ISPI - Geopolitica
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Resta aggiornato sulle ultime analisi e discussioni sulla politica internazionale, le crisi globali e le dinamiche geopolitiche direttamente dalla voce autorevole dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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🌍 ETIOPIA: IL NOBEL PER LA PACE VA ALLA GUERRA?

🇪🇹 Abbandonate la nave
Oggi l’Onu ha iniziato a evacuare le famiglie del personale internazionale dall’Etiopia. È solo l’ultima notizia di un “ritiro internazionale” dal paese. A Regno Unito e Usa, negli ultimi giorni si sono aggiunte Italia, Germania e Francia: tutti i governi consigliano ai propri cittadini di lasciare il paese, in una situazione che sembra poter precipitare.
Insomma, è l’ennesima recrudescenza del conflitto tra governo etiope e ribelli tigrini. A poco sono servite le esortazioni per il cessate il fuoco: entrambi i fronti sono convinti di poter sconfiggere l’avversario sul campo di battaglia e non sono disposti a negoziare.

⚔️ À la guerre!
Non intende negoziare neppure Abiy Ahmed, il primo ministro etiope che due anni fa ha ricevuto il Nobel per la Pace, e che di recente si è addirittura recato al fronte. Seguono la sua linea anche gli atleti olimpionici Haile Gebrselassie e Feyisa Lilesa. Quest’ultimo, che sul podio di Rio aveva esibito i polsi incrociati sopra la testa in solidarietà con il popolo Oromo, oggi si dichiara pronto a combattere in prima linea per difendere il paese dal Fronte ribelle.
Senza un cessate il fuoco i rischi per i civili sono altissimi: nelle regioni in cui si combatte oltre alle quasi 11.000 vittime delle ostilità, sono 3 milioni gli sfollati nel Tigray e 8 milioni le persone che necessitano di aiuti. Mancano cibo, acqua per i campi, scuole per 2,7 milioni di bambini e soprattutto l'80% dei farmaci essenziali.

🕊 Promesse infrante
Tra il 1999 e il 2019, il PIL del paese è cresciuto a un tasso del 9,3% annuo: ritmi “cinesi”. L'Etiopia sembrava l’unico paese africano in grado di avvicinarsi a una crescita a due cifre, e l’arrivo del premier Abiy Ahmed nel 2018 sembrava poter trasformare il paese in un caso esemplare di stabilizzazione politica e transizione verso la democrazia in Africa.
Adesso si guarda all’Etiopia crescente apprensione, in un contesto in cui l’aumento dell’instabilità potrebbe minare anche gli sforzi antiterrorismo fatti nella vicina Somalia. L’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, dopo una missione per favorire una soluzione diplomatica tra le parti, si è detto preoccupato dall’escalation militare in corso. Il premio Nobel Abiy ieri ha ceduto i poteri al suo vice per guidare l'offensiva: sarà vera guerra?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Germania, abbiamo un semaforo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-abbiamo-un-semaforo-32441
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🌍 MIGRANTI: TRAGEDIA NELLA MANICA

⛔️ Benvenuti al Nord
È di ieri il più grave naufragio di migranti mai registrato nella Manica. Almeno 31 persone sono morte mentre cercavano di raggiungere il Regno Unito a bordo di una imbarcazione che il ministro degli interni francese ha paragonato a una “piscina gonfiabile”. Una tragedia che, a giudicare dai numeri, rischia di ripetersi.
Sono più di 25mila i migranti che quest’anno hanno attraversato lo stretto di Dover: dieci volte i numeri del 2019. Neanche freddo e acque agitate sembrano scoraggiare le partenze, che a novembre hanno registrato il record di sempre. Così tra Parigi e Londra prevalgono le accuse reciproche, più che la collaborazione.

