🌍 OMICRON: PIÙ OBBLIGHI PER TUTTI?
🦠 Dobbiamo parlare
“È tempo di discutere dell’obbligo vaccinale”. Con queste parole ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea di aprire un dibattito per trovare una risposta comune a livello europeo alla reticenza a vaccinarsi.
Ancora 150 milioni di cittadini del Vecchio Continente non sono vaccinati. Il timore è che siano abbastanza da non riuscire a “frenare” a sufficienza la nuova variante Omicron, i cui effetti, su vaccinati e non, sono ancora incerti. Martedì si terrà un vertice tra i ministri della Sanità dei 27 Paesi membri per definire una strategia comune per questa fase pandemica. Ma, intanto, più di un paese si è mosso in autonomia.
💉 Il prezzo della salute
L’Austria, alle prese con terapie intensive piene e un terzo della popolazione non vaccinata, è stato il primo Stato membro ad annunciare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Così come ha fatto la Grecia dove però l’obbligo riguarderà i soli over 60. E presto potrebbe essere il turno della Germania, come annunciato proprio oggi da Merkel: “l’obbligo vaccinale arriverà attraverso una legge votata dal Bundestag”.
Per chi non rispetta l’obbligo sono previste multe salate, fino a 3600 euro in Austria. L’opposto di quanto vorrebbe fare la Slovenia, che invece punta a ricompensare con 500 euro gli anziani che si immunizzano. Al di là delle differenze nazionali, la strada europea sembra tracciata: si va verso una stretta sui non vaccinati.
🇺🇸 The American Way
Sull’altra sponda dell’Atlantico, a stessi problemi si risponde con soluzioni differenti. I tentativi dell’amministrazione Biden di imporre l’obbligo vaccinale a dipendenti di grandi aziende e personale sanitario sono stati bloccati da più di un giudice (repubblicano) federale.
Di conseguenza più che con i vaccini, il nuovo piano annunciato oggi prova a combattere Omicron con i tamponi: distribuiti gratuitamente e richiesti a tutti coloro che entrano negli USA indipendentemente dallo status vaccinale.
Serviranno mesi per capire quale strategia sarà più "vincente”. Quel che è certo è che la sua efficacia non la misureremo solo dal numero di contagi e morti, ma anche dal malcontento che inevitabilmente genererà. Perché se l’anno scorso il compromesso era tra salute e crescita ora è sempre più tra salute e politica.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Donne, giovani e migranti: le persone al centro di Med 2021. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/donne-giovani-e-migranti-le-persone-al-centro-di-med-2021-32524
Segui la diretta dei Rome MED Dialogues fino al 4 dicembre: domani mattina la cerimonia di apertura con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui dalle 9.00: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🦠 Dobbiamo parlare
“È tempo di discutere dell’obbligo vaccinale”. Con queste parole ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea di aprire un dibattito per trovare una risposta comune a livello europeo alla reticenza a vaccinarsi.
Ancora 150 milioni di cittadini del Vecchio Continente non sono vaccinati. Il timore è che siano abbastanza da non riuscire a “frenare” a sufficienza la nuova variante Omicron, i cui effetti, su vaccinati e non, sono ancora incerti. Martedì si terrà un vertice tra i ministri della Sanità dei 27 Paesi membri per definire una strategia comune per questa fase pandemica. Ma, intanto, più di un paese si è mosso in autonomia.
💉 Il prezzo della salute
L’Austria, alle prese con terapie intensive piene e un terzo della popolazione non vaccinata, è stato il primo Stato membro ad annunciare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Così come ha fatto la Grecia dove però l’obbligo riguarderà i soli over 60. E presto potrebbe essere il turno della Germania, come annunciato proprio oggi da Merkel: “l’obbligo vaccinale arriverà attraverso una legge votata dal Bundestag”.
Per chi non rispetta l’obbligo sono previste multe salate, fino a 3600 euro in Austria. L’opposto di quanto vorrebbe fare la Slovenia, che invece punta a ricompensare con 500 euro gli anziani che si immunizzano. Al di là delle differenze nazionali, la strada europea sembra tracciata: si va verso una stretta sui non vaccinati.
🇺🇸 The American Way
Sull’altra sponda dell’Atlantico, a stessi problemi si risponde con soluzioni differenti. I tentativi dell’amministrazione Biden di imporre l’obbligo vaccinale a dipendenti di grandi aziende e personale sanitario sono stati bloccati da più di un giudice (repubblicano) federale.
Di conseguenza più che con i vaccini, il nuovo piano annunciato oggi prova a combattere Omicron con i tamponi: distribuiti gratuitamente e richiesti a tutti coloro che entrano negli USA indipendentemente dallo status vaccinale.
Serviranno mesi per capire quale strategia sarà più "vincente”. Quel che è certo è che la sua efficacia non la misureremo solo dal numero di contagi e morti, ma anche dal malcontento che inevitabilmente genererà. Perché se l’anno scorso il compromesso era tra salute e crescita ora è sempre più tra salute e politica.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Donne, giovani e migranti: le persone al centro di Med 2021. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/donne-giovani-e-migranti-le-persone-al-centro-di-med-2021-32524
Segui la diretta dei Rome MED Dialogues fino al 4 dicembre: domani mattina la cerimonia di apertura con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui dalle 9.00: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 SEGUI L'OFFICIAL OPENING DI MED2021
Rome MED Dialogues è l'iniziativa sul futuro del Mediterraneo che ISPI promuove insieme al Ministero degli Affari Esteri da ben sette anni.
Oggi alle ore 9 il Presidente del Consiglio Mario Draghi aprirà ufficialmente l’edizione 2021: 50 sessioni, 120 paesi rappresentati, oltre 150 esponenti di governi, imprese e della società civile della regione ti aspettano il 3 e il 4 dicembre.
Segui la diretta delle sessioni e unisciti agli oltre 15.000 partecipanti virtuali 👉 https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
Rome MED Dialogues è l'iniziativa sul futuro del Mediterraneo che ISPI promuove insieme al Ministero degli Affari Esteri da ben sette anni.
Oggi alle ore 9 il Presidente del Consiglio Mario Draghi aprirà ufficialmente l’edizione 2021: 50 sessioni, 120 paesi rappresentati, oltre 150 esponenti di governi, imprese e della società civile della regione ti aspettano il 3 e il 4 dicembre.
Segui la diretta delle sessioni e unisciti agli oltre 15.000 partecipanti virtuali 👉 https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
Rome MED 2021 – ISPI Online – Events
Event Rome Med 2021
🌍 AUSTRIA: HOUSE OF KURZ
🇦🇹 This is the end
Da più giovane capo di stato al mondo al ritiro dalla politica, tutto in quattro anni. È la parabola del wunderkind Sebastian Kurz che, a due mesi dalle sue dimissioni come cancelliere, ieri ha lasciato anche la poltrona di leader del Partito popolare Övp e la posizione di capogruppo in parlamento.
