ISPI - Geopolitica
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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌎 CILE: GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO?

🇨🇱 Il trionfo degli “estremi”
56% contro 44%: è il risultato del ballottaggio delle presidenziali in Cile che ha portato alla vittoria il 35enne di estrema sinistra Gabriel Boric, contro lo sfidante di estrema destra José Antonio Kast. Così il prossimo marzo Sebastián Piñera consegnerà il paese a coloro che si sono mobilitati durante i suoi mandati presidenziali, ponendosi a capo di lunghe proteste di piazza.
Il Cile, che dalla fine della dittatura di Pinochet nel 1990 aveva abbracciato leader moderati, si ritrova spaccato: da un lato, un presidente alleato con il Partito comunista; dall’altro, un’opposizione il cui leader rimpiange apertamente Pinochet.

🗳 Vox populi, vox Dei?
Alle elezioni di domenica ha partecipato il 56% dei cileni, l’affluenza più alta da quando nel 2012 il voto è stato reso volontario (qualcosa di raro in America Latina, dove in molti paesi è ancora obbligatorio recarsi alle urne). Un'affluenza 12 punti più elevata rispetto alle elezioni per eleggere la Convenzione costituzionale a maggio.
Il voto dà un mandato forte a Boric, il cui problema più grande diventa adesso riconciliare le promesse con la realtà. Tra i suoi alleati c’è chi vorrebbe colpire i settori minerario e agricolo, che insieme rappresentano l’80% di tutte le esportazioni cilene. E lo stesso neopresidente in campagna elettorale ha promesso di "seppellire" il modello economico neoliberale. Un modello che ha permesso al Cile di triplicare il proprio PIL pro capite in trent’anni, ma senza ridurre le disuguaglianze.

🇧🇷 Saltare sul carro
La vittoria di Boric non è solo la vittoria di un “estremo”, ma anche la sconfitta dei moderati che si sono alternati al potere per tre decenni. Moderati che non hanno saputo offrire un’alternativa credibile agli elettori, e che nel tentativo di farlo si sono a loro volta avvicinati agli estremi: Piñera ha permesso l’utilizzo ai cittadini del 30% dei contributi previdenziali, di fatto assicurando al paese una futura crisi pensionistica, mentre l’ex presidente Bachelet si è rapidamente alleata con Boric.
Adesso non resta che vedere se questo ciclo di neopopulismo di sinistra in America Latina troverà un corrispettivo in un paese dieci volte più popoloso: quel Brasile in cui, alle elezioni del 2022, Lula già appare il candidato favorito.

Non perdere la tavola rotonda ISPI mercoledì 22 dicembre alle 18.00: “Elezioni in Cile, la piazza ha vinto?”. Registrati qui per seguire l’evento online: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-cile-la-piazza-ha-vinto

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Democrazia targata Hong Kong. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-targata-hong-kong-32755
🌎 USA: BUILD BACK NEVER?

🇺🇸 Tiro Manc(h)ino
“Non posso votare questa legge”. Con queste parole a Fox News Sunday, il senatore democratico conservatore Joe Manchin ha annunciato il suo mancato sostegno al Build Back Better: il piano da 1750 miliardi di dollari al centro dell’agenda politica di Biden.
Dopo l’approvazione alla Camera il mese scorso, il pacchetto avrebbe ora bisogno dei voti favorevoli di tutti i 50 senatori democratici per poter diventare legge. Bastano così le reticenze di Manchin a bloccare tutta una serie di riforme che promettono di rivoluzionare la rete di protezione sociale americana, le sue politiche climatiche e l’intero sistema di tassazione.

💰 Questione di trilioni
La decisione di Manchin non rappresenta certo una novità: il senatore ha più volte espresso il suo rifiuto a votare pacchetti superiori ai 1500 miliardi di dollari, temendo un effetto al rialzo su inflazione e debito pubblico. Tanto che per venirgli incontro la Casa Bianca aveva già dimezzato la portata iniziale del piano e le due parti sembravano aver raggiunto un accordo.
Ma a novembre l’inflazione negli USA ha registrato un +6,8% (il massimo degli ultimi 40 anni), mentre l’ufficio di bilancio del Congresso ha pubblicato nuovi studi che stimano un potenziale costo complessivo del piano in oltre 2400 miliardi. Manchin si è così nuovamente tirato indietro, facendo naufragare le speranze di Biden di una rapida approvazione del pacchetto.