🇫🇷 J’accuse
Solo a luglio Francia e UK avevano raggiunto un nuovo accordo per fermare l’immigrazione irregolare attraverso la Manica. Parigi si era impegnata a intercettare i migranti prima che raggiungessero le acque britanniche, mentre Londra avrebbe fornito 62 milioni di euro per potenziare la sorveglianza francese.
Secondo il governo francese i fondi promessi (comunque poca cosa) non sono ancora arrivati, e la crisi è “esagerata” volontariamente da Londra: per confronto, negli ultimi 12 mesi gli sbarchi in Italia sono stati 65mila e i morti in mare 1.300. A sua volta, Downing Street accusa l’Eliseo di usare i migranti come un’arma per destabilizzare la Gran Bretagna: un paragone indiretto con ciò che sta facendo la Bielorussia che non aiuta certo a far rientrare la crisi.

⚔️ Il Canale della discordia
Sullo sfondo della tragedia ci sono le forti tensioni degli ultimi mesi tra Londra e Parigi. Esacerbate dalla firma dell’AUKUS, con cui Londra si è sostituita a Parigi nella fornitura di sottomarini nucleari all’Australia, facendo saltare il contratto francese da 56 miliardi di dollari.
Altrettanto divisiva, nonostante la sua irrilevanza dal punto di vista economico, è la questione per le licenze di pesca in acque britanniche post-Brexit. Di fronte alla mancata concessione di tali licenze a circa 200 pescatori francesi (il 40% di quanti ne avevano fatta richiesta), Parigi minaccia sanzioni.
Intanto l’Ue e i due governi cercano una soluzione negoziale. Siamo davanti a un'altra crisi combattuta sulla pelle dei migranti?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Roma, Parigi e l’Europa che verrà. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/roma-parigi-e-leuropa-che-verra-32450
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🌍 COVID: LA NUOVA VARIANTE AFFONDA I MERCATI

🦠 B.1.1.529
È il codice assegnato alla variante di nuovo coronavirus che sta mettendo in allerta la comunità internazionale. Sequenziata in Botswana e poi in gran parte dell’Africa meridionale, preoccupa per la quantità di nuove mutazioni: 50, mai così tante in una volta sola. In sole due settimane, già tre quarti dei casi in Sudafrica sono attribuibili a B.1.1.529.
Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità si riuniscono oggi per decidere se la nuova variante sia “di interesse” o (peggio) “di preoccupazione”, ma mettono già in guardia: per capirlo occorreranno settimane. Quel che è certo è che per i mercati le preoccupazioni sono già qui.

📉 “Scariant”
Che l’incertezza non piaccia ai mercati non è una novità, e gli investitori (che ogni volta che emerge una nuova variante la chiamano ironicamente “scariant”, ovvero “variante spaventosa”) hanno già tirato il freno a mano. Oggi gli indici di borsa segnano cali dal –1,9% di New York al –3,9% di Parigi.
E a calare è stato anche il petrolio (-5%). Cattivo segnale, perché indica timori diffusi di un rallentamento dell’economia mondiale. Segnale forse non così cattivo per le banche centrali: la frenata del petrolio potrebbe mettere un tetto anche sull’inflazione, allentando le pressioni sulle autorità monetarie perché rialzino i tassi.
Ma se il prezzo da pagare per minore inflazione si misura in punti di Pil, non è detto che il gioco valga la candela.

⛔️ Colpo di coda... o di grazia?
È bastato il fantasma di una nuova variante per far crollare la fiducia dei mercati. Indice della fragilità della ripresa economica in corso, ma anche di quanto la pandemia ancora impatti sulle nostre vite.
E così tornano le restrizioni sui viaggi internazionali. In Europa, Uk e Francia hanno già sospeso i voli provenienti da Sudafrica e paesi limitrofi, mentre la Commissione europea propone di estendere il blocco all’Europa intera. Azioni comprensibili, dato che alcune regioni europee sono già ai ferri corti, ma che potrebbero rivelarsi inutili se B.1.1.159 fosse già “qui” (proprio oggi è emerso il primo caso europeo, in Belgio).
Adesso il punto da sciogliere è uno: lo spavento sarà solo temporaneo, o dobbiamo prepararci a un inverno difficile?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Il Sudan grida al tradimento. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-sudan-grida-al-tradimento-32466

Ascolta la nuova puntata di Globally, il nostro podcast sulla geopolitica: “L’asse Draghi-Macron", qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-lasse-draghi-macron-32461
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🌍 NUCLEARE IRANIANO: TUTTO DA RIFARE?