Una decisione che ha innescato un effetto a catena, con le dimissioni del cancelliere Schallenberg, fresco successore di Kurz. L'Austria si ritrova così con il terzo premier nel giro di tre mesi: Karl Nehammer, già Ministro dell'Interno. Per lui un compito non facile: risollevare un Övp coinvolto in più di uno scandalo negli ultimi anni.
📉 (Im)popolari
Risale al 2019 l’Ibizagate, lo scandalo che portò al crollo del primo governo Kurz. In quel caso Strache, leader del Fpö e alleato di Kurz, fu ripreso mentre prometteva a una sedicente nipote di un oligarca russo il controllo dei media in cambio di appoggio alle elezioni. Di due anni dopo le accuse a Kurz, indagato per aver pagato con soldi pubblici sondaggi volti a favorire la sua ascesa alla guida del Partito popolare.
Così il consenso dei popolari è crollato, dal 44% al 24% in 18 mesi. Ad approfittarne i socialdemocratici, in crisi da anni dopo un passato di “grandi coalizioni”. Ma, paradossalmente, anche la destra radicale del Fpö. Con tutti i partiti a pochi punti, lo spettro dell’ingovernabilità si avvicina.
🦠 Pandemia di governo
Adesso i popolari sono alle strette: visti i sondaggi, non vogliono abbandonare il cancellierato per nuove elezioni. Ma restare al governo in tempi di Covid, lockdown per i non vaccinati e futuro obbligo vaccinale (da febbraio) li espone ai costanti attacchi della destra radicale, che cavalca la protesta novax e nell’ultimo anno ha raddoppiato i consensi (dal 10% al 20%).
Una sorte opposta rispetto a quella dei “cugini” della destra radicale tedesca che languono invece intorno al 10% e osservano impotenti l’avvio del “semaforo” di Olaf Scholz. Ma comune a quella di molti altri paesi europei, in cui le opposizioni guadagnano facili consensi.
Tra la pandemia che rialza la testa e la politica che ne approfitta, sarà un inverno caldissimo.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED 2021, una visione condivisa per il mediterraneo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-una-visione-condivisa-il-mediterraneo-32536
Segui in diretta i Rome MED Dialogues, domani dalle 9.30 la giornata conclusiva sulla nostra piattaforma virtuale: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🇦🇹 This is the end
Da più giovane capo di stato al mondo al ritiro dalla politica, tutto in quattro anni. È la parabola del wunderkind Sebastian Kurz che, a due mesi dalle sue dimissioni come cancelliere, ieri ha lasciato anche la poltrona di leader del Partito popolare Övp e la posizione di capogruppo in parlamento.
Una decisione che ha innescato un effetto a catena, con le dimissioni del cancelliere Schallenberg, fresco successore di Kurz. L'Austria si ritrova così con il terzo premier nel giro di tre mesi: Karl Nehammer, già Ministro dell'Interno. Per lui un compito non facile: risollevare un Övp coinvolto in più di uno scandalo negli ultimi anni.
📉 (Im)popolari
Risale al 2019 l’Ibizagate, lo scandalo che portò al crollo del primo governo Kurz. In quel caso Strache, leader del Fpö e alleato di Kurz, fu ripreso mentre prometteva a una sedicente nipote di un oligarca russo il controllo dei media in cambio di appoggio alle elezioni. Di due anni dopo le accuse a Kurz, indagato per aver pagato con soldi pubblici sondaggi volti a favorire la sua ascesa alla guida del Partito popolare.
Così il consenso dei popolari è crollato, dal 44% al 24% in 18 mesi. Ad approfittarne i socialdemocratici, in crisi da anni dopo un passato di “grandi coalizioni”. Ma, paradossalmente, anche la destra radicale del Fpö. Con tutti i partiti a pochi punti, lo spettro dell’ingovernabilità si avvicina.
🦠 Pandemia di governo
Adesso i popolari sono alle strette: visti i sondaggi, non vogliono abbandonare il cancellierato per nuove elezioni. Ma restare al governo in tempi di Covid, lockdown per i non vaccinati e futuro obbligo vaccinale (da febbraio) li espone ai costanti attacchi della destra radicale, che cavalca la protesta novax e nell’ultimo anno ha raddoppiato i consensi (dal 10% al 20%).
Una sorte opposta rispetto a quella dei “cugini” della destra radicale tedesca che languono invece intorno al 10% e osservano impotenti l’avvio del “semaforo” di Olaf Scholz. Ma comune a quella di molti altri paesi europei, in cui le opposizioni guadagnano facili consensi.
Tra la pandemia che rialza la testa e la politica che ne approfitta, sarà un inverno caldissimo.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED 2021, una visione condivisa per il mediterraneo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-una-visione-condivisa-il-mediterraneo-32536
Segui in diretta i Rome MED Dialogues, domani dalle 9.30 la giornata conclusiva sulla nostra piattaforma virtuale: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 EUROPA E MIGRANTI: I SOMMERSI E I SALVATI
🚢 “Naufragio di civiltà”
Sono le parole usate da Papa Francesco ieri sul’isola di Lesbo per descrivere l’Europa di fronte ai migranti. Circa 3.000 richiedenti asilo, in maggioranza afghani, sono ospitati nei centri di accoglienza dell’isola. Certo, chiamarli così oggi è esagerato: dopo l’incendio del campo di Moria a settembre dell’anno scorso, non restano che tende.
L’incendio ha convinto il governo greco ad accelerare i trasferimenti di migranti verso la terraferma. Tuttavia in migliaia restano lì, per mesi, come monito per chi ancora volesse raggiungere l’Europa. Anche per questo, gli sbarchi sulle isole greche sono crollati. Ma per una rotta irregolare che si chiude, altre tornano ad aprirsi.
🚫 Divieto d’accesso?
Non esattamente. Il 2021 sarà il primo anno dal 2015 in cui le migrazioni irregolari dal Mediterraneo verso l’Europa torneranno a crescere: da 95.000 sbarchi nel 2020 a 120.000 quest’anno. L’85% di loro arriva dall’Africa, e nel 2021 in Europa più di un migrante sbarcato su due è arrivato sulle coste italiane.
Sono tutti indizi di trend di lungo periodo: dopo essere già raddoppiata tra il 1990 e il 2015, la popolazione africana raddoppierà ancora entro il 2050, raggiungendo i 2 miliardi di abitanti. Il Pil pro capite della regione resta ancora 15 volte più basso di quello europeo. Per questo, anche se solo il 2% degli africani lascia il proprio paese, è inevitabile che le migrazioni verso l’Europa aumentino.
