ISPI - Geopolitica
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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌏 AFGHANISTAN: RITORNO ALL’ANCIEN REGIME

I Talebani vietano i viaggi alle donne non accompagnate da uomini. Il regime sta tornando a prendere la forma del vecchio Emirato, mentre la crisi umanitaria diventa sempre più drammatica.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-ritorno-allancien-regime-32793
🌍 OMICRON DILAGA IN EUROPA

La variante Omicron si prende l’Europa. Record di contagi in Francia e Inghilterra, e la Danimarca ha il tasso di infezione più alto al mondo. A livello globale sono un milione e mezzo i nuovi casi registrati in 24 ore lunedì. Ma non è un ritorno al 2020.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/omicron-dilaga-europa-32794
🌎 UNA VIA DIPLOMATICA TRA RUSSIA E USA

Stasera Biden e Putin si sentiranno telefonicamente. Il leader USA offre “una via diplomatica” al Cremlino sull’Ucraina. E il 10 gennaio i due presidenti potrebbero incontrarsi direttamente.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-diplomatica-tra-russia-e-usa-32796
🌎 ECONOMIA, CLIMA, PANDEMIA: IL 2022 SARÀ UN RITORNO… AL FUTURO? IL NOSTRO DOSSIER SUL MONDO CHE VERRÀ

Ci siamo lasciati alle spalle un anno fortemente proiettato in avanti: l'anno della ripresa globale dopo le ondate più intense della pandemia, con ambiziosi piani infrastrutturali e di rilancio economico, l'anno delle grandi campagne di vaccinazione. Ma è stato anche l'anno in cui paure e trend che sembravano appartenere al passato hanno ricominciato a fare capolino, gettando la loro ombra sul mondo di domani: dalla "grande inflazione", alle nuove varianti del virus, alle tensioni tra Usa e Cina che assomigliano sempre più a una nuova guerra fredda. Nel 2022 assisteremo a un "Ritorno al futuro"?
Per rispondere a questa e molte altre domande, anche quest’anno ISPI vi presenta il dossier speciale sul "Mondo che verrà", con le previsioni sulla geopolitica e la geoeconomia dell’anno che ci aspetta.

Scoprilo qui: https://bit.ly/ilmondonel2022
🌍 SUDAN: HAMDOK GETTA LA SPUGNA

Dopo un’ennesima giornata di proteste e scontri, il premier Abdallah Hamdok rassegna le dimissioni. E il Sudan torna in mano ai militari.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudan-hamdok-getta-la-spugna-32802
🌍 LA FRANCIA SI SPACCA SUL PASS VACCINALE

In Francia, il governo propone l’introduzione di un pass vaccinale: sospesa la discussione parlamentare. Le opposizioni denunciano la mossa come una violazione delle libertà individuali, diversi deputati minacciati di morte.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-francia-si-spacca-sul-pass-vaccinale-32806
🌎 CAPITOL HILL, UN ANNO DOPO

A un anno dall’assalto di Capitol Hill, la commissione d’inchiesta sembra incastrare l’ex presidente Donald Trump. Nel frattempo, anche le sue attività private sono sotto accusa per frode al fisco. Che ne sarà del partito repubblicano?

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/capitol-hill-un-anno-dopo-32823
🌏 KAZAKISTAN AL BIVIO
 
In Kazakistan infiamma la rivolta: il paese chiude le frontiere, e il presidente Tokayev respinge ogni ipotesi di mediazione con i manifestanti. Le proteste degli ultimi giorni, scatenatesi in seguito all’aumento dei prezzi dell’energia, avrebbero già provocato 26 morti, oltre 700 feriti e circa 3mila arresti.

Leggi il nostro daily focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/kazakistan-al-bivio-32832

Ne parleremo anche giovedì 13 gennaio alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI "Kazakistan: dalla rivolta alla repressione". Iscriviti per seguire l'evento: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kazakistan-dalla-rivolta-alla-repressione
🌏 KAZAKISTAN: ASSE SINO-RUSSO IN AZIONE

🪧 Golpe o non golpe?
“Un tentativo di colpo di stato”. Così il presidente kazako Tokaev ha etichettato le rivolte di questi giorni che hanno portato ad almeno 164 morti tra poliziotti e i manifestanti, definiti “terroristi, banditi e militanti stranieri armati”.
Ma, se di golpe si è trattato, il golpista sembrerebbe proprio essere Tokaev. Tre indizi fanno una prova: l’ex presidente Nazarbaev, ancora considerato leader de-facto della nazione, è stato sostituto proprio da Tokaev alla guida del potente Consiglio di sicurezza nazionale, non è apparso in pubblico dall’inizio delle proteste e i suoi fedelissimi sono stati arrestati. Una battaglia per il potere a cui Mosca e Pechino guardano con interesse.

