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🌍 FRANCIA: ZEMMOUR À LA GUERRE

🗳 J’ai un message pour vous
“Non è più tempo di riformare la Francia, ma di salvarla”. Così, con un discorso intriso di orgoglio nazionalista, Zemmour si candida alle presidenziali francesi di aprile. Il neo-candidato rievoca la Francia d’antan, quella di Napoleone e de Gaulle, una Francia che lui si propone di “salvare”: dal declino, dalle élite, dall’Islam, dagli immigrati.
Ma il suo cammino verso l’Eliseo non sarà semplice: se i sondaggi lo davano in forte ascesa fino a un mese fa, una serie di gaffe gli sta costando in termini di sostegno popolare, mentre i finanziatori si sfilano uno dopo l’altro.

🏃Sorpassi a destra
A giudicare dai sondaggi, a ottobre Zemmour era arrivato a insidiare Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National e “candidata naturale” della destra francese: i due erano appaiati al 15%. Un semi-disastro per Le Pen, che vedeva i consensi crollare da quel 27% di giugno che le avrebbe permesso di superare persino Macron.
Almeno al primo turno. Perché, anche senza Zemmour, per Le Pen le cose non sarebbero state facili. Tanto che è già “assediata” dai suoi (suo padre Jean-Marie incluso), convinti che anche questa volta arriverebbe al ballottaggio per poi perdere.
Quanti voti potrebbe “costare” Zemmour a Le Pen? È presto per dirlo. Resta che, come ha affermato Le Pen stessa, il neo-candidato la fa “sembrare moderata”.

🇫🇷 Una nazione “en marche”
A virare più a destra, invece, sono le politiche di Macron. Non che non ce ne fossero già le avvisaglie: dal sostegno ad Haftar in Libia alla mano dura sui migranti in Europa. Ma la linea si rafforza, come dimostrano i continui respingimenti alla frontiera italo-francese e lo scontro con Londra non solo sui migranti, ma anche su diritti di pesca che valgono poco più di 40 milioni di euro l’anno...
Nei prossimi mesi Macron avrà davanti a sé un campo minato: ribadire la linea europeista (appena tracciata anche con il Trattato del Quirinale) senza apparire “molle” in patria. Una prima prova arriverà a inizio 2022, quando al summit per la Difesa (voluto proprio da Macron) si capirà se l’“autonomia strategica” a cui Parigi ambisce sia per l’Ue o per sé stessa.
Fino ad allora, c’è da scommettere che in Francia i riflettori resteranno puntati sulla corsa a destra.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: La crisi alle Salomone e l’ombra della Cina. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-crisi-alle-salomone-e-lombra-della-cina-32506
🌏 UNA BELT AND ROAD IN SALSA EUROPEA?

💶 La strada europea
Fino a 300 miliardi di euro di investimenti da qui al 2027. Questo l’ammontare a disposizione del Global Gateway: la strategia europea presentata oggi dalla Commissione, che punta a finanziare infrastrutture, reti e impianti di nuova generazione e sostenibili nei paesi in via di sviluppo.
Istituzioni comunitarie, fondi europei e Stati Membri garantiranno insieme il budget della strategia, seguendo la prassi consolidata (ma non sempre con successo) di incentivare investimenti privati utilizzando soldi pubblici. E di fondi privati ne serviranno non pochi per poter competere con le migliaia di miliardi di dollari in investimenti previsti dalla Belt and Road cinese, rispetto al quale il Global Gateway vorrebbe proporsi come alternativa.