🇪🇺 Giochi senza frontiere
“Da soli non possiamo controllare i flussi migratori”, ha detto Draghi venerdì ai Rome MED Dialogues organizzati da ISPI e MAECI. Una frase che ci riporta indietro di diversi anni e ci fa capire come i progressi in questo campo siano stati quasi nulli. In effetti, con gli sbarchi che tornano a crescere, l’Ue si ritrova senza una politica migratoria coerente, e con governi che guardano ai “muri” come unica opzioni percorribile.
Lo hanno capito soprattutto fuori dall’Europa, tanto che c'è ormai chi utilizza apertamente le vite dei migranti in un “gioco” politico fatto di ricatti e compromessi. Dalla Turchia al Marocco fino addirittura alla Bielorussia. Con l’arrivo dell’inverno, i paesi europei avranno qualche mese per rifiatare. Ma è inevitabile: sul fronte migrazioni, il 2022 si preannuncia molto “caldo”.
Riascolta il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi all’apertura dei Rome MED Dialogues 2021: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-visione-condivisa-il-mediterraneo-il-discorso-di-draghi-med-2021-32527
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Biden a Putin, “Dobbiamo parlare”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-putin-dobbiamo-parlare-32578
🚢 “Naufragio di civiltà”
Sono le parole usate da Papa Francesco ieri sul’isola di Lesbo per descrivere l’Europa di fronte ai migranti. Circa 3.000 richiedenti asilo, in maggioranza afghani, sono ospitati nei centri di accoglienza dell’isola. Certo, chiamarli così oggi è esagerato: dopo l’incendio del campo di Moria a settembre dell’anno scorso, non restano che tende.
L’incendio ha convinto il governo greco ad accelerare i trasferimenti di migranti verso la terraferma. Tuttavia in migliaia restano lì, per mesi, come monito per chi ancora volesse raggiungere l’Europa. Anche per questo, gli sbarchi sulle isole greche sono crollati. Ma per una rotta irregolare che si chiude, altre tornano ad aprirsi.
🚫 Divieto d’accesso?
Non esattamente. Il 2021 sarà il primo anno dal 2015 in cui le migrazioni irregolari dal Mediterraneo verso l’Europa torneranno a crescere: da 95.000 sbarchi nel 2020 a 120.000 quest’anno. L’85% di loro arriva dall’Africa, e nel 2021 in Europa più di un migrante sbarcato su due è arrivato sulle coste italiane.
Sono tutti indizi di trend di lungo periodo: dopo essere già raddoppiata tra il 1990 e il 2015, la popolazione africana raddoppierà ancora entro il 2050, raggiungendo i 2 miliardi di abitanti. Il Pil pro capite della regione resta ancora 15 volte più basso di quello europeo. Per questo, anche se solo il 2% degli africani lascia il proprio paese, è inevitabile che le migrazioni verso l’Europa aumentino.
🇪🇺 Giochi senza frontiere
“Da soli non possiamo controllare i flussi migratori”, ha detto Draghi venerdì ai Rome MED Dialogues organizzati da ISPI e MAECI. Una frase che ci riporta indietro di diversi anni e ci fa capire come i progressi in questo campo siano stati quasi nulli. In effetti, con gli sbarchi che tornano a crescere, l’Ue si ritrova senza una politica migratoria coerente, e con governi che guardano ai “muri” come unica opzioni percorribile.
Lo hanno capito soprattutto fuori dall’Europa, tanto che c'è ormai chi utilizza apertamente le vite dei migranti in un “gioco” politico fatto di ricatti e compromessi. Dalla Turchia al Marocco fino addirittura alla Bielorussia. Con l’arrivo dell’inverno, i paesi europei avranno qualche mese per rifiatare. Ma è inevitabile: sul fronte migrazioni, il 2022 si preannuncia molto “caldo”.
Riascolta il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi all’apertura dei Rome MED Dialogues 2021: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-visione-condivisa-il-mediterraneo-il-discorso-di-draghi-med-2021-32527
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Biden a Putin, “Dobbiamo parlare”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-putin-dobbiamo-parlare-32578
🌍 ZAKI LIBERO, L’EGITTO NO
⛓ Le ali della libertà (provvisoria)
Libero dopo 668 giorni. Tanto è durata la detenzione preventiva per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato in Egitto il 7 febbraio 2020 e scarcerato solo ieri. Ma scarcerazione non vuol dire assoluzione: sul giovane pendono ancora cinque accuse, tra cui quelle di minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, che potrebbero costargli fino a 25 anni di prigione.
La sua colpa? Aver potenzialmente scritto (ma la difesa smentisce) un articolo critico verso il governo egiziano per il trattamento riservato alla comunità cristiana copta. La prossima udienza è fissata per il primo febbraio, quando Zaki sarà giudicato da un giudice nominato dallo stesso presidente al-Sisi, senza la possibilità di ricorrere in appello.
🇪🇬 Il deserto dei diritti
Secondo gli avvocati di Zaki, la polizia egiziana lo ha sottoposto a torture subito dopo l’arresto. Per mesi gli era stata poi negata la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere cure mediche. Come Zaki ci sono altri 60mila prigionieri politici in Egitto che, in virtù della legge approvata a maggio 2020, possono essere detenuti indefinitamente anche se solo sospettati.
Al-Sisi ha promesso a fine settembre delle riforme per salvaguardare i diritti civili e politici. Difficile però dargli credito: l’Egitto è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti incarcerati e negli ultimi sette anni sono più di mille i presunti oppositori misteriosamente scomparsi (tra cui Giulio Regeni).
🤝 Pecunia non olet?
Dietro alla svolta annunciata da al-Sisi ci sono, forse, lo zampino americano e le pressioni italiane. Washington ha condizionato l’esborso di 130 milioni di dollari in aiuti militari per l’Egitto al miglioramento dei diritti umani nel paese. Ma a guardare bene si tratta solo del 10% del totale degli aiuti che gli Stati Uniti forniscono al Cairo ogni anno.
L’Egitto nonostante tutto resta un partner commerciale e strategico indispensabile per gli USA, che possono fare la voce grossa fino a un certo punto. E lo stesso dicasi per l’Italia: il Cairo è il secondo importatore di armi italiane ed il secondo produttore di gas in Africa, anche grazie ai giacimenti a gestione italiana. Per cui bisogna ricorrere a vie diplomatiche trasversali. Basteranno per evitare a Zaki la galera?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Germania, inizia l’era Scholz. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-inizia-lera-scholz-32593
⛓ Le ali della libertà (provvisoria)
Libero dopo 668 giorni. Tanto è durata la detenzione preventiva per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato in Egitto il 7 febbraio 2020 e scarcerato solo ieri. Ma scarcerazione non vuol dire assoluzione: sul giovane pendono ancora cinque accuse, tra cui quelle di minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, che potrebbero costargli fino a 25 anni di prigione.