🗳 Partiti Democratici
A novembre negli USA si terranno le elezioni di metà mandato. Un appuntamento a cui il partito democratico si presenta quanto mai spaccato e sfavorito nei sondaggi. La storia americana insegna che in tre quarti delle midterm degli ultimi 80 anni, il partito di opposizione ha ottenuto la maggioranza al Congresso.
Difficilmente Biden, il cui indice di popolarità è ai minimi, riuscirà a invertire questo trend – complice anche un ritorno di fiamma della pandemia con Omicron. Le sue speranze per evitare una débacle sono quindi legate proprio all’approvazione del Build Back Better, che potrebbe convincere parte dell’elettorato a cambiare idea grazie a più di un incentivo economico.
Il futuro dell’America è appeso a un Joe: ma non è detto che sia Biden.

Nell’ISPI Dailiy Focus di questa sera: Etiopia, una via d’uscita. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-una-duscita-32771
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🌍 COVID: ANCORA TU...?

📈 "Una nuova tempesta è in arrivo"
I sistemi sanitari sono di nuovo a rischio: questo il messaggio di Hans Kluge, direttore di Oms Europa. In un mese la variante Omicron si appresta già a diventare il ceppo dominante di nuovo coronavirus nel continente, e i governi sono nuovamente costretti a varare misure restrittive.
Alcune regioni hanno già le ore contate, come il Regno Unito e in particolare Londra, in cui domenica il sindaco Sadiq Khan ha dichiarato lo stato di emergenza locale perché mentre crescono i ricoveri aumenta anche il personale ospedaliero positivo che non può lavorare. E così Omicron ha già stravolto i piani di riapertura e le speranze di chi con l’anno nuovo aspettava anche l’inizio del “post-Covid”.

🦠 Déjà-vu
Insomma, in Europa si prospetta un inizio 2022 nuovamente all’insegna del distanziamento. Da domenica i Paesi Bassi sono in lockdown almeno fino a metà gennaio, mentre Germania e Portogallo hanno già annunciato restrizioni post-natalizie. Nel frattempo, ieri la Spagna ha riportato il più alto numero di casi giornalieri da inizio pandemia e in Francia si teme che i casi superino presto i 100.000 al giorno.
Ma rispetto a inizio anno per i governi aumentano anche le difficoltà. In primis politiche: Boris Johnson affronta una ribellione interna ai tories, e in questi giorni si è astenuto dal prendere nuove misure. Non è il solo. E poi economiche: gli stimoli miliardari dell’anno scorso sono un ricordo, mentre in due anni il debito pubblico in Eurozona è passato dall’84% al 100% del PIL.

💉 "Boost, boost, boost”
La protezione conferita dalla doppia dose di vaccino contro le infezioni da Omicron è pari al solo 20%. Così i paesi europei cercano di accelerare sulle terze dosi, e in Israele si pianificano già le quarte. Resta dunque solo sulla carta l’invito dell’OMS ai paesi più avanzati di cedere parte delle dosi a quelli più indietro nella campagna vaccinale, mentre nel mondo si amplifica la disuguaglianza vaccinale.
In quasi tutti qcontinenti la percentuale di popolazione vaccinata con almeno due dosi è superiore al 50%. In Africa siamo all’8%: la stessa percentuale che si toccava in Europa otto mesi fa. Quante nuove varianti saranno necessarie per rendersi conto che questo divario deve essere colmato?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, non si vota. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-non-si-vota-32781
🌏 COVID: RESTIAMO POSITIVI

🇨🇳 Tutti a casa
13 milioni di cinesi in lockdown per 63 casi. La Cina continua con la sua politica zero-Covid e questa volta sono i cittadini di Xi’an a non poter lasciare le proprie case se non per motivi di massima urgenza. Ancora peggio è andata ai 200mila abitanti di Dongxing: lockdown per la presenza di un solo caso.
Il pugno duro di Pechino è giustificato dalla volontà di evitare una nuova ondata con le Olimpiadi invernali ormai alle porte. I soli 7 casi confermati di Omicron in Cina contro i 15mila in Europa sembrano dimostrare l’efficacia di questa strategia. Ma non è detto che siano necessari i lockdown per combattere la nuova variante, che intanto in Sudafrica rallenta (con i casi in calo del 20% nell’ultima settimana).