🤝 Legami, non dipendenze
Pechino ha un chiaro vantaggio da first mover: la sua strategia di investimenti globali è attiva da quasi otto anni e ha finanziato più di 13mila progetti in 165 paesi. Invece il Global Gateway non include nemmeno una lista di progetti da intraprendere immediatamente e, allo stato attuale, sembra una mera lettera di intenti.
Consapevole di questo svantaggio, Bruxelles ha fondato i punti di forza della sua strategia sulle debolezze di quella cinese. La Belt and Road viene accusata di finanziare impianti fossili, senza rispettare gli standard internazionali e (soprattutto) mettendo i debitori a rischio di insolvenza? Allora il Global Gateway pone l’accento sulla sostenibilità ambientale ed economica. Per usare le parole di Ursula von der Leyen, l’obiettivo è creare “legami, non dipendenze”.

🇨🇳 La fine dell’innocenza
Il Global Gateway è solo l’ultimo tassello di una svolta in corso nella politica estera europea, specie nei confronti della Cina, verso una maggiore assertività. Oggi Bruxelles sembra aver preso atto che il mondo è cambiato, e che lo scenario internazionale obbliga chi vuol essere “grande” a offrire una propria alternativa.
Prova ne sia, oltre al Global Gateway, l’imminente strumento Ue che renderà più difficile vincere appalti internazionali alle aziende con sede in paesi che non aprono a loro volta il settore ad aziende europee.
L’unico problema, a questo punto, è capire come fare il passo successivo: quello di presentarsi alla sfida globale con armi che non siano spuntate.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED2021, il Mediterraneo si incontra a Roma. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-il-mediterraneo-si-incontra-roma-32512

Registrati a MED2021 e partecipa ai dialoghi in diretta dal 2 al 4 dicembre: join.med.ispionline.it
🌍 OMICRON: PIÙ OBBLIGHI PER TUTTI?

🦠 Dobbiamo parlare
“È tempo di discutere dell’obbligo vaccinale”. Con queste parole ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea di aprire un dibattito per trovare una risposta comune a livello europeo alla reticenza a vaccinarsi.
Ancora 150 milioni di cittadini del Vecchio Continente non sono vaccinati. Il timore è che siano abbastanza da non riuscire a “frenare” a sufficienza la nuova variante Omicron, i cui effetti, su vaccinati e non, sono ancora incerti. Martedì si terrà un vertice tra i ministri della Sanità dei 27 Paesi membri per definire una strategia comune per questa fase pandemica. Ma, intanto, più di un paese si è mosso in autonomia.

💉 Il prezzo della salute
L’Austria, alle prese con terapie intensive piene e un terzo della popolazione non vaccinata, è stato il primo Stato membro ad annunciare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Così come ha fatto la Grecia dove però l’obbligo riguarderà i soli over 60. E presto potrebbe essere il turno della Germania, come annunciato proprio oggi da Merkel: “l’obbligo vaccinale arriverà attraverso una legge votata dal Bundestag”.
Per chi non rispetta l’obbligo sono previste multe salate, fino a 3600 euro in Austria. L’opposto di quanto vorrebbe fare la Slovenia, che invece punta a ricompensare con 500 euro gli anziani che si immunizzano. Al di là delle differenze nazionali, la strada europea sembra tracciata: si va verso una stretta sui non vaccinati.

🇺🇸 The American Way
Sull’altra sponda dell’Atlantico, a stessi problemi si risponde con soluzioni differenti. I tentativi dell’amministrazione Biden di imporre l’obbligo vaccinale a dipendenti di grandi aziende e personale sanitario sono stati bloccati da più di un giudice (repubblicano) federale.
Di conseguenza più che con i vaccini, il nuovo piano annunciato oggi prova a combattere Omicron con i tamponi: distribuiti gratuitamente e richiesti a tutti coloro che entrano negli USA indipendentemente dallo status vaccinale.
Serviranno mesi per capire quale strategia sarà più "vincente”. Quel che è certo è che la sua efficacia non la misureremo solo dal numero di contagi e morti, ma anche dal malcontento che inevitabilmente genererà. Perché se l’anno scorso il compromesso era tra salute e crescita ora è sempre più tra salute e politica.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Donne, giovani e migranti: le persone al centro di Med 2021. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/donne-giovani-e-migranti-le-persone-al-centro-di-med-2021-32524

Segui la diretta dei Rome MED Dialogues fino al 4 dicembre: domani mattina la cerimonia di apertura con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui dalle 9.00: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 SEGUI L'OFFICIAL OPENING DI MED2021

Rome MED Dialogues è l'iniziativa sul futuro del Mediterraneo che ISPI promuove insieme al Ministero degli Affari Esteri da ben sette anni.