🤝 Round 7 o round 1?
Dopo cinque mesi di pausa, sono ripresi oggi a Vienna i negoziati sull'accordo nucleare iraniano.
Cinque mesi in cui l’Iran è passato dalla presidenza moderata di Rouhani a quella del conservatore Raisi. E così il round di questi giorni potrebbe sancire un sostanziale reset nelle trattative, disattendendo le speranze americane ed europee di riprendere i colloqui da dove si erano interrotti.
La nuova squadra di negoziatori iraniani ha infatti alzato l’asticella delle richieste: non solo l'immediata revoca di tutte le sanzioni, ma anche la garanzia che nessun futuro presidente USA abbandonerà di nuovo l'accordo, come fatto da Trump. E, “a supporto” di queste richieste, Teheran ha annunciato nuovi progressi del suo programma nucleare.

☢️ With a little help of my friend
Nel giro di un mese, l’Iran potrebbe aver accumulato abbastanza uranio arricchito per costruire la sua prima bomba atomica. E neanche la crisi economica peggiore dagli anni Cinquanta sembra intaccare la tabella di marcia.
Certo, i 50 miliardi di dollari (circa 1/4 del PIL del paese) che l’Iran incamererebbe ogni anno dalla rimozione delle sanzioni sull’export di petrolio fanno gola a Teheran. Da anni, tuttavia, Teheran trova una sponda nella Cina. Che importando sempre più greggio dall’Iran, ne sta lentamente riportando la produzione ai livelli pre-sanzioni, “spuntando” un’arma negoziale fondamentale per Washington.

🇺🇸 Accordo USA e getta?
Come se non bastasse, gli Stati Uniti devono stringere i tempi: i progressi sul nucleare iraniano saranno presto così avanzati da non poter essere invertiti da un nuovo accordo. Restano quindi sul tavolo tutte le opzioni, dalla interruzione delle trattive alla rimozione delle sanzioni.
Complici anche i rapporti freddi con Pechino e Mosca, gli USA, nonostante il sostegno degli alleati UE, sono più soli nelle trattative con l’Iran rispetto al 2015. Trattative che si preannunciano lunghe e difficili.
Dopo l'Afghanistan, la sensazione è che Biden abbia molto da perdere e poco da guadagnare da queste trattative. E dire che la politica estera avrebbe dovuto essere il "cornerstone" della nuova presidenza...

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Omicron, una variante alla volta. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/omicron-una-variante-alla-volta-32491
🌍 FRANCIA: ZEMMOUR À LA GUERRE

🗳 J’ai un message pour vous
“Non è più tempo di riformare la Francia, ma di salvarla”. Così, con un discorso intriso di orgoglio nazionalista, Zemmour si candida alle presidenziali francesi di aprile. Il neo-candidato rievoca la Francia d’antan, quella di Napoleone e de Gaulle, una Francia che lui si propone di “salvare”: dal declino, dalle élite, dall’Islam, dagli immigrati.
Ma il suo cammino verso l’Eliseo non sarà semplice: se i sondaggi lo davano in forte ascesa fino a un mese fa, una serie di gaffe gli sta costando in termini di sostegno popolare, mentre i finanziatori si sfilano uno dopo l’altro.

