🌍 MACRON E VISEGRÁD: SOVRANITÀ O SOVRANISMO?
🤝 Last, but not least
Ventisei, cioè tutti. Con oggi, è questo il numero di paesi Ue ufficialmente visitati da Macron dalla sua elezione nel 2017. Non si tratta però di una visita tra le tante, perché stavolta Macron ha incontrato Viktor Orbán. Anche se l’occasione era formale (il vertice del gruppo di Visegrád che quest’anno si tiene a Budapest) si è trattato della prima visita di un capo di stato francese in Ungheria dal 2007.
Allora il clima era molto diverso: era prima dell’elezione di Orbán nel 2010, e prima che cominciasse la lunga diatriba sul deterioramento della democrazia in Polonia e Ungheria. “Orbán è un avversario politico, ma anche un partner europeo”, ha detto Macron. Parole eloquenti.
🇫🇷 “Ripresa, potenza e appartenenza”
È il motto della presidenza francese dell'UE, che inizierà il 1° gennaio. Un motto che fa leva su concetti patriottici, esprimendo bene la distanza da quelle che erano le ambizioni di Parigi nel 2019. Allora Macron sperava che proprio nel corso del semestre francese si arrivasse alla conclusione trionfale della Conferenza sul futuro dell’Europa: appena in tempo per “venderne” il risultato alle presidenziali.
Invece le prevedibili divisioni tra paesi stanno facendo naufragare la Conferenza. Così Parigi è alla affannosa ricerca di priorità fattibili. Priorità sempre più vicine alle visioni “sovrane”, se non sovraniste, d’Europa: protezione dei confini, autonomia strategica sulla difesa, tutela dei campioni industriali “europei” da ingerenze estere.
➡️ En marche... verso destra?
Nella sua visita di oggi Macron ha anche incontrato il sindaco di Budapest e il leader dell’opposizione, due strenui oppositori di Orbán. Ma non c’è dubbio che l’Eliseo sia alla ricerca di collaborazione, più che di scontro.
In Francia Macron è ancora in testa ai sondaggi, ma deve fare i conti con più di un avversario da destra. A Le Pen e Zemmour, ora si aggiunge anche la neoletta leader dei Repubblicani Pécresse, data dai sondaggi a un'incollatura da Macron. Con tanto di slogan "la Francia ci protegge" che fa il verso a “L’Europa ci protegge”, usato proprio da Macron nel 2017.
Un motivo in più per l’Eliseo di difendere sì l’Europa, ma un’Europa “di popoli e nazioni” più che il sogno federalista.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Bennett negli Emirati: “vicini e cugini”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bennett-negli-emirati-vicini-e-cugini-32647
🤝 Last, but not least
Ventisei, cioè tutti. Con oggi, è questo il numero di paesi Ue ufficialmente visitati da Macron dalla sua elezione nel 2017. Non si tratta però di una visita tra le tante, perché stavolta Macron ha incontrato Viktor Orbán. Anche se l’occasione era formale (il vertice del gruppo di Visegrád che quest’anno si tiene a Budapest) si è trattato della prima visita di un capo di stato francese in Ungheria dal 2007.
Allora il clima era molto diverso: era prima dell’elezione di Orbán nel 2010, e prima che cominciasse la lunga diatriba sul deterioramento della democrazia in Polonia e Ungheria. “Orbán è un avversario politico, ma anche un partner europeo”, ha detto Macron. Parole eloquenti.
🇫🇷 “Ripresa, potenza e appartenenza”
È il motto della presidenza francese dell'UE, che inizierà il 1° gennaio. Un motto che fa leva su concetti patriottici, esprimendo bene la distanza da quelle che erano le ambizioni di Parigi nel 2019. Allora Macron sperava che proprio nel corso del semestre francese si arrivasse alla conclusione trionfale della Conferenza sul futuro dell’Europa: appena in tempo per “venderne” il risultato alle presidenziali.
Invece le prevedibili divisioni tra paesi stanno facendo naufragare la Conferenza. Così Parigi è alla affannosa ricerca di priorità fattibili. Priorità sempre più vicine alle visioni “sovrane”, se non sovraniste, d’Europa: protezione dei confini, autonomia strategica sulla difesa, tutela dei campioni industriali “europei” da ingerenze estere.
➡️ En marche... verso destra?
Nella sua visita di oggi Macron ha anche incontrato il sindaco di Budapest e il leader dell’opposizione, due strenui oppositori di Orbán. Ma non c’è dubbio che l’Eliseo sia alla ricerca di collaborazione, più che di scontro.
In Francia Macron è ancora in testa ai sondaggi, ma deve fare i conti con più di un avversario da destra. A Le Pen e Zemmour, ora si aggiunge anche la neoletta leader dei Repubblicani Pécresse, data dai sondaggi a un'incollatura da Macron. Con tanto di slogan "la Francia ci protegge" che fa il verso a “L’Europa ci protegge”, usato proprio da Macron nel 2017.
Un motivo in più per l’Eliseo di difendere sì l’Europa, ma un’Europa “di popoli e nazioni” più che il sogno federalista.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Bennett negli Emirati: “vicini e cugini”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bennett-negli-emirati-vicini-e-cugini-32647
🌍 OMICRON: TUTTO DA RIFARE?
🦠 Ricomincio da tre
Due dosi non bastano. È ciò che sta emergendo dagli studi finora pubblicati su Omicron, variante che non solo risulta più contagiosa rispetto a Delta, ma anche fino al 40% più “resistente” agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. La speranza è che non sia anche più letale, come sembrerebbero confermare i primi dati provenienti dal Sudafrica.
Ma segnali incoraggianti arrivano anche da uno studio dell'Università di Oxford secondo cui la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75% (comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro Delta). Anche per questo, molti paesi accelerano sulla somministrazione del richiamo. Ma intanto Omicron si diffonde.