Oggi alle ore 9 il Presidente del Consiglio Mario Draghi aprirà ufficialmente l’edizione 2021: 50 sessioni, 120 paesi rappresentati, oltre 150 esponenti di governi, imprese e della società civile della regione ti aspettano il 3 e il 4 dicembre.
Segui la diretta delle sessioni e unisciti agli oltre 15.000 partecipanti virtuali 👉 https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 AUSTRIA: HOUSE OF KURZ

🇦🇹 This is the end
Da più giovane capo di stato al mondo al ritiro dalla politica, tutto in quattro anni. È la parabola del wunderkind Sebastian Kurz che, a due mesi dalle sue dimissioni come cancelliere, ieri ha lasciato anche la poltrona di leader del Partito popolare Övp e la posizione di capogruppo in parlamento.
Una decisione che ha innescato un effetto a catena, con le dimissioni del cancelliere Schallenberg, fresco successore di Kurz. L'Austria si ritrova così con il terzo premier nel giro di tre mesi: Karl Nehammer, già Ministro dell'Interno. Per lui un compito non facile: risollevare un Övp coinvolto in più di uno scandalo negli ultimi anni.

📉 (Im)popolari
Risale al 2019 l’Ibizagate, lo scandalo che portò al crollo del primo governo Kurz. In quel caso Strache, leader del Fpö e alleato di Kurz, fu ripreso mentre prometteva a una sedicente nipote di un oligarca russo il controllo dei media in cambio di appoggio alle elezioni. Di due anni dopo le accuse a Kurz, indagato per aver pagato con soldi pubblici sondaggi volti a favorire la sua ascesa alla guida del Partito popolare.
Così il consenso dei popolari è crollato, dal 44% al 24% in 18 mesi. Ad approfittarne i socialdemocratici, in crisi da anni dopo un passato di “grandi coalizioni”. Ma, paradossalmente, anche la destra radicale del Fpö. Con tutti i partiti a pochi punti, lo spettro dell’ingovernabilità si avvicina.

🦠 Pandemia di governo
Adesso i popolari sono alle strette: visti i sondaggi, non vogliono abbandonare il cancellierato per nuove elezioni. Ma restare al governo in tempi di Covid, lockdown per i non vaccinati e futuro obbligo vaccinale (da febbraio) li espone ai costanti attacchi della destra radicale, che cavalca la protesta novax e nell’ultimo anno ha raddoppiato i consensi (dal 10% al 20%).
Una sorte opposta rispetto a quella dei “cugini” della destra radicale tedesca che languono invece intorno al 10% e osservano impotenti l’avvio del “semaforo” di Olaf Scholz. Ma comune a quella di molti altri paesi europei, in cui le opposizioni guadagnano facili consensi.
Tra la pandemia che rialza la testa e la politica che ne approfitta, sarà un inverno caldissimo.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED 2021, una visione condivisa per il mediterraneo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-una-visione-condivisa-il-mediterraneo-32536

Segui in diretta i Rome MED Dialogues, domani dalle 9.30 la giornata conclusiva sulla nostra piattaforma virtuale: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 EUROPA E MIGRANTI: I SOMMERSI E I SALVATI

🚢 “Naufragio di civiltà”
Sono le parole usate da Papa Francesco ieri sul’isola di Lesbo per descrivere l’Europa di fronte ai migranti. Circa 3.000 richiedenti asilo, in maggioranza afghani, sono ospitati nei centri di accoglienza dell’isola. Certo, chiamarli così oggi è esagerato: dopo l’incendio del campo di Moria a settembre dell’anno scorso, non restano che tende.
L’incendio ha convinto il governo greco ad accelerare i trasferimenti di migranti verso la terraferma. Tuttavia in migliaia restano lì, per mesi, come monito per chi ancora volesse raggiungere l’Europa. Anche per questo, gli sbarchi sulle isole greche sono crollati. Ma per una rotta irregolare che si chiude, altre tornano ad aprirsi.

