russa su larga scala ma che ha anche alluso a divisioni nella NATO su come reagire a una “piccola incursione”. La Casa Bianca si è poi affrettata a chiarire come qualsiasi superamento del confine ucraino sarà punito duramente. Ma le parole del presidente restano, e non mostrano certo un fronte occidentale compatto.

👑 Europa sovrana
Intanto, il Segretario di Stato americano Blinken si è oggi recato a Berlino per incontrare i Ministri degli esteri di Francia, Germania e Inghilterra. Obiettivo: radunare gli alleati alla vigilia dell’incontro chiave con il ministro degli esteri russo Lavrov.
A margine dell’incontro, Blinken ha parlato di unità di intenti per sanzioni “complementari e coordinate”. Ma solo poche ore prima a Bruxelles le parole usate da un alleato erano state ben diverse. Nel discorso di presentazione del semestre della presidenza francese dell’Ue, Macron ha infatti invocato un “dialogo con la Russia” indipendente dagli sforzi diplomatici americani. Il presidente francese punta a rivitalizzare il “formato Normandia” (i colloqui a quattro tra Russia, Germania, Francia e Ucraina) per dimostrare la possibilità di quella “autonomia strategica” europea (o francese?) al centro della sua campagna elettorale.

🪖 What if?
Nel frattempo, da due giorni truppe russe provenienti dalla Siberia stanno entrando in Bielorussia per un’esercitazione militare congiunta. Entro tre settimane lo schieramento sarà completato e Mosca potrà così contare su un esercito, stimato tra le 130 e le 200mila unità, disposto su un perimetro con l’Ucraina che va da nord a sud-est.
Di fronte alla pressione russa, Kiev e alleati non restano a guardare. Washington ha donato 200 milioni di dollari di nuovo equipaggiamento militare all’Ucraina, che riceverà a breve missili anticarro dalle Repubbliche baltiche. Rispetto al 2014, Kiev può ora contare su un potenziale militare fortemente accresciuto, con più di 200mila militari in servizio attivo.
Basterà a respingere un’invasione (o “piccola incursione”) qualora la diplomazia dovesse fallire?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Un anno di Biden. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-anno-di-biden-32931
🌍 BCE: ALZARE O NON ALZARE I TASSI?

⛔️ Fermi tutti
“I prezzi freneranno”. Con queste parole ieri Christine Lagarde, presidente della BCE, è sembrata mettere un punto (temporaneo?) alla discussione sul possibile rialzo dei tassi d’interesse dell’Eurozona.
Lagarde è chiamata a difendere i piani della BCE perché, di fronte a un’inflazione galoppante, la Banca d'Inghilterra si è già mossa (sorprendendo i mercati con un primo aumento dei tassi a dicembre) e anche la Fed ha già annunciato che potrebbe alzarli prima del previsto. E ora anche gli investitori scommettono su un aumento dei tassi BCE entro l’anno: sarebbe la prima volta dal 2011.

💸 Crescita (già) interrotta
Le conseguenze dei rialzi su mercati e tenuta dei conti pubblici mondiali potrebbero farsi vedere rapidamente: solo la notizia dell’ipotetico rialzo Fed a inizio mese ha fatto scendere l’indice S&P 500 dell'1,9% in un giorno (e oggi il calo cumulato è del 6%). Indizio di una possibile fuga di capitali da Wall Street per tornare a investire in titoli di stato, che potrebbe preludere a una seconda fuga: quella dalle economie in via di sviluppo con direzione Usa e Europa.
Un rischio che molti paesi emergenti non possono permettersi, dati i bilanci già in crisi per rispondere alla pandemia. Tanto più che, secondo il FMI, proprio a causa della pandemia, il PIL mondiale perderà 12.500 miliardi di dollari entro il 2024. E, secondo un report Onu, la spinta della ripresa economica si sarebbe già esaurita.

📈 Stagflazione in arrivo?
La risposta monetaria alla pandemia ha in larga misura ricalcato le misure prese durante la crisi finanziaria del 2008-2009. Quando COVID-19 ha colpito, sono state adottate politiche monetarie espansive per sostenere la crescita: da marzo 2020 le banche centrali “occidentali” (più il Giappone) hanno aggiunto circa 10.200 miliardi di dollari ai loro bilanci.
Oggi però la rapida crescita dell’inflazione (assieme a una ripresa economica che nel 2021 è stata comunque sostenuta) costringe a rivedere queste politiche, che virano in direzione del riassorbimento degli stimoli (il cosiddetto “tapering”).
Comunque vada, le banche centrali sono fra due fuochi: sostenere la crescita rischiando ulteriore inflazione (Bce) o contrastare l’inflazione rischiando un rallentamento economico (Fed)? Scelta difficile. La speranza è riuscire a centrare uno dei due obiettivi per non ritrovarsi senza crescita e con elevata inflazione: la “stagflazione” degli anni Settanta.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Ucraina, spiragli di diplomazia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-spiragli-di-diplomazia-32940

Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: La crisi ucraina, vista dagli ucraini. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-la-crisi-ucraina-secondo-gli-ucraini-32939
🌍 RUSSIA-OCCIDENTE: BOOTS ON THE GROUND

🪖 Preparativi di guerra?
Si intensificano i movimenti militari dell’Occidente di fronte ai timori di un attacco russo in Ucraina. Vari membri NATO stanno allertando le proprie truppe e spostando jet da combattimento e navi da guerra verso Mar Nero ed Europa orientale, regione quest’ultima che già ospita quattro “battle group” dell’alleanza (circa 4.500 soldati).
Presto potrebbe poi aggiungersi un contingente americano: secondo indiscrezioni, Biden starebbe valutando di inviare fino a cinquemila soldati nel Baltico, pronti a diventare 50mila qualora la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Se, dispiegando circa 100mila soldati russi ai confini con l’Ucraina, Putin puntava a mettere pressione alla NATO per ottenere il suo ritiro dai paesi dell’est Europa, finora ha ottenuto il risultato opposto.