📈 London calling
In Sudafrica, dove è stato per la prima volta rilevata a metà novembre, Omicron rappresenta già il 90% dei nuovi contagi giornalieri che, nell’arco di tre settimane, sono decuplicati. Lo stesso destino potrebbe essere presto condiviso dal Regno Unito dove, secondo le parole del ministro della Salute, “Omicron si sta diffondendo a un ritmo fenomenale”: i casi Omicron raddoppiano ogni tre giorni, e entro le prossime 48 ore Omicron sarà già diventata la variante dominante nel paese.
A Londra se ne vedono gli effetti: oggi il picco di infezioni degli ultimi 12 mesi. Così Boris Johnson è corso ai ripari, promettendo la disponibilità della dose di richiamo per tutti i maggiorenni entro fine anno.
💉 Nuovi vaccini, vecchi problemi?
Per ora Omicron ha causato un solo morto (confermato). Allarme ingiustificato? No, perché all’aumentare della contagiosità cresceranno anche i ricoveri, la pressione sui sistemi sanitari e, quindi, i decessi evitabili. Inoltre, non si sa ancora quanto durerà la protezione data dalla terza dose.
Per questo sia Pfizer che Moderna puntano a lanciare un nuovo vaccino specifico contro le mutazioni di Omicron entro marzo 2022. E lo stesso sta facendo Gamaleya con il suo Sputnik. E dunque, rieccoci: visto che queste dosi "anti-Omicron" saranno probabilmente meno disponibili delle altre, il pericolo è quello di una nuova “corsa al vaccino”, che esasperi le già forti disuguaglianze e apra il campo alla nascita di nuove varianti. Per quanto ancora potrà andare avanti questo circolo vizioso?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’inverno tra Bruxelles e Mosca. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linverno-tra-bruxelles-e-mosca-32662
🦠 Ricomincio da tre
Due dosi non bastano. È ciò che sta emergendo dagli studi finora pubblicati su Omicron, variante che non solo risulta più contagiosa rispetto a Delta, ma anche fino al 40% più “resistente” agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. La speranza è che non sia anche più letale, come sembrerebbero confermare i primi dati provenienti dal Sudafrica.
Ma segnali incoraggianti arrivano anche da uno studio dell'Università di Oxford secondo cui la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75% (comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro Delta). Anche per questo, molti paesi accelerano sulla somministrazione del richiamo. Ma intanto Omicron si diffonde.
📈 London calling
In Sudafrica, dove è stato per la prima volta rilevata a metà novembre, Omicron rappresenta già il 90% dei nuovi contagi giornalieri che, nell’arco di tre settimane, sono decuplicati. Lo stesso destino potrebbe essere presto condiviso dal Regno Unito dove, secondo le parole del ministro della Salute, “Omicron si sta diffondendo a un ritmo fenomenale”: i casi Omicron raddoppiano ogni tre giorni, e entro le prossime 48 ore Omicron sarà già diventata la variante dominante nel paese.
A Londra se ne vedono gli effetti: oggi il picco di infezioni degli ultimi 12 mesi. Così Boris Johnson è corso ai ripari, promettendo la disponibilità della dose di richiamo per tutti i maggiorenni entro fine anno.
💉 Nuovi vaccini, vecchi problemi?
Per ora Omicron ha causato un solo morto (confermato). Allarme ingiustificato? No, perché all’aumentare della contagiosità cresceranno anche i ricoveri, la pressione sui sistemi sanitari e, quindi, i decessi evitabili. Inoltre, non si sa ancora quanto durerà la protezione data dalla terza dose.
Per questo sia Pfizer che Moderna puntano a lanciare un nuovo vaccino specifico contro le mutazioni di Omicron entro marzo 2022. E lo stesso sta facendo Gamaleya con il suo Sputnik. E dunque, rieccoci: visto che queste dosi "anti-Omicron" saranno probabilmente meno disponibili delle altre, il pericolo è quello di una nuova “corsa al vaccino”, che esasperi le già forti disuguaglianze e apra il campo alla nascita di nuove varianti. Per quanto ancora potrà andare avanti questo circolo vizioso?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’inverno tra Bruxelles e Mosca. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linverno-tra-bruxelles-e-mosca-32662
🌎 USA-EMIRATI: QUESTO ACCORDO NON S’HA DA FARE
💣 Hold the line
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di ritirarsi da un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto di caccia F-35, droni Reaper e altre munizioni avanzate. Il deal da 23 miliardi di dollari, siglato da Donald Trump nel 2020, era collegato ai cosiddetti "accordi di Abramo" che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, da un lato, ed Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan dall’altro.
Formalmente, le ragioni della sospensione sono tecniche. Ma in realtà gli Emirati sembrano ritenere troppo onerose le richieste provenienti da Washington di proteggere l’attrezzatura militare da eventuali operazioni di spionaggio cinesi.
🇦🇪 Occhio per occhio?
La dichiarazione degli Emirati arriva pochi giorni dopo il “tour del Golfo” di Emmanuel Macron, nel quale il presidente francese ha concluso un accordo con Abu Dhabi per la vendita di 80 caccia Rafale e 12 elicotteri militari. Un accordo record per l’industria francese (17 miliardi) che ribilancia almeno in parte la commessa da 66 miliardi persa da Parigi in seguito alla firma dell’AUKUS.
D’altronde il Medio Oriente resta un ghiotto obiettivo per tutti i paesi esportatori di armi: il 33% della domanda mondiale viene da lì, e i paesi dell’area spendono in media il 5% del PIL per l’acquisto di armi (il quintuplo dell’Italia). Anche per questo, la scelta del partner da cui importare è anche uno strumento di politica estera, utilizzato per indicare alleanze e malumori. Probabile che Abu Dhabi abbia scelto di inviare un chiaro segnale verso Washington...
🪖 Deal o no deal?
Dalle rigide condizioni imposte dagli Usa una cosa appare chiara: le relazioni tra Washington e Pechino sono sempre più tese, tanto che la Casa Bianca sceglie di correre il rischio di far saltare un accordo miliardario. Ma non vanno trascurati neppure i mal di pancia interni, con la maggioranza democratica che aveva più volte cercato di far saltare il deal.
I problemi, d’altronde, non finiscono lì. Ieri gli “accordi di Abramo” che avevano propiziato l’affare hanno portato alla prima visita nella storia di un premier israeliano negli Emirati. Eppure proprio Bennett sarebbe ben felice se la vendita non si concretizzasse.