Miniere virtuali e reali
La Cina negli ultimi 15 anni ha investito in Kazakistan l’equivalente di 20 miliardi di dollari per farne uno snodo cruciale della Belt and Road e un fornitore energetico più stabile. Senza dimenticare gli interessi delle imprese cinesi di Bitcoin, che dopo le restrizioni in patria hanno trovato nel Kazakistan la loro nuova casa.
Poi c’è la Russia, che nel Kazakistan ha uno dei principali alleati nella regione: tra i primi ad avere aderito all’Unione economica eurasiatica lanciata da Putin e sede della base di lancio Baykonur, usata dal programma spaziale russo. Le ingenti riserve di uranio nel paese non passano poi inosservate dal Cremlino, così come la presenza di una forte comunità di etnia russa. Insomma, per entrambi il Kazakistan è più che un paese confinante.

👓 E noi rimanemmo a guardare
Per un Kazakistan senza Nazarbaev, e quindi più lontano da Washington e dall’Ue (con cui l’ex presidente era in buoni rapporti), Mosca e Pechino non hanno esitato a dare il loro contributo. Putin nel giro di pochi giorni ha inviato circa 2500 truppe dopo la richiesta di aiuto di Tokaev al CTSO (la “mini-NATO” a guida Russa).
Abbastanza per riportare l’ordine tra i manifestanti e convincere gli apparati di sicurezza locali, subordinati a Nazarbaev, a sostenere Tokaev. Che ha incassato anche il sostengo di Xi Jinping, e la promessa di aiuti economici.
Al contrario, “l’Occidente”, che pure ha forti interessi nell’industria degli idrocarburi kazaka, si è limitato a condannare le violenze. Ma per contrastare un sempre più stretto asse russo-cinese serviranno più di semplici dichiarazioni.

Ne parleremo anche giovedì 13 gennaio alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI “Kazakistan: dalla rivolta alla repressione”. Iscriviti per seguire l’evento: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kazakistan-dalla-rivolta-alla-repressione

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: “Usa-Russia, prove di dialogo: ma l’Europa dov’è?”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/colloqui-usa-russia-ma-leuropa-dove-32844
🌏 MYANMAR: IL MONDO GUARDA ALTROVE

📻 Per un pugno di... walkie-talkie
Alla fine la condanna è arrivata, l’ennesima. Aung San Suu Kyi, 76 anni, dovrà scontare 4 anni di carcere per un capo d’accusa risibile: importazione illegale di walkie-talkie. La condanna si aggiunge a quella a due anni comminata a dicembre, per incitamento ai disordini seguiti al golpe militare di febbraio.
San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, dal 2016 era leader di fatto del primo esecutivo civile democraticamente eletto dopo mezzo secolo di regime militare. Ma il suo periodo al potere aveva rivelato tutte le contraddizioni di un paese in cui i militari continuavano a svolgere un ruolo predominante. Fino, appunto, al golpe che l’ha ripiombato nella dittatura.

Divieto d’accesso
La figura di San Suu Kyi ben riflette il clima che si viveva in Myanmar “in democrazia”: costretta a una convivenza forzata con i militari, si è spesso trovata a sostenere la repressione della minoranza musulmana, i Rohingya, che ha causato migliaia di morti e 750.000 sfollati.
Adesso, dopo il golpe, il Myanmar è tornato sotto il controllo di un regime chiuso e brutale. A settembre l’opposizione democratica ha dichiarato guerra alla giunta. Ma le proteste e l’insurrezione armata, che hanno già causato oltre 1.400 morti e 11.000 arresti, hanno solo aumentato la tendenza del regime a compiere eccidi sempre più indiscriminati.

🇲🇲 E le stelle stanno a guardare
A marzo i ministri della Difesa di 12 paesi europei (tra cui UK e Italia) avevano condannato il golpe, mentre Biden aveva denunciato il nuovo “regno del terrore”, inasprendo le sanzioni. E l’ASEAN aveva adottato una posizione comune in cinque punti per la de-escalation.
Ma le pressioni della comunità internazionale sono progressivamente diminuite. Certo, nessun paese riconosce ancora la giunta militare. Ma la Cina, partner tradizionale, pone il veto alle sanzioni Onu. La Russia ha rafforzato la cooperazione militare col regime. E venerdì in Myanmar è atterrato in visita ufficiale Hun Sen, leader autoritario della Cambogia e presidente di turno dell’ASEAN.
Insomma, la cartina tornasole del mondo di oggi: incapace o poco propenso a far rispettare i diritti umani, anche in paesi con poco peso sullo scacchiere internazionale.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’Europa piange un grande europeo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/morto-david-sassoli-europa-lutto-32849
🌍 CONSIGLIO NATO-RUSSIA: STALLO ARMATO