🚫 Divieto d’accesso?
Non esattamente. Il 2021 sarà il primo anno dal 2015 in cui le migrazioni irregolari dal Mediterraneo verso l’Europa torneranno a crescere: da 95.000 sbarchi nel 2020 a 120.000 quest’anno. L’85% di loro arriva dall’Africa, e nel 2021 in Europa più di un migrante sbarcato su due è arrivato sulle coste italiane.
Sono tutti indizi di trend di lungo periodo: dopo essere già raddoppiata tra il 1990 e il 2015, la popolazione africana raddoppierà ancora entro il 2050, raggiungendo i 2 miliardi di abitanti. Il Pil pro capite della regione resta ancora 15 volte più basso di quello europeo. Per questo, anche se solo il 2% degli africani lascia il proprio paese, è inevitabile che le migrazioni verso l’Europa aumentino.

🇪🇺 Giochi senza frontiere
“Da soli non possiamo controllare i flussi migratori”, ha detto Draghi venerdì ai Rome MED Dialogues organizzati da ISPI e MAECI. Una frase che ci riporta indietro di diversi anni e ci fa capire come i progressi in questo campo siano stati quasi nulli. In effetti, con gli sbarchi che tornano a crescere, l’Ue si ritrova senza una politica migratoria coerente, e con governi che guardano ai “muri” come unica opzioni percorribile.
Lo hanno capito soprattutto fuori dall’Europa, tanto che c'è ormai chi utilizza apertamente le vite dei migranti in un “gioco” politico fatto di ricatti e compromessi. Dalla Turchia al Marocco fino addirittura alla Bielorussia. Con l’arrivo dell’inverno, i paesi europei avranno qualche mese per rifiatare. Ma è inevitabile: sul fronte migrazioni, il 2022 si preannuncia molto “caldo”.

Riascolta il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi all’apertura dei Rome MED Dialogues 2021: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-visione-condivisa-il-mediterraneo-il-discorso-di-draghi-med-2021-32527

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Biden a Putin, “Dobbiamo parlare”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-putin-dobbiamo-parlare-32578
🌍 ZAKI LIBERO, L’EGITTO NO

Le ali della libertà (provvisoria)
Libero dopo 668 giorni. Tanto è durata la detenzione preventiva per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato in Egitto il 7 febbraio 2020 e scarcerato solo ieri. Ma scarcerazione non vuol dire assoluzione: sul giovane pendono ancora cinque accuse, tra cui quelle di minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, che potrebbero costargli fino a 25 anni di prigione.
La sua colpa? Aver potenzialmente scritto (ma la difesa smentisce) un articolo critico verso il governo egiziano per il trattamento riservato alla comunità cristiana copta. La prossima udienza è fissata per il primo febbraio, quando Zaki sarà giudicato da un giudice nominato dallo stesso presidente al-Sisi, senza la possibilità di ricorrere in appello.

🇪🇬 Il deserto dei diritti
Secondo gli avvocati di Zaki, la polizia egiziana lo ha sottoposto a torture subito dopo l’arresto. Per mesi gli era stata poi negata la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere cure mediche. Come Zaki ci sono altri 60mila prigionieri politici in Egitto che, in virtù della legge approvata a maggio 2020, possono essere detenuti indefinitamente anche se solo sospettati.
Al-Sisi ha promesso a fine settembre delle riforme per salvaguardare i diritti civili e politici. Difficile però dargli credito: l’Egitto è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti incarcerati e negli ultimi sette anni sono più di mille i presunti oppositori misteriosamente scomparsi (tra cui Giulio Regeni).