Israele, tradizionale alleato di Washington, mira infatti a mantenere un vantaggio militare consistente rispetto ai propri (potenziali) avversari. Emirati inclusi.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Una roadmap per la Tunisia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-road-map-la-tunisia-32675
💣 Hold the line
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di ritirarsi da un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto di caccia F-35, droni Reaper e altre munizioni avanzate. Il deal da 23 miliardi di dollari, siglato da Donald Trump nel 2020, era collegato ai cosiddetti "accordi di Abramo" che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, da un lato, ed Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan dall’altro.
Formalmente, le ragioni della sospensione sono tecniche. Ma in realtà gli Emirati sembrano ritenere troppo onerose le richieste provenienti da Washington di proteggere l’attrezzatura militare da eventuali operazioni di spionaggio cinesi.
🇦🇪 Occhio per occhio?
La dichiarazione degli Emirati arriva pochi giorni dopo il “tour del Golfo” di Emmanuel Macron, nel quale il presidente francese ha concluso un accordo con Abu Dhabi per la vendita di 80 caccia Rafale e 12 elicotteri militari. Un accordo record per l’industria francese (17 miliardi) che ribilancia almeno in parte la commessa da 66 miliardi persa da Parigi in seguito alla firma dell’AUKUS.
D’altronde il Medio Oriente resta un ghiotto obiettivo per tutti i paesi esportatori di armi: il 33% della domanda mondiale viene da lì, e i paesi dell’area spendono in media il 5% del PIL per l’acquisto di armi (il quintuplo dell’Italia). Anche per questo, la scelta del partner da cui importare è anche uno strumento di politica estera, utilizzato per indicare alleanze e malumori. Probabile che Abu Dhabi abbia scelto di inviare un chiaro segnale verso Washington...
🪖 Deal o no deal?
Dalle rigide condizioni imposte dagli Usa una cosa appare chiara: le relazioni tra Washington e Pechino sono sempre più tese, tanto che la Casa Bianca sceglie di correre il rischio di far saltare un accordo miliardario. Ma non vanno trascurati neppure i mal di pancia interni, con la maggioranza democratica che aveva più volte cercato di far saltare il deal.
I problemi, d’altronde, non finiscono lì. Ieri gli “accordi di Abramo” che avevano propiziato l’affare hanno portato alla prima visita nella storia di un premier israeliano negli Emirati. Eppure proprio Bennett sarebbe ben felice se la vendita non si concretizzasse.
Israele, tradizionale alleato di Washington, mira infatti a mantenere un vantaggio militare consistente rispetto ai propri (potenziali) avversari. Emirati inclusi.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Una roadmap per la Tunisia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-road-map-la-tunisia-32675
🌍 CONSIGLIO EUROPEO: NOTTE FONDA PER L'UE?
💪Tour de force
Omicron, migranti, crisi energetica e tensioni con la Russia. Questi alcuni dei principali temi al centro della fittissima agenda del Consiglio Europeo in corso in queste ore. Tra i 27 leader Ue compaiono molti volti nuovi: i primi ministri svedese e bulgaro, il cancelliere austriaco e soprattutto quello tedesco, Olaf Scholz.
Scholz dovrà dimostrare di essere all’altezza del ruolo di mediatore tra le diverse posizioni europee tradizionalmente riconosciuto ad Angela Merkel. Un vero e proprio battesimo del fuoco, considerando la criticità dei dossier sul tavolo di Bruxelles e le ampie divisioni tra gli Stati membri.
🏫 Selezione all’ingresso
Il vertice arriva in un momento delicato, in cui le certezze acquisite grazie ai vaccini sono rimesse in discussione dalla diffusione della variante Omicron. Di fronte alla sua contagiosità di molto superiore a Delta, i paesi europei sono tornati a muoversi in maniera non coordinata: Portogallo, Italia e Grecia hanno imposto ai viaggiatori in ingresso l’obbligo di presentare un tampone negativo, anche se completamente vaccinati.
Uno schiaffo al certificato verde europeo rispetto al quale il Consiglio ha chiesto spiegazioni, senza però prendere provvedimenti volti a ristabilire regole comuni. Secondo indiscrezioni di queste ore, mancherebbe poi l’accordo per far scattare all’unisono la limitazione dei certificati di vaccinazione a nove mesi. Insomma, non proprio il “booster” nella lotta ad Omicron che ci si aspettava da questo Consiglio.
🧭 Nord Sud Ovest Est
Dai leader ci si attende anche un monito alla Russia affinché non causi una nuova escalation con l’Ucraina. Ma all’interno del Consiglio ci si torna a dividere, tra chi spinge per sanzioni preventive e chi (come Italia, Germania e Francia) è contrario, temendo un irrigidimento dei rapporti con Mosca.
Anche perché in piena crisi energetica, rispetto alla quale il Consiglio anche oggi faticherà a trovare soluzioni sovranazionali condivise, il Cremlino rimane un partner necessario. Anche se la decisione della nuova ministra degli esteri tedesca di sospendere l’entrata in funzione del Nord Stream 2 sembrerebbe segnalare posizioni almeno un po’ più vicine.
Tra divisioni, minacce e crisi, la politica estera europea rimane lontana dal sogno di “parlare con una voce sola”. Basterà la Bussola strategica per la politica estera, oggi sotto esame dei leader, a indicare una rotta comune?
Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-paga-la-bolletta-del-gas-32699
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, verso il non voto. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-verso-il-non-voto-32700?r
💪Tour de force
Omicron, migranti, crisi energetica e tensioni con la Russia. Questi alcuni dei principali temi al centro della fittissima agenda del Consiglio Europeo in corso in queste ore. Tra i 27 leader Ue compaiono molti volti nuovi: i primi ministri svedese e bulgaro, il cancelliere austriaco e soprattutto quello tedesco, Olaf Scholz.