⚔️ Guerra fredda 2.0
“Differenze significative non facili da superare”. Così il segretario generale della NATO Stoltenberg ha commentato il Consiglio NATO-Russia tenutosi oggi a Bruxelles, che, come previsto da molti, non ha portato ad alcun risultato concreto se non la promessa di continuare a dialogare.
Di dialogo in questi giorni ce ne è stato molto: 7 le ore dell’incontro tra i rappresentanti degli Stati Uniti e della Russia a Ginevra lunedì scorso, a cui aggiungere le 4 di oggi. Appuntamento domani al vertice OSCE, per il terzo round di questo braccio di ferro.

🇺🇦 Ucraina della discordia
Da anni, Mosca si sente accerchiata dalla crescente vicinanza di armamenti e alleati Nato ai suoi confini occidentali. Ma oggi avanza la pretesa di garanzie vincolanti, che vietino all’organizzazione di ammettere tra i suoi membri l’Ucraina (dal 2008 promessa sposa in un matrimonio senza però ancora data), e di posizionare truppe e infrastrutture militari nella regione.
Stati Uniti e alleati non possono accettare un salto indietro nel tempo, all’epoca delle “sfere di influenza”, e così minacciano nuove massicce sanzioni economiche in caso di mancata de-escalation. Non solo: con i suoi atteggiamenti aggressivi, Mosca rischia di spingere Svezia e Finlandia proprio nelle braccia della Nato.
Alla fine, comunque, uno scontro sull'Ucraina non è detto convenga a nessuno. Né agli USA, che vorrebbero concentrare la propria politica estera sulla Cina, né ai russi che affronterebbero costi economici e militari considerevoli.

🤜🤛 Come a Yalta?
Nei colloqui in corso in questi giorni c’è una grande assente: l’Unione Europea. Dopo aver mal digerito il mancato invito al vertice di Ginevra, Bruxelles cerca di ritagliarsi uno spazio in una questione che la riguarda in prima linea.
Ma tra gli Stati membri si conferma quell’ambiguità di posizioni su Mosca che inevitabilmente mina l’ambizione di “parlare con una voce sola”. Al pugno duro di Polonia e paesi baltici si contrappongono le posizioni più concilianti di Germania, Francia e Italia che hanno nella Russia uno dei principali partner commerciali. E la crisi energetica in corso non fa che acuire queste divisioni.
A quando l’“Ue ferma, unita e, pronta ad agire” invocata oggi dall'Alto Rappresentante Borrell?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Sulla pelle degli afghani. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sulla-pelle-degli-afghani-32853
🌎 RIPRESA INTERROTTA

🦥 Andamento lento
Il mondo frena, ma non tutto allo stesso modo. Nel suo ultimo rapporto, la Banca Mondiale prevede una nuova fase di rallentamento dell’economia globale. Sul banco degli imputati, i soliti sospetti: la rapidissima diffusione della variante Omicron (3 milioni di casi al giorno, quattro volte i massimi da inizio pandemia) e prezzi di beni e materie prime alle stelle.
Ma a soffrire di più rischiano di essere ancora una volta i paesi più poveri. Che affrontano povertà e disuguaglianze in crescita senza grandi margini di manovra a livello di finanze pubbliche. La crisi è dietro l’angolo?

📚Diseguali si resta
Per i paesi emergenti, il rallentamento è un fatto. Secondo la Banca mondiale, nel 2023 il PIL degli emergenti sarà in media ancora del 6% più basso rispetto al trend pre-pandemia. Non solo: potrebbe non recuperare mai più il terreno perduto. E così è sempre più concreto il rischio che cresca il numero di persone che vivono in estrema povertà, già nel 2020 aumentato di 150 milioni (la prima inversione di rotta in 30 anni).
Un colpo che si somma alle perdite di PIL attese nei prossimi anni. In Uganda si torna in classe solo in questi giorni, dopo due anni di chiusure causa Covid. Ovunque nel mondo milioni di bambini e giovani hanno abbandonato la scuola per dedicarsi al lavoro. Secondo l’Unesco i danni sono già enormi: meno 17.000 miliardi di dollari, equivalenti al 14% del PIL mondiale.