La sua colpa? Aver potenzialmente scritto (ma la difesa smentisce) un articolo critico verso il governo egiziano per il trattamento riservato alla comunità cristiana copta. La prossima udienza è fissata per il primo febbraio, quando Zaki sarà giudicato da un giudice nominato dallo stesso presidente al-Sisi, senza la possibilità di ricorrere in appello.
🇪🇬 Il deserto dei diritti
Secondo gli avvocati di Zaki, la polizia egiziana lo ha sottoposto a torture subito dopo l’arresto. Per mesi gli era stata poi negata la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere cure mediche. Come Zaki ci sono altri 60mila prigionieri politici in Egitto che, in virtù della legge approvata a maggio 2020, possono essere detenuti indefinitamente anche se solo sospettati.
Al-Sisi ha promesso a fine settembre delle riforme per salvaguardare i diritti civili e politici. Difficile però dargli credito: l’Egitto è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti incarcerati e negli ultimi sette anni sono più di mille i presunti oppositori misteriosamente scomparsi (tra cui Giulio Regeni).
🤝 Pecunia non olet?
Dietro alla svolta annunciata da al-Sisi ci sono, forse, lo zampino americano e le pressioni italiane. Washington ha condizionato l’esborso di 130 milioni di dollari in aiuti militari per l’Egitto al miglioramento dei diritti umani nel paese. Ma a guardare bene si tratta solo del 10% del totale degli aiuti che gli Stati Uniti forniscono al Cairo ogni anno.
L’Egitto nonostante tutto resta un partner commerciale e strategico indispensabile per gli USA, che possono fare la voce grossa fino a un certo punto. E lo stesso dicasi per l’Italia: il Cairo è il secondo importatore di armi italiane ed il secondo produttore di gas in Africa, anche grazie ai giacimenti a gestione italiana. Per cui bisogna ricorrere a vie diplomatiche trasversali. Basteranno per evitare a Zaki la galera?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Germania, inizia l’era Scholz. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-inizia-lera-scholz-32593
🌎 USA: SUMMIT “FOR DEMOCRACY” O “FOR BIDEN”?
🤝 Benvenuti nel club
Si è chiuso oggi il Summit per la Democrazia indetto da Biden. Due giorni di incontri virtuali tra 110 leader mondiali per tracciare un'agenda collettiva incentrata su lotta alla corruzione, sfida all’autocrazia e promozione dei diritti umani. L’evento era uno degli appuntamenti cardine dell’agenda di Biden, che vorrebbe renderlo annuale per rilanciare il ruolo degli Stati Uniti come paladini della democrazia.
Non a caso gli USA hanno annunciato circa mezzo miliardo di dollari per sostenere la libertà dei media e garantire l’integrità delle elezioni a livello globale. Ma più degli impegni economici (che bisognerà far approvare dal Congresso) a far notizia (di un summit passato in sordina) è stata la lista dei paesi invitati.
⚖️ Chi non è democrazia...
Il 30% dei paesi presenti al summit è etichettato come non democratico o solo parzialmente democratico dai principali indici. Mentre alle scontate assenze di Cina e Russia si aggiungono quelle meno facilmente spiegabili dei leader democraticamente eletti di Bolivia e Bangladesh.
Manca anche l’Ungheria, autodichiaratasi “democrazia illiberale”, ma c’è la Polonia, il cui governo sembra essersi avviato sulla stessa china di Budapest. Varsavia però è anche un partner strategico per gli USA di fronte alle crescenti pressioni russe (tra cui la recente mobilitazione di truppe al confine con l’Ucraina). Insomma, la scelta dei partecipanti sembra essere dettata più dagli interessi geopolitici dell’America che da un giudizio “oggettivo” sullo stato della democrazia in ciascun paese.
🇺🇸 … scagli la prima pietra
Oltre a snobbare Pechino, al summit Washington ha invitato alcuni funzionari di Taiwan. Anche per questo, settimana scorsa la Cina ha indetto un proprio "dialogo” sulla democrazia. Politici e studiosi provenienti da 120 paesi hanno discusso del sistema politico cinese, celebrato come una forma peculiare di democrazia, migliore di quella occidentale in quanto più efficiente.
Difficilmente i manifestanti di Hong Kong sarebbero d’accordo, ma la narrazione tocca un nervo scoperto quando denuncia le difficoltà del sistema democratico americano. È passato quasi un anno dalle vicende di Capitol Hill. Un anno contraddistinto dalla paralisi politica del Congresso, mentre 19 stati varano leggi potenzialmente dannose per l’accesso al voto delle fasce più povere della popolazione.
La democrazia americana è veramente nella posizione di salvare la democrazia nel mondo?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Dilemma ucraino. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dilemma-ucraino-32632
🤝 Benvenuti nel club
Si è chiuso oggi il Summit per la Democrazia indetto da Biden. Due giorni di incontri virtuali tra 110 leader mondiali per tracciare un'agenda collettiva incentrata su lotta alla corruzione, sfida all’autocrazia e promozione dei diritti umani. L’evento era uno degli appuntamenti cardine dell’agenda di Biden, che vorrebbe renderlo annuale per rilanciare il ruolo degli Stati Uniti come paladini della democrazia.
Non a caso gli USA hanno annunciato circa mezzo miliardo di dollari per sostenere la libertà dei media e garantire l’integrità delle elezioni a livello globale. Ma più degli impegni economici (che bisognerà far approvare dal Congresso) a far notizia (di un summit passato in sordina) è stata la lista dei paesi invitati.
⚖️ Chi non è democrazia...
Il 30% dei paesi presenti al summit è etichettato come non democratico o solo parzialmente democratico dai principali indici. Mentre alle scontate assenze di Cina e Russia si aggiungono quelle meno facilmente spiegabili dei leader democraticamente eletti di Bolivia e Bangladesh.
Manca anche l’Ungheria, autodichiaratasi “democrazia illiberale”, ma c’è la Polonia, il cui governo sembra essersi avviato sulla stessa china di Budapest. Varsavia però è anche un partner strategico per gli USA di fronte alle crescenti pressioni russe (tra cui la recente mobilitazione di truppe al confine con l’Ucraina). Insomma, la scelta dei partecipanti sembra essere dettata più dagli interessi geopolitici dell’America che da un giudizio “oggettivo” sullo stato della democrazia in ciascun paese.