🏃Sorpassi a destra
A giudicare dai sondaggi, a ottobre Zemmour era arrivato a insidiare Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National e “candidata naturale” della destra francese: i due erano appaiati al 15%. Un semi-disastro per Le Pen, che vedeva i consensi crollare da quel 27% di giugno che le avrebbe permesso di superare persino Macron.
Almeno al primo turno. Perché, anche senza Zemmour, per Le Pen le cose non sarebbero state facili. Tanto che è già “assediata” dai suoi (suo padre Jean-Marie incluso), convinti che anche questa volta arriverebbe al ballottaggio per poi perdere.
Quanti voti potrebbe “costare” Zemmour a Le Pen? È presto per dirlo. Resta che, come ha affermato Le Pen stessa, il neo-candidato la fa “sembrare moderata”.

🇫🇷 Una nazione “en marche”
A virare più a destra, invece, sono le politiche di Macron. Non che non ce ne fossero già le avvisaglie: dal sostegno ad Haftar in Libia alla mano dura sui migranti in Europa. Ma la linea si rafforza, come dimostrano i continui respingimenti alla frontiera italo-francese e lo scontro con Londra non solo sui migranti, ma anche su diritti di pesca che valgono poco più di 40 milioni di euro l’anno...
Nei prossimi mesi Macron avrà davanti a sé un campo minato: ribadire la linea europeista (appena tracciata anche con il Trattato del Quirinale) senza apparire “molle” in patria. Una prima prova arriverà a inizio 2022, quando al summit per la Difesa (voluto proprio da Macron) si capirà se l’“autonomia strategica” a cui Parigi ambisce sia per l’Ue o per sé stessa.
Fino ad allora, c’è da scommettere che in Francia i riflettori resteranno puntati sulla corsa a destra.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: La crisi alle Salomone e l’ombra della Cina. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-crisi-alle-salomone-e-lombra-della-cina-32506
🌏 UNA BELT AND ROAD IN SALSA EUROPEA?

💶 La strada europea
Fino a 300 miliardi di euro di investimenti da qui al 2027. Questo l’ammontare a disposizione del Global Gateway: la strategia europea presentata oggi dalla Commissione, che punta a finanziare infrastrutture, reti e impianti di nuova generazione e sostenibili nei paesi in via di sviluppo.
Istituzioni comunitarie, fondi europei e Stati Membri garantiranno insieme il budget della strategia, seguendo la prassi consolidata (ma non sempre con successo) di incentivare investimenti privati utilizzando soldi pubblici. E di fondi privati ne serviranno non pochi per poter competere con le migliaia di miliardi di dollari in investimenti previsti dalla Belt and Road cinese, rispetto al quale il Global Gateway vorrebbe proporsi come alternativa.

🤝 Legami, non dipendenze
Pechino ha un chiaro vantaggio da first mover: la sua strategia di investimenti globali è attiva da quasi otto anni e ha finanziato più di 13mila progetti in 165 paesi. Invece il Global Gateway non include nemmeno una lista di progetti da intraprendere immediatamente e, allo stato attuale, sembra una mera lettera di intenti.
Consapevole di questo svantaggio, Bruxelles ha fondato i punti di forza della sua strategia sulle debolezze di quella cinese. La Belt and Road viene accusata di finanziare impianti fossili, senza rispettare gli standard internazionali e (soprattutto) mettendo i debitori a rischio di insolvenza? Allora il Global Gateway pone l’accento sulla sostenibilità ambientale ed economica. Per usare le parole di Ursula von der Leyen, l’obiettivo è creare “legami, non dipendenze”.

🇨🇳 La fine dell’innocenza
Il Global Gateway è solo l’ultimo tassello di una svolta in corso nella politica estera europea, specie nei confronti della Cina, verso una maggiore assertività. Oggi Bruxelles sembra aver preso atto che il mondo è cambiato, e che lo scenario internazionale obbliga chi vuol essere “grande” a offrire una propria alternativa.
Prova ne sia, oltre al Global Gateway, l’imminente strumento Ue che renderà più difficile vincere appalti internazionali alle aziende con sede in paesi che non aprono a loro volta il settore ad aziende europee.
L’unico problema, a questo punto, è capire come fare il passo successivo: quello di presentarsi alla sfida globale con armi che non siano spuntate.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED2021, il Mediterraneo si incontra a Roma. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-il-mediterraneo-si-incontra-roma-32512

Registrati a MED2021 e partecipa ai dialoghi in diretta dal 2 al 4 dicembre: join.med.ispionline.it
🌍 OMICRON: PIÙ OBBLIGHI PER TUTTI?