📈 Tra due “spread”
Intanto, pur rallentando a causa di Omicron, l’Europa cresce più degli altri (il primo “spread”). Anche per questo, insieme agli Usa registra un’inflazione molto elevata. Così si moltiplicano le voci di chi chiede alla Bce di allinearsi alla Fed americana, accelerando sul rialzo dei tassi.
A perderci sarebbero i paesi più indebitati d’Europa, Italia inclusa, ai quali l’inflazione fa gioco (riduce il peso del debito) e che grazie ai tassi bassi tengono a bada un altro “spread”, quello sui loro interessi sul debito.
Ma ci perderebbe anche il resto del mondo, perché tassi più alti in Europa rischiano di far rientrare nel continente molti capitali esteri dai paesi emergenti. Il cocktail perfetto per una crisi finanziaria. O, magari, per una presa di coscienza collettiva che il momento di agire per evitare danni peggiori è adesso.

Di questi temi e molto altro abbiamo parlato oggi nella nostra conferenza annuale sugli scenari geopolitici e geoecononomici del mondo nel 2022. Rivedila qui: https://events.ispionline.it/event/il-mondo-nel-2022-ritorno-al-futuro/

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Partygate, Boris Johnson rischia la sfiducia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/partygate-boris-johnson-rischia-la-sfiducia-32862
🌏 RUSSIA-OCCIDENTE: VENTI DI GUERRA?

🪖 Grandi manovre
"Siamo di fronte al più alto rischio di guerra in Europa degli ultimi 30 anni”. Così il ministro degli Esteri polacco ha commentato il terzo round di negoziati tra la Russia e i paesi occidentali, tenutosi ieri all’OSCE, l’organizzazione creata proprio per ridurre le tensioni tra Est e Ovest all’epoca della guerra fredda.
Adesso gli Usa accusano addirittura Putin di aver inviato dei sabotatori in Ucraina per creare il casus belli: un auto-attacco che permetterebbe a Mosca di giustificare un’invasione dell’est del paese. Da parte sua, la Russia minaccia l’invio di mezzi militari a Cuba e in Venezuela, un riferimento neanche troppo implicito alla crisi dei missili di 60 anni fa.

⛽️ No(rd) Stream 2
La NATO ha finora escluso una possibile risposta militare a un’invasione dell’Ucraina
, ma terrà nei prossimi mesi una maxi-esercitazione in Norvegia con 40mila soldati. Parallelamente tra i banchi del Senato americano si sta discutendo del pacchetto di sanzioni con cui colpire la Russia. Si va dall’esclusione delle banche russe dalla rete di pagamenti internazionali SWIFT, al divieto di transazioni legate al debito sovrano russo, fino a misure ad-personam contro Putin.
Nel disegno di legge compare anche il ripristino delle sanzioni contro il Nord Stream 2. Una linea appoggiata anche dall’Alto Rappresentante UE Borrell, che ieri ha esplicitamente condizionato l'entrata in funzione del gasdotto agli eventi in Ucraina, nonostante l’opposizione tedesca.

➡️ What’s next?
Al momento non è stata fissata nessuna data per nuovi incontri diplomatici. La Russia ha chiesto una “risposta costruttiva” alla lista di richieste presentata agli USA entro settimana prossima. Washington ha già dichiarato come inaccettabile la pretesa russa di tornare ai confini NATO pre-1997, ma potrebbe concedere un riposizionamento dei suoi missili lontano dal confine russo.
Ma Putin potrebbe persino agire prima. Il timore dell’Occidente è che possa usare il rifiuto delle richieste come pretesto per un’azione militare. Mentre la speranza è che cerchi solo un temporaneo braccio di ferro, avendo già ottenuto un’importante vittoria: riportare la Russia al centro delle attenzioni degli Stati Uniti e il tema dei confini orientali europei nei summit internazionali. Si accontenterà?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Djokovic o non Djokovic? Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/djokovic-o-non-djokovic-32873
🌍 ERDOGAN: DIVERSIVO ALBANESE

🇹🇷 Charm offensive
Oggi Erdogan è atterrato in Albania in visita ufficiale. È una notizia: di questi tempi per il presidente turco essere accolto con tutti gli onori su suolo europeo è qualcosa di piuttosto raro.
Con l’occasione, Erdogan ha consegnato ufficialmente centinaia di case, ricostruite con i soldi di Ankara dopo il grande terremoto del 2019. Ennesimo simbolo dell’amicizia turco-albanese: una partnership stretta, ma anche una delle poche che il presidente turco non abbia messo in crisi negli ultimi anni.