💉 Vaccino vincit Omicron?
Nuovi studi suggeriscono che i casi da Omicron comportano un rischio di ospedalizzazione del 67% inferiore rispetto alla variante Delta. Certo, parte di questa minor virulenza è dovuta al fatto che Omicron contagia anche i vaccinati che, proprio grazie alla protezione dei vaccini, hanno meno probabilità di finire ricoverati distorcendo così il dato complessivo.
Ma in parte sembra anche una caratteristica intrinseca in Omicron: anche per i non vaccinati il rischio di ospedalizzazione è ridotto dell’11% rispetto a Delta. Questa minore tendenza di Omicron a causare infezioni gravi potrebbe però essere più che compensata dalla sua accresciuta contagiosità, causando nuovamente una saturazione degli ospedali. Ovvero bene, ma non benissimo.

📈 Eppur si muove
Con la fine di questo 2021 si può tirare qualche somma sulla lotta alla pandemia. Come sottolineato ieri permangono gravi disuguaglianze nell’accesso ai vaccini. Ma non bisogna sottovalutare quanto fatto in un anno: 9 miliardi di dosi somministrate in 184 paesi, per la più grande campagna vaccinale della storia umana.
Quasi metà della popolazione mondiale è stata vaccinata con doppia dose, mentre il 57% ha ricevuto almeno un’iniezione. Grazie soprattutto a India e Cina, che insieme somministrano quasi la metà dei 41 milioni di dosi iniettate globalmente ogni giorno. Di questo passo, entro 4 mesi il 75% della popolazione mondiale sarà almeno parzialmente immunizzato. Un numero magari non sufficiente a sconfiggere la pandemia, ma che non si può non leggere con un pizzico di positività.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Commissione UE vs Varsavia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/commissione-ue-vs-varsavia-32790

“Un Natale senza regali?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-un-natale-senza-regali-32789

🎄 Il Mondo in Tasca si concede una vacanza di fine anno. Fino al 10 gennaio vi aggiorneremo però quotidianamente con un messaggio per leggere il nostro Daily Focus sull’attualità internazionale.
Buone Feste a tutti
!
🌏 AFGHANISTAN: RITORNO ALL’ANCIEN REGIME

I Talebani vietano i viaggi alle donne non accompagnate da uomini. Il regime sta tornando a prendere la forma del vecchio Emirato, mentre la crisi umanitaria diventa sempre più drammatica.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-ritorno-allancien-regime-32793
🌍 OMICRON DILAGA IN EUROPA

La variante Omicron si prende l’Europa. Record di contagi in Francia e Inghilterra, e la Danimarca ha il tasso di infezione più alto al mondo. A livello globale sono un milione e mezzo i nuovi casi registrati in 24 ore lunedì. Ma non è un ritorno al 2020.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/omicron-dilaga-europa-32794
🌎 UNA VIA DIPLOMATICA TRA RUSSIA E USA

Stasera Biden e Putin si sentiranno telefonicamente. Il leader USA offre “una via diplomatica” al Cremlino sull’Ucraina. E il 10 gennaio i due presidenti potrebbero incontrarsi direttamente.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-diplomatica-tra-russia-e-usa-32796
🌎 ECONOMIA, CLIMA, PANDEMIA: IL 2022 SARÀ UN RITORNO… AL FUTURO? IL NOSTRO DOSSIER SUL MONDO CHE VERRÀ