🦠 Dobbiamo parlare
“È tempo di discutere dell’obbligo vaccinale”. Con queste parole ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea di aprire un dibattito per trovare una risposta comune a livello europeo alla reticenza a vaccinarsi.
Ancora 150 milioni di cittadini del Vecchio Continente non sono vaccinati. Il timore è che siano abbastanza da non riuscire a “frenare” a sufficienza la nuova variante Omicron, i cui effetti, su vaccinati e non, sono ancora incerti. Martedì si terrà un vertice tra i ministri della Sanità dei 27 Paesi membri per definire una strategia comune per questa fase pandemica. Ma, intanto, più di un paese si è mosso in autonomia.

💉 Il prezzo della salute
L’Austria, alle prese con terapie intensive piene e un terzo della popolazione non vaccinata, è stato il primo Stato membro ad annunciare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Così come ha fatto la Grecia dove però l’obbligo riguarderà i soli over 60. E presto potrebbe essere il turno della Germania, come annunciato proprio oggi da Merkel: “l’obbligo vaccinale arriverà attraverso una legge votata dal Bundestag”.
Per chi non rispetta l’obbligo sono previste multe salate, fino a 3600 euro in Austria. L’opposto di quanto vorrebbe fare la Slovenia, che invece punta a ricompensare con 500 euro gli anziani che si immunizzano. Al di là delle differenze nazionali, la strada europea sembra tracciata: si va verso una stretta sui non vaccinati.

🇺🇸 The American Way
Sull’altra sponda dell’Atlantico, a stessi problemi si risponde con soluzioni differenti. I tentativi dell’amministrazione Biden di imporre l’obbligo vaccinale a dipendenti di grandi aziende e personale sanitario sono stati bloccati da più di un giudice (repubblicano) federale.
Di conseguenza più che con i vaccini, il nuovo piano annunciato oggi prova a combattere Omicron con i tamponi: distribuiti gratuitamente e richiesti a tutti coloro che entrano negli USA indipendentemente dallo status vaccinale.
Serviranno mesi per capire quale strategia sarà più "vincente”. Quel che è certo è che la sua efficacia non la misureremo solo dal numero di contagi e morti, ma anche dal malcontento che inevitabilmente genererà. Perché se l’anno scorso il compromesso era tra salute e crescita ora è sempre più tra salute e politica.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Donne, giovani e migranti: le persone al centro di Med 2021. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/donne-giovani-e-migranti-le-persone-al-centro-di-med-2021-32524

Segui la diretta dei Rome MED Dialogues fino al 4 dicembre: domani mattina la cerimonia di apertura con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui dalle 9.00: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 SEGUI L'OFFICIAL OPENING DI MED2021

Rome MED Dialogues è l'iniziativa sul futuro del Mediterraneo che ISPI promuove insieme al Ministero degli Affari Esteri da ben sette anni.

Oggi alle ore 9 il Presidente del Consiglio Mario Draghi aprirà ufficialmente l’edizione 2021: 50 sessioni, 120 paesi rappresentati, oltre 150 esponenti di governi, imprese e della società civile della regione ti aspettano il 3 e il 4 dicembre.
Segui la diretta delle sessioni e unisciti agli oltre 15.000 partecipanti virtuali 👉 https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 AUSTRIA: HOUSE OF KURZ

🇦🇹 This is the end
Da più giovane capo di stato al mondo al ritiro dalla politica, tutto in quattro anni. È la parabola del wunderkind Sebastian Kurz che, a due mesi dalle sue dimissioni come cancelliere, ieri ha lasciato anche la poltrona di leader del Partito popolare Övp e la posizione di capogruppo in parlamento.
Una decisione che ha innescato un effetto a catena, con le dimissioni del cancelliere Schallenberg, fresco successore di Kurz. L'Austria si ritrova così con il terzo premier nel giro di tre mesi: Karl Nehammer, già Ministro dell'Interno. Per lui un compito non facile: risollevare un Övp coinvolto in più di uno scandalo negli ultimi anni.