⚔️ Lo spettro dell'Afghanistan
L’invio di truppe americane in Europa segnerebbe un importante cambio di passo per l'amministrazione Biden, finora sempre attenta ad evitare azioni militari appariscenti per non provocare reazioni scomposte del Cremlino.
Biden continua però a escludere il dispiegamento di truppe Usa in territorio ucraino: un’opzione inaccettabile al suo partito e non solo, dopo le fatiche ventennali dell’intervento in Afghanistan.
Tuttavia, gli USA ventilano sempre più concretamente la possibilità di fornire agli ucraini armi e risorse necessarie per condurre una vera e propria guerriglia contro una potenziale occupazione militare russa. Ovvero fare dell’Ucraina un nuovo Afghanistan per i russi, complicando la fase della transizione post-invasione, anche se Putin riuscisse a installare a Kiev un regime “amico” (come denunciato ieri dall’intelligence britannica).

🎯 Germania sotto tiro
Da questa parte dell’Atlantico, gli alleati europei si dividono sul da farsi. Il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE di oggi si è concluso con la riaffermazione di “enormi conseguenze” per la Russia in caso di invasione, ma senza un’indicazione delle possibili sanzioni da imporre.
La Germania vorrebbe evitare l'espulsione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT che, chiudendo ogni canale ufficiale per trasferire denaro in Russia, complicherebbe ulteriormente l’acquisto di gas russo. Una posizione che rilancia le accuse di chi considera Berlino troppo accondiscendente con Mosca. E in questo contesto non aiuta la mancata concessione della Germania all’Estonia dei permessi necessari per l'esportazione di armi di origine tedesca a Kiev.
Insomma, persino di fronte a un’escalation alle porte di casa, l’Europa è alla continua ricerca di una risposta unitaria. Se non ora, quando?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Speciale Ucraina, in the mood for war. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-mood-war-32964
🌍 SPECIALE UCRAINA: CHI HA PAURA DELLE SANZIONI?

🧱 Il muro di Berlino
Ieri la ministra degli esteri tedesca Baerbock ha rassicurato gli alleati: anche Berlino fornirà aiuti economici all’Ucraina. L’annuncio arriva dopo che proprio la Germania ha ripetutamente rifiutato di fornire armi a Kiev, come invece stanno facendo molti altri alleati NATO.
Anche se assieme agli altri paesi Berlino ha promesso più volte “sanzioni storiche”, al chiuso dei tavoli negoziali ha cercato di addolcirle, per esempio ottenendo che tali sanzioni non contemplino l’estromissione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT.
Una questione di gas? Sicuramente, ma non solo.

📉 Il grande “short” russo
È naturale che sulle sanzioni gli europei procedano con maggiore cautela rispetto a Washington. La Russia è il quinto partner commerciale dell’Ue, mentre per gli Usa rientra a malapena nei top 30. Inoltre, metà delle importazioni di gas naturale europee arrivano da Mosca.
Certo, anche la Russia ha molto da perderci: dal 2014 le sanzioni Ue e Usa collegate al conflitto russo-ucraino sono costate 36 miliardi di dollari di mancate entrate commerciali. E se è vero che Mosca è abile a usare i rubinetti del gas a proprio vantaggio, la riduzione delle esportazioni verso l’Europa dell’anno scorso ha già procurato una perdita netta del 20% delle entrate previste.
Segnale che eventuali sanzioni, specialmente nel settore energetico, avrebbero un impatto non indifferente.

🧠 Mind games
Eppure sono le stesse sanzioni del 2014 a spiegare le esitazioni di Berlino. La Germania è stata colpita duramente, più di tanti altri paesi Ue. Ecco perché, malgrado la minaccia unanime di nuove misure in caso di invasione, nella pratica la coesione a livello Ue manca.
Resta poi da chiedersi se, a prescindere da Berlino, davvero in Europa ci sia lo spazio politico ed economico per ulteriori sanzioni. Secondo JPMorgan un attacco russo potrebbe far schizzare il petrolio a 150 dollari al barile, cosa che a sua volta provocherebbe una frenata del 3% del PIL mondiale e farebbe schizzare l’inflazione al 7%. Non il massimo per l'economia mondiale ed europea, la cui ripresa post crisi pandemica procede più a rilento del previsto.
Insomma, è un gioco a chi cede per ultimo. E in cui non è chiaro chi abbia davvero il coltello dalla parte del manico.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera tutti gli aggiornamenti sulla crisi, con il secondo numero del nostro Speciale Ucraina, in the mood for war? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-mood-war-2-32978

Ne parleremo anche giovedì alle 18.00 nella tavola rotonda Usa-Europa-Russia: l’escalation continua...verso cosa? Registrati qui: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/usa-europa-russia-lescalation-continuaverso-cosa