🤝 Pecunia non olet?
Dietro alla svolta annunciata da al-Sisi ci sono, forse, lo zampino americano e le pressioni italiane. Washington ha condizionato l’esborso di 130 milioni di dollari in aiuti militari per l’Egitto al miglioramento dei diritti umani nel paese. Ma a guardare bene si tratta solo del 10% del totale degli aiuti che gli Stati Uniti forniscono al Cairo ogni anno.
L’Egitto nonostante tutto resta un partner commerciale e strategico indispensabile per gli USA, che possono fare la voce grossa fino a un certo punto. E lo stesso dicasi per l’Italia: il Cairo è il secondo importatore di armi italiane ed il secondo produttore di gas in Africa, anche grazie ai giacimenti a gestione italiana. Per cui bisogna ricorrere a vie diplomatiche trasversali. Basteranno per evitare a Zaki la galera?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Germania, inizia l’era Scholz. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-inizia-lera-scholz-32593
🌎 USA: SUMMIT “FOR DEMOCRACY” O “FOR BIDEN”?

🤝 Benvenuti nel club
Si è chiuso oggi il Summit per la Democrazia indetto da Biden. Due giorni di incontri virtuali tra 110 leader mondiali per tracciare un'agenda collettiva incentrata su lotta alla corruzione, sfida all’autocrazia e promozione dei diritti umani. L’evento era uno degli appuntamenti cardine dell’agenda di Biden, che vorrebbe renderlo annuale per rilanciare il ruolo degli Stati Uniti come paladini della democrazia.
Non a caso gli USA hanno annunciato circa mezzo miliardo di dollari per sostenere la libertà dei media e garantire l’integrità delle elezioni a livello globale. Ma più degli impegni economici (che bisognerà far approvare dal Congresso) a far notizia (di un summit passato in sordina) è stata la lista dei paesi invitati.

⚖️ Chi non è democrazia...
Il 30% dei paesi presenti al summit è etichettato come non democratico o solo parzialmente democratico dai principali indici. Mentre alle scontate assenze di Cina e Russia si aggiungono quelle meno facilmente spiegabili dei leader democraticamente eletti di Bolivia e Bangladesh.
Manca anche l’Ungheria, autodichiaratasi “democrazia illiberale”, ma c’è la Polonia, il cui governo sembra essersi avviato sulla stessa china di Budapest. Varsavia però è anche un partner strategico per gli USA di fronte alle crescenti pressioni russe (tra cui la recente mobilitazione di truppe al confine con l’Ucraina). Insomma, la scelta dei partecipanti sembra essere dettata più dagli interessi geopolitici dell’America che da un giudizio “oggettivo” sullo stato della democrazia in ciascun paese.

🇺🇸 … scagli la prima pietra
Oltre a snobbare Pechino, al summit Washington ha invitato alcuni funzionari di Taiwan. Anche per questo, settimana scorsa la Cina ha indetto un proprio "dialogo” sulla democrazia. Politici e studiosi provenienti da 120 paesi hanno discusso del sistema politico cinese, celebrato come una forma peculiare di democrazia, migliore di quella occidentale in quanto più efficiente.
Difficilmente i manifestanti di Hong Kong sarebbero d’accordo, ma la narrazione tocca un nervo scoperto quando denuncia le difficoltà del sistema democratico americano. È passato quasi un anno dalle vicende di Capitol Hill. Un anno contraddistinto dalla paralisi politica del Congresso, mentre 19 stati varano leggi potenzialmente dannose per l’accesso al voto delle fasce più povere della popolazione.
La democrazia americana è veramente nella posizione di salvare la democrazia nel mondo?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Dilemma ucraino. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dilemma-ucraino-32632
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🌍 MACRON E VISEGRÁD: SOVRANITÀ O SOVRANISMO?