Scholz dovrà dimostrare di essere all’altezza del ruolo di mediatore tra le diverse posizioni europee tradizionalmente riconosciuto ad Angela Merkel. Un vero e proprio battesimo del fuoco, considerando la criticità dei dossier sul tavolo di Bruxelles e le ampie divisioni tra gli Stati membri.
🏫 Selezione all’ingresso
Il vertice arriva in un momento delicato, in cui le certezze acquisite grazie ai vaccini sono rimesse in discussione dalla diffusione della variante Omicron. Di fronte alla sua contagiosità di molto superiore a Delta, i paesi europei sono tornati a muoversi in maniera non coordinata: Portogallo, Italia e Grecia hanno imposto ai viaggiatori in ingresso l’obbligo di presentare un tampone negativo, anche se completamente vaccinati.
Uno schiaffo al certificato verde europeo rispetto al quale il Consiglio ha chiesto spiegazioni, senza però prendere provvedimenti volti a ristabilire regole comuni. Secondo indiscrezioni di queste ore, mancherebbe poi l’accordo per far scattare all’unisono la limitazione dei certificati di vaccinazione a nove mesi. Insomma, non proprio il “booster” nella lotta ad Omicron che ci si aspettava da questo Consiglio.
🧭 Nord Sud Ovest Est
Dai leader ci si attende anche un monito alla Russia affinché non causi una nuova escalation con l’Ucraina. Ma all’interno del Consiglio ci si torna a dividere, tra chi spinge per sanzioni preventive e chi (come Italia, Germania e Francia) è contrario, temendo un irrigidimento dei rapporti con Mosca.
Anche perché in piena crisi energetica, rispetto alla quale il Consiglio anche oggi faticherà a trovare soluzioni sovranazionali condivise, il Cremlino rimane un partner necessario. Anche se la decisione della nuova ministra degli esteri tedesca di sospendere l’entrata in funzione del Nord Stream 2 sembrerebbe segnalare posizioni almeno un po’ più vicine.
Tra divisioni, minacce e crisi, la politica estera europea rimane lontana dal sogno di “parlare con una voce sola”. Basterà la Bussola strategica per la politica estera, oggi sotto esame dei leader, a indicare una rotta comune?
Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-paga-la-bolletta-del-gas-32699
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, verso il non voto. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-verso-il-non-voto-32700?r
🌍 BANCHE CENTRALI: STRETTA IN VISTA
📈 Zero virgola
Da 0,10% a 0,25%. Ieri la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi d’interesse: è la prima volta in tre anni e mezzo. Anche se minuscola, la mossa della BoE ha sorpreso i mercati. Che però da diverse settimane si preparano a quello che sembra sempre più inevitabile: l’inizio di strette monetarie da parte delle banche centrali di mezzo mondo.
D’altronde sempre ieri la Fed ha accelerato (da 15 a 30 miliardi di dollari al mese) il suo tapering, cioè la riduzione degli acquisti di titoli che fino a oggi avevano stimolato l’economia americana.
La ragione? Una sola: l’inflazione continua a correre.
💶 Ok, il prezzo (non) è giusto
Ormai è un dato di fatto: negli Usa, in Eurozona e nel Regno Unito l’inflazione è “troppa”. Certo, la pandemia aveva gettato molti paesi in un periodo di inflazione bassa, ed era naturale che alla ripresa economica si accompagnasse una risalita dei prezzi. Ma adesso tutto il “ritardo” accumulato nel 2020 è stato recuperato. Eppure a novembre, negli Usa l’inflazione (+6,8%) era ai massimi degli ultimi 40 anni.
Anche in Eurozona (+4,9% a novembre) cifre simili non si erano mai viste dalla creazione della moneta unica. Ma la Bce di Lagarde rimane cauta, perché sa di avere tra le mani una patata molto bollente. Se ritira gli stimoli troppo in fretta rischia di far ripartire gli spread nei paesi più indebitati, Italia inclusa. E se lo spread riparte, anche i piani di investimento italiani collegati a Next Generation EU potrebbero complicarsi molto.
😲 Con il fiato sospeso
Le nuove strette sono potenzialmente rischiose anche per i paesi emergenti, che temono fughe di capitali. È ovvio: se i tassi di interessi nei paesi avanzati si alzano, chi ha investito nei mercati più “rischiosi” ha un incentivo ad andarsene. Causando il deprezzamento della valuta locale e, potenzialmente, persino una crisi finanziaria.
Guardando al 2022, la domanda da un miliardo di dollari è: le economie emergenti sperimenteranno una ripetizione del taper tantrum del 2013? Difficile a dirsi, ma due cose sono certe. La pandemia ha generato maggiore incertezza e instabilità economica. E, soprattutto, le banche centrali dovranno limitare le mosse a sorpresa se vogliono evitare di scatenare di nuovo il panico nei mercati globali.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cile diviso al ballottaggio. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cile-diviso-al-ballottaggio-32721
📈 Zero virgola
Da 0,10% a 0,25%. Ieri la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi d’interesse: è la prima volta in tre anni e mezzo. Anche se minuscola, la mossa della BoE ha sorpreso i mercati. Che però da diverse settimane si preparano a quello che sembra sempre più inevitabile: l’inizio di strette monetarie da parte delle banche centrali di mezzo mondo.
D’altronde sempre ieri la Fed ha accelerato (da 15 a 30 miliardi di dollari al mese) il suo tapering, cioè la riduzione degli acquisti di titoli che fino a oggi avevano stimolato l’economia americana.
La ragione? Una sola: l’inflazione continua a correre.
💶 Ok, il prezzo (non) è giusto
Ormai è un dato di fatto: negli Usa, in Eurozona e nel Regno Unito l’inflazione è “troppa”. Certo, la pandemia aveva gettato molti paesi in un periodo di inflazione bassa, ed era naturale che alla ripresa economica si accompagnasse una risalita dei prezzi. Ma adesso tutto il “ritardo” accumulato nel 2020 è stato recuperato. Eppure a novembre, negli Usa l’inflazione (+6,8%) era ai massimi degli ultimi 40 anni.