💸 Ferite autoinflitte
Già, perché l’ultimo decennio per la Turchia ha di fatto segnato la fine della politica di “zero problemi con i vicini”. Dalle tensioni in Siria e Libia, alle questioni marittime nel Mar Egeo e nella regione del Mediterraneo orientale, oggi Erdogan ha molte gatte da pelare (in gran parte create da lui stesso) e sempre meno alleati con cui affrontarle.
Sul fronte interno, Erdogan dichiara pubblicamente da anni che i tassi d’interesse alti sono “la madre di tutti i mali”, sostituendo un governatore della Banca centrale dopo l’altro (siamo al terzo in due anni). Così l’anno scorso l’ennesimo ingiustificato taglio dei tassi ha fatto crollare la lira turca (-44% contro il dollaro in dodici mesi) e portato l’inflazione alle stelle (+36% su base annua a dicembre).
Buono, forse, per gli esportatori. Meno per i consumatori, il cui reddito pro capite dal 2013 si è ridotto di un terzo.

💣 Alleato scomodo
Per Erdogan, la visita in Albania è stata un (piccolo) momento di sollievo. Perché le elezioni del 2023 non sono poi così distanti. E i suoi avversari, complice la crisi economica, si fanno sempre più sotto.
Ma la crisi turca non fa piacere neppure agli Usa di Biden, che contavano su Ankara per garantire quel minimo di stabilità regionale in Medio Oriente da permettere a Washington un maggiore disimpegno.
Per l’Europa, l’assertività di Erdogan è ancora più preoccupante. Come sottolinea spesso, il presidente turco ha ancora tra le mani la “bomba” di 4 milioni di rifugiati siriani. Le sue azioni (su Cipro e Libia, per esempio) spaccano il fragile consenso Ue in politica estera. Con l’aggravarsi della sua “crisi in casa”, c’è da augurarsi che il presidente non provi a “sfogarsi” all’estero.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Ucraina ad alta tensione. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ucraina-ad-alta-tensione-32887
🌏 RUSSIA-OCCIDENTE: RISIKO IN MONDOVISIONE

🥊 Botta e risposta
Continuano le provocazioni fra Russia e Occidente. È di ieri l’arrivo di soldati russi in Bielorussia per un'esercitazione militare congiunta che si terrà al confine con Polonia e Lituania (due paesi NATO) e lungo quello ucraino. Kiev teme un loro stanziamento a tempo indeterminato, e fortifica le sue difese anche grazie ai missili anticarro inviati da Londra. Ingenti movimenti di truppe si registrano anche nel Mar Baltico, dove Svezia e Danimarca stanno rafforzando la loro presenza militare in chiave antirussa.
Per ora gli attacchi rimangono “virtuali”: secondo Kiev, venerdì un gruppo di hacker russi ha bloccato 70 siti ufficiali del paese. E “psicologici”, con Mosca che rende nota l’evacuazione dell'ambasciata russa in Ucraina. Per il momento però i canali diplomatici rimangono aperti.

💼 Grand Tour
Per tentare di placare gli animi è scesa in campo anche la Ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, impegnata in una due giorni di incontri ministeriali tra Kiev e Mosca. Obiettivo: rilanciare i colloqui nel “formato Normandia” tra Germania, Russia, Ucraina e Francia che avevano portato agli accordi di Minsk (mai interamente implementati).
Al ministro degli esteri ucraino Baerbock ha promesso piena solidarietà e aiuti in tema di cybersicurezza, ma non armi. Mentre a Mosca ha raccolto la richiesta russa di far rispettare gli accordi di Minsk agli ucraini, e quella di far approvare il Nord Stream 2 in tempi brevi: condizioni più accettabili di quelle poste da Putin sulla NATO.

⛽️ Gas pesante
Sul gasdotto il governo tedesco è però diviso: da una parte Baerbock ne propone la cancellazione, dall’altra Scholz vorrebbe lasciarlo fuori dal negoziato sulla crisi ucraina. E ambigua è anche l’Ue, che minaccia forti sanzioni alla Russia ma ne teme i costi economici.
Lo sa bene anche Biden, che infatti mette fretta a Bruxelles affinché definisca presto una bozza di sanzioni. Dove però serve un’approvazione unanime, tutt’altro che scontata in tempi normali, figurarsi in tempi di crisi energetica (l’Ue importa per il 41% il suo gas da Mosca).
E mentre l'Ue rimane dipendente dai ricatti russi, la Russia approfitta delle incertezze europee per tirare, ancora una volta, la corda. Chi dei due avrà più paura delle sanzioni?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cina, l’anno della tigre. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-lanno-della-tigre-32894