📉 (Im)popolari
Risale al 2019 l’Ibizagate, lo scandalo che portò al crollo del primo governo Kurz. In quel caso Strache, leader del Fpö e alleato di Kurz, fu ripreso mentre prometteva a una sedicente nipote di un oligarca russo il controllo dei media in cambio di appoggio alle elezioni. Di due anni dopo le accuse a Kurz, indagato per aver pagato con soldi pubblici sondaggi volti a favorire la sua ascesa alla guida del Partito popolare.
Così il consenso dei popolari è crollato, dal 44% al 24% in 18 mesi. Ad approfittarne i socialdemocratici, in crisi da anni dopo un passato di “grandi coalizioni”. Ma, paradossalmente, anche la destra radicale del Fpö. Con tutti i partiti a pochi punti, lo spettro dell’ingovernabilità si avvicina.

🦠 Pandemia di governo
Adesso i popolari sono alle strette: visti i sondaggi, non vogliono abbandonare il cancellierato per nuove elezioni. Ma restare al governo in tempi di Covid, lockdown per i non vaccinati e futuro obbligo vaccinale (da febbraio) li espone ai costanti attacchi della destra radicale, che cavalca la protesta novax e nell’ultimo anno ha raddoppiato i consensi (dal 10% al 20%).
Una sorte opposta rispetto a quella dei “cugini” della destra radicale tedesca che languono invece intorno al 10% e osservano impotenti l’avvio del “semaforo” di Olaf Scholz. Ma comune a quella di molti altri paesi europei, in cui le opposizioni guadagnano facili consensi.
Tra la pandemia che rialza la testa e la politica che ne approfitta, sarà un inverno caldissimo.

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: MED 2021, una visione condivisa per il mediterraneo. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/med-2021-una-visione-condivisa-il-mediterraneo-32536

Segui in diretta i Rome MED Dialogues, domani dalle 9.30 la giornata conclusiva sulla nostra piattaforma virtuale: https://events.ispionline.it/event/rome-med-2021/
🌍 EUROPA E MIGRANTI: I SOMMERSI E I SALVATI

🚢 “Naufragio di civiltà”
Sono le parole usate da Papa Francesco ieri sul’isola di Lesbo per descrivere l’Europa di fronte ai migranti. Circa 3.000 richiedenti asilo, in maggioranza afghani, sono ospitati nei centri di accoglienza dell’isola. Certo, chiamarli così oggi è esagerato: dopo l’incendio del campo di Moria a settembre dell’anno scorso, non restano che tende.
L’incendio ha convinto il governo greco ad accelerare i trasferimenti di migranti verso la terraferma. Tuttavia in migliaia restano lì, per mesi, come monito per chi ancora volesse raggiungere l’Europa. Anche per questo, gli sbarchi sulle isole greche sono crollati. Ma per una rotta irregolare che si chiude, altre tornano ad aprirsi.

🚫 Divieto d’accesso?
Non esattamente. Il 2021 sarà il primo anno dal 2015 in cui le migrazioni irregolari dal Mediterraneo verso l’Europa torneranno a crescere: da 95.000 sbarchi nel 2020 a 120.000 quest’anno. L’85% di loro arriva dall’Africa, e nel 2021 in Europa più di un migrante sbarcato su due è arrivato sulle coste italiane.
Sono tutti indizi di trend di lungo periodo: dopo essere già raddoppiata tra il 1990 e il 2015, la popolazione africana raddoppierà ancora entro il 2050, raggiungendo i 2 miliardi di abitanti. Il Pil pro capite della regione resta ancora 15 volte più basso di quello europeo. Per questo, anche se solo il 2% degli africani lascia il proprio paese, è inevitabile che le migrazioni verso l’Europa aumentino.