Anche in Eurozona (+4,9% a novembre) cifre simili non si erano mai viste dalla creazione della moneta unica. Ma la Bce di Lagarde rimane cauta, perché sa di avere tra le mani una patata molto bollente. Se ritira gli stimoli troppo in fretta rischia di far ripartire gli spread nei paesi più indebitati, Italia inclusa. E se lo spread riparte, anche i piani di investimento italiani collegati a Next Generation EU potrebbero complicarsi molto.
😲 Con il fiato sospeso
Le nuove strette sono potenzialmente rischiose anche per i paesi emergenti, che temono fughe di capitali. È ovvio: se i tassi di interessi nei paesi avanzati si alzano, chi ha investito nei mercati più “rischiosi” ha un incentivo ad andarsene. Causando il deprezzamento della valuta locale e, potenzialmente, persino una crisi finanziaria.
Guardando al 2022, la domanda da un miliardo di dollari è: le economie emergenti sperimenteranno una ripetizione del taper tantrum del 2013? Difficile a dirsi, ma due cose sono certe. La pandemia ha generato maggiore incertezza e instabilità economica. E, soprattutto, le banche centrali dovranno limitare le mosse a sorpresa se vogliono evitare di scatenare di nuovo il panico nei mercati globali.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cile diviso al ballottaggio. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cile-diviso-al-ballottaggio-32721
🌎 CILE: GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO?
🇨🇱 Il trionfo degli “estremi”
56% contro 44%: è il risultato del ballottaggio delle presidenziali in Cile che ha portato alla vittoria il 35enne di estrema sinistra Gabriel Boric, contro lo sfidante di estrema destra José Antonio Kast. Così il prossimo marzo Sebastián Piñera consegnerà il paese a coloro che si sono mobilitati durante i suoi mandati presidenziali, ponendosi a capo di lunghe proteste di piazza.
Il Cile, che dalla fine della dittatura di Pinochet nel 1990 aveva abbracciato leader moderati, si ritrova spaccato: da un lato, un presidente alleato con il Partito comunista; dall’altro, un’opposizione il cui leader rimpiange apertamente Pinochet.
🗳 Vox populi, vox Dei?
Alle elezioni di domenica ha partecipato il 56% dei cileni, l’affluenza più alta da quando nel 2012 il voto è stato reso volontario (qualcosa di raro in America Latina, dove in molti paesi è ancora obbligatorio recarsi alle urne). Un'affluenza 12 punti più elevata rispetto alle elezioni per eleggere la Convenzione costituzionale a maggio.
Il voto dà un mandato forte a Boric, il cui problema più grande diventa adesso riconciliare le promesse con la realtà. Tra i suoi alleati c’è chi vorrebbe colpire i settori minerario e agricolo, che insieme rappresentano l’80% di tutte le esportazioni cilene. E lo stesso neopresidente in campagna elettorale ha promesso di "seppellire" il modello economico neoliberale. Un modello che ha permesso al Cile di triplicare il proprio PIL pro capite in trent’anni, ma senza ridurre le disuguaglianze.
🇧🇷 Saltare sul carro
La vittoria di Boric non è solo la vittoria di un “estremo”, ma anche la sconfitta dei moderati che si sono alternati al potere per tre decenni. Moderati che non hanno saputo offrire un’alternativa credibile agli elettori, e che nel tentativo di farlo si sono a loro volta avvicinati agli estremi: Piñera ha permesso l’utilizzo ai cittadini del 30% dei contributi previdenziali, di fatto assicurando al paese una futura crisi pensionistica, mentre l’ex presidente Bachelet si è rapidamente alleata con Boric.
Adesso non resta che vedere se questo ciclo di neopopulismo di sinistra in America Latina troverà un corrispettivo in un paese dieci volte più popoloso: quel Brasile in cui, alle elezioni del 2022, Lula già appare il candidato favorito.
Non perdere la tavola rotonda ISPI mercoledì 22 dicembre alle 18.00: “Elezioni in Cile, la piazza ha vinto?”. Registrati qui per seguire l’evento online: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-cile-la-piazza-ha-vinto
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Democrazia targata Hong Kong. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-targata-hong-kong-32755
🇨🇱 Il trionfo degli “estremi”
56% contro 44%: è il risultato del ballottaggio delle presidenziali in Cile che ha portato alla vittoria il 35enne di estrema sinistra Gabriel Boric, contro lo sfidante di estrema destra José Antonio Kast. Così il prossimo marzo Sebastián Piñera consegnerà il paese a coloro che si sono mobilitati durante i suoi mandati presidenziali, ponendosi a capo di lunghe proteste di piazza.
Il Cile, che dalla fine della dittatura di Pinochet nel 1990 aveva abbracciato leader moderati, si ritrova spaccato: da un lato, un presidente alleato con il Partito comunista; dall’altro, un’opposizione il cui leader rimpiange apertamente Pinochet.
🗳 Vox populi, vox Dei?
Alle elezioni di domenica ha partecipato il 56% dei cileni, l’affluenza più alta da quando nel 2012 il voto è stato reso volontario (qualcosa di raro in America Latina, dove in molti paesi è ancora obbligatorio recarsi alle urne). Un'affluenza 12 punti più elevata rispetto alle elezioni per eleggere la Convenzione costituzionale a maggio.
Il voto dà un mandato forte a Boric, il cui problema più grande diventa adesso riconciliare le promesse con la realtà. Tra i suoi alleati c’è chi vorrebbe colpire i settori minerario e agricolo, che insieme rappresentano l’80% di tutte le esportazioni cilene. E lo stesso neopresidente in campagna elettorale ha promesso di "seppellire" il modello economico neoliberale. Un modello che ha permesso al Cile di triplicare il proprio PIL pro capite in trent’anni, ma senza ridurre le disuguaglianze.
🇧🇷 Saltare sul carro
La vittoria di Boric non è solo la vittoria di un “estremo”, ma anche la sconfitta dei moderati che si sono alternati al potere per tre decenni. Moderati che non hanno saputo offrire un’alternativa credibile agli elettori, e che nel tentativo di farlo si sono a loro volta avvicinati agli estremi: Piñera ha permesso l’utilizzo ai cittadini del 30% dei contributi previdenziali, di fatto assicurando al paese una futura crisi pensionistica, mentre l’ex presidente Bachelet si è rapidamente alleata con Boric.