🇺🇸 … scagli la prima pietra
Oltre a snobbare Pechino, al summit Washington ha invitato alcuni funzionari di Taiwan. Anche per questo, settimana scorsa la Cina ha indetto un proprio "dialogo” sulla democrazia. Politici e studiosi provenienti da 120 paesi hanno discusso del sistema politico cinese, celebrato come una forma peculiare di democrazia, migliore di quella occidentale in quanto più efficiente.
Difficilmente i manifestanti di Hong Kong sarebbero d’accordo, ma la narrazione tocca un nervo scoperto quando denuncia le difficoltà del sistema democratico americano. È passato quasi un anno dalle vicende di Capitol Hill. Un anno contraddistinto dalla paralisi politica del Congresso, mentre 19 stati varano leggi potenzialmente dannose per l’accesso al voto delle fasce più povere della popolazione.
La democrazia americana è veramente nella posizione di salvare la democrazia nel mondo?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Dilemma ucraino. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dilemma-ucraino-32632
👍1
🌍 MACRON E VISEGRÁD: SOVRANITÀ O SOVRANISMO?
🤝 Last, but not least
Ventisei, cioè tutti. Con oggi, è questo il numero di paesi Ue ufficialmente visitati da Macron dalla sua elezione nel 2017. Non si tratta però di una visita tra le tante, perché stavolta Macron ha incontrato Viktor Orbán. Anche se l’occasione era formale (il vertice del gruppo di Visegrád che quest’anno si tiene a Budapest) si è trattato della prima visita di un capo di stato francese in Ungheria dal 2007.
Allora il clima era molto diverso: era prima dell’elezione di Orbán nel 2010, e prima che cominciasse la lunga diatriba sul deterioramento della democrazia in Polonia e Ungheria. “Orbán è un avversario politico, ma anche un partner europeo”, ha detto Macron. Parole eloquenti.
🇫🇷 “Ripresa, potenza e appartenenza”
È il motto della presidenza francese dell'UE, che inizierà il 1° gennaio. Un motto che fa leva su concetti patriottici, esprimendo bene la distanza da quelle che erano le ambizioni di Parigi nel 2019. Allora Macron sperava che proprio nel corso del semestre francese si arrivasse alla conclusione trionfale della Conferenza sul futuro dell’Europa: appena in tempo per “venderne” il risultato alle presidenziali.
Invece le prevedibili divisioni tra paesi stanno facendo naufragare la Conferenza. Così Parigi è alla affannosa ricerca di priorità fattibili. Priorità sempre più vicine alle visioni “sovrane”, se non sovraniste, d’Europa: protezione dei confini, autonomia strategica sulla difesa, tutela dei campioni industriali “europei” da ingerenze estere.
➡️ En marche... verso destra?
Nella sua visita di oggi Macron ha anche incontrato il sindaco di Budapest e il leader dell’opposizione, due strenui oppositori di Orbán. Ma non c’è dubbio che l’Eliseo sia alla ricerca di collaborazione, più che di scontro.
In Francia Macron è ancora in testa ai sondaggi, ma deve fare i conti con più di un avversario da destra. A Le Pen e Zemmour, ora si aggiunge anche la neoletta leader dei Repubblicani Pécresse, data dai sondaggi a un'incollatura da Macron. Con tanto di slogan "la Francia ci protegge" che fa il verso a “L’Europa ci protegge”, usato proprio da Macron nel 2017.
Un motivo in più per l’Eliseo di difendere sì l’Europa, ma un’Europa “di popoli e nazioni” più che il sogno federalista.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Bennett negli Emirati: “vicini e cugini”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bennett-negli-emirati-vicini-e-cugini-32647
🤝 Last, but not least
Ventisei, cioè tutti. Con oggi, è questo il numero di paesi Ue ufficialmente visitati da Macron dalla sua elezione nel 2017. Non si tratta però di una visita tra le tante, perché stavolta Macron ha incontrato Viktor Orbán. Anche se l’occasione era formale (il vertice del gruppo di Visegrád che quest’anno si tiene a Budapest) si è trattato della prima visita di un capo di stato francese in Ungheria dal 2007.
Allora il clima era molto diverso: era prima dell’elezione di Orbán nel 2010, e prima che cominciasse la lunga diatriba sul deterioramento della democrazia in Polonia e Ungheria. “Orbán è un avversario politico, ma anche un partner europeo”, ha detto Macron. Parole eloquenti.
🇫🇷 “Ripresa, potenza e appartenenza”
È il motto della presidenza francese dell'UE, che inizierà il 1° gennaio. Un motto che fa leva su concetti patriottici, esprimendo bene la distanza da quelle che erano le ambizioni di Parigi nel 2019. Allora Macron sperava che proprio nel corso del semestre francese si arrivasse alla conclusione trionfale della Conferenza sul futuro dell’Europa: appena in tempo per “venderne” il risultato alle presidenziali.
Invece le prevedibili divisioni tra paesi stanno facendo naufragare la Conferenza. Così Parigi è alla affannosa ricerca di priorità fattibili. Priorità sempre più vicine alle visioni “sovrane”, se non sovraniste, d’Europa: protezione dei confini, autonomia strategica sulla difesa, tutela dei campioni industriali “europei” da ingerenze estere.
➡️ En marche... verso destra?
Nella sua visita di oggi Macron ha anche incontrato il sindaco di Budapest e il leader dell’opposizione, due strenui oppositori di Orbán. Ma non c’è dubbio che l’Eliseo sia alla ricerca di collaborazione, più che di scontro.
In Francia Macron è ancora in testa ai sondaggi, ma deve fare i conti con più di un avversario da destra. A Le Pen e Zemmour, ora si aggiunge anche la neoletta leader dei Repubblicani Pécresse, data dai sondaggi a un'incollatura da Macron. Con tanto di slogan "la Francia ci protegge" che fa il verso a “L’Europa ci protegge”, usato proprio da Macron nel 2017.
Un motivo in più per l’Eliseo di difendere sì l’Europa, ma un’Europa “di popoli e nazioni” più che il sogno federalista.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Bennett negli Emirati: “vicini e cugini”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bennett-negli-emirati-vicini-e-cugini-32647
🌍 OMICRON: TUTTO DA RIFARE?
🦠 Ricomincio da tre
Due dosi non bastano. È ciò che sta emergendo dagli studi finora pubblicati su Omicron, variante che non solo risulta più contagiosa rispetto a Delta, ma anche fino al 40% più “resistente” agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. La speranza è che non sia anche più letale, come sembrerebbero confermare i primi dati provenienti dal Sudafrica.