🤝 Last, but not least
Ventisei, cioè tutti. Con oggi, è questo il numero di paesi Ue ufficialmente visitati da Macron dalla sua elezione nel 2017. Non si tratta però di una visita tra le tante, perché stavolta Macron ha incontrato Viktor Orbán. Anche se l’occasione era formale (il vertice del gruppo di Visegrád che quest’anno si tiene a Budapest) si è trattato della prima visita di un capo di stato francese in Ungheria dal 2007.
Allora il clima era molto diverso: era prima dell’elezione di Orbán nel 2010, e prima che cominciasse la lunga diatriba sul deterioramento della democrazia in Polonia e Ungheria. “Orbán è un avversario politico, ma anche un partner europeo”, ha detto Macron. Parole eloquenti.

🇫🇷 “Ripresa, potenza e appartenenza”
È il motto della presidenza francese dell'UE, che inizierà il 1° gennaio. Un motto che fa leva su concetti patriottici, esprimendo bene la distanza da quelle che erano le ambizioni di Parigi nel 2019. Allora Macron sperava che proprio nel corso del semestre francese si arrivasse alla conclusione trionfale della Conferenza sul futuro dell’Europa: appena in tempo per “venderne” il risultato alle presidenziali.
Invece le prevedibili divisioni tra paesi stanno facendo naufragare la Conferenza. Così Parigi è alla affannosa ricerca di priorità fattibili. Priorità sempre più vicine alle visioni “sovrane”, se non sovraniste, d’Europa: protezione dei confini, autonomia strategica sulla difesa, tutela dei campioni industriali “europei” da ingerenze estere.

➡️ En marche... verso destra?
Nella sua visita di oggi Macron ha anche incontrato il sindaco di Budapest e il leader dell’opposizione, due strenui oppositori di Orbán. Ma non c’è dubbio che l’Eliseo sia alla ricerca di collaborazione, più che di scontro.
In Francia Macron è ancora in testa ai sondaggi, ma deve fare i conti con più di un avversario da destra. A Le Pen e Zemmour, ora si aggiunge anche la neoletta leader dei Repubblicani Pécresse, data dai sondaggi a un'incollatura da Macron. Con tanto di slogan "la Francia ci protegge" che fa il verso a “L’Europa ci protegge”, usato proprio da Macron nel 2017.
Un motivo in più per l’Eliseo di difendere sì l’Europa, ma un’Europa “di popoli e nazioni” più che il sogno federalista.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Bennett negli Emirati: “vicini e cugini”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/bennett-negli-emirati-vicini-e-cugini-32647
🌍 OMICRON: TUTTO DA RIFARE?

🦠 Ricomincio da tre
Due dosi non bastano. È ciò che sta emergendo dagli studi finora pubblicati su Omicron, variante che non solo risulta più contagiosa rispetto a Delta, ma anche fino al 40% più “resistente” agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. La speranza è che non sia anche più letale, come sembrerebbero confermare i primi dati provenienti dal Sudafrica.
Ma segnali incoraggianti arrivano anche da uno studio dell'Università di Oxford secondo cui la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75% (comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro Delta). Anche per questo, molti paesi accelerano sulla somministrazione del richiamo. Ma intanto Omicron si diffonde.

📈 London calling
In Sudafrica, dove è stato per la prima volta rilevata a metà novembre, Omicron rappresenta già il 90% dei nuovi contagi giornalieri che, nell’arco di tre settimane, sono decuplicati. Lo stesso destino potrebbe essere presto condiviso dal Regno Unito dove, secondo le parole del ministro della Salute, “Omicron si sta diffondendo a un ritmo fenomenale”: i casi Omicron raddoppiano ogni tre giorni, e entro le prossime 48 ore Omicron sarà già diventata la variante dominante nel paese.
A Londra se ne vedono gli effetti: oggi il picco di infezioni degli ultimi 12 mesi. Così Boris Johnson è corso ai ripari, promettendo la disponibilità della dose di richiamo per tutti i maggiorenni entro fine anno.