Ci siamo lasciati alle spalle un anno fortemente proiettato in avanti: l'anno della ripresa globale dopo le ondate più intense della pandemia, con ambiziosi piani infrastrutturali e di rilancio economico, l'anno delle grandi campagne di vaccinazione. Ma è stato anche l'anno in cui paure e trend che sembravano appartenere al passato hanno ricominciato a fare capolino, gettando la loro ombra sul mondo di domani: dalla "grande inflazione", alle nuove varianti del virus, alle tensioni tra Usa e Cina che assomigliano sempre più a una nuova guerra fredda. Nel 2022 assisteremo a un "Ritorno al futuro"?
Per rispondere a questa e molte altre domande, anche quest’anno ISPI vi presenta il dossier speciale sul "Mondo che verrà", con le previsioni sulla geopolitica e la geoeconomia dell’anno che ci aspetta.

Scoprilo qui: https://bit.ly/ilmondonel2022
🌍 SUDAN: HAMDOK GETTA LA SPUGNA

Dopo un’ennesima giornata di proteste e scontri, il premier Abdallah Hamdok rassegna le dimissioni. E il Sudan torna in mano ai militari.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudan-hamdok-getta-la-spugna-32802
🌍 LA FRANCIA SI SPACCA SUL PASS VACCINALE

In Francia, il governo propone l’introduzione di un pass vaccinale: sospesa la discussione parlamentare. Le opposizioni denunciano la mossa come una violazione delle libertà individuali, diversi deputati minacciati di morte.

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-francia-si-spacca-sul-pass-vaccinale-32806
🌎 CAPITOL HILL, UN ANNO DOPO

A un anno dall’assalto di Capitol Hill, la commissione d’inchiesta sembra incastrare l’ex presidente Donald Trump. Nel frattempo, anche le sue attività private sono sotto accusa per frode al fisco. Che ne sarà del partito repubblicano?

Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/capitol-hill-un-anno-dopo-32823
🌏 KAZAKISTAN AL BIVIO
 
In Kazakistan infiamma la rivolta: il paese chiude le frontiere, e il presidente Tokayev respinge ogni ipotesi di mediazione con i manifestanti. Le proteste degli ultimi giorni, scatenatesi in seguito all’aumento dei prezzi dell’energia, avrebbero già provocato 26 morti, oltre 700 feriti e circa 3mila arresti.

Leggi il nostro daily focus di oggi:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/kazakistan-al-bivio-32832

Ne parleremo anche giovedì 13 gennaio alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI "Kazakistan: dalla rivolta alla repressione". Iscriviti per seguire l'evento: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kazakistan-dalla-rivolta-alla-repressione
🌏 KAZAKISTAN: ASSE SINO-RUSSO IN AZIONE

🪧 Golpe o non golpe?
“Un tentativo di colpo di stato”. Così il presidente kazako Tokaev ha etichettato le rivolte di questi giorni che hanno portato ad almeno 164 morti tra poliziotti e i manifestanti, definiti “terroristi, banditi e militanti stranieri armati”.
Ma, se di golpe si è trattato, il golpista sembrerebbe proprio essere Tokaev. Tre indizi fanno una prova: l’ex presidente Nazarbaev, ancora considerato leader de-facto della nazione, è stato sostituto proprio da Tokaev alla guida del potente Consiglio di sicurezza nazionale, non è apparso in pubblico dall’inizio delle proteste e i suoi fedelissimi sono stati arrestati. Una battaglia per il potere a cui Mosca e Pechino guardano con interesse.

Miniere virtuali e reali
La Cina negli ultimi 15 anni ha investito in Kazakistan l’equivalente di 20 miliardi di dollari per farne uno snodo cruciale della Belt and Road e un fornitore energetico più stabile. Senza dimenticare gli interessi delle imprese cinesi di Bitcoin, che dopo le restrizioni in patria hanno trovato nel Kazakistan la loro nuova casa.
Poi c’è la Russia, che nel Kazakistan ha uno dei principali alleati nella regione: tra i primi ad avere aderito all’Unione economica eurasiatica lanciata da Putin e sede della base di lancio Baykonur, usata dal programma spaziale russo. Le ingenti riserve di uranio nel paese non passano poi inosservate dal Cremlino, così come la presenza di una forte comunità di etnia russa. Insomma, per entrambi il Kazakistan è più che un paese confinante.