🇪🇺 Giochi senza frontiere
“Da soli non possiamo controllare i flussi migratori”, ha detto Draghi venerdì ai Rome MED Dialogues organizzati da ISPI e MAECI. Una frase che ci riporta indietro di diversi anni e ci fa capire come i progressi in questo campo siano stati quasi nulli. In effetti, con gli sbarchi che tornano a crescere, l’Ue si ritrova senza una politica migratoria coerente, e con governi che guardano ai “muri” come unica opzioni percorribile.
Lo hanno capito soprattutto fuori dall’Europa, tanto che c'è ormai chi utilizza apertamente le vite dei migranti in un “gioco” politico fatto di ricatti e compromessi. Dalla Turchia al Marocco fino addirittura alla Bielorussia. Con l’arrivo dell’inverno, i paesi europei avranno qualche mese per rifiatare. Ma è inevitabile: sul fronte migrazioni, il 2022 si preannuncia molto “caldo”.

Riascolta il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi all’apertura dei Rome MED Dialogues 2021: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-visione-condivisa-il-mediterraneo-il-discorso-di-draghi-med-2021-32527

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Biden a Putin, “Dobbiamo parlare”. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/biden-putin-dobbiamo-parlare-32578
🌍 ZAKI LIBERO, L’EGITTO NO

Le ali della libertà (provvisoria)
Libero dopo 668 giorni. Tanto è durata la detenzione preventiva per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato in Egitto il 7 febbraio 2020 e scarcerato solo ieri. Ma scarcerazione non vuol dire assoluzione: sul giovane pendono ancora cinque accuse, tra cui quelle di minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, che potrebbero costargli fino a 25 anni di prigione.
La sua colpa? Aver potenzialmente scritto (ma la difesa smentisce) un articolo critico verso il governo egiziano per il trattamento riservato alla comunità cristiana copta. La prossima udienza è fissata per il primo febbraio, quando Zaki sarà giudicato da un giudice nominato dallo stesso presidente al-Sisi, senza la possibilità di ricorrere in appello.

🇪🇬 Il deserto dei diritti
Secondo gli avvocati di Zaki, la polizia egiziana lo ha sottoposto a torture subito dopo l’arresto. Per mesi gli era stata poi negata la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere cure mediche. Come Zaki ci sono altri 60mila prigionieri politici in Egitto che, in virtù della legge approvata a maggio 2020, possono essere detenuti indefinitamente anche se solo sospettati.
Al-Sisi ha promesso a fine settembre delle riforme per salvaguardare i diritti civili e politici. Difficile però dargli credito: l’Egitto è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti incarcerati e negli ultimi sette anni sono più di mille i presunti oppositori misteriosamente scomparsi (tra cui Giulio Regeni).

🤝 Pecunia non olet?
Dietro alla svolta annunciata da al-Sisi ci sono, forse, lo zampino americano e le pressioni italiane. Washington ha condizionato l’esborso di 130 milioni di dollari in aiuti militari per l’Egitto al miglioramento dei diritti umani nel paese. Ma a guardare bene si tratta solo del 10% del totale degli aiuti che gli Stati Uniti forniscono al Cairo ogni anno.
L’Egitto nonostante tutto resta un partner commerciale e strategico indispensabile per gli USA, che possono fare la voce grossa fino a un certo punto. E lo stesso dicasi per l’Italia: il Cairo è il secondo importatore di armi italiane ed il secondo produttore di gas in Africa, anche grazie ai giacimenti a gestione italiana. Per cui bisogna ricorrere a vie diplomatiche trasversali. Basteranno per evitare a Zaki la galera?

Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: Germania, inizia l’era Scholz. Leggilo qui: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germania-inizia-lera-scholz-32593