Ma segnali incoraggianti arrivano anche da uno studio dell'Università di Oxford secondo cui la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75% (comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro Delta). Anche per questo, molti paesi accelerano sulla somministrazione del richiamo. Ma intanto Omicron si diffonde.
📈 London calling
In Sudafrica, dove è stato per la prima volta rilevata a metà novembre, Omicron rappresenta già il 90% dei nuovi contagi giornalieri che, nell’arco di tre settimane, sono decuplicati. Lo stesso destino potrebbe essere presto condiviso dal Regno Unito dove, secondo le parole del ministro della Salute, “Omicron si sta diffondendo a un ritmo fenomenale”: i casi Omicron raddoppiano ogni tre giorni, e entro le prossime 48 ore Omicron sarà già diventata la variante dominante nel paese.
A Londra se ne vedono gli effetti: oggi il picco di infezioni degli ultimi 12 mesi. Così Boris Johnson è corso ai ripari, promettendo la disponibilità della dose di richiamo per tutti i maggiorenni entro fine anno.
💉 Nuovi vaccini, vecchi problemi?
Per ora Omicron ha causato un solo morto (confermato). Allarme ingiustificato? No, perché all’aumentare della contagiosità cresceranno anche i ricoveri, la pressione sui sistemi sanitari e, quindi, i decessi evitabili. Inoltre, non si sa ancora quanto durerà la protezione data dalla terza dose.
Per questo sia Pfizer che Moderna puntano a lanciare un nuovo vaccino specifico contro le mutazioni di Omicron entro marzo 2022. E lo stesso sta facendo Gamaleya con il suo Sputnik. E dunque, rieccoci: visto che queste dosi "anti-Omicron" saranno probabilmente meno disponibili delle altre, il pericolo è quello di una nuova “corsa al vaccino”, che esasperi le già forti disuguaglianze e apra il campo alla nascita di nuove varianti. Per quanto ancora potrà andare avanti questo circolo vizioso?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’inverno tra Bruxelles e Mosca. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linverno-tra-bruxelles-e-mosca-32662
🦠 Ricomincio da tre
Due dosi non bastano. È ciò che sta emergendo dagli studi finora pubblicati su Omicron, variante che non solo risulta più contagiosa rispetto a Delta, ma anche fino al 40% più “resistente” agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. La speranza è che non sia anche più letale, come sembrerebbero confermare i primi dati provenienti dal Sudafrica.
Ma segnali incoraggianti arrivano anche da uno studio dell'Università di Oxford secondo cui la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75% (comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro Delta). Anche per questo, molti paesi accelerano sulla somministrazione del richiamo. Ma intanto Omicron si diffonde.
📈 London calling
In Sudafrica, dove è stato per la prima volta rilevata a metà novembre, Omicron rappresenta già il 90% dei nuovi contagi giornalieri che, nell’arco di tre settimane, sono decuplicati. Lo stesso destino potrebbe essere presto condiviso dal Regno Unito dove, secondo le parole del ministro della Salute, “Omicron si sta diffondendo a un ritmo fenomenale”: i casi Omicron raddoppiano ogni tre giorni, e entro le prossime 48 ore Omicron sarà già diventata la variante dominante nel paese.
A Londra se ne vedono gli effetti: oggi il picco di infezioni degli ultimi 12 mesi. Così Boris Johnson è corso ai ripari, promettendo la disponibilità della dose di richiamo per tutti i maggiorenni entro fine anno.
💉 Nuovi vaccini, vecchi problemi?
Per ora Omicron ha causato un solo morto (confermato). Allarme ingiustificato? No, perché all’aumentare della contagiosità cresceranno anche i ricoveri, la pressione sui sistemi sanitari e, quindi, i decessi evitabili. Inoltre, non si sa ancora quanto durerà la protezione data dalla terza dose.
Per questo sia Pfizer che Moderna puntano a lanciare un nuovo vaccino specifico contro le mutazioni di Omicron entro marzo 2022. E lo stesso sta facendo Gamaleya con il suo Sputnik. E dunque, rieccoci: visto che queste dosi "anti-Omicron" saranno probabilmente meno disponibili delle altre, il pericolo è quello di una nuova “corsa al vaccino”, che esasperi le già forti disuguaglianze e apra il campo alla nascita di nuove varianti. Per quanto ancora potrà andare avanti questo circolo vizioso?
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’inverno tra Bruxelles e Mosca. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linverno-tra-bruxelles-e-mosca-32662
🌎 USA-EMIRATI: QUESTO ACCORDO NON S’HA DA FARE
💣 Hold the line
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di ritirarsi da un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto di caccia F-35, droni Reaper e altre munizioni avanzate. Il deal da 23 miliardi di dollari, siglato da Donald Trump nel 2020, era collegato ai cosiddetti "accordi di Abramo" che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, da un lato, ed Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan dall’altro.
Formalmente, le ragioni della sospensione sono tecniche. Ma in realtà gli Emirati sembrano ritenere troppo onerose le richieste provenienti da Washington di proteggere l’attrezzatura militare da eventuali operazioni di spionaggio cinesi.
🇦🇪 Occhio per occhio?
La dichiarazione degli Emirati arriva pochi giorni dopo il “tour del Golfo” di Emmanuel Macron, nel quale il presidente francese ha concluso un accordo con Abu Dhabi per la vendita di 80 caccia Rafale e 12 elicotteri militari. Un accordo record per l’industria francese (17 miliardi) che ribilancia almeno in parte la commessa da 66 miliardi persa da Parigi in seguito alla firma dell’AUKUS.
D’altronde il Medio Oriente resta un ghiotto obiettivo per tutti i paesi esportatori di armi: il 33% della domanda mondiale viene da lì, e i paesi dell’area spendono in media il 5% del PIL per l’acquisto di armi (il quintuplo dell’Italia). Anche per questo, la scelta del partner da cui importare è anche uno strumento di politica estera, utilizzato per indicare alleanze e malumori. Probabile che Abu Dhabi abbia scelto di inviare un chiaro segnale verso Washington...
🪖 Deal o no deal?
Dalle rigide condizioni imposte dagli Usa una cosa appare chiara: le relazioni tra Washington e Pechino sono sempre più tese, tanto che la Casa Bianca sceglie di correre il rischio di far saltare un accordo miliardario. Ma non vanno trascurati neppure i mal di pancia interni, con la maggioranza democratica che aveva più volte cercato di far saltare il deal.
I problemi, d’altronde, non finiscono lì. Ieri gli “accordi di Abramo” che avevano propiziato l’affare hanno portato alla prima visita nella storia di un premier israeliano negli Emirati. Eppure proprio Bennett sarebbe ben felice se la vendita non si concretizzasse.