Adesso non resta che vedere se questo ciclo di neopopulismo di sinistra in America Latina troverà un corrispettivo in un paese dieci volte più popoloso: quel Brasile in cui, alle elezioni del 2022, Lula già appare il candidato favorito.
Non perdere la tavola rotonda ISPI mercoledì 22 dicembre alle 18.00: “Elezioni in Cile, la piazza ha vinto?”. Registrati qui per seguire l’evento online: https://www.ispionline.it/it/eventi/evento/elezioni-cile-la-piazza-ha-vinto
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Democrazia targata Hong Kong. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-targata-hong-kong-32755
🌎 USA: BUILD BACK NEVER?
🇺🇸 Tiro Manc(h)ino
“Non posso votare questa legge”. Con queste parole a Fox News Sunday, il senatore democratico conservatore Joe Manchin ha annunciato il suo mancato sostegno al Build Back Better: il piano da 1750 miliardi di dollari al centro dell’agenda politica di Biden.
Dopo l’approvazione alla Camera il mese scorso, il pacchetto avrebbe ora bisogno dei voti favorevoli di tutti i 50 senatori democratici per poter diventare legge. Bastano così le reticenze di Manchin a bloccare tutta una serie di riforme che promettono di rivoluzionare la rete di protezione sociale americana, le sue politiche climatiche e l’intero sistema di tassazione.
💰 Questione di trilioni
La decisione di Manchin non rappresenta certo una novità: il senatore ha più volte espresso il suo rifiuto a votare pacchetti superiori ai 1500 miliardi di dollari, temendo un effetto al rialzo su inflazione e debito pubblico. Tanto che per venirgli incontro la Casa Bianca aveva già dimezzato la portata iniziale del piano e le due parti sembravano aver raggiunto un accordo.
Ma a novembre l’inflazione negli USA ha registrato un +6,8% (il massimo degli ultimi 40 anni), mentre l’ufficio di bilancio del Congresso ha pubblicato nuovi studi che stimano un potenziale costo complessivo del piano in oltre 2400 miliardi. Manchin si è così nuovamente tirato indietro, facendo naufragare le speranze di Biden di una rapida approvazione del pacchetto.
🗳 Partiti Democratici
A novembre negli USA si terranno le elezioni di metà mandato. Un appuntamento a cui il partito democratico si presenta quanto mai spaccato e sfavorito nei sondaggi. La storia americana insegna che in tre quarti delle midterm degli ultimi 80 anni, il partito di opposizione ha ottenuto la maggioranza al Congresso.
Difficilmente Biden, il cui indice di popolarità è ai minimi, riuscirà a invertire questo trend – complice anche un ritorno di fiamma della pandemia con Omicron. Le sue speranze per evitare una débacle sono quindi legate proprio all’approvazione del Build Back Better, che potrebbe convincere parte dell’elettorato a cambiare idea grazie a più di un incentivo economico.
Il futuro dell’America è appeso a un Joe: ma non è detto che sia Biden.
Nell’ISPI Dailiy Focus di questa sera: Etiopia, una via d’uscita. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-una-duscita-32771
🇺🇸 Tiro Manc(h)ino
“Non posso votare questa legge”. Con queste parole a Fox News Sunday, il senatore democratico conservatore Joe Manchin ha annunciato il suo mancato sostegno al Build Back Better: il piano da 1750 miliardi di dollari al centro dell’agenda politica di Biden.
Dopo l’approvazione alla Camera il mese scorso, il pacchetto avrebbe ora bisogno dei voti favorevoli di tutti i 50 senatori democratici per poter diventare legge. Bastano così le reticenze di Manchin a bloccare tutta una serie di riforme che promettono di rivoluzionare la rete di protezione sociale americana, le sue politiche climatiche e l’intero sistema di tassazione.
💰 Questione di trilioni
La decisione di Manchin non rappresenta certo una novità: il senatore ha più volte espresso il suo rifiuto a votare pacchetti superiori ai 1500 miliardi di dollari, temendo un effetto al rialzo su inflazione e debito pubblico. Tanto che per venirgli incontro la Casa Bianca aveva già dimezzato la portata iniziale del piano e le due parti sembravano aver raggiunto un accordo.
Ma a novembre l’inflazione negli USA ha registrato un +6,8% (il massimo degli ultimi 40 anni), mentre l’ufficio di bilancio del Congresso ha pubblicato nuovi studi che stimano un potenziale costo complessivo del piano in oltre 2400 miliardi. Manchin si è così nuovamente tirato indietro, facendo naufragare le speranze di Biden di una rapida approvazione del pacchetto.
🗳 Partiti Democratici
A novembre negli USA si terranno le elezioni di metà mandato. Un appuntamento a cui il partito democratico si presenta quanto mai spaccato e sfavorito nei sondaggi. La storia americana insegna che in tre quarti delle midterm degli ultimi 80 anni, il partito di opposizione ha ottenuto la maggioranza al Congresso.
Difficilmente Biden, il cui indice di popolarità è ai minimi, riuscirà a invertire questo trend – complice anche un ritorno di fiamma della pandemia con Omicron. Le sue speranze per evitare una débacle sono quindi legate proprio all’approvazione del Build Back Better, che potrebbe convincere parte dell’elettorato a cambiare idea grazie a più di un incentivo economico.
Il futuro dell’America è appeso a un Joe: ma non è detto che sia Biden.
Nell’ISPI Dailiy Focus di questa sera: Etiopia, una via d’uscita. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-una-duscita-32771
🌍 COVID: ANCORA TU...?
📈 "Una nuova tempesta è in arrivo"
I sistemi sanitari sono di nuovo a rischio: questo il messaggio di Hans Kluge, direttore di Oms Europa. In un mese la variante Omicron si appresta già a diventare il ceppo dominante di nuovo coronavirus nel continente, e i governi sono nuovamente costretti a varare misure restrittive.