💉 Nuovi vaccini, vecchi problemi?
Per ora Omicron ha causato un solo morto (confermato). Allarme ingiustificato? No, perché all’aumentare della contagiosità cresceranno anche i ricoveri, la pressione sui sistemi sanitari e, quindi, i decessi evitabili. Inoltre, non si sa ancora quanto durerà la protezione data dalla terza dose.
Per questo sia Pfizer che Moderna puntano a lanciare un nuovo vaccino specifico contro le mutazioni di Omicron entro marzo 2022. E lo stesso sta facendo Gamaleya con il suo Sputnik. E dunque, rieccoci: visto che queste dosi "anti-Omicron" saranno probabilmente meno disponibili delle altre, il pericolo è quello di una nuova “corsa al vaccino”, che esasperi le già forti disuguaglianze e apra il campo alla nascita di nuove varianti. Per quanto ancora potrà andare avanti questo circolo vizioso?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: L’inverno tra Bruxelles e Mosca. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linverno-tra-bruxelles-e-mosca-32662
🌎 USA-EMIRATI: QUESTO ACCORDO NON S’HA DA FARE

💣 Hold the line
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato di ritirarsi da un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto di caccia F-35, droni Reaper e altre munizioni avanzate. Il deal da 23 miliardi di dollari, siglato da Donald Trump nel 2020, era collegato ai cosiddetti "accordi di Abramo" che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, da un lato, ed Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan dall’altro.
Formalmente, le ragioni della sospensione sono tecniche. Ma in realtà gli Emirati sembrano ritenere troppo onerose le richieste provenienti da Washington di proteggere l’attrezzatura militare da eventuali operazioni di spionaggio cinesi.

🇦🇪 Occhio per occhio?
La dichiarazione degli Emirati arriva pochi giorni dopo il “tour del Golfo” di Emmanuel Macron, nel quale il presidente francese ha concluso un accordo con Abu Dhabi per la vendita di 80 caccia Rafale e 12 elicotteri militari. Un accordo record per l’industria francese (17 miliardi) che ribilancia almeno in parte la commessa da 66 miliardi persa da Parigi in seguito alla firma dell’AUKUS.
D’altronde il Medio Oriente resta un ghiotto obiettivo per tutti i paesi esportatori di armi: il 33% della domanda mondiale viene da lì, e i paesi dell’area spendono in media il 5% del PIL per l’acquisto di armi (il quintuplo dell’Italia). Anche per questo, la scelta del partner da cui importare è anche uno strumento di politica estera, utilizzato per indicare alleanze e malumori. Probabile che Abu Dhabi abbia scelto di inviare un chiaro segnale verso Washington...

🪖 Deal o no deal?
Dalle rigide condizioni imposte dagli Usa una cosa appare chiara: le relazioni tra Washington e Pechino sono sempre più tese, tanto che la Casa Bianca sceglie di correre il rischio di far saltare un accordo miliardario. Ma non vanno trascurati neppure i mal di pancia interni, con la maggioranza democratica che aveva più volte cercato di far saltare il deal.
I problemi, d’altronde, non finiscono lì. Ieri gli “accordi di Abramo” che avevano propiziato l’affare hanno portato alla prima visita nella storia di un premier israeliano negli Emirati. Eppure proprio Bennett sarebbe ben felice se la vendita non si concretizzasse.
Israele, tradizionale alleato di Washington, mira infatti a mantenere un vantaggio militare consistente rispetto ai propri (potenziali) avversari. Emirati inclusi.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Una roadmap per la Tunisia. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-road-map-la-tunisia-32675