Israele, tradizionale alleato di Washington, mira infatti a mantenere un vantaggio militare consistente rispetto ai propri (potenziali) avversari. Emirati inclusi.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Una roadmap per la Tunisia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-road-map-la-tunisia-32675
💣 Hold the line
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di ritirarsi da un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto di caccia F-35, droni Reaper e altre munizioni avanzate. Il deal da 23 miliardi di dollari, siglato da Donald Trump nel 2020, era collegato ai cosiddetti "accordi di Abramo" che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, da un lato, ed Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan dall’altro.
Formalmente, le ragioni della sospensione sono tecniche. Ma in realtà gli Emirati sembrano ritenere troppo onerose le richieste provenienti da Washington di proteggere l’attrezzatura militare da eventuali operazioni di spionaggio cinesi.
🇦🇪 Occhio per occhio?
La dichiarazione degli Emirati arriva pochi giorni dopo il “tour del Golfo” di Emmanuel Macron, nel quale il presidente francese ha concluso un accordo con Abu Dhabi per la vendita di 80 caccia Rafale e 12 elicotteri militari. Un accordo record per l’industria francese (17 miliardi) che ribilancia almeno in parte la commessa da 66 miliardi persa da Parigi in seguito alla firma dell’AUKUS.
D’altronde il Medio Oriente resta un ghiotto obiettivo per tutti i paesi esportatori di armi: il 33% della domanda mondiale viene da lì, e i paesi dell’area spendono in media il 5% del PIL per l’acquisto di armi (il quintuplo dell’Italia). Anche per questo, la scelta del partner da cui importare è anche uno strumento di politica estera, utilizzato per indicare alleanze e malumori. Probabile che Abu Dhabi abbia scelto di inviare un chiaro segnale verso Washington...
🪖 Deal o no deal?
Dalle rigide condizioni imposte dagli Usa una cosa appare chiara: le relazioni tra Washington e Pechino sono sempre più tese, tanto che la Casa Bianca sceglie di correre il rischio di far saltare un accordo miliardario. Ma non vanno trascurati neppure i mal di pancia interni, con la maggioranza democratica che aveva più volte cercato di far saltare il deal.
I problemi, d’altronde, non finiscono lì. Ieri gli “accordi di Abramo” che avevano propiziato l’affare hanno portato alla prima visita nella storia di un premier israeliano negli Emirati. Eppure proprio Bennett sarebbe ben felice se la vendita non si concretizzasse.
Israele, tradizionale alleato di Washington, mira infatti a mantenere un vantaggio militare consistente rispetto ai propri (potenziali) avversari. Emirati inclusi.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Una roadmap per la Tunisia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-road-map-la-tunisia-32675
🌍 CONSIGLIO EUROPEO: NOTTE FONDA PER L'UE?
💪Tour de force
Omicron, migranti, crisi energetica e tensioni con la Russia. Questi alcuni dei principali temi al centro della fittissima agenda del Consiglio Europeo in corso in queste ore. Tra i 27 leader Ue compaiono molti volti nuovi: i primi ministri svedese e bulgaro, il cancelliere austriaco e soprattutto quello tedesco, Olaf Scholz.
Scholz dovrà dimostrare di essere all’altezza del ruolo di mediatore tra le diverse posizioni europee tradizionalmente riconosciuto ad Angela Merkel. Un vero e proprio battesimo del fuoco, considerando la criticità dei dossier sul tavolo di Bruxelles e le ampie divisioni tra gli Stati membri.
🏫 Selezione all’ingresso
Il vertice arriva in un momento delicato, in cui le certezze acquisite grazie ai vaccini sono rimesse in discussione dalla diffusione della variante Omicron. Di fronte alla sua contagiosità di molto superiore a Delta, i paesi europei sono tornati a muoversi in maniera non coordinata: Portogallo, Italia e Grecia hanno imposto ai viaggiatori in ingresso l’obbligo di presentare un tampone negativo, anche se completamente vaccinati.
Uno schiaffo al certificato verde europeo rispetto al quale il Consiglio ha chiesto spiegazioni, senza però prendere provvedimenti volti a ristabilire regole comuni. Secondo indiscrezioni di queste ore, mancherebbe poi l’accordo per far scattare all’unisono la limitazione dei certificati di vaccinazione a nove mesi. Insomma, non proprio il “booster” nella lotta ad Omicron che ci si aspettava da questo Consiglio.
🧭 Nord Sud Ovest Est
Dai leader ci si attende anche un monito alla Russia affinché non causi una nuova escalation con l’Ucraina. Ma all’interno del Consiglio ci si torna a dividere, tra chi spinge per sanzioni preventive e chi (come Italia, Germania e Francia) è contrario, temendo un irrigidimento dei rapporti con Mosca.
Anche perché in piena crisi energetica, rispetto alla quale il Consiglio anche oggi faticherà a trovare soluzioni sovranazionali condivise, il Cremlino rimane un partner necessario. Anche se la decisione della nuova ministra degli esteri tedesca di sospendere l’entrata in funzione del Nord Stream 2 sembrerebbe segnalare posizioni almeno un po’ più vicine.
Tra divisioni, minacce e crisi, la politica estera europea rimane lontana dal sogno di “parlare con una voce sola”. Basterà la Bussola strategica per la politica estera, oggi sotto esame dei leader, a indicare una rotta comune?
Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-paga-la-bolletta-del-gas-32699
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, verso il non voto. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-verso-il-non-voto-32700?r
💪Tour de force
Omicron, migranti, crisi energetica e tensioni con la Russia. Questi alcuni dei principali temi al centro della fittissima agenda del Consiglio Europeo in corso in queste ore. Tra i 27 leader Ue compaiono molti volti nuovi: i primi ministri svedese e bulgaro, il cancelliere austriaco e soprattutto quello tedesco, Olaf Scholz.
Scholz dovrà dimostrare di essere all’altezza del ruolo di mediatore tra le diverse posizioni europee tradizionalmente riconosciuto ad Angela Merkel. Un vero e proprio battesimo del fuoco, considerando la criticità dei dossier sul tavolo di Bruxelles e le ampie divisioni tra gli Stati membri.
🏫 Selezione all’ingresso
Il vertice arriva in un momento delicato, in cui le certezze acquisite grazie ai vaccini sono rimesse in discussione dalla diffusione della variante Omicron. Di fronte alla sua contagiosità di molto superiore a Delta, i paesi europei sono tornati a muoversi in maniera non coordinata: Portogallo, Italia e Grecia hanno imposto ai viaggiatori in ingresso l’obbligo di presentare un tampone negativo, anche se completamente vaccinati.
Uno schiaffo al certificato verde europeo rispetto al quale il Consiglio ha chiesto spiegazioni, senza però prendere provvedimenti volti a ristabilire regole comuni. Secondo indiscrezioni di queste ore, mancherebbe poi l’accordo per far scattare all’unisono la limitazione dei certificati di vaccinazione a nove mesi. Insomma, non proprio il “booster” nella lotta ad Omicron che ci si aspettava da questo Consiglio.
🧭 Nord Sud Ovest Est
Dai leader ci si attende anche un monito alla Russia affinché non causi una nuova escalation con l’Ucraina. Ma all’interno del Consiglio ci si torna a dividere, tra chi spinge per sanzioni preventive e chi (come Italia, Germania e Francia) è contrario, temendo un irrigidimento dei rapporti con Mosca.
Anche perché in piena crisi energetica, rispetto alla quale il Consiglio anche oggi faticherà a trovare soluzioni sovranazionali condivise, il Cremlino rimane un partner necessario. Anche se la decisione della nuova ministra degli esteri tedesca di sospendere l’entrata in funzione del Nord Stream 2 sembrerebbe segnalare posizioni almeno un po’ più vicine.
Tra divisioni, minacce e crisi, la politica estera europea rimane lontana dal sogno di “parlare con una voce sola”. Basterà la Bussola strategica per la politica estera, oggi sotto esame dei leader, a indicare una rotta comune?
Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica. Qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-chi-paga-la-bolletta-del-gas-32699
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Libia, verso il non voto. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/libia-verso-il-non-voto-32700?r
🌍 BANCHE CENTRALI: STRETTA IN VISTA
📈 Zero virgola
Da 0,10% a 0,25%. Ieri la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi d’interesse: è la prima volta in tre anni e mezzo. Anche se minuscola, la mossa della BoE ha sorpreso i mercati. Che però da diverse settimane si preparano a quello che sembra sempre più inevitabile: l’inizio di strette monetarie da parte delle banche centrali di mezzo mondo.
D’altronde sempre ieri la Fed ha accelerato (da 15 a 30 miliardi di dollari al mese) il suo tapering, cioè la riduzione degli acquisti di titoli che fino a oggi avevano stimolato l’economia americana.
La ragione? Una sola: l’inflazione continua a correre.
💶 Ok, il prezzo (non) è giusto
Ormai è un dato di fatto: negli Usa, in Eurozona e nel Regno Unito l’inflazione è “troppa”. Certo, la pandemia aveva gettato molti paesi in un periodo di inflazione bassa, ed era naturale che alla ripresa economica si accompagnasse una risalita dei prezzi. Ma adesso tutto il “ritardo” accumulato nel 2020 è stato recuperato. Eppure a novembre, negli Usa l’inflazione (+6,8%) era ai massimi degli ultimi 40 anni.
Anche in Eurozona (+4,9% a novembre) cifre simili non si erano mai viste dalla creazione della moneta unica. Ma la Bce di Lagarde rimane cauta, perché sa di avere tra le mani una patata molto bollente. Se ritira gli stimoli troppo in fretta rischia di far ripartire gli spread nei paesi più indebitati, Italia inclusa. E se lo spread riparte, anche i piani di investimento italiani collegati a Next Generation EU potrebbero complicarsi molto.
😲 Con il fiato sospeso
Le nuove strette sono potenzialmente rischiose anche per i paesi emergenti, che temono fughe di capitali. È ovvio: se i tassi di interessi nei paesi avanzati si alzano, chi ha investito nei mercati più “rischiosi” ha un incentivo ad andarsene. Causando il deprezzamento della valuta locale e, potenzialmente, persino una crisi finanziaria.
Guardando al 2022, la domanda da un miliardo di dollari è: le economie emergenti sperimenteranno una ripetizione del taper tantrum del 2013? Difficile a dirsi, ma due cose sono certe. La pandemia ha generato maggiore incertezza e instabilità economica. E, soprattutto, le banche centrali dovranno limitare le mosse a sorpresa se vogliono evitare di scatenare di nuovo il panico nei mercati globali.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cile diviso al ballottaggio. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cile-diviso-al-ballottaggio-32721
📈 Zero virgola
Da 0,10% a 0,25%. Ieri la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi d’interesse: è la prima volta in tre anni e mezzo. Anche se minuscola, la mossa della BoE ha sorpreso i mercati. Che però da diverse settimane si preparano a quello che sembra sempre più inevitabile: l’inizio di strette monetarie da parte delle banche centrali di mezzo mondo.
D’altronde sempre ieri la Fed ha accelerato (da 15 a 30 miliardi di dollari al mese) il suo tapering, cioè la riduzione degli acquisti di titoli che fino a oggi avevano stimolato l’economia americana.
La ragione? Una sola: l’inflazione continua a correre.
💶 Ok, il prezzo (non) è giusto
Ormai è un dato di fatto: negli Usa, in Eurozona e nel Regno Unito l’inflazione è “troppa”. Certo, la pandemia aveva gettato molti paesi in un periodo di inflazione bassa, ed era naturale che alla ripresa economica si accompagnasse una risalita dei prezzi. Ma adesso tutto il “ritardo” accumulato nel 2020 è stato recuperato. Eppure a novembre, negli Usa l’inflazione (+6,8%) era ai massimi degli ultimi 40 anni.
Anche in Eurozona (+4,9% a novembre) cifre simili non si erano mai viste dalla creazione della moneta unica. Ma la Bce di Lagarde rimane cauta, perché sa di avere tra le mani una patata molto bollente. Se ritira gli stimoli troppo in fretta rischia di far ripartire gli spread nei paesi più indebitati, Italia inclusa. E se lo spread riparte, anche i piani di investimento italiani collegati a Next Generation EU potrebbero complicarsi molto.
😲 Con il fiato sospeso
Le nuove strette sono potenzialmente rischiose anche per i paesi emergenti, che temono fughe di capitali. È ovvio: se i tassi di interessi nei paesi avanzati si alzano, chi ha investito nei mercati più “rischiosi” ha un incentivo ad andarsene. Causando il deprezzamento della valuta locale e, potenzialmente, persino una crisi finanziaria.
Guardando al 2022, la domanda da un miliardo di dollari è: le economie emergenti sperimenteranno una ripetizione del taper tantrum del 2013? Difficile a dirsi, ma due cose sono certe. La pandemia ha generato maggiore incertezza e instabilità economica. E, soprattutto, le banche centrali dovranno limitare le mosse a sorpresa se vogliono evitare di scatenare di nuovo il panico nei mercati globali.
Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Cile diviso al ballottaggio. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cile-diviso-al-ballottaggio-32721