Alcune regioni hanno già le ore contate, come il Regno Unito e in particolare Londra, in cui domenica il sindaco Sadiq Khan ha dichiarato lo stato di emergenza locale perché mentre crescono i ricoveri aumenta anche il personale ospedaliero positivo che non può lavorare. E così Omicron ha già stravolto i piani di riapertura e le speranze di chi con l’anno nuovo aspettava anche l’inizio del “post-Covid”.
🦠 Déjà-vu
Insomma, in Europa si prospetta un inizio 2022 nuovamente all’insegna del distanziamento. Da domenica i Paesi Bassi sono in lockdown almeno fino a metà gennaio, mentre Germania e Portogallo hanno già annunciato restrizioni post-natalizie. Nel frattempo, ieri la Spagna ha riportato il più alto numero di casi giornalieri da inizio pandemia e in Francia si teme che i casi superino presto i 100.000 al giorno.
Ma rispetto a inizio anno per i governi aumentano anche le difficoltà. In primis politiche: Boris Johnson affronta una ribellione interna ai tories, e in questi giorni si è astenuto dal prendere nuove misure. Non è il solo. E poi economiche: gli stimoli miliardari dell’anno scorso sono un ricordo, mentre in due anni il debito pubblico in Eurozona è passato dall’84% al 100% del PIL.
💉 "Boost, boost, boost”
La protezione conferita dalla doppia dose di vaccino contro le infezioni da Omicron è pari al solo 20%. Così i paesi europei cercano di accelerare sulle terze dosi, e in Israele si pianificano già le quarte. Resta dunque solo sulla carta l’invito dell’OMS ai paesi più avanzati di cedere parte delle dosi a quelli più indietro nella campagna vaccinale, mentre nel mondo si amplifica la disuguaglianza vaccinale.
In quasi tutti qcontinenti la percentuale di popolazione vaccinata con almeno due dosi è superiore al 50%. In Africa siamo all’8%: la stessa percentuale che si toccava in Europa otto mesi fa. Quante nuove varianti saranno necessarie per rendersi conto che questo divario deve essere colmato?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, non si vota. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-non-si-vota-32781
📈 "Una nuova tempesta è in arrivo"
I sistemi sanitari sono di nuovo a rischio: questo il messaggio di Hans Kluge, direttore di Oms Europa. In un mese la variante Omicron si appresta già a diventare il ceppo dominante di nuovo coronavirus nel continente, e i governi sono nuovamente costretti a varare misure restrittive.
Alcune regioni hanno già le ore contate, come il Regno Unito e in particolare Londra, in cui domenica il sindaco Sadiq Khan ha dichiarato lo stato di emergenza locale perché mentre crescono i ricoveri aumenta anche il personale ospedaliero positivo che non può lavorare. E così Omicron ha già stravolto i piani di riapertura e le speranze di chi con l’anno nuovo aspettava anche l’inizio del “post-Covid”.
🦠 Déjà-vu
Insomma, in Europa si prospetta un inizio 2022 nuovamente all’insegna del distanziamento. Da domenica i Paesi Bassi sono in lockdown almeno fino a metà gennaio, mentre Germania e Portogallo hanno già annunciato restrizioni post-natalizie. Nel frattempo, ieri la Spagna ha riportato il più alto numero di casi giornalieri da inizio pandemia e in Francia si teme che i casi superino presto i 100.000 al giorno.
Ma rispetto a inizio anno per i governi aumentano anche le difficoltà. In primis politiche: Boris Johnson affronta una ribellione interna ai tories, e in questi giorni si è astenuto dal prendere nuove misure. Non è il solo. E poi economiche: gli stimoli miliardari dell’anno scorso sono un ricordo, mentre in due anni il debito pubblico in Eurozona è passato dall’84% al 100% del PIL.
💉 "Boost, boost, boost”
La protezione conferita dalla doppia dose di vaccino contro le infezioni da Omicron è pari al solo 20%. Così i paesi europei cercano di accelerare sulle terze dosi, e in Israele si pianificano già le quarte. Resta dunque solo sulla carta l’invito dell’OMS ai paesi più avanzati di cedere parte delle dosi a quelli più indietro nella campagna vaccinale, mentre nel mondo si amplifica la disuguaglianza vaccinale.
In quasi tutti qcontinenti la percentuale di popolazione vaccinata con almeno due dosi è superiore al 50%. In Africa siamo all’8%: la stessa percentuale che si toccava in Europa otto mesi fa. Quante nuove varianti saranno necessarie per rendersi conto che questo divario deve essere colmato?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, non si vota. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-non-si-vota-32781
🌏 COVID: RESTIAMO POSITIVI
🇨🇳 Tutti a casa
13 milioni di cinesi in lockdown per 63 casi. La Cina continua con la sua politica zero-Covid e questa volta sono i cittadini di Xi’an a non poter lasciare le proprie case se non per motivi di massima urgenza. Ancora peggio è andata ai 200mila abitanti di Dongxing: lockdown per la presenza di un solo caso.
Il pugno duro di Pechino è giustificato dalla volontà di evitare una nuova ondata con le Olimpiadi invernali ormai alle porte. I soli 7 casi confermati di Omicron in Cina contro i 15mila in Europa sembrano dimostrare l’efficacia di questa strategia. Ma non è detto che siano necessari i lockdown per combattere la nuova variante, che intanto in Sudafrica rallenta (con i casi in calo del 20% nell’ultima settimana).
💉 Vaccino vincit Omicron?
Nuovi studi suggeriscono che i casi da Omicron comportano un rischio di ospedalizzazione del 67% inferiore rispetto alla variante Delta. Certo, parte di questa minor virulenza è dovuta al fatto che Omicron contagia anche i vaccinati che, proprio grazie alla protezione dei vaccini, hanno meno probabilità di finire ricoverati distorcendo così il dato complessivo.
Ma in parte sembra anche una caratteristica intrinseca in Omicron: anche per i non vaccinati il rischio di ospedalizzazione è ridotto dell’11% rispetto a Delta. Questa minore tendenza di Omicron a causare infezioni gravi potrebbe però essere più che compensata dalla sua accresciuta contagiosità, causando nuovamente una saturazione degli ospedali. Ovvero bene, ma non benissimo.