👓 E noi rimanemmo a guardare
Per un Kazakistan senza Nazarbaev, e quindi più lontano da Washington e dall’Ue (con cui l’ex presidente era in buoni rapporti), Mosca e Pechino non hanno esitato a dare il loro contributo. Putin nel giro di pochi giorni ha inviato circa 2500 truppe dopo la richiesta di aiuto di Tokaev al CTSO (la “mini-NATO” a guida Russa).
Abbastanza per riportare l’ordine tra i manifestanti e convincere gli apparati di sicurezza locali, subordinati a Nazarbaev, a sostenere Tokaev. Che ha incassato anche il sostengo di Xi Jinping, e la promessa di aiuti economici.
Al contrario, “l’Occidente”, che pure ha forti interessi nell’industria degli idrocarburi kazaka, si è limitato a condannare le violenze. Ma per contrastare un sempre più stretto asse russo-cinese serviranno più di semplici dichiarazioni.

Ne parleremo anche giovedì 13 gennaio alle 18.00 nella tavola rotonda ISPI “Kazakistan: dalla rivolta alla repressione”. Iscriviti per seguire l’evento: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/kazakistan-dalla-rivolta-alla-repressione

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: “Usa-Russia, prove di dialogo: ma l’Europa dov’è?”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/colloqui-usa-russia-ma-leuropa-dove-32844
🌏 MYANMAR: IL MONDO GUARDA ALTROVE

📻 Per un pugno di... walkie-talkie
Alla fine la condanna è arrivata, l’ennesima. Aung San Suu Kyi, 76 anni, dovrà scontare 4 anni di carcere per un capo d’accusa risibile: importazione illegale di walkie-talkie. La condanna si aggiunge a quella a due anni comminata a dicembre, per incitamento ai disordini seguiti al golpe militare di febbraio.
San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, dal 2016 era leader di fatto del primo esecutivo civile democraticamente eletto dopo mezzo secolo di regime militare. Ma il suo periodo al potere aveva rivelato tutte le contraddizioni di un paese in cui i militari continuavano a svolgere un ruolo predominante. Fino, appunto, al golpe che l’ha ripiombato nella dittatura.

Divieto d’accesso
La figura di San Suu Kyi ben riflette il clima che si viveva in Myanmar “in democrazia”: costretta a una convivenza forzata con i militari, si è spesso trovata a sostenere la repressione della minoranza musulmana, i Rohingya, che ha causato migliaia di morti e 750.000 sfollati.
Adesso, dopo il golpe, il Myanmar è tornato sotto il controllo di un regime chiuso e brutale. A settembre l’opposizione democratica ha dichiarato guerra alla giunta. Ma le proteste e l’insurrezione armata, che hanno già causato oltre 1.400 morti e 11.000 arresti, hanno solo aumentato la tendenza del regime a compiere eccidi sempre più indiscriminati.

🇲🇲 E le stelle stanno a guardare
A marzo i ministri della Difesa di 12 paesi europei (tra cui UK e Italia) avevano condannato il golpe, mentre Biden aveva denunciato il nuovo “regno del terrore”, inasprendo le sanzioni. E l’ASEAN aveva adottato una posizione comune in cinque punti per la de-escalation.
Ma le pressioni della comunità internazionale sono progressivamente diminuite. Certo, nessun paese riconosce ancora la giunta militare. Ma la Cina, partner tradizionale, pone il veto alle sanzioni Onu. La Russia ha rafforzato la cooperazione militare col regime. E venerdì in Myanmar è atterrato in visita ufficiale Hun Sen, leader autoritario della Cambogia e presidente di turno dell’ASEAN.
Insomma, la cartina tornasole del mondo di oggi: incapace o poco propenso a far rispettare i diritti umani, anche in paesi con poco peso sullo scacchiere internazionale.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’Europa piange un grande europeo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/morto-david-sassoli-europa-lutto-32849