📈 Eppur si muove
Con la fine di questo 2021 si può tirare qualche somma sulla lotta alla pandemia. Come sottolineato ieri permangono gravi disuguaglianze nell’accesso ai vaccini. Ma non bisogna sottovalutare quanto fatto in un anno: 9 miliardi di dosi somministrate in 184 paesi, per la più grande campagna vaccinale della storia umana.
Quasi metà della popolazione mondiale è stata vaccinata con doppia dose, mentre il 57% ha ricevuto almeno un’iniezione. Grazie soprattutto a India e Cina, che insieme somministrano quasi la metà dei 41 milioni di dosi iniettate globalmente ogni giorno. Di questo passo, entro 4 mesi il 75% della popolazione mondiale sarà almeno parzialmente immunizzato. Un numero magari non sufficiente a sconfiggere la pandemia, ma che non si può non leggere con un pizzico di positività.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Commissione UE vs Varsavia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/commissione-ue-vs-varsavia-32790
“Un Natale senza regali?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-un-natale-senza-regali-32789
🎄 Il Mondo in Tasca si concede una vacanza di fine anno. Fino al 10 gennaio vi aggiorneremo però quotidianamente con un messaggio per leggere il nostro Daily Focus sull’attualità internazionale.
Buone Feste a tutti!
🇨🇳 Tutti a casa
13 milioni di cinesi in lockdown per 63 casi. La Cina continua con la sua politica zero-Covid e questa volta sono i cittadini di Xi’an a non poter lasciare le proprie case se non per motivi di massima urgenza. Ancora peggio è andata ai 200mila abitanti di Dongxing: lockdown per la presenza di un solo caso.
Il pugno duro di Pechino è giustificato dalla volontà di evitare una nuova ondata con le Olimpiadi invernali ormai alle porte. I soli 7 casi confermati di Omicron in Cina contro i 15mila in Europa sembrano dimostrare l’efficacia di questa strategia. Ma non è detto che siano necessari i lockdown per combattere la nuova variante, che intanto in Sudafrica rallenta (con i casi in calo del 20% nell’ultima settimana).
💉 Vaccino vincit Omicron?
Nuovi studi suggeriscono che i casi da Omicron comportano un rischio di ospedalizzazione del 67% inferiore rispetto alla variante Delta. Certo, parte di questa minor virulenza è dovuta al fatto che Omicron contagia anche i vaccinati che, proprio grazie alla protezione dei vaccini, hanno meno probabilità di finire ricoverati distorcendo così il dato complessivo.
Ma in parte sembra anche una caratteristica intrinseca in Omicron: anche per i non vaccinati il rischio di ospedalizzazione è ridotto dell’11% rispetto a Delta. Questa minore tendenza di Omicron a causare infezioni gravi potrebbe però essere più che compensata dalla sua accresciuta contagiosità, causando nuovamente una saturazione degli ospedali. Ovvero bene, ma non benissimo.
📈 Eppur si muove
Con la fine di questo 2021 si può tirare qualche somma sulla lotta alla pandemia. Come sottolineato ieri permangono gravi disuguaglianze nell’accesso ai vaccini. Ma non bisogna sottovalutare quanto fatto in un anno: 9 miliardi di dosi somministrate in 184 paesi, per la più grande campagna vaccinale della storia umana.
Quasi metà della popolazione mondiale è stata vaccinata con doppia dose, mentre il 57% ha ricevuto almeno un’iniezione. Grazie soprattutto a India e Cina, che insieme somministrano quasi la metà dei 41 milioni di dosi iniettate globalmente ogni giorno. Di questo passo, entro 4 mesi il 75% della popolazione mondiale sarà almeno parzialmente immunizzato. Un numero magari non sufficiente a sconfiggere la pandemia, ma che non si può non leggere con un pizzico di positività.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Commissione UE vs Varsavia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/commissione-ue-vs-varsavia-32790
“Un Natale senza regali?” Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-un-natale-senza-regali-32789
🎄 Il Mondo in Tasca si concede una vacanza di fine anno. Fino al 10 gennaio vi aggiorneremo però quotidianamente con un messaggio per leggere il nostro Daily Focus sull’attualità internazionale.
Buone Feste a tutti!
🌏 AFGHANISTAN: RITORNO ALL’ANCIEN REGIME
I Talebani vietano i viaggi alle donne non accompagnate da uomini. Il regime sta tornando a prendere la forma del vecchio Emirato, mentre la crisi umanitaria diventa sempre più drammatica.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-ritorno-allancien-regime-32793
I Talebani vietano i viaggi alle donne non accompagnate da uomini. Il regime sta tornando a prendere la forma del vecchio Emirato, mentre la crisi umanitaria diventa sempre più drammatica.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-ritorno-allancien-regime-32793
🌍 OMICRON DILAGA IN EUROPA
La variante Omicron si prende l’Europa. Record di contagi in Francia e Inghilterra, e la Danimarca ha il tasso di infezione più alto al mondo. A livello globale sono un milione e mezzo i nuovi casi registrati in 24 ore lunedì. Ma non è un ritorno al 2020.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/omicron-dilaga-europa-32794
La variante Omicron si prende l’Europa. Record di contagi in Francia e Inghilterra, e la Danimarca ha il tasso di infezione più alto al mondo. A livello globale sono un milione e mezzo i nuovi casi registrati in 24 ore lunedì. Ma non è un ritorno al 2020.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/omicron-dilaga-europa-32794
🌎 UNA VIA DIPLOMATICA TRA RUSSIA E USA
Stasera Biden e Putin si sentiranno telefonicamente. Il leader USA offre “una via diplomatica” al Cremlino sull’Ucraina. E il 10 gennaio i due presidenti potrebbero incontrarsi direttamente.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-diplomatica-tra-russia-e-usa-32796
Stasera Biden e Putin si sentiranno telefonicamente. Il leader USA offre “una via diplomatica” al Cremlino sull’Ucraina. E il 10 gennaio i due presidenti potrebbero incontrarsi direttamente.
Leggi il nostro Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-diplomatica-tra-russia-e